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sabato 21 aprile 2012

"Viterbo: aprile dolce dormire .... per vegliare non c'è più alcun luogo" - L'ultimo cinema è stato chiuso... per curia

Cinema Trieste, chiuso per curia....

Un epitaffio corto: "Il Trieste viveva, è morto!" (Saul Arpino)

Sì, anch'io sono stato al cinema Trieste di Viterbo, tantissimi anni fa, dove avevamo organizzato un incontro per parlare di Bioregionalismo e di habitat naturale della Tuscia. I sedili erano un po' sgangherati ma almeno ci sentivamo a casa, in un ambiente non troppo pretenzioso, dissimile dalla grande sala della curia o del palazzo dei papi. I papi di Viterbo, ah, sì, ricordo tre anni fa quando venne il papa Ratzinger ed il comune addirittura costruì un grande palco solo per fargli recitar messa e arringare i fedeli, nel campo dell'ex gazometro, dove prima si era stabilita una comunità alternativa. La comunità alternativa fu appositamente sfrattata per far posto al papa... Chissà quale sarà lo scopo recondito della chiusura del Cinema Trieste, che alla curia appartiene? L'ultimo cinema di Viterbo diventerà "luogo di culto" o sala giochi per videogames? Non sappiamo ancora cosa decideranno i preti ed i vescovi.

Nel fratetmpo per solidarietà culturale con i vecchi gestori dell'ex cinema teatro si è svolto il 21 aprile, giorno di luna nera, un "mesto funerale della cultura di Viterbo"... (Paolo D'Arpini)


Cronaca di un funerale culturale

La storiaccia comincia così..: ”Lunedì 2 aprile il Cinema Trieste ha chiuso i battenti in quanto non è stato rinnovato il contratto d’affitto da parte della Curia di Viterbo ai gestori Paolo e Michele Sessa. Senza spiegazione alcuna si è tolto a Viterbo l’ultimo spazio teatrale agibile e sala cinematografica di quartiere da dopoguerra ad oggi. Di fatto, la chiusura del cinema Trieste rende ancora più evidente la totale mancanza di spazi per la cultura in una citta capoluogo di provincia come la nostra. Basti pensare ai luoghi storici, chiusi o inagibili (Teatro San Leonardo, Cinema Corso, Metropolitan, Azzurro, Teatro comunale dell’Unione e molti altri), tolti pian piano alla collettività senza un’alternativa per i cittadini e le associazioni teatrali, culturali, cinematografiche che esistono a Viterbo e si trovano senza più un luogo dove poter continuare le loro attività.Per questo si è formato il Comitato spontaneo di cittadini al fine di informare la popolazione, sensibilizzarla sulla decadenza e la caduta di tutti gli spazi dedicati alla cultura a Viterbo.

Il “cinema Trieste” ha chiuso. Ora la città di Viterbo non ha più cinema, né teatri. Nessuno spazio per la cultura nella città, che è capoluogo dei provincia nel Lazio e che conta 69 mila abitanti. Ai cittadini orfani di uno spazio in cui esprimersi altro non restava che celebrare “Il funerale della Cultura”, che si è svolto sabato 21 aprile. Il corteo è stato silenzioso, di quel silenzio che risuona nelle menti e fa male. Al funerale, hanno preso parte: registi, attori, professori universitari, studenti e semplici cittadini. Un corteo laico e simbolico, che ha attraversato la città con fiaccole, dedicando soste e racconti mirati davanti a quei cinema e teatri che ora sono chiusi. La cultura nella città dei papi non è più di casa. Il cinema Trieste, uno spazio di proprietà della Curia, sarà utilizzato forse per dire messa. Quello che prima era un centro vitale e propulsivo nella diffusione della cultura tra giovani e non, mancherà ai cittadini di Viterbo.

Ora non esistono più spazi che siano aperti tutto l’anno a disposizione delle associazione e delle realtà che della formazione dei ragazzi hanno fatto negli anni il loro punto di forza. Già i preziosi siti archeologici del Teatro Romano di Ferento e del Castel d’Asso erano stati abbandonati a sé stessi, mentre il Museo Civico sarà smembrato, l’ennesimo simbolo della cultura che nella città viene meno.

AGGIORNAMENTO dell'ultima ora:

600 partecipanti alla manifestazione del comitato ”Cinema Trieste aperto”
VITERBO – ”Una città senza cultura è una città senza futuro”. Con questo slogan è partito da piazza Adolfo (quartiere ellera di Viterbo) il ”Funerale della cultura”, la manifestazione ideata dal comitato ”Cinema Trieste aperto – Spazi alla cultura”.Il percorso della manifestazione ha toccato tutti i luoghi di Viterbo in cui in passato si è prodotta cultura e che ora per diverse motivazioni sono chiusi: sono stati citati gli altri cinema ora non più aperti al pubblico (Azzurro, Lux, Metropolitan), il teatro San Leonardo, il cinema teatro ”Genio”. La lunga marcia funebre è passata per piazza del Plebiscito ed è sceso anche il sindaco Marini che nei giorni scorsi si aveva parlato di vitalità della cultura viterbese.
Proprio nel cuore della città i partecipanti hanno inscenato un flash mob: tutti giù per terra mentre suona una sirena che indica pericolo. Il corteo ha poi attraversato Corso Italia per terminare di fronte al teatro dell’Unione, simbolo della chiusura degli spazi culturali.La processione funebre si è ingrossata con il passare del tempo: 600 i partecipanti in rappresentanza delle oltre cinquanta associazioni (Camerata polifonica viterbese, compagnia teatro popolare ”P. Liuzzi” di Caprarola, compagnia teatrale ”I giovani”, per citarne alcune) che hanno aderito facendo sentire la vicinanza agli ideatori di questa camminata che celebra un vero e proprio lutto. Ma anche tante famiglie, tanti bimbi. Comune denominatore il colore nero, simbolo della tristezza che porta la mancanza di qualcosa a cui si tiene molto.
Come hanno più volte affermato i componenti del comitato spontaneo contro la chiusura del cinema Trieste, l’obiettivo è della manifestazione è ”sensibilizzare l’opinione pubblica non solo sulla chiusura del Trieste, ma sulla mancanza di luoghi culturali a Viterbo. L’importanza del teatro non sta solo nella produzione di spettacolo, ma nella qualità degli stessi, nella forza che il teatro possiede di aggregazione e socializzazione. Vorremmo che da quest’inverno della cultura che stiamo vivendo si possa passare ad una primavera in cui posano fiorire tutti gli spazi e i luoghi culturali”.Tra i tanti che hanno partecipato anche Laura in rappresentanza dei ragazzi che stano occupando il teatro ”Valle” di Roma: ”Questo corteo funebre dà a noi che occupiamo il Valle la forza di andare avanti – ha detto – sono dieci mesi che siamo dentro, ma mai come in questi momenti siamo vicini a tutte quelle realtà che combattono per il bene comune. Il teatro è una piazza di incontro e di scambio di relazioni. Prendiamoci in mano la nostra vita – ha concluso – immaginare un futuro diverso non è impossibile”.La fame di cultura e sapere è stata saziata da tanti cittadini comuni che hanno seguito la manifestazione e che si avvicinavano agli organizzatori per chiedere i motivi della scelta di celebrare il funerale.

Grande commozione alla fine quando ha parlato Elda Martinelli che dell’associazione ”Teatro di carta” che all’interno del Trieste svolgeva la sua attività: ha ringraziato tutti i ragazzi e i genitori che ”in questi venti anni hanno permesso che crscesse e si sviluppasse la grande esperienza del Teatro di carta.

Doriana Goracci


Com'era un dì... oggi è chimera


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Commento del Sindacato ISA: “AFFRANTI DAL DOLORE, IL SINDACATO I.S.A. SI ASSOCIA ALLA PERDITA DELL’IDENTITA’CULTURALE A VITERBO PER CHIUSURA CINEMA TRIESTE “ Anche il sindacato I.S.A., sentendo quanto qui di sopra riportato, inorridisce al pensiero di perdere un pezzo di storia. E in maniera vibrata, ci associamo ed eleviamo il nostro sgomento, nel pensare in questo momento, quante persone del luogo sia morti che vivi, si staranno girando e rigirando chi nelle tombe chi nelle proprie abitazioni, ponendosi delle domande: ma se veramente Dio esiste, a quale Dio bisogna credere?“

sabato 3 marzo 2012

Imposimato: "La mia inchiesta sulla Tav, commissionata dal presidente della Commissione antimafia , non è mai stata discussa dalla commissione stessa"




Tav, Val di Susa, giudice Imposimato: "Falcone e Borsellino morti per inchieste appalti Tav

Lo leggo spesso il magistrato Imposimato, attraverso quel fiume poliedrico di Facebook, come leggo in questi giorni le notizie NO TAV, di cui ho costantemente scritto nel tempo, non potendo esserci davvero sul posto con loro. Girava stanotte una foto di Luca Abbà e le sue parole: “Per chi non mi conosce sappiate che io abito da 10 anni in una borgata dell’alta valle Susa, nella casa dove nacque mio padre e dove hanno vissuto fino alla morte i miei nonni, sono coltivatore diretto da anni e vivo del reddito che mi fornisce la Terra tramite i suoi prodotti, faccio anche saltuari servizi di giardinaggio e il tempo che dedico (volentieri) alla lotta No Tav lo ritaglio tra il lavoro e le mille faccende della vita di campagna. L’amore per la Terra e per questa valle mi spinge a difenderla fino in fondo dalle mani avide degli speculatori; invito Esposito (“uno del pd”) questa estate a farsi una giornata di lavoro con me al mio ritmo e con i miei orari, voglio vedere se riesce ad arrivare sano a fine serata! Chi mi ha visto lavorare sa cosa intendo”.

E tra le tante note e riporti di Facebook è ritornato anche il libro che scrisse Ferdinando Imposimato nel 1999, Corruzione ad Alta Velocità, coadiuvato da Giuseppe Pisauro e Sandro Provvisionato: “sono Ferdinando Imposimato, ex Senatore che ha fatto parte della Commissione parlamentare antimafia e fin dal 1992 mi sono occupato dall’alta velocità. Sono nettamente contrario all’alta velocità in Val di Susa, perché ritengo che in quella zona si riprodurrebbe se dovesse essere realizzata, la stessa situazione che io ho riscontrato insieme a diversi altri collaboratori nel centro e nel sud e nel nord dell’Italia, cioè arricchimento, tangenti, distruzione dell’ambiente e vantaggi minimi…”

Torna alla ribalta quel documento agghiacciante che nella scheda NO TAV Torino così presenta: “Ci vogliono una certa dose di coraggio ed uno stomaco robusto per leggere “Corruzione ad Alta Velocità – Viaggio nel Governo invisibile”. Ma è un’occasione per guardare in faccia la realtà.” Lo scandalo del TAV è l’emblema della degenerazione globale del sistema politico; esso ha coinvolto maggioranza ed opposizione in egual misura. Dopo Tangentopoli non è scaturita una Repubblica rinnovata, ma una riedizione peggiore del vecchio sistema di potere. Si è organicamente strutturata l’alleanza tra ceto politico e forze dominanti del potere economico delle grandi imprese sia private che pubbliche….”

É questo, in sostanza, l’approdo del viaggio costituito dal libro. É il risultato di una rigorosa inchiesta, condotta con grande professionalità dagli autori, una ricerca della verità che seguendo il filo delle vicende legate al TAV attraversa gli anni ’90 della storia italiana. É lo sviluppo di una specie di trama gialla in cui via via vengono scoperte tessere che restituiscono un mosaico di insieme sempre più inquietante: ad ogni capitolo crescono gli intrecci e le dimensioni del groviglio di interessi che si nasconde dietro la Grande Opera, ma solo alla fine si capisce pienamente la ragione per cui l’Alta Velocità abbia tanti sostenitori tra gli imprenditori ed i politici “di rango” di questi anni 2000.

Ferdinando Imposimato, ex giudice, è il tenace conduttore dell’indagine che nasce nel 1995 in seno alla Commissione Antimafia per scoprire le infiltrazioni della criminalità organizzata in Campania, ma che presto si allarga a livello nazionale coinvolgendo noti imprenditori pubblici e privati, politici con incarichi istituzionali ai massimi livelli, magistrati di grande fama che operano coperture e depistaggi compiacenti.”

E ancora, Il giudice Imposimato choc: “Falcone e Borsellino uccisi per le inchieste sugli appalti pubblici e la Tav” “La mia inchiesta sulla Tav, commissionata dal presidente della Commissione antimafia , non è mai stata discussa dalla commissione stessa”. E’ quanto afferma ai microfoni di “Ho scelto Manà” il giudice Ferdinando Imposimato, autore di ‘Corruzione ad alta velocità. Viaggio nel governo invisibile’ (ed. Koiné Nuove Edizioni; pp. 191; € 14,50), un libro inchiesta sulla grande opera dell’alta velocità.

“Quando nel 1992 stava prendendo avvio la Tav, – dice – mi accorsi che quest’opera pubblica era accompagnata da bombe e attentati contro le imprese che si trovavano lungo la tratta. Essendo allora membro della Commissione antimafia, decisi di fare un’inchiesta perché mi resi conto che nell’opera confluiva anche la malavita organizzata al fine di lucrare somme ingenti attraverso la moltiplicazione dei costi. E’ venuto fuori che nella Tav partecipavano politici corrotti e imprese della mafia”. Il costo dell’opera, come venne fuori nei vari processi di tangentopoli, che partiva da 29mila miliardi di lire, avrebbe dovuto raggiungere la somma di 300mila miliardi.

“La cifra – continua Imposimato – serviva per coprire le ‘mazzette’ alla mafia e ai politici. Inoltre, la linea Tav è strettamente connessa con la morte di Falcone e Borsellino, i quali, parallelamente a me, avevano riscontrato le stesse ‘anomalie’ nel progetto Tav”.

Tornando indietro cronologicamente, gli omicidi dei due giudici siciliani avvennero nel 1993, circa un anno dopo l’avvio del progetto della Tav.

“Nonostante vi siano documentazioni delle connessioni con le mafie e con la corruzione politica, – conclude – la mia relazione non è mai stata discussa nella Commissione antimafia perché dopo due anni venne sciolto il Parlamento, a mio avviso, proprio per la mia inchiesta. Non potendo votare a favore per un’alta velocità imperniata sulla corruzione, la mia relazione non è stata mai più discussa. Tutto questo è di una gravità inaudita in quanto un’inchiesta fatta da un relatore su incarico del presidente della Commissione antimafia, non è mai stata presa in considerazione dalla Commissione antimafia”.

Ci tenevo a far conoscere il più possibile anche questa voce, che certo non è anonima e forse molti avrebbero il gran desiderio di vedere spenta. Ma a noi piace piace il sole la luna e le stelle e la Terra da difendere, chi è Umano: Geografie …Sarà Orgoglio pennuto? Può darsi. Ah sarà dura.


Doriana Goracci
UnoNotizie.it

venerdì 16 dicembre 2011

Capranica (Vt) - Chinotto Neri... una storia lunga centinaia di chilometri...

"Il secondo incantesimo" - Dipinto di Franco Farina

Ricordo bene l'azienda delle acque minerali Neri di Capranica, che conoscevo sin da bambino per via del Chinotto (se non c'è l'8 non è chinotto) che amavo tantissimo. Poi passando per andare da Calcata a Viterbo per diversi anni vedevo lo stabilimento chiuso e negletto, fallito..? non so.., che troneggiava silente lungo la strada Cassia. Il posto d'onore per le acque minerali era stato preso nel frattempo dall'Acqua di Nepi (oggi una multinazionale che esporta soprattutto nei paesi arabi) e così l'acqua di Capranica, pur frizzantina, non era quasi più ricordata. Un bel giorno, in seguito a manovre regionali sotterranee della R.L., che stava rivedendo le concessioni minerarie, appresi che la vecchia Neri era stata acquistata da un'azienda del sud (quanto a sud non si sa.. nei vicoli del popolo si parlava di sud profondo e..), con sede però a Salerno. Per un po', a partire dal 2000, la produzione allo stabilimento di Capranica riprese con foga.. Ma adesso pare che tutto l'impianto verrà spostato nel salernitano, per misteriose ragioni di convenienza.. (un mistero irrisolto, alcuni danno la colpa anche all'inquinamento da arsenico delle acqua capranichesi che non sarebbero più adatte per farne bevande)... Insomma Chinotto Neri a-richiude, per lo meno a Capranica... E gli operai? Ci informa Doriana Goracci di Capranica che potranno andare a lavorare a Salerno, se vogliono.. oppure...

Paolo D'Arpini

Chinotto Neri... una storia lunga centinaia di chilometri


Immaginate che vi dicessero: il vostro posto di lavoro può rimanere tale, solo se fate a vostre spese i bagagli e vi trasferite a qualche centinaio di chilometri da casa vostra…Questo succede a 12 famiglie di Capranica, paese in provincia di Viterbo, da dove sto scrivendo perchè ci risiedo: “Capranica è il paese delle acque, apprezzate da Petrarca nel suo soggiorno del 1337, ospite di Orso Anguillara…”
Ecco la notizia del 15 dicembre 2011, che si poteva apprendere al TG 3 e dalla stampa locale on line, come a me è accaduto: ‘‘Chinotto Neri: lavoriamo per salvarla”. Il sindaco di Capranica ha incontrato sindacati e lavoratori per scongiurare trasferimento in Campania dello stabilimento produttivo della storica aziendaTrattative in corso per salvare il posto di lavoro dei 12 dipendenti della Chinotto Neri, storica azienda di Capranica, che dal 31 dicembre sarà dismessa con il trasferimento della produzione della famosa bevanda dalla Tuscia a Buccino, in provincia di Salerno. La decisione è stata comunicata ieri mattina dalla proprietà ai sindacati e ai lavoratori, che immediatamente sono entrati in sciopero, e da subito l’amministrazione comunale si è attivata per tentare di risolvere la situazione molto critica. “Ieri pomeriggio c’è stata una riunione con sindacati, lavoratori e proprietà – ha commentato il sindaco di Capranica Paolo Oroni – in cui sono state attivate le trattative per cercare di salvare il posto di lavoro dei dipendenti. Fra le varie ipotesi messe in campo c’è quella degli ammortizzatori sociali e non si esclude il possibile intervento di altre aziende sul territorio, ma è ancora presto per dirlo. Stiamo verificando tutte le opzioni, ma da parte del Comune c’è la massima volontà di assistere i lavoratori e le loro famiglie: in tempi brevi, comunque, si dovrebbe giungere ad un accordo”. La Chinotto Neri fu fondata nel 1949 da Pietro Neri, imprenditore che decise di produrre e lanciare una bevanda che somigliasse per colore alle bibite statunitensi che giungevano nel dopoguerra in Italia ma con un sapore originale. Il successo dell’azienda fu talmente tanto che vennero lanciati sul mercato altri tre prodotti: l’Aranciosa, la Gassosa e il Limoncedro, presenti insieme al Chin8 nel contenitore televisivo Carosello. L’azienda è stata poi rilevata dalla Ibg Sud Spa, che possiede lo stabilimento produttivo in provincia di Salerno, dove era disposta a trasferire i dipendenti di Capranica, i quali però, hanno rifiutato il trasferimento dal momento che loro famiglie si trovano nella Tuscia.” Da Doriana Goracci di Capranica

martedì 13 dicembre 2011

La convenienza della mafia a Viterbo... di Doriana Goracci



Alla fine di novembre un mobilificio di circa 6000 mq, Mondo Convenienza di Viterbo, è andato completamente distrutto a causa di un incendio …”sulle cui cause sta indagando la procura della repubblica di Viterbo con la collaborazione del NIA (nucleo investigativo antincendio) dei vigili del fuoco. Al termine delle indagini del N.I.A. si provvederà allo smassamento delle macerie ed alla rimozione delle strutture pericolanti. Gli ingenti danni supererebbero i 2 Milioni di euro. Sono a rischio quaranta, 40, posti di lavoro.Le fiamme, altissime, secondo i primi accertamenti, hanno compromesso in modo irreparabile gran parte del capannone industriale che ospitava l’attività. La ricostruzione del mobilificio richiederebbe infatti molti mesi. Questa mattina, i dipendenti si sono presentati alle 7 per prendere lavoro, ma si sono trovati davanti uno spettacolo desolante. Poco dopo sono giunti sul posto il sindaco di Viterbo Giulio Marini e l’assessore allo sviluppo Paolo Muroni, per rendersi conto di persona dei danni causati dall’incendio e per chiedere informazioni sulla sorte dei dipendenti. Ma i vertici dell’azienda non hanno potuto fornire alcuna risposta.”Il Comune è a disposizione della Prefettura per dare tutto il supporto alle famiglie e all’azienda – ha commentato Marini -purtroppo la situazione è difficile ma cercheremo di fare il possibile”.

Oggi nel proposito ho letto, e commentato, un articolo: La Tuscia viterbese nuova terra di mafia? | Informare per Resistere: “Che le mafie siano arrivate ormai da tempo a Roma non vi è ormai alcun dubbio come non vi è alcun dubbio che, negli ultimi anni, ci sia un espansione del fenomeno mafioso nelle zone della Tuscia Viterbese e della Costa Tirrenica. Approfittando della complicità – a volte involontaria a volte no – della popolazione e delle istituzioni locali ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra stanno colonizzando un territorio che, fino a pochi anni fa, sembrava essere uno dei pochi a non essere contaminato dalla criminalità organizzata. Nella zona sono presenti clan di spicco delle varie organizzazioni criminali; a Tarquinia e lungo la Costa Tirrenica fino a Montalto di Castro è forte la presenza del clan calabrese dei Piromalli e del clan nomade dei Casamonica, specializzati nel traffico di sostanze stupefacenti e nel campo delle energie rinnovabili, a Santa Marinella e nella zona Cerveteri-Ladispoli è stata registrata la presenza del clan campano dei Di Lauro e dei Pulvirenti, affiliati alla famiglia catanese dei Santapaola, che hanno fatto del settore turistico delle due città il loro massimo guadagno, mentre la famiglia Rinzivillo ha conquistato a suon di mazzette alcuni appalti legati all’ Enel e al porto di Civitavecchia. Punto d’ incontro delle varie famiglie sembra essere Viterbo; nel capoluogo di provincia le tre principali organizzazioni criminali del Paese decidono come spartirsi gli affari legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, agli appalti delle grandi opere pubbliche, alle imprese, al pizzo.

E se c’è qualcuno che non vuole pagare o stare alle regole del gioco ecco riunirsi un apposita commissione composta da esponenti di tutte le organizzazioni presenti sul territorio e nel giro di poche ore parte l’ intimidazione, a volte l’ omicidio. L’ ultimo caso di intimidazione probabilmente a scopo di estorsione in ordine di tempo è l’ incendio, secondo gli inquirenti doloso, che ha distrutto il capannone di Mondo Convenienza proprio a Viterbo. I titolari negano di aver ricevuto richieste di pizzo da parte della criminalità organizzata anche se la procura sembra non escludere la pista mafiosa. All’interno del capannone è stato rinvenuto un grande quantitativo di liquido infiammabile che, posizionato in diversi punti dell’ edificio, ha bruciato la mobilia, fuso le travi in ferro e portato il cemento oltre il punto critico. Quello di Mondo Convenienza è il sesto capannone che brucia nella Provincia di Viterbo ed è questo un dato che dovrebbe far riflettere la cittadinanza e le istituzioni. Insomma, quella della Tuscia Viterbese e della Costa Tirrenica è una situazione da affrontare subito e in maniera energica. Non certamente come la si è affrontata sino ad ora, non certamente con una classe politica che a volte chiude non uno ma tutti e due gli occhi e si rende complice delle organizzazione criminali.”

Doriana Goracci

venerdì 18 novembre 2011

Qualche volta, a Viterbo, nell'arsenico c'è anche l'acqua... di Doriana Goracci




Una premessa: nessuno mi paga ma anzi pago quotidianamente l’essere partecipe ai fatti cha accadono nel territorio in cui risiedo: Capranica in provincia di Viterbo.

Riuscite ad immaginare cosa significa approvigionarsi di acqua per qualunque uso alimentare e igiene personale? Portarsi a casa litri di acqua presa a una fonte che viene indicata come sicura da arsenico e altri veleni? E ora andiamo avanti. Questa mattina mi è stato segnalato un articolo da varie persone amiche, pubblicato su Il Fatto online e spero anche prima o poi sul cartaceo: Acqua, allarme arsenico in provincia di Viterbo.

“…In alcune zone la concentrazione di arsenico va oltre anche l’ultima deroga concessa a marzo dalla Commissione Europea su pressione del governo italiano (limite massimo 20 microgrammi/litro), raggiungendo punte di concentrazione fino a cinque volte i limiti massimi di legge. E’ il caso di alcune zone dei comuni di Capranica, Civita Castellana, Fabrica di Roma e Vetralla. Zone dove nessuno dovrebbe usare l’acqua che esce dal rubinetto, neanche per cucinare la pasta. Zone dove ancora non è stato realizzato nessun impianto di potabilizzazione, nonostante i poteri straordinari concessi dal governo…”

Si da il caso che abito a Capranica, paese che votò in massa SI agli ultimi Referendum e comune tristemente menzionato, da cui scrivo in maniera continuativa on line, malgrado non sia una giornalista e/o una simpatizzante di nessun Ordine. Sul Tema Arsenico e Acqua, troverete alla fine tutti i riferimenti, come l’ articolo in questione con relativo video.

Nella stessa giornata ho appreso anche Talete, stipendi a rischio: “…Rappresentando le istanze dei lavoratori di Talete Spa, le scriventi Rsa aziendali di Talete Spa e le segreterie territoriali di categoria dichiarano lo stato di agitazione di tutto il personale e convocano un’assemblea dei dipendenti di Talete Spa presso la sede dell’amministrazione provinciale in via Saffi 49 alle 10 di lunedì 21 novembre, in corrispondenza dell’assemblea dei soci. Per troppo tempo abbiamo dimostrato pazienza e comprensione a fronte di precise responsabilità e colpevoli ritardi, garantendo comunque il corretto andamento del servizio a fronte di difficoltà operative sempre crescenti e al tentativo di fare del personale dipendente un comodo capro espiatorio della drammatica situazione societaria. Oggi, accanto al rischio del fallimento di un’esperienza gestionale all’avanguardia come la gestione pubblica dell’acqua, che a parole tutti vogliono ma nei fatti non assecondano, siamo arrivati alla concreta possibilità che non vengano erogati gli stipendi dei lavoratori.

E’ una situazione inaccettabile che 160 famiglie possano venir private della fonte di sostentamento in periodi particolari e duri come quello che stiamo attraversando, tale da far presagire una vera e propria crisi sociale, l’ennesima, per il nostro territorio. Per questo i lavoratori potranno guardare negli occhi e verificare in diretta quello che i principali artefici di tale situazione potranno e dovranno fare per invertire la rotta e rilanciare questa società. In alternativa lo stato di agitazione sfocerà in azioni concrete di lotta e sensibilizzazione a tutela dei lavoratori e dei cittadini tutti.

Doriana Goracci da Capranica

lunedì 7 dicembre 2009

Il coraggio di aver paura a Capranica - Scrive Doriana Goracci

Ci vuole coraggio ad avere paura, quella che ti fa tacere, ti fa stare zitta e piegata per una vita, a pregare, a chiedere scusa.

Posso? Disturbo? Ripasso? Ci vuole coraggio a non fare domande, a non chiedere spiegazioni, a dire se l'è cercata, se l'è voluta, erano brave persone, ma no è una Famiglia perbene, come farebbero a far male ai loro figli... Ci vuole coraggio a voltarsi sempre ed essere in prima fila a partecipare un funerale, una novena, un´opera buona.Ci vuole coraggio a non avere paura della propria Famiglia, a dormire fuori casa in ciabatte mentre una bella forca già ingrassata ci attende.

Ci vuole coraggio a dire buongiorno , a voltare la faccia, a non sentire la puzza, a dire lasciamoli lavorare...A lavorare come una serva, come una balia, facendo crescere nelle tasche del grembiule la paura e farla mangiare ai propri figli, ai nipoti, e a rispettare la Famiglia.
Operazione giro d´Italia - Il processo si terrà il 18 maggio: Traffico di rifiuti, tutti rinviati a giudizio.

Da noi la terra è pulita, differenziamo la munnezza, ci conviene stare zitte. Mettiamo da parte i rifiuti, spazziamo la strada e la casa, non c´è niente di pericoloso: cava scava e ricava che ce l´abbiamo dentro il coraggio della paura.

Da Capranica, altro che chiacchiere, ci si difende: "..si parla di inquinamento poco significativo rispetto ai metalli presenti nel terreno, che fanno parte dell´aspetto tipico di quel territorio. La relazione è decisamente rassicurante ed esclude comunque il pericolo di diffusione dell´inquinamento". In Sicurezza.

Il corso della giustizia, in primis divina, continua... come il Giro d´Italia: vadano altri in giro a visitare Deboli Castelli Accusatori, noi non ci si vergogna di niente. Giù, in apnea, ci sono ben altre notizie in arrivo, maltempo che va e viene, si salvi chi può.

Doriana Goracci

E non hanno creduto in niente... hanno paura (canta e suona un certo Ignazio Scassillo)