giovedì 18 ottobre 2012

Altra campana sulla canapa... pianta disinquinante, medicina, fonte alimentare e tessile e per la produzione di biomassa...



L'altra campana sulla canapa

Canapa, pianta disinquinante, medicina, fonte alimentare e tessile e per la produzione di biomassa.. insomma un toccasana per la natura e per l'uomo!

Ufficialmente non risulta, ma negli accordi fra "vincitori" ed Italia, alla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia fu obbligata ad interrompere la produzione di canapa (le sementi furono cedute alla Francia o distrutte), con la scusa  "dichiarata" di attuare il proibizionismo contro le droghe. Ma non risulta nel trattato di pace e non poteva essere espressa in quei termini… Avvenne “di fatto” -in seguito alla visita di Alcide De Gasperi negli Usa ed all’entrata dell’Italia nella Nato- che il governo italiano all’inizio degli anni ’50 proibisse la coltivazione. Altro particolare che fa riflettere è la contemporanea invenzione delle fibre sintetiche (ricavate dal petrolio) che avvenne in quel periodo e che poteva affermarsi solo con l’eliminazione della canapa. Oltre al fatto che i petrolieri USA erano totalmente contrari al possibile uso combustibile di questa pianta miracolosa. Ovviamente la cosa fu ordita in forma mascherata, alla base (ufficiosamente) c’era la pressione politica americana, in chiave proibizionista, contraria alla produzione di elementi vegetali che potessero avere usi narcotici. 

In effetti c'è da considerare che la canapa in se stessa è una sola pianta, non vi sono differenze sostanziali fra le piante denominate: sativa, marijuana, ganja, cannabis, etc. La specie è unica e si feconda tranquillamente con qualsiasi consimile di qualsiasi provenienza… La sola differenza sta nella selezione che viene fatta: o in funzione della produzione di fibra tessile o alimentare o in funzione della produzione di cannabinolo.

Il luogo di coltivazione ovviamente a tali fini è importante, più si scende verso l’equatore e maggiore è la quantità di cannabinolo mentre molto minore è nelle zone temperate e fredde. Dal punto di vista del cannabinolo faccio un esempio con gli zuccheri presenti nei grappoli della vite. In Sicilia, Grecia, etc. si produce vino a forte tasso alcolico mentre in Germania, Inghilterra, etc. a malapena si raggiungono i 6/7 gradi, tant’è che in passato la Guerra dei Cent’anni fra Inghilterra e Francia in realtà nascondeva la volontà di accaparrarsi le piane della Bretagna e del Midì in cui si produceva buon vino, che era molto ricercato in Inghilterra… soprattutto da nobili e dalla “corona”, mentre il volgo si accontentava della birra…. Questo, ritornando alla canapa, spiega anche come mai in Germania ci sono forti aiuti per la coltivazione della canapa invece in Italia sono quasi assenti.

Ad esempio nella Tuscia, ritornando al periodo pre-bellico, esistevano paesi che specificatamente vivevano di questa coltivazione (vedi Canepina..), Calcata era uno di questi, i contadini chiamavano la canapa il “tabacco dei poveri” (sino a vent’anni fa in Africa essa veniva chiamata “tabac africaine”). 


Ovviamente veniva usata anche per fumigagioni oltre che per farci lenzuola, braghe e corde, allo stesso modo in cui si faceva con il tasso barbasso o la vitalba…. anche per ragioni salutistiche e curative (il sistema medicinale europeo era basato sull'uso della canapa come additivo fisso). Dalla fine della guerra, quando subentrò la proibizione della coltivazione, tutte le sementi furono bruciate. Questa è storia, sia pur travestita e manipolata…. ed oscurata (tante di queste notizie mica sono riprese negli annali.. sono tramandate a voce e basta).

Oggi la canapa potrebbe sostituire non solo le fibre sintetiche ma addirittura essere una valente fonte alimentare, energetica e di disinquinamento ecologico, soprattutto per rivitalizzare i campi sfibrati e desertificati dalla coltivazione intensiva del tabacco (questa sì che è una vera droga e nociva al massimo) o da altre coltivazioni intensive, infatti non è un mistero che la canapa (come l’ortica) è capace di riequilibrare le qualità organolettiche dei terreni.

Durante il prossimo incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana che si terrà probabilmente a Vignola (Modena), dal 22  al 23 giugno 2013, è prevista una discussione sull'alimentazione naturale.. Ovviamente non potremo tralasciare il discorso sulla canapa... Siete invitati a partecipare:


Paolo D’Arpini
Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/



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Lettere  sullo stesso tema:
Io ho aiutato mia madre a "voltare la ruota" a mia madre, ovvero a stendere le fibre della canapa a mia madre che a Santa Lucia di Cava de' Tirreni lavorava in una ditta per produrre spago e cordami. Cava de' Tirreni è stato uno dei centri campani più importanti per la produzione della canapa " 'u cannuo " come lo chiamava mia madre nel suo dialetto molto chiuso di frazione di montagna. Sono ricordi intensi, avevo 4-5 anni, ero all'altro capo del fascio di fibra e c'era una ruota di legno che mia madre girava , io stavo, pur piccolino, dall'altro capo e giravo con le mie manine. Aiutavo la mamma, ma quale sfruttamento minorile? Era mia madre e chiedeva a me, suo figlio, una mano, tra l'altro, non rammento questa cosa mi fosse di peso, era una sorta di gioco, "voltare la ruota". Basterebbe trovare qualche anziana signora di Santa Lucia di Cava per averne conferma, purtroppo mia madre non c'è più.

Condivido e concordo punto per punto su quanto scritto da Paolo e tutte le pubblicazioni che ho letto lo confermano, Paolo ha ragione pienamente. ad uccidere la canapa sono stati gli Americani, o meglio i produttori di fibre sintetiche, i petrolieri che come ricorda nel suo "Il cerchio da chiudere" Barry Commoner non si fecero scrupolo, agli inizi del '900 ad acquistare l'intera linea tranviaria di città come San Francisco e Los Angeles per distruggerla totalmente e poter sostituire i trasporti pubblici con automobili e bus , i tram ostacolavano la circolazione e il boom automobilistico.

Comunico che è possibile ritornare a coltivare canapa legalmente, occorre acquistarne, legalmente, le sementi a Carmagnola (TO) presso il Centro italiano di canapicoltura e recarsi a denunciare tutto al più vicino comando dei carabinieri ed anche a finanza, vigili, etc. (tra loro non si parlano) e dare ufficialmente inizio ad una coltivazione di canapa per uso tessile.

Mia madre ne sarebbe stata contenta visto che con il mio piccolo aiuto era, mi raccontava, in grado di acquistarsi delle scarpe nuove per sé e per il suo pargolo, io, me da cucciolo.
Un abbraccio forte e non demordere, la canapa è davvero una grande e vitale pianta, i vecchi di Avellino ne fumavano le foglie e la chiamavano "o canapone" e poi, il tabacco, confermo, ha sostituito anche a Cava la canapa avvelenando il terreno e le acque, due mie zie sono morte di cancro a causa dei pesticidi che i consorzi spacciavano " 'a medicina" così i contadini del sud chiamano ancora oggi i pesticidi, così gliele spacciavano. 

Un discorso da approfondire e che approda al discorso più generale di spossessamento dei saperi tradizionali da parte della "città" che sfrutta e uccide la campagna.
Un caro saluto.

Teodoro Margarita
Salvatore di Sementi Antiche






Nella provincia di Caserta, prima che la coltivazione della canapa venisse vietata, si producevano i migliori semi al mondo oltre che ad un’apprezzabile produzione. Ora che l’Unione Europea non finanzia più la coltivazione del tabacco e sostiene, invece, la reintroduzione della canapa, mi sembra interessante inquadrare, sul piano storico tutta la vicenda. Per cui sarei molto grato a Paolo D’Arpini se mi aiutasse in questa ricerca. Ringrazio per l’attenzione.  Dr. agronomo Giuseppe Messina – Caserta





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Leggete anche:
http://altracalcata-altromondo.blogspot.it/2012/07/canapa-la-pianta-che-tutti-ci.html

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