martedì 17 gennaio 2012

Giuseppe Turrisi: "Sviluppare se stessi e la società in un contesto relazionale"

Immagine di Calcata, con varie relazioni sociali


La sfida del futuro è nel cambiamento di noi stessi e sopratutto nell'approccio relazionale.

La relazione nel tempo e nello spazio è il valore assoluto. La ricerca di relazioni con altri mondi ci angoscia perché l'essere soli è come non esistere, infatti spesso si va verso il suicidio.

Il complessivo è completo se include e completa il singolo ed il singolo è completo se include il complessivo. L'evoluzione della persona passa per l'evoluzione della collettività, ma l'evoluzione della collettività passa per l'evoluzione del singolo. Banale equazione naturale che nessuno vuole risolvere.

La rete internet funziona quando tutti gli elementi concorrono alla comunicazione e se qualche server è in shunt down automaticamente gli altri compensano il nodo andato in de fault con applicativi che cercano strade in rete alternative per raggiungere comunque l'host desiderato.

Chi arriva in un modo e nell'altro ad interessarsi di "emissione monetaria" deve fare i conti con tre fondamentali: "tempo", "valore" e "spazio", ma dimentica spesso il concetto di "relazione" che poi le "processa".

Una persona che si misura con queste massime universali non può rimanere nella blindatura di sistemi organizzati rigidi che restringono le relazioni, perché presto capirà come queste interagiscono con regole che niente hanno a che fare con "l'economia relazionale" (qualsiasi operatore di marketing o venditore sa quanto sia fondamentale il contatto e la relazione).

La natura umana del singolo (ancora non evoluta) purtroppo si porta ancora il retaggio di difendere la propria caverna limitando al minimo l'incontro con l'altro, solo dopo (ma ci sono voluti anni) ha cominciato a capire che insieme ad altri avrebbe potuto difendersi dalle belve. Nascevano le prime comunità, le prime relazioni di contesto.

L'idea che con i soldi si possa fare tutto, che poi ci porta a fare tutto per i soldi, (frutto di una educazione consumistica e tayloriana) ci da l'arroganza e la presunzione di essere autonomi, potenti, completi, perfetti, ma quella sensazione diventa vera solo se inserita nella collettività di un sistema (nessun uomo è un isola).

L'errore più banale è che l'organizzazione che l'uomo vuole fare sull'uomo, è una regolamentazione rigida (fatta da pochi, con metodi vecchi) che contrasta con l'evoluzione temporale del valore, e come tutte le cose l'eccessiva organizzazione diventa essa stessa un impedimento all'operatività, il vecchio sistema gerarchico pretendeva di risolvere i problemi in maniera verticistica, con soluzioni spesso già vecchie, poiché nel frattempo il problema era mutato o addirittura peggiorato. La regola segue l'uomo da sempre, poiché questa è una forma di razionalizzazione di un evento una giustificazione per la memoria, mentre la politica (ma ogni uno di noi nel suo quotidiano) ha la continua pretesa di farla precedere per regolamentare il futuro con regole del passato, con i disastri che sono sotto gli occhi di tutti. La progettualità è fondamentale, poiché questa è una delle poche cose che ci differenzia dal mondo animale, ma questa deve nascere con l'idea della "modellazione continua" con il contributo multicast, proprio per renderla adeguata al contesto ("eco-uma -nomia").

L'unico modo per arrivare a questo è il contributo ed istantaneo di diverse intelligenze e la convergenza dell'intensione nella soluzione. Il futuro è assolutamente nella rete, ma quando dico rete non intendo l'infrastruttura NET di computer server LAN e WAN, che sono la parte "passiva" della "intelligenza collettiva" ma all'apporto che ogni uno di noi può portare su ogni problema. La comunicazione ha fatto passi da gigante da quando da broadcast è diventata multicast.

Proprio perché la convergenza di più intelligenze su un problema aumenta matematicamente, la probabilità di trovare la soluzione e sempre in minor tempo. Purtroppo al momento pur essendoci la tecnologia per mettere in pratica l'intelligenza collettiva, l'uomo ancora ha un retaggio culturale e metodologico di tipo verticale che lo porta a comportarsi come una monade che esclude gli altri.

Ecco perché tutta la nuova economia, la nuova società, ma sopratutto la "nuova cultura" che poi implementa tutti il resto, non può fare a meno della interazione complementare delle intelligenze ed eccellenze di tutti nella soluzione e gestione del futuro.

L'apporto positivo di tutti verso l'obbiettivo è la nuova intelligenza "personale" che si fonda nella "intelligenza collettiva". Nel percorso della ricerca poi ci sono livelli di evoluzione di eccellenza che riteniamo più bassi, essi vanno rispettati come processo naturale, nel suo modulo e nella sua frequenza, anche se nel momento convergente sembra non esserci risonanza, l'ascolto e la proposta anche la più banale anche se non richiesta, diventa apporto indispensabile alla intelligenza collettiva.

Il mondo comincia a cambiare quando tu lo cominci a vedere in un altra maniera possibile, chi esclude solitamente lo fa per paura o perché blindato da visioni di un mondo che deve svolgersi secondo processi catalogati del passato. La differenza sta proprio nell'avere la capacità di immaginarsi un "modello diverso", un modello dinamico superiore, un modello collettivo, un modello in movimento, un modello universale, un modello umanoversale.



Giuseppe Turrisi Salvatore
Tel. 3938424644
e-mail giuseppeturrisi@yahoo.it

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