martedì 26 febbraio 2013

Altra analisi del voto di febbraio.. quella tutta da ridere



Quello che mi piace è poter guardare i risultati con il distacco di chi non si sente intimamente legato a nessuno degli schieramenti, o dei partiti presenti nel circo elettorale. Occhio disincantato, quindi.

Dunque.
Uno ha vinto, unico.
Uno ha pareggiato in trasferta.
Tutti gli altri hanno perso.
Sarà interessante innanzi tutto contare quanti, tra astenuti, voti cosiddetti “di protesta” (che poi di protesta non sono: sono antisistema), schede bianche, schede nulle ci siano in totale. A questi bisognerà aggiungere anche quelli che si sono rifiutati di votare e lo hanno fatto mettere a verbale. Una cosa è certa, facendo i conti della serva: 75% alla grande di votanti; meno i cosiddetti antisistema che sono il 25%; meno le schede bianche , le nulle ecc. ecc. si arriva a meno del 50%. Un italiano su due, in un periodo di crisi, ha voltato le spalle al Patto Sociale. Repubblica di Weimar. Con quello che ne seguì.

Un’altra considerazione: nel festival dell’astensionismo e del rifiuto, i votanti per le “regionali” sono un po’ di più di quelli che hanno votato per il governo centrale. Indicativo. Non è ancora il rifiuto totale del sistema (anche se ci stiamo avvicinando a rapidi passi), ma è la nausea del potere romano. Inizio della fine, C.V.D.

E veniamo prima di tutto agli sconfitti.

Brilla Bersani, fra i perdenti. Già dopo gli exit pool sembrava di sentire il rumore del lambrusco rosso frizzante stappato. Convinto di vincere, con la faccia fintamente seria ed umile, è andato però via via incupendosi, conscio dei sondaggi (quelli veri, non quelli dati dai giornali-linguetta). Sarà incaricato di formare il governo, cosa che farà per libido di potere. Non capisce. Ma già all’interno del partito trinariciuto è cominciata la resa dei conti. Finirà come Prodi, notoriamente fatto fuori dai suoi. E Renzi sta affilando denti, zanne, e coltelli, pronto a prendere quel posto di guida che, se lo avesse avuto prima avrebbe mantenuto quel 40% di cui i linguettuti giornalisti gratificavano il PD. Delusione talmente palpabile da far dire ad uno sprovveduto PD che “così bisogna andare a nuove elezioni”. Grecia incombente.

Il flop più elegante e fragoroso è stato quello di Mario varesotto Monti. Ricordo un detto che girava a Milano, dipinto sui gabinetti pubblici: “si credette un Cesare e non fu che un Vespasiano”. L’arroganza non paga. La spocchia non paga. L’asservimento a poteri forti (Goldman Sachs) non paga. Ha creduto che la Politica si possa gestire solo con l’Economia. Non è vero. E non è doppiamente vero se l’Economia imposta è aberrante, compulsiva, non diretta al bene del Popolo, ma solo ossequiente a voleri extra nazionali, a principi sbagliati, a mancanza di buon senso comune.

Altro sconfitto è il grazioso Vendola. Pensava di aggregare solo con frasi rimasticate la vecchia base comunista, senza rendersi conto che oggi i proletari oggi ragionano come proprietari di casa (magari col mutuo), proprietari di un’automobile, e desiderosi di farsi almeno una settimana in una pensioncina al mare. Non so perché ma mi ricorda una vecchia settantenne che veste ancora con la minigonna. Patetico.

Maroni è la reclame dell’ego. Progetti? Ma per favore! Vuole solo sedersi sulla poltrona di Formigoni, e dire “il padrone sono me”. Ricordate la secessione? La Devolution? Il federalismo fiscale? Cosa è riuscita a concludere la Lega? Nulla? Risposta esatta. Tempo tre anni e la Lombardia a guida leghista farà la fine del Lazio. Guardia di Finanza allertata. Da tempo. I voti erano il 10% ed ora sono circa il 4%. Bravi! Così si vince!

Ingoia (od Ingroia?). E’ comiciato male, è durato poco ed è finito nel nulla. Non meriterebbe neppure di essere ignorato. E poi, absit injuria verbis, ha l’aspetto del menagramo. Torni in Guatemala, ove clima, mare e fanciulle sono accattivanti, anche per uno come lui.

Giannino. Pensava di essere al cabaret, con Cochi e Renato o Ale e Franz. E’ scivolato su una stupida manifestazione di megalomania. Annullato.

Saporì. Il nulla politico, condito da snobismo di casta. In altri tempi lo si sarebbe definito un radical chic. Inutile e credibile come un quadro astratto. Pussa via. Sciò.

Pannella: povero vecchio illuso e romantico. Non può fare neppure più il buffone di corte. Senilità politica e non solo.

Fini, Casini…. Chi erano? Chi se ne ricorda?

E veniamo a chi ha pareggiato, pur giocando in trasferta.

Berlusconi. La cosa che mi pace del Silvio è che sia il padrone del Milan (Bilan). Ed io sono un Interista per grazia di dio, tifoso, non oggettivo, e non ammetto contradditori. Un tanto per far capire come la penso sul Cainano (non è un errore di battitura).
Però devo dargli atto che il PdL partiva da un 12/15% quando annunciò il passo indietro; con una campagna elettorale degna di un mercante di Honk Kong che cerca di vendervi un vero Ming, promettendo questo mondo e quell’altro, ha avuto il merito di convogliare su di sé (Alfano è un desaparecido) il timore degli Italiani timorosi del cambiamento, gli Italiani adagiati sul quieto vivere, gli Italiani che hanno ancora buchi da usare sulla cintura. Ora però Berlusconi stupido non è: come sa usare il linguaggio mediatico, così come obbiettivo aveva quello di raggiungere l’ingovernabilità. Per poi a breve ripresentarsi come l’unto, come colui che cammina sulle acque e poter dire: “io sono il salvatore”. Obbiettivo raggiunto, bisogna dargliene atto.

E veniamo all’unico vincitore: Grillo. Aveva capito che la gente comincia a capire. Non è poco. In più il suo “non aver programmi” (come dicevano gli impauriti concorrenti) era ed è una balla nucleare. E, badate bene, non è il programma scritto che conta. Su quello si può discutere, anche se molte delle cose che dicono i 5 stelle non si inquadrano nei voleri della casta. Ma quello che la gente ha capito è il cambiamento del Patto Sociale che informa il progetto del Ligure: più essere Umano, meno consumismo. E buon senso. Inaccettabile per una società che sta morendo rotolandosi negli spasmi di un mondo avvinghiato solo al vitello d’oro.

Ora Grillo ha un compito importante: tenere il gruppo unito ed evitare che si romanizzi. Altrimenti rischia l’implosione.

Occhio a nuove elezioni. Per la casta sarebbe meglio una pistolettata alla tempia.
Occhio alle “grandi coalizioni”: farebbero schizzare Grillo al 40/50%.

E allora?

Questa è la democrazia gente. Godetevela.

Io rido.

Fabrizio Belloni

1 commento:

  1. Il mio calcolo degli antisistema è il seguente:
    - Partecipazione al voto: 75,1%
    Cfr.: http://www.cdt.ch/mondo/politica/78741/partecipazione-al-751-in-calo.html
    - Schede bianche e/o nulle: 7,15%
    Cfr.:
    http://www.cdt.ch/mondo/politica/78746/ci-sono-state-1200000-schede-nulle.html
    Totale (partecipazione meno le schede bianche o nulle) = 67,95
    Dunque il "partito" degli antisistema è del 100% meno il 67,95%, dunque il 32,05%
    Un risultato diverso dal tuo (se sbaglio, correggimi per favore, ci tengo all'esattezza: nereo.villa@libero.it), che comunque non rende diversa la tua analisi complessiva, dato che nessun partito, se non sbaglio, ha raggiunto il 32,05%.

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