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sabato 18 dicembre 2010

Pietro Melis e Nerina Negrello: "...è lecito il trapianto di organi dal punto di vista etico?"

Cari Soci e simpatizzanti, Abbiamo ricevuto una e-mail dal prof. Pietro Melis docente di filosofia dell'Università di Cagliari, qui sotto visibile, alla quale la Presidente Negrello ha risposto a tono. Giudicate voi liberamente. Cordialità
La Segreteria - Lega Antipredazione Organi

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Pena di morte

La vostra ultima email mi ha fatto arrabbiare. Coloro che condannano per principio la pena di morte, anche quando si tratti di criminali, soffrono della malattia più grave della Terra che è l'antropocentrismo, di cui pare siate voi pure ammalati. Voi, magari, ve ne fregate di tutte le crudeltà che ogni giorno vengono inflitte ai veri innocenti della Terra che sono gli animali non umani, che voi antropocentrici chiamate con disprezzo bestie, mentre molta umanità sarebbe migliore se fosse bestiale. I criminali dovrebbero essere usati per trapianti prima di sbarazzarcene per sempre. Almeno sarebbero utili a qualcosa. Un uomo può valere meno di un cane. Che dico? Meno di un insetto nocivo.
Pietro Melis

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Risposta

Prof. Pietro Melis, adottando la sua logica, il primo da "usare per trapianti " dovrebbe essere lei che è dalla parte degli espianti dai vivi che hanno perso la
coscienza, cioè dalla parte del crimine più obbrobrioso che sia mai stato concepito dall'uomo contro l'uomo e gli animali. Così anche lei sarebbe utile a qualcosa e non farebbe danno. "Un cane o un insetto nocivo" non
avrebbero mai parlato come lei: in questo ha ragione.

Nerina Negrello Presidente
www.antipredazione.org

giovedì 4 febbraio 2010

Vegetariani ed animalisti uniti emozionalmente... e non contrapposti!

"Non prendertela col seme se non germoglia: non tutti i terreni sono adatti
ad ogni seme. Forse hai sbagliato terreno o tempo della semina"

A differenza di alcuni pessimisti che lamentano la frammentarietà e l’incapacità del nostro movimento di unirsi in un'unica associazione al fine di essere una forza rappresentativa anche a livello politico, ritengo che il popolo vegetariano e animalista sia in ottima salute e il moltiplicarsi delle iniziative e i traguardi raggiunti in fatto di diritti animali sia una realtà inconfutabile, come la grande partecipazione alle iniziative e alle conferenze vegetariane che l’AVA tiene settimanalmente nella sua sede di Roma che dimostrano, senza ombra di dubbio, che la nostra famiglia è in crescita esponenziale. Ritengo pure che sia utopistico (almeno in questo momento storico) avere la capacità di riunire in una sola associazione il variegato mondo degli animalisti come quello dei vegetariani.

A mio avviso non è importante essere un unico organismo quanto quello di identificarsi nello stesso movimento a seconda delle prospettive in cui ognuno maggiormente si identifica: importante è dare il proprio personale contributo nella causa comune. La sommatoria delle azioni di ogni associazione vegetariana o animalista, o del singolo individuo, rappresenta il movimento vegetariano animalista che nonostante i denigratori, i pessimisti e i disfattisti prosegue il suo percorso di informazione e sensibilizzazione in modo sempre più incisivo e massiccio.

Le difficoltà ad unirsi in un unico organismo nascono dai molti aspetti cui si estrinseca la cultura del nostro movimento: la lotta contro la mattazione, la vivisezione, la caccia, l’uso delle pellicce, la pesca, i circhi equestri, gli ippodromi, le corride, gli zoo ecc. La motivazione di fondo che muove l’animalista è l’amore per gli animali e la loro protezione dalla violenza umana. In questa panoramica ogni animalista si colloca nel settore che considera preminente: anche se limitare il proprio interesse ad uno (o solo alcuni di questi aspetti tra loro inseparabili) spesso ci espone a critiche per mancanza di coerenza. Infatti siamo noi (che non siamo le vittime) a stabilire ciò che è preminente in questa lotta e non gli animali.

C’è chi sceglie di essere vegetariano per motivi etici: questo credo sia l'aspetto che consente di essere coerentemente vegetariani. C’è chi sceglie di essere vegetariano per motivi salutistici (anche se noi consideriamo tale scelta velata da un sottile egoismo: se la carne facesse bene alla salute forse non rifiuterebbero di mangiarla). C’è poi chi è vegetariano per motivi antropologici in quanto l’anatomia comparata ed altre discipline provano che è innaturale per l’uomo (strutturato anatomicamente per nutrirsi in modo fruttariano) mangiare il corpo degli animali. C’è chi è vegetariano per motivi ecologici perché non vuole rendersi complice del devastante impatto ambientale causato dagli allevamenti intensivi. C’è chi è vegetariano per motivi spirituali, dal momento che la carne induce pesanti vibrazioni di violenza e preclude l’evoluzione dello spirito umano; chi per non essere responsabile della fame nel mondo, dal momento che per produrre la carne vengono sottratte le terre ai contadini dei paesi indigenti e utilizzate nella coltivazioni delle monoculture; chi è vegetariano per motivi economici, perchè l’alimentazione carnea risulta assai più costosa; chi per motivi di inquinamento: l’industria della carne inquina il pianeta più di ogni altra attività umana; chi per motivi di risparmio energetico nella considerazione che un terzo dell’energia prodotta in Occidente viene assorbita dall’industria della carne…

In questo arcipelago culturale estremamente variegato ognuno ha una sua visione del problema e, a seconda della propria sensibilità e intelligenza, si colloca e dà il suo personale contributo: ma il vero vegetariano-animalista è chi (anche se opera in uno specifico settore) incarna simultaneamente e coerentemente tutti gli aspetti del Movimento. E se all’interno di qualunque movimento è fisiologica la componente estremista, grave errore sarebbe giustificare la chiusura e l’astio di alcuni verso chi l’imita la sua percezione e il suo operato ad uno solo degli spetti.

Io sono certo, arriverà il tempo in cui il Movimento Vegetariano Animalista avrà un suo Ministero in cui saranno riuniti tutti i settori della cultura che rappresenta. Ma in attesa di tale auspicabile evento ognuno è chiamato a dare il suo contributo per accelerarne i tempi, attraverso la propria personale e coerente opera di informazione e sensibilizzazione.

Franco Libero Manco

giovedì 3 settembre 2009

Vegetariani senza Dio…. Secondo Franco Libero Manco

Che cosa c’entra Dio con noi vegetariani/animalisti?

A qualcuno può sembrare strano dissertare sull’idea di Dio e soprattutto a quale scopo? Pare che molti di coloro che amano gli animali si siano col tempo allontanati dalla religione, specialmente cattolica, ritenuta responsabile della visione antropocentrica che relega gli animali a mero oggetto ad uso e consumo dell’uomo.

Ognuno ha una sua visione delle cose. C’è chi crede l’universo sia frutto del caso e c’è chi crede che sia Dio l’Entità creatrice, la Mente che regola le leggi dell’universo, l’Energia che porta tutte le cose verso la loro evoluzione, l’ispiratore dei grandi Maestri spirituali e di quei principi morali che spingono gli esseri umani verso la giusta ed armonica convivenza tra se stessi e il resto del creato. Se Dio è questo allora è parte fondamentale della nostra filosofia. E se noi siamo gli eredi di questi Personaggi siamo tra quelli che credono nell’esistenza di Dio, anche se il Dio a cui noi idealmente facciamo riferimento non appartiene ad una specifica religione. Non aderiamo a nessuna specifica corrente filosofica-morale-spirituale perché in realtà, la nostra visione universalista, è la sintesi della parte più edificante del pensiero dei Grandi che hanno contribuito a rendere migliore l’animo umano. E se qualche esponente della cultura vegetariana-animalista non si riconosce questa componente è libero di farlo, di far riferimento ad una sua nuova visione delle cose, ma la sua visone è parziale, limitata, perché mancante del riferimento al pensiero ispiratore.

Parlare solo di scienza alimentare e di rispetto per gli animali è riduttivo per la nostra causa. Serve a noi parlare di Dio? E’ necessario considerare che la natura umana risulta composta da quattro fondamentali aspetti: fisico, mentale, emozionale e spirituale. Si può disconoscere l’esistenza stessa di Dio ma non la componente spirituale nella natura profonda dell’uomo. E a noi interessa l’uomo nella sua interezza, per questo trascurare la parte spirituale dell’individuo significa precludere all’uomo la sua realizzazione integrale. Questa è la vera, sostanziale innovazione del nostro pensiero che si differenzia da ogni altra filosofia di vita. L’errore è continuare a credere in soluzioni parziali. Nessun vero benessere personale, nessun mutamento sociale è possibile senza il simultaneo ed armonico sviluppo dei suddetti quattro aspetti della natura umana.
I principi a cui fa riferimento la nostra filosofia di vita non sono un’invenzione degli ultimi tempi, delle ultime generazioni più aperte e sensibili alla condizione degli altri esseri viventi, ma traggono, appunto, le loro origini dal pensiero dei grandi Iniziati e dei grandi Filosofi di ogni tempo e paese.

L’attuale cultura vegetariana animalista è figlia di questi grandi Personaggi che per primi nel mondo hanno esteso il concetto di amore e compassione dall’uomo ad ogni essere vivente. Krihsna diceva: “La carne degli animali è come la carne dei nostri figli”. Buddha: “Si diventa degni della salvezza quando non si uccide alcune essere vivente. Zoroastro:“Chi rinuncia a cibarsi delle carni martoriate degli animali avrà lo spirito santo e la verità”. Pitagora: “Come potrete pretendere giustizia quando voi stessi sacrificate per crudele ghiottoneria o avidità degli esseri legati a noi da fraterna alleanza? Mai sacrificare animali agli Dei o ferire animali ma promuovere in tutti i livelli una cultura di rispetto e protezione nei loro riguardi”. Lao Tse: “Siate buoni con gli uomini, con le piante e con gli animali. Non braccate né gli uomini, né gli animali, né fate loro del male”. Confucio invitava a trattare gli animali con affetto e con tutti i riguardi, evitando di tiranneggiarli, di sfruttarli da vivi, e poi l’indecenza di mangiarli da morti, dopo averli assassinati. Platone: “L’amore non risiede solo negli uomini attratti dalle belle creature, ma in tutti gli altri esseri viventi, negli animali”.Gesù: “Siate rispettosi e compassionevoli non solo verso i vostri simili ma verso tutte le creature poste sotto la vostra tutela”. Leonardo da Vinci: “Verrà il tempo in cui l’uccisione di un animale sarà considerata alla stessa stregua dell’uccisione di un uomo”. M. Gandhi: “Per me la vita di un agnello non vale meno di quella di un uomo. Quanto più è indifeso un essere vivente tanto più ha il diritto di essere tutelato dall’uomo”. Einstein: “Credo che il vegetarismo possa incidere in modo favorevole sul destino dell’umanità”.

Tutti questi grandi Personaggi, ai quali si ispirano i principi fondamentali della morale e della spiritualità mondiale, indicano Dio come fonte ispiratrice e componente fondamentale del loro insegnamento. Però la nostra filosofia non è fedele interprete del loro messaggio in “toto” ma trae da esso solo ciò che esprime la visione universalista, cioè quella parte che estende i codici del diritto all’esistenza, al rispetto e alla libertà dall’uomo agli altri esseri senzienti. Per noi Dio è il punto di convergenza di tutto ciò che di bello, armonico, edificante c’è nell’essere umano e trova la sua realizzazione nell’idea di pace e di convivenza pacifica tra gli esseri umani e tra questi ed ogni altra creatura. Per questo non riconoscere la componente Dio nella nostra cultura sarebbe come rinnegare le nostre radici e gli insegnamenti dei grandi Maestri da cui trae origine la cultura vegetariana-animalista. Dio è per noi l’idea di un mondo migliore, senza prede e senza predatori: l’idea in cui le nostre speranze trovano compimento: e se questo Dio vivesse solo nella nostra immaginazione non importa: conta l’ideale a cui noi facciamo riferimento.

Ogni religione si sviluppa in un determinato luogo ed epoca storica a seconda delle esigenze sociali, morali e spirituali di un popolo, ma nessuna credo abbia il vero carattere di universalità in quanto riferita prevalentemente od esclusivamente alla specie umana. La nostra visione è diversa: noi parliamo di teologia cosmica, di sincretismo delle grandi religioni, di stadi evolutivi, di spiritualità universale. Nulla da eccepire verso una religione al servizio della Vita; verso una casta sacerdotale che ha lo scopo di tramandare gli insegnamenti dei grandi Maestri e favorire il cammino evolutivo dell’uomo come di ogni altra creatura; nulla de eccepire se la religione è dalla parte degli oppressi, degli innocenti, dei diversi, degli animali. E anche se spesso la religione è stata ed è motivo di sventure e in nome di Dio si sono commessi i più abominevoli delitti, non è sbagliata la componente Dio nella vita dell’uomo, ma chi se ne serve per i suoi sporchi scopi di potere. Ognuno aderisce alla religione che spontaneamente sente più affine alla propria natura. Cristiani, ma specialmente cattolici, sembrano geneticamente predisposti al disprezzo del non umano. Ho più volte sperimentato che quanto più uno è vicino al cattolicesimo tanto più è marcata la sua ostilità alla rinuncia del pasto a base di carne e al rispetto dovuto agli animali.

Quando uno di noi che crede nel bene, nell’amore, nel rispetto di ogni essere vivente in realtà sta mettendo in pratica il pensiero dei grandi Maestri e gli insegnamenti di quel Dio in cui noi facciamo riferimento. Anche se teoricamente rinunciassimo all’idea di Dio sarebbe comunque presente nei nostri principi e nella nostra attività, per il semplice fatto che noi cerchiamo il bene di tutte le cose. Certo guardando la crudele legge naturale, in un approccio superficiale, dire che Dio ami gli animali può sembrare un eufemismo; a meno che Dio non sia riuscito a trovare nell’altro che consentisse l’evoluzione dei viventi.

La mia idea a tal proposito è che nulla di ciò che esiste torna a vantaggio del Creatore (altrimenti che Dio sarebbe). Le cose non sono state create per capriccio di Dio, ma che esistono da sempre e sono quindi parte stessa di Dio, quella parte che ha bisogno di “perfezionare se stessa”, di evolvere e di manifestarsi in una particolare forma fisica a seconda del suo contenuto energetico e quindi del suo livello evolutivo: processo che parte dalla materia inerte e che di forma in forma attraversa lo scenario dei viventi fino alla sua totale realizzazione. Ma ogni essere non può raggiungere la sua integrale realizzazione nel breve tempo di una sola esistenza; da quì la necessità di proseguire il suo cammino evolutivo nella successione di più esistenze. Senza il dolore e la morte che incombe su ogni vivente nulla potrebbe evolversi. Nella necessità di fuggire la sofferenza e di procacciarsi il cibo gli esseri sviluppano intelligenza, astuzia, consapevolezza ed in fine sensibilità verso la condizione degli altri. Ma questa è un’altra storia.

Già l’idea di un Dio geloso, vendicativo e antropocentrico si è rivelata devastante per gran parte del genere umano e per la creazione. E a meno che Dio non sia un essere sadico e crudele non può che volere l’evoluzione delle sue stesse creature, altrimenti che senso avrebbe il Tutto, ammesso che il Tutto abbia un senso. E se Dio vuole il bene, l’evoluzione e la conservazione della sua opera allora possiamo affermare che la nostra visione di Dio è sicuramente la più evoluta nel tempo e nella storia perché la sola che supera l’arcaica e antropocentrica visione delle cose per espandere il suo interesse e il suo amore non solo ad una parte della creazione ma a tutto ciò che vive.

Il fideismo è lontano dalla nostra visione delle cose. Non trova la nostra adesione l’idea di un Dio buono e premuroso solo verso la condizione dei tiranni (gli uomini, infinitesima parte dei viventi) ed indifferente verso la condizione del resto delle altre sue stesse innocenti creature. Il nostro Dio è padre equanime di tutti i viventi.

Il concetto Dio cambia con l’evolversi dei tempi. Il Dio d’Israele è diverso dal Dio dei cristiani e questo dal Dio dei musulmani, e questo diverso dal Dio di Zoroastro, di Confucio, di Platone, di Plotino o di ogni altro movimento, setta ortodossa o protestante. Ognuna delle 19 grandi religioni presenti nel mondo, come ognuna delle 10.000 piccole religioni, ha un idea diversa di Dio. Quale è quella giusta? Sarebbe facile dire nessuna, tutte o solo una di queste. Difficile è concepire ognuna di queste come le tessere di un solo grande mosaico che insieme concorrono a formare l’immagine d’insieme e della Vita. Probabilmente tra mille anni gli esseri umani avranno un’idea di Dio diversa dall’attuale. Come ognuno ha una sua idea di giustizia, di patria, di amore. Dio può essere l’idea attraverso la quale l’essere umano realizza le sue speranze ma può essere un’entità reale anche se incomprensibile alle capacità umane.

A mio avviso è molto meglio essere atei e prodigarsi per il bene di tutti i viventi che credere in un Dio che limita il suo amore alla ristretta cerchia degli umani. Ma l’ateismo che cerca il bene e l’evoluzione delle cose coincide con la volontà stessa di Dio.

Franco Libero Manco – francolibero.manco@fastwebnet.it