lunedì 4 febbraio 2013

Immigrati cinesi ambulanti e politici nostrani inamovibili



Quando ero giovane, due o tre secoli fa, abitavo -grazie a dio- a Milano. E non ero tanto distante da via Paolo Sarpi,  zona Parco Sempione. Era la via dei Cinesi, quelli arrivati durante il Ventennio. Non molti, silenziosi, operosi. C'era un solo ristorante cinese, a Milano. Ed all'angolo delle vie adiacenti al quartiere cinese si vedevano spesso ambulanti con tre cravatte sul braccio, in vendita, con improbabili disegni orientali e con sgargianti colori.

"Compla, compla, pula seta cinese, mille lile", sorridevano i figli della Muraglia.

Rayon squallido. Sfilacciamenti assicurati. Ma folklore e balle commerciali simpatiche. Noi si sapeva, loro sapevano che noi sapevamo. Non si compravano le cravatte, si comprava la simpatia sorridente.

Mi sono ricordato delle tre cravatte in questa campagna elettorale. Tutti.... "cinesi", tutti raccontano balle. Senza sorrisi né simpatia, però.

"Ridurremo l'IMU".
"Ridurremo le tasse".
"Terremo le tasse in Regione".
"Aboliremo l'IMU".
"Aboliremo l'IRAP"."
"Dimezzeremo il numero dei parlamentari".
"No al finanziamento pubblico ai partiti". (Di quello ai giornali non parlano, per non irritare i giornalisti-linguetta. N.d.R.).

Non c'è nessuno (NESSUNO) che parla di programma economico, di politica economica, assente dall'Italia da 68 anni. Non c'è nessuno che parla di aiuto a chi lavora e produce ricchezza. Non c'è nessuno che rivendica sovranità umana, monetaria, politica, militare diplomatica.

Non c'è nessuno che propone di cacciare la Goldman Sachs, il cui teschio ghignante si staglia anche -NON SOLO!- sullo sfondo dello schifo del Monte dei Paschi di Siena.

Ricordo con piacere i piccoli Cinesi sorridenti: non faccio neppure il tentativo di paragonarli ai politici di una campagna elettorale becera, irrispettosa, inutile, squallida. Non li paragono, per carità di Patria.

Fabrizio Belloni

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