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sabato 28 maggio 2011

“Peter Boom come io l'ho conosciuto..” di Paolo D'Arpini


(Palcoscenico di Gustavo Piccinini)

Lunedì 30 maggio 2011, con la cerimonia funebre laica pomeridiana presso il Cimitero di San Lazzaro a Viterbo (Tempio crematorio), si chiude il sipario sull'apparizione in questa Terra dell'amico Peter Boom. Ma è questa la fine?
Sicuramente nella memoria e nell'inconscio collettivo dell'umanità l'opera dirompente di Peter continuerà a creare inimmaginabili conseguenze, soprattutto per quanto riguarda il costume sessuale e la laicità di pensiero.

L'amico Peter si definiva un agnostico e per questo era molto vicino alle posizioni della Spiritualità Laica. Inoltre la sua teoria della pansessualità, di cui più avanti parlerò, è stata un Ariete (com'era lo stesso autore) per sfondare i cancelli della separazione fra esseri umani e distruggere la discriminazione sessuale. Ma andiamo per ordine.

Nel 1991 incontrai per la prima volta Peter Boom, attore, poeta, cantante, scrittore di origine olandese. Un giorno d’estate del ‘92 dopo che c’eravamo visti a Nepi, ad una mostra di Luigi Fabrizi (sull’edera, pianta sacra a Dioniso), Peter mi telefonò al Circolo e mi chiese se volevo aiutarlo a correggere le bozze del suo nuovo libro “2020, il Nuovo Messia”, un romanzo fanta-ecologico in cui si prefigura la fine del mondo per inquinamento, con tanto di olocausto religiosamente gestito da un nuovo messia, e si immagina un nuovo inizio con il messia stesso nella parte di Adamo. Ho sempre amato i racconti di fantascienza e quella storia la trovai alquanto intrigante e divertente, anche perché riportava diverse mie teorie ecologiste “catastrofiste” che in quegli anni andavo preannunciando. Così accettai l’invito di Peter ed assieme a lui lavorai intensamente al libro per almeno due settimane, correggendo e cambiando, finché ci sembrò che il lavoro fosse completo. Poi scrissi una breve introduzione al romanzo che fu pubblicato attraverso l’amico Gianfranco Paris direttore della casa editrice BIG, la pubblicazione avvenne nel 1993. Negli anni a seguire furono fatte diverse presentazioni del libro, a Viterbo presso la Provincia, a Roma alla Libreria Croce nel 1994 (con Paolo Portoghesi, Carla Rocchi, etc.). Ho voluto fare questa premessa perché la teoria della pansessualità, elaborata da Peter Boom, era già contenuta in forma germinale in questo libro di fantasy-ecologia. La teoria non è nemmeno una scoperta, dal punto di vista fisiologico, è semplicemente la descrizione di quanto avviene in natura, e cioè che la sessualità ha infinite sfaccettature che si manifestano nella vita di ognuno e differentemente in diverse culture umane. Definire l’uomo eterosessuale od omosessuale è solo una descrizione limitativa che non ha senso alcuno, allo stesso modo in cui non ha senso parlare di “razze” umane. Esiste una sola specie umana dotata di una sessualità che assume vari modi espressivi e basta. Ma per giungere alla “conferma” da parte del mondo scientifico, di questa lapalissiana verità, Peter (e noi che l’abbiamo accompagnato nella traversata) ha dovuto combattere molto…. per infrangere il muro dello sessuologia separativa, sia quella tradizionale come anche quella gay….

La pansessualità rappresenta nel mondo della sessualità umana ciò che nella spiritualità io chiamo “spiritualità laica”. Come non si può definire “normale” un’espressione sessuale rispetto ad un’altra, così non si può definire assolutamente vero uno specifico modo religioso. Comunque oltre alla partecipazione di Peter Boom a diversi congressi di sessuologia ed anche per dare una parvenza di “legalità” al movimento sessuale – sincretistico in corso, fondammo con lui un “Comitato per lo studio della pansessualità”, tenendo la prima riunione nel CircoloVegetariano VV.TT. e successivamente ufficializzandolo depositando la comunicazione della costituzione al sindaco di Viterbo, al tempo Giancarlo Gabbianelli.

Qui inserisco alcuni dei documenti raccolti sia sulla costituzione del Comitato che successivamente per la divulgazione della Teoria. Costituzione di un Comitato per la Teoria della Pansessualità: Gentile Sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli. La informiamo che il giorno 21 marzo 2002, in Viterbo-Bagnaia, i sottoscritti firmatari hanno costituito un comitato avente per scopo lo studio e la divulgazione della Teoria della Pansessualità. I firmatari indicano come proprio portavoce e coordinatore il signor Peter Boom. Il significato del termine “pansessualità” sta ad indicare ogni libera espressione sessuale, sempre nel rispetto reciproco e delle leggi vigenti, senza vincolarla a schemi e valori prefissati. Infatti nella storia dell’uomo ed in ogni civiltà la sessualità è stata sempre celebrata nelle sue varie forme espressive, riconoscendo la validità e la naturalità di ognuna di esse.

La Teoria della Pansessualità quindi vede tutte queste forme come naturali e legittime inclinazioni dell’uomo. La informiamo inoltre che questa Teoria è stata ritenuta degna di presentazione al prossimo Congresso della Federazione Europea di Sessuologia che si terrà a Cipro dal 16 al 20 giugno 2002. Nel frattempo verranno organizzati, a breve termine, una serie di incontri a Viterbo ed in altri centri della Tuscia per informare la popolazione sui risvolti e sul senso della Teoria, a cui non mancheremo di invitarLa personalmente. (Firmatari: Peter Boom, scrittore; Cesare Foschi, filosofo; Paolo D’Arpini, giornalista… altri…).

Altre documentazioni: (http://www.mail-archive.com/animali@peacelink.it/msg01718.html) - Peter Boom, ideatore della Teoria della Pansessualità, ha promosso insieme con Paolo D’Arpini un Comitato per l’attuazione della LIBERA ESPRESSIONE SESSUALE, da lui definita Pansessualità. Detto Comitato ha presentato la Teoria al VI° Congresso della Federazione Europea di Sessuologia a Limassol (Cipro, giugno 16 – 20 2002) su richiesta del Comitato Scientifico, inoltre ha presentato “La Filosofia della Pansessualità” in occasione del IX Congresso dell’European Federation of Sexology tenutosi in aprile 2008 presso il Cavalieri Hilton Hotel a Roma. Peter Boom ha ideato la Teoria nel 1990, ma questi ha spiccato il volo solo nel 2002 dopo il Congresso dell’EFS a Limassol ed ancora meglio dopo il Congresso europeo di sessuologia a Roma nel 2008. Il termine Pansessualità ormai viene abitualmente adoperato in tutte le lingue, si può trovare in tutti i dizionari moderni, è presente su Internet in modo massiccio. Molti personaggi del mondo artistico si sono dichiarati “pansessuali”, tra i quali i registi Gianni Amelio e Pedro Almodovar, i cantanti Miguel Bosé, Ricky Martin, Adriana Calcanhotto e Gianna Nannini.

Naturalmente non vuol dire che coloro hanno sperimentato tutte le possibilità sessuali, ma solo di essere coscienti di avere dentro di sé tutte le opzioni possibili. La parola Pansessualismo è spiegata dal Professor Haeberle (Prof. Erwin J. Haeberle Founder and Director Archive for Sexology, Humboldt University, Berlin – ( http://www2.hu-berlin.de/sexology/ ) nel suo Dizionario Critico nel seguente modo: “Pansessualismo (a volte anche “pansessualità” dal greco “pan”: tutto) tutto ciò che riguarda l’amore sessuale. Un atteggiamento od una filosofia che sono basati sulla convinzione che il potenziale sessuale umano può e dovrebbe essere diretto verso ciascuno ed ogni cosa. Una volta, il termine “pansessualismo” veniva usato anche per la teoria che l’intero comportamento umano è comunque condizionato sessualmente (Sigmund Freud). Ma tale pensiero non è considerato più valido.

Oggi le parole “pansessualismo” e “pansessualità” vengono usate spesso da alcuni sostenitori della liberazione sessuale che vogliono trasmettere l’idea che gli attuali ruoli sessuali e di genere delle donne e degli uomini sono troppo ristretti, e che, quindi, una sessualità generale dovrebbe comprendere l’intero spettro degli orientamenti sessuali e ignorare deliberatamente tutte le altre distinzioni convenzionali. La Teoria invita internazionalmente a dibattiti accesi ed è sta criticata aspramente soprattutto dalle religioni monoteiste. E’ resa pubblica oltre che dalla European Federation of Sexology da vari massmedia. Ultimamente anche su “Sexologìa Noticias”, il più importante notiziario sessuologico dell’America del Sud. The Jakarta Post ha iniziato sul suo blog un dibattito molto acceso con interessanti commenti di islamici indonesiani:| Islam ‘recognizes homosexuality’ | The Jakarta Post – Moderate Muslim scholars said there were no reasons to reject homosexuals under … they had started practising pansexuality (with either a man or women) … The theory of Pansexuality by Peter Boom – Il sito della teoria della Pansessualità di Peter Boom … (http://digilander.libero.it/pansexuality)

Le ultime iniziative culturali sulle energie della natura portate avanti con Peter avvennero a Viterbo nel corso della prima Biennale d'Arte Creativa, realizzata in collaborazione con Laura Lucibello nel 2010, durante la quale ancora una volta la sua teoria e la sua esperienza liberatoria fu presentata al pubblico in forma di conferenza sui simboli sessuali degli alberi. Seguì poi la proposta del San Valentino pansessuale del febbraio 2011, ulteriore maglio dirompente contro gli schemi di una sessualità pre-costituita (http://www.google.com/search?hl=it&client=gmail&rls=gm&q=liberi+innamorati+pansessuali+14+febbraio+2011&btnG=Cerca&aq=f&aqi=&aql=&oq) e questo è stato l'ultimo atto pubblico... prima che gli eventi della vita mi portassero a lasciare Calcata e la Tuscia e di conseguenza a perdere di vista, fisicamente, il caro amico Peter.

Ecco, credo con questo di aver reso sufficiente testimonianza della “battaglia” per la pari dignità sessuale svolta da Peter Boom in questi anni, a partire da quel fatidico primo incontro…..

Paolo D’Arpini


…...


...a Peter Boom

Nato per essere Grande....
sul sagrato di una
chiesa,
in ginocchio,
forse per l'ultimo saluto
al sole nascente
di ogni dimenticato
Dio
che piange silenzioso
il sorriso
perduto
nel cuore della Terra.
Magico uomo Peter,
navigatore
errante
di una generazione
delusa,
immagine reale
del poeta
sognatore,
dello scricciolo
solitario
che ritrova
se stesso
in un abbraccio
vero,
in una stretta
di mano
lasciata libera,
come il volo
di Pegaso alato
che diventa
stella immortale
nell'Olimpo
degli Dei.

(Antonella Pedicelli)

lunedì 16 maggio 2011

Italians... i segreti di Pulcinella, la spiritualità laica e l'identità del luogo




Italians... i segreti di Pulcinella, la spiritualità laica e l'identità del luogo

Mi ha scritto Massimo Acciai, direttore della rivista I Segreti di Pulcinella, chiedendomi se per caso volessi mandargli un articolo sul tema dell'Italia...
Fatalità ne avevo uno pronto, in cui racconto anche la mia esperienza con il “luogo” e la spiritualità che lo contraddistingue...

Parecchi anni fa.. quando presi a viaggiare per il mondo, in Europa, in Africa, in Asia, soprattutto in India, a partire dalla prima volta ed anche le volte successive.. ho sempre considerato quei viaggi un arricchimento, un bagaglio esperienziale, che avrei comunque voluto e dovuto condividere con i miei fratelli italiani. Infatti sono sempre stato fiero delle mie origini e mentre tantissimi viaggiatori cercavano di nascondere la loro provenienza io sempre la evidenziavo, sapendo che con il mio comportamento e con il rispetto che evincevo dagli altri avrei anche avvantaggiato la mia patria.. purtroppo spesso considerata un paese.... un paese di "italians"... (come dice Beppe Severgnini) e basta questa parola per dire tutto.

Beh, forse è un po' pretenzioso da parte mia ritenere che la mia esperienza possa aiutare od interessare i miei connazionali, anche perché qui in Italia abbiamo una religione dominante che non consente di esprimere forme spirituali "altre".. ma almeno ci ho provato..

Poiché io ed il luogo siamo la stessa cosa...

Io appartengo al luogo
Ed il luogo mi appartiene.
Io sono il luogo
Ed il luogo è in me.

Così sente il ri-abitante bioregionale, colui che vive nel ed è in simbiosi con il luogo.

E d’altronde il vero spiritualista laico sente e vede il luogo come se stesso, in questo uniformandosi alla visione dell’ecologia profonda… Infatti io mi occupo del luogo come fosse mio, parlo del luogo come fossi la sua voce. Questo avviene per ogni luogo, un “luogo ideale” in cui si incontrano Yin e Yang, bene e male. Avviene per l’Italia che riconosco come la mia amata patria. Avviene per la Terra che è la mia matrice. Avviene per l’universo spazioso in cui si svolge il mio contesto esistenziale. Avviene per lo Spirito che mi compenetra.

Certo all’inizio questo sentire assomiglia molto ad una opinione, cioè ha la parvenza di un pensiero assunto come vero, ma con la pratica e con il costante e continuo contatto con la natura e con gli altri esseri viventi si percepisce chiaramente che il “tutto” in cui noi siamo immersi è esattamente noi stessi…. Questa consapevolezza sembra maturare pian piano, quasi per gradi… ed all’improvviso succede che…

Secondo i grandi saggi l’opinione è solo un riflesso personale della percezione individuale della verità. Insomma l’opinione è sempre e comunque parziale ed incapace di riferire un’interezza. Ma se siamo in grado di interpretare ogni opinione come un tassello del pensiero universale e cerchiamo di integrarla nell’insieme del conosciuto forse stiamo mettendo in pratica quel “sincretismo” di pensiero auspicabile per il superamento delle ideologie e delle religioni precostituite. Unica discriminante dovrebbe essere la qualità della sincerità in cui l’opinione viene espressa…

Infatti se un’opinione è solo “strumentale” allora non vale nemmeno la pena di considerarla, essa non è nemmeno etichettabile come “opinione” (che già di per se stesso è un termine “riduttivo”) ma possiamo definirla “imroglio giustificativo” teso alla soddisfazione di un vantaggio personale o ideologico… basato sull’assunzione di un pensiero (definito universale). Ciò avviene quando si mente sapendo di mentire o anche allorché non si è andati sufficientemente in profondità nell’analisi interiore!

Per questa ragione punto sul merito della laicità, o equanimità, ed è quanto cerco di affermare in ogni mia espressione… Ma secondo me “laicità” deve presupporre anche il lasciare agli altri la libertà di pensare a modo loro e non possiamo usare la laicità per continuamente controbattere sui punti che a noi sembrano ledere tale principio…

Insomma dovremmo essere laici persino nei confronti della laicità..

Questo atteggiamento mentale, super partes, è decisamente utile ed interessante per l’affermazione di un “sincretismo” che dovrebbe accomunare noi tutti esseri umani nel riconoscimento del pari valore del pensiero che in ognuno si manifesta…

Ah, per quel che riguarda l’ipotetica differenza fra Uomini, Animali od Extraterrestri è solo un fatto di gradiente o predisposizione intellettiva, ma la coscienza che anima queste categorie vitali è la stessa, la possibilità di auto-conoscenza è pure la stessa…

Amo gli animali, amo gli extraterrestri, amo ogni forma di vita ed ogni elemento.. ma dovendo perseguire una mia crescita personale (unico presupposto per la crescita universale) vale il detto “ad ognuno il suo lavoro”. Krishna affermò: meglio fallire cercando di compiere il proprio dharma piuttosto che trionfare nell’espletamento del dharma altrui. E dal punto di vista umano, essendo io stesso un uomo, mi occupo della mia auto-conoscenza e lascio agli altri esseri (umani o non umani) di fare la parte che ad ognuno compete!

Tradotto in termini laici significa che per fare il bene di tutti è sufficiente non arrecar male ad alcuno.

Paolo D’Arpini
spirito.laico@libero.it

giovedì 21 aprile 2011

La spiritualità laica e l'inconsistenza del teismo, delle religioni ideologiche, dei miti, delle leggende e delle teorie cosmologiche ...



Il contrasto verbale ed ideologico che spesso sorge tra il libero pensatore e il devoto di una qualunque religione è che il primo non accetta come veritieri tutti gli enunciati dei testi religiosi, oppure considera le scritture come prescrizioni da adattare al continuo mutare delle esigenze morali, storiche e spirituali della gente; mentre il secondo ritiene le Scritture verità immutabili nel tempo. Il quesito è: se le dottrine sono soggette al mutare degli eventi, quali aspetti possono essere modificati, ampliati? Se invece si accetta fideisticamente inalterabili le leggi e le regole, come giustificare le molte innovazioni apportate nel tempo, ad esempio, nella dottrina cattolica? Come le seguenti:

- la preghiera per i morti e il segno della croce furono adottate ufficialmente intorno al 500 d.C.;
- il termine Papa, che significa padre, entra in vigore nel 610;
- l’adorazione della croce, delle immagini e delle reliquie fu adottata nel 787;
- il celibato dei preti fu imposto da Gregorio VII nell’anno 1074;
- la confessione auricolare fu istituita da papa Innocenzo III durante il concilio Laterano del 1215;
- il battesimo per aspersione divenne legale con il concilio di Ravenna nell’anno 1311;
- i 7 sacramenti furono sanciti dal concilio di Firenze nel 1439;
- il credo cattolico fu istituito da Pio IV nel 1560;
- il dogma dell’infallibilità del Papa fu proclamato da Pio IX nel 1870.

Ma oltre a queste molte sono state le cose superate:
- l’Inquisizione che fu istituita dal concilio di Verona nel 1184;
- l’uso della tortura permessa da Innocenzo IV (1243-1254) con la bolla Extirpanda;
- la schiavitù legittimata da Niccolò V (1447-1455) con la bolla “Divino amore communiti”;
- le indulgenze che furono concesse per la prima volta nell’850 da papa Leone IV: la vendita delle stesse iniziò nel 1190 e durò fino all’epoca della Riforma;
- la lettura della Bibbia che era proibita al popolo fin dal concilio di Tolosa del 1229;
“Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo né di quanto è quaggiù sulla terra.” (Es. 20,4).

E ancora, le cose superate dell’Antico Testamento:
“Colui che percuote suo padre o sua madre sia messo a morte.” (Es. 21,15).
“Colui che maledice suo padre o sua madre sarà messo a morte.” (Lev. 21,17).
“Non lascerai vivere colei che pratica la magia.” (Lev. 22,17).
“Chiunque farà un lavoro di sabato sarà messo a morte.” (Es. 31,15).
“Non vi taglierete i capelli in tondo ai lati del capo, né deturperai ai lati la tua barba.” (Lev. 19,27).”
Se uno commette adulterio con la moglie del prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno essere messi a morte.” (Lev.20,10).
“Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due dovranno essere messi a morte.” (Lev. 20,13).
“Se uno ha rapporto con una donna durante le sue regole, tutti e due saranno eliminati dal loro popolo.” (Lev.20,18).
“Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare.” (Lev. 24,16).
“La donna non si metterà un indumento da uomo, né l’ uomo indosserà una veste: perché chiunque fa tali cose è in abominio al Signore.” (Dt 22,5).
“Se un uomo avrà un figlio testardo e ribelle che non obbedisce alla voce né di suo padre né di sua madre allora tutti gli uomini della sua città lo lapideranno ed egli morirà…” (Dt 21,18)

Se molte innovazioni sono state apportate e molte prescrizioni sono state superate perché non superare anche l’ingiusta, crudele e sanguinaria usanza di mangiare animali? Probabilmente per il semplice fatto che il massacro di 50 miliardi di esseri senzienti, urlanti, piangenti, per la stragrande maggioranza dei religiosi non esiste come problema.

Diverse centinaia di piccoli satelliti sono nati dalla religione cristiana, oggi se ne contano ben 30.000 diverse denominazioni. Ognuna di queste è profondamente convinta che solo la sua visione è la più giusta, la più vicina al pensiero di Gesù. Cercare di dialogare con alcuni fedeli di certe comunità religiose a volte è impresa ardua. Chi ha ragione? Certo ognuno segue il sentiero religioso che più sente in sintonia con le proprie aspettative. In questo caso l’individuo adatta l’oggetto di riferimento a se stesso piuttosto che adattare se stesso all’ideale superiore. Cioè, se la dottrina della propria religione prescrivesse (per assurdo) che i fedeli debbano tagliarsi una mano a testimonianza della loro fede, accetterebbero? Oppure metterebbero in moto il loro senso critico? Se la logica di Dio mi porta alla guerra io ho il dovere di disobbedire? Se Dio autorizza l’uccisione degli animali non dimostra forse di disprezzare la sua stessa opera ed essere in antitesi con se stesso?

Se Dio ci ha dato un cervello è segno che vuole che lo facciamo funzionare; allo stesso modo se ci ha dato una coscienza lo scopo è quello di cercare di ampliare la sfera della nostra compassione. La vera logica però è solo quella che non è di parte: è quella che ha una visione universalista il cui intento è il bene e l’evoluzione di tutte le cose (altrimenti Dio perché le avrebbe create)? Trincerarsi dietro una visione parziale significa escludere dal proprio orizzonte tutto il resto e soprattutto negare l’inevitabile interazione ed evoluzione cui sono soggette per legge universale tutte le cose, compreso il pensiero, la sensibilità umana, il senso di giustizia, di rispetto verso l’altro, l’intrinseco valore delle diversità, la sacralità della vita in qualunque forma fisica si manifesti.

Chi si attiene strettamente alle parole del suo Profeta o del suo Iniziato dovrebbe avere la coerenza di applicare integralmente il suo insegnamento, non solo ciò che è conforme alle sue personali convinzioni o ciò che gli torna comodo, senza cercare patetiche scappatoie con la solita solfa che l’essere umano è debole e imperfetto. Se fossimo nati in Cina seguiremmo con lo stesso ardore la dottrina del Tao? Se in india l’induismo? Se in Iran lo zoroastrismo? Se nel Tibet il buddismo? Il luteranesimo, il calvinismo e cos’ via?

Ciò che la stragrande maggioranza dei religiosi spesso si rifiuta di comprendere è che nulla di ciò che è stato scritto o detto dai profeti è valido in eterno: se così fosse nulla potrebbe evolvere. Per ogni cosa c’è un tempo stabilito. I dettami e le regole spirituali o religiose vengono prescritte per quella particolare popolazione nel suo particolare contesto storico, culturale, morale e spirituale, diversamente sarebbe come parlare della teoria dei Quanti ad un popolo indigeno. I Profeti hanno gettato il seme, ma guai a concentrarsi sul seme dimenticando che deve diventare pianta e dare i suoi frutti.

Se fare la volontà di Dio contraddice la logica del bene universale allora ho il dovere di disobbedire alla regola. Anche se, come si dice, la mia logica può non coincidere con la logica di Dio. Ma se le leggi sono fatte per l’uomo e per il creato non devono forse tornare a loro beneficio?

Il fondamento della fede nelle religioni monoteiste è quello di credere nella parola rivelata: chi crede si salva chi non crede è condannato. Questa politica di accettazione passiva a credere in ciò che ad altri è stato rivelato genera sonnolenza alla parte creativa dell’uomo, fiacca il pensiero e preclude l’autodeterminazione. Credere passivamente nel dogma libera dall’impegno di dover ragionare. Questo delegare ad altri ciò che riguarda la nostra vita, il prendere a scatola chiusa ciò che non si comprende né magari si condivide, parte dal presupposto che io, uomo qualunque, non sono in grado di capire ciò che è bene per me stesso da ciò che mi danneggia al punto che altri sono autorizzati ad impormelo “per il mio bene” (come è successo in passato e succede anche oggi in alcune religioni estremiste). Molti infatti sono stati sterminati per aver osato mettere in dubbio la parola rivelata, ma un fatto è credere in Dio un’altro è credere in ciò che sta scritto o interpretato dall’uomo. Io considero dannoso dover accettare per fede ciò che la mente rifiuta per mancanza di logica, positiva.

Dove sono i doni promessi dei quali Dio doveva colmare coloro che avrebbero creduto alla Parola? Dov’è la terra promessa dove scorre “latte e miele”; dov’è l’abbondanza e la pace promessa? Le popolazioni che rivendicano la “primogenitura” sono forse nella sostanza migliori di altre? vivono forse nella pace e nel benessere rispetto a coloro che magari non hanno neppure sentito parlare della Torà, del Vangelo o del Corano? In realtà ogni popolo ha le religione più adatta al suo cammino evolutivo, finché gli uomini avranno bisogno di una religione. Credere o no all’esistenza di Dio sarà un dubbio che resterà per sempre perché non sarà mai possibile dimostrare l’una o l’altra tesi. Ma il dubbio è ciò che fa progredire perché fa dell’individuo un elemento volitivo, pensante, ciò che ha fatto progredire l’umanità, che ha consentito alla scienza di svilupparsi, di abbattere le dittature, mentre le certezze assolute, quanto parziali, sono sempre state la base di ogni sventura. Già Socrate affermava che non era certo di nulla e i post socratici addirittura dicevano che non erano certi nemmeno di essere incerti.

L’errore di fondo delle religioni sta nel credere che ciò che è stato sancito in un contesto storico-sociale per una particolare popolazione in circostanze contingenti possa avere valore imperituro e che debba essere applicato ad ogni popolo ed in ogni periodo storico.

Vi è in tutto questo una esasperata differenziazione tra i buoni ed i cattivi: i primi destinati al paradiso i secondi all’inferno. Ma sappiano bene che tra il nero e il bianco vi sono infinite sfumature intermedie e che non è possibile separare nettamente i buoni dai cattivi, come non è possibile stabilire dove finisce il giorno e inizia la notte; infinite sono infatti le circostanze per cui un individuo diventa cattivo, anche se l’uomo è sempre responsabile delle sue azioni.

A me sembra notevole la differenza di peso tra Gesù e qualunque altro Profeta o Iniziato di qualunque altra grande religione. Ma ognuno ha la sua visione delle cose. Però siccome le religioni sono tutti raggi della stessa ruota al cui centro sta lo stesso Dio, e che la vera religione è solo quella dello spirito rigenerato dall’amore universale, ciò che conta è il bene di tutte le cose e questo viene solo se l’uomo vive onestamente, con giustizia, bontà e altruismo. “Il di più viene dal maligno”.

Franco Libero Manco

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Specifici articoli sulla Spiritualità Laica

http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=spiritualit%C3%A0+laica

sabato 15 maggio 2010

Carteggi spirituali: "Massimo Sega e Marco Bracci sul libero arbitrio e sul bene/male... e commento sulla poesia"

Caro Paolo, ho letto il commento di Marco Bracci circa il libro di Naomi
KLEIN dal titolo SHOCK ECONOMY. Non l'ho letto e quindi non posso
esprimere pensieri sullo stesso.

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2010/05/08/shock-economy-di-naomi-klein-imminente-e-il-sovvertimento-le-religioni-luomo-ed-il-mondo-si-preparino-commento-di-marco-bracci/

Ma nel commento Marco Bracci, ipotizzando un rimpiazzo della religione cattolica, richiama quella ortodossa in quanto con una parvenza di serietà. Scusatemi, ma perché il famoso Hitler non é stato serio? Dichiarò di fare la guerra agli Ebrei e la fece. Gli Ortodossi a me ricordano le ANIME MORTE DI COGOL e più recentemente la rivalutazione degli Zar.

Ancora. Ecco quanto ho letto in un messaggio di European Consumers a firma di Saracini: Nell'ultimo governo di destra, con primo ministro Karamanlis, è emerso anche il coinvolgimento di esponenti della Chiesa ortodossa. Esistono testimonianze di alti prelati che frequentavano regolarmente gli uffici della Presidenza del Consiglio, il cosiddetto Megaro Maximo, situato dietro il Parlamento e confinante con la residenza presidenziale. Certo, ognuno é libero di vedere la serietà a modo suo.

Sempre Bracci ipotizza che dietro a tutto c'e' sempre il Vaticano. Se
l'amico Bracci ritiene responsabile di tutto la comunità cattolica e
preferisce gli ortodossi domando: SI E' CANCELLATO DALLA COMUNITA' DEI
CATTOLICI CON L'ACTUS DEFECTIONIS AB ECCLESIA CATHOLICA E HA ADERITO ALLA COMUNITA' ORTODOSSA?

L'amico Bracci torna con SATANA. Mi consenta una domanda: DAL PARADISO
TERRESTRE AD OGGI SEMBRA CHE ABBIA VINTO SATANA. COSA DOBBIAMO PENSARE:
CHE SATANA SIA PIU' FORTE E CAPACE DI DIO. ALLORA ANCHE LUI E' UN DIO.

Bracci dice ancora: Non schiacciate la testa al serpente, lasciate che si manifesti, affinché venga alla luce tutto il male che ha fatto". La frase sarà del 900, ma é una affermazione che mi ricorda molto San Paolo.
Ecco il suo principio: 11/18 IN PRIMO LUOGO VENGO A SAPERE CHE QUANDO VI
RADUNATE IN ASSEMBLEA, VI SONO FRA DI VOI DEI DISSENSI, E IN PARTE CI CREDO. E' NECESSARIO INFATTI CHE CI SIANO DELLE DIVISIONI IN MEZZO A VOI AFFINCHE' SI POSSA CONOSCERE QUALI DI VOI SIA DI PROVATA VIRTU'
Saluti. Massimo Sega

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Ognuno é libero di pensarla come vuole ed é appunto in questo grande fatto che vedo l'esistenza di Dio, quale manifestazione del libero arbitrio che Lui ci ha dato. Le tenebre, invece, tramite gli uomini che comandano, tendono a far s`i che tutti gli altri si adeguino a quello che vogliono loro, cercando di stroncare ogni oppositore prima con il silenzio, poi con la derisione, poi con la denigrazione e infine con la violenza fino anche all'assassinio. La storia parla da sola. E, guarda caso, la religione é sempre stata presente in ogni azione umana (soprattutto in quelle malvage).
Poiché sono convinto di questo (ma ognuno é libero di vedere le cose come
meglio crede) mi sono cancellato dalla Chiesa cattolica e non mi sono
"ribattezzato" con nessun altra, appunto perché condivido l'idea che la
religione é l'oppio dei popoli.
Marco Bracci

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Egr. Marco Bracci, ho preso atto della Sua risposta, e sentitamente La
ringrazio. Ma mi domando ancora una volta: QUALE DIO CI AVREBBE DATO IL
LIBERO ARBITRIO? E' PERCHE' MAI CI AVREBBE DATO DETTO ARBITRIO, QUANDO
QUESTO, DI NORMA, CONDUCE AL MALE DI ALTRI UOMINI?
Saluti. Massimo Sega

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Il libero arbitrio, secondo me, è una condizione sine-qua-non per la possibilità di conoscere il bene e il male.
Poiché non accetto che il mondo e l'universo siano quello che sono "per caso", credo che il libero arbitrio ce l'abbia dato Dio, nome che tutti capiscono, ma potremmo chiamarlo in tanti altri modi. A ognuno la scelta se fare il bene o fare il male volontariamente.
Cordiali saluti, Marco Bracci

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Lasciato da parte Dio o chi per lui, in quanto si tratta di un tema che non avrebbe mai fine, richiamo il suo dire: A OGNUNO LA SCELTA DI FARE IL BENE O FARE IL MALE VOLONTARIAMENTE. Mi si consenta di dire che anche questo tema, almeno per me, é di una estrema complessità. Nella mia vita, ormai lunga, molto spesso mi e’ capitato di vedere un mio ipotizzato bene come male per un altro e un bene ipotizzato da un altro, come male per me. Le faccio un pratico esempio. Tanti anni fa, quando cominciarono le opere umanitarie mangerecce a favore delle popolazioni non ancora sviluppate, io fui contrario, in quanto ritenevo che con detti interventi avremmo favorito e agevolato la proliferazione delle stesse, con la conseguenza che avremmo visto presto quei bambini che si erano salvati dalla fame, combattersi armati tra di loro, sulla base della tribù di appartenenza. Questo é avvenuto e due anni fa ho letto un libro di uno dei primi organizzatori di ONG inglese, in cui riferiva le sue esperienze; ebbene le sue conclusioni non erano molto lontane dalle mie. Questo é soltanto un esempio. Ma ogni giorno io incontro questi dubbi. Il problema quindi non é quello del libero arbitrio nel fare il bene o nel fare il male volontariamente, ma quello di capire a monte che cosa é il bene e cosa é il male. Ancora un esempio. Per i cristiani, cioé per coloro che hanno come guida le parole di Cristo, bene é operare come ha operato Cristo; per me, nella maggior parte dei casi, le parole di Cristo sono male e sono ingiustificata violenza. Prendiamo l’episodio del figliol prodigo. E’ un comportamento che io non condivido. Prendiamo l’episodio della costosissima essenza usata per profumare il corpo di Cristo anziché per sopperire all’esigenze dei poveri. E’ un comportamento che non condivido. Vede come tutto é difficile.

Saluti e grazie. Massimo Sega

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Postilla:

Caro Paolo, tu hai riportato un pensiero sul Giornaletto di Saul del 13 maggio 2010 (Dronadev Music by "Himekami") che conclude: "In realtà non siamo nulla, ecco perché Siamo"

Ottima poesia, e anche commovente. Ritieni però che con queste poesie l’uomo sarebbe passato dalle caverne alle case, alle scuole, agli ospedali, avrebbe visto allungare, anzi raddoppiare la propria vita oltretutto in condizioni di gran lunga migliori, sia nell’ambito del lavoro che della vita quotidiana, ecc.ecc.? Ritieni che con le poesie si possano fare le battaglie per la pubblicità dell’acqua, per evitare l’inquinamento, ecc.ecc. Nelle vita tutto é bello, e quindi anche i momenti che dedichiamo alla poesia, ma non ne facciamo un mito, specie nei confronti delle nuove generazioni. Il vecchio che ha finito la propria attività lavorativa a favore della comunità può anche dedicarsi a certi godimenti, ma per il giovane il godimento dovrebbe essere quello di operare concretamente per i suoi simili. Alla poesia dovrebbe dedicare i momenti di relax. Naturalmente questa non vuole essere una critica, anche perché io faccia parte della categoria dei vecchi, ma perché credo che ogni contributo sia utile specie quando persone come te si dedicano giustamente alla “polis” in senso generico.

Massimo Sega

domenica 28 febbraio 2010

Anima, Spirito, Libero arbitrio e Destino… “vexata questio..” con risposta spirituale laica

Appena me ne uscii, in una lettera sul tema del destino e del come esso si manifesta, affermando che “l’anima nel momento dell’assunzione del corpo sceglie il proprio destino” immediatamente un’amica sempre attenta a queste cose mi scrisse: “…Vedo che per la prima volta parli di "scelta", quindi l'anima (almeno lei beata) può scegliere il destino della morte del corpo per soddisfare le esigenze della sua posizione evolutiva..“.


Per un po’ ho dovuto tacere sull’argomento, anche per evitare di dover controbattere su un tema che è assolutamente dubbio… se affrontato con motivazioni religiose. Ma che può essere analizzato in termini di spiritualità laica e facendo riferimento all’esperienza personale.
Il testo che segue è perciò limitato alla mia esperienza diretta e non viene discusso sulla base di ciò che è stato scritto su libri più o meno sacri (che in fondo sono solo un “sentito dire”).

Oggi sento il bisogno di fare ulteriore chiarezza, per quanto possibile, sul discorso della scelta del destino, della vita e morte dell’anima individuale e della libertà assoluta dello Spirito. Alla base di tutto pongo la mia esperienza, impiantata nella memoria, del momento in cui la coscienza stava illuminando la formazione di un corpo nel grembo di mia madre, essendo questa coscienza individuale denominata “anima”, in cui percepii chiaramente il decorso karmico che quella forma psicofisica (quel me stesso) era destinata a compiere. Vidi le sue propensioni, le sue radici geniche, le tendenze innate, le vicende destinate, le difficoltà, la gloria, il sacrificio, insomma tutto quel che doveva essere compiuto attraverso quello specifico individuo umano. Ebbene nel percepire tutto ciò chiaramente sentivo una certa riluttanza ad affrontare le prove, meglio dire a testimoniarle, o renderle possibili attraverso la presenza cosciente che io sono. Eppure, il delinearsi del destino incipiente nello specchio della mente, che lo registrava e quindi lo immagazzinava come una pellicola che poi sarebbe stata proiettata nel corso della vita, comportava una parvenza di libero arbitrio nell’accettare il fato o nel rifiutarlo. Certo questa sensazione di accettazione o rifiuto era totalmente soggettiva e non poteva in alcun modo modificare il corso degli eventi preordinati, ma avrebbe potuto lasciare una traccia sotto forma di insoddisfazione e rifiuto, con le conseguenze che potete immaginare nel dispiegamento della vita che stava per manifestarsi.

Il senso di ribellione che avrebbe comportato tale rifiuto avrebbe perniciosamente ritardato il compimento dello scopo prefisso dell’anima stessa…. Ma, un momento, occorre chiarire un concetto. Cos’è l’anima?

In sanscrito essa viene chiamata “Jivatman” che significa anima individuale, mentre l’Assoluto viene chiamato “Paramatman”. Avrete notato che il suffisso “Atman” permane in entrambi i termini, mentre cambia solo il prefisso. Da ciò si intuisce l’identità fra le due espressioni. L’anima individuale quindi è la "coscienza personale" che illumina la particolare forma non essendo però diversa nella sua natura dalla Coscienza Universale, che viene definita anche Ishwara o Dio. Allo stesso tempo questa suddivisione in Dio, Anima e Mondo è solo funzionale alla manifestazione, che si svolge nell’ambito dello spazio-tempo, in realtà esiste solo una pura ed assoluta consapevolezza non duale e priva di ogni empiricità, essendo Unica e quindi non osservabile né conoscibile. Questa consapevolezza è lo Spirito.

Allorché questa pura Consapevolezza si riflette in se stessa, come moto spontaneo della sua natura, sorge l’ “Io”. Da questa prima illuminazione nasce poi la sembianza “Io sono” (Dio è definito nella Bibbia “I Am That I am”) e dall’"io sono" deriva l'identificazione “Io sono questo” (ovvero lo specifico nome e forma). Da questo processo ne consegue un’osservazione e riflessione a tutto campo delle variegate espressioni vitali (viene posta in atto la creazione e la molteplicità degli esseri). Avrete però intuito che l’identità indivisa dell’Essere unico, lo Spirito, non perde le sue caratteristiche pur rivestendosi di un’ipotetica illusione separativa, utile ai fini della manifestazione. Insomma il puro ed assoluto “Io” non duale è sempre presente, in forma immanente e trascendente, in ogni cosa ed in ogni aspetto della coscienza manifesta. Nella materia bruta è latente (“in fieri”) e nella coscienza universale ed individuale è l’aspetto illuminante della consapevolezza.

Il compimento del destino globale, inscindibile nell'insieme, è presente nella summa di tutti i fotogrammi possibili (ed impossibili) delle infinite forme e nomi (che nascono e muoiono in continuazione) e che sono le varianti del decuplo aspetto dell’illusione (la Creazione stessa). Essendo questi dieci aspetti: coscienza ed energia; le tre qualità: armonia, moto, inerzia; i cinque elementi sottili e materiali (Etere, Aria, Fuoco, Acqua, Terra). Ma di questo ne abbiamo già parlato abbondantemente in altri articoli.

Occorre però capire che tutto questa descrizione in corso appartiene comunque al modo manifestativo, per cui rientra in una conoscenza relativa e dualistica. Non può essere perciò considerata “Conoscenza” spirituale, che è aldilà di ogni descrizione possibile essendo pura esperienza diretta del Sé, ma serve ad accontentare l’anima, o mente speculativa, che sente il bisogno di ragionamenti sottili per poter alfine decidere di sottomettersi al Potere Superiore del Sé. Non che la sua sottomissione sia necesaria alla realtà già in atto, nel senso che diviene operativa attraverso una specifica "scelta".... meglio infatti sarebbe dire che tale sottomissione corrisponde al riconoscimento della propria identità originaria ed alla rinunzia dell’illusione separativa.

Nel percorso apparente che l’anima compie verso il ritorno a casa (dalla quale non si è mai allontanata se non nella considerazione speculare dualistica) essa attraversa il mondo infernale dell’identità con le forze egoiche e materiali più dense, il mondo umano delle emozioni e dei sentimenti ed il mondo paradisiaco del compimento del bene e dell’amore. Queste chiaramente sono tappe intermedie, trappole della coscienza duale per mantenere l’anima avvinghiata all’illusione separativa, parte del gioco che “imprigiona” ciò che mai può essere imprigionato. Per cui l’anima sembra dover scegliere attraverso le esperienze di vita e di coscienza che l’attendono come portare a compimento questo percorso.

Ed a questo punto debbo riferire anche dell’esperienza diretta del Sé, che ognuno di noi può avere nel momento opportuno, in cui si ha la piena consapevolezza della propria natura originaria, dell’identità nello Spirito eternamente libero, e tale esperienza è uno degli aspetti che aiutano infine l’anima a rinunciare alla sua illusoria identità separata. Corrisponde al momento in cui la maturazione dell’anima è vicina al superamento dei vincoli infernali, mondani e religiosi e si manifesta sotto forma di “Grazia” del maestro interiore, dello Spirito che è la sola ed unica verità.

Ed ogni discorso tace.

Paolo D’Arpini

mercoledì 27 gennaio 2010

Apnea del credere… e appello alla Corte Europea di Strasburgo per l’attuazione della normativa sulla laicità nei luoghi pubblici

Da un po’ di tempo mi sto occupando di politica, sempre in chiave di ecologia profonda e spiritualità laica -ovviamente- e sebbene questo corrisponde ad una mia personale esigenza di concretezza, ovvero di esprimere qualche “verità” oggettiva, sento ora la necessità di approfondire il concetto di "laicità".

Lo faccio in modo discriminativo e qui di seguito esprimo alcune sensazioni sul significato che do alla parola “verità”. Tempo addietro scrissi una lettera sulla spiritualità laica in cui segnalavo la condizione degli atei e dei credenti ponendoli in una sola categoria di pensiero, quella del “credere”. Ora vorrei specificare meglio il perché colloco questi due apparenti “opposti” sullo stesso livello. Lo faccio evidenziando come entrambi, credenti e non credenti, abbiano bisogno di una ragione giustificativa per la loro convinzione….

Innanzitutto una domanda. Qual’è la differenza sostanziale fra il restare assorbiti nella quiete della coscienza indifferenziata, rispondendo agli stimoli della vita con spontaneità e leggerezza, e la reazione spasmodica basata sull’assunzione di concetti ideologici che ci fanno da gabbia comportamentale?

Un uomo studia libri su libri, ascolta e tiene grandi discorsi, cerca seguaci e diventa egli stesso seguace, inizia insomma a “credere” in un sistema, in un vantaggio, egli imposta ogni sua azione nel rispetto di uno schema sul quale erige una struttura “idealistica”, con essa ritiene di poter “istruire” gli altri e di poter esprimere “la verità”. Ma come è possibile che la verità sia statica, una cosa prestampata ed immobile, un rigido ideale? Essa può esser “vera” solo se è vera nel fluire continuo della vita, assestandosi ed adeguandosi alle circostanze correnti, essa non sclerotizza gli eventi, non impone restrizioni, essa respira con tutto ciò che esiste.

Basarsi su un credo (in positivo od in negativo) per raccontare la verità è voler dare alle parole un valore che non hanno… ed in buona sostanza come nasce la parola?
Il linguaggio attraverso il quale osiamo affermare “questa è la verità” è molto lontano dalla pura coscienza. Infatti all’inizio esiste una consapevolezza astratta, una coscienza intelligente e non qualificata, da questa sorge il senso dell’io, l’ego, il quale a sua volta da origine ai pensieri, ai concetti, ed infine questi diventano parole e scrittura. Quindi il linguaggio è di molto successivo alla conoscenza innata.

Come è possibile che attraverso la parola si possa esprimere la verità, cos’è questo se non cieca arroganza?
Quando noi dichiariamo “questa è la verità” è come se dicessimo “io so’ della Roma perché è la mejio squadra” e siamo pure convinti, certo, siamo convinti anche quando diciamo “il cristianesimo è mejio, l’islam è mejio, l’ateismo è mejio, il fascismo è mejio, anzi no, è mejio il comunismo..” e contrario per contrario tutto ciò in cui crediamo “è sempre mejio!”.
Se usiamo adesso un po’ di discernimento, non possiamo far a meno di osservare che ognuna di queste verità appartiene all’io, è solo ciò in cui crediamo, ma può esser definita verità una verità che è solo individuale? Una verità che può essere descritta?

C’è un antico detto taoista che dice: ”il tao che può esser detto non è il Tao”.
E Ramana Maharshi, un saggio dell’India, disse: “..la verità è nel profondo silenzio del nostro cuore…”.

Purtroppo alcune persone sbandierano la loro verità ai quattro venti, pretendono di averla trovata in fantastiche proiezioni della psiche, nelle curiosità di varie religioni, negli inferni e paradisi, nella reincarnazione e nel materialismo ateo, perché essi amano il mistero e non la verità…. Ed in verità a che servono queste “verità” fasulle, ignorando la vita del giorno per giorno, del qui ed ora, se non per speculare sull’immaginario del credere?

Per sperimentare la verità di vita basta stare nella spontaneità del respiro… senza decidere in anticipo quando inspirare e quando espirare….
Nel credere invece ci tratteniamo in perenne apnea….

Paolo D’Arpini

……………

Appello per l'eliminazione dei simboli religiosi dai luoghi pubblici e per la pari dignità umana

“Simboli religiosi nei luoghi di culto e simboli laici nei luoghi pubblici” (Saul Arpino)

“Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Gesù Cristo)

La Corte di Strasburgo ha stabilito che nessun simbolo religioso può essere imposto nei luoghi pubblici.
Contro i tentativi di non applicare questa sentenza invito a scrivere una lettera alla Corte Europea affinché la normativa venga attuata.
Paolo D’Arpini


Altri articoli sul tema soprastante:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=crocifisso+nei+luoghi+pubblici

sabato 23 gennaio 2010

Azione, libero arbitrio e destino... Risposta in termini di spiritualità laica...

In risposta alle affermazioni di Marco Bracci pubblicate su:
http://saul-arpino.blogspot.com/2010/01/il-giornaletto-di-saul-del-22-gennaio.html

ed ad alcuni commenti di Franca ed altri amici che mi parlano in termini di responsabilità karmica, ecco un mio pensiero:


Vexata quaestio

Appena me ne uscii, in una lettera sul tema del destino e del come esso si manifesta, affermando che “l’anima nel momento dell’assunzione del corpo sceglie il proprio destino” immediatamente un’amica sempre attenta a queste cose mi scrisse: “…Vedo che per la prima volta parli di "scelta", quindi l'anima (almeno lei beata) può scegliere il destino della morte del corpo per soddisfare le esigenze della sua posizione evolutiva..“.

Per un po’ ho dovuto tacere sull’argomento, anche per evitare di dover controbattere su un tema che è assolutamente dubbio… se affrontato con motivazioni religiose. Ma che può essere analizzato in termini di spiritualità laica e facendo riferimento all’esperienza personale.
Il testo che segue è perciò limitato alla mia esperienza diretta e non viene discusso sulla base di ciò che è stato scritto su libri più o meno sacri (che in fondo sono solo un “sentito dire”).

Oggi sento il bisogno di fare ulteriore chiarezza, per quanto possibile, sul discorso della scelta del destino, della vita e morte dell’anima individuale e della libertà assoluta dello Spirito. Alla base di tutto pongo la mia esperienza, impiantata nella memoria, del momento in cui la coscienza stava illuminando la formazione di un corpo nel grembo di mia madre, essendo questa coscienza individuale denominata “anima”, in cui percepii chiaramente il decorso karmico che quella forma psicofisica (quel me stesso) era destinata a compiere. Vidi le sue propensioni, le sue radici geniche, le tendenze innate, le vicende destinate, le difficoltà, la gloria, il sacrificio, insomma tutto quel che doveva essere compiuto attraverso quello specifico individuo umano. Ebbene nel percepire tutto ciò chiaramente sentivo una certa riluttanza ad affrontare le prove, meglio dire a testimoniarle, o renderle possibili attraverso la presenza cosciente che io sono. Eppure, il delinearsi del destino incipiente nello specchio della mente, che lo registrava e quindi lo immagazzinava come una pellicola che poi sarebbe stata proiettata nel corso della vita, comportava una parvenza di libero arbitrio nell’accettare il fato o nel rifiutarlo. Certo questa sensazione di accettazione o rifiuto era totalmente soggettiva e non poteva in alcun modo modificare il corso degli eventi preordinati, ma avrebbe potuto lasciare una traccia sotto forma di insoddisfazione e rifiuto, con le conseguenze che potete immaginare nel dispiegamento della vita che stava per manifestarsi.

Il senso di ribellione che avrebbe comportato tale rifiuto avrebbe perniciosamente ritardato il compimento dello scopo prefisso dell’anima stessa…. Ma, un momento, occorre chiarire un concetto. Cos’è l’anima?

In sanscrito essa viene chiamata “Jivatman” che significa anima individuale, mentre l’Assoluto viene chiamato “Paramatman”. Avrete notato che il suffisso “Atman” permane in entrambi i termini, mentre cambia solo il prefisso. Da ciò si intuisce l’identità fra le due espressioni. L’anima individuale quindi è la "coscienza personale" che illumina la particolare forma non essendo però diversa nella sua natura dalla Coscienza Universale, che viene definita anche Ishwara o Dio. Allo stesso tempo questa suddivisione in Dio, Anima e Mondo è solo funzionale alla manifestazione, che si svolge nell’ambito dello spazio-tempo, in realtà esiste solo una pura ed assoluta consapevolezza non duale e priva di ogni empiricità, essendo Unica e quindi non osservabile né conoscibile. Questa consapevolezza è lo Spirito.

Allorché questa pura Consapevolezza si riflette in se stessa, come moto spontaneo della sua natura, sorge l’ “Io”. Da questa prima illuminazione nasce poi la sembianza “Io sono” (Dio è definito nella Bibbia “I Am That I am”) e dall’"io sono" deriva l'identificazione “Io sono questo” (ovvero lo specifico nome e forma). Da questo processo ne consegue un’osservazione e riflessione a tutto campo delle variegate espressioni vitali (viene posta in atto la creazione e la molteplicità degli esseri). Avrete però intuito che l’identità indivisa dell’Essere unico, lo Spirito, non perde le sue caratteristiche pur rivestendosi di un’ipotetica illusione separativa, utile ai fini della manifestazione. Insomma il puro ed assoluto “Io” non duale è sempre presente, in forma immanente e trascendente, in ogni cosa ed in ogni aspetto della coscienza manifesta. Nella materia bruta è latente (“in fieri”) e nella coscienza universale ed individuale è l’aspetto illuminante della consapevolezza.

Il compimento del destino globale, inscindibile nell'insieme, è presente nella summa di tutti i fotogrammi possibili (ed impossibili) delle infinite forme e nomi (che nascono e muoiono in continuazione) e che sono le varianti del decuplo aspetto dell’illusione (la Creazione stessa). Essendo questi dieci aspetti: coscienza ed energia; le tre qualità: armonia, moto, inerzia; i cinque elementi sottili e materiali (Etere, Aria, Fuoco, Acqua, Terra). Ma di questo ne abbiamo già parlato abbondantemente in altri articoli.

Occorre però capire che tutto questa descrizione in corso appartiene comunque al modo manifestativo, per cui rientra in una conoscenza relativa e dualistica. Non può essere perciò considerata “Conoscenza” spirituale, che è aldilà di ogni descrizione possibile essendo pura esperienza diretta del Sé, ma serve ad accontentare l’anima, o mente speculativa, che sente il bisogno di ragionamenti sottili per poter alfine decidere di sottomettersi al Potere Superiore del Sé. Non che la sua sottomissione sia necesaria alla realtà già in atto, nel senso che diviene operativa attraverso una specifica "scelta".... meglio infatti sarebbe dire che tale sottomissione corrisponde al riconoscimento della propria identità originaria ed alla rinunzia dell’illusione separativa.

Nel percorso apparente che l’anima compie verso il ritorno a casa (dalla quale non si è mai allontanata se non nella considerazione speculare dualistica) essa attraversa il mondo infernale dell’identità con le forze egoiche e materiali più dense, il mondo umano delle emozioni e dei sentimenti ed il mondo paradisiaco del compimento del bene e dell’amore. Queste chiaramente sono tappe intermedie, trappole della coscienza duale per mantenere l’anima avvinghiata all’illusione separativa, parte del gioco che “imprigiona” ciò che mai può essere imprigionato. Per cui l’anima sembra dover scegliere attraverso le esperienze di vita e di coscienza che l’attendono come portare a compimento questo percorso.

Ed a questo punto debbo riferire anche dell’esperienza diretta del Sé, che ognuno di noi può avere nel momento opportuno, in cui si ha la piena consapevolezza della propria natura originaria, dell’identità nello Spirito eternamente libero, e tale esperienza è uno degli aspetti che aiutano infine l’anima a rinunciare alla sua illusoria identità separata. Corrisponde al momento in cui la maturazione dell’anima è vicina al superamento dei vincoli infernali, mondani e religiosi e si manifesta sotto forma di “Grazia” del maestro interiore, dello Spirito che è la sola ed unica verità.

Ed a questo punto ogni discorso tace.

Paolo D’Arpini