Questo blog nasce per l’esigenza di restituire identità al luogo ed a noi stessi.

Negli anni passati avevo coniato il motto “Una, cento, mille Calcata..” per significare come l’esperimento in corso nel vetusto borgo potesse essere esemplificativo di un nuovo modo di rapportarsi con la natura e con se stessi. Non è certo Calcata, in quanto comunità o località, che va riprodotta ma un modo di percepire la presenza umana nel luogo. Una presenza inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

Infatti - come disse Nisargadatta Maharaj - noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati.

Molto spesso però ho notato che l’uomo tende a dare maggiore importanza al contesto sociale in cui egli vive. E’ nella società umana, con le sue esigenze e movimenti, che si fa la storia e si sancisce la caratteristica di un posto, molto spesso dimenticando l’appartenenza al tutto, ignorando l’inscindibile co-presenza della natura e degli animali. Per tentare di riscoprire le nostre radici naturali, continuando a prendere ad esempio un cero modo di vivere il luogo e nel luogo, ho pensato di affidare le mie riflessioni a questo blog. In esso si parla di Calcata ma anche di tutto il mondo, ma potremmo dire che è un'altra Calcata ed un altro mondo.

Programmi, storie, descrizioni dell’ambiente (sia naturale che umano), poesie, riflessioni… è ciò che troverete in questo blog. Non sarà quindi un sito di servizi, per promuovere il turismo o la speculazione commerciale, ma un luogo di incontro e fusione delle anime.


martedì 21 febbraio 2012

Vincenzo Mannello, il porto di Kochi e la svendita dell'Italia




Kerala, Porto di Kochi – Qualunque cosa sia esattamente accaduta, sicuramente al di fuori delle acque territoriali indiane, la consegna "a domicilio" da parte del comandante della Enrica Lexie dei due militari alle autorità indiane, ha il sapore amaro della umiliazione nei confronti di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, rei di avere, in ogni caso, adempiuto al proprio dovere di militari al servizio del proprio paese. Vera e propria offesa alla loro dignità di soldati e pure atto di (s)vendita ad autorità di un paese straniero. Ed, a maggior disdoro, compiuto con la probabile acquiescenza dell' armatore, dei nostri comandi militari e del governo italiano.

Mai, dico mai, è giunta notizia della consegna volontaria di soldati di una qualunque "potenza" occidentale (e non solo) implicati in azioni di guerra (tale dovrebbe essere la lotta alla pirateria) od attività operative all'estero. I lontani fatti del Cermis insegnano, oltre ai numerosissimi e documentati episodi che hanno visto soldatesche statunitensi, inglesi, francesi o israeliane coinvolte persino in crimini contro l'umanità. Addirittura, pochi giorni fa, nel porto di Catania, marinai inglesi
ubriachi hanno gettato a mare, tra urla e schiamazzi di gioia, una statua di Cristo, situata nel porto. Senza che sia stata permessa alla polizia neppure la individuazione dei responsabili. Altro che sparatoria in mare aperto dai contorni tutti da chiarire!

Perchè un governo (in italia considerato di esemplare "democrazia") ha usato questa determinazione nei confronti di due soldati "stranieri"? Perchè il bersaglio era ed è "facile" . Perchè l'Italia (non solo militare), quando è priva dello scudo fisico degli Usa, è ben poca cosa. Incapace di un atteggiamento appena appena decente. L'abbiamo visto, nel recente passato, in Irak, in Afghanistan, in Libia. Perchè i governanti italiani, sospetti di aver sempre pagato per il recupero degli ostaggi sequestrati nel mondo, sono famosi per i comportamenti mai chiari, coraggiosi e
determinati. Quindi l' India, per problemi interni, con chi avrebbe dovuto e potuto fare la voce grossa se non con due militari di uno stato di fatto inesistente?

Vincenzo Mannello

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