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giovedì 5 luglio 2012

Bioregionalismo, in Europa e nel mondo, per superare l'arroganza politica e la povertà popolare

Paolo D'Arpini, legge la sua relazione all'Incontro Collettivo Ecologista 2012


Proprio in questi giorni stavo parlando con la mia compagna Caterina Regazzi in merito a quelle che sono le mie priorità politiche, sociali ed ambientali per realizzare un mondo migliore. Ancora una volta ho espresso il mio desiderio per l’unione di tutte le genti in un’unica identità umana. Come avrebbe potuto essere l’ONU se non avessero prevalso interessi particolari e veti incrociati sulla sua operatività e consistenza.

L’umanità è una ed anche la Terra è una. In un contesto di consapevolezza universalista un governo mondiale -lungi dal rappresentare interessi economici di potentati finanziari- dovrebbe rappresentare l’interesse di tutto il globo terracqueo, inserendovi non solo gli umani ma anche gli altri viventi. Se vogliamo questa è anche la visione bioregionale, in cui gli ambiti territoriali non sanciscono separazioni ma solo definiscono le variazioni di intensità, di qualità e di presenza vitale e geomorfologica.

Un po’ come avviene per l’organismo umano che è l’insieme inscindibile di tutti i suoi organi, distinguibili nelle reciproche funzioni ma non separabili. Pertanto l’interesse di un organo deve prevedere e integrarsi con l’interesse di tutto l’organismo.

Questo sentire olistico non è solo prerogativa del pensiero bioregionale ma anche la conclusione logica della filosofia non duale. Diceva ad esempio Ramana Maharshi: “Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.” Ed affermava Nisargadatta Maharaj: “..noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati”

La nostra presenza umana perciò va inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

La prima cosa da fare, a livello politico, è il riconoscimento della appartenenza alla “Casa Comune” e questo, se vogliamo, si può anche fare per gradi. Come siamo stati capaci di riconoscere la nostra identità prima nel nucleo familiare e nella comunità tribale, poi nella città e nel popolo ed avanti ancora nella nazione, saremo in grado di riconoscere le comuni radici europee che tutti ci contraddistinguono.

Certamente non per “separare” l’Europea dal resto del mondo, mettendola in competizione con gli altri raggruppamenti etnici e geografici, ma per imparare ad allargare il nostro senso di identità ed appartenenza. Pertanto l’attuazione dell’Unione Europea è, secondo me, un passo necessario per migliorare la nostra visione olistica. I singoli stati debbono fondersi e rinunciare alla loro prerogativa nazionale. Queste deve avvenire in piena giustizia e con il consenso del popolo e non per avvantaggiare uno stato od una struttura economica rispetto ad un’altra. Quindi la base dell’unione non deve essere quella della supremazia politica ed economica di una o più nazioni né deve rappresentare interessi alieni alla comunità (banche, multinazionali, istituti finanziari internazionali, etc.).

Per questo è importante che -ad esempio- l’emissione dei valori monetari di interscambio comunitario sia direttamente gestita dal governo comunitario e non dalle banche private come avviene oggi con la BCE.

C’è poi l’altro aspetto della valorizzazione e salvaguardia delle culture e delle peculiarità specifiche delle comunità locali, le caratteristiche di queste comunità non possono essere rappresentate da “regioni politiche disomogenee” bensì dovranno essere ristrutturate in ambiti bioregionali omogenei. Queste bioregioni dovranno presentare evidenti affinità di cultura e di forme economiche, per quel che riguarda l’uomo, ed altrettanto dicasi per gli aspetti naturalistici, geomorfologici, botanici, climatici, etc.

Le grandi città tanto per cominciare debbono essere amministrate, con le loro aree metropolitane, in bioregioni a se stanti, per una corretta gestione autonoma dello svolgimento dei suoi servizi, approvvigionamenti, etc. in modo da non far degradare -come oggi avviene- il contesto generale del territorio circostante, dovuto anche alla diversità di incidenza della rappresentatività percentuale della popolazione e del suo “peso” elettorale. Lo vediamo bene con quel che succede -ad esempio- nella Regione Lazio, sovente succube degli interessi devianti e fagocitanti di Roma: su 6 milioni di abitanti 5 di essi vivono nella città e relativa banlieu.

Nel riordino amministrativo a carattere bioregionale bisogna inoltre privilegiare le piccole comunità ed il mantenimento dei rispettivi habitat e delle culture tradizionali.

Attuando il bioregionalismo su ampia scala l’Europa non sarà più un accrocco disomogeneo di stati bensì l’unione di piccole comunità omogenee ed autonome (negli ordinamenti amministrativi interni) che condividono, nel mantenimento delle diversità culturali, una comune identità ed un comune interesse di sviluppo sociale e spirituale. Parlo di interesse spirituale e non religioso, in quanto le religioni stesse sono elementi separativi che contrappongono l’uomo all’uomo e l’uomo alla natura.

Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856

martedì 19 luglio 2011

Nasce un Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi



Il gruppo, nato su facebook, ma già attivo anche nella realtà delle relazioni umane e sul territorio, si avvia ormai a raggiungere la simbolica soglia iniziale “dei 1000” iscritti, nonostante si sia costituito solo da pochissimi giorni! E’ totalmente aperto a chiunque sia contrario e sensibile alla devastazione del paesaggio da impianti industriali fotovoltaici a terra in zone agricole e aree verdi e da eolico, con torri di media e mega altezza (fin anche 150 mt.), tanto in mare quanto sulla terraferma, spesso realizzati senza alcuna informazione del cittadino.

Viene calpestata il più delle volte ogni buona norma per la distanza degli impianti da abitazioni e presenze umane. Ne vengono danneggiate case sparse ed agriturismi, che ingiustamente devono subire danni materiali da deprezzamento dell’immobile, oltre alle spese per difendere se stessi e i propri beni da tali scempi con ripercussioni morali e psico-somatiche da impatto ambientale (acustico, visivo, elettromagnetico), da subire per ben 20 anni, fino a dismissione dell’impianto.

Inoltre, trattandosi di autorizzazioni “rinnovabili”, è probabile che, avendo ormai le aree in cui sono installati una predisposizione, tali impianti possano rimanere per sempre operanti in loco. Quindi dobbiamo batterci sia per noi stessi che per le bellezze naturali d’Italia, prima vanto e attrazione turistica, ora deturpate da questi mostri che dovrebbero produrre energie alternative “pulite”, non distruttive del territorio e che pertanto pulite non sono.

Alcune Associazioni falso-ambientaliste stanno tentando di favorire soluzioni miste tra fotovoltaico ed agricoltura, che comunque sottraggono la risorsa “Sole” al mondo vegetale e pertanto di dubbia efficacia e di conclamata dannosità paesaggistica, pur di favorire ancora la fotovoltaicizzazione ed iperelettrificazione speculativa dei campi, sulla cui nocività per innumerevoli fattori (dall’uso dei diserbanti, ai campi elettromagnetici, ai componenti nocivi dei pannelli, come per il Tellururo di Cadmio, l’Arseniuro di Gallio ecc.) oggi, per eccessiva superficialità da parte delle autorità pubbliche preposte, ancora non si indaga adeguatamente.

Da tutta Italia si lancia l’appello al ministro Romani per l’abrogazione degli immorali ed esosissimi incentivi pagati da tutti i cittadini per le false energie rinnovabili !!!

Chiediamo il taglio di incentivi in maniera retroattiva a tutti gli impianti già realizzati e l’azzeramento del meccanismo mistificatorio e falso-ecologista dei “certificati verdi”, ma la tassazione permanente a tutti questi impianti per il danno immane che arrecano al Paese e alla qualità della vita dei cittadini, ovunque in rivolta contro questi orrori industriali ubicati sulle campagne, in mare e persino sui laghi! Una “tassa sul brutto” che scoraggi ulteriori simili sfregi e tentativi speculativi ai danni del paesaggio italiano!

Si tagli il finanziamento statale a questa frode assurda della Green Economy Industriale, che, strumentalizzando e calpestando al contempo l’ “ecologia”, grava pesantemente sui cittadini e sulle casse dello Stato, con bilanci da intere finanziarie, senza alcun beneficio per l’ambiente, ma anzi con innumerevoli danni ad esso ed al paesaggio italiano, tutelato dalla Costituzione italiana, art. 9, tra i principi fondamentali.

Un danno incalcolabile all’economia del Bel Paese fondata sul paesaggio attraverso il turismo! Una speculazione che inoltre disperde le ricchezze finanziarie statali, le volatilizza, poiché gran parte dei guadagni finiscono all’estero attraverso il coinvolgimento nelle proprietà di questi impianti di istituti bancari stranieri e ditte estere, con sistemi di scatole cinesi, che portano talvolta a società off-shore con sede nei paradisi fiscali!

Anche ed ancor più all’indomani del referendum contro il nucleare, con il quale gli italiani hanno espresso la volontà di favorire forme di produzione dell’energia davvero ecocompatibili e pulite, il fotovoltaico industriale, che vetrifica e desertifica i campi, sottraendo spazio alle colture, ai pascoli e alla vita selvatica, ed il mega e medio eolico, che falcidia i volatili e sfigura catastroficamente il paesaggio quotidiano di ognuno di noi, devono essere fermati e sostituiti da una politica volta a favorire le produzioni di energia rinnovabile in forme davvero pulite, eticamente ed ecologisticamente parlando. Occorre favorire, pertanto, la produzione di energia dal sole per l’autoconsumo, con pannelli fotovoltaici ubicati sui tetti degli edifici recenti, superfici queste biologicamente morte, inutilizzate ed estesissime. Ciò si traduce in un impatto ambientale ed estetico nullo, con azzeramento del consumo di suolo vivo e massimo rispetto del paesaggio e degli edifici e centri storici, dove ai normali pannelli occorre sostituire delle soluzioni iper-integrate, innovative e di zero impatto estetico!

Si pensi alle enormi superfici dei capannoni industriali, di scuole ed istituti, ospedali, caserme, uffici pubblici, condomini, civili abitazioni di epoca recente, parcheggi coperti, stazioni ecc. Non solo, in tal modo si aiutano direttamente i privati che installando i pannelli sui tetti di loro proprietà ne conseguono immediati sgravi in bolletta, senza più alcuna speculazione ai loro danni e ai danni delle casse dello Stato intero!

Inoltre facciamo appello a tutti gli enti preposti ai controlli sulle autorizzazioni rilasciate, sia dove vi siano esposti alla Magistratura per irregolarità, falsità ed omissioni, sia laddove non vi siano stati esposti per situazioni omertose o altro; autorizzazioni che devono essere revocate in autotutela a difesa dei cittadini vittime di tali soprusi, affinchè vengano riconosciuti i danni morali e materiali subiti.

Si chiede al Governo una moratoria urgente per gli impianti industriali fotovoltaici a terra ed eolici, considerata la necessità di verificare le procedure adottate da Comuni e Province, che in molti casi risulterebbero difformi e irregolari, soprattutto al fine di impedire la catastrofica e generalizzata devastazione che la loro realizzazione comporterebbe per grandissime aree dell’intero paese.

La crescente rete di persone incontratasi su facebook costituirà un Comitato Nazionale legalmente riconosciuto che sia portavoce di tutti e possa presentare delle mozioni ai responsabili dell’ambiente! Un comitato che nasce già dalla confluenza di tantissime realtà associative, comitati locali e nazionali, di tantissimi cittadini italiani e non, amanti del paese più bello del mondo!

Vogliamo essere quanto più apartitici possibile, o pan-partitici; la lotta per la difesa del territorio è appena iniziata e chi condivide questo nostro approccio alla soluzione dei problemi di tipo ambientale è invitato ad iscriversi su facebook al link: http://www.facebook.com/groups/192311587488270 “

Comitato nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi

sabato 1 agosto 2009

"Ecologia delle picole cose" - Invertire la macina consumista per sradicare l'inquinamento ambientale e mentale, dall'interno di noi stessi...

Cominciando dalle piccole cose, azioni e gesti personali, si possono sempre trovare successive forme di sensibilità ambientale e di educazione civica.

Ad esempio quanti scarti alimentari produciamo? Forse quegli scarti possono essere diminuiti se badiamo di più all'essenziale, in tutte le nostre abitudini quotidiane.

Vengo agli animali, è vero che in campagna non si possono più tenere animali, anche le galline debbono essere registrate. Questi pochi animali che mi son rimasti sono stati salvati da situazioni strane in cui si erano venuti a trovare, non posso ora raccontarti la storia di ognuno d'essi ma sappiate che essi son "ospiti" ed essendo io vegetariano non è mai successo che morissero per gola. Negli anni diversi animali son morti ed abbiamo dovuto ottemperare alle norme asl per la sepoltura in terra, altre volte son spariti per andare a morire altrove (come ormai succede in tutta Italia dove c'è la più alta percentuale europea di "animali dispersi", in seguito alle norme "impossibili" in vigore per la sepoltura), per altri animali la sorte ha voluto che finissero acchiappati da cani, volpi, et similia. Mò non voglio fare un necrologio di ognuno e mi fermo qui.

La situazione di perenne emergenza per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ha riaperto la discussione sul come risolvere l'emergenza dei rifiuti: nuove discariche, inceneritori, riciclaggio? Il discorso è vecchio e già da parecchio tempo è stato portato ai vari tavoli di concertazione, sia da noi che da altre associazioni, di fatto le soluzioni amministrative sono rimaste ferme all'utilizzo delle discariche od inceneritori (ivi compresi gli impianti a biomasse), mentre sono stati accantonati la raccolta differenziata ed il riciclaggio.

Ma occorre prevedere soprattutto la diminuzione degli imballi ed il cambio di sistema. E poi riciclaggio deve essere educativo, fatto a mano, consapevolmente, in modo che tutto il materiale possa essere veramente riusato. In primis tentando il recupero di oggetti ancora usabili (vi ricordo il mercatino dello scambio nei centri di raccolta RSU di cui mi parlò Caterina Regazzi)

A questo punto inserisco una mia considerazione sulla necessità di partire dalla consapevole e personale azione di ognuno di noi, faccio esempi pratici: rinunciare alle bustine di plastica e girare con una borsa, rifiutare imballi superflui, reperire il proprio cibo direttamente dai produttori locali, interrompere l'uso smodato di elettrodomestici, lavorare con le mani, stare meno davanti al computer e di più nei boschi.... La battaglia contro la produzione rifiuti e sprechi energetici deve partire dalla casa di ognuno, dalla consapevole e personale azione di ognuno di noi. Non posso far a meno di affermare che se non iniziamo da noi stessi il processo non parte.

Ad esempio ogni giorno qui a Calcata riciclo materiale organico vario, che viene differenziato nelle case di alcuni cittadini sensibili (ben pochi in realtà, considerando che tutti i numerosi ristoratori e baretti preferiscono gettare tutto l'organico nei secchioni dell'indifferenziata). L'edibile lo utilizzo per gli animali da me custoditi (una maiala vietnamita, una gallina, due gatti, una cana). Se qualcosa è avanzata va bene per compost, o per gli animali selvatici. Utilizzo il giornale usato per accendere il fuoco, raccolgo la legna secca per la stufetta, uso una sola lampadina a basso consumo, accendo il fuoco con prosperi, scaldo l'acqua quando mi serve per lavarmi sul fornello a gas (d'estate va bene quella fredda), mi servo massimamente dell'acqua comunale del rubinetto o di qualche sorgentina, vado quasi sempre a piedi.

Tutto ciò non soltanto perchè son povero e non mi posso permettere lussi, in realtà non saprei che farmene dei cosiddetti lussi visto che sto bene così... e chissà se questa stessa semplicità di vità non sia quella giusta per finalmente far pace con se stessi e con la Terra, smettendola di appesantirla con le nostre "deiezioni industriali".

Paolo D'Arpini

circolo.vegetariano@libero.it
Tel. 0761-587200