lunedì 13 agosto 2012

Petrolieri in Italia? ...brutti sporchi e cattivi! - Ed il passera regge bordone (per mezzo punto di PIL)



"PIL = più lordi è impossibile!" (Saul Arpino)


Figli di trivella... ora vogliono stravolgere l’ambiente marino italiano, per mezzo punto di PIL in più


Riempiranno le nostre coste di trivellazioni visibili di petrolio e gas, devasteranno aree ancora bellissime ed ecologicamente sane con campi di estrazione inquinanti e pericolosi. Costruiranno altri due gasdotti dall’Africa e quattro pericolosi rigassificatori sulle sponde del nostro bel mare. Torri di ferraglia ovunque, tubazioni enormi che arrivano sulle coste… orribili ed enormi impianti di metallo….

Inquinamento dell’acqua, dell’aria, della terra, dell’anima…

Un disastro. La principale aggressione al nostro ambiente e al nostro paesaggio mai perpetrata da un governo, sta per essere attuata. Con la scusa della crisi economica indotta da chi adesso si è impadronito della politica e vuole comprare a ribasso i nostri beni e devastare il nostro ambiente.. Per cupidigia, al servizio di poteri anticoscienza.

Questo il piano presentato dal Ministro Passera come il toccasana per uscire dalla crisi. Presentato in modo acritico ed esaltatorio dalle “trombe” dei poteri oscuri, come Repubblica ed altri. Un grande piano energetico per aumentare di ben “mezzo punto “ il PIL del paese. Di mezzo punto?

Una devastazione così massiccia per mezzo punto di PIL?

Ma tenetevelo il mezzo punto di un indice che non dice nulla, se non alimentare la schiavitù della gente dal mondo della finanza.

Ben più di quel mezzo punto si poteva ottenere con un piano di rilancio delle nostre bellezze naturali ed artistiche e con una appropriata campagna di salvaguardia, di ripulitura, di propaganda a livello mondiale delle bellezze italiane. Ma loro non amano il bello che è amore, loro sono schiavi della bruttezza che è figlia dei poteri anticoscienza dai quali acriticamente dipendono.

Noi vogliamo un mare pulito, un paesaggio che possa ancora parlare al cuore, un Paese che punti sulla propria bellezza e non sul proprio imbruttimento.
Quanti punti di PIL si perderanno per la riduzione di turismo dovuta all'imbruttimento? Questo non ce lo dicono. Perché? Perché loro in effetti non vogliono nemmeno il PIL, loro sono gli automi di poteri di morte e devastazione.

Per questi tecnici, freddi calcolatori senza cuore, evidentemente l’ideale sono i deserti di pietre ma ricchi di petrolio dell’Arabia Saudita, le coste devastate dei Paesi produttori di petrolio… E’ ideale una popolazione che invece di interagire con una natura meravigliosa sta annichilita chiusa nel pollaio di un megastore, o in casa a guardare la televisione o ad abbuffarsi di realtà virtuale cibernetica…
Essere privi di amore significa non vedere l’amore che è ovunque nella bellezza di madre Terra.

Significa respingere questo amore che è vita per la nostra anima.

Ma loro sono morti dentro, al lavoro per i poteri della morte. Solo la droga della cupidigia e dell'ambizione li tiene in piedi. Così li hanno resi schiavi.

Noi non siamo morti dentro ed amiamo la vita e la bellezza. E non siamo pochi. Ci batteremo con tutte le nostre forze perché questo scempio non avvenga. Prepariamoci ad una megabattaglia per salvare il nostro ambiente.

Sarà una bella battaglia, fatta per amore. Dovremo essere tanti!

Seguiremo da vicino i dettagli del progetto di questo scempio e ve ne terremo informati.

Fausto Carotenuto




(Fonte: W la Terra)

domenica 12 agosto 2012

Parco delle Valli... brucia? Mancanza di prevenzione e danni da fuoco a Roma

Aura psichica di Roma e provincia


A seguito di quanto accaduto il pomeriggio dell'8 agosto nel Parco delle Valli, Silvano Podda, n.q. di Presidente p.t. del Comitato AMICI DEL PARCO DELLE VALLI, ha prodotto una apposita lettera destinata alle SS.VV. Ill.me. In tale lettera elenca delle richieste e sostiene la importanza della "prevenzione" ed il costo della sua assenza. Poi, giustamente, pone la seguente domanda: "... cosa ne penserà la Corte dei Conti ?"

Sembra che in questo Paese ci sia bisogno di apprendere il significato della parola "prevenzione"; e, quindi, di apprendere che le risorse finanziarie occorrenti per rendere efficiente ed efficace la "prevenzione" vanno appostate nel capitolo "INVESTIMENTI" e non in altri CAPITOLI (tra le spese, ecc.).
Dovrebbe essere triste quel Paese nel quale anche la Corte dei Conti ignori o fa il nesci sulla "prevenzione".

Ma il nostro è il Paese degli eroi, dei navigatori, dei poeti, .... di gente orgogliosa ma, anche, esperta delle tre carte. Una carta che non vince è quella della "prevenzione". La carta super-vincente è quella della "emergenza" (vedere i rifiuti a Napoli; il traffico e la mobilità a Roma; i fuochi estivi; i falsi invalidi; le manette agli evasori; i tanti Enti; ecc.)
Ricordiamoglielo (qualche volta).

Vito Nicola De Russis
n.q. presidente Associazione Diritti dei Pedoni di Roma e Lazio
3393484370

............

Comunicato Stampa di Silvano Podda:

Alla luce ci spiace dover rilevare, ancora una volta, la mancanza della prevenzione dei danni ambientali. Cosa ormai cronicizzata in tutta Italia ma particolarmente insistente su Roma e, in particolare, al parco delle Valli che, ricordo a tutti,fa parte integrante della riserva naturale della Valle dell'Aniene !!!!
Nonostante le numerose denuncie, nulla è stato fatto fino a ieri,. salvo qualche raro, mediatico e costoso sgombero, per scoraggiare gli insediamenti nomadi in riserva, permettendo l'ammasso e la combustione di innumerevoli rifiuti, contribuendo ad un notevole inquinamento ambientale della riserva stessa.
Ricordo che questo parco è un bene voluto fortemente dai cittadini del quartiere fin dal lontano 1975, quando nacque il primo comitato per il Verde delle Valli, ampliamente avallato e partecipato anche dalle istituzioni e forze politiche dell'epoca. Da notare che l'allora presidente circoscrizionale, Massimo Palombi, era in prima fila a tagliare la rete di recinzione nelle manifestazioni per la presa di possesso del'area.
E venuta quindi a mancare ogni forma di prevenzione che va dalla mancata manutenzione dell'area andata in fumo, alla mancata attivazione dell'impianto anti incendio, sicuramente costato molte e molte decine di migliaia di euro e mai attivato. Per non spendere poche migliaia di euro per la loro attivazione, ora ci troviamo a spenderne sicuramente molti di più per riparare i danni causati dal fuoco e dall'incuria. Chissà cosa ne penserà la Corte dei Conti ?
Tutto ciò premesso, ci facciamo portavoce degli abitanti del quartire e di tutti i fruitori del parco per chiedere quanto segue:

1) Immediata bonifica e messa in sicurezza dell'area interessata dall'incendio, con il taglio deli alberi compromessi dalle fiamme ed a rischio caduta;
2) Ripristino della recinzione e dei cancelli danneggiati dall'usura e dal tempo;
3 )Urgente messa in funzione dell'ormai vetusto impianto anti incendio;
4) Una manutenzione più assidua degli alberi (potatura, innaffiamento.......)
5) Una pulizia più costante che non si limiti allo svuotamento dei cestini dei rifiuti ma che si curi anche della raccolta dei rifiuti sparsi in giro dall'inciviltà, dalle cornacchie e
dal vento;
6) Una sorveglianza ASSIDUA E COSTANTE che impedisca abusi nel nostro pratone.

Ricordiamo nuovamente che la prevenzione è sicuramente molto meno costosta della riparazione dei danni: Quindi le risorse per prevenire debbono essere sempre disponibili; anche perchè poi se ne devono trovare per forza negli interventi riparatori.

Confidando in un'immediata azione comune di tutte le forze interessate ed in attesa di un positivo riscontro, inviamo cordiali saluti.

Il comitato
AMICI DEL PARCO DELLE VALLI
Il Presidente
Silvano Podda

aderente a:
COORDINAMENTO COMITATI IV MUNICIPIO
COORDINAMENTO RETE ECOLOGICA IV MUNICIPIO

Tel 347 3551124
fax 06 62294980

sabato 11 agosto 2012

15 agosto 2012 - L’attesa del Grande Cocomero… l’eccezionale scoperta del cocomero trovato nella Bassa modenese (a Rastellino di Castelfranco Emilia)

Apparizione - Collage di Vincenzo Toccaceli

L’attesa del Grande Cocomero… l’eccezionale scoperta del cocomero trovato nella Bassa modenese (a Rastellino di Castelfranco Emilia) ed il “vuoto” psichico ferragostano

“Galo l’anguria? – Gavemo peperoni – Galo meloni? – Ghè pomi e persegoni – Fiol d’un persegaro sa dirme perché meloni e anguria quest’ano no ghe n’è..?” (Lino Toffolo)



Da anni noi del circolo vegetariano VV.TT. festeggiamo il 15 agosto, giorno dell’Assunta e dell’iniziazione spirituale alla Libertà nella Gioia (Muktananda), con la rituale attesa senza scopo e senza costrutto nell’orto dei cocomeri, con la segreta speranza di poter finalmente incontrare il Grande Cocomero…. Che mai giunse sin’ora. Il proverbio però dice che “l’eccezione fa la regola”.. e non vogliamo andar contro la voce popolare.

Quest’anno l’attesa non sarà vana… Siamo nella bassa emiliana, zona terremotata, dove la terra ha comunque voluto fornirci l’occasione di un piccolo ristoro. Stavolta nell’orto dei cocomeri il cocomero è nato.. ed è pure bello maturo.. Ed allora ci ritroviamo tutti alla Bassa di Rastellino, a Castelfranco Emilia, per una bella cocomerata fra amici!

Così sfatiamo anche la tradizionale profezia menagrama di Lino Toffolo che con la sua canzoncina “penuria de anguria e penuria de melon” ci aveva accompagnato per tutti questi anni (28 per l’esattezza) in una futile attesa. L’anguria ci sarà e ci sarà pure il melone.,… (e pure una buona focaccia preparata da Caterina)

Per appuntamento scrivere a: circolo.vegetariano@libero.it

Paolo D’Arpini

…………

Significato recondito aggiunto sulla Attesa del Grande Cocomero

“L’ignoranza di Sè non esiste, è solo disattenzione. In fondo il preoccuparsi è semplicemente un penoso stato mentale, e la pena chiama attenzione. Il momento che tu sei attento, l’impellenza si scioglie e l’ignoranza scompare. L’attenzione ti riporta al presente, l’adesso, e questo è il tuo stato naturale, anche se raramente percepito” (Sri Nisargadatta Maharaj)


15 agosto di ogni anno - L’attesa del Grande Cocomero. L’evento è catalitico e criptico, rappresenta il momento in cui non c’è più nulla da aspettarsi, in cui le aspettative scompaiono, riscoprendo la gioia dell’essere presenti qui ed ora….
C’è stato un momento della mia esistenza in cui ho dovuto affrontare la perdita della ragione. Non nel senso che sono uscito di senno ma significando l’entrata in una condizione “psichica” in cui non è più possibile giudicare quel che è giusto e quel che è sbagliato. Uno stato di vuoto in cui l’osservatore interno osserva le potenzialità del momento sostituendo il giudizio con la testimonianza.

E lì finisce ogni affermare o negare, ogni vincere od essere sconfitti. So che quel momento glorioso in cui trionfa “l’attimo presente” è lo stato della vera nascita e della vera beatitudine. Eppure questa “condizione” si manifesta (e per me avvenne drammaticamente) come un ingrippamento del motore funzionale della mente. Un vuoto che sopraggiunge di fronte all’imponderabile ed all’inaffrontabile. Sapete la storiella zen che racconta il “satori”? Un giorno un viandante si trovò dinnanzi ad una tigre affamata.

Cercando di sfuggire alle sue fauci aperte ed ai suoi unghioni appuntiti si rifugiò su un precipizio, aggrappandosi ad una radice sporgente nel vuoto. La tigre si aggirava sopra di lui rabbiosa allorché l’uomo si accorse che anche sotto di lui, alla base del crepaccio, c’era un’altra tigre che lo spiava famelica. Proprio in quel momento la radice alla quale era avvinghiato prese a staccarsi dalla roccia, si vide perduto, non poteva risalire né scendere, nel mentre il suo sguardo si posò su una fragolina selvatica matura che pendeva invitante davanti ai suoi occhi, la colse.. Com’era buona….

Successe più o meno così pure a me, mi sentivo oppresso ed aggredito a destra e sinistra, il destino aveva deciso di farmi apprendere questa lezione. Che fare? Rispondendo alle provocazioni del nemico, con la violenza o la capziosità, avrei perso la mia equanimità di giudizio e sarei precipitato nella finzione speculativa (e satana è questo che vuole per attiraci nella sua trappola). Non avevo speranze.. e quando smisi di preoccuparmi, sentii che non importava assolutamente nulla ottenere un risultato logico e soddisfacente, lasciai andare ed abbandonai la frustrazione e la potenza, la vendetta e l’umiliazione, la giustizia e l’ingiustizia, il bene ed il male….

Insomma rinunciai, anzi “dimenticai”, ogni azione-reazione, questo lo chiamo “perdere la ragione”.

Ma attenzione, questa condizione di Vuoto, strettamente parlando, non si risolve in un “momento”, anche se la comprensione avviene in un “flash”, dovrà trasformarsi in uno stato, quell’essere in perfetto bilico, in cui non c’è che il sorridere ed il piangere insieme.

Buona “vacanza” ferragostana a voi tutti!

Paolo D’Arpini

venerdì 10 agosto 2012

Antropocentrismo, ecco il vero nemico dell'uomo!



“Lungi dall’essere il più sociale dei viventi, l’uomo è per natura il più antisociale di tutti. L’umanità si scanna con le sue mani, perisce con la guerra, tanto contraria e ripugnante alla natura, quanto il suicidio. Che una specie ne distrugga un’altra si può forse ritenere parte dell’ordo rerum, ma che una specie distrugga e consumi regolarmente se stessa è privilegio dell’uomo”
(Giacomo Leopardi)



Nessuna specie potrebbe maturare la deviazione di sentirsi al centro dell’universo.


Da dove nasce l’idea che la specie umana sia sostanzialmente superiore alle altre specie animali e che l’uomo abbia il diritto e la legittimità ad utilizzare, sottomettere, schiavizzare, uccidere a suo piacimento ogni altra specie animale considerandola senza valore proprio, senza sentimenti e senza diritti?

Se immaginiamo un altro pianeta in qualche angolo sperduto dell’universo in cui la creatura più astuta crede che il Tutto sia stato creato in sua funzione e che gli altri esseri siano a sua disposizione, sicuramente penseremmo che quella creatura è perniciosa oltre che fuori di testa.


Il concetto antropocentrico sembra sia connaturato con l’uomo. Da quando si accorse di essere la creatura più astuta e più capace di organizzazione l’uomo rivolse gli occhi al cielo e ringraziò la divinità per essere stata benigna nei suoi confronti, si convinse che Dio fosse dalla sua parte e tradusse questa sua visione in regole e dottrine. Ma indipendentemente da una visione religiosa, ogni popolo della terra, da quelli tecnologicamente più avanzati alle popolazioni che ancora vivono allo stato primordiale, sfrutta e uccide gli animali per ogni sua necessità, secondo la impietosa legge naturale del più forte che domina il più debole.


Spostare la pratica sacrificale dall’uomo agli animali fu per la gente di Mosè un notevole passo in avanti; purtroppo l’umanità è rimasta ancorata a principi primordiali e profondamente condizionata dalla dottrina delle tre religioni monoteiste che più di altre rivendicano il primato dell’uomo sulla natura per l’avvallo dato da Dio in Genesi 9,3 e che trova compiacenza in un mondo di crapuloni e mangiatori di bistecche convinti che, per compiacenza di Dio, oltre al piacere della gola ci si guadagna anche il paradiso.


Il danno che ne viene dalla visione antropocentrica è di proporzioni apocalittiche perché abitua l’essere umano al deprezzamento di tutto ciò che non è specie umana e lo inclina alla legge della supremazia del forte sul debole. La violenza verso ogni forma di vita, l’indifferenza verso la sofferenza degli animali, l’abitudine all’animalicidio, alla vista del sangue, il disprezzo del dolore altrui, inclina inevitabilmente alla violenza verso gli umani e quindi al predominio, alla guerra, alla sottomissione di chi si considera meno intelligente secondo il concetto aristotelico (ereditato appieno dalle religioni di stampo ebraico e non solo) per il quale i deboli sono destinati a servire i forti, gli schiavi fatti per i padroni, , i negri per i bianchi, le donne per gli uomini.


In natura non esiste l’antropocentrismo la cui arrogante motivazione primaria fu forse il tentativo di allontanare l’uomo da comportamenti predatori e incanalarlo verso espressioni sociali meno violenti, “animalesche”; ma costituì e costituisce il più grande ostacolo alla conoscenza dell’ordine cosmico. L’universo sarebbe tale anche senza il pianeta terra.


La cultura antropocentrica, sempre parallela con l’arcaica teorica geocentrica, genera egoismo, individualismo, materialismo, irrazionalismo, perché l’individuo percepisce tutto in funzione di se stesso. Mettere al centro dell’universo l’uomo è come credere che la goccia sia l’oceano, che il granello il deserto, che il filo d’erba sia l’intera vegetazione terrestre.

Meglio avere cento dubbi che una sola falsa certezza.


Franco Libero Manco

giovedì 9 agosto 2012

Michele Boato: "Marghera odia gli alberi... perchè impicciano!"



CONTINUA L'ODIO VERSO GLI ALBERI: A MARGHERA 5 SPLENDIDE ROBINIE DESTINATE ALL'ABBATTIMENTO

C'è un assurdo odio verso gli alberi nel Comune di Venezia.
Dopo l'ecatombe di via Andrea Costa a Mestre, ora ci dobbiamo preparare
a quella di cinque splendine e sanissime Robinie in via Pier Fortunato Calvi a Marghera, la strada della Città.

Arrivano in pieno agosto i soliti fogliettini che avvisano dell'imminente abbatimento di queste cinque splendide creature, con sotto, per informazione, i numeri di telefono della Municipalità, che invece, come da copione, risponde di non saperne niente e di telefonare alla Veritas. Qui, la "responsabile del procedimento" afferma di avere in mano una perizia che parla di "rischio crollo". Lei si fida e dà l'ordine di abbatterli.

Lo stesso era avvenuto qualche anno fa in via Fratelli Bandiera, ridotta ad un deserto, perchè "le foglie cadute, aderendo all'asfaltto, costituivano un pericolo per gli automobilisti".

Sembra di essere di fronte a dei killer che devono vendicarsi di qualche torto
subìto in gioventù.
L'assassinio della pineta del Palazzo del Cinema, quello di centinaia di alberi lungo il percorso del tram,
l'abominio di via Pio X con un mostro di cemento e ferraglia al posto dello splendido parchetto.
Tutto questo evidentemente non ha insegnato niente a questo Comune, pronto
a scaricare le sue responsabilità su qualche impiegata della Veritas.

Michele Boato
portavoce di AmicoAlbero

martedì 7 agosto 2012

Viterbo alle stelle... - Coi piedi per terra: "Il mega aeroporto non si farà!"



Si e' svolto sabato 4 agosto 2012 a Viterbo un incontro di riflessione del "comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti".

All'incontro sono intervenuti alcuni dei principali animatori del comitato: dal professor Osvaldo Ercoli alla dottoressa Antonella Litta, dal dottor Emanuele Petriglia al professor Alessandro Pizzi, al responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo Peppe Sini.

Nel corso dell'incontro in primo luogo e' stato espresso apprezzamento per l'esplicito ed inequivocabile riconoscimento da parte del Ministero dei Trasporti che il mega-aeroporto a Viterbo non puo' e non deve essere realizzato.

Le recenti pubbliche dichiarazioni del Direttore Generale per gli Aeroporti ed il Trasporto Aereo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti riconoscono finalmente che avevano ed hanno ragione i cittadini che in questi anni si sono battuti in difesa di ambiente e salute, verita' e beni comuni, diritti e legalita': i cittadini che (sostenuti a livello nazionale ed internazionale da scienziati, magistrati, autorevolissime personalita' della cultura, delle istituzioni e dell'impegno sociale) hanno dimostrato inconfutabilmente fin dal 2007 che realizzare un mega-aeroporto nell'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame a Viterbo sarebbe stato un atto illegale e folle, uno sperpero colossale di pubblico denaro, un danno gravissimo per il territorio e la popolazione, una devastazione irreversibile di beni comuni che vanno invece difesi e valorizzati.Finalmente il Ministero riconosce la verita'.

La lotta dei viterbesi onesti e solleciti del pubblico bene ha vinto.*In secondo luogo sono state ribadite le fondamentali ragioni per cui e' sempre stato assolutamente evidente ad ogni persona onesta e ragionevole che il mega-aeroporto non poteva e non doveva essere realizzato.La realizzazione del mega-aeroporto nel cuore della preziosa area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame, ricordato da Dante nella Divina Commedia, avrebbe avuto infatti come inevitabili immediate e disastrose conseguenze:a) lo scempio dell'area del Bulicame e dei beni ambientali e culturali che vi si trovano;b) la devastazione dell'agricoltura della zona circostante;c) l'impedimento alla valorizzazione terapeutica e sociale delle risorse termali;d) un pesantissimo inquinamento chimico, acustico ed elettromagnetico di grave nocumento per la salute e la qualita' della vita della popolazione locale (l'area e' peraltro nei pressi di popolosi quartieri della citta');e) il collasso della rete infrastrutturale dell'Alto Lazio, territorio gia' gravato da pesanti servitu';f) uno sperpero colossale di soldi pubblici;g) una flagrante violazione di leggi italiane ed europee e dei vincoli di salvaguardia presenti nel territorio.

L'area del Bullicame va invece tutelata nel modo piu' adeguato: istituendovi un parco naturalistico, archeologico e termale; e fin d'ora respingendo ogni operazione speculativa, inquinante, devastatrice, illecita.E nell'ambito della mobilita' la provincia di Viterbo ha bisogno piuttosto di migliorare la rete ferroviaria ed i collegamenti con Roma, Orte e Civitavecchia; una mobilita' adeguata e coerente con la difesa e la valorizzazione dei beni ambientali e culturali e delle vocazioni produttive dell'Alto Lazio.*In terzo luogo si e' confermato l'impegno per la riduzione complessiva del trasporto aereo ed a sostegno degli altri comitati di cittadini che in Italia e nel resto del mondo si battono in difesa del territorio, della salute, dei diritti umani e della biosfera contro l'insostenibile incremento del trasporto aereo; particolare solidarieta' e' stata espressa agli altri comitati di cittadini del Lazio - in primo luogo di Ciampino e di Fiumicino - con cui da anni vi e' una significativa collaborazione. L'impegno per la riduzione del trasporto aereo e' ovviamente all'interno di un piu' generale impegno in difesa della biosfera, per un modello di mobilita' sostenibile e adeguato, coerente con un modello di sviluppo rispettoso dell'ambiente, della salute, dei diritti di tutti, che valorizzi e non distrugga i beni ambientali e culturali e le autentiche vocazioni produttive dei territori.

Il comitato rivolge un sincero, commosso ringraziamento a tutti i cittadini che in questi anni si sono impegnati per la salvezza del Bulicame, per l'ambiente e la salute, per i diritti ed il bene comune, per la verita' e la giustizia, contro il mega-aeroporto nocivo e distruttivo, illegale e insensato. Il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti

Per informazioni e contatti: e-mail: info@coipiediperterra.org, sito: www.coipiediperterra.org, recapito postale: c/o Centro di ricerca per la pace, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo

lunedì 6 agosto 2012

Giuseppe Turrisi: "L'uguaglianza imposta .. è dittatura!"



Ingegneria dell'uguaglianza

C'è una schizofrenia dilagante su termini di carattere puramente intellettivo come la democrazia, la libertà, l'uguaglianza. Ma guai a farlo notare, si rischi di passare per nazista. Ci troviamo in una dittatura capitalistica dove c'è l'aggravante di non poter riconoscere neanche riconoscere il dittatore. Abbiamo un lavaggio di cervello continuo sulla libertà e l'uguaglianza quando queste condizioni perché di questo si tratta "condizioni" dell'essere, e non certo categorie personali. Sono condizioni che si realizzano in forza delle relazioni con il contesto fatto dal sistema dove insistono anche gli "altri".

Ma la aberrazione del concetto di uguaglianza parte dentro il nostro cervello, con una serie di varianti che distrugge ogni logica e pricnipio di non contraddizione, anzi questo principi è stato fatto in forza della falsificabilità Popperiana. Infatti l'uomo tutto è tranne che essere coerente che applica il principio di "non contraddizione".

Per fare un esempio banale se ci muore la madre siamo capaci di piangere due giorni, muoiono 10000 bambini al giorno, ed è una notizia come un'altra, allora siamo i primi noi a non considerare uguali tutti se non in forza a certi contesti, per esempio la parentela, o la prossimità mi abita vicino, ecc allora la logica che siamo tutti uguali già ha una variabile, ossia siamo tutti uguali, ma se è parente certamente è più uguale degli altri (direbbe Orvel). Ma il plagio di voler imporre una uguaglianza industriale percepita serve sopratutto, al fine di proiettarci nel progetto generale di formare pezzi di ricambio per il sistema. L'ingegneria della uguaglianza psicologica ha diversi aspetti positivi, naturalmente solo per il sistema. Livellare il più possibile le aspirazioni, eliminare le identità, reprimere le unicità, pianificare ed impiantare i pensiero unico, incentivare l'emulazione ed il controllo in modo da far sentire scarto il "diverso", Il controllo e la gestione industriale dell'umanità ossia stessi prodotti, stessa vita, stessi orari, stesse malattie, stesso pensiero unico, stessi film, stesse bevande, ecc.

L'uguaglianza cosi come è stata impiantata è una droga che viene ricercata da tutti e più la si diventa tossicodipendenti e più ci si rovina. Naturalmente sarà frainteso ma non importa, invece è importante che passi la follia dell'umanità che non ha niente di sapiens sapiens, come fa l'ottanta percento a vivere con meno del 15% delle risorse del pianeta, ed il 20 per cento con la restante parte della ricchezza? Chi è che non ha capito il significato della parola uguaglianza? Oppure non è chiaro cosa significhi uguaglianza?

Oppure di uguale c'è solo il trattamento delle pecore? Cosa non è stato capito? Ma sopratutto chi è che non fa niente per applicare il principio della uguaglianza imposto come "esigenza" da dopo la rivoluzione francese, e prima come mai non c'era questa esigenza sociale della uguaglianza? Come mai oltre sei miliardi non capiscono il concetto di uguaglianza? Forse è concetto difficile, oppure irrealizzabile come specchietto per le allodole? Perché, soprattutto quando l'uomo diventa sempre più dipendente della industrializzazione c'è la necessità di uguagliargli la vita, forse per renderlo sempre più intercambiabile?

Gira nel mondo del lavoro la famosa frase che esplicita perfettamente questo concetto, "tutti sono utili nessuno indispensabile", allora l'uguaglianza di fatto è una utilità del sistema?

Il sistema non riconosce elementi estranei a prodotti "uguali" fatti in copia proprio perché uliti al sistema, l'elemento diverso non trova collocazione nel sistema. La industria spesso focalizza la esigenza di avere specializzazioni per il suo sistema produttivo, e c'è la diatriba storica che l'università benché malridotta, sforna (sforma) elementi non proprio adatti al sistema. L'industria ha la necessità di "risistemare" la formazioni dei neo-laureati, un po' per la decadenza della istruzione, ma soprattutto perché la università non realizza "prodotti perfettamente uguali" come li vorrebbe l'industria del profitto.

Paradossalmente le università private di un certo tipo, fanno uscire "soldatini perfetti" da impiegare nella battaglia del profitto dove vince chi è più competitivo (altro che uguaglianza), dove il manager ragiona (esegue programmi) in termini di margine, di profitto, di crescita ad ogni costo. Senza poi comprendere che se la ricchezza in questo sistema è rappresentata solo dal denaro che è controllato nella sua circolazione in termini di quantità con ogni mezzo, questo significa, che qualcuno fa profitto e qualcun altro sta fallendo o sta morendo, ma questi devono sempre avere l'idea di essere uguali e sopratutto di avere pari opportunità, invece andranno a combattere una guerra di cui non conoscono le vere strategie. La economia neoliberista prevede una uguaglianza di opportunità, peccato che chi è ricco parte molto più avvantaggiato e vincerà quasi certamente sul meno ricco. Cosa c'è di logico, di razionale, di uguale in tutto questo? Niente solo una film che ci proiettano per non farci capire la dittatura che tiene in piedi l'alibi della uguaglianza dell'uomo libero.

L'uguaglianza fluidifica la responsabilità rendendoci inermi e depressi, con il fatto che ci dobbiamo necessariamente livellare e sentire uguali, nessuno si prende la briga di prendersi la responsabilità dell'azione. Questa ingegneria della uguaglianza industriale di fatto ci rende inabili ad agire collettivamente, infatti essendo tutti uguali, tutti hanno la stessa sorte ed allora perché mai qualcuno si dovrebbe sentire investito e motivato per fare una rivoluzione che lo renderebbe diverso? Anzi l'ingegneria dell'uguaglianza prevede la cultura del controllo e del sospetto, ogni uguale deve controllare il grado di uguaglianza dell'altro per incriminarlo, salvo poi desiderare inconsciamente, di emergere e distinguersi. Già il sistema sovietico applico l'ingegneria dell'uguaglianza in maniera diretta, oggi il neoliberismo la sta applicando in maniera diretta, ossia ti pone le condizioni al contorno al fine di avere un solo pensiero, una sola OGM una sola banca, una sola industria farmaceutica, una sola casa cinematografica, un solo esercito buono giusto che porta democrazia nel mondo, ecc.

Per fare tutto questo il sistema crea i propri generali, i propri dirigenti, i propri guardiani della verità, i propri gatekeeper, allevati e cresciuti già all'interno di famiglia agiate del sistema, solitamente il padre o la madre già fanno il lo stesso mestiere (ingegneri dell'uguaglianza <>: ricordate il discorso di Monti: i giovani <> si devono abituare a cambiare posto in continuazione). Il sistema poi provvederà a lui, lo istruirà, per quello che serve e solo se serve, gli altri uguali diversamente non servono. In questo contesto possiamo dunque dire che ci sono diversi livelli di uguaglianze che non interagiscono tra loro e che si reggono attraverso equilibri. Non è facile passare da un livello di uguaglianza ad un altro. Il passaggio da un livello all'altro prevede l'acquisizione dei requisiti del livello superiore, ed in parte l'abbandono di quelli inferiore.

I bambini in africa certamente sono uguali nel morire di fame, i bambini americani sono certamente uguali, nell'ingrassare con patatine ed hamburger, i bambini italiani sono certamente uguali nel'essere difesi se la maestra si azzarda a pretendere la disciplina in classe, i bambini eschimesi sono certamente uguali a stare al freddo solo per fare degli esempi. Dobbiamo rassegnarci di essere irrazionali nel pretendere di attuare cose impossibili poiché innaturali. Tra

L'altro possibile che sei miliardi non comprendono e non sappiano mettere in pratica questo grande principio della uguaglianza? Spostare l'attenzione sulla uguaglianza è stato il più grande atto di manipolazione mentale che sia stato fatto, infatti nel rincorrere questo principio ci siamo persi una marea di battaglie sui diritti veri, l'uguaglianza non è un diritto al massimo può essere una condizione, le condizioni invece si realizzano solo con i diritti, il diritto è misurabile, l'uguaglianza poiché è un prodotto della filosofia astratta non è misurabile. I diritti si possono misurata in termini di quantità ed in termini di qualità come l'acqua, la casa, l'istruzione, la salute, ecc.

Oggi il vero pensiero stupefacente (nel senso di droga) è proprio nel fatto che siamo tutti convinti fino all'ultimo osso del piede (appunto drogati) di "uguaglianza" come principio inderogabile, ma poi non abbiamo un minimo di eziologia di come questa uguaglianza debba accadere. Quali sono concretamente nei fatti i comportamenti e le scelte che ci portano alla condizione di uguaglianza tutti ritornano a piangere i suoi morti poiché certamente sono più uguali dei bambini africani e se ciò non bastasse c'è sempre il cretino che ti dice: "va be' ma questo che c'entra" e la risposta è proprio appunto allora lascia stare l'uguaglianza e ricomincia a cercare diritti. Se l'uguaglianza è la risultante di una serie di diritti che creano un contesto allora la si può anche accettare, ma se questa è solo una astrazione per imporre il mono pensiero, e sopratutto un comportamento fotocopia per servire il sistema allora è il caso di riformulare un pensiero alternativo all'essenza dell'uomo.

Il diritto dell'essere, viene confuso con il diritto dell'essere uguale, è una tecnica di manipolazione eccezionale poiché sposta l'attenzione da un diritto materiale e contingente (oltre che spirituale) "quello di essere" (senza nulla aggiungere) ad un principio astratto "quello di essere uguale", l'uguaglianza è un qualche cosa che si deve "avere" il diritto di essere c'è è basta, solo che bisogna esserne consapevoli, il cammino di consapevolezza viene distolto dalle cose serie, il diritto ad esistere, proprio per rincorrere una astrazione irraggiungibile. UN aspetto psicologico di malessere sociale che può portare al suicidio potrebbe essere fatto risalire a questa "uguaglianza" imposta per esempio agli imprenditori costretti a stare in un mercato neoliberista competitivo dove si fallisce scientificamente per colpa del sistema di emissione monetaria e non certo per incapacità imprenditoriale ma l'evento viene percepito come vergogna di non essere stato capace come glia altri imprenditori, uguale agli altri.

L'Ingegnerà della uguaglianza (concetto astratto) dove viene applicata fa sempre danni.

Inoltre c'è da fare molta attenzione al meta messaggio, ossia al messaggio nascosto che c'è sempre dietro a concetto astratto della "uguaglianza" Per fare degli esempi. poniamo l'uguaglianza nella italianità (ossia quando leggiamo italiani, leggiamo italiani uguali). Siamo tutti italiani perché c'è lo hanno detto imposto? Siamo tutti italiani perché stiamo nello stesso territorio fatto sulla carta? Siamo tutti italiani perché paghiamo tutti le stesse tasse allo stesso dittatore? Siamo tutti italiani perché dobbiamo pagare l'IMU? Siamo tutti italiani perché parliamo la stessa lingua? Siamo tutti italiani perché abbiamo la stessa bandiera? Siamo tutti italiani perché abbiamo lo stesso presidente? Fino agli anni novanta dovevamo essere tutti italiani uguali, ora dobbiamo essere tutti europei uguali. Siamo noi, o ci impongono di essere "uguali" con la camicia di forza, per esempio con l'imposizione dell'euro? Possiamo essere uguali a noi stessi è basta?

Giuseppe Turrisi

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La macchinazione dell’uguagliana – Scrive Maria Luisa Cohen a commento dell’articolo di Giuseppe Turrisi: “Le idee (buone o meno ) devono essere chiaramente spiegate , altrimenti la lettura diventa difficile perchè le frasi fatte sono troppe e mal agganciate l'una al'altra in maniera logica. Per esempio, non si potrebbe spiegar meglio, con una frase meno convoluta questo concetto: "Sono condizioni che si realizzano in forza delle relazioni con il contesto fatto dal sistema dove insistono anche gli "altri". Ma che vuol dire? Cerchiamo di essere semplici, lineari, chiari. Leggiamo un po' di Wittgenstein, per favore”


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Risposta di Giuseppe Turrisi:
Cara Luisa se tutto quello che si deve dire viene detto, vuol dire che si può dire, contrariamente a cosa dice il grande Ludwig W. se cosi non fosse, lo scrittore non avrebbe bisogno di scrivere, ed il lettore non avrebbe bisogno di leggere, perché tutto quello che si poteva dire era (è) stato detto dai fatti. Il mondo non si può vedere solo con i fatti, la tecnica del linguaggio è la smentita del fatto, in quanto il linguaggio è la tecnica della mediazione tra il mondo reale e mondo percepito, in oltre dopo i fatti c'è la necessità di rappresentare e di scrivere, parlare, leggere, raccontare contraddire, riformulare, interpretare, dietro i fatti ci sono sempre le cause. Diversamente non servirebbe più scrivere libri, poiché tutto è chiaro e semplice basterebbe guardare i fatti.
C'è sempre il mare tra il piano linguistico ed il piano fenomenico, se non fosse cosi bastava Socrate o Platone a spiegare tutto ed invece ci sono fiumi e fiumi di filosofi che se arrovellano il diritto (tra cui Kant, Cartesio, Hegel, Croce ec)
che vogliono trovare con al prova del nove la legge logica universale ineccepibile che spiega in maniera indiscutibile la fenomenologia tutta. (men che mi ci posso provare io ultimo pensatore dell'umanità)
Quante volte avrei voluto dire la sua stessa frase ai miei professori o a libri che tutt'ora sono illeggibili.
Secondo punto le parole fanno altre parole, i libri si fanno dai libri, a anche le frasi fatte si fanno da altri frasi fatte.
Sfido qualunque scrittore a scrivere tutto ex novo dovrebbe creare neologismi in continuazione magari in contrasto proprio con L.W.
che vorrebbe l'essenza dei fatti.
Ogni parola rappresenta un immaginario che può non essere uguale (a proposito di uguaglianza industriale ed ingegneria dell'uguaglianza) per tutti, in oltre queste immagini legate tra loro possono non dare l'effetto desiderato, lo stesso libro letto da diversi lettori non da lo stesso risultato, chi lo comprende, chi lo ama, chi lo odia, chi non lo comprende, chi lo suggerisce ad altri, chi lo rilegge e poi scrive altri libri o articoli!!.....se le immagini (fatti) wittgensteiniane fossero chiare semplici e lapalissiane per tutti dalla semplice analisi (di chi?) L.W. sarebbe Platone, e forse non ci sarebbero meno guerre.


Andiamo alla frase "incriminata" naturalmente tolta dal contesto viene snaturata, ma ci provo..
La condizione dell'uguaglianza (obbligatoria) si realizza in forza delle relazioni (essere studente, essere figlio, essere lavoratore ecc che sono relazioni che nascono da un rapporto di contesto-relazionale) con il contesto ( il sistema di riferimento macroscopico= la società ed il sistema particolare, la scuola, l'azienda, la famiglia, ecc) contesti in cui nella uguaglianza forzata "ci sono e partecipano" (insistono) anche gli altri (uguali che fanno parte del programma dell'uguaglianza).


Spero di essere stato il più wittgensteiniano possibile in ogni caso grazie le osservazioni migliorano sempre lo spirito, cercherò di fare meglio con simpatia