domenica 5 luglio 2020

L'altra Greta Thunberg


Altro che paladina dell'ambiente: ecco chi c'è dietro Greta ...

Sono immensamente grato all’amico Simone Lombardini, esperto di geopolitica e di relazioni internazionali, per aver accettato il mio invito a scrivere un articolo  attraverso il quale fare chiarezza su un fenomeno che, nato, almeno ufficialmente, poco meno di un anno fa, ha assunto in pochissimo tempo proporzioni di rilevanza mondiale e ha coinvolto in primo luogo centinaia di milioni di giovani. A mio avviso l’importanza del fenomeno Greta è legata strettamente all’impatto che esso ha sull’opinione pubblica. Il terreno di scontro è sul piano delle idee.

E l’opinione pubblica, all’insegna del Divide et Impera, è divisa in pro e contro. Accade esattamente lo stesso per altre due questioni cruciali che riguardano il tema dei diritti LGBT e il tema dell’immigrazione. La prima domanda che mi sorge spontanea osservando il movimento di Greta è: perché? Perché e come è stato possibile che una ragazzina di sedici anni, nel giro di qualche mese, sia riuscita a diventare la più importante icona ambientalista del pianeta, a far parlare di sé tutti i media mainstream occidentali e a incontrare gli uomini più potenti del mondo? È proprio a queste domande che tenterà di rispondere Simone Lombardini. 

Enrico Sanna




Greta Thunberg: capolavoro della manipolazione di massa

Il recente fenomeno di Greta Thunberg rappresenta forse il migliore esempio di come il potere moderno riesca ormai senza sforzi a manipolare completamente a proprio piacimento l’opinione dei popoli. Un vero e proprio caso da manuale. Che qualcosa non tornasse molti lo hanno intuito subito: è dal 1972 che il Club di Roma denuncia i limiti dello sviluppo eppure chiunque abbia provato a difendere queste tesi mettendo in discussione il paradigma della crescita economica illimitata è sinora sempre stato messo all’angolo, deriso e umiliato. Eppure ora i media vorrebbero farci credere che è bastata una ragazzina con un cartello in mano seduta di fronte a un parlamento una volta alla settimana per otto settimane a scuotere popoli e potenti di tutto il mondo, a candidarla al premio Nobel per la pace, a farla parlare di fronte alla Cop24 in Polonia e a fare un tour di discorsi ai parlamenti di mezzo mondo. Tutto spontaneo?

Io credo di no perché mi sono fatto alcune semplici domande: se Greta si fosse seduta di fronte al parlamento svedese con un cartello che rivendicava il controllo sulle imprese e i profitti da parte dei lavoratori, avrebbe avuto lo stesso successo? Se su quei cartelli avesse chiesto la nazionalizzazione delle banche centrali e il diritto degli stati di emettere moneta propria, non gravata dal debito, sarebbe stata ascoltata? Se su quel cartello avesse rivendicato la smobilitazione delle truppe NATO dislocate in tutta Europa e la fine delle ostilità con la Russia e la Cina, avrebbe avuto la stessa eco mediatica?

Per capire i retroscena iniziamo col ricordare che i genitori di Greta (la cui madre è una celebre cantante che vanta diverse apparizioni televisive) si sono rivolti al famoso pubblicitario Ingmar Rentzhog per lanciare il loro libro proprio a 4 giorni dalla prima manifestazione di Greta. Rentzhog, nel maggio 2018, è stato assunto come presidente e direttore del think tank Global Utmaning, che promuove lo sviluppo sostenibile. Il fondatore del Global Utmaning, ovvero il capo che ha assunto Rentzhog, è nientemeno che Kristina Persson, figlia del miliardario svedese ed ex ministro socialdemocratico dello sviluppo strategico e della cooperazione tra il 2014 e il 2016. Attraverso l’analisi dei suoi tweet del think tank si deduce un forte impegno politico alla vigilia delle elezioni europee, da parte della Persson e quindi di Rentzhog, a favore, guarda caso, di un’alleanza larghissima, che andrebbe dai socialdemocratici alla destra svedese, e tesa ad escludere genericamente i “nazionalismi” (ergo, i populismi) emergenti un po’ ovunque in Europa e nel mondo. Per lanciare il libro dei suoi genitori, Rentzhog pensa allora di documentare l’attivismo di Greta. Ma non solo. Rentzhog ha sfruttato l’immagine della ragazzina per promuovere anche la sua start-up di cui è fondatore: We Do not Have Time. Secondo lo stesso fondatore, We Do Not Have Time ambisce a diventare una piattaforma social mondiale da almeno 100 milioni di iscritti, a tematiche ambientaliste e il volto di Greta sarebbe un’ottima pubblicità per lanciarla. Naturalmente a gestire la piattaforma social saranno pubblicitari di professione proprio come Rentzhog che conoscono bene le tecniche di manipolazione di massa. Come vedremo più avanti, la piattaforma potrà essere usata in futuro come movimento mondiale d’opinione da scagliare contro quei governi che non dovessero adottare le politiche “ambientaliste” che nei prossimi anni verranno via via proposte. Dietro il fenomeno Greta tuttavia ci sono poteri ancora più forti. Nel suo discorso al Cop24, Greta, infatti, esordisce dichiarando di parlare a nome di Climate Justice Now (CJN). Climate Justice Now è un network globale di organizzazioni che lottano contro il cambiamento climatico. Tra i finanziatori CJN c’è Friends of the Earth (FOE), un altro network di organizzazioni ambientaliste presente in 74 paesi diversi. A sua volta la FOE è stata fondata da David Brower grazie ai finanziamenti, tra gli altri, del ricco petroliere Robert Anderson, legato all’Anspen Institute, al CFR, e a sua volta finanziato dai Rockefeller, al cui club lo stesso Brower era iscritto. Insomma, come era verosimile, dietro a Greta ci sono gli alfieri della diplomazia americana neo-con, nonché l’espressione del globalismo più intransigente.

Gli scopi di tutto questo movimento di capitali e di questo chiasso mediatico sono molteplici. Innanzitutto, cosa più evidente, si ripropone lo scontro generazionale tra gli adulti irresponsabili da un lato e le nuove generazioni senza futuro dall’altro. A dirlo è la stessa Greta che al termine del corteo degli studenti organizzati da Fridays for Future ha dichiarato che: “Siamo arrabbiati perché le generazioni più vecchie ci stanno rubando il futuro e non lo accetteremo più. […] Noi continueremo finché non faranno qualcosa, saremmo pazienti perché è il nostro futuro ma se non faranno niente, dovremo fare qualcosa noi, e lo faremo”. Non si tratta di qualcosa di nuovo. In realtà, già al tempo della Brexit i giovani, per bocca dei giornali, avevano accusato i “vecchi” di egoismo.

Un secondo scopo è certamente nascondere i reali responsabili della devastazione ambientale dietro un anonimo collettivo che colpevolizza tutti e quindi, al contempo deresponsabilizza i veri colpevoli, che possono così rigettare l’effetto del loro operato sul senso di colpa collettivo, senza essere chiamati pubblicamente a pagare per i loro crimini.

Tuttavia lo scopo principale è un altro e lo si comprende analizzando il tipo di visione della crisi climatica che Greta propone. Greta imposta il discorso sulla crisi ambientale tutto attorno al presunto riscaldamento globale da CO2 mentre tendenzialmente ignora il discorso sull’impronta ecologica. La scelta non è politicamente neutrale: contestare l’impronta ecologica, infatti, metterebbe in discussione l’intero sistema capitalistico, mentre combattere le emissioni di CO2 no, perché basterebbe qualche regolamento in più per fronteggiarne la minaccia. Purtroppo però la vera crisi ambientale è dettata dallo sfruttamento dissennato delle risorse naturali più che dalle emissioni di CO2: la deforestazione selvaggia a partire dall’Amazzonia, l’ipersfruttamento del suolo per la coltivazione che conduce poi alla desertificazione, l’ipersfruttamento delle acque dolci dei fiumi e dei laghi; l’ipersfruttamento della pesca per cui ormai tre quarti delle aree di pesca è andata esaurita o è in via di esaurimento; l’inquinamento dovuto a tutti gli scarichi industriali, all’allevamento di bestiame e ai rifiuti. Queste sono le vere sfide ambientali, e tutte, immancabilmente, sono state causate dal nostro modo di produrre che non è orientato alla conservazione delle risorse in un’ottica di lungo termine, ma alla loro depredazione in vista di un profitto immediato il più alto possibile. La vera causa della devastante impronta ecologica pertanto è ne più ne meno il nostro modo di produrre (e quindi anche di vivere le relazioni sociali), ovvero quello che chiamano libero mercato, che per sua costituzione lavora lungo un orizzonte di breve periodo e quindi è incapace di preservare i cicli della natura. Pertanto un ambientalismo che non sia anticapitalista e che non sia incentrato sull’impronta ecologica umana, è solo un ambientalismo da salotto.

Perché allora Greta costruisce tutto il suo discorso attorno al riscaldamento climatico? La risposta è il nuovo rapporto del New Climate Economy. Si tratta di un documento ufficiale presentato dal segretario delle Nazioni Unite di fronte all’assemblea generale ONU, in cui si dichiara che il capitalismo è pronto a investire 90 trilioni di dollari nei prossimi 10-15 anni nell’economia “verde” per far ripartire l’economia mondiale. Dopo la crisi del 2008 il pianeta non si è mai del tutto ripreso e la sua crescita agonizza su valori risicati; Laurence Summers, ex-FMI a tal proposito, ha parlato dei decenni a venire come della grande stagnazione secolare, ovvero di un periodo con bassa inflazione, bassa crescita e bassi tassi di interesse. Evidentemente il grande capitale internazionale (occidentale) ha pensato di uscire da questa stagnazione secolare attraverso un amplissimo programma di investimenti “verdi”. Tuttavia non si tratterà di investimenti che andranno a ripulire i mari, le acque, le terre, né di investimenti per una gestione oculata delle risorse in armonia con i loro tassi naturali di rigenerazione; questo richiederebbe un grande coordinamento centralizzato e quindi un’uscita dai sistemi di mercato. Tali investimenti, secondo il rapporto, dovranno riguardare lo stoccaggio e la cattura del carbonio (CCS, ergo raccogliere CO2 dall’atmosfera e metterla sotto gli oceani), il recupero avanzato del petrolio (EOR), la bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS), la decarbonizzazione totale rapida, i pagamenti per i servizi ecosistemici (denominati “capitale naturale”), energia nucleare a fissione e una miriade di altre “soluzioni” ostili a un pianeta già devastato. Il costo di tutte queste attività ricadrà sui cittadini in termini di maggiore tassazione e sulle imprese che dovranno spendere una quota dei loro ricavi per compare questi servizi di “pulizia” dell’ambiente da aziende specializzate. Tuttavia per aumentare le tasse e costringere le imprese ad acquistare questi servizi serviranno delle leggi dello stato e dei regolamenti e quindi sarà necessario far maturare un consenso politico di massa attorno a queste idee. Ecco spiegato il fenomeno di Greta Thunberg: un’operazione di marketing in preparazione delle future politiche “verdi” (che di verde non hanno proprio un bel niente). Ed ecco trovate le politiche che verranno imposte agli Stati anche attraverso la pressione dei movimenti di opinione come la piattaforma di Rentzhog, We Do Not Have Time. Lo Stato non si dovesse piegare a queste assurde operazioni, si vedrebbe lanciati contro 100 milioni di giovani da tutto il mondo, con le prevedibili conseguenze in termini di spread, credibilità del paese, sanzioni economiche, ecc.

Infine, c’è probabilmente un quarto motivo dietro quest’improvvisa onda verde: sdoganare le cause dei problemi ambientali per promuovere soluzioni che si occupano solo di sanarne gli effetti. In altre parole, da una parte, attraverso Greta, si denuncia che i governi e le imprese non riescono a trovare un accordo sul clima e dall’altra si fa pressione sull’urgenza del problema ambientale. Da queste due premesse si vorrebbe far passare all’opinione pubblica che proprio perché i governi sono incapaci di trovare un’intesa nel breve periodo ma il problema ambientale è purtroppo troppo urgente, non resta che provare con le tecniche di geoingengeria atte a modificare artificialmente il clima. Se l’operazione dovesse avere successo, i governi potranno sperimentare a cielo aperto le tecnologie geoingengeristiche senza suscitare scandali o creare preoccupazione negli abitanti. La geoingegneria poi sappiamo, non è usata a soli scopi civili, ma soprattutto militari, e quindi sulle nostre teste l’esercito potrà condurre con tutta tranquillità i suoi esperimenti di geoingengeria come hanno fatto sinora, con la differenza che ora potranno contare pure sul plauso dei cittadini che crederanno siano tecniche di preservazione ambientale!

Questi gli interessi in ballo e i soggetti coinvolti. Ma forse la vera notizia è che da un giorno all’altro si sono riusciti a mobilitare milioni di giovani nelle piazze di tutta Europa, e decretare alle scorse elezioni europee l’affermazione e l’indiscusso successo dei verdi che dall’essere quasi inesistenti, diventano il secondo partito in Germania e il terzo in Francia. Tutto nel giro di poche settimane. È la dimostrazione più terrificante di come la scienza della manipolazione si sia ormai perfettamente affinata. Ricordiamo che i giovani non sono mai scesi in piazza perché non hanno un lavoro, o perché nella migliore delle ipotesi saranno precari a vita e sottopagati, o non avranno accesso a un sistema sanitario nazionale pubblico, gratuito e di qualità per tutti o perché non riusciranno a formarsi una famiglia dato che dovranno viaggiare in giro per l’Europa a caccia di lavoro, o peggio perché saranno stati confusi e indottrinati dagli stregoni della propaganda LGBTQ+. No, di fronte a tutto questo non sono mai scesi in piazza ma ora, all’improvviso, si mobilitano preoccupati principalmente dalle emissioni di CO2, dagli hamburger e da qualche cartaccia per terra!

È bastato un volto innocente e la complicità di tutti i media che ne hanno rimbalzato l’immagine per migliaia di volte, per convincere in pochi giorni decine di milioni di persone, tutte in buona fede sicuramente, ma purtroppo, ingenue politicamente. La tecnica utilizzata è stata semplice: mostrando il volto di un bambino triste che implora gli adulti, si suscitano nell’osservatore emozioni forti e si fanno abbassare le sue difese razionali (l’intelletto); in questo modo è possibile far passare qualsiasi decisione l’agenda mondialista abbia stabilito. E non è la prima volta che si sperimenta questa tecnica di manipolazione. C’è infatti chi ha iniziato a parlare di pedolatria (l’egregio professor Enzo Pennetta). Prima di Greta, infatti, è arrivata la baby vegana a chiedere al Papa di fare una quaresima vegana con l’iniziativa “Million dollar vegan”. Poi è sorto il caso di Emma, la bambina di 8 anni che attraverso il Corriere della Sera dichiarava: “Io al Quirinale mi impegno a pulire Roma”. In Belgio le studentesse fiamminghe Anuna De Wever, 17 anni, e Kyra Gantois, 19, dall’inizio del 2019, ogni giovedì a Bruxelles portano in piazza migliaia di giovani sempre (e solo) per questioni ambientali. La 22enne tedesca Luisa Neubauer, studentessa alla facoltà di geografia dell’Università di Goettingen, a scuola finita, ha iniziato a scrivere per il magazine di Greenpeace (ignorando che tra i finanziatori c’è la multinazionale del petrolio Shell), divenendo presto un’influencer. Infine, c’è la beniamina delle giovani leader ambientaliste americane, Alexandria Villasenor, che ha addirittura solo 13 anni. Studentessa di scuola media, è diventata anche lei un punto di rifermento del movimento di protesta per la tutela dell’ambiente. La pedolatria è l’ultima frontiera del giornalismo mediatico di regime, perfettamente funzionale a irreggimentare un consenso emozionale (irrazionale) e basato sul senso di colpa collettivo (conflitto generazionale).


Simone Lombardini *

Simone Lombardini - University of Warwick - Genova, Italia | LinkedIn

* Simone Lombardini, dottore in Economia, è esperto di relazioni internazionali e geopolitica. Ha studiato all’Università di Genova conseguendo la Laurea Magistrale in Economia e Istituzioni Finanziarie. Attualmente lavora presso l’Università di Genova anche se di recente ha soggiornato a Oslo per motivi di studio presso l’Università di Oslo. È membro della Segreteria dell’associazione Alterlab fondata da Giulietto Chiesa. È ospite periodico della tv online “Il vaso di Pandora” in cui tratta, nello spazio “osservatorio di geopolitica internazionale”, come ospite speciale, i più importanti retroscena degli sviluppi della politica e dell’economia mondiali.

Fonte:  mysterionweb.wordpress.com

giovedì 2 luglio 2020

La storia di Alvaro, contadino in Sabina...



Lungo la via dell'olio in Sabina - Dove Viaggi

Lo sguardo annacquato di un celeste ormai stinto, le rughe su un volto antico bruciato dal sole, le labbra sottili di chi nell’intera vita ha parlato molto poco, siede sulla sua poltrona preferita di fronte al camino spento di un vecchio casale in pietra. E’ sera e sua moglie ha già preparato la cena, come tutte le sere della loro lunghissima vita coniugale.

Il signor Alvaro è un contadino che ha lavorato la terra fin da ragazzo, quando insieme a suo padre, all’alba di ogni giorno, uscivano di casa con un pezzo di formaggio, del pane e delle olive, per raggiungere i terreni e ritornavano soltanto la sera. Eh sì, perché la luce è importantissima per lavorare la terra, e pertanto non si può sprecarla andando sui terreni a mattino inoltrato quando la giornata finirà con il tramonto del sole.

La Sabina è una terra ricchissima di uliveti e la coltivazione dell’ulivo è una passione che molto spesso non muore con il decesso del nonno. E’ anche vero che molti giovani hanno abbandonato i terreni ed hanno optato per una vita più comoda, meno faticosa dell’agricoltura, ma la passione per la coltivazione dell’ulivo non è del tutto cessata e non c’è famiglia in Sabina che non si produca da sé il proprio olio.
  • “ Signor Alvaro, quest’anno raccoglieremo l’oliva?”….
  • “ …non possiamo ancora saperlo, c’è stata tanta fioritura, speriamo che leghi e che si trasformi in oliva… ma chi può dirlo?....dobbiamo aspettare la stagione autunnale e sperare che nel frattempo non si verifichino forti temporali che spazzerebbero via la fioritura e con questo anche l’oliva!...
  • “….quindi non sappiamo se quest’anno riusciremo a fare l’olio?....”
  • “E’ troppo presto per dirlo… in agricoltura non abbiamo mai certezze perché dipendiamo esclusivamente dalle condizioni metereologiche… e spesso non soltanto da queste…. ad esempio ci fu un anno in cui quindici giorni prima della raccolta ci fu un attacco della mosca che rovinò tutta la produzione… ne cadde tantissima e quella che era rimasta sulla pianta era fortemente compromessa… ”
  • “Nel suo terreno ho visto un bellissimo orto…..”
  • “…E’ mia moglie che ha la passione dell’orto, io le do soltanto una mano dato che purtroppo ora la mia salute non mi consente di fare sforzi…”
  • “Che cosa coltiva?...”
  • “pomodori, fagiolini, cipolle cicoria, melanzane e zucchine, per queste ultime devo dire che quest’anno sono particolarmente soddisfatto…”
  • “…lo credo, sig. Alvaro, le piante delle sue zucchine raggiungono il metro e forse lo superano… come ha fatto?”
  • “…beh… avevo conservato dei semi di zucchina e li avevo ormai da circa 10 anni,…. Ho voluto provare a metterli in terra e sono venute fuori subito delle piantine….non credevo che avrebbero attecchito… ma la Natura è generosa…”
  • “ …. E poi?... come le cura?”
  • “Probabilmente fanno tutto da sole perché si trovano accanto ad un piccolo pollaio e quando piove la pioggia scorre nell’orto e trascina gli escrementi delle galline …. poi quando non piove innaffiamo un poco, appena un filo d’acqua ed ecco il risultato… la più grande delle zucchine mi servirà per fare altro seme che pianterò in seguito….. e così non c’è neppure bisogno di andarlo a comprare!”
Sorrideva il signor Alvaro al pensiero di essere indipendente nella semina dei prodotti agricoli che coltiva per se e per le famiglie delle sue figliole…

Lo sguardo del signor Alvaro, pieno d’amore per la terra, è lo stesso di tutti quei contadini che, silenziosamente, tutti i giorni, feste comprese, non abbandonano mai le terre e fino all’ultimo giorno delle loro vite continuano ad amarle e a lavorarle fin tanto che il fisico glielo consente.

Accanto a persone come il sig. Alvaro si ha la sensazione che il mondo migliorerà grazie alla Natura che ci offrirà sempre il modo per essere indipendenti……

Lidia


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domenica 28 giugno 2020

Roma, 11 luglio 2020 - "Restiamo Liberi!"


restiamo liberi contro il Ddl Zan - La Nuova Bussola Quotidiana

E' iniziata la campagna "restiamo liberi" per dire "No" al progetto di legge liberticida sull'omotransfobia in discussione al parlamento. L'iniziativa culminerà sabato 11 luglio 2020 con una mobilitazione in 100 piazze di tutta Italia, collegate ad un evento principale nella città di Roma.

La mobilitazione, che nasce dal basso, intende contestare l'istituzione di un nuovo reato, quello di omotransfobia appunto, che lascia enormi spazi a interpretazioni e derive liberticide che colpiranno tutti coloro che promuovono il diritto naturale di ogni bambino ad avere un padre e una madre o, più semplicemente, che si riconoscono nel principio dell’identità sessuata biologica e non in quello delle variegate identità di genere.

Le manifestazioni sono aperte a tutti i cittadini che hanno a cuore la democrazia e la libera espressione del pensiero, a prescindere dal loro credo religioso e orientamento politico.

L'evento principale a Roma avrà luogo l'11 luglio 2020, a Piazza del Popolo, ore 11.00.


Le altre città dove ci sarà una mobilitazione sono numerose: l'elenco è costantemente aggiornato insieme al luogo e all'orario delle manifestazioni su questa pagina: 
https://www.restiamoliberi.it/elenco-citta/

Sono molti gli esempi di persone perseguitate o condannate per le loro opinioni in paesi dove le leggi anti omotransfobia esistono già:

- Negli Stati Uniti, la prof.ssa Lisa Littman della Brown University è stata accusata di transfobia per aver suggerito che la disforia di genere potrebbe essere dovuta a pressioni esterne e influenze dal web;
- Nel Regno Unito, Caroline Farrow, madre di cinque figli, è sotto processo per essersi rifiutata di usare pronomi transgender;
- Anche la madre di Harry Potter, J.K. Rowling è stata accusata di transfobia perché si è apertamente schierata contro il "transgenderismo", denunciando i pericoli che corrono tutte le donne "quando aprono la le porte dei bagni e degli spogliatoi a qualsiasi uomo che crede di sentirsi donna".

Ora, i progetti di legge anti omotransfobia intendono costringerci a riconoscere come "donna" o "uomo" chiunque affermi di "sentirsi" donna o uomo ("identità di genere") nonostante qualsiasi evidenza biologica contraria. Una donna che si opponesse all'ingresso di maschi transgender negli spogliatoi femminili potrebbe essere condannata per discriminazione o istigazione alla discriminazione fondata sull'identità di genere (transfobica).

Manifestare contro queste leggi è dunque una questione di rispetto, di uguaglianza e di libertà...

Per essere aggiornato sulla campagna e per maggiori informazioni sulle manifestazioni in tutta Italia ti invitiamo a visitare il sito: Restiamoliberi.it

Restiamo liberi (@liberi) | Twitter



Articolo collegato:

http://paolodarpini.blogspot.com/2012/11/educazione-ed-ecologia-sessuale-e.html

venerdì 26 giugno 2020

Gli stati generali del "Re Sola" ed il nuovo governo Microsoft e Vodafone.



Forte delle soddisfazioni cavate da una nazione debitamente sconquassata nei beni spirituali e materiali e dal fatto che è riuscito a prospettare ai suoi mandanti UE, Big Pharma e Silicon Valley, un paese pronto all’innovazione bio-tecno-fascista, popolato dall’“homo-machina”, Pippo Conte si è presentato agli Stati Generali con la (virus)corona in capo. Stati Generali, tra villa e parchi, paggi, ancelle e dame di compagnia, nell’intimità senza mascherine e distanze, a marcare l’ulteriore obliterazione del parlamento, degli eletti ed elettori, per consegnarsi ancora una volta agli stregoni che vanno sperimentando l’era post-democratica del vaccino e della connessione. Stati Generali delle teste autocoronate, come erano quelle di Filippo IV nel 1302 e di Luigi XVI nel fatidico 1789. 
Stati Generali dove il primo Stato erano i preti, il secondo i nobili e il terzo, che non contava una mazza perché gli altri due gli si alleavano contro, genti urbane e rurali. Venivano convocati quando alla nazione non andava troppo bene e si dovevano imporre tasse, vessazioni e restrizioni. Come vedete, Historia magistra vitae anche per il ben-titolato Conte Pippo. Cui potrebbe anche capitare, e noi non glielo auguriamo, il destino del re che degli Stati Generali convocò l’ultima edizione: 17 gennaio 1793.  

 Dagli Stati Generali, spunta il governo di coalizione Microsoft e Vodafone.
Potete immaginarvi Jack lo Squartatore che, dopo averle squarciato la gola, alla vittima tampona il sangue? O Obama che, dopo aver raso al suolo la Libia, corre a donarle i mezzi per ricostruirsi prospera e indipendente? Allora dovreste avere presente anche Conte Pippo e il socio Colao Vittorio che promettono cure all’Italia annichilita. Pensate alle le loro origini. Rispettivamente, da un megastudio di avvocati, organicamente legato all’Olimpo del finanzcapitalismo sovranazionale e da una delle più micidiali compagnie telefoniche pro-5G e digitalismo. Poi da alcune delle più grandi banche d’affari. Conviene anche che pensiate, sempre in parallelo con Jack e Obama, al retroterra giudiziario di Ursula von der Leyen e di Christine Lagarde, Entrambe distintesi, negli incarichi originali per corruzione, come dame di corte di Bill Gates e tagliagole di una Troika che ha fatto a pezzi, la Grecia. Come Jack, una per una, le allegre ragazze di Whitechapel.


Ciò che lega il fondatore e poi capo di Microsoft Bill Gates a Vittorio Colao e al valletto Conte, è uno dei più colossali conflitti d’interesse mai visti, cementati dalla finanza speculativa da cui tutti provengono, o dipendono (Colao da Morgan Stanley e McKinsey). Se non si viene dalla formazione al furto su scala mondiale, ce lo ricorda Goldman Sachs, non si va da nessuna parte. Per somma virtù anche bilderberghiani, si sono presentati al popolo, che si era scritto la nota costituzione, e a un parlamento, che la considera meno del diploma del nonno alla parete, con l’eleganza del noto marchese del Grillo. Protagonisti della telefonia e delle piattaforme, feldmarescialli dell’economia privata, bilderberghiani e davosiani di lusso (e dunque anche a Villa Pamphili, le cose avvenivano a porte chiuse), ecco che agli Stati Generali (Conte per il clero, Colao per l’aristocrazia) si sancisce che in Italia le cose pubbliche, come la vita e tutto il resto, passano alla mano, alla manona, del privato. Preferibilmente sanitario, digitale, protetta da quelli che hanno alla cintura le manette.

Fulvio Grimaldi 

RITRATTI IN CONTROLUCE, 2006 – Fulvio Grimaldi: L'informazione ...




Nota esplicativa: 

William Engdahl ci ha spiegato da dove provengono i soldi per loro
Ford Foundation, Fondazioni Soros, Kellogg Foundation,
Hewlett Foundation, Rockefeller Foundation, Heinz Foundation,
Apple, Disney, Nike

giovedì 25 giugno 2020

Si prepara un "tragi-comico" autunno


Supereroi per caso – Mates | Ufficio e Scuola

"Sarà l’ultima e definitiva puntata del Grande Saccheggio..." (F.P.A.)

Io non so se vi rendete conto che in autunno quando si presenteranno le solite sindromi influenzali proveranno a trattarle tutte come "sospette covid". Ciechi che guidano altri ciechi stanno pensando d'imporre vaccini antinfluenzali perché secondo loro chi si vaccina non prende l'influenza (falso!) e dunque se si ammalerà di una sindrome influenzale vorrà dire che avrà il covid. 

Peccato che c'è anche chi, al contrario, sostiene che col vaccino antinfluenzale si rischia di aggravare la propria condizione in caso di contagio col covid (che è ciò che potrebbe esser accaduto a Bergamo e a Brescia). 

Quel che è praticamente certo è che in autunno sarà un delirio, un delirio ancor più lungo di quello che abbiamo vissuto finora perché si comincerà con l'apertura delle scuole e si finirà con l'estate 2021, quando gli italiani, o meglio quel che ne sarà rimasto, saranno ridotti in stragrande maggioranza a larve, per di più massacrate dai provvedimenti di questo governo messo lì per continuare la svendita di ciò che resta della nostra terra.

Enrico Galoppini



Post Scriptum

Fatemi capire: prima di questo delirio, se c'era un aumento di mezzo punto percentuale del PIL suonavano squilli di tromba e il capo del governo veniva portato in trionfo come i Cesari. I partiti bisticciavano sullo zero virgola di questo indicatore atteso mensilmente come un libro rivelato.
Oggi ho sentito che il PIL dell'Italia è crollato del 12 per cento. Ma lo dice il Fondo Monetario, e allora va tutto bene: i pescecani "internazionali" annusano l'odore del sangue dei tonni nostrani.


lunedì 22 giugno 2020

Gallese, 2 luglio 2020 - Assemblea Comitato per la Ferrovia dei Due Mari (Dal Lazio, Umbria alle Marche)


Il Comitato per la riapertura della Ferrovia dei DUE MARI scrive ...
Grazie alle nuove disposizioni di legge, possiamo rivederci e scambiarci idee e proposte, sebbene osservando il distanziamento fisico e dotati obbligatoriamente di mascherina.
Con l’occasione potremo anche portare in approvazione il bilancio consuntivo del comitato per la Ferrovia dei Due Mari (Lazio, Umbria, Marche)
Pertanto è convocata l’assemblea dei soci aperta a tutti i simpatizzanti, presso il Museo Marco Scacchi di Gallese, dove sarà assicurato il distanziamento fisico , il giorno 01 luglio ore 7,00  in prima convocazione, e il giorno 02 luglio 2020 ore 18,30 in seconda convocazione, con il seguente ordine del giorno:
1-Approvazione bilancio consuntivo al 31 dicembre 2019;
2-ammissione nuovi soci;
3-proposte e iniziative.
Al termine della riunione ci sposteremo per consumare in armonia la cena, presso un locale di Gallese.
Al fine di garantire la sicurezza occorre preparare in precedenza la sala del Museo e gli spazi tra i tavoli del ristorante. E’ quindi necessario che chi intende partecipare all’assemblea e alla cena invii un sms o un messaggio tramite watsapp, esclusivamente al sottoscritto tel 3683065221, entro il 30 giugno 2020.
Raimondo Chiricozzi
raimondo chiricozzi - pensionato capotreno - FS | LinkedIn
FERROVIA DEI DUE MARI
COMITATO PER LA RIAPERTURA DELLA FERROVIA CIVTAVECCHIA CAPRANICASUTRI ORTE
E PER LO SVILUPPO ECONOMICO DELLA TUSCIA
Tel 3683065221 - email comitato.civitavecchia.orte@gmail.com

venerdì 19 giugno 2020

Colao, l'affossatore incostituzionale



La situazione in Italia. Sul piano economico emergono talune notizie sulla relazione finale della task force, con a capo il manager Colao, la quale ha compiuto il suo lavoro dicendo che ora le decisioni passano al governo.
A nostro avviso, tranne il riferimento alla valorizzazione del lavoro femminile, si tratta di un piano intellettualmente molto povero, che ricalca i vari problemi del Paese ricorrendo soltanto al rimedio degli incentivi alle imprese, alle quali si concedono somme, anche al fine della preparazione dei lavoratori.
Molto poco si dice a proposito dell’ambiente, per il quale si prevede una semplice riduzione delle emissioni inquinanti e non il passaggio, graduale, ma completo, alla green economy, tra l’altro richiesta in modo esplicito dall’Europa.
Inoltre trascurata del tutto è la situazione di crescente povertà esistente in Italia, una situazione che potrebbe sfociare in situazioni insostenibili dal punto di vista sociale, con tutto ciò che questo comporta.
In sostanza questo piano ignora completamente la Costituzione e non coglie l’elemento essenziale necessario per la ripresa dello sviluppo economico del nostro Paese.
A nostro avviso esso avrebbe dovuto sbloccare innanzitutto l’azione delle banche, le quali sono molto restie a finanziare opere produttive, preferendo l’acquisto di prodotti finanziari, il cui utilizzo si risolve spesso nell’acquisto di beni già esistenti e non nella produzione di questi.
Nonché prevedere almeno una banca pubblica e la riconversione della Cassa Depositi e Prestiti da S.p.A in azienda di Stato, in modo che essa non sia più tenuta, quale banca di investimento (S.p.A.) a perseguire gli interessi dei soci, e torni a perseguire gli interessi della collettività e, specialmente, degli enti territoriali locali.
Nulla si dice in relazione al grosso problema della revisione del nostro debito pubblico, il quale, come è noto, deriva in massima parte dalla speculazione dei mercati, la quale, essendo un atto illecito, non può creare obbligazioni di restituzione giuridicamente valide. Una revisione di questo tipo libererebbe il nostro bilancio dal peso enorme della restituzione del debito e del pagamento dei relativi tassi d’interesse.
Altro elemento importante è il silenzio sulle indispensabili nazionalizzazioni delle fonti di produzione di ricchezza nazionale, che sono passate indebitamente, attraverso le privatizzazioni, in mano a singoli privati per lo più stranieri, dando luogo a delocalizzazioni, licenziamenti di operai e perdita di ricchezza nazionale.
Soprattutto il piano tace sulla necessità per l’Italia di evitare lacci e lacciuoli impostici dall’Europa, la quale concede prestiti, la cui restituzione graverà sulle future generazioni ed è ben lontana dal ritenere possibile una monetarizzazione del debito degli Stati membri colpiti dal corona virus.
In sostanza questo piano appare confermativo del sistema economico predatorio neoliberista che ha distrutto quasi per intero il patrimonio pubblico italiano, come si è visto a proposito della privatizzazione della sanità in occasione dell’emergenza provocata dal corona virus.
Il cambio di passo, purtroppo anche a dispetto di quanto afferma il PD, deve consistere in un ritorno graduale al sistema economico keynesiano che prevede la distribuzione della ricchezza tra i lavoratori e l’intervento dello Stato come protagonista dell’economia. Fatti questi decisivi, ma completamente ignorati da Colao e dall’intera sua task force.
Per un piano di tal genere non occorreva di certo ricorrere a degli specialisti, consistendo esso nella enumerazione di singoli problemi indipendentemente da una visione generale del contesto economico europeo e mondiale che sta soffocando l’Italia e dal quale occorre difendersi soprattutto con una revisione degli assetti proprietari, che facciano capo a un ampliamento dei beni appartenenti al Popolo (beni demaniali) e per questo inalienabili, inusucapibili e inespropriabili, e comprenda non solo l’attuale demanio naturale, ma anche i beni comuni, le principali fonti di produzione di ricchezza, le rotte aeree (vedi Alitalia), le vie di comunicazione (vedi le Autostrade), le industrie strategiche (vedi Ilva), le frequenze televisive (vedi Mediaset che ha la sua sede fiscale in Olanda), internet e così via dicendo.
Si tratterebbe di applicare l’articolo 43 della Costituzione, secondo il quale devono essere in mano pubblica o di comunità di lavoratori e utenti i servizi pubblici essenziali, le fonti d’energia e le situazioni di monopolio.
Se davvero si volesse salvare l’Italia, si dovrebbe fare in modo che la ricchezza del Popolo sovrano torni al Popolo e che questo non sia concepito come la vittima sacrificale dello spostamento di sovranità dal Popolo alle multinazionali e alla finanza. Una linea, quest’ultima, che appare pienamente condivisa chiaramente dal piano di Colao.
Paolo Maddalena, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”.
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