mercoledì 12 febbraio 2014

Renzie, il nuovo che incombe - Si apre il sipario sulle nuove entrate nel teatrino della politica




I media, giornali e TV ci hanno strombazzato per mesi l’ascesa di un piccolo “democristiano” di provincia, tale Renzi Matteo, definito il rott'amatore, quale salvifico demiurgo, lanciato, ventre a terra, non alla conquista del potere, ma alla salvezza dello Stivale. 

Portato come un surf sull’onda abilmente costruita, ha mandato a carte quarantotto il vecchio segretario trinariciuto, che se la è presa proprio male. Bersani ha somatizzato. Auguri. Poi ha sdoganato un altro figuro, politicamente finito, il Silvio da Arcore, che ormai si accontenta del cagnolino Dudù. Comprensibile a settantasette anni: mica si compiacciono, le ragazzette, di sentire i comizi, in camera da letto….

Sullo sfondo re Giorgio rischia di rivestire la figura del capro espiatorio, Serve un posto di prestigio per tale Draghi Mario, che ha finito il compitino affidatogli dalla sue ex datrice di lavoro e per sempre padrona: la Goldman Sachs. Visto che alla Banca Centrale Europea toccherà –finalmente!- ad un tedesco, Draghi sarà, applaudito da destra e sinistra, il prossimo presidente della repubblica italiana. Poveri noi!

Nel frattempo, copiando lo sparito di Pietro, “come sempre, come tutti”, si è scatenata la guerra di potere per il primo posto nella graduatoria dei Servi più affidabili: la poltrona di primo Ministro del Governo Italiano. Non conta nulla, sia ben chiaro: gli ordini vengono da fuori, ma la patacca appuntata fa gola a tutti i parassiti.
Avrete notato, voi che leggete, di come siano stati piene le pagine della problematica della nuova legge elettorale: non frega nulla a nessuno, salvo a quelli che sgomitano per l’adorato scranno parlamentare, miniera da scavare per il bene e le tasche personali. Nessuno parla di lavoro, di produzione, di creazione di ricchezza, di programmazione, di ricerca, di sviluppo. Si sproloquia di legge elettorale, cioè di come fregare la volontà popolare con alchimie, per “vincere” la gara alla poltrona. Democrazia.

Come successe per Prodi, per Veltroni, ed ora per Letta, la cosiddetta sinistra mangia i suoi figli, ritenendosi Cronos, ma restando solo coprofaga. Ora il piccolo “democristiano” fiorentino vuole la prima seggiola del Governo. Non cambia nulla. Non cambia nulla da settanta anni. Cose viste e riviste, copioni logori e sfilacciati di una piccola farsa da guitti e saltimbanchi di paese. Non amo assolutamente Obama, ma gli ho sentito dire: “Lo stato non ha i soldi per la avventura spaziale, ci penseranno i privati. Lo stato destinerà le risorse alle nano tecnologie”. Non entro nel merito (discorso lungo), ma vivaddio almeno è un progetto chiaro e preciso, comprensibile e non bizantino. Accidenti!

Qui invece non cambia nulla: la lotta è sempre e solo circoscritta al “potere”, o, meglio, al simulacro dello stesso. I parassiti si accontentano….

E pensare che una volta i rossi facevano paura. E pensare che una volta quando uscivano per le strade i neri facevano restare in casa “quelli là”: erano, nella migliore delle ipotesi, sberle da far fischiare l’aria. Altri tempi, altre fedi.

La …. “democrazia” ha compiuto il suo lavoro: ha omogeneizzato tutto e tutti. O quasi tutti.

Ha reso la gente refrattaria allo scandalo. Impermeabile allo schifo. Insensibile al guano nel quale ci hanno immersi. Tutti uguali, livellati al basso. Tutti amebe viscide e ripugnanti. Tutti tubi digerenti come i vari grandi fratelli ci hanno voluto.

E’ il trionfo della democrazia.
E’ la fine della democrazia.

Non è una contraddizione, è storia: sempre un sistema, giunto all’apice e raggiunto lo scopo, è imploso, è crollato, è finito
Ricordo uno stupendo film in bianco e nero dei primi anni cinquanta: “Quarto potere” . Nella scena finale il giornalista protagonista fa ascoltare al telefono al gangster il rumore delle rotative che pubblicavano le notizie che il farabutto voleva nascoste. 

“Questa è la stampa, bellezza – diceva al telefono il giornalista -. E tu non ci puoi fare nulla”.

Parafrasando ed aggiornando, oggi possiamo dire, soprattutto ai parassiti: “Questa è la fine della vostra democrazia, bellezze, e non ci potete fare niente”.

Fabrizio Belloni



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