Sembrava che i risultati dovessero arrivare con il contagocce, invece le "buone" notizie arrivano a valanga. Le elezioni di Midterm negli Stati Uniti del 3 novembre 2026 stanno decretando una netta vittoria del Partito Democratico, sia alla Camera che al Senato, infliggendo una pesante sconfitta politica al presidente in carica Donald Trump.
"Un’onda blu", viene chiamata dai media europei, tradizionalmente legati alla fazione democratica, che è avanti in tutti gli Stati chiave e quelli in bilico.
Trump ha trasformato queste elezioni in un referendum su di lui ed il verdetto è micidiale: gli americani non ne possono più di quest’uomo.
Una bocciatura totale e su tutta la linea: la guerra in Iran, il sostegno incondizionato a uno Stato genocida (Israele), il colpo di Stato in Venezuela, il costo della vita che continua a salire, i salari fermi, le famiglie impoverite da una sciagurata politica dei dazi, la carenza di combustibili, ecc.
Altro che “Make America Great Again”. Trump è stato abbandonato proprio da quel popolo Maga che due anni fa lo aveva portato alla Casa bianca. E ora si ritrova davanti due anni di mandato da “anatra zoppa”...
Risultati Generali
Senato: I Democratici hanno strappato la maggioranza ai Repubblicani conquistando almeno 54 seggi (inclusi i due indipendenti che votano con loro) rispetto ai 42 dei Repubblicani, con 4 seggi ancora in via di assegnazione. Le proiezioni di voto sui 35 seggi in palio mostrano un chiaro spostamento a favore dei Dem.
Camera dei Rappresentanti: Il Partito Democratico ha già superato la soglia dei 218 seggi necessari per ottenere la maggioranza assoluta. I calcoli complessivi stimano che i Dem raggiungeranno quota 255 seggi alla Camera.
Trump ha trasformato queste elezioni in un referendum su di lui ed il verdetto è micidiale: gli americani non ne possono più di quest’uomo.
Una bocciatura totale e su tutta la linea: la guerra in Iran, il sostegno incondizionato a uno Stato genocida (Israele), il colpo di Stato in Venezuela, il costo della vita che continua a salire, i salari fermi, le famiglie impoverite da una sciagurata politica dei dazi, la carenza di combustibili, ecc.
Altro che “Make America Great Again”. Trump è stato abbandonato proprio da quel popolo Maga che due anni fa lo aveva portato alla Casa bianca. E ora si ritrova davanti due anni di mandato da “anatra zoppa”...
Risultati Generali
Senato: I Democratici hanno strappato la maggioranza ai Repubblicani conquistando almeno 54 seggi (inclusi i due indipendenti che votano con loro) rispetto ai 42 dei Repubblicani, con 4 seggi ancora in via di assegnazione. Le proiezioni di voto sui 35 seggi in palio mostrano un chiaro spostamento a favore dei Dem.
Camera dei Rappresentanti: Il Partito Democratico ha già superato la soglia dei 218 seggi necessari per ottenere la maggioranza assoluta. I calcoli complessivi stimano che i Dem raggiungeranno quota 255 seggi alla Camera.
Ribaltoni storici
Le elezioni hanno fatto registrare ribaltoni storici in Stati tradizionalmente considerati roccaforti repubblicane:
Texas, Kansas e South Carolina: I candidati democratici sono riusciti a strappare seggi chiave per il Senato federale in questi tre Stati conservatori, dove Donald Trump aveva vinto nelle presidenziali del 2024.
Georgia: Vittoria storica per la democratica Keisha Lance Bottoms, eletta come prima donna afroamericana alla guida del governatorato nella storia dello Stato, ponendo fine a vent'anni di amministrazione repubblicana.
New Mexico: La democratica Deb Haaland ha vinto la corsa per la carica di governatrice, diventando la prima nativa americana eletta a tale ruolo.
Michigan: Vittorie democratiche sia per il seggio al Senato con Abdul El-Sayed, sia per la carica di governatrice con la riconferma di Jocelyn Benson.
Reazioni Politiche
Texas, Kansas e South Carolina: I candidati democratici sono riusciti a strappare seggi chiave per il Senato federale in questi tre Stati conservatori, dove Donald Trump aveva vinto nelle presidenziali del 2024.
Georgia: Vittoria storica per la democratica Keisha Lance Bottoms, eletta come prima donna afroamericana alla guida del governatorato nella storia dello Stato, ponendo fine a vent'anni di amministrazione repubblicana.
New Mexico: La democratica Deb Haaland ha vinto la corsa per la carica di governatrice, diventando la prima nativa americana eletta a tale ruolo.
Michigan: Vittorie democratiche sia per il seggio al Senato con Abdul El-Sayed, sia per la carica di governatrice con la riconferma di Jocelyn Benson.
Reazioni Politiche
Le elezioni sono state unanimemente vissute come un referendum sull'operato e sul gradimento di Donald Trump, il cui indice di approvazione pubblica si attestava intorno al 38% nei giorni del voto. Il Presidente ha ammesso pubblicamente la sconfitta del suo partito dichiarandosi disposto ad accettare i risultati ufficiali, ma ha già preannunciato che utilizzerà ampiamente il suo potere di veto presidenziale per bloccare le riforme legislative che la nuova maggioranza democratica cercherà di approvare al Congresso.
(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)
Annotazioni a margine:
"...Tanti altri punti ci sarebbero da aggiungere (come il voto mid-term punisca spesso il leader in carica, come l'Iran abbia pesato anche più dell'Ucraina, etc.) ma lascio la cosa a chi è più esperto del sottoscritto in affari nordamericani, dei cui problemi di casa e giardino francamente non può interessarmi di meno: si badi, ho conoscenza degli Stati Uniti e della loro storia e cultura politica più di svariati altri utenti che si sbracciano adesso, ma la verità è che non mi interessa discettare del debito interno del Michigan o dell'invasione di scoiattoli nel Wisconsin o dell'aumento dei prezzi della bistecca in Texas (...). L'unica cosa che potrebbe preoccuparmi è come il deep state USA stia cercando di usare l'insuccesso mid-term dei repubblicani per esautorare Trump il più possibile in modo da far riprendere a Washington il "giusto corso" (non importa se questo significa guerra diretta con Teheran o la distruzione totale per Kiev)..." (Daniele Lanza)
"Repubblicani o democratici, Trump o Obama, Biden, Kamala Harris: nulla cambia. Sono nati da un genocidio, hanno passato quasi tutti i loro 250 anni di storia a fare guerre, colpi di Stato e rivoluzioni colorate e così continueranno la loro storia finché non verranno fermati (esattamente come il loro fratello Israele.) O le bombe di Obama e Biden non contano? Hanno vinto i democratici, ok. E su questo non ci sono dubbi. Il sionista Trump ha perso e anche qui non ci sono dubbi. Ma la situazione tra i democratici è la seguente: tra tutti gli eletti alla Camera e al Senato, di buoni ce ne sono 4, che sono davvero ottimi politici, coraggiosi e pure innovativi. Il resto è un mix tra Fassino, Delrio, Filippo Sensi, Pina Picierno, Carlo Calenda e Lia Quartapelle. E dalla grande democrazia a stelle e strisce, anche per questa volta, è tutto. A riveder le bombe. Ovviamente in nome della democrazia..." (Giuseppe Salamone)
"Ma chi ha vinto davvero? Tutti cercano di intestarsi il risultato, dai progressisti anti-establishment ai vecchi apparati democratici. Eppure il quadro è assai più contraddittorio: vincono candidati della sinistra sindacale e populisti economici, ma anche esponenti di un establishment che definire «moderato» è una barzelletta, tanto è legato alle grandi oligarchie economiche e alle politiche di guerra. Il paradosso è servito: il trumpismo rischia di aver ottenuto soprattutto un risultato, restituire credibilità al vecchio partito unico della guerra e degli affari, ripulendone l'immagine dopo anni di disastri. Ma dal voto emerge anche qualcosa di più profondo. Ora che i costi della guerra e della crisi dell'egemonia americana ricadono direttamente sulle tasche della popolazione, le guerre culturali non bastano più. Tornano al centro salari, sanità, casa, lavoro, costo della vita. I bisogni materiali di milioni di persone. E qui si apre la contraddizione decisiva. Perché proprio questo voto potrebbe essere utilizzato dall'establishment democratico per rilanciare la grande crociata contro il «dittatore sanguinario del Cremlino», invocata da anni dai settori più interventisti dell'Occidente." (Enrico Tomaselli)



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