martedì 22 dicembre 2009

Tommaso Fattori: "Ultimissime note dall'interno della Conferenza Onu sul cambio climatico di Copenhagen (UNFCCC-COP15)"

Ultime note (in corsa) da Copenhagen, perdonate i refusi.

Sfortunatamente non c'è molto da aggiungere rispetto a quanto ho scritto nella mia nota precedente
(http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/12/18/copenhagen-%e2%80%9cnote-dal-vivo-e-racconto-di-prima-mano-sugli-accadimenti-e-sui-discorsi-dallinterno-della-conferenza-onu-sul-clima%e2%80%9d-da-tommaso-fattori-sconsolato%e2%80%a6/).

Come avrete abbondantemente letto sui giornali (pur pieni zeppi di mistificazioni e inesattezze) purtroppo dentro la UNFCCC tutto poi e' andato come avevamo annunciato e previsto: ha prevalso l'unilateralismo di USA e Cina. Nessun trattato vincolante, nessun vero accordo.

Come e' evidente, l'unica mossa che non ha funzionato e' stata quella che aveva preventivato Obama: riuscire ad apparire come il deus ex machina che giunge nel bel mezzo dell'impantanamento e mette magicamente d'accordo su un progetto "minimo" in grado di ridare speranza al mondo... Una mossa essenzialmente mediatico-comunicativa (rivolta verso interno/esterno, opinione pubblica mondiale e opinione pubblica USA). La mossa e' fallita perche' la Cina (ma anche il Brasile e l'India) ormai da vari giorni mostravano un irritamento sempre maggiore verso la strategia (anche comunicativa) USA: essere di fatto il primo ostacolo al trattato post-Kyoto (anche per gli accordi presi con la stessa Cina rispetto al depotenziamento della UNFCCC; per la difesa strenua dei diritti di proprieta' intellettuale ecc) ma cercare di scaricare solo su Cina, India e Brasile tutte le responsabilita' dello "stallo". Anche per questo Cina India e Brasile non erano cosi' interessate alla "messa in scena" finale (il finto accordo di 3 pagine) a cui teneva particolarmente Obama.

Scrivo questo perche' sono abbastanza stupito per le versioni semplicistiche che stanno circolando sui media (a partire da La Repubblica), che stanno avvalorando (di fatto) la tesi di un forte impegno USA per raggiungere un accordo, con Obama che rincorre le delegazioni in partenza e si intrufola nelle riunioni di Cindia e Brasile a sorpresa...
Obama e' sicuramente intrappolato dal voto del Senato Usa (e dal gruppo di lobbisti repubblicani e democratici presenti in senato...) ma qui e' stato chiarissimo che gli USA hanno scelto esplicitamente di marginalizzare e isolare le posizioni relativamente piu' "avanzate" (compresa la UE, che pero' ha a sua volta utilizzato un atteggiamento "negoziale" stile Wto assai irritante all'interno della UNFCCC), giocando su tavoli diversi una partita che escludeva a priori la possibilita' di un trattato vincolante: il fatto e' che Cina, Brasile e India non sono affatto degli sprovveduti (e certamente vogliono avere le "mani libere" pure loro). Solo marginalmente si e' discusso realmente di clima, sostanzialmente si e' discusso di economia e finanza, di trasferimento di conoscenze e tecnologie (a pagamento...), di rapporto fra economie emergenti e vecchie economie dominanti, in un processo di rinegoziazioni e di riposizionamento reciproco degli attori in base ai rapporti forza che si stanno modificando.

Un esempio "chiarificatore" sul processo (e sugli "gli ostacoli" al processo) riguarda proprio il caso dell'acqua. Vale la pena di raccontare un retroscena illuminante.
Eravamo riusciti -soprattutto grazie all'impegno del WPF e IERPE (progetto World Water Protocol)- a far si' che la Cina chiedesse al gruppo dei 5 di inserire il tema dell´'acqua nell'agenda. E' noto a tutti (scienziati e diplomatici) come l'acqua sia uno dei nodi fondamentali rispetto al cambio climatico, non solo per gli impatti sull'acqua del CC (mutamento della distribuzione e del regime delle piogge, desertificazione, inondazioni, innalzamento livello mari ecc con conseguenti effetti negativi anche sulla biodiversita', sull'agricoltura e il cibo ecc) ma anche per la centralita' dell'acqua stessa per le cosi' dette strategie di adattamento e soprattutto di "mitigazione" del CC.
Ebbene: la Cina ha accettato di porre il tema nell'agenda. In una riunione ristretta dei 5 la UE ha acconsentito, anche il Brasile e l'India hanno accettato la proposta, gli USA invece hanno chiesto di poterci pensare sopra fino all'indomani. Il giorno dopo, alla riunione successiva, gli Usa hanno comunicato di non volere accettare di inserire l´acqua nell'agenda e di rifiutare la possibilita' di prendere impegni vincolanti in materia di acqua all´l'interno del negoziato. Questi retroscena forse aiutano a chiarire maggiormente lo stato delle cose (appunto e ancora una volta: Obama is not Bush but USA are the USA).

Come sapete, il testo finale di tre pagine (per chi lo volesse posso inviare la versione inglese pdf) e' scorante e inconsistente, ben distante dalle bozze (pur insufficienti) che circolavano nei giorni precedenti e su cui le delegazioni stavano trattando. Contiene un vago impegno a mantenere la crescita della temperatura entro i 2 gradi centigradi, nessuna cifra sui tagli ai gas serra, impegni finanziari per 30 miliardi di dollari dal 2010 al 2012, 100 miliardi l´anno entro il 2020; nessun vincolo legale, nessun accenno alla riduzione delle emissioni del 50% entro il 2050. I paesi che hanno sottoscritto si sono impegnati a dichiarare la cifra di riduzione delle emissioni di gas serra per il periodo 2015-2020 entro il primo febbraio 2010, ma in assenza di un vero sistema di monitoraggio accettato da tutti (cfr Cina)...

Questo topolino e' stato partorito da un vero elefante, perche' elefantiaca e' stata questa UNFCCC-COP15+COP5 di Copenhagen. Raramente si e' vista una simile concentrazione di capi di governi, di Stato e di ministri in un solo luogo, dopo 10 giorni di preparazione dell' "high level segment" attraverso plenarie e gruppi di lavoro (su testi che si sono poi liquefatti). Senz'altro e' la prima volta che questo avviene avendo sul tavolo un solo tema: il cambio climatico (il che mostra tutta la gravita' della situazione, anche se resiste un saldo manipolo di negazionisti e/o ottimisti tecnologici...). Cio' fa risaltare ancor piu' il fallimento di Copenhagen e l'incapacita' della politica di offrire risposte globali all'altezza dei problemi del nostro tempo, ormai assorbita e dipendente dalle dinamiche inarrestabili dell'economia globale.

Al parto del topolino si sono opposti per tutta la notte e per mezza giornata di sabato i paesi africani e dell'america latina, che volevano impegni ben piu' ambiziosi e di reale "giustizia" climatica da parte del Nord e confidavano in un serio accordo vincolante sul clima e su tagli sostanziosi alle emissioni di gas serra. Per tutta la notte fra venerdi' e sabato i lavori sono andati avanti senza sosta, sostanzialmente prolungando di 14 ore la conferenza delle parti rispetto al suo termine stabilito (cosa che prevedevamo). Alla fine la conferenza decide solamente e freddamente di "prendere atto" (leteralmente "take note") dell'accordo firmato da USA, Cina, India, Brasile e Sudafrica. E' una formula (take note) che consente di far sbloccare perlomeno i finanziamenti previsti dall'accordo proposto/imposto dai 5, ma che indica la contrarieta' al documento da parte della stragrande maggioranza dei paesi che partecipano alla conferenza. Ne prendono atto, non lo approvano.

In generale qui a Copenhagen ha perso "il clima", sicuramente hanno perso i paesi poveri (che soffriranno gli impatti maggiori del cambio climatico), credo si possa dire che ha perso la stessa UE completamente isolata non solo dagli Usa ma anche dal suo stesso pervicace atteggiamento prevaricante "stile Wto" verso i paesi del Sud (tenuto durante tutto il corso della UNFCCC in generale dai paesi del Nord). Ci sarà tempo nei prossimi giorni per fare analisi serie e valutazioni approfondite, per capire soprattutto cosa fare adesso (molti parlano della necessita' di decisioni altrettanto unilaterali, ma nella direzione opposta a quella di Usa e Cina, un po' come è già accaduto con il protocollo di Kyoto, confidando soprattutto nell'Europa...).

C'e' ora (e nei prossimi mesi) da sperare molto nella reazione dell'opinione pubblica globale, dei movimenti e delle associazioni della società civile; la massa di persone che si è condensata per le strade di Copenhagen e nelle immense sale dei seminari del Forum alternativo (Klimaforum 09) mi ha dato molta speranza, in una situazione complessivamente deprimente e preoccupante.

Tommaso Fattori

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