lunedì 2 gennaio 2012

Washington e Teheran ai ferri corti - Iran: portaerei USA nello stretto di Hormuz



Minacce iraniane, controminacce USA. Ma chi ha davvero il controllo dello Stretto di Hormuz, e chi può far rispettare le leggi?

LO STRETTO DI HORMUZ SI TRASFORMERA' NELLA PROSSIMA PEARL HARBOR?

Avevo promesso di non parlare più dello Stretto di Hormuz fino almeno allo scoppio della guerra termonucleare globale. Ma qualcuno insiste e quindi credo di far cosa utile nel cercare lumi su come funzioni davvero questo fatidico braccio di mare.

Non sto a ripetere cose stradette (1, 2, 3, 4, e soprattutto 5). Ma gli iraniani continuano con le spacconate ("Chiudiamo lo Stretto!"), e gli USA replicano minacciando di scatenare le armate di Mordor. Così, è venuto naturale chiedermi chi comandi davvero su questo accidenti di Stretto.

E' territorio iraniano, e quindi l'Iran ha tutto il diritto di bloccarlo a suo piacimento? E' per caso acqua territoriale statunitense e io non lo sapevo, beata ignoranza? E' terra di nessuno, fascia di sicurezza ONU, proprietà privata di un pescatore, insomma come funziona?

Ebbene lo Stretto di Hormuz, nella sua parte più assottigliata, è largo appena 22 miglia. 11 miglia appartengono all'Iran, e 11 all'Oman. Per quanto riguarda le aree limitrofe (l'entrata e l'uscita, per capirsi) c'è un po' di discussione in corso, in quanto il diritto marittimo stabilisce che, qualora vi siano isole, le acque territoriali partano dalle isole e non dalla terraferma. Ne consegue che le isolette lì posizionate sono oggetto di diatriba mai risolta.

Non solo. Il diritto internazionale marittimo stabilisce che, nel passaggio di uno stretto, le navi mercantili godono di diritti inviolabili da parte dello Stato a cui appartengono le acque; persino le navi da guerra hanno diritto a mantenersi in stato di allerta, seppur monitorate da chi controlla lo Stretto.

Hanno ragione gli Stati Uniti, allora, a minacciare guerra contro chi ritiene di poter chiudere stretti a piacimento?

Qui arriva il paradosso divertente, che non manca mai. Ebbene: gli Stati Uniti non hanno mai ratificato il diritto internazionale marittimo. Non è una legge che riconoscono. Perché diamine allora si sentono in diritto di ergersi a paladini?

Mah. C'è anche da considerare un ultimo dettaglio sullo Stretto di Hormuz, un dettaglio geografico. Sembra che le sue acque siano troppo poco profonde perché le petroliere possano agevolmente passare: si trovano costrette ad una specie di zigzag per pescare i fondali più alti. E indovinate da che parte si trova il fondale profondo, nella parte più piccola dello Stretto? Esatto: proprio nelle acque iraniane. Una faccenda complicata, eh.


Debora Billi - (http://petrolio.blogosfere.it/

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Commento di Giorgio Vitali:

LA QUESTIONE ORMUZ è quella che maggiormente fa stare col fiato sospeso. TUTTAVIA, l'impresione che se ne ricava riguarda essenziualmente il PREZZO DEL PETROLIO. In fatti, più c'è tensione e più è possibile aumentare a piacimento il prezzo di questo bene. Anche perchè la prospettiva di INCENDI di POZZI, provoati da uno dei contenenti, determina un'altra causa di impennata dei prezzi. Che sono già oggi FALSI. COME SEMPRE!!!

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