martedì 5 giugno 2018

“Mala tempora currunt”



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Da vari segnali di insofferenza che si manifestano tra la gente in piazza, ma anche nelle piazze virtuali di internet e dei social, ho la sensazione che la nascita del nuovo governo Conte servirà da detonatore per lo scatenarsi di un inevitabile riassetto nella società. Gli antagonismi violenti tra le diverse fazioni politiche e l'incitamento a reagire rivolto alle centinaia di migliaia, anzi milioni, di “profughi” atterrati sul suolo italico faranno in modo che maturi quel che avevo già da anni previsto. Se non si tratterà propriamente di una “guerra civile” ci sarà comunque un capovolgimento (non credo pacifico)... 

 Andando avanti così vedo per l’Italia un futuro di staterelli semi autonomi, suddivisi in varie etnie e religioni. Ci saranno alcune città governate da uno pseudo stato centrale, altre città, dove esistono le basi NATO, saranno controllate direttamente dagli USA, poi ci saranno paesi e contrade in mano alle mafie, alle confraternite massoniche ed alle fratellanze etniche nere, gialle, etc. Insomma un ritorno al medioevo profondo. L'altra possibile alternativa a questo stato di cose è una bella dittatura militare o qualcosa di simile. Quelli che saranno messi peggio sono i “laici” che sono invisi a chiunque. Beh, ci sarà da divertirsi, ed in fondo tutto passa…

Paolo D'Arpini




Commento di M.G.: “...sono momenti caldi, è vero, ma il salto quantico è verso l'Uno, il dualismo della vecchia politica destra o sinistra non vuol dire un cazzo parole vuote io spero che quei vecchi egoisti chiusi nei loro interessi non si nascondino più dietro gli immigrati o il fascismo, per buttare odio e dividere... Gli immigrati sono povera gente ma quelli della vecchia politica non hanno il senso vero della integrazione e della ricchezza della diversità. Io vedo gente ammassata in quei posti sporchi e vedo schiavi sfruttati, questo fa schifo, e i finti buonisti senza sostanza hanno mancato e devono smetterla di fare del male all'Italia...”



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Canzoncina in sintonia:  
https://www.youtube.com/watch?v=vdgWkWtClYE

lunedì 4 giugno 2018

Juncker non odia l'Italia, anzi la ama.... - Avvisate quelli del governo Conte di stare attenti alla disinformazione di chi vuole dividere l'Europa

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Attenzione alla disinformazione su  quel che ha detto Juncker, perché mi sembra che sia iniziata una strategia di fake news col fine di mettere subito in rotta di collisione il governo Conti con la UE. 

Le parole di Juncker sono state queste:  “Sono profondamente innamorato dell’Italia. Di quello che succede però nel Mezzogiorno, nelle regioni povere d’Italia, non può essere accusata l’Unione europea. È l'Italia a dover prendersi cura delle regioni più povere, che hanno bisogno di più posti di lavoro, meno corruzione e più serietà. Noi li aiuteremo, come abbiamo sempre fatto. Ma per piacere non facciamo questo gioco di incolpare gli altri. Una nazione è una nazione e viene prima di ogni cosa”. 

Il primo di questo mese Juncker ha anche dichiarato al Guardian: "Abbiamo bisogno di tornare a relazioni normali con la Russia, ci sono così tante aree e settori in cui possiamo collaborare in modo efficace: ad esempio, in materia di ricerca, innovazione e così via. Non dimenticheremo le nostre differenze e divergenze. Tuttavia, questa demonizzazione della Russia dovrebbe avere fine".

Perché questo ripensamento? Perché la UE è molto preoccupata dalla piega che stanno prendendo gli eventi e dai mastodontici problemi che creerà il pressing degli USA sull'Iran unito alla nostra sudditanza imperiale.
Non si tratta solo della possibile perdita dei relativamente modesti flussi commerciali UE-Iran ricattati dall'enorme interscambio UE-USA, si tratta di tutto il gioco energetico, perché le nuove sanzioni all'Iran (e in subordine alla Russia) sposteranno ancor di più pesantemente il commercio energetico di questi due Paesi entro il blocco eurasiatico. Già i flussi tra Russia e Europa sono diminuiti del 40% mentre sono aumentati del 30% quelli tra Russia e Cina.


Un ulteriore reindirizzamento dei flussi dalla Russia e dall'Iran verso l'Asia, significherebbe l'asservimento totale dell'Europa ai Paesi del Golfo, Arabia Saudita in primis, e alla promessa di sostituzione del Gas russo e centroasiatico con lo shale gas statunitense (sostituzione ad oggi non ancora possibile).

Innanzitutto, le élite europee si rendono conto che la strategia USA è rischiosissima, che gli USA hanno in realtà possibilità nulle di rimanere la potenza egemone, che sta insomma soffiando il famoso vento dell'Est (non nel senso che pensavamo noi nel Sessantotto, ovviamente).

Non sanno più cosa fare. Tecnicamente possono ordinare alle imprese europee di non sottostare alle imposizione USA (Council Regulation (EC) No 2271/96 of 22 November 1996, si veda https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:31996R2271:EN:HTML). Ma sono intimorite dagli USA, pronti a mettere l'Europa a ferro e a fuoco piuttosto che vederla slittare verso il blocco eurasiatico. 

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I leader politici europei sono per metà corrotti e per metà terrorizzati anche personalmente. I più onesti sono imbambolati nella ripetizione delle vecchie formule, sgranano rosari europeisti di salvezza, dopo che le stesse élite europee e per prime quelle francesi e tedesche hanno boicottato metodicamente la costruzione di una Europa Unita e considerato la UE semplicemente un modo per fare i propri interessi peculiari e dirimere le loro controversie bilaterali. Non c'è obiettivo europeo che non sia stato minato dalle loro politiche subimperiali. Dopo di che hanno detto che la colpa era dei PIIGS!

Nelle circostanze attuali, l'evento limite sarebbe il paventato attacco USA-Israele-Saudita all'Iran nel breve termine. Nel giro di una settimana all'Europa verrebbe a mancare almeno il 20% dei flussi energetici, con un collasso dell'economia, a partire dall'ipertrofico e sempre sull'orlo del baratro settore finanziario, collasso che avrebbe ripercussioni su tutto il mondo.

Da questo collasso Russia e Cina sarebbero probabilmente i Paesi che uscirebbero meno malconci (basti pensare alla relativa -ma solo relativa, non ci si illuda- autonomia delle loro economie dal casinò finanziario internazionale e al fatto che le sanzioni hanno indotto in Russia una grossa diversificazione economica tanto che oggi è la Russia che chiede un aumento della produzione di barili, visto che non le fa più paura una diminuzione del prezzo del petrolio, mentre gli USA hanno bisogno che si alzi per rendere concorrenziale il loro shale gas che ha alti costi di estrazione).

Finisco dicendo che tutto ciò, e altre circostanze, mi fanno pensare che uno scontro diretto con l'Iran sia improbabile e che la strategia in corso d'opera sia un'altra: da una parte continue provocazioni militari, ove è possibile e nella misura del possibile. La Russia sta facendo di tutto per scongiurare quelle in Siria. Sembra che nei giorni scorsi abbia promosso un accordo segreto quadripartito Russia, Iran, Israele, Hezbollah concernente la zona del Golan, accordo però smentito dall'Iran, ma tant'è); dall'altra riorganizzazione dell'ISIS nell'Asia Centrale e azioni di destabilizzazione in Iran, Uzbekistan, Tagikistan, Caucaso e Kazakistan (quest'ultimo Paese è molto importante nella strategia energetica) e infine Xinjiang cinese (anche quest'area ha grosse potenzialità energetiche anche se per ragioni geologiche il suo sfruttamento è per ora difficile).



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venerdì 1 giugno 2018

Vetralla. Incontro fra donne nella Tenda Rossa



Incontro tra donne  per  dare voce ad aspirazioni e desideri  personali da condividere in cerchio. Porteremo con noi propositi, intuizioni e creatività o semplicemente disponibilità all'ascolto, in uno spirito conviviale di reciproca conoscenza e scambio di esperienze. 

 Vetralla (Vt). Sabato 2 giugno 2018, alle ore 11- C/O Tempo Creativo

Una Tenda Rossa è un’esperienza a disposizione di tutte le donne, senza limiti di età: uno spazio e un tempo che ciascuna può scegliere di prendere per se stessa.
Gli incontri, periodici, incentivano l’auto-osservazione consapevole: prestare ascolto al corpo, ai propri pensieri, emozioni e valori, rappresenta uno strumento concreto di crescita personale e di benessere psicofisico. I temi, proposti dalle facilitatrici e sviluppati assieme a tutte le partecipanti, variano di volta in volta e toccano molteplici aspetti della natura ciclica femminile.

Un gruppo di donne che si raccoglie in cerchio forma un territorio di confronto e condivisione dove anche fasi delicate di passaggio – come il menarca, la maternità, la menopausa – possono riacquistare il contenuto creativo, emozionale e psichico, perfino spirituale, di cui sono state svuotate in favore di un approccio che preferisce addomesticarle e medicalizzarle. Ogni cambiamento attiva nuove risorse e motivazioni di cui beneficiano anche il contesto sociale nel suo insieme e le generazioni future.

Nel cerchio ogni donna è accolta per quella che è, senza aspettative o giudizio. In cerchio, tutte le donne sono uguali fra loro, ma ciascuna unica e speciale.

La Tenda Rossa si ispira ad un’antica pratica, diffusa in numerose etnie, che vedeva le donne di una stessa famiglia o clan raccogliersi, in un luogo intimo e protetto, per scandire e onorare il ritmo ciclico del proprio corpo, aderente a quello della Luna e delle stagioni, oltre che per celebrare importanti riti di passaggio (nascita, menarca, menopausa, matrimonio, morte ecc.). Come confermato da una ricca stagione di studi archeologici, antropologici e teologici, quel momento di riposo e riflessione, di riconnessione alla terra e al cielo così come alle proprie emozioni ed intuizioni, era riconosciuto dall’intera comunità come sacro e di fondamentale impatto sulla vita di tutti.

Ci rifacciamo a questo passato e ai valori incarnati dalle donne senza nostalgia e come concreta forma di amore per il futuro: rispettare la “materia” del corpo, troppo spesso svilita o violata, e le emozioni che lo abitano, tornare a riconoscere le leggi della Natura, rispettando, curando e amando la Terra, non possono che restituire valore e vita al mondo che abitiamo, uomini e donne insieme.

APS "Tempo Creativo"                                                                                                              Per info: tel.3336156760 


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mercoledì 30 maggio 2018

Roma, 2 giugno 2018 - Manifestazione per fermare il golpe bianco


Il 2 giugno pacificamente a Roma in Piazza della Bocca della Verità: #IlMioVotoConta


Facciamo appello a ogni organismo autorevole e a ogni persona che ha qualche prestigio tra le masse popolari, ai dirigenti dei sindacati di base e della sinistra CGIL, agli esponenti dei partiti anti Larghe Intese, ai sinceri democratici delle amministrazioni locali e della società civile, al movimento NO TAV e a quanti sono per l’attuazione della Costituzione del 1948:
- ad aderire e promuovere la più ampia partecipazione alla manifestazione di Roma del 2 giugno contro il golpe bianco con cui Mattarella e i suoi sodali stanno cercando di ribaltare l’esito delle elezioni del 4 marzo e installare un governo del “pilota automatico”;
- a chiamare lavoratori, studenti, pensionati e disoccupati, italiani e immigrati, a scendere in piazza contro il golpe bianco di Mattarella, contro le Larghe Intese e i diktat della UE e della NATO e a organizzarsi per attuare dal basso le parti progressiste della Costituzione del 1948;
- a moltiplicare prese di posizione contro il golpe bianco come quella dei lavoratori e delle lavoratrici della FCA di Melfi.

Il 27 maggio, su mandato dei vertici della Repubblica Pontificia, Mattarella ha compiuto il primo atto di un golpe bianco per ribaltare l’esito delle elezioni del 4 marzo e costituire un nuovo governo delle Larghe Intese: asservito alla Commissione Europea, alla Banca Centrale Europea, al Fondo Monetario Internazionale, alla NATO e alle altre istituzioni della Comunità internazionale degli speculatori e dei guerrafondai e che, con il loro accordo e con il sostegno, continui a spremere le masse popolari a beneficio dei possessori e amministratori del capitale finanziario (agenzie finanziarie, banche, agenzie di rating e i loro clienti italiani e internazionali).

Mobilitarsi e mobilitare in ogni città, in ogni azienda, in ogni scuola e in ogni quartiere per sbarrare la strada alle manovre eversive con cui Mattarella e i suoi sodali puntano a istallare un nuovo governo delle Larghe Intese e per imporre con la mobilitazione la costituzione di un governo che attua, con il sostegno e in accordo con le masse popolari organizzate, il programma votato il 4 marzo: via subito il Jobs Act e la Legge Fornero, via lo Sblocca Italia e la Buona Scuola, reddito di cittadinanza e, soprattutto, misure per difendere i posti di lavoro esistenti e per crearne di nuovi.

Orientare le mobilitazioni già in corso, dalle lotte contro la chiusura o la morte lenta di Alitalia, FCA, ILVA di Taranto, ex Lucchini di Piombino, Piaggio, Embraco, Honeywell ecc., alle agitazioni dei lavoratori delle Poste e della scuola, dalla difesa della sanità pubblica all’opposizione alle grandi opere inutili e dannose, affinché confluiscano in un ampio fronte deciso a mettere al primo posto gli interessi della massa della popolazione anziché la “stabilità dei mercati”, il “rispetto dei trattati”, il “rimborso del debito pubblico”, cioè gli interessi e i privilegi di un pugno di capitalisti, di banchieri, di speculatori, di prelati e di alti funzionari.

Promuovere una mobilitazione ampia e dispiegata per attuare dal basso le parti progressiste della Costituzione del 1948 che i “poteri forti” e le loro autorità hanno sistematicamente eluso e violato salvo appellarsi a quella stessa Costituzione per dare una parvenza di legittimità al loro operato.

Indurre i dirigenti del M5S a procedere nella messa sotto accusa di Mattarella e a usare i seggi che hanno in Parlamento per abolire Jobs Act, Legge Fornero, Sblocca Italia e Buona Scuola, costringendo i parlamentari della Lega a seguirli o a smascherarsi presso i loro elettori.
Con questo spirito e con questo obiettivo il P.CARC aderisce, partecipa e chiama a partecipare:
  • alle mobilitazioni del 1° giugno contro il Piano Marchionne indette in tutti gli stabilimenti del gruppo FCA/IVECO/CNH dal coordinamento Operai Autorganizzati FCA e dai principali sindacati (FIOM, SI COBAS, USB, CUB, COBAS);
  • alla manifestazione del 2 giugno a Roma indetta dal M5S (piazza Bocca della Verità, h. 19.00);
  • alla mobilitazione del 16 giugno sotto Montecitorio promossa da ASIA-USB;
  • all’assemblea di Roma del 16 giugno “Contro il colpo di Stato! Per un Governo Costituzionale di Salute Pubblica! Per un Comitato di Liberazione Nazionale!”.
Far fallire il golpe bianco dei vertici della Repubblica Pontificia alimenterà la moltiplicazione delle organizzazioni operaie e popolari e rafforzerà la loro mobilitazione per prendere in mano in misura crescente la produzione di beni e servizi e la gestione della vita sociale fino a costituire un proprio governo d’emergenza.
Rompere le Larghe Intese e indebolire il campo della borghesia imperialista e del clero per rafforzare il campo delle masse popolari fino a realizzare l’unica reale alternativa alla Repubblica Pontificia, l’unica soluzione definitiva alla crisi del capitalismo: l’instaurazione del socialismo.

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Tirare la lezione del golpe bianco del 2013. Nel 2013 i vertici della Repubblica Pontificia fecero ricorso a un golpe bianco del Presidente della Repubblica (Napolitano) per risolvere con una forzatura la situazione di ingovernabilità determinata dall’esito delle elezioni del 24 e del 25 febbraio e per impedire che il M5S partecipasse al governo del paese (vediResistenza n. 5/2013 “Mandare all’aria il governo degli inciuci e del colpo di mano”). In quell’occasione Beppe Grillo chiamò alla mobilitazione popolare, ma fece subito marcia indietro (“sotto minaccia dei Carabinieri” – vedi il Comunicato del (nuovo)PCI n. 5 del 14.4.18) motivando la decisione con il senso di responsabilità verso la stabilità del paese e “gli altri organismi che godono di qualche prestigio, sindacati e partiti sinceramente democratici e fedeli alla Costituzione e agli interessi delle masse popolari, parlamentari, sindaci e consiglieri democratici” non osarono “mobilitare ovunque le masse popolari a scendere in piazza contro il colpo di Stato e a ad organizzarsi per prendere in mano i servizi pubblici e le aziende” (vedi Avviso ai Naviganti del (n)PCI n. 16 dell’8.04.13).

Il risultato è che nei 5 anni seguenti i governi Letta, Renzi e Gentiloni hanno portato più a fondo l’opera di Monti. A colpi di riforme e decreti legge hanno proseguito nello smantellamento delle tutele e dei diritti conquistati dalle masse popolari durante la prima ondata della rivoluzione proletaria suscitata in tutto il mondo dalla Rivoluzione d’Ottobre e dall’URSS, hanno traghettato soldi pubblici nelle tasche di banchieri e capitalisti “in difficoltà”, hanno accompagnato nella morte lenta le aziende strategiche del paese e accelerato lo smantellamento e la svendita dell’apparato produttivo, hanno aumentato l’esercito di disoccupati e lo hanno messo in concorrenza sia con coloro ai quali un lavoro è rimasto (più precario e più pericoloso), sia con l’esercito di immigrati che hanno accatastato e costretto a vivere in condizioni miserabili nei CIE, nelle città e nelle campagne. Hanno tentato di rottamare la Costituzione del 1948 (tentativo respinto con il referendum del 4 dicembre 2016), continuato a smantellare e privatizzare i servizi pubblici (in particolare la sanità) e spinto interi settori popolari nella miseria. In campo internazionale hanno fiancheggiato le scorribande degli imperialisti USA e il massacro di palestinesi per mano dei sionisti, hanno sacrificato gli interessi nazionali per imporre sanzioni alla Russia e hanno sostenuto il governo fantoccio dei nazisti ucraini (sono gli stessi che oggi gridano al pericolo fascista in Italia costituito dal M5S), ecc.
Il golpe bianco con cui oggi Mattarella e i suoi sodali cercano di ribaltare il risultato delle elezioni, in modo ancora più spudorato di quanto fatto da Napolitano nel 2013, dà a quanti hanno realmente a cuore gli interessi delle masse popolari, la Costituzione e il progresso del nostro paese due importanti insegnamenti.

1. Non è attraverso il voto che le masse popolari possono esercitare la “volontà del popolo” sancita nell’Articolo 1 della Costituzione. Le elezioni vanno bene per far ratificare dal voto popolare la combinazione di governo su cui i vertici della Repubblica Pontificia si sono accordati per attuare il programma comune (il “pilota automatico” di Draghi) dettato dalla loro Comunità Internazionale. Se “gli italiani sbagliano a votare”, allora il discorso cambia: con buona pace dei cultori della “sacralità” delle regole della “democrazia” borghese, sono le stesse istituzioni e autorità “garanti” a violare le loro leggi e a ricorrere a ogni genere di manovra e intrigo.
Le elezioni del 4 marzo hanno confermato una grande verità: la borghesia e il clero riescono sempre meno a controllare l’orientamento, le idee, i sentimenti e la condotta della grandi masse. (…) Borghesia e clero fanno di tutto, ricorrono a ogni manovra e a tutte le risorse della tecnica e della scienza asservite ai loro soldi, governano scuole e mezzi di comunicazioni di massa, conducono campagne di denigrazione del movimento comunista e delle rivendicazioni dei lavoratori, di diversione dalla realtà e di intossicazione delle idee e dei sentimenti, hanno trasformato giornali e TV in bollettini parrocchiali e vetrine pornografiche, ma non riescono a impedire l’effetto dell’esperienza pratica sulle idee e sui sentimenti delle masse popolari. Fanno di tutto per impedire che le masse popolari ragionino, ma non riescono a impedire che l’esperienza pratica moltiplichi la loro indignazione per il corso delle cose e che noi comunisti indichiamo la via, anche se i nostri mezzi sono ancora molto ridotti e sta a noi moltiplicarli.(…) Finché la borghesia e il clero sono vincolati al suffragio elettorale che durante la prima ondata della rivoluzione proletaria, nella prima parte del secolo scorso, hanno dovuto rendere universale e a quel tanto di libertà di espressione che ancora resta delle conquiste del secolo scorso, costituire un governo stabile diventa per loro sempre più difficile in Italia come in tutti gli altri paesi imperialisti. I gruppi imperialisti, finanziari e industriali, litigano tra loro, sono divisi da reali, ineliminabili e inconciliabili contrasti d’interesse. È sempre più difficile per loro anche mettersi d’accordo su quali misure prendere nelle politiche interne dei singoli paesi e nelle relazioni internazionali. Ognuno di loro fa ricorso alle masse popolari contro l’altro e le masse popolari sono sempre più malcontente e insofferenti del corso delle cose” (dal Comunicato n. 8/2018 del (nuovo)PCI).

2. Non è possibile cambiare le cose in modo favorevole al grosso della popolazione e attuare le parti progressiste della Costituzione del 1948 senza rompere con la politica di austerità dell’Unione Europea e con la politica di guerra della NATO in Africa, in Asia occidentale e verso la Russia. Ma un governo che rompe con la UE e con la NATO, per non fare la fine del governo Tsipras, deve essere deciso e capace di far funzionare le aziende del nostro paese nonostante i ricatti, le pressioni e le manovre della UE e della NATO e della loro “quinta colonna” nel paese. E le aziende le fanno funzionare o i capitalisti (con i risultati che tutti hanno sotto gli occhi!) o i lavoratori. Detto in altri termini, cambiare il corso delle cose a favore delle masse popolari è possibile solo facendo leva sull’organizzazione e sulla mobilitazione popolare. Questa è la principale lezione da trarre dagli sviluppi della crisi politica e dall’affossamento del governo M5S-Lega. Quanti sostengono che bisogna sottostare al mercato finanziario, alle imposizioni dell’UE e alla schiavitù del Debito Pubblico per salvare l’Italia, in definitiva dicono (che ne siano consapevoli o meno e indipendentemente dagli argomenti che adducono) che bisogna sacrificare la massa della popolazione ai privilegi e agli interessi di un pugno di grandi capitalisti e dei banchieri, della Corte Pontificia e delle organizzazioni criminali, la minoranza privilegiata della popolazione italiana (il cosiddetto “1%”). Noi comunisti sosteniamo che la massa della popolazione deve sacrificare gli interessi e i privilegi della minoranza di capitalisti, di banchieri, di prelati e di alti funzionari per liberarsi dalla crisi generale del capitalismo e riprendere la strada del progresso economico, ambientale, sociale, intellettuale e morale.

La posta in gioco nello scontro in atto e gli schieramenti in campo. Il fulcro della crisi politica in atto non è solo o principalmente “il rispetto della Costituzione e delle regole democratiche” e lo scontro non è tra M5S e Lega da una parte e Mattarella dall’altra. Lo scontro è tra masse popolari da una parte e vertici della Repubblica Pontificia dall’altra e la posta in gioco è quale governo del paese. O un governo frutto delle manovre eversive dei vertici della Repubblica Pontificia, che opera con il pilota automatico di Draghi e della BCE e promuove la mobilitazione reazionaria delle masse popolari (settori popolari contro altri settori popolari in base alla provenienza, alla religione, al colore della pelle, all’età, all’orientamento sessuale, al contratto di lavoro privato o pubblico, al sesso, ecc.). O un governo d’emergenza frutto della mobilitazione delle masse popolari organizzate che, coscientemente, rendono ingovernabile il paese alle autorità e alle istituzioni dei vertici della Repubblica Pontificia, un governo composto dagli esponenti (intellettuali, amministratori, politici) che già oggi godono della fiducia delle ampie masse (perché si sono distinti nell’opposizione alle Larghe Intese e al loro programma) e che opera traducendo caso per caso e zona per zona sei misure generali:

1. assegnare a ogni azienda compiti produttivi secondo un piano nazionale: nessuna azienda deve essere chiusa!

2. eliminare tutti quelle attività e produzioni inutili e dannosi per l’uomo e per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti: basta con gli avvelenatori, gli speculatori e gli squali!

3. assegnare a ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli in cambio le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società:nessun lavoratore deve essere licenziato o emarginato!

4. distribuire i prodotti alle aziende, alle famiglie, agli individui e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, conosciuti e democraticamente decisi: a ogni adulto un lavoro utile, a ogni individuo una vita dignitosa, a ogni azienda quanto serve per funzionare!

5. stabilire relazioni di collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi,

6. iniziare a riorganizzare le altre relazioni e attività sociali in conformità alla nuova base produttiva.
I due schieramenti in lotta, in sintesi, fanno capo ai vertici della Repubblica Pontificia da una parte e alla classe operaia e alle masse popolari dall’altra. Per queste ultime la collocazione partitica ed elettorale è secondaria (sono milioni i lavoratori e gli elementi delle masse popolari che hanno votato Lega contro le Larghe Intese), ciò che le divide e le contrappone alla classe dominante non è il voto o l’astensione, né il voto per chi, ma sono gli interessi della classe a cui appartengono contro gli interessi del capitale, della finanza, della Comunità Internazionale degli imperialisti, della Nato, della UE. Si tratta, in definitiva, di due schieramenti opposti e con interessi inconciliabili e antagonisti.
L’esito dello scontro fra queste due strade non dipende oggi, e non dipenderà in futuro, dalla volontà di questo o quell’esponente della classe dominante o da questo o quel “condottiero” delle masse popolari. L’esito dello scontro dipende e dipenderà dall’organizzazione e dalla mobilitazione delle masse popolari e dall’assunzione del ruolo di nuove autorità pubbliche da parte degli organismi operai e popolari e dal loro legame con il movimento comunista cosciente e organizzato.

Bando ai tatticismi, all’attendismo e al cerchiobottismo. La crisi politica e istituzionale ha fatto un repentino balzo in avanti (e in generale la crisi dei sistemi politici borghesi avanza rapidamente in tutti i paesi, non solo in Italia: basta guardare agli USA e alla Francia), la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato avanza ancora lentamente. Ma ciò non è e non deve essere una scusante o una giustificazione per restare a guardare (promuovere attendismo) e per alimentare disfattismo e rassegnazione.
Fra i partiti e gli aggregati della sinistra borghese, e di riflesso fra molti che si definiscono “di sinistra” (e anche “comunisti” ma sono influenzati dalle concezioni della sinistra borghese), vanno per la maggiore due posizioni dannose per gli interessi della classe operaia e delle masse popolari, cioè posizioni che favoriscono il campo nemico.
La prima è che “Mattarella ha fatto bene a mandare a monte il governo M5S-Lega perché si trattava del governo più reazionario dal dopoguerra e bisognava impedire che si costituisse”. La seconda è l’ormai famosa e nefasta formula “né con uno né con l’altro” che la sinistra borghese si porta dietro fin dagli anni ‘70 (“né con lo Stato né con le BR, passando il testimone dell’ignavia al “né con la NATO né con Milosevic” al tempo dei bombardamenti sulla Serbia, ecc.) e che nella situazione attuale diventa “né con Mattarella né con il governo M5S-Lega” o, nella versione più di “sinistra”, “contro Mattarella, contro il governo M5S-Lega, contro il governo Cottarelli”.

Ai primi (posto che si tratti di compagni disorientati dalla propaganda di regime e dall’intossicazione dei mezzi di informazione e non di soggetti che fanno da megafono alla propaganda di regime e partecipano all’intossicazione) diciamo di fare un bilancio dell’esperienza e tirare le somme: nella storia del nostro paese dove e quando affidarsi a uno o a un altro degli esponenti dei vertici della Repubblica Pontificia ha portato benefici alle masse popolari? La paura della destra, del razzismo, ecc. non deve farci temere la lotta di classe e non deve farci perdere la capacità di guardare ai fatti concreti. Per dirla in modo chiaro, le misure apertamente razziste inserite dalla Lega nel “Contratto di governo” con il M5S non sono farina del sacco di Salvini: il “Contratto” mette semplicemente nero su bianco sia misure che sono da tempo pratica corrente dei vertici della Repubblica Pontificia, con la differenza che questi operano alla chetichella (non hanno avuto bisogno di Salvini per costruire i CIE o i lager nel deserto libico contro gli immigrati e per aumentare la repressione e le stragi in mare, ci ha pensato il “democratico” Minniti), sia una serie di misure perfettamente in linea con la politica di qualunque altro governo dei poteri forti (la guerra contro i poveri e l’aumento della repressione non sono una prerogativa esclusiva della Lega, gli artefici principali sono stati i governi delle Larghe intese che si sono succeduti da Berlusconi fino a Renzi, passando per Prodi e Monti). Cercare riparo nelle istituzioni e nelle autorità della Repubblica Pontificia significa mettersi al carro e affidarsi ai veri e principali promotori della mobilitazione reazionaria.
Ai secondi (quelli del “né con uno né con l’altro”) diciamo di andare più a fondo nell’analisi della situazione, di usare il materialismo dialettico per comprendere la realtà. Il bersaglio delle manovre dei vertici della Repubblica Pontificia è, e sarà finché raccoglierà milioni di voti per attuare un programma contro le Larghe Intese, il M5S. La Lega è un partito strettamente connesso con i vertici della Repubblica Pontificia (ha raccolto voti promettendo di rompere l’asservimento del paese all’oligarchia finanziaria europea, ma è stata al governo con Berlusconi per anni, nel 2012 ha votato a favore  del pareggio di bilancio in Costituzione - il disegno di legge venne presentato alla Camera da Giancarlo Giorgetti, ha dato più volte prova di retrocedere dalle posizioni di rottura proclamate, a partire dallo sciopero fiscale agitato e mai attuato da Bossi, e nelle Regioni che governa… ognuno ha sotto gli occhi cosa sta facendo). Mettere M5S e Lega sullo stesso piano in nome del “Contratto di governo” che hanno sottoscritto significa non distinguere specie diverse dello stesso regno animale, significa confondere un leone con un coniglio. Far coincidere il loro ruolo nella situazione politica attuale significa reggere il sacco ai vertici della Repubblica Pontificia nel tentativo di disgregare e mandare a gambe all’aria il M5S.

In ultimo, ma è la questione più importante, due “né” (o tre “contro”, dei più sinistri) non fanno un “per”. Siete contro Mattarella, siete contro il governo M5S e Lega, ma che strada indicate? La costruzione di una lista di sinistra per le prossime elezioni (ammesso e concesso che si terranno e che si terranno a breve) è un vicolo cieco (anche a voi il golpe bianco di Mattarella deve insegnare e dimostrare qualcosa!), chiedere a Cottarelli (o a chi per lui) di fare cose diverse da quelle per cui gli è stato affidato l’incarico di governo è altrettanto sterile. Quale è il vostro “per”? Per quale tipo di governo lottate?
Quale prospettiva? I vertici della Repubblica Pontifica non possono accettare un reale governo di cambiamento del programma comune (il “pilota automatico” di Draghi) perché è contrario ai loro interessi. Ricorrere a nuove elezioni non cambierà molto, a meno di fare approvare dal Parlamento attuale una legge elettorale tale da precostituire un Parlamento di Larghe Intese anche se le nuove elezioni daranno risultati ancora più contrari alle Larghe Intese dei risultati del 4 marzo. La prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria ha reso nei paesi imperialisti il suffragio elettorale così vasto e gli ha dato un ruolo tale che la borghesia imperialista ha difficoltà a disfarsene, anche se già più di quarant’anni fa Jimmy Carter, il Gruppo Bilderberg e la P2 di Gelli dichiaravano che “c’è troppa democrazia!”. Quali che siano le manovre a venire e a prescindere da come e da quanto giornali, TV, opinionisti di destra e di sinistra affermino il contrario, questo è il contesto reale in cui noi comunisti seguiamo la via della mobilitazione per imporre ai vertici della Repubblica Pontificia un governo delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare. Questo è l’obiettivo che il P.CARC persegue. Per questo obiettivo chiama a schierarsi gli operai, i lavoratori e le masse popolari che azienda per azienda, scuola per scuola, zona per zona si organizzano a difesa di loro interessi immediati, su obiettivi particolari, contro effetti particolari della crisi generale.
Indurre con la mobilitazione popolare i parlamentari del M5S e, al loro seguito, quelli della Lega (ma anche di LeU) a iniziare ad attuare le misure previste dal programma di governo (cancellazione della riforma Fornero, difesa delle aziende e sostegno alle famiglie, ecc.): hanno la maggioranza in parlamento, che la adoperino senza aspettare le prossime elezioni e ricominciare la giostra!

Avvalersi dello schieramento contro le Larghe Intese che anche esponenti della società civile e della sinistra borghese, delle organizzazioni sindacali e delle amministrazioni comunali (li chiamiamo i tre serbatoi) stanno assumendo, spingerli a costituirsi in Comitato di Salvezza Nazionale che si mette al servizio delle organizzazioni operaie e popolari e dell’attuazione delle misure che esse indicano.

Approfittare della crisi politica e istituzionale (ingovernabilità dall’alto)
– per formare organizzazioni operaie e popolari in ogni azienda capitalista e pubblica, scuola e quartiere, per coordinare quelle esistenti e rafforzare la loro azione (indipendentemente da cosa ha votato o non ha votato chi ne fa parte e le dirige), per portarle ad agire come nuove autorità pubbliche che indicano le misure necessarie per fare fronte agli effetti più gravi della crisi e mobilita le masse ad attuarle direttamente;
– per mobilitare le masse popolari in mille iniziative di base che rendano ingovernabile il paese ai vertici della Repubblica Pontificia, alle loro autorità e alle loro istituzioni fino a costringerli a ingoiare un governo di emergenza delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare.
In parte si tratta e si tratterà di un movimento spontaneo, ma per fare di quel movimento il fattore decisivo nella costruzione del Governo di Blocco Popolare è necessario portare in esso coscienza e organizzazione: farlo passare dalla mobilitazione in ordine sparso di gruppi e settori delle masse popolari a mobilitazione unitaria e cosciente contro il nemico principale, le Larghe Intese e i vertici della Repubblica Pontificia e per costruire una nuova governabilità che poggia sul protagonismo delle masse popolari organizzate.
Indirizziamo l’indignazione diffusa nel paese e le mobilitazioni dei prossimi giorni verso questo obiettivo!

Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
Via Tanaro, 7 - 20128 Milano - Tel/Fax 02.26306454
e-mail: carc@riseup.net – sito: www.carc.it
Direzione Nazionale


Il P.CARC aderisce e partecipa alla manifestazione contro il golpe bianco indetta per il 2 giugno a Roma dal M5S


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Comunicato del M5S: 


Articolo di  agenzia collegato: 

martedì 29 maggio 2018

Bassano Romano - La Madonna dei debitori salda un debito...


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Economia: la Madonna dei debitori compie il suo primo miracolo.                                                                                          
La Madonna dei debitori, non è una Madonna che telefona ai pastorelli, ma sicuramente ispira azioni concrete e solidali. Lo sostiene l' avvocato Luigi Fratini (presidente dell'associazione Madonna dei debitori), che è riuscito attraverso una piccola raccolta fondi a salvare la casa di una persona in gravi difficoltà economiche, sanando il debito che quest'ultima aveva con la società che aveva acquistato il credito.

Il miracolo (perché oggi è un miracolo  ricevere un po' di solidarietà)  è avvenuto a Bassano Romano piccolo paese del viterbese. Una mamma single stava perdendo la sua abitazione e il forte indebitamento l'aveva portata ad una profonda crisi depressiva con istinti suicidi.

Grazie alla madonna dei debitori e allo psichiatra Antonio Vento questa donna ha ricominciato a vivere e a vedere una luce dal pozzo di vergogna e sofferenza in cui era caduta.

Evviva la Maria dei debitori!  

David Cohen  - saulocoin@gmail.com
www.madonnadeidebitori.org  

Ufficio stampa: 3383415053



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Video in sintonia: https://www.youtube.com/watch?v=abGe_9pZpaI

lunedì 28 maggio 2018

Roma. Zanzare e veleni


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Il 25 maggio 2018 si è svolta presso il XII Municipio di Roma Capitale un incontro tra la Commissione Ambiente (presenti il Presidente Antonio Caprioli, il Vice Presidente Massimiliano Quaresima, il Presidente della Commissione Scuola Domenico Basile e il Presidente della Commissione Urbanistica Claudio Cardillo) di detto municipio, rappresentanti delle associazioni ISDE,  European Consumers, Equivita, Vivi Vegan e ricercatori ISPRA avente per ordine del giorno la discussa Ordinanza Zanzare di Roma Capitale del 2018 firmata dalla Sindaca Virginia Raggi.

European Consumers si considera del tutto insoddisfatta dell’incontro. Per quanto i componenti della Commissione non abbiano sostanzialmente replicato alle critiche delle Associazioni, di fatto è mancato il numero legale per validare le posizioni prese.

Le Associazioni hanno osservato che detta Ordinanza rappresenta un passo indietro rispetto alla precedente, lasciando di fatto libero arbitrio alle disinfestazioni adulticide a trattative private non adeguatamente supportate da un serio monitoraggio della necessità delle stesse.

Per quanto sia obbligatoria la lotta preventiva prima di effettuare eventuali interventi adulticidi la pubblicazione al 9 maggio dell’ordinanza è in ritardo rispetto all’organizzazione di questa fondamentale attività che deve svolgersi prima del periodo di riproduzione.
Inoltre poiché le segnalazioni di “manifesta infestazione” e la dichiarazione di avere “effettuato trattamenti preventivi” dipendono sostanzialmente da amministratori di condominio e ditte vi è l’evidente rischio di conflitti di interesse in mancanza di seri monitoraggi. Le Associazioni hanno inoltre ribadito il diritto dei cittadini a non subire irrorazioni dirette e indirette nelle loro proprietà e negli spazi pubblici da loro frequentati.
Come affermato dai ricercatori ISPRA convenuti (dr. Pietro Massimiliano Bianco e dr. Carlo Jacomini), vi è inoltre la necessità di equiparare la normativa sui biocidi a quella degli insetticidi, più restrittiva nei confronti della diffusione di sostanze tossiche in ambienti frequentati dalla popolazione.

Riferendosi all’ordinanza è stato fatto notare che le frasi di rischio H dei prodotti (che ne indicano gli effetti nocivi) da evitare è parziale. Per il cittadino e il controllore delle attività di disinfestazione è importante avere un elenco completo delle frasi H riferibili ai prodotti pericolosi per la popolazione.

Per quanto riguarda il rischio sanitario un uso eccessivo di adulticidi determina l’eliminazione dei predatori naturali e la selezione di ceppi resistenti di zanzare come già verificatosi per Aedes albopictus proprio con i piretroidi, le sostanze tossiche più utilizzate dalle ditte.

Le frasi H sono utilizzate per limitare la diffusione ambientale di sostanze tossiche e per informare sulle loro caratteristiche nocive. Tutti i convenuti hanno riconosciuto che il termine “evitare l’impiego di (tali) prodotti ” in una buona ordinanza dovrebbe essere sostituito da “è proibito l’impiego di (tali) prodotti” e le frasi H riferirsi, secondo il principio di precauzione, a quelli definiti dal Decreto Interministeriale del 22 gennaio 2014 adozione del Piano di Azione Nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e dal Decreto 15 febbraio 2017. Adozione dei criteri ambientali minimi da inserire obbligatoriamente nei capitolati tecnici delle gare d'appalto per l'esecuzione dei trattamenti fitosanitari sulle o lungo le linee ferroviarie e sulle o lungo le strade. In generale nessuno prodotto con determinate frasi di rischio dovrebbe essere utilizzato nelle aree urbane e lungo strade e ferrovie e conseguentemente i Sindaci, per la tutela di salute e ambiente, dovrebbero proibirne l’uso in tutto il territorio urbano.

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Inoltre è stato ricordato come tutte le linee guida europee attuali tendano all’ecosostenibilità delle città e al superamento delle pratiche ad alto impatto comprese quelle insetticide.
Si è fatto notare come in altri Comuni la lotta adulticida non venga richiesta dai privati ai responsabili dell’ente locale, in accordo con il disinfettatore, ma devono essere autorizzate dalle ASL di competenza sulla base della presenza di un reale rischio sanitario e di un riconosciuto stato di “intenso disturbo” per la popolazione, spesso effettuato da Enti di ricerca indipendenti. Inoltre in altre aree urbane e in collaborazione con Enti di ricerca ed Università sono disponibili numerosi esempi di efficienti interventi ecocompatibili e appropriati monitoraggi.

Tutti i convenuti hanno giudicato molto scarsa l’informazione ai cittadini sui metodi alternativi agli adulticidi e su un efficiente rete di comunicazione con gli enti amministrativi per individuare reali situazioni di emergenza e le cause delle stesse. Nel piano del Comune di Roma sul problema zanzare non c’è una strategia basata su un efficiente monitoraggio e nemmeno su un serio coinvolgimento della popolazione per risolvere il problema in modo integrato. Dati generali sulle disinfestazioni, sulle sostanze adoperate e analisi dell’efficacia degli interventi non sono forniti alla popolazione.

Ma per quanto le legittime richieste delle associazioni e le delucidazioni proposte dai ricercatori di ISPRA sono state prese in considerazione la commissione, iniziata con forte ritardo a causa di problemi nella disponibilità di locali del XII Municipio, ha perso valore legale a causa dell’abbandono del Consigliere Claudio Cardillo.

Attendendo un eventuale verbale della riunione svoltasi, per verificare quanto realmente ufficializzato dall’Ente Locale, l’Associazione European Consumers si riserva di continuare le attività, anche in sede legale, per contrastare le conseguenze di tale Ordinanza.

Marco Tiberti
(Presidente European Consumers)


Roma. I rappresentanti delle Associazioni che hanno partecipato all'incontro



Articolo in sintonia:    

domenica 27 maggio 2018

Una scorreggia vi sommergerà...

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Il presidente della Repubblica nomina i ministri proposti dal presidente del consiglio, e perciò non ha alcuna discrezionalità né possibilità di controllo sulle scelte del presidente del consiglio incaricato. La nomina è un atto dovuto e quindi l’atteggiamento assunto da Mattarella è costituzionalmente illecito. 

Di fronte alla grave condizione in cui Mattarella ha fatto cadere l’Italia rispetto alla comunità internazionale, dove il Paese è ridicolizzato e dove la finanza d’assalto sta mettendo le mani per queste ragioni sulla nostra economia; e di fronte alla gravità delle crisi istituzionale che sta determinando la convinzione che la politica nuova sia incapace di governare il Paese, creando persino le premesse per un rivolgimento dell’attuale assetto costituzionale e magari per operazioni rivoluzionarie violente, Mattarella rischia di poter essere accusato di attentato alla Costituzione.

Impedendo la formazione del Governo per come voluto dal popolo italiano che si è espresso con democratiche consultazioni elettorali, e quindi sabotando l’operato dei rappresentanti eletti, mostra di essere fortemente colluso con i poteri forti e soprattutto con quella tecnocrazia europea da cui lo stesso popolo italiano ha dato disposizione alla nuova politica di staccarsi con l’opera altamente scientifica del nominando ministro Savona,sicuramente capace di ottenere il risultato voluto dagli italiani ma non da quei poteri occulti ai quali Mattarella mostra di essere legato. 

Bisogna intimare a Mattarella di smetterla,e di far nascere il Governo che vuole Giuseppe Conte, che conta sulla maggioranza parlamentare. Bisogna intimare a Mattarella di varare il Governo entro ventiquattro ore, ed avvertirlo che, non ottemperando, sarà deferito al comitato parlamentare per attentato alla Costituzione.

Cleo Germano  menzionato su  https://www.facebook.com/carlo.taormina.35?fref=mentions

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Articolo collegato: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2018/05/25/analisi-crudele-sul-possibile-governo-lega-m5s-e-sul-futuro-della-ue/