Ciao Paolo carissimo. Ho ricevuto il tuo messaggio e mi fa piacere che ci siamo ritrovati questo 12 settembre 2010 a Treia....
Mi ha fatto ancora più piacere vedere che stai bene e che la tua nuova situazione è così positiva per te. E’ stato un bel momento di condivisione, di cui ti sono grato, perché credo di aver imparato parecchio, pur nel poco tempo della durata del corso.
C’è un punto fondamentale però con cui non sono del tutto d’accordo con te, ed è quello che è venuto fuori anche durante la sessione del pomeriggio.
Sì, adesso devo fare un po’ mente locale per chiarire la mia posizione....comunque in linea di massima, è riguardo al sé e ai vari motivi o sensi della vita: in sostanza io ritengo che se noi fossimo puro sé non avremmo avuto bisogno di incarnarci, perché mai lo avremmo dovuto fare? puro masochismo, no? Restando fermo questo concetto secondo me fondamentale, ne consegue un altro, altrettanto fondamentale: se ci siamo incarnati - che lo abbiamo deciso noi o no, questo non importa, comunque è successo – ci deve essere un motivo ben preciso, perché io non credo, e mi sembra scontato, che nell’universo non esiste il caso. Se poi su questo hai vedute differenti, è un po’ difficile per me portare avanti le mie argomentazioni, ma andiamo avanti come se tu fossi d’accordo su questo punto.
Il motivo credo sia da ricercarsi nel fatto che, pur essendo scintille divine, evidentemente l’esperienza dell’incarnazione , dei piani della manifestazione è necessaria. Perché? Ovviamente per un completamento, che in qualche modo non può essere ottenuto diversamente. Se poi non si crede che sia così, allora, come diceva quel versetto biblico “mangiamo e beviamo perché domani saremo morti”.
Dunque se siamo sulla via del completamento, ne consegue che siamo venuti qua per imparare. Imparare cosa? A ritornarcene in un baleno là dove siamo venuti mediante la folgorazione dell’illuminazione istantanea? Mi sembra, sinceramente, un’ipotesi un po’ semplicistica. In questo caso l’esperienza materiale non avrebbe alcun valore, alcuna utilità.
Per questo io ritengo che ogni percorso sia valido e necessario: per capire di più l’esistere, come hai detto tu , ma un esistere esclusivamente funzionale all’essere, cioè all’ottenimento della consapevolezza del sé: quel sé che si può conoscere solo attraverso l’amore e sono d’accordo, ma non si può amare ciò che non si conosce.... come sapere che qualcosa c’è non prende il posto, ovviamente, della consapevolezza interiore di questa cosa, la certezza percepita e assaporata di ciò, l’averla sperimentata.
Dunque il sé è dentro di noi, per così dire, ma se non ne siamo consapevoli come facciamo ad integrarci con lui, a portarci al ritorno in sé, ad identificarci con esso? Forse si tratta solo di smantellare, poco a poco, tutte le sovrastrutture legate alla personalità, all’ego. Ma anche questa operazione richiede conoscenze, scelte, passaggi, salti di qualità, accorgimenti, capacità che posso essere alimentate da un riformattare gradualmente la mente anche, visto che la mente deve pur servire a qualcosa...
Nessun percorso esoterico garantisce il risultato, ovviamente, ma ogni percorso esoterico fornisce informazioni utili e spesso necessarie per indirizzarci verso questo fine, dato che mi sembra ovvio che la conoscenza apre gli occhi, espande la mente e predispone l’anima ad incontrarsi più facilmente con se stessa. Io non seguo nessun percorso in particolare ma sono aperto a tutte le informazioni che possano aiutare la mia mente e la mia personalità a percepire il sé. L’evoluzione è poi tutta qua, l’espansione della coscienza e della consapevolezza segue dei tracciati che sono specifici per ciascuno di noi, che è un coacervo di residui karmici, di retaggi genetici, di formazioni infantili, di condizionamenti ambientali, ma soprattutto un essere unico fornito di un codice energetico suo proprio, che risponde ovviamente a delle sollecitazioni specifiche che sono in risonanza con la natura del suo essere: essere non solo eterno, ma anche incarnato, visto che noi siamo sì esseri fondamentali spirituali, ma siamo anche forniti di una natura immanente, che ha le sue esigenze, le sue particolarità di funzionamento che è impossibile metter da parte, secondo me, solo dicendo che ogni percorso è una fallace illusione. La nostra parte spirituale risponde al tutto, ma la nostra parte naturale è configurata in base a parametri piuttosto lontani da questa percezione.
Forse è questo aspetto che crea in me una sorta di difficoltà nel penetrare il pensiero indù, buddhista e quant’altro. Non riesco ad accettare il fatto che per vivere bene bisogna trascendere la vita: per me si tratta di un controsenso. Allora, di grazia, per quale motivo siamo qua? E perché siamo come siamo, ognuno a suo modo? Ricordo ancora quando se ne parlava a tavola, a casa di Luisa, e si parlava del senso della vita, con Upahara, che quando io dissi che per me era fondamentale scoprire il senso della vita, lui disse che non c’è nessun senso da trovare. Sono profondamente in disaccordo con questa nozione, perché, ripeto, allora non ha senso tutta l’esperienza della manifestazione, è tutto un’ ignobile presa in giro....?
Beh, questo è un po’ il mio punto di vista, anche se non voglio certo creare una polemica di nessuna sorta. Immagino che se è così che vedo le cose il mio destino è continuare la mia “esplorazione del sé a modo mio, quello che sento più confacente alla mia struttura interiore, al mio codice interno specifico. Ed è proprio quello che farò.
Riguardo al seguire il tuo corso, devo dire che è estremamente interessante,e tu lo rendi molto vivo, è piacevolissimo ascoltarti e per niente stancante, nonostante la complessità dell’argomento. Purtroppo però sarebbe molto oneroso per me parteciparvi sia per i costi di viaggio che la lunghezza. Fare quel viaggio ogni mese è un po’ troppo. Quindi, ti abbraccio e ci vedremo quando.... succederà.
Ciao, Simone Sutra - itdavol@tin.it
..............
Mia rispostina: “Grazie ancora per la tua partecipazione e per le tue osservazioni, che tengo in considerazione senza controbattere... poiché ritengo che ogni punto di vista sia legittimo e quanto da te espresso non va comunque contro la ricerca di Sé.... Ti abbraccio, Paolo”
Articoli sulla Spiritualità Laica:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=spiritualit%C3%A0+laica
martedì 14 settembre 2010
lunedì 13 settembre 2010
Storie di ruote.. al museo delle carrozze di Roma
La carrozza, nei cinque secoli della sua brillante esistenza, ha sempre avuto il primo posto in tutte le grandi manifestazioni della civiltà senza mai perdere il suo fascino e splendore. E non c’ è dubbio che la sua fama andrà ben oltre l’ alba del Terzo Millennio. Tanti sono gli appassionati che questo pezzo del passato può ancora vantare. Fra questi, l’imprenditore Romolo Apolloni, che possiede una delle collezioni fra le più complete con ben 290 esemplari di ogni epoca e provenienza. Dall’Italia ai Paesi dell’Europa Centrale, dall’America alla Cina, dal carro da lavoro alla Vittoria Pakistana, dalla biga egizia al landau, quale per esempio quello di fabbricazione tedesca usato dal Pontefice Giovanni Paolo II al tempo del suo vescovado in Polonia.
Senza dimenticare alcuni “pezzi d’ autore”, come la carrozzella di Anna Magnani, una delle bighe romane protagonista del film “Ben Hur”. Ed ancora uno dei primi sulky utilizzato per le corse al trotto, senza tralasciare gli Omnibus,(carrozze in grado di trasportare un massimo di 15 passeggeri), le diligenze, i carri postali e dei pompieri e la berlinetta da gala, veicolo per bambini, donato alla principessa Sissi. Un patrimonio culturale immenso che offre la possibilità di entrare in contatto con un mezzo di trasporto ormai in disuso, ma non certo per questo, privo di fascino, e testimone, di volta in volta, di una cultura e di un’ epoca. Tutti i “gioielli del passato”, esposti su una superficie di 3.000 mq, sono perfettamente conservati e funzionati al Museo delle Carrozze di Roma, Via Millevoi, 693.
Rita De Angelis
Senza dimenticare alcuni “pezzi d’ autore”, come la carrozzella di Anna Magnani, una delle bighe romane protagonista del film “Ben Hur”. Ed ancora uno dei primi sulky utilizzato per le corse al trotto, senza tralasciare gli Omnibus,(carrozze in grado di trasportare un massimo di 15 passeggeri), le diligenze, i carri postali e dei pompieri e la berlinetta da gala, veicolo per bambini, donato alla principessa Sissi. Un patrimonio culturale immenso che offre la possibilità di entrare in contatto con un mezzo di trasporto ormai in disuso, ma non certo per questo, privo di fascino, e testimone, di volta in volta, di una cultura e di un’ epoca. Tutti i “gioielli del passato”, esposti su una superficie di 3.000 mq, sono perfettamente conservati e funzionati al Museo delle Carrozze di Roma, Via Millevoi, 693.
Rita De Angelis
sabato 11 settembre 2010
“Qui é nato Peppino di Capri...” - Tra cielo e terra: Monte Acchiappanuvole e Cetrella
Capri ed Anacapri, due splendide isole che tutto il mondo conosce ed ama, da numerosi anni, dai tempi d’oro degli anni 60 della dolce vita, che Peppino di Capri, nativo dell’isola ha reso celebre con il suo repertorio di canzoni ad essa dedicate.
A Circa un’ora e mezzo di cammino dal centro di Anacapri si trova la sommità del Monte Solaro, raggiungibile anche con la seggiovia in circa 12 minuti. Qui ci sono i resti del “Fortino di Bruto”, costruito all’inizio dell’800, nel periodo delle battaglie fra inglesi e francesi. E’ la parte più alta di Capri, con 589 metri sul livello del mare, qui si gode un panorama mozzafiato a 360 gradi su tutta l’isola. In lontananza si scorgono le montagne della Calabria, gli Appennini e la Costiera Amalfitana; a seguire la Penisola Sorrentina il Golfo di Napoli, le isole di Procida ed Ischia. Intorno alla anni cinquanta fu costruito in cima al Monte Solaro un complesso turistico denominato “la canzone del cielo” oggi di questo resta attivo soltanto il bar.
Il Monte Solaro viene anche denominato “Acchiappanuvole” poiché, soprattutto in prossimità dell’alba, quando è più accentuato lo sbalzo termico tra mare e roccia, si forma e sale dal mare una cortina di vapori. L’ aria marina più calda ed umida, si tramuta in nebbia sul suolo raffreddato dalla notte e viene spinta dal vento.
Dove la strada è sbarrata, la nebbia sale verso l’ alto e da origine alla caratteristica “corona di nubi”.Questo fenomeno si ripete la sera anche in prossimità del periodo autunnale.
Il soffio del vento apre sempre scorci mutevoli e sorprendenti di paesaggio nella cortina dei vapori,ed il sipario che si solleva agli occhi dei visitatori, rivela in tutta la sua bellezza, l’isola di Capri, sdraiata e dormiente ai piedi del monte. A poca distanza dalla vetta del Monte Solaro, si trova Cetrella, a circa 476 metri di altitudine. Si pensa che il nome derivi da un’erba che odora di limone “erba cetra” che qui si raccoglie, o da Venere Citerea, che la leggenda vuole che qui sorgeva un tempio dedicato alla dea.
A Cetrella nel XV secolo fu costruito l’eremo di Santa Maria Cetrella situato su un precipizio a strapiombo su Marina Piccola. L’eremo di Cetrella, è costituito da una piccola chiesa, dal campanile e dalla sagrestia, con la cupola bassa, che fu poi aggiunta nel seicento. Qui soggiornavano e risiedevano principalmente eremiti, appartenenti agli ordini dei Francescani e dei Domenicani, che ne fecero un luogo di ritiro spirituale. Infatti nel complesso ci sono alcune celle, un’ampia cucina, ambienti di servizio ed un orto. All’interno della chiesa della Cetrella c’è la cappella, laddove viene conservata l’immagine di S. Maria, cara soprattutto ai marinai di Anacapri, che in passato, quando si spingevano molto lontano dall’isola per raccogliere il corallo, usavano salire in devoto pellegrinaggio prima di avventurarsi nelle pericolose spedizioni.
Se si ha la fortuna di visita questo luogo in primavera, si sentirà nell’aria un intenso profumo di fresie che crescono nel giardino antistante il sagrato della chiesa. Le pareti sono ricoperte di edera, ed attraversando il piccolo cancello d’ingresso sembra di entrare in un giardino incantato come una fiaba dei secoli passati. Il panorama che si gode da quassù è forse in assoluto il più bello; l’isola di Capri si estende a gradazione con i colori e le sfumature della roccia, tra il mare ed il cielo, in un silenzio interrotto solo dal rumore del vento.
Il panorama fantastico, spazia su tutto il Golfo di Napoli, dal Vesuvio a Procida ed Ischia, che prendono consistenza e bellezza avvolti dall’intenso azzurro del mare.
Rita De Angelis
A Circa un’ora e mezzo di cammino dal centro di Anacapri si trova la sommità del Monte Solaro, raggiungibile anche con la seggiovia in circa 12 minuti. Qui ci sono i resti del “Fortino di Bruto”, costruito all’inizio dell’800, nel periodo delle battaglie fra inglesi e francesi. E’ la parte più alta di Capri, con 589 metri sul livello del mare, qui si gode un panorama mozzafiato a 360 gradi su tutta l’isola. In lontananza si scorgono le montagne della Calabria, gli Appennini e la Costiera Amalfitana; a seguire la Penisola Sorrentina il Golfo di Napoli, le isole di Procida ed Ischia. Intorno alla anni cinquanta fu costruito in cima al Monte Solaro un complesso turistico denominato “la canzone del cielo” oggi di questo resta attivo soltanto il bar.
Il Monte Solaro viene anche denominato “Acchiappanuvole” poiché, soprattutto in prossimità dell’alba, quando è più accentuato lo sbalzo termico tra mare e roccia, si forma e sale dal mare una cortina di vapori. L’ aria marina più calda ed umida, si tramuta in nebbia sul suolo raffreddato dalla notte e viene spinta dal vento.
Dove la strada è sbarrata, la nebbia sale verso l’ alto e da origine alla caratteristica “corona di nubi”.Questo fenomeno si ripete la sera anche in prossimità del periodo autunnale.
Il soffio del vento apre sempre scorci mutevoli e sorprendenti di paesaggio nella cortina dei vapori,ed il sipario che si solleva agli occhi dei visitatori, rivela in tutta la sua bellezza, l’isola di Capri, sdraiata e dormiente ai piedi del monte. A poca distanza dalla vetta del Monte Solaro, si trova Cetrella, a circa 476 metri di altitudine. Si pensa che il nome derivi da un’erba che odora di limone “erba cetra” che qui si raccoglie, o da Venere Citerea, che la leggenda vuole che qui sorgeva un tempio dedicato alla dea.
A Cetrella nel XV secolo fu costruito l’eremo di Santa Maria Cetrella situato su un precipizio a strapiombo su Marina Piccola. L’eremo di Cetrella, è costituito da una piccola chiesa, dal campanile e dalla sagrestia, con la cupola bassa, che fu poi aggiunta nel seicento. Qui soggiornavano e risiedevano principalmente eremiti, appartenenti agli ordini dei Francescani e dei Domenicani, che ne fecero un luogo di ritiro spirituale. Infatti nel complesso ci sono alcune celle, un’ampia cucina, ambienti di servizio ed un orto. All’interno della chiesa della Cetrella c’è la cappella, laddove viene conservata l’immagine di S. Maria, cara soprattutto ai marinai di Anacapri, che in passato, quando si spingevano molto lontano dall’isola per raccogliere il corallo, usavano salire in devoto pellegrinaggio prima di avventurarsi nelle pericolose spedizioni.
Se si ha la fortuna di visita questo luogo in primavera, si sentirà nell’aria un intenso profumo di fresie che crescono nel giardino antistante il sagrato della chiesa. Le pareti sono ricoperte di edera, ed attraversando il piccolo cancello d’ingresso sembra di entrare in un giardino incantato come una fiaba dei secoli passati. Il panorama che si gode da quassù è forse in assoluto il più bello; l’isola di Capri si estende a gradazione con i colori e le sfumature della roccia, tra il mare ed il cielo, in un silenzio interrotto solo dal rumore del vento.
Il panorama fantastico, spazia su tutto il Golfo di Napoli, dal Vesuvio a Procida ed Ischia, che prendono consistenza e bellezza avvolti dall’intenso azzurro del mare.
Rita De Angelis
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Napoli: il museo di Pietrarsa - Un simbolo nella storia delle ferrovie... da Ferdinando II ad oggi
Ho avuto la buona fortuna di visitare il Museo dei vecchi treni di Pietrarsa. il museo é stato riaperto al pubblico dal 9 dicembre 2007, dopo una lunga chiusura per migliorie ed ammodernamento.
Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa di Napoli é un luogo simbolo ed immagine della storia delle ferrovie e del nostro Paese, la linea Napoli Portici é stata infatti la prima tratta ferroviaria in Italia. La riapertura del museo è stata possibile grazie anche al Sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo particolarmente attento all’esposizione delle storiche officine del “Reale Opificio Meccanico e Pirotecnico” già dal 1840 costruite per volere di Fedinardo II di Borbone, per affermare sin dall’epoca, lo sviluppo economico ed industriale del Regno delle Due Sicilie. La riapertura del Museo in concomitanza con il progetto dell’Alta Velocità, ha creato un connubio ideale tra il passato e lo sviluppo delle ferrovie italiane.
Ci sono quasi centosettanta anni di storia che rivivono all’interno del museo. Una sede unica, dove fra storia ed architettura, proiettano il museo di diritto come principale sede “assoluta” in Europa. Il polo museale si estende si 36 mila metri quadrati, dove tra padiglioni e settori, si trovano esposti i mezzi e le locomotive che hanno fatto la storia delle ferrovie in Italia. Nei padiglioni B e C, fanno bella mostra carrozze e le automotrici, prima fra tutte la carrozza 10 del treno presidenziale, costruita dalla Fiat nel 1928 per il treno Reale.
Il Museo attualmente è una testimonianza vera e tangibile della storia delle ferrovie a Napoli, un lungo percorso di sviluppo del trasporto e che deve diventare un polo di attrazione per l’intera Provincia di Napoli, simbolo di trasformazione e sviluppo della zona industriale, affinché in futuro, sia il turismo il nuovo “input” dell’economia Campana. Com’è noto Napoli è la città per eccellenza rinomata per le sue bellezze artistiche e culturali, dove ora anche il treno fa parte delle suo panorama, con il sole, il mare, e la “simpatia” del suo popolo che gli fanno da contorno.
Rita De Angelis
Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa di Napoli é un luogo simbolo ed immagine della storia delle ferrovie e del nostro Paese, la linea Napoli Portici é stata infatti la prima tratta ferroviaria in Italia. La riapertura del museo è stata possibile grazie anche al Sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo particolarmente attento all’esposizione delle storiche officine del “Reale Opificio Meccanico e Pirotecnico” già dal 1840 costruite per volere di Fedinardo II di Borbone, per affermare sin dall’epoca, lo sviluppo economico ed industriale del Regno delle Due Sicilie. La riapertura del Museo in concomitanza con il progetto dell’Alta Velocità, ha creato un connubio ideale tra il passato e lo sviluppo delle ferrovie italiane.
Ci sono quasi centosettanta anni di storia che rivivono all’interno del museo. Una sede unica, dove fra storia ed architettura, proiettano il museo di diritto come principale sede “assoluta” in Europa. Il polo museale si estende si 36 mila metri quadrati, dove tra padiglioni e settori, si trovano esposti i mezzi e le locomotive che hanno fatto la storia delle ferrovie in Italia. Nei padiglioni B e C, fanno bella mostra carrozze e le automotrici, prima fra tutte la carrozza 10 del treno presidenziale, costruita dalla Fiat nel 1928 per il treno Reale.
Il Museo attualmente è una testimonianza vera e tangibile della storia delle ferrovie a Napoli, un lungo percorso di sviluppo del trasporto e che deve diventare un polo di attrazione per l’intera Provincia di Napoli, simbolo di trasformazione e sviluppo della zona industriale, affinché in futuro, sia il turismo il nuovo “input” dell’economia Campana. Com’è noto Napoli è la città per eccellenza rinomata per le sue bellezze artistiche e culturali, dove ora anche il treno fa parte delle suo panorama, con il sole, il mare, e la “simpatia” del suo popolo che gli fanno da contorno.
Rita De Angelis
venerdì 10 settembre 2010
L'insegnante mingherlina ed il genitore palestrato... Storie di scuola vera 2010
Un bel giorno il padre e lo zio di un'alunna si intrufolarono velocemente nella scuola approfittando del via vai dovuto agli incontri tra alcuni genitori e insegnanti. Il loro obiettivo era fare un blitz dentro la classe, dove era in corso la lezione di matematica, e prendere a cazzotti davanti a tutti un ragazzo di 13 anni. La sua colpa era stata quella di aver detto alla compagna di classe, durante un alterco verbale fatto di ingiurie e insulti reciproci, "tuo padre è un drogato".
E' bastata una telefonata lacrimosa durante l'ora di ricreazione e il padre era lì pronto e intenzionato a menar le mani contro un ragazzo annichilito dalla paura mentre tutti i suoi compagni di classe erano terrorizzati da due energumeni sovraeccitati che erano entrati improvvisamente nell'aula.
Il bidello precario che aveva dato l'allarme e, lasciando incustodita la portineria, rincorso gli intrusi in classe, si era posto come scudo fisico davanti al minore minacciato pesantemente dai due personaggi che sembravano andati "fuori di testa". L'insegnante minuta, anche lei precaria, si era già posizionata anche lei a protezione dell'alunno minacciato e, senza mostrare alcuna paura, tentava di bloccare l'aggressione fisica alzando la voce con grande determinazione.
Contro la coraggiosa insegnante precaria il genitore violento urlava ripetutamente, agitando un casco da motociclista, "Troia levati di mezzo". La vice preside, accorsa anche lei nell'aula, era rimasta paralizzata dalla paura e non riusciva a parlare. A salvare la situazione con i loro corpi e il loro sangue freddo sono stati quindi l'insegnate precaria coperta d'insulti, un bidello a tempo determinato e uno "storico" insegnante di ginnastica sopraggiunto poco dopo.
Tutto è finito con qualche banco rovesciato ma senza danni fisici, a parte la grande paura che si leggeva negli occhi dei ragazzi. La polizia è venuta quando i due erano già andati via. La preside, quel giorno, era assente, la scuola era presidiata soprattutto da personale con contratto annuale che ha saputo comunque tenere testa ad un evento imprevisto. Probabilmente nessuna denuncia è scattata per l'interruzione di pubblico servizio, per le minacce subite dal personale e dai minori.
Si sa...a volte è meglio "non agitare le acque". Le lacrime postume scaturite dalla tensione nervosa di quella minuta e coraggiosa insegnante di matematica sono state l'unica liberazione e autogratificazione. Non si è sentita nessuna solidarietà espressa da parte di nessuno verso nessuno. La Scuola, a volte, appare un'accozzaglia di "presenze aleatorie" senza emozione e senza cuore. I contratti a tempo determinato spezzano fili, spezzano certezze e abortiscono storie di vita.
Un anno di lavoro riempie per un anno ma lo "scarso" valore di un precario senza certezza, nè di continuità nè di sede, lo rende invisibile, quasi come.....
LEGGI TUTTO
http://www.ciardullidomenico.it/ARTICOLI/apologia_del_bidello_precario.htm
E' bastata una telefonata lacrimosa durante l'ora di ricreazione e il padre era lì pronto e intenzionato a menar le mani contro un ragazzo annichilito dalla paura mentre tutti i suoi compagni di classe erano terrorizzati da due energumeni sovraeccitati che erano entrati improvvisamente nell'aula.
Il bidello precario che aveva dato l'allarme e, lasciando incustodita la portineria, rincorso gli intrusi in classe, si era posto come scudo fisico davanti al minore minacciato pesantemente dai due personaggi che sembravano andati "fuori di testa". L'insegnante minuta, anche lei precaria, si era già posizionata anche lei a protezione dell'alunno minacciato e, senza mostrare alcuna paura, tentava di bloccare l'aggressione fisica alzando la voce con grande determinazione.
Contro la coraggiosa insegnante precaria il genitore violento urlava ripetutamente, agitando un casco da motociclista, "Troia levati di mezzo". La vice preside, accorsa anche lei nell'aula, era rimasta paralizzata dalla paura e non riusciva a parlare. A salvare la situazione con i loro corpi e il loro sangue freddo sono stati quindi l'insegnate precaria coperta d'insulti, un bidello a tempo determinato e uno "storico" insegnante di ginnastica sopraggiunto poco dopo.
Tutto è finito con qualche banco rovesciato ma senza danni fisici, a parte la grande paura che si leggeva negli occhi dei ragazzi. La polizia è venuta quando i due erano già andati via. La preside, quel giorno, era assente, la scuola era presidiata soprattutto da personale con contratto annuale che ha saputo comunque tenere testa ad un evento imprevisto. Probabilmente nessuna denuncia è scattata per l'interruzione di pubblico servizio, per le minacce subite dal personale e dai minori.
Si sa...a volte è meglio "non agitare le acque". Le lacrime postume scaturite dalla tensione nervosa di quella minuta e coraggiosa insegnante di matematica sono state l'unica liberazione e autogratificazione. Non si è sentita nessuna solidarietà espressa da parte di nessuno verso nessuno. La Scuola, a volte, appare un'accozzaglia di "presenze aleatorie" senza emozione e senza cuore. I contratti a tempo determinato spezzano fili, spezzano certezze e abortiscono storie di vita.
Un anno di lavoro riempie per un anno ma lo "scarso" valore di un precario senza certezza, nè di continuità nè di sede, lo rende invisibile, quasi come.....
LEGGI TUTTO
http://www.ciardullidomenico.it/ARTICOLI/apologia_del_bidello_precario.htm
giovedì 9 settembre 2010
Lezioni di democrazia dal laboratorio di Eudomonia
Quale è la differenza tra il bene ed il male, i buoni ed i cattivi, nell'attuale compagine politica che usa definirsi democratica? E' presto detto ed oltremodo chiara:
- il male, i cattivi sono quei "democratici" i quali pretendono essere loro in persona i salvatori del mondo e per questo son sempre lì ad invocare, certe volte persino a supplicare, voti in sede elettorale al fine di salire ad un qualche trono governativo e da lì ordinare i loro sacri dettami, secondo un falso ideale democratico che vede sempre qualcuno impossessarsi del potere raccogliendo le simpatie di masse ignoranti.
- il bene, i buoni sono quei veri democratici i quali non hanno alcuna intenzione di ascendere ad un qualsivoglia trono politico bensì s'impegnano affinché la popolazione tutta abbia la possibilità, ognuno secondo la propria preparazione ed esperienza, di farsi carico dei poteri esecutivo/funzionali della Res Publica (nazionale o regionale), realizzando così il vero ideale democratico: conoscenza, dunque potere, al popolo.
I primi, i finti democratici, non hanno alcuna reale considerazione del popolo e lo mantengono semi-privo di coscienza e lontano da ogni potere e responsabilità. I veri democratici hanno invece fiducia del popolo, percepiscono loro stessi come una parte integrante di questo, vedono gli altri come altri se stessi e sanno che, inseriti in una organizzazione priva di condizionamenti, di fronte alle varie situazioni, si porranno tutti allo stesso modo, seguendo un buon senso comune, una buona regola ch'è insita non solo in ogni essere umano ma in tutti gli esseri viventi essendo fonte della vita stessa.
I finti democratici ritengono che i pochi ruoli di governo siano oltremodo importanti e che le decisioni che scendono dall'alto ad illuminare gli ignoranti, meschini cittadini qualsiasi siano decisive per il buon andamento della società. I veri democratici sanno bene che la miriade di piccoli ruoli esecutivo/funzionali della Res Publica posseggono un contatto con la realtà quotidiana che inevitabilmente conduce ognuno ad acquisire coscienza delle vere origini dei mali della società e ad impegnarsi con tutto se stesso per cercare di rimuoverle.
Ed è proprio così, infatti, facendo diretta esperienza all'interno dei vari settori della Funzione Pubblica, che i migliori, i più capaci e premurosi ad occuparsi delle questioni collettive, possono, senza alcun insensato, vuoto confronto elettorale bensì sul campo, sulla solida base dei propri meriti e successi, giungere infine a governare il Paese intero.
Aah, che bella la verità! Non c'è bisogno di penare per affermarla perché dilaga da sè. Basta darle un aiuto nel venire alla luce, dopodiché essa s'impone da sola, per la sua propria energia. Che brutto e quanto pesante è invece andare contro la verità! Ecco perché i "democratici" non raccolgono una lira: perché sono falsi, sono finti, perfino perfidi, in quanto usano una parola, di cui ancora poco si conosce il reale significato, per farsi belli ed ascendere per loro scopi personali, ideativi o materiali che siano poco importa, perché anche nel migliore dei casi non vogliono altro che imporre una propria visione del mondo piuttosto che permettere al mondo di esprimersi.
Basta con sterili elezioni politiche. Basta con l'attribuzione a vita dei ruoli/poteri della Funzione Pubblica. Largo ai cittadini e largo ai migliori, affinché, compiendo un regolare percorso di crescita, possano degnamente governare la Cosa Pubblica in ambito locale e nazionale.
Chi cerca voti per sè non è democratico ma proprio in antitesi con il concetto di democrazia. Impegnarsi affinché vi sia piena partecipazione popolare nella Funzione Pubblica è il pensiero e l'atto più nobile e democratico che vi sia, il succo stesso della democrazia.
Danilo D'Antonio - Laboratorio Eudomonia
- il male, i cattivi sono quei "democratici" i quali pretendono essere loro in persona i salvatori del mondo e per questo son sempre lì ad invocare, certe volte persino a supplicare, voti in sede elettorale al fine di salire ad un qualche trono governativo e da lì ordinare i loro sacri dettami, secondo un falso ideale democratico che vede sempre qualcuno impossessarsi del potere raccogliendo le simpatie di masse ignoranti.
- il bene, i buoni sono quei veri democratici i quali non hanno alcuna intenzione di ascendere ad un qualsivoglia trono politico bensì s'impegnano affinché la popolazione tutta abbia la possibilità, ognuno secondo la propria preparazione ed esperienza, di farsi carico dei poteri esecutivo/funzionali della Res Publica (nazionale o regionale), realizzando così il vero ideale democratico: conoscenza, dunque potere, al popolo.
I primi, i finti democratici, non hanno alcuna reale considerazione del popolo e lo mantengono semi-privo di coscienza e lontano da ogni potere e responsabilità. I veri democratici hanno invece fiducia del popolo, percepiscono loro stessi come una parte integrante di questo, vedono gli altri come altri se stessi e sanno che, inseriti in una organizzazione priva di condizionamenti, di fronte alle varie situazioni, si porranno tutti allo stesso modo, seguendo un buon senso comune, una buona regola ch'è insita non solo in ogni essere umano ma in tutti gli esseri viventi essendo fonte della vita stessa.
I finti democratici ritengono che i pochi ruoli di governo siano oltremodo importanti e che le decisioni che scendono dall'alto ad illuminare gli ignoranti, meschini cittadini qualsiasi siano decisive per il buon andamento della società. I veri democratici sanno bene che la miriade di piccoli ruoli esecutivo/funzionali della Res Publica posseggono un contatto con la realtà quotidiana che inevitabilmente conduce ognuno ad acquisire coscienza delle vere origini dei mali della società e ad impegnarsi con tutto se stesso per cercare di rimuoverle.
Ed è proprio così, infatti, facendo diretta esperienza all'interno dei vari settori della Funzione Pubblica, che i migliori, i più capaci e premurosi ad occuparsi delle questioni collettive, possono, senza alcun insensato, vuoto confronto elettorale bensì sul campo, sulla solida base dei propri meriti e successi, giungere infine a governare il Paese intero.
Aah, che bella la verità! Non c'è bisogno di penare per affermarla perché dilaga da sè. Basta darle un aiuto nel venire alla luce, dopodiché essa s'impone da sola, per la sua propria energia. Che brutto e quanto pesante è invece andare contro la verità! Ecco perché i "democratici" non raccolgono una lira: perché sono falsi, sono finti, perfino perfidi, in quanto usano una parola, di cui ancora poco si conosce il reale significato, per farsi belli ed ascendere per loro scopi personali, ideativi o materiali che siano poco importa, perché anche nel migliore dei casi non vogliono altro che imporre una propria visione del mondo piuttosto che permettere al mondo di esprimersi.
Basta con sterili elezioni politiche. Basta con l'attribuzione a vita dei ruoli/poteri della Funzione Pubblica. Largo ai cittadini e largo ai migliori, affinché, compiendo un regolare percorso di crescita, possano degnamente governare la Cosa Pubblica in ambito locale e nazionale.
Chi cerca voti per sè non è democratico ma proprio in antitesi con il concetto di democrazia. Impegnarsi affinché vi sia piena partecipazione popolare nella Funzione Pubblica è il pensiero e l'atto più nobile e democratico che vi sia, il succo stesso della democrazia.
Danilo D'Antonio - Laboratorio Eudomonia
mercoledì 8 settembre 2010
. Cybercrime or the end of scarcity? The future of hacking.... according to Arjen Kamphuis
The term hacking (and hacker) means very different things to different people. Most will associate the term with computer-enabled crime; from Russian mobsters stealing western credit cards to spammers sending billions of unwanted email advertisements for Viagra to Chinese intelligence employees attempting to break into NATO computers. For those calling themselves hacker (or being called hackers by their peers) hacking just refers to the creative use of technology, any technology, to do new and unexpected things.
These two very different meaning of the term continue to cause a lot of confusion in any discussion about it. This piece will expand on both the cybercrime and creative technology uses and see where they meet.
The term cybercrime itself suggests that computer and the networks that connect them are a new phenomenon in the eyes of law-enforcement and the justice ministry. If a crime is enabled by a telephone or car this is not worthy or separate classification. But if a computer or the Internet is involved a crime quickly becomes a 'cybercrime'. A recent BBC item [http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/7544083.stm] mentions a big case were 45 million credit cards were stolen. The financial impact of this theft was either not known or not made public. The trouble with evaluating 'cyber'-crime is both the scope of the subject and the lack of hard data. From copyright infringement via credit card fraud to child pornography (more accurately imagery of child-abuse) cybercrime is a field that encompasses a wide range of activities of varying seriousness and with very different levels of impact on the victims. Even more
troubling is estimating the effectiveness of law-enforcement do prevent or these crimes or at least bring to justice the perpetrators after the fact. Can this effectiveness be measured and if we can, is it worth logging everyone's e-mail and cellphone communications to capture an unspecified number of thieves? Precisely because we lack clear information on both the scale of the problem and the effectiveness of
the measures trying to cope with it there is no way of telling either way. Frans Kolkman (Head High Tech Crime Unit East-NL) will hopefully enlighten us a bit more.
The much happier side of hacking is all the wonderful things people are doing with technology all over the world, taking it apart and making it do stuff the original designers and producers never imagined. Thanks to intrepid hackers computers have become utterly commoditized and all of us can get connected to the global Internet for 10 euros per month. This democratization of technology has spawned not only entire new industries but also new ways for people to communicate, organize and participate in global affairs whoever en wherever you are. Martijn Aslander (Life hacker) will talk with us about using all these tools to get more out of life.
Before computers became small and cheap people calling themselves hackers were tinkering with all kinds of other hardware. Now computers, sensors and other components have become so cheap hardware hacking is becoming just as democratized as merely using a computer. Alper Çugun will give us an overview of the possibilities and perils of the digital world meeting the real world again.
The first desktop factories, also known as 3D printers, for home use with use-at-home pricing are a reality today and over the next decade they will develop in the same way our commodore 64 developed into smart-phones and laptops. Cheaper and twice as powerful every 18 months. If we can all print our consumer goods at home, will anyone even want to steal anything? Of course someone will figure out a way to print an AK-47 (just for fun mind you!) and then things will get really interesting.
Everyone having acces to technology has both benefits and problems; from youtube and wikileaks as new global media to road-side bombs detonated by cheap mobile phones and surveillance possibilities the Stasi could only dream of. In a world re-defined by technology everybody needs to become a little bit techno-literate. Ignorance of new possibilities will mean losing out on great opportunities for a better life and becoming a victim of those who would use the new tools for criminal or other bad
purposes. Hackers might save the world, especially if every citizen adopts the hacker ethic of collaboration, free sharing of knowledge and an anti-authoritarian attitude to keep would-be stasi's at bay.
Arjen Kamphuis - Co-founder, CTO, Gendo
Arjen is the moderator of the future of Hacking
Fonte: Club of Amsterdam - journal@clubofamsterdam.com
These two very different meaning of the term continue to cause a lot of confusion in any discussion about it. This piece will expand on both the cybercrime and creative technology uses and see where they meet.
The term cybercrime itself suggests that computer and the networks that connect them are a new phenomenon in the eyes of law-enforcement and the justice ministry. If a crime is enabled by a telephone or car this is not worthy or separate classification. But if a computer or the Internet is involved a crime quickly becomes a 'cybercrime'. A recent BBC item [http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/7544083.stm] mentions a big case were 45 million credit cards were stolen. The financial impact of this theft was either not known or not made public. The trouble with evaluating 'cyber'-crime is both the scope of the subject and the lack of hard data. From copyright infringement via credit card fraud to child pornography (more accurately imagery of child-abuse) cybercrime is a field that encompasses a wide range of activities of varying seriousness and with very different levels of impact on the victims. Even more
troubling is estimating the effectiveness of law-enforcement do prevent or these crimes or at least bring to justice the perpetrators after the fact. Can this effectiveness be measured and if we can, is it worth logging everyone's e-mail and cellphone communications to capture an unspecified number of thieves? Precisely because we lack clear information on both the scale of the problem and the effectiveness of
the measures trying to cope with it there is no way of telling either way. Frans Kolkman (Head High Tech Crime Unit East-NL) will hopefully enlighten us a bit more.
The much happier side of hacking is all the wonderful things people are doing with technology all over the world, taking it apart and making it do stuff the original designers and producers never imagined. Thanks to intrepid hackers computers have become utterly commoditized and all of us can get connected to the global Internet for 10 euros per month. This democratization of technology has spawned not only entire new industries but also new ways for people to communicate, organize and participate in global affairs whoever en wherever you are. Martijn Aslander (Life hacker) will talk with us about using all these tools to get more out of life.
Before computers became small and cheap people calling themselves hackers were tinkering with all kinds of other hardware. Now computers, sensors and other components have become so cheap hardware hacking is becoming just as democratized as merely using a computer. Alper Çugun will give us an overview of the possibilities and perils of the digital world meeting the real world again.
The first desktop factories, also known as 3D printers, for home use with use-at-home pricing are a reality today and over the next decade they will develop in the same way our commodore 64 developed into smart-phones and laptops. Cheaper and twice as powerful every 18 months. If we can all print our consumer goods at home, will anyone even want to steal anything? Of course someone will figure out a way to print an AK-47 (just for fun mind you!) and then things will get really interesting.
Everyone having acces to technology has both benefits and problems; from youtube and wikileaks as new global media to road-side bombs detonated by cheap mobile phones and surveillance possibilities the Stasi could only dream of. In a world re-defined by technology everybody needs to become a little bit techno-literate. Ignorance of new possibilities will mean losing out on great opportunities for a better life and becoming a victim of those who would use the new tools for criminal or other bad
purposes. Hackers might save the world, especially if every citizen adopts the hacker ethic of collaboration, free sharing of knowledge and an anti-authoritarian attitude to keep would-be stasi's at bay.
Arjen Kamphuis - Co-founder, CTO, Gendo
Arjen is the moderator of the future of Hacking
Fonte: Club of Amsterdam - journal@clubofamsterdam.com
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