martedì 7 febbraio 2012

Eurogendfor, Forze armate e Carabinieri - A proposito dei sempre nei secoli fedeli.. ecco una raccolta di notizie d'intelligence



Abbiamo pubblicato ripetutamente sul Giornaletto di Saul la notizia che l'arma dei CC è in fase di scioglimento ed assorbimento all'interno della Polizia di Stato. Contemporaneamente abbiamo dato notizia dell'imminente fondazione di una Polizia Comunitaria, indipendente dallo stato italiano. Infatti

con il "Trattato di Velsen" (17.10.2007) si istituisce la polizia militare d'Europa (Eurogendfor). Camera e Senato italiani all'unanimità ratificano il trattato (14.5.2010) nel silenzio raggelante dei media. Il 12.6.2010 il "Trattato di Velsen" entra in vigore in Italia. La legge di ratifica n° 84 riguarda direttamente l'Arma dei Carabinieri, che verrà assorbita nella Polizia di Stato, e questa degradata a polizia locale di secondo livello. In pratica l'Eurogendfor potrà operare in qualsiasi parte del mondo sostituendosi completamente alle normali forze dell'ordine locali e agire nella più totale immunità giudiziaria. 5.1.2012: UNAC (Unione Nazionale Arma dei Carabinieri) annuncia che l'Arma va verso lo scioglimento...



Ad memoriam riportiamo qui alcuni stralci sulle azioni della "Benemerita" (all'interno delle Forze armate) rilevate dal sito http://www.autistici.org:



La presenza italiana nel progetto di ricerca che ha partorito il rapporto UO 2020 non ha certo avuto il candore di una cenerentola. L’Italia in questo campo si è offerta di sviluppare nuove specializzazioni e di formare personale addestrato a muoversi e combattere negli ambienti urbani, in cui bisogna (in ottemperanza alle linee strategiche sopra tracciate) isolare quartieri, edifici, abitazioni, ma anche padroneggiare impianti idrici, di telecomunicazione e di distribuzione dell’energia.In effetti gli Stati Uniti e la Gran Bretagna considerano il Belpaese come uno dei migliori fornitori di personale addestrato a operazioni antisommossa, a partire dai reparti dei Carabinieri inquadrati nella MSU[64].



A partire dalla prima consegna di autoblindo e armi automatiche al battaglione mobile dei Carabinieri di Milano, nel 1945, “il compito principale assegnato alle nostre Forze Armate in ambito NATO, oltre al contenimento di un eventuale e sempre più improbabile nemico orientale[67], è stato fin dall’inizio, e rimane tuttora, quello della difesa interna del territorio.



A partire dagli anni Sessanta, l’elaborazione teorica controrivoluzionaria degli ambienti militari nostrani, la nascita di nuovi corpi, il coordinamento interforze[70], le attività addestrative e gl’interventi s’intensificano. La lista è lunga e potrà sembrare ridonante, ma fornisce un buon quadro dell’insistenza operativa delle FF. AA. italiane: le operazioni “antiterrorismo” condotte in Alto Adige (1961-68)[71]; la costituzione (gennaio 1963) della Brigata Paracadutisti “Folgore” da parte del capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale “golpista” Giuseppe Aloia[72]; la formazione dell’XI brigata meccanizzata dei Carabinieri[73] (aprile 1963) da parte del generale Giovanni De Lorenzo (pure lui “golpista”); il “rumore di sciabole” del giugno-luglio 1964 (“Piano Solo”: il colpo di Stato rientra solo dopo il cedimento dei socialisti sul programma di governo)



Nel 1975 le Forze Armate italiane si ristrutturano lungo i seguenti assi: aumento dell’efficienza di tutte le armi e specialità, armamento ed equipaggiamento migliorati, diminuzione della percentuale dei militari di leva rispetto ai professionisti e accorciamento della durata della ferma obbligatoria, riduzione dell’organico complessivo delle truppe (con una conseguente maggiore possibilità di selezione nel reclutamento e un’accresciuta concentrazione dei mezzi a disposizione delle singole unità), costituzione di un’infrastruttura logistica e comunicativa delle FF. AA. (e naturalmente dei Carabinieri e della NATO) completamente autonoma da quella civile e in grado di sostituirvisi in caso di necessità.



Il “Nuovo Modello di Difesa” italiano, il cui progetto è stato elaborato dal ministero per la Difesa guidato da Rognoni (governo Andreotti) nel 1991, è incentrato sulla “tutela degli interessi nazionali, nell’accezione più vasta di tale termine, ovunque sia necessario”, entro un contesto internazionale in cui, caduto il Muro di Berlino, il nuovo confronto avviene nell’area mediterranea “tra una realtà culturale ancorata alla matrice islamica e i modelli di sviluppo del mondo occidentale”.



“Concorso permanente dello strumento militare alla politica nazionale”: ciò significa, nuovamente, utilizzo dell’esercito per azioni di polizia, controllo e presidio dei territori. E allora vai con altri due decenni d’interventi militari, in collaborazione beninteso con le Forze dell’Ordine o gli organi della Protezione Civile



Poco prima del Natale 2008 il ministro degli Esteri Frattini ha annunciato che AFRICOM, il comando unificato statunitense per le truppe di terra e di mare per l’Africa, troverà posto a Napoli e a Vicenza[89]. A Napoli sono di stanza anche le task force navali e di pronto intervento nel Corno d’Africa (nel territorio campano si trovano ben sette basi militari: USA e NATO)[90]. E proprio per potenziare AFRICOM, gli Stati Uniti hanno costituito due nuovi corpi: i Marines per l’Africa (MAFORAF) e il 17º Stormo dell’aeronautica militare USA (AFAFRICA). Quest’ultimo opererà soprattutto da Vicenza e Sigonella, oggi la più grande base aerea nel Mediterraneo[91].Nello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano è il Reparto Logistico (Progetto tecnologie avanzate) a curare l’applicazione di quanto appreso nel gruppo di lavoro NATO Urban Operations in the Year 2020 [92].



Continua...

2 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  2. Grazie per il parere... la diversità di visione è sempre un arricchimento...

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