Il terzo attacco in una settimana ai terminali petroliferi russi di Ust-Luga in Russia e la distruzione di due aerocisterne e soprattutto di un E-3 Sentry AWACS (aereo da sorveglianza, comando e controllo) statunitensi nella base di Prince Sultan in Arabia Saudita ci ricordano quanto era tranquilla la guerra prima dei droni e che non esistono più (nei limiti) porti e basi sicure. La situazione a Primorsk e Ust-Luga è complicata dal fatto che ormai è assodato (rimando al thread su X di Edoardo Fontana, link 1) che i droni ucraini volano nello spazio aereo NATO, attraversando i cieli di Lituania, Lettonia ed Estonia dove nei giorni scorsi tre di loro si sono schiantati senza troppi danni, uno per paese, lungo la stessa rotta da sud a nord appena dentro il confine. Questo era ovviamente il segreto di Pulcinella e non era la prima volta che il "sospetto" si era fatto strada, e non solo per quanto riguarda il Baltico: Alabuga, per dire, è a 1250 km dall'Ucraina ma a soli 450 dal Kazakistan e il rasoio di Occam è sempre una cosa utile da tener presente.
L'utilizzo dello spazio aereo NATO è una situazione complessa da gestire per la Russia, per motivi più che ovvi. La leadership russa ha optato per un compromesso e Peskov ha dichiarato che i droni ucraini utilizzano sì lo spazio aereo NATO ma senza il consenso dei paesi che sorvolano, "a loro insaputa" per citare un momento straordinario delle nostre cronache politiche e giudiziarie. I danni a Ust-Luga, ovviamente enfatizzati a dismisura dalla nostra libera stampa, evidentemente non sono così gravi da portare a ciò che parecchi in Russia chiedono da tempo, ovvero bombardare i paesi baltici magari con la scusa di colpire appunto i droni che li sorvolano e che sono diretti in Russia. È anche altrettanto ovvio che l'Ucraina in questo periodo tenterà il tutto per tutto per restare rilevante nelle cronache e soprattutto nelle gerarchie di assistenza, dalle quali è stata molto brutalmente scalzata per via dei noti eventi mediorientali: e per restare rilevante potrebbe non solo intensificare gli attacchi alle installazioni russe ma soprattutto provare a coinvolgere direttamente la NATO nel conflitto, magari appunto "obbligando" la Russia a una risposta.
Ultima nota sullo sbarco statunitense da qualche parte della costa iraniana, che siano isole o costa continentale. È possibile che abbiano davvero intenzione di farlo, visto che la campagna di bombardamenti non sta dando i frutti sperati e che non sarà possibile portarla avanti per ancora molto tempo (la logistica, questa sconosciuta) per cui bisogna inventarsi qualcosa per uscire dall'impasse. Mi limito a dire, per le considerazioni di cui sopra, che spero che non lo facciano.
L'utilizzo dello spazio aereo NATO è una situazione complessa da gestire per la Russia, per motivi più che ovvi. La leadership russa ha optato per un compromesso e Peskov ha dichiarato che i droni ucraini utilizzano sì lo spazio aereo NATO ma senza il consenso dei paesi che sorvolano, "a loro insaputa" per citare un momento straordinario delle nostre cronache politiche e giudiziarie. I danni a Ust-Luga, ovviamente enfatizzati a dismisura dalla nostra libera stampa, evidentemente non sono così gravi da portare a ciò che parecchi in Russia chiedono da tempo, ovvero bombardare i paesi baltici magari con la scusa di colpire appunto i droni che li sorvolano e che sono diretti in Russia. È anche altrettanto ovvio che l'Ucraina in questo periodo tenterà il tutto per tutto per restare rilevante nelle cronache e soprattutto nelle gerarchie di assistenza, dalle quali è stata molto brutalmente scalzata per via dei noti eventi mediorientali: e per restare rilevante potrebbe non solo intensificare gli attacchi alle installazioni russe ma soprattutto provare a coinvolgere direttamente la NATO nel conflitto, magari appunto "obbligando" la Russia a una risposta.
Insomma i droni sono un problema, e le soluzioni per contrastarli si fanno sempre più creative. Allego una foto presa da un filmato che circola da ieri, nel quale un drone russo ha infilzato un drone da osservazione ucraino con due spuntoni, provocandone l'incendio del carburante e la distruzione. Qualcosa mi dice però che l'abbordaggio non è la soluzione migliore, soprattutto non lo è per i droni d'attacco che sono molto più veloci e volano a quote molto più basse. L'unica conseguenza tutto sommato positiva di questa storia è che ormai il fronte si è trasformato in una zona grigia di decine di chilometri, nella quale le avanzate e i contrattacchi sono condotti da gruppi piccolissimi, due o tre soldati, perché mettere in campo reparti più grandi non ha nessun senso visto che vengono immediatamente rilevati e attaccati dai droni. Ogni tanto si rischia un "assalto meccanizzato", che scritto così fa pensare al blitzkrieg ma sono due trasporto truppe e un carro armato al massimo. Il fronte bloccato ovviamente riduce le perdite generali (le affermazioni ucraine secondo le quali ogni mese vengono eliminati 30/35/40.000 soldati russi sono prive di qualsiasi riscontro), il che è una cosa ottima per chi si trova da quelle parti, ma riduce anche la possibilità di sbloccare la situazione. In un fronte sempre più bloccato acquista quindi sempre più importanza la possibilità di portare attacchi a lungo raggio con missili e aviazione, e colpire le concentrazioni di truppe prima che vengano diluite nei gruppi piccolissimi che si trovano al fronte. Qui la Russia mantiene ancora un vantaggio notevole, e non sembra possa perderlo.
Ultima nota sullo sbarco statunitense da qualche parte della costa iraniana, che siano isole o costa continentale. È possibile che abbiano davvero intenzione di farlo, visto che la campagna di bombardamenti non sta dando i frutti sperati e che non sarà possibile portarla avanti per ancora molto tempo (la logistica, questa sconosciuta) per cui bisogna inventarsi qualcosa per uscire dall'impasse. Mi limito a dire, per le considerazioni di cui sopra, che spero che non lo facciano.
Francesco Dall'Aglio
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