lunedì 18 novembre 2013

La storia di Re Mida si ripete: "Mangiare il denaro non è possibile..."



Il Passaparola di Massimo Fini, giornalista e scrittore

Il denaro ha quattro funzioni: intermediario dello scambio, misura del valore, mezzo di pagamento, deposito di ricchezza. Sulle prime tre non c’è niente da dire. Sulla quarta invece sì, perché il denaro non è ricchezza, non la rappresenta. Il denaro in se stesso che cos’è? È, nella sua essenza, futuro, proiezione verso il futuro, una scommessa sul futuro, una rappresentazione del futuro. 

Naturalmente se il futuro è a breve è chiaro che se ho 100 Euro, posso pensare che con questi 100 Euro qualcuno mi darà qualcosa in cambio, ma se assume invece forme colossali, come è oggi, questa proiezione è così enorme da proiettarci verso epoche talmente lontane, il denaro è allora in realtà inesistente. Il denaro che c’è nel mondo, in tutte le forme, azioni, obbligazioni, crediti di qualunque tipo, fatto 100 questa quantità di denaro con l’1% compri tutti i beni e i servizi del mondo, il 99% che cos’è? Non è nulla, se non una folle proiezione. 
Il denaro nella sua prima forma appare in Lidia, nell’ambito della cultura greca intorno al tremila avanti Cristo, lì inizia la storia del denaro, inizialmente è un intermediario nello scambio per evitare le triangolazioni del baratto, che sono faticose. C’è un geroglifico nelle piramidi egiziane dove uno per avere una focaccia deve prima andare da un altro, perché quello che ha lui non interessa a quello che ha la focaccia, e quindi fare una triangolazione. E sostanzialmente così resta per molto tempo, un utile mezzo di scambio. 
Poi il denaro prende invece la forma di fine, non più di mezzo e diventa protagonista del sistema. Con la rivoluzione industriale diventerà fondamentale, perché come dice Adam Smith è “la tecnica che unisce tutte le tecniche”, è ciò che permette questo tipo di sistema che abbiamo oggi e, piano a piano, si smaterializza, si svincola dal supporto materiale, prima c’è la banconota, che Adam Smith considera una invenzione pari a quella della macchina a vapore e poi diventa virtuale. 
Questo ha alcune conseguenze, questa smaterializzazione del denaro dalla moneta fisica e la sua finanziarizzazione. Oggi ci sono i derivati e le opzioni si moltiplica il denaro esistente in modo enorme, perché sono scommesse su scommesse su scommesse. Si parte da un’azione di una azienda a una scommessa su quanto varrà questa azione due mesi dopo e poi una scommessa su questa scommessa. Insomma è un moltiplicatore di denaro, motivo per cui c’è questa bolla enorme che prima o poi ci ricadrà addosso. 
Ci ricadrà addosso anche per una ragione più di fondo, perché il nostro modello di sviluppo è basato sulle crescite esponenziali, che esistono in matematica ma non in natura, per cui a un certo punto tu arrivi a un limite e noi siamo molto vicini a questo limite. Non possiamo più crescere e chiunque parla di crescita mente sapendo di mentire. E’ come una potentissima macchina che partendo dalla rivoluzione industriale ha corso velocissima in questi due secoli e mezzo e adesso si trova davanti a un muro e continua a dare di gas e naturalmente a un certo punto fonde. 
Ragionevolmente bisognerebbe fare qualche passo indietro. Le correnti di pensiero che si sono occupate di queste cose, soprattutto americane, perché essendo gli Stati Uniti la punta di lancio del modello sono anche quelli che esprimono per primi gli anticorpi, anche se sono pensieri di nicchia, ma non sottovalutati. In America, parlano di un ritorno graduale, ragionato a forme di auto-produzione e autoconsumo che passi attraverso il recupero della terra e il ridimensionamento drastico dell’apparato industriale finanziario. 
Se tu hai autoproduzione e autoconsumo non hai bisogno di denaro, quando si dice che certi Paesi vivono poveramente perché hanno il reddito pro capite due dollari al mese, bisogna vedere, perché può essere che neanche quei due dollari gli servano, se sono autosufficienti. 
Lo dice molto bene, devo dire, Ta-Tanka I-Yotank , il vecchio Toro Seduto a fine Ottocento “Quando avrete abbattuto l’ultimo bisonte, tagliato l’ultimo albero, prosciugato l’ultimo fiume vi renderete conto che non potrete mangiare il denaro accumulato nelle vostre banche”.
Viviamo in un mondo che è folle, continua a girare, ma non per molto. I tempi non li so calcolare, i tempi sono importanti, perché se il crack, il crollo, il sistema del denaro, che è inevitabile, avviene tra 10 anni è una cosa e ti può interessare, se avviene tra 50 anni è un’altra. Comunque al momento del crollo del sistema del denaro, ti fermerai da un benzinaio e dirai “Mi dia 60 Euro di benzina” e quello ti dirà “Che Euro ?… mi dia piuttosto una gallina e due uova”. 
Andrebbe assolutamente rivalorizzata l’agricoltura, perché in realtà la prima esigenza dell’uomo è il cibo, invece l’agricoltura viene marginalizzata! Questa era stata una intuizione del fascismo, molto demonizzata, ma in realtà la terra è fondamentale, e noi non la stiamo distruggendo semplicemente dal punto di vista ecologico, ma dal punto di vista della sua produttività. Prima della rivoluzione industriale c’era l’abitudine del maggese, una parte della terra la facevi riposare. 
Adesso invece la si sfrutta a sangue e a un certo punto la terra diventa totalmente improduttiva.
Il popolo ha sempre avuto una estrema diffidenza nei confronti del denaro. Voglio fare prima un esempio che riguarda l’Africa esposto in un libro che mi è costato molta fatica: “Il denaro, sterco del demonio”, sterco del demonio sono parole di Martin Lutero.
Quando i colonialisti arrivarono in Africa i neri non volevano saperne di denaro, loro vivevano di autoproduzione e di baratto e allora che cosa fecero? Imposero una tassa su ogni capanna, per cui questi dovevano procurarsi un surplus, e lì inizia la storia dello scambio attraverso il denaro e non più attraverso un baratto. 
C’è una bella poesia di un poeta africano che dice “Ah che bello il tempo quando se io avevo sale e tu pepe io ti davo sale e tu pepe senza stare a pensare se il sale valeva più del pepe o il pepe più del sale”.
Il denaro favorisce quei soggetti che avendone capito profondamente l’essenza lo sanno maneggiare, e sono i grandi finanzieri, ma la gente comune non sa, non solo, si fa totalmente ingannare, il risparmiatore è la vittima designata del sistema del denaro, perché finanzia attraverso le banche i ricchi perché diventino sempre più ricchi, se le cose a costoro vanno bene tanto meglio per i ricchi, se vanno male la cosa cade sulla testa dei risparmiatori. In qualche forma la rapina del cosiddetto risparmio avviene già, perché o è l’inflazione o il fatto che a un certo punto vieni tassato, il risparmiatore non può uscirne.
Schiavi del meccanismo ormai siamo praticamente tutti, nel senso che questo treno è lanciato a mille all’ora, i finanzieri e compagnia bella sono le mosche cocchiere, ma non è che guidano il treno, il treno andrà a schiantarsi e travolgerà anche loro. 
Non c’è qualcuno alla guida di questo treno, è un meccanismo che si autoriproduce, autopotenzia e che indebolisce l’uomo, più si indebolisce e più diventa prigioniero del meccanismo. 
Questo me l’ha confermato Rubbia, uno scienziato positivista, quando gli ho fatto questo esempio ha ammesso che è così, che il treno è lanciato a mille all’ora e che noi non sappiamo se anche fermandolo adesso non abbiamo già superato il punto di non ritorno e quindi andiamo a schiantarci contro la montagna. Fuori di metafora verso quel momento in cui crollerà questo tipo di mondo e di sistema. 
E’ chiaro che l’Occidente pur di salvarsi scatenerà guerre, ma si salveranno coloro che saranno fuori da questo tipo di logica, pochissime società marginali, autosufficienti. 
In guerra si vede bene. La città diventa il luogo della prigionia e in campagna tu puoi autosostentarti. Una mucca può perdere anche un po’ di valore, ma continua comunque a brucare e trasformare in latte, a cagare come Dio comanda. Non può mai azzerarsi il valore di una mucca. 
Il denaro può azzerarsi totalmente in qualsiasi momento, si è visto in alcune crisi famose, il denaro non valeva più niente,la crisi di Weimar: un francobollo costava quattro miliardi di marchi! Il Messico doveva 50 miliardi ai Paesi industrializzati e era sull’orlo della bancarotta, la bancarotta in realtà fa più male al creditore che al debitore, cosa fecero? Prestarono al Messico 50 miliardi di dollari perché potesse restituire 50 miliardi di dollari. 
Questa cosa sembra non avere nessuna logica. Se io ti devo 100 Euro e tu mi dai 100 Euro perché ti restituisca i 100 Euro non è logico. Nel sistema globale ha una sua logica, perché in questo modo tu tieni agganciato il Messico, quindi continui a vendergli Coca Cole e altre stronzate di questo genere. 
Nel 2008 la crisi subprime come è stata risolta? Gli americani hanno tirato fuori tre trilioni di dollari che o li avevano prima, e non si capisce perché non li avessero usati, o se li sono stampati e a che cosa corrispondono? A niente! Servono per mandare avanti ancora per un po’ il sistema, ma in realtà creano una bolla speculativa che ricadrà addosso a loro, agli europei, a tutti quanti. 
Più o meno tutti i Paesi hanno reagito in questo modo, immettendo altro denaro non esistente sperando che il cavallo già dopato faccia ancora qualche passo avanti, ma prima o poi crolla per eccesso di overdose.
Il lavoro diventa un valore con la rivoluzione industriale, sia da parte marxista che liberista, per Marx l’essenza è il valore e per i liberisti è quel fattore che combinandosi con il capitale dà il plusvalore, ma prima il lavoro non era affatto un lavoro, era uno spiacevole sudore della fronte. 
Non era proprio lavoro, ma mestiere, che è una cosa diversa, comunque la gente lavorava per quanto gli bastava, il resto è vita! Noi oggi invece siamo tutti degli schiavi salariati costretti a lavorare, sotto un qualche padrone. Che in questo caso è l’imprenditore, che a sua volta è schiavo di certe dinamiche, ma l’essere usciti in questo modo clamoroso dalla autoproduzione e autoconsumo per creare questo mondo così complesso alla fine si è rivelata una scommessa perdente. 
La ribellione di Grillo e compagni parte da alcune cose molto pratiche, ma al fondo va oltre il concetto di destra e sinistra e anche oltre il concetto appunto del lavoro come valore assoluto, pare che sia una frase che Grillo ha detto, dove metteva in dubbio il valore assoluto del lavoro.
La rendita è in se parassitaria, perché è denaro fatto su altro denaro, cioè è un nulla fatto sul nulla, che poi si materializza, nel senso che poi tu compri una cosa magari, ma di fondo nel complesso mortifica tutti gli altri. A lungo termine questo crea una bolla speculativa che prima o poi ti cade addosso, in modo drammatico, perché è quello che succede a tutti i sistemi totalitari e totalizzanti a un certo punto. 
L’impero romano aveva appena finito di conquistare tutto il mondo conosciuto che implose su se stesso, qui accadrà la stessa cosa, solo che l’impero romano era uno sputo nel vasto mondo di allora, qui il sistema si pone come planetario, quindi il crollo quando sarà planetario e provocherà sconvolgimenti straordinari. 
Noi ci stiamo, si dice, risollevando dalla crisi, ma in realtà l’occupazione diminuisce. E allora dove ci stiamo risollevando? Ci stiamo risollevando a danno delle persone, e del resto tutte le volte che in America una grande multinazionale dice che i suoi profitti sono aumentati. ma contemporaneamente hai il licenziamento di decine di migliaia di lavoratori, allora il meccanismo è fatto per noi uomini o per altro? 
Il progresso si è trasformato in uno straordinario regresso dal punto di vista umano. L’unico Dio veramente condiviso è il Dio quattrino e tutti gli altri valori sono spariti, lo vediamo, chi ha vissuto come me da anni appunto in questo Paese sa che alcuni valori pre-politici, come onestà, lealtà, dignità, esistevano anche nel nostro sciagurato Paese, negli anni ‘50 era così, l’onestà era un valore per tutti, per la borghesia, se non altro perché dava credito, nel mondo contadino lo sanno tutti, se tu violavi la stretta di mano eri emarginato e anche per il mondo proletario. 
Tutti questi valori il benessere li ha cancellati. Ecco perché ho scritto un pezzo che ha suscitato molte polemiche, dico a noi occorrerebbe una guerra, non quelle che facciamo sugli altri, ma quelle da subire, perché almeno ci ridarebbero una scala di valori, ciò che è importante e ciò che non è importante.. 
Bisognerebbe ritornare all’essenziale, senza esagerare. Queste teorie, del neo comunitarismo, del bioregionalismo, non è che pretendano che si ritorni all’età delle caverne e neanche al medioevo, però non abbiamo bisogno ancora di ingozzarci di beni. 


Quando trionfa in questo modo il principio individualistico la comunità si spezza. Allora passate parola.

Massimo Fini


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