mercoledì 31 ottobre 2012

Aprilia, città bioregionale della Terra ... del vetiver e del pane!


Aprilia - Forno per cuocere il pane


Il 29 ottobre 2012 nonostante il brusco calo di temperature sopraggiunto improvviso, più di una trentina di residenti di Aprilia sono venuti ad assistere all’evento bioregionale organizzato dall’Associazione “Memento Naturae” in collaborazione con “Latium Vetiver” che ha voluto offrire il suo spazio, “distante dalla città” ma “vicino alla terra”, per ricordare come Aprilia rappresenti veramente il cardo e il decumano per questo suo saper essere “Città della Terra”.

Ripartire dal passato per rinnovare il futuro, è stato un messaggio e non solo un motto, che i relatori hanno voluto lanciare come sfida propositiva da far accogliere a tutti gli intervenuti che si sono ritrovati in un posto ben allestito con grande partecipazione tra pannelli descrittivi e prodotti attinenti.

In questo clima conviviale, dopo aver fatto i doverosi ringraziamenti di rito, ha cominciato a parlare l’insegnante Lorella De Meis, ricordando come questa iniziativa sia nata da un incontro avvenuto questa estate proprio ad Aprilia. Durante il solstizio estivo dopo aver dato ad ospiti provenienti da varie parti d’Italia, una calorosa accoglienza, fatta non solo di prodotti apriliani caratteristici ma soprattutto di persone che risiedono lì, sono stati assunti degli impegni e delle responsabilità per tentare delle progettualità future che non rimanessero solo sulla carta.

Ecco perché lunedì 29 ottobre, in ricordo del 75° anno di vita di Aprilia, abbiamo voluto impastare e consegnare a chi c’era,il lievito madre preparato grazie alle antiche ricette di donne che conservano ancora gelosamente questo sapere, affinché potesse essere un seme atto a far risvegliare le coscienze e a far generare dei frutti futuri che possano portare un beneficio all’intera Comunità.

Per fare ciò Aprilia aveva necessariamente bisogno di trovare chi si incaricasse per questa eventuale possibilità di rinascita; sono pertanto intervenuti il “padrone di casa” Benito Castorina con il suo vetiver, Francesco Locicero, responsabile di una azienda a conduzione familiare ormai nota nel panorama nazionale, che si prende cura delle api e che, insieme alla sua famiglia sta recuperando i grani antichi che simboleggiano i territori dell’Agro Pontino e Francesca che si sente innanzitutto mamma e generosamente vuole offrire le felici opportunità del vivere sano dei suoi figli a tutti gli altri bimbi con l’educazione ambientale.
Tutti si sono espressi con un semplice linguaggio, senza fronzoli, tipico delle persone che respirano e assaggiano tutti i giorni quella vita a stretto contatto con la Natura di cui avremmo bisogno un po’ tutti per redimerci dal quel mondo artificiale e troppo virtuale con cui ci hanno ingabbiato.

Lavorazione del Vetiver


Benito Castorina ha spiegato come quella pianta miracolosa che cura da diversi anni, potrebbe far nascere migliaia di micro-imprese in tutta Italia, visti gli “effetti collaterali positivi” che genera. Ma proprio per queste sue caratteristiche la fanno considerare una pianta “molto scomoda”, perché risolverebbe troppi problemi e non permetterebbe ai lor(di) signori di continuare a guadagnare e speculare dalle troppe situazioni remunerative che conosciamo bene.

Anche Locicero, sulla stessa lunghezza d’onda di Castorina, ha voluto ribadire che in una società dove c’è attenzione più alla “durabilità dei materiali” per far “ricomprare”, che all’uso di questi per un opportuno risparmio intelligente di risorse. Ha auspicato che molte aziende agricole guardassero oltre allo scopo abietto di mero lucro, per il quale ingannano con prodotti scadenti, inquinano i terreni con sostanze dannose e trascurano quei ritmi naturali e quell’orologio biologico che appartiene a tutti gli esseri viventi che coabitano con noi nella Madre Natura. Tutti si potrebbero adoperare invece per trasformare il loro modo di fare produttività attraverso uno stile di vita più virtuoso e più consono.

È stata poi la volta del Prof. Mario Polia, che ha letteralmente incantato i presenti con citazioni classiche alternate a detti popolari, ricordando che a contare veramente sono le cose semplici ed essenziali, come per esempio quel semplice farro che al tempo di Roma antica, è stato la cosa più sacra e preziosa da condividere con gli Dei. Sì perché quel grano di cui ci nutriamo è la “carne della nostra Terra”, è il suo corpo che tutti noi mangiamo e a volte sfruttiamo, dimenticandoci come da una spiga si ricava quel minuscolo chicco di grano da far germogliare. La sua nascita non avviene da sola, ma è il frutto della volontà, il vero motore silenzioso, per far fare un salto di qualità e per guardare con rosee prospettive al nostro futuro. Appartiene quindi a questo genere di azioni “sacre” che pervadono tutta una Comunità che si sforza e si prodiga nel fare tutto questo, quella che si dovrebbe chiamare Civiltà.

Da tutte queste conclusioni, si può capire meglio perché, in questa occasione, abbiamo scelto volutamente di non fare il classico convegno dal quale a volte rimangono solo parole anziché azioni concrete. Il perché abbiamo cercato un posto “impervio” che serva a non farci dimenticare come il contatto con la Natura insegni il sacrificio e non la vita comoda. Anche per questo non era importante essere in tanti, ciò che contava era solo essere motivati ed avere la voglia concreta di cambiare qualcosa e si è visto questo già nell’organizzazione stessa da parte di tutte quelle persone che lo hanno permesso, adoperandosi fin da subito, ognuno mettendo in campo disponibilità, estro, fantasia, competenza e professionalità al servizio degli altri.

Solo con questa predisposizione spontanea e questo atteggiamento volontaristico, oggi si può fare la differenza. Ora che la politica è sempre più lontana dalla vita reale, ora che la gente comune ha capito che bisogna fermarsi un attimo per comprendere da dove ripartire, è finalmente ora il momento propizio per far tornare a volare quelle rondini che in tempi passati hanno consegnato dignità alle genti di questi luoghi.

Ma per farlo non occorre solo abbandonare il paradigma, svuotato e ormai privo di senso, di questa società artificiale che si è staccata dalle sue radici, o annichilire il sistema di vita per uccidere i popoli che hanno creato i mercanti del nostro pianeta: bisogna anche ridimensionare con intelligenza e con gli strumenti attualmente disponibili, quella visione marcatamente antropocentrica che sta portando alla catastrofe l’umanità.

Benito Castorina

In chiave bioregionale quindi è opportuno adoperarsi ad agire con delle modalità e degli intenti, che comportino solo quelle piccole trasformazioni nei contesti in cui viviamo, necessari esclusivamente alla propria sussistenza e non permettere più gli stravolgimenti degli habitat naturali o le distruzioni continue di biodiversità dettati dal lucro, dagli sprechi e dai consumi eccessivi.


Sorseggiando il vetiver trasformatosi all’occorrenza in Tè e degustando un April-pizza con l’aggiunta di un po’ di miele abbiamo tracciato un cammino che ci auguriamo che le persone di Aprilia vorranno intraprendere con noi. E già a fine gennaio è in programma un appuntamento che potrà proseguire in questa direzione.

Riccardo Oliva 
Memento Naturae      


Campo del Vetiver di Aprilia

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