domenica 10 febbraio 2013

La Turchia odia le donne e soprattutto PInar Selek



Turchia. I media non ne hanno parlato eppure non è una notizia su cui fare ombra.

Pınar Selek, classe 1971, attivista femminista, antimilitarista e sociologa, ha ricevuto la condanna all’ergastolo e la condanna le è arrivata dopo un processo che è durato ben 15 anni e, soprattutto,  dopo che è stata assolta dall'accusa di terrorismo per tre volte.

Ha preso parte alla fondazione Amargi, libreria femminista di Istanbul.

Pinar, inoltre, non solo si prendeva dei ragazzi di strada e dei travestiti con cui lavorava, ma con loro ha anche istituito il Laboratorio degli Artisti della Strada. In questo modo i ragazzi di strada, ma anche i travestiti sono riusciti ad integrarsi nella società attraverso le loro opere artistiche.

Pınar Selek ha sempre combattuto contro la guerra e nel 1998 mentre stava per terminare la sua ricerca sulle conseguenze e gli effetti della guerra civile in Turchia, che per lunghi anni ha causato numerose vittime e sofferenze al paese,  si è trovata coinvolta in una cospirazione che però l'ha accusata di avere messo una bomba al Bazaar delle Spezie.

Ha trascorso due anni e mezzo in galera e 15 anni nelle aule dei tribunali.

Il suo processo ha dell'esemplare: viene accusata, il suo accusatore poi però ritratta, dice che la confessione gli è stata estorta sotto tortura, poi ci ripensa e l’accusa di nuovo, e così va avanti.

I tre diversi esperti che vengono nominati dal tribunale  dichiarano che l’esplosione è stata causata da una perdita di gas e che non si è trattato di una bomba, ma la polizia tuttavia continua ad affermare che è stata una bomba e così continuano ad accusare  Pilar di terrorismo. Per tre volte si è arrivato a un verdetto e per tre volte Pınar Selek è stata assolta.

Fino ad alcuni giorni fa, il giudice che ha assolto Pınar continuava a votare contro la sua condanna, ma la Corte invece ha deciso di condannarla all’ergastolo per terrorismo.
Gli avvocati di Pınar hanno contestato questa decisione e si sono preparati a fare ricorso alla Corte Costituzionale.


(Fonte: controlacrisi.org)

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