
Il primo ministro italiano Meloni sull'Iran: "Non possiamo permettere che il regime degli ayatollah possieda armi nucleari, soprattutto in combinazione con capacità missilistiche che potrebbero presto consentirgli di lanciare attacchi diretti contro l'Italia e l'Europa". Ovvero: "Si comincia così, ma non si sa mai come finisce... Intanto le basi militari USA in Sicilia già operano attivamente senza interpellare l'Italia. Al momento -comunque- non sarebbero arrivate richieste specifiche dagli americani, per un coinvolgimento diretto dell'Italia, ma se la situazione dovesse cambiare – ha riferito la premier – il Governo affiderebbe la decisione al Parlamento. E "nel caso in cui dovesse giungere tale richiesta spetterebbe sempre al Governo" prendere una decisione.
Nel frattempo, mentre la guerra continua, le posizioni di Stati Uniti e Israele sull'Iran iniziano a divergere. Secondo Bloomberg il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che gli obiettivi militari di Washington contro l'Iran sono stati "virtualmente raggiunti e il conflitto potrebbe concludersi presto".
Netanyahu, d'altra parte, chiarisce di considerare la campagna tutt'altro che conclusa. Secondo lui, l'obiettivo della leadership israeliana è creare le condizioni affinché il popolo iraniano possa rovesciare il regime attuale, tra l'altro è già stato effettuato un attentato alla vita della nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che risulta ferito ma salvo.
Apparentemente Stati Uniti e Israele continuano a dimostrare unità, anche se i funzionari di entrambi i Paesi riconoscono il rischio di crescenti divergenze con il protrarsi della guerra. L'ex Direttore per il Medio Oriente del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Michael Singh, attribuisce la differenza di posizioni alla geografia: al termine della campagna, gli Stati Uniti potranno spostare la loro attenzione su altre regioni.
Israele, da parte sua, ha affermato che rimarrà nella regione e affronterà direttamente le spese di una guerra con l'Iran.
Curiosamente abbiamo assistito al cambio di casacca dell'India. Il presidente Modi si prostra davanti a Netanyahu.
In India, dietro la retorica della crescita economica e dell’innovazione tecnologica, si celano tensioni profonde: il nazionalismo hindu promosso dal governo Modi e la crescente marginalizzazione della minoranza musulmana. Queste tendenze hanno portato l'India a cercare una sponda con Israele, voltando le spalle all'Iran. L'India si è piegata alle richieste di Trump riguardo al petrolio russo, anche se provvisoriamente gli è stata concessa una "moratoria" di un paio di mesi. Inoltre Modi ha deciso di investire negli USA, attraverso la grande compagnia energetica, Reliance, con un forte investimento per installare a Brownsville, in Texas, una enorme raffineria di petrolio. Ricevendo l'encomio solenne di Donald Trump. Ed i favori tra i due non si limitano all'aspetto economico.
Recentemente l'India aveva invitato la Marina iraniana a partecipare ad una esercitazione navale congiunta, al termine della quale mentre il naviglio tornava alla base è stato attaccato dagli USA. La nave da guerra iraniana, la IRIS Dena, è stata affondata al largo delle coste dell'India, a farla colare a picco sarebbe stato un sottomarino americano che -secondo indiscrezioni- avrebbe ricevuto una "soffiata". L'incidente ha creato una situazione diplomatica delicata per l'India. Esperti e media internazionali hanno sottolineato come l'affondamento sia avvenuto poco dopo la partenza della nave dalle acque indiane, sollevando dubbi sulla condivisione di informazioni (intelligence) da parte di Nuova Delhi con gli Stati Uniti.
Intanto il commercio di petrolio e gas proveniente da tutto il Medio Oriente è bloccato. lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso. Nessuna misura statunitense ha portato al suo sblocco. L'Iran ha tutti gli strumenti necessari per mantenerlo tale per tutto il tempo che desidera...
(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)
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