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sabato 18 agosto 2012

Prepariamoci alla sopravvivenza bruta.. In arrivo il blackout energetico, entro la fine del 2012...

Aiuto!

Ante Scriptum

Prepariamoci alla sopravvivenza bruta.. - In arrivo il blackout energetico, entro la fine del 2012... il calendario maya non c'entra, forse, forse è un war game di usa/israel per prepararsi al grande salto... la conquista del mondo o il default finale. Comunque è certo che entro quest'anno ci sarà una prova generale di interruzione della erogazione elettrica, tutto quel che funziona a watt non funzionerà più... per un certo periodo, non si sa se giorni o mesi...

I buonisti, su suggerimento della CIA, sostengono che l'interruzione sarà causata da macchie solari, i catastrofisti affermano che è una prova generale per tenersi pronti per ciò che avverrà in seguito al bombardamento delle grandi centrali elettriche (causa guerra mondiale). Ma prima del bombardamento bisogna cominciare a preparare le masse... I CC già sono all'erta e si stanno munendo di telegrafi morse, mentre alcuni ospedali e supermercati si dotano di generatori autonomi di corrente (per evitare il blocco totale dei freezer). Ma che vi dico a fare tutte queste cose? Tanto non mi credete... ma se non credete a me almeno crederete a quel che dice Giorgio Quarantotto, incontrato a Bologna tre giorni fa, il quale spiega tutto per filo e per segno... (P.D'A)

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Caro Paolo D'Arpini,

mi ha fatto piacere incontrarti e conoscere Caterina e assieme a voi poter parlare dei fatti che stanno accadendo nel mondo e di quelli che potrebbero accadere.

Come ti dicevo nella serata di giovedì 16 agosto, quando ci ritrovammo all’Orto dei Giusti sui Colli a Bologna, ho delle serie preoccupazioni per quello che sta accadendo in Siria e in che modo questa guerra viene portata avanti dalle potenze occidentali, tra cui oltre gli Stati Uniti, c’è in primis, la Francia, l’Italia, l’Inghilterra ed anche la Turchia, già manovalanza attiva in questa guerra . Dopo lo F-4 SuperPhantom abbattuto dalla contraerea siriana il 22 giugno, un altro aereo turco (di soccorso) è stato preso di mira: così dice il governo di Ankara, con l’aggiunta: l’azione «non resterà impunita». La situazione è critica ed interviene Mosca.

Perché con gli strani ondeggiamenti del governo Erdogan, si poteva tirare in ballo gli articoli della NATO che obbligano i membri dell’alleanza a entrare in guerra accanto all’alleato colpito; dall’altra qualche ammissione che sì, l’aereo abbattuto era entrato nella spazio aereo siriano, però «per sbaglio», e «solo per cinque minuti». Quello che i media non riportano e non si dice, è che l’aereo turco stava partecipando ad una delle più grandi manovre militari congiunte tenute dagli americani e dai suoi alleati musulmani nell’area, Arabia Saudita e Turchia, Giordania e persino Pakistan, francesi, italiani, eccetera.

Si parla di 12 mila uomini di 19 Paesi, navi e aerei trutti a ridossso della Siria . La colossale esercitazione si chiama qualcosa come «Leone all’Erta», ma ha un nome arabo, «El-Assad el-Mutaahib», Queste informazioni sono state riportate da Maurizio Blondet sul suo sito EFFEDIFFE e che qui in sintesi ho riporto, perchè questi fatti meritano di essere segnalati ai soci del Circolo Vegetariano VV.TT.

Quindi la guerra per il controllo del Medio oriente c’è ed e va avanti e nei piani si prevede che la Siria deve cadere e poi deve cadere l’Iran. Dato che in Siria c’è una base militare Russa che gli da accesso al Mediterraneo; i Russi non la vogliono perdere questa postazione e sono pronti ad entrare in guerra, cosi come fu con la seconda guerra in Ossezia del Sud . Solo che in questo caso la guerra sarà molto più rilevante e devastante e ci coinvolgerà.

Molti di noi vegetariani avranno sentito sanno parlare della crisi del debito americano, che è diventato oramai insostenibile e che molti siti accreditati su internet danno per imminente il default del dollaro Usa. Io penso che il defaul ci sarà se gli americani con i cosiddetti paesi europei alleati non riusciranno a penetrare nel Medioriente secondo le loro aspettative. Ovvio!! se vincono non pagano il debito, perché si impossessano del controllo del petrolio e del gas . Per detti motivi la guerra ci sarà e resta da stabilire come e quando.

Circola altresì, su internet, ma solo su siti dedicati come quello di Paolo Franceschetti di cui il link: http://www.youtube.com/watch?v=nGF0wU6n7hw e di pochi altri che verso la fine dell’anno 2012 ci sarà un del blackout, probabile a novembre. Io ho cercato di capire i motivi di tale progetto e sono pervenuto alla conclusione che realizzare il blocco della corrente elettrica su mezza Europa, preparerebbe i paesi occidentali a questa guerra, nel senso che si realizzeranno subito dopo delle opere di emergenza, non solo costituiti da gruppi elettrogeni, ma di strutture di rete elettrica. Cioè creando delle isole regionali autosufficienti. E’ noto che in caso di guerra, la prima cosa che si fa è distruggere le centrali termoelettriche del nemico, con tutte le conseguenze… immaginabili ad esempio la mancanza dell’acqua perché le pompe non vanno in una città, ecc..

Poi mi sono chiesto con che scusa attueranno tale caotica situazione. Credo poco alla scusa delle macchie solari e del suo campo magnetico che potrebbero adottare e penso diversamente da Francescetti, che ritorni il ballo al-Quaida con attacchi mirati sia alla rete dorsale, che a qualche centrale termoelettrica in disuso, che offrirebbe il pretesto citato. La rete elettrica non verrebbe più controllata dai tecnici, ma dalla politica e dai servizi segreti, i quali daranno gli ordini “giusti”. Solo così un blackout può durare 15 giorni ed essere pilotato come si vuole.

A questi ragionamenti, mi sono ricordato delle famose CARD del 1995 che Steve Jackson fece conoscere. A volte le Sette come quelle degli illuminati intendono far conoscere i loro progetti ai loro adepti di rango inferiore che non possono partecipare ad alto grado. Per cui questi video sono ancora in rete e Steve Jackson è ancora Vivo

illuminati Card- Games

http://www.youtube.com/watch?v=udpiKdlIZ3s

C’è una carta in questo mazzo delle Card-Game dove si vede una esplosione del The Big Ben di Londra in cui l’orologio segna le ore 11 e 12 minuti. Volendo ipotizzare si potrebbe pensare che nel novembre del 2012 ci sia l’intenzione di realizzare un attentato a Londra, probabilmente "per mano" di Al Quaida, per giustificare quanto sopra esposto

Già gli israeliani e neocon hanno fatto digerire all’Occidente: l’11 Settembre come mega-attentato compiuto a New York e Washington da 17 sauditi guidate da un Bin Laden rifugiato in una caverna in Afghanistan, le famose «armi di distruzione di massa» di Saddam Hussein, il pericolo per la sicurezza nazionale rappresentato da «Al Qaeda in Africa», l’attentato «islamico» nel metrò di Londra nel 2005 di cui il Mossad sapeva tutto prima, il rischio mortale che la fantomatica atomica iraniana fa correre al mondo intero... e via paranoicamente inventando, per giustificare sovversioni, guerre preventive, assassinii mirati illegali ed invasioni continue da dodici anni.

Per detti motivi, mi ricordava l’amico Roberto, a cui potete scrivere su http://www.facebook.com/roberto.quattrociocchi.3 , è preferibile per ridurre il peggio di fare scorta di cibi in scatola (vegetariani), pasta, farina, acqua, candele, bomboletta del gas, medicine per chi ha delle patologie.

Giorgio Quarantotto

mercoledì 13 giugno 2012

Siria martirizzata dai tagliagole di Al Qaeda - I massacri di Houla e Homs ad opera dei "ribelli" al soldo CIA/Mossad



I "ribelli" siriani responsabili dei massacri in Siria

Uno dei più importanti quotidiani tedeschi il Frankfurter AllgemeineZeitung pubblica un nuovo report cheattribuisce la strage di Houla ai ribelli sunniti anti Assad.

Nelle parole dell'inviato speciale delleNazioni Unite Kofi Annan, è stato il "punto critico" nel conflitto in Siria: un massacro selvaggio di oltre 90 persone, prevalentemente donne e bambini, per i quali il regime siriano di Bashar al-Assad è stato immediatamente accusato da praticamente la totalità dei media occidentali. Pochi giorni dopo le prime notizie della strage di Houla, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania, e diversi altri paesi occidentali hanno annunciato che stavano espellendo gli ambasciatori della Siria in segno di protesta.

Ma secondo un nuovo rapporto condotto dal quotidiano tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), il massacro di Houla è stato in realtà commesso da militanti sunniti anti-Assad, e la maggior parte delle vittime erano membri alawiti e di minoranze sciite, che in gran parte sostengono Assad. Per il racconto della strage, il rapporto cita oppositori di Assad, che, tuttavia, hanno rifiutato di dare le loro generalità per paura di rappresaglie da parte di gruppi armati dell' opposizione.

Secondo le fonti dell'articolo, il massacro si è verificato dopo che le forze ribelli hanno attaccato tre posti di blocco controllate dall'esercito al di fuori di Houla. I posti di blocco erano stati istituiti per proteggere i vicini villaggi a maggioranza alauita da attacchi da parte delle milizie sunnite. L’attacco dei ribelli ha provocato una richiesta di rinforzi da parte delle unità dell'esercito assediati. Le forze armatesiriane e ribelli, viene riportato, si sono impegnate nella battaglia per circa 90 minuti, durante i quali "dozzine di soldati e ribelli" sono stati uccisi.

"Secondo testimoni oculari," la relazione FAZ continua:


il massacro è avvenuto in questo frangente. Quelli uccisi erano quasi esclusivamente di famiglie alawita di Houla e minoranze sciite. Oltre il 90% della popolazione di Houla sono sunniti. Diverse decine di membri di una famiglia sono stati massacrati, che si erano convertiti da sunnita a sciita. I membri delShomaliya, una famiglia alawita, sono stati uccisi, così come la famiglia di un membro sunnita del parlamento siriano, considerato un collaboratore. Subito dopo il massacro, gli autori si suppone abbiano filmato i corpi per poi presentarli comevittime sunnite nei video pubblicati su internet.


Il rapporto del Frankfurter Allgemeine Zeitung conta testimonianze oculari raccoltedai rifugiati provenienti dalla regione Houla dai membri del Monastero di San Giacomo a Qara, in Siria. Secondo queste fonti citate dal monastero secondo l’esperto tedesco di Medio Oriente Martin Janssen, ribelli armati hanno ucciso "intere famiglie alauiti" nel villaggio di Taldo nella regione Houla.

Già all'inizio di aprile, Madre Agnès-Mariam della Croce del Monastero di San Giacomo ha messo in guardia sulle atrocità commesse di ribelli 'resoconti riconfezionati dai media sia arabi e occidentali come atrocità di regime. Ha citato il caso di un massacro nel quartiere Khalidiya a Homs. Secondo un resoconto pubblicato in francese sul sito del monastero, i ribelli riuniti gli ostaggi cristiani ealawiti in un edificio a Khalidiya l'hanno fatto saltare in aria con la dinamite. Hanno poi attribuito questo massacro all’'esercito regolare siriano. "Anche se questa azione è stata attribuita alle forze dell'esercito regolare.. le prove e letestimonianze sono inconfutabili: E 'stata un'operazione intrapresa da parte digruppi armati affiliati con l'opposizione," ha scritto Madre Agnès-Mariam.

Doug Mataconis - 12/06/2012

Fonte: www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article31538.htm
Traduzione a cura di Comedoncisciotte.org

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Video collegato: http://youtu.be/YmzGDwsqIVU

lunedì 2 gennaio 2012

Washington e Teheran ai ferri corti - Iran: portaerei USA nello stretto di Hormuz



Minacce iraniane, controminacce USA. Ma chi ha davvero il controllo dello Stretto di Hormuz, e chi può far rispettare le leggi?

LO STRETTO DI HORMUZ SI TRASFORMERA' NELLA PROSSIMA PEARL HARBOR?

Avevo promesso di non parlare più dello Stretto di Hormuz fino almeno allo scoppio della guerra termonucleare globale. Ma qualcuno insiste e quindi credo di far cosa utile nel cercare lumi su come funzioni davvero questo fatidico braccio di mare.

Non sto a ripetere cose stradette (1, 2, 3, 4, e soprattutto 5). Ma gli iraniani continuano con le spacconate ("Chiudiamo lo Stretto!"), e gli USA replicano minacciando di scatenare le armate di Mordor. Così, è venuto naturale chiedermi chi comandi davvero su questo accidenti di Stretto.

E' territorio iraniano, e quindi l'Iran ha tutto il diritto di bloccarlo a suo piacimento? E' per caso acqua territoriale statunitense e io non lo sapevo, beata ignoranza? E' terra di nessuno, fascia di sicurezza ONU, proprietà privata di un pescatore, insomma come funziona?

Ebbene lo Stretto di Hormuz, nella sua parte più assottigliata, è largo appena 22 miglia. 11 miglia appartengono all'Iran, e 11 all'Oman. Per quanto riguarda le aree limitrofe (l'entrata e l'uscita, per capirsi) c'è un po' di discussione in corso, in quanto il diritto marittimo stabilisce che, qualora vi siano isole, le acque territoriali partano dalle isole e non dalla terraferma. Ne consegue che le isolette lì posizionate sono oggetto di diatriba mai risolta.

Non solo. Il diritto internazionale marittimo stabilisce che, nel passaggio di uno stretto, le navi mercantili godono di diritti inviolabili da parte dello Stato a cui appartengono le acque; persino le navi da guerra hanno diritto a mantenersi in stato di allerta, seppur monitorate da chi controlla lo Stretto.

Hanno ragione gli Stati Uniti, allora, a minacciare guerra contro chi ritiene di poter chiudere stretti a piacimento?

Qui arriva il paradosso divertente, che non manca mai. Ebbene: gli Stati Uniti non hanno mai ratificato il diritto internazionale marittimo. Non è una legge che riconoscono. Perché diamine allora si sentono in diritto di ergersi a paladini?

Mah. C'è anche da considerare un ultimo dettaglio sullo Stretto di Hormuz, un dettaglio geografico. Sembra che le sue acque siano troppo poco profonde perché le petroliere possano agevolmente passare: si trovano costrette ad una specie di zigzag per pescare i fondali più alti. E indovinate da che parte si trova il fondale profondo, nella parte più piccola dello Stretto? Esatto: proprio nelle acque iraniane. Una faccenda complicata, eh.


Debora Billi - (http://petrolio.blogosfere.it/

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Commento di Giorgio Vitali:

LA QUESTIONE ORMUZ è quella che maggiormente fa stare col fiato sospeso. TUTTAVIA, l'impresione che se ne ricava riguarda essenziualmente il PREZZO DEL PETROLIO. In fatti, più c'è tensione e più è possibile aumentare a piacimento il prezzo di questo bene. Anche perchè la prospettiva di INCENDI di POZZI, provoati da uno dei contenenti, determina un'altra causa di impennata dei prezzi. Che sono già oggi FALSI. COME SEMPRE!!!

martedì 15 novembre 2011

America’s dirty war, in fact, targets Blacks, Latinos, Native Americans, political activists, and Muslims

La Crisalide - Dipinto di Franco Farina

America’s dirty war, in fact, targets Blacks, Latinos, Native Americans, political activists, and Muslims for their faith, ethnicity, and at times prominence and charity, exploiting them as “war on terror” scapegoats.


On July 9 2011, a Press TV US prison system racket interview highlighted the problem and urgency to address it, accessed through the following link.


America’s media ignore how unjustly it harms millions of disadvantaged people. Instead, they regurgitate spurious high-profile case accusations, always when Muslims are affected. Most often they’re men, occasionally women, bogusly charged with terrorism or conspiracy to commit it, when, in fact, they’re guilty only of being targets of choice and/or being in America at the wrong time.


Why Muslims when, in fact, Islam teaches love, not hate; peace, not violence; charity, not selfishness; and tolerance, not terrorism; or that Islam, Christianity and Judaism have common roots.


Who’d know though in today’s climate of hate and fear at a time America wages global wars on Islam, including at home.


Ahmed Abdulkadir Warsame is America’s latest high-profile target, illegally captured, interrogated (and likely tortured) at sea for over two months, based on spurious allegations of Islamic terrorist ties.


Post-9/11, the same pattern repeated ruthlessly against hundreds of innocent victims. Pronounced guilty by accusation, America’s media shamelessly regurgitate fabricated hate charges, not legitimate honest accounts, doing what good journalists should – their job.


On July 5, New York Times writers Charlie Savage and Eric Schmitt headlined, “US to Prosecute Somali Suspect in Civilian Court,” saying:


Obama’s Justice Department will “prosecute (Warsame) in civilian court,” likely “reignit(ing) debate about (whether) to bring newly captured detainees to” Guantanamo, try them before military commissions, or do it “in civilian court.”


While admitting Warsame plotted no attack, and that administration officials gave contradictory accounts of his importance, the article presumed guilt by accusation.


It failed to question whether or not charges are legitimate, let alone his illegal capture, detention, interrogation, and likely torture at sea secretly for over two months.


A same day Karen DeYoung, Greg Miller, Greg Jaffe Washington Post article headlined, “US indicts Somali on terrorism charges,” was just as one-sided, presuming guilt because administration officials say so.


Quoting “human rights attorney” John Sifton, his best shot was saying, “It is not exactly satisfactory, from a legal point of view,” adding “that the Justice Department is better suited to prosecute” than a military tribunal, instead of explaining what authority gives either the right.


In addition, he didn’t question the core guilt or innocence issue or whether Warsame can get due process and judicial fairness in any court, given the circumstances of his capture, charges with no evidence, and America media’s acting as judge, jury and executioner.


On July 5, a Department of Justice (DOJ) press release headlined, “Accused al Shabaab Leader Charged with Providing Material Support to al Shabaab and al Qaeda in the Arabian Peninsula,” saying:


“AHMED ABDULKADIR WARSAME, aka “KHATTAB,” aka “FARAH,” aka “ABDI HALIM MOHAMMED FARA,” aka “FAREH JAMA ALI MOHAMMED” has been indicted on charges of providing material support to al Shabaab and al Qaeda in the Arabian Peninsula (“AQAP”), two designated foreign terrorist organizations, as well as conspiring to teach and demonstrate the making of explosives, possessing firearms and explosives in furtherance of crimes of violence, and other violation.”


In fact, no evidence exists when suspects are charged with providing material support or conspiracy to commit terrorism. Moreover, in 2008, the State Department bogusly designated Al Shabaab a “foreign terrorist organization” like it’s shamelessly done to other groups, scapegoating them for political advantage. More on that below.


DOJ said America’s military captured Warsame on April 19, 2011, “question(ing him) for intelligence purposes for more than two months,” allegedly after (but very likely never) reading him his Miranda rights.”


Manhattan US Attorney Preet Bharara called him “a conduit between al Shabaab and al Qaeda in the Arabian Peninsula – two deadly terrorist organizations – providing material support and resources to them both.”


In fact, Al Shabaab members are Somali freedom fighters, not terrorists, and Al Qaeda is a 1980s CIA creation. Moreover, no nation may charge citizens or residents of another one with alleged internally committed crimes. Only host countries may do it, but it doesn’t deter America’s military or covert CIA agents from lawlessly operating anywhere, at times with complicit regimes – pressured, intimidated or willingly going along.


Warsame’s indictment alleges that “at least (from) 2007 until April 2011, (he) conspired to provide and provided material (support) to al Shabaab (and) allegedly fought on (its) behalf (in) Somalia in 2009 and provided other forms of support….including explosives, weapons, communications equipment, expert advice and assistance, and training.”


Other allegations included providing money, training, various other weapons, facilities and personnel, with no evidence proving anything only host countries may address if legitimate.


In total, Warsame’s indictment included nine counts:


“Count One: Conspiracy to provide material support to al Shabaab, causing death;


Count Two: Providing material support to al Shabaab, causing death;


Count Three: Use, carrying, and possession of firearms (machine guns and destructive devices) in furtherance of crimes of violence (in Counts One and Two);


Count Four: Conspiracy to provide material support to AQAP;


Count Five: Providing material support to AQAP;


Count Six: Use, carrying, and possession of firearms (machine guns and destructive devices) in furtherance of crimes of violence (in Counts Four and Five);


Count Seven: Conspiracy to teach and demonstrate the making of explosives;


Count Eight: Conspiracy to receive military-type training from AQAP; (and)


Count Nine: Receiving military-type training from AQAP.”


If convicted on most or all charges, Warsame faces life in prison even though all the above charges are spurious.


The full press release can be accessed through the following link.


Notably post-9/11 alone, America committed horrific crimes of war and against humanity in multiple theaters, including Somalia, waging imperial wars on Islam, killing millions in the process – genocide by any standard.


Established by the Rome Statute in July 2002, the International Criminal Court is mandated to prosecute individuals for genocide and aggression, as well as crimes of war and against humanity. Instead, it functions solely as an imperial tool, targeting victims, not mega-criminals like US warlords and co-conspirators.


Al Shabaab – Somali Freedom Fighters, not Terrorists


On the Horn of Africa, Somalia is strategically adjacent to the Red Sea, Suez Canal, the area’s vital commercial waterways, and neighboring Sudan, valued for its oil and gas reserves nation’s like America, China, India and others covet.


In December 2006, Washington-backed Ethiopian forces unseated the governing Union of Islamic Courts (UIC), replacing it with a Transitional Federal Government (TFG). Thousands were killed. Over a million became refugees.


In January 2009, Ethiopian forces temporarily withdrew, following an agreement between the TFG and the Alliance for the Re-Liberation of Somalia (ARS), a UIC coalition with other opposition forces. However, fighting continues with America backing TRG/African Union forces to keep Islamists from regaining power.


Including moderate and radical elements, UIC members aren’t terrorists. They’re freedom fighters, struggling to liberate their country and end years of conflict, divisions and instability. Mogadishu traders initially set it up to bring order to the city’s insecurity, and end clan divisions after years of instability and civil war in most parts of the country.


Al Shabaab and other opposition forces continue the struggle. Portions of its rank and file call themselves the Mujahideen Youth Movement (MYM). Estimates of its strength size vary from several thousand to double that number or more, new recruits replacing others injured or killed.


In May 2009, AFP reported Ethiopian forces back in Somalia despite its communications minister, Ermias Legesse, claiming otherwise. Witnesses, however, saw troops and dozens of armored vehicles engaged in fighting.


On March 7, 2011, New York Times writers Mohammed Ibrahim and Jeffrey Gettleman headlined, “Militias Help Somalia Force Regain Towns Near Borders,” saying:


“Somali government troops and allied militias (battled) Islamist militants….near the Kenyan and Ethiopian borders,” claiming “a string of victories,” according to Somali officials who lie like American ones and major media.


On February 29, 2008, the State Department designated Al Shabaab a Foreign Terrorist Organization under Section 219 of the Immigration and Nationality Act (as amended) and as a Specially Designated Global Terrorist under Section 1(b) of Executive Order 13224 (as amended).


On July 13, 2010, The New York Times called the organization “one of Africa’s most fearsome militant Islamic groups….affiliat(ed) with Al Qaeda since 2007. (For) years, (it) threatened Uganda, Burundi, and terroriz(ed) the Somali public, chopping off hands, stoning people to death and banning TV….in their quest to turn Somalia into a seventh-century-style Islamic state.”


As usual, Times reports bear no relation to reality. Instead, they regurgitate official Washington’s position, without explaining Somalia’s strategic importance, and America’s imperial interest, waging direct and proxy wars of conquest and domination unendingly for years, causing a longstanding humanitarian crisis in the process.


On May 25, 2011, Eritrea-based analyst Thomas Mountain headlined his CounterPunch article, “UN Cuts Food, Expands War in Somalia,” saying:


The UN/African Union army was “increased by thousands of Ugandan troops along with dozens of additional tanks, heavy artillery and helicopter gun ships.”


At the same time, “the UN is overseeing the slow death by starvation of the million Somalis they are responsible for,” as part of America’s “war on terror.” For over 20 years, in fact, Washington turned Somalia into a “hell on earth,” what major media reports, including The Times, won’t report or highlight Mountain asking, “Where is our humanity?”


It’s nowhere in sight anywhere, waging imperial wars abroad and dirty ones at home against Islam. Legitimate journalism would highlight it in feature reports.


However, instead of comforting the oppressed and oppressing the comfortable, America’s mainstream does the opposite, shamelessly supporting wealth and power, not popular needs, truth and justice, or right over wrong, complicit for their own self-interest.


No wonder, growing numbers value alternative sources for real news, information and analysis like this web site and programs like the Progressive Radio News Hour.

Stephen Lendman *



* Stephen Lendman lives in Chicago and can be reached at lendmanstephen@sbcglobal.net.


Also visit his blog site at sjlendman.blogspot.com and listen to cutting-edge discussions with distinguished guests on the Progressive Radio News Hour on the Progressive Radio Network Thursdays at 10AM US Central time and Saturdays and Sundays at noon. All programs are archived for easy listening.


http://www.progressiveradionetwork.com/the-progressive-news-hour

lunedì 14 novembre 2011

Vendita dell'ENI... probabile mossa del governo Monti per rendere l'Italia dipendente sul piano energetico...

"Alegher... alegher..." - Foto di Gustavo Piccinini


Washington e Londra vogliono che l’Italia non abbia più una politica energetica propria e una sovranità nazionale.

L’uscita di scena di Silvio Berlusconi dalla scena politica può essere interpretata anche come l’ultimo colpo di coda della Prima Repubblica. Ammesso e non concesso che la Seconda sia mai nata. E non perché il Cavaliere debba essere considerato una creatura imprenditoriale e politica nata cresciuta sotto l’ombrello protettivo del compianto (lui sì) Bettino Craxi quanto perché dello statista socialista ereditò, forse inconsapevolmente, la visione europea, euroasiatica e mediterranea.

Berlusconi avrà pure tutti i difetti di questo mondo che negli ultimi anni si sono aggravati anche in conseguenza di una esuberanza incontrollabile e di una età avanzata che lo hanno condizionato non poco e che lo hanno portato a fare le corna ai vertici internazionali e ad invitare a casa tutta una serie di sgallettate e di ragazze allegre, riducendosi ad una macchietta oggetto di scherno e di disprezzo. Ma quali sono i politici che senza ridursi a fare i buffoni in pubblico, in buona sostanza non sono altro che delle marionette dei gruppi economici e finanziari che li hanno messi al potere? Barack Obama non è forse il maggiordomo ubbidiente di quella Wall Street che lo ha portato alla Casa Bianca?

Berlusconi avrà pure avuto, per scelta e per necessità, frequentazioni poco raccomandabili. Ma quale politico od imprenditore italiano non ha i suoi scheletri nell’armadio? Avrà pure assunto decisioni politiche ed economiche da respingere in blocco. Ma quali sono oggi i governanti europei che sono in grado di non tenere conto dei condizionamenti esercitati dalle realtà politiche transnazionali, come l’Unione e la Commissione europea? Quali sono i governanti che, nell’impostare la politica economica del proprio Paese, possono anche non tenere conto dei condizionamenti esercitati dalla politica monetaria della Bce? Quali sono i governanti che possono resistere da soli alle pressioni esercitate dalla speculazione internazionale quando questa ha deciso di prenderti di mira? Quali sono infine i governanti che possono anche non tenere conto delle richieste provenienti dai propri elettori e dalle imprese nazionali?

Non che tutto questo costituisca una scusante ma si tratta pur sempre di tutta una serie di condizionamenti che in Italia assumono un particolare peso, essendo il nostro un Paese di frontiera, un ponte tra l’Europa e il Nord Africa, che dal 1945 ha cercato, spesso riuscendovi, di ritagliarsi uno spazio autonomo in tutta l’area mediterranea. Bettino Craxi, ad esempio, stabilì rapporti molto stretti con i Paesi del Maghreb e con la Palestina di Yasser Arafat. E pur essendo fedele all’Alleanza Atlantica, né poteva essere diversamente, non ebbe remore a sfidare gli Stati Uniti in occasione del sequestro dell’Achille Lauro e della vicenda di Sigonella, rivendicando fieramente la sovranità nazionale del nostro Paese. Anche se poi con la campagna giudiziaria di Mani Pulite quell’atto di coraggio gli venne fatto duramente pagare.

Berlusconi che ha convogliato nel suo partito non pochi di quei quadri dirigenti che avevano fatto parte del PSI di Craxi, ha finito per mutuarne l’approccio nei riguardi dei Paesi arabi. Il ristabilimento di normali relazioni con la Libia di Gheddafi, sia pure con l’imbarazzante performance dell’anno scorso a Piazza di Siena, aveva rappresentato la presa d’atto che la Libia, che era stata una nostra colonia, è un Paese nostro dirimpettaio con il quale è fisiologico avere rapporti più che amichevoli che vadano al di là della fornitura di gas e di petrolio. Non è un caso infatti che furono i nostri servizi militari (il Sid) a portare al potere Gheddafi nel 1969, non è un caso che furono sempre i nostri servizi (il Sismi) a salvare il colonnello dai vari tentativi di colpo di Stato che erano stati sostenuti dall’Egitto, dagli Usa e da Israele.La recente rivoluzione libica, in realtà una rivolta finanziata e sostenuta da Washington, Londra e Parigi, e la conseguente fine di Gheddafi, ha rappresentato per Berlusconi un preciso monito.

Dopo la fine del tunisino Ben Alì, anche lui portato al potere dal Sismi con una incruenta congiura di palazzo, è stato il messaggio, non hai più nessuno a coprirti il fianco sul fronte Sud. Ti rimane solo la Russia. Non è un caso che lo stesso Putin con la Gazprom, questa volta a traino dell’Eni, era entrata in forze in Libia per sviluppare la produzione di petrolio e di gas. Tutti legami che, con il nuovo governo, più orientato in senso “atlantico” o nord-europeo, rischiano ora di essere vanificati e di saltare.

Il legame, anche personale, che Berlusconi aveva stabilito con Putin non può e non deve essere banalizzato con considerazioni sulla vita privata di entrambi. In realtà Berlusconi, favorendo la penetrazione di Eni ed Enel in Russia, aveva chiarissima l’importanza di creare solidi legami con quello che è il primo Paese del mondo per giacimenti ancora inesplorati di petrolio e di gas. Una impostazione peraltro condivisa dallo stesso Prodi che accompagnò a Mosca i dirigenti dell’Eni per firmare i contratti di fornitura di gas fino al 2040.

E quelli dell’Enel per il contratto di acquista dell’Ogk-5, uno dei primi gruppi energetici nazionali.Un’altra iniziativa di Berlusconi e dell’Eni, che venne affatto apprezzata da Washington e da Londra è stata quella di silurare la realizzazione del gasdotto “atlantico” Nabucco voluto dagli Usa per accerchiare da Sud la Russia, e finanziata incredibilmente dall’Unione europea. Un’opera pensata per portare in Turchia, attraverso la Georgia, il gas dell’Azerbaijan e poi farlo proseguire fino allo snodo di Baumgarten in Austria, dove arrivano diversi gasdotti russi. Al contrario Berlusconi e l’Eni avevano sostenuto il gasdotto South Stream che partendo dalla Russia, attraverso il fondo del Mar Nero, arriva in Bulgaria, passa in Grecia e poi si dirige verso l’Italia e l’Austria. Un’opera “euroasiatica” con la forte partecipazione tedesca che, in quanto tale, non poteva essere apprezzata da Stati Uniti e Gran Bretagna.

Due Paesi che non possono accettare che qualche Nazione in Europa possa stabilire in campo energetico un rapporto troppo stretto con Mosca che è sicuramente più fisiologico di quello che Washington vorrebbe che noi avessimo con i Paesi arabi produttori suoi satelliti. La Gran Bretagna che ha sempre voluto mantenere un piede nel Mediterraneo, e che adesso con l’attacco militare alla Libia vi è tornata in forze, ha operato contro l'Italia e contro l’Eni attraverso gli gnomi della City. Le speculazioni, realizzate in stretta sintonia con quelle di Wall Street, hanno investito i nostri Btp con il fine di metterne in discussione la solvibilità e quindi obbligare il governo in carica a rivedere totalmente i propri programmi finanziari futuri. E al tempo stesso fare passare l’idea che il governo in carica è troppo debole e squalificato per risanare i conti pubblici e mettere in sicurezza l’affidabilità dei Btp.

In realtà quella è soltanto la ragione apparente. Siamo invece di fronte al tentativo, purtroppo destinato a riuscire, visto che al governo ci andrà Mario Monti, di completare il processo che venne iniziato nel 1992 con la famigerata Crociera del Britannia. Il 2 giugno di quell’anno, Festa della Repubblica, mentre l’avviata campagna di Mani Pulite dava già l’impressione che la DC e il PSI, puntelli del sistema politico dell’epoca, sarebbero stati spazzati via, una larga schiera di manager delle imprese a partecipazione statale accettò di essere imbarcata sul panfilo reale inglese per una crociera di una appena giornata. Nel corso della crociera, organizzata da British Invisible, società di promozione del made in Britain, ai manager di Stato venne descritta la bellezza e la necessità di varare le privatizzazioni. A bordo c’era pure Mario Draghi, all’epoca direttore generale del Tesoro, fu lui a gestire poi le privatizzazioni, che fece un discorso introduttivo e che poi scese prima della partenza.

Poi, per dimostrare che non era una conferenza fine a se stessa, in autunno vi fu la speculazione della City contro la lira che finì per essere svalutata del 30%, rendendo più convenienti per la stessa percentuale diverse aziende pubbliche che vennero messe in vendita. In seguito con i governi Prodi, D’Alema e Amato, vennero messi sul mercato il 70% circa di Eni ed Enel, prevedendo guarda casa, che una percentuale del 30% di questa, quindi il 21% complessivo, fosse offerta agli investitori internazionali. Cioè quelli anglo-americani che ora sognano di mettere le mani sul restante 30% dell’Eni che un governo Monti presumibilmente sarà ben felice di mettere in vendita, con la scusa di fare cassa e abbattere il debito pubblico.

Tanto che su questa misura potrà contare sui voti non solo del postfascista e neo atlantico Fini ma anche su quelli di Casini che nella politica italiana rappresenta l’erede di quell’area politica della DC che sempre osteggiò la politica autonoma dell’ENI di Enrico Mattei per assicurare l’indipendenza energetica e difendere la sovranità nazionale del nostro Paese

Filippo Ghira

(Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=11477)