La metà della popolazione USA è ormai convinta di
essere governata da criminali e che le elezioni sono truccate. Il
problema è che è tutto vero. All’élite neocons USA non rimane che
scatenare una guerra pretestuosa (siamo già a buon punto), una volta
scatenata, la popolazione volente o nolente, restia e contraria, sarà
suo malgrado coinvolta e continuerà a subirne la dominazione.
Al tempo
stesso gli alleati riottosi saranno rimessi in riga, ed i problemi
finanziari e monetari saranno per l’ennesima volta sospesi e/o rinviati
(la situazione debitoria istituzionale e privata negli USA ha raggiunto
livelli parossistici e deliranti), essendo il temporeggiamento l’unica
strategia di cui ormai dispongono, essendo la popolazione sempre più
scettica e consapevole, avendo raggiunto un livello di massa critica non
più controllabile e manipolabile con la propaganda, la disinformazione e
la mistificazione mediatica, e questo grazie ad internet.
L’Italia tra
le colonie americane è quella messa peggio, con il peggior sistema
mediatico disinformativo d’Occidente, con una classe politica di
parassiti pusillanimi ed inetti, sarà il paese che, per la sua
collocazione geostrategica nel Mediterraneo, subirà le maggiori
ripercussioni delle ciniche e devastanti scelte bellicistiche americane.
Perché come sapete gli USA le guerre le fanno sempre a casa d’altri, e
l’Italia farà loro da maggiordomo e da trampolino di lancio, per la sua
conformazione e la sua leadership di yesman. Spero non vi illuderete che
rimarrà illesa? Che tutti ci amino e ci ammirino?
Claudio Martinotti Doria
Articolo in sintonia:
TRUMP VINCE. ECCO PERCHE’ SARA’ GUERRA
In modo sempre più incalzante, Donald Trump concentra la sua oratoria sul tema: le elezioni saranno truccate (rigged).
Una
parte notevole dell’opinione pubblica americana ormai sa – dai blog
alternativi – che Smartmatic, la ditta che fornisce le macchine per
votare a 16 stati della federazione, è posseduta da un agente operativo
di Soros, il britannico (e Lord) Mark Malloch-Brown.
https://www.linkedin.com/pulse/smartmatic-sgo-malloch-brown-soros-operative-buys-election-cj-wilson
Elezioni truccate, ma non basterà
Un sondaggio di
Politico/Morning Consult Poll
ha confermato che il 41 per cento dei cittadini che si sono
registrati per votare dichiara che le elezioni possono essere “rubate”.
Fra i cittadini repubblicani, la percentuale sale al 73%.
Ma
una cosa importante è accaduta: Donald Trump, in quest’accusa, non può
essere più dipinto come un isolato folle che vede fantasmi . Pezzi
molto grossi del partito repubblicano – un partito che per la sua
campagna non ha stanziato nemmeno un dollaro, in una ostentata
manifestazione di ostilità – hanno denunciato i brogli e le distorsioni
mediatiche della campagna.
Uno
è stato Newt Gingrich. Dirigente nazionale del partito, speaker della
Camera bassa durante la presidenza di Bill Clinton, già vicino ai
neocon che poi ha abbandonato accusandoli della dissennata politica
di destabilizzazione in Medio Oriente, pelo sullo stomaco quanto
basta, qualche scappatella sessuale che ha fatto sì che il partito gli
chiedesse di dimettersi, inopinatamente si è convertito al
cattolicesimo nel 2009 (è uno dei
conservative converts), oggi tutti gli riconoscono la saggezza del politico sperimentato, che le ha viste tutte ed è fuori dalla politica attiva.
Ebbene:
qualche sera fa, intervistato dal presentatrice Martha Raddatz della
ABC News, alla donna che prendeva in giro l’idea fissa di Trump sui
brogli possibili, Gingrich ha lasciato basita la presentatrice:
“Quello che accade oggi in Usa
è un colpo di stato in corso”,
ha scandito. “Se i media lavorassero normalmente, Trump avrebbe 15
punti di vantaggio e vincerebbe a valanga”. Aggiungendo: “Trump è la
sola figura nella politica americana contemporanea, che ha attaccato
frontalmente questo meccanismo corrotto e colluso”.
L’altro
è Rudolph Giuliani, il duro e discutibile sindaco di New York quando
avvenne l’11 Settembre, tutt’altro che una mammola.
Ebbene:
alla CNN ha sibilato: “se mi volete far dire che le elezioni a Chicago e
Philadelphia saranno limpide, sarei un idiota”. I democratici, ha
spiegato, “portano pullman di persone da un seggio elettorale
all’altro dove votano quattro, cinque, sei, sette otto, nove
volte…Lasciano gente morta negli elenchi, e poi pagano delle persone per
votare al posto di questi morti quattro, cinque, sei, sette…..nove
volte. I morti generalmente votano per i Democratici”. Una precisa
accusa alla amministrazione Obama.
Come abbiamo già
spiegato, in 19 Stati (dove abita il 38% della popolazione) non è
richiesto un documento d’identità con foto per votare. Ma se ben
ricordo (potrei sbagliare)
mai prima l’assurdo,
disonesto sistema elettorale è stato così denunciato da personaggi
politici di questo livello, che sanno benissimo come funziona, e ne
hanno pure approfittato loro. Se lo fanno adesso, vuol dire che la
dimensione dei brogli messa in atto dai democratici per far vincere
Hillary è scandalosa (“un colpo di stato in marcia”), ma anche per un
motivo, credo, più profondo.
Qualcosa è cambiato nei cuori dell’America
Un
cambiamento epocale dell’opinione pubblica americana. “Questa elezione
non è solo su Donald Trump. E’ sullo scontento verso la nostra
democrazia, e come gli risponderemo…chiunque vinca avrà a che fare con
questo scontento”: così Stephen Hadley, che è stato, ricordiamolo, un
consigliere di sicurezza nazionale di Dubya Bush. E precisa il motivo di
questo scontento: “
La globalizzazione è stata un errore”, e “l
e classi dirigenti hanno portato ciecamente gli Usa in pericolo”.
Invece del benessere, la deindustrializzazione , il degrado della
classe media, i trilioni (migliaia dimiliardi) spesi nelle guerre
lontane, mentre il 62% degli americani non hanno in banca nemmeno
mille dollari, e 35% hanno debiti non pagati da sei mesi; e la mancanza
di crescita economica reale, ormai da un decennio.
Tutto ciò ha minato la – come definirla? –
lealtà dell’americano
verso il sistema. E’ una lealtà che ho avuto modo di constatare dopo
l’11 Settembre: allora quando mi capitava di dire a un americano che a
fare l’attentato erano stati “loro”, il Pentagono, l’Amministrazione
Bush, i neocon, me ne facevo un nemico.
La reazione era
di revulsione eccessiva: non volevano ascoltare. Non perché non
credessero, ma proprio perché temevano fosse vero – io credo. Agiva in
loro, fortissima, la
Civic Religion americana, la credenza
religiosa nella grandiosità e impeccabilità delle istituzioni. Non
erano pronti a riconoscere che la democrazia americana, la “città
luminosa sulla collina”, la “più grande democrazia”, la “nazione
favorita” da Dio, l’Impero del Bene – era in realtà uno stato
criminale, capace di massacrare i suoi stessi cittadini per fare guerre
sotto falsi pretesti.
Oggi, invece, almeno 44 americani su cento sono pronti a riconoscere:
sì, siamo governati da criminali, corrotti fino al midollo.
Quando Trump proclama che Hillary dovrebbe essere in galera, parla a
questo cuore profondo della nazione che si sente tradita nella sua
relazione civile: e questa parte della nazione lo applaude. E’ uno
spirito di rivolta o di rivoluzione, che l’Establishment sente di non
saper manipolare.
Sentono il cappio al collo
Questo
spiega il panico paranoico, e il terrore, che ha suscitato Trump in
quei precisi circoli: il terrore di gente che sa di rischiare non il
posto di potere ben pagato, ma il
nodo scorsoio per i suoi delitti atroci e l’alto tradimento, a
cominciare dall’11 Settembre. Una presidenza Trump “può significare
la fine dell’Occidente come lo conosciamo”, ha strillato Anne Applebaum,
columnist ebreo-polacca del
Washington Post, custode
orwelliana del verbo neocon nel grande quotidiano: “la fine della
NATO, la fine dell’Unione Europea, forse la fine dell’ordine liberista
occidentale”, ossia della globalizzazione dei commerci: vi si riconosce
il tono spaventato di chi sente il nodo scorsoio al collo.
Per
questo i media sono così monoliticamente, con una foga paranoica e
persino ridicola, schierati con la Clinton, sopprimendo informazioni
per gli elettori. Non possono permettere che l’opinione pubblica sia
messa al corrente di email come la seguente, spifferata da Wikileaks:
[Qatar]
would like to see WJC [William Jefferson Clinton] ‘for five minutes’ in
NYC, to present $1 million check that Qatar promised for WJC’s birthday
in 2011.”
— Ami Desai, director of foreign policy for the Clinton Foundation, wrote in a 2012 e-mail.
Traduzione-esplicazione del testo telegrafico:
“Il Katar vuol vedere Bill Clinton ‘per cinque minuti’ a New York,
per omaggiarlo dell’assegno di 1 milione di dollari che il Katar aveva
promesso per il compleanno di Bill Clinton”: l’ha scritta Ami Desai,
direttore della politica estera per la Fondazione Clinton, in una mail
del 2012. Allora Hillary era ministra degli esteri. A che scopo il Katar
omaggiava il marito con un milione di dollari, se non per storcere la
potenza americana a proprio favore, grazie all’influenza della coppia?
Il
punto è che questa e le altre mail incriminanti – ciascuna vale un
processo per alto tradimento – sono state pubblicate. Dal
New York Post, e dai blog alternativi. Hanno “bucato” ormai il muro dell’omertà mediatica…
L’errore di Obama, per terrore
Dev’essere
stato il terrore a far commettere ad Obama un errore fondamentale nel
campo mediatico: egli ha alluso (senza nominarlo) a Alex Jones e agli
attacchi che costui ha rivolto al presidente e alla Clinton. “Ha detto
che io e Hillay siamo demoni. Sentite odore di zolfo? Andiamo,
ragazzi…”.
E’ un’uscita che il New York Times ha
disapprovato: così, il presidente “ha legittimato”, e ha riconosciuto
l’esistenza, di una non-persona, un complottista che per comune
accordo media e politici avevano concordato di non parlare mai, di
lasciar ammuffire nel silenzio.
Milioni di followers, e non-persona
E’
una tecnica che il vostro redattore-complottista ha subito in proprio.
Alex Jones, come complottista, è più veemente che preciso. Ma il New
York Times rivela che la non-persona non ufficialmente esistente è una
potenza mediatica: “
L’Alex Jones Show è ritrasmesso da 160 stazioni radio, ma la sua influenza è forse ancor più forte su internet”, lamenta il grande giornale:
“Oltre
1,6 milioni di persone han sottoscritto il suo canale su YouTube,in
cui i suoi video sono stati guardati un miliardo di volte dal 2008. Un
altro 1,2 milioni di persone hanno dato il ‘like’ alla sua pagina
Facebook e oltre 470 mila lo seguono su Twitter (..) Il presidente
Obama può ridere delle vulcaniche farneticazioni di mr. Jones, ma molta
gente non ne ride. Egli è una figura conservatrice influente, anche se
di frangia, le cui trasmissioni radio, video e i siti web forniscono
teorie del complotto d un pubblico di milioni”.
Milioni che il New York Times nemmeno si sogna, tra parentesi.
Dunque
Obama ha commesso un “errore di comunicazione” grave nel ‘sistema di
comunicazione’ corrotto dalle censure e dai silenzi collusivi dei media
ufficiali col Sistema;
ha suscitato a vita mediatica un avversario che i media s’erano accordati ad affondare nella clandestinità,
semplicemente non rispondendo alle sue accuse e informazioni perché
“complottiste”. Inutile dire che Donald Trump è stato spessissimo
ospite di Alex Jones.
Mettono Mosca spalle al muro (L’han già fatto con Tokio).
Mai
e poi mai questi lasceranno entrare Trump alla Casa Bianca: temono per
il proprio collo, sanno che rischiano un processo di Norimberga 2.0 . E
non bastando nemmeno i brogli e la manipolazione dei “grandi elettori”
pro Hillary (Giuliani ha detto: “Se non viene eletto, sarà un bagno di
sangue”) , la guerra alla Russia pare a loro la via d’uscita possibile.
Sanno che la potenza Usa, enormemente superiore, può vincere una
guerra totale, mentre sta perdendo la guerra parziale in Medio Oriente.
Attenzione alla escalation degli atti di ostilità bellica – ultimi, il conto bancario di R
ussia Today (la
tv che trasmette in inglese, estremamente pericolosa per lorsignori)
nella Royal Bank of Scotland; il taglio dell’accesso internet a Julian
Assange nell’ambasciata dell’Equador (di cui s’è sparsa la notizia della
morte) per ordine degli Stati Uniti, che ha minacciato l’Equador di
“gravi conseguenze” altrimenti; e i movimenti di terroristi pagati dagli
occidentali sia da Dabiq in Siria (dove sono evacuati senza colpo
ferire) e presto da Mossul per concentrarli a rinforzare le forze
anti-Assad in Siria. Aggiungiamoci pure il concentramento di forze
NATO ai confini baltici della Russia.
Sono tutti atti di gravità
crescente e irreversibile.
Mirano a rendere impossibile ogni de-escalation – essendo comunque la
de-escalation di tali tensioni il compito più difficile per ogni
diplomazia – onde mettere la Russia con le spalle al muro. E’ una
tecnica storica, che gli Stati Uniti hanno sperimentato più volte contro
stati che intendevano incenerire. Il Giappone imperiale, oggi lo
sappiamo, offri segretamente a Roosevelt di uscire dall’Asse se gli Usa
alleviavano le sanzioni (vedi nota 1) , specie le petrolifere.
Roosevelt rispose bloccando i conti giapponesi in Usa, come oggi la
Gran Bretagna ha fatto alla RT. Il Giappone restava con sei mesi di
carburante: i militari convinsero l’imperatore che non restava altra
speranza che un colpo di mano.
Obama farà lo stesso.
Potrà proclamare che le elezioni di novembre sono state falsate dagli
“hacker di Putin”, adesso nemici bellici, ed annullarle – instaurando le
stato di emergenza con la dittatura di fatto della legge marziale. La
satanizzazione mediatica di Putin è ovviamente parte della strategia.