domenica 7 dicembre 2014

Democrazia e automobili, cuccioli e bastardi. Due storie catastrofiste di Fabrizio Belloni


Prima storia - Questa democrazia è come certe automobili

La macchina automobile è uno strumentum diaboli. Volete la riprova? Prendete il paragone con una bella ragazza: la fanciulla dobbiamo portarla in giro noi e farla divertire noi. La automobile (di seguito apocopata nel vocabolo d’uso corrente “auto”) ti porta in giro lei e ti fa divertire lei: ti dà la gioia, contrabbandandola per felicità.
In questo schifo di società dell’apparire è addirittura assurta a status symbol. Il peggio del peggio.
Questa mattina presto (sono vecchio!) assistevo, con una dose di masochismo, non lo nego, ad una delle solite trasmissioni che mostrano politici ed addetti ai lavori, giornalisti, opinionisti, tuttologi e canea simile, disquisire sulla “Cloaca maxima”, sul pasticciaccio romano, ove il più sano ha la rogna, come dice un saggio adagio popolare.
Gli esponenti politici non trovavano di meglio che cercare di dimostrarsi estranei e il filo conduttore era “ma anche voi ci siete dentro”, come se fosse una giustificazione.
Mi è balenata la similitudine con certe auto.
La democrazia, che considero sempre più il male assoluto, è la causa del marciume. Il sistema genera farabutti e permette loro di proliferare, ingrandirsi e lucrare sfruttando le debolezze endemiche della democrazia stessa.
Vedete, un’auto, quando la compriamo, rimbambiti dalla pubblicità martellante, ci dà gioia. Gratifica il nostro senso di possesso, spesso anche il nostro gusto estetico, ci fa sentire padroni della strada, e ammirati dagli altri. Esattamente come fu la democrazia quando ci fu imposta da Potenze straniere (USA, URSS e Vaticano). Ci ubriacammo di…. “libertà” (tanto non esisteva la prova palloncino, allora) e cominciammo a guidare sulla strada della vita privata e pubblica.
Ma le auto, si sa, hanno alcune caratteristiche. Innanzitutto bevono benzina o carburante diesel (con varianti gpl o metano, ma sono marginali). E il carburante costa. Anche i cavalli consumano carburante, il fieno. Ma vuoi mettere?
E fino a qui siamo nella norma.
Ma l’auto necessita di altro. Ha la batteria, le candele, l’impianto elettrico, i lubrificanti, i gas per il condizionatore, le ruote, l’impianto di alimentazione e di distribuzione nonché di accensione, i filtri, l’antifurto, i freni…..
Ed ognuno dei marchingegni elencati è soggetto ad usura, va cambiato, rabboccato, controllato. Altrimenti l’auto si ferma, dichiara agitazione sindacale e non si muove.
L’Italia mi sembra un’ auto la cui batteria si è scaricata: incuria e nulla manutenzione. La produzione di beni e servizi non ha più energia, Pil a picco.
Inoltre ha il serbatoio pressoché vuoto: non abbiamo prestato la dovuta attenzione alla spia della riserva. Autonomia di pochi chilometri temporali.
In compenso dischi e pastiglie dei freni sono ai titoli di coda: il burrone davanti è troppo vicino per riuscire a frenare in tempo. Pianteremo il piede sul pedale ma l’abbrivio ci porterà nel precipizio.
Il condizionatore d’aria non funziona più da mesi. O troppo caldo o troppo freddo: non abbiamo imparato a gestire né noi stessi, né l’ambiente e ne soffriamo le conseguenze.
L’antifurto è una barzelletta: mi ricordo quel capolavoro di Walt Disney, Biancaneve, con i sette nani che al termine della giornata chiudono la miniera di pietre preziose per tornare a casa. Poi, Cucciolo appende la chiave all’esterno della porta della miniera.. L’antifurto delle auto è il simbolo dell’Italia di oggi: infatti ne rubano centinaia al giorno.
“Ma anche gli altri Paesi sono come un’auto”, mi ribatte qualcuno.
Vero, ma andate in Germania, e controllate il parco macchine. La media è di auto molto più giovani, tenute con i tagliandi regolari, con rispetto maggiore delle leggi del codice stradale e del buon senso. I fessi sono ovunque, certo, ma è una questione di percentuali.
E la rabbia sta nel fatto che abbiamo i migliori carrozzieri del mondo, ed eccellenze (sempre restando nel paragone “Italia – auto”) che tutti ci invidiano. Le linee delle auto sono le più belle, come la più bella è l’Italia. Alcune Case sono irraggiungibili: Ferrari, Maserati, Lamborghini, oppure la antiche e splendide “500” e la “600” che rimisero in piedi il Paese.
Il problema sono gli autisti: i nostri sono dei neopatentati, ubriachi di guida, che non capiscono cosa è l’auto-Italia e che non la sanno guidare.
Non basta perciò cambiare auto. Dobbiamo cambiare autisti.
Dobbiamo curare di più l’auto-Italia.
E magari trovare un autista professionista.
Il ciarpame che guida ora non è in grado di condurre neppure un carretto tirato da un asino, animale nobile e intelligente.
Soprattutto se paragonato al conducente.
In definitiva anche l’auto, come la democrazia, è nata, vive, ma è destinata (e non nel lungo periodo) a morire. Ci saranno altre forme di trasporto, altri mezzi di comunicazione.

Come per la democrazia, che ormai è pronta per lo sfascia carrozze, per la rottamazione.


Seconda Storia - Cuccioli e bastardi

Sabato, 7 dicembre 2014, un amico mi ha detto che, finito di lavorare alle sei, prima del solito, è tuttavia riuscito a rincasare solo a mezzanotte passata.
Motivo: insieme alla moglie ed ad altri volontari ha dovuto accudire, sistemare circa 340 cuccioli di cane sequestrati dalla Polizia a bordo di un TIR ungherese, diretto a Napoli, nelle dichiarazioni del farabutto alla guida.
Cuccioli di tutte le razze, “pregiate” ovviamente. “Cuccioli pregiati” nel senso che possono essere rivenduti a caro prezzo, comunque inferiore e di molto a quello di mercato.  Mi ha fatto vedere il breve filmato che ha ripreso col telefonino.
Roba da stringere il cuore.
Non sono un esperto, ma credo che togliere a sei settimane il cucciolo alla madre sia un atto da gente che ha solo l’aspetto umano, ma che dentro è una montagna di putrefazione.
In più, il mio amico ha constatato il grado di fame che le bestiole avevano: in breve tempo hanno divorato una montagna di cibo che, sotto la guida di un veterinario mobilitato dalle Forze dell’Ordine, seguiva insieme ai volontari tutta la squallida e tenerissima vicenda.
Poi i cuccioli sono stati alloggiati in un centro apposito, in parte nel goriziano, in parte a Trieste, in parte nell’udinese. 340 non sono pochi.
Ora mi sembra sia giunto il momento di iniziare una campagna stampa, mediatica, generale, con coinvolgimento delle scuole. Per me è questione di civiltà.
Non sono un animalista talebano, con preconcetti e ricerca di punti di riferimento fuori da me: diffido di chi lo ricerca fuori da sé. Ma mi considero parte della natura, e gli animali e le piante sono fratelli coi quali condividere la strada della vita. E li guardo, se me lo consentite, con amore e rispetto.
E, forse per l’età e le esperienze della vita, non sopporto più la violenza contro i più deboli: donne, anziani, bambini, animali che siano.
Razza di bastardo, vieni a “discutere” con me. Anche se sono vecchio ti pitturo tante di quelle sberle sul tuo muso di bastardo che sei, da far dire a chi ti conosceva: “peccato, era così un bel ragazzo!”. Purtroppo siamo in un Paese ove anche un rumeno che ha ucciso col furgone otto ragazzi era stato messo ai domiciliari. Figuratevi!
Per legge del contrappasso, una persona a me cara mi ha detto che se dipendesse da lei, metterebbe il bastardo ad accudire i cuccioli, sotto stretta sorveglianza, pulendo, dando loro da mangiare, curandoli finché l’ultimo dei 340 non abbia trovato sistemazione. E se sbaglia, pedate nel lato B.
E vorrei spendere due parole anche per quei minorati che, acquistandoli, alimentano l’immondo mercato: ma non avete mai guardato negli occhi un cane, bastardi? Un cane non bisogna viziarlo, ma rispettarlo ed amarlo, questo sì. E rispettarlo vuol dire, fra mille altre cose, lasciarlo il tempo giusto alla madre, che a sua volta non è una catena di montaggio, ma che ha i suoi tempi, i suoi ritmi, come la Natura ha stabilito.
Bastardi, siete solo dei poveri, inutili, miserabili bastardi, falliti nella vita, quella vera, quella dentro di voi.

Fabrizio Belloni

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