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lunedì 20 dicembre 2010

CICERONE: "LE LEGGI AMMAZZANO PIÙ GENTE CHE LA SPADA, QUANDO SONO MALFATTE"



"I nostri possedimenti? Carta da stampa colorata!"

Prima parte.
Tante cose sono dette in democrazia, ma, ahimè, sempre sterili ed interessanti solo per il Potere.

…Ho 35 anni, due lauree, tre specializzazioni e tanta voglia di fare! Ma, deposti i sogni, oggi sono arrabbiato, sconfortato, e non ho più motivi per credere che con le regole democratiche si ottenga qualcosa, almeno, non al mio livello culturale. Un tempo mi sarei indignato per la parentopoli, purtroppo non solo romana, ma oggi non ho più nemmeno quella forza perché so che non servirebbe a nulla… e per indignarsi è necessario essere tranquilli perché il “fremere di rabbia” è sport soltanto per ricchi, gli altri, i peones come me, possono solo morire d’inedia!

E’ vero, sto scadendo nell’osannare la violenza che è il primo ed unico rifugio degli imbecilli, così ho sempre per educazione sostenuto, ma che dire della violenza strisciante definita democratica che il Potere esercita anche su di me rendendomi disperato. Io ed altri, infatti, ormai pienamente adulti non abbiamo futuro, noi non avremo una casa perché nessuna banca, senza reddito, ci concederà un prestito. Noi non avremo una casa perché tanti genitori, spesso con più figli, non potranno economicamente aiutarci, e l’acquisto di una vettura nuova sarà soltanto un altro sogno irrealizzato. Nemmeno una nostra famiglia è a noi concessa, come la sfameremmo? Ed i figli, quando ci saranno, che cultura potranno avere, se pure le scuole esisteranno ancora! Ma nemmeno ci sarà concesso d’ammalarci perché la sanità pubblica è ormai costretta a scomparire, e poi, anziano, non godrò nemmeno di una misera pensione. Tutto ciò fa rabbia che ancora sì contiene, ma presto, è prevedibile, esploderà con impeto contro tutti quelli che oggi, pur sapendo quale misfatto stanno commettendo, fingono di non comprendere sempre decantando la globalizzazione, il mercato mondialista e le sue necessità di guadagno. E le necessità dell’uomo, unica vera ricchezza degli Stati e unici produttori di beni non contano nulla?

Ovviamente non siamo contro il guadagno privato, ma sosteniamo che una società deve essere capace di suddividere la ricchezza che produce in quantità opportune, sì che ognuno ne abbia beneficio e dignità di vita.

E cosa farò da vecchio quando non potrò nemmeno procurarmi, se prima dovessi esserci riuscito, quel misero cibo che mi sosterrà? Noi giovani non avremo pensione, lo Stato Sociale è stato distrutto, al suo posto c’è la finanza che non bada all’economia, occupata com’è nel trattare i suoi derivati speculativi. Io ed altri come me non abbiamo ormai più alcunché da perdere, le nostre sono vite defraudate del necessario, spezzate nel loro vigore, anche i sogni ci sono stati proibiti. E cosa potremo fare se non dar vita alla violenza per procurarci, alla giornata, ciò che servirà per sopravvivere?

Certi ministri vogliosi della “rissa” ci accusano d’essere vigliacchi, e con il loro capo, che sostengono per interesse clientelare, affermano d’aver creato il “partito dell’amore” e che i giovani per bene stanno in casa a studiare senza partecipare a manifestazioni turbolente. Io, Noi, però, aggiungiamo che i loro figli è vero che non partecipano a tali proteste, e che interesse ne avrebbero; ma artatamente dimenticano che agli stessi non mancano in tasca i mille euro perché accompagnati da una solida economia, e dalla certezza che la parentopoli s’industrierà per loro. Perciò, da una parte esiste una classe di malfattori e speculatori, dall’altra una miriade di povera gente buttata sul lastrico cui non resterà che la reazione violenta dettata dall’esasperazione.

Bastardi, mi vien voglia di urlare, è facile mostrarsi tronfi e perbenisti mentre siete solo luride carogne servi del Potere bancario che fagociterà anche voi tutti, se prima il popolo sollevatosi non ricorrerà alle forche ed ai forconi.

Voi tutti, e l’insieme di connivenze che avete creato sarete spazzati via, perché siete voi i violenti che avvalendovi delle truffaldine leggi che avete creato vi arrogate il diritto di sancire chi dovrà sopravvivere e chi dovrà morire. Perciò ecco un chiaro pensiero di come valutarvi: In Institutis comparo vos brutis; In Digestis nihil potestis, In Codice scitis modice, In Novellis caeciores estis catellis, Et tamen creamini Doctores ! O tempora, o mores! Nella (conoscenza) delle Istituzioni siete come bestie, nel Digesto non valete nulla, nel Codice siete scadenti, nelle Novelle siete come ciechi cagnolini, tuttavia vi fanno Dottori. O tempi, o costumi.

E continuo affermando che: “LEGUM OMNES SERVI SUMUS UT LIBERI ESSE POSSIMUS”! (Cicerone), ma nella realtà pseudo democratica da voi costruita avviene che:

* ) LE LEGGI AMMAZZANO PIÙ GENTE CHE LA SPADA, QUANDO SONO MALFATTE! E CIO’ MAI AVVIENE PER CASO!

E’ VIOLENZA LA DISUGUAGLIANZA SOCIALE E ECONOMICA CHE LE BANCHE ED I POLITICI HANNO INSTAURATO.

E’ VIOLENZA CHE IL POPOLO E’ STATO PRIVATO DELLA CAPACITA’ DI DECIDERE I CANDIDATI ELEGGIBILI POLITICAMENTE.

E’ VIOLENZA TENERE LA GENTE CHE HA PERSO IL LAVORO ANCHE SENZA SUSSIDI.

E’ VIOLENZA LASCIARE CHE LE GRANDI FABBRICHE SOCIALIZZANO LE PERDITE E CAPITALIZZANO I GUADAGNI.

E’ VIOLENZA LASCIARE CHE LE INDUSTRIE DELOCALIZZANO DOVE VOGLIONO LE PRODUZIONI, SPECIE DOPO AVERE OTTENUTO CONTRIBUTI PUBBLICI.

E’ VIOLENZA SEMPRE FAVORIRE BANCHIERI E GRANDI GRUPPI INDUSTRIALI CON I SOLDI TOLTI SOLTANTO AI LAVORATORI DIPENDENTI.

E’ VIOLENZA PREMIARE I MAFIOSI RIVENDENDO LE LORO PROPRIETÀ SEQUESTRATE ALL’ASTA CUI PARTECIPERANNO SOLO PRESTANOME!

E’ VIOLENZA LASCIARE VIAGGIARE I PENDOLARI SU TRENI FATISCENTI E MAI IN ORARIO.

E’ VIOLENZA PREMIARE GLI EVASORI FISCALI.

E’ VIOLENZA VENDERE AVIOLINEE STATALI A CORDATE DI CAPITALISTI DOPO AVERLE MONDATE DEI DEBITI CHE SONO ADDOSSATI ALL’ERARIO PUBBLICO.

E’ VIOLENZA AIZZARE LE FOLLE ED I SINGOLI CON OFFESE SOLO PERCHÉ NUTRONO IDEE DIVERSE.

E’ VIOLENZA NON SOTTOSTARE ALLE LEGGI DELLO STATO CON NORME AD HOC CREATE PER TUTELARSI DAI TRIBUNALI INQUIRENTI.

E’ VIOLENZA IL PROCESSO BREVE SALVA DELINQUENTI E LESIVO PER I MISERI CHE ATTENDONO GIUSTIZIA.

E’ VIOLENZA NON AVERE ASSISTENZA SANITARIA ADEGUATA.

E’ VIOLENZA LA BARONIA UNIVERSITARIA, MAGISTRALE, NOTARILE, DEGLI ORDINI PROFESSIONALI, DEI SINDACATI, DEI PARTITI POLITICI, DELLE IMPOSIZIONI ECCLESIASTICHE…

E’ VIOLENZA RIDURRE IL VINTO IN CATTIVITÀ E UCCIDERNE I LEADER SPECIE SE LUNGIMIRANTI…

DUNQUE, LA VIOLENZA E’ TALE SOLO SECONDO CONVENIENZA!

Kiriosomega

Fine prima parte. Segue.

martedì 30 novembre 2010

Crisi economica: "Operai, cassintegrati, precari, licenziati… tornate all’agricoltura e sarete felici…"



"Tornare a Casa, ovvero: Braccia rubate all'agricoltura.. che ritornano al lavoro dei campi..." (Saul Arpino)

Prima un messaggio disperato…

La situazione economica di questo Paese è allo sfascio, molte famiglie sono in stato precario perciò... Perciò la notte di Natale molti poveri ed infelici operai senza più il posto di lavoro, o vilipesi precari della scuola licenziati dallo Stato, o altre categorie di persone tutte con figli in tenera età, la notte di natale saranno costretti ad uscire armati di pistole e sparare qualche colpo. Poi torneranno in casa, ed ai bimbi che si saranno svegliati, per il rumore degli spari diranno che quest'anno non avranno regali perché Babbo natale si è suicidato! (Kiriosomega)

Ed ora un messaggio di speranza:

Cari operai cassintegrati, oggi non è più il caso di difendere un posto di lavoro rischioso per la salute e costruito sull'inquinamento dell'Ambiente, smettiamo di essere pedine di un gioco internazionale che fa perdere sovranità nazionale alla nostra cara Italia e Sardegna.

Bisogna approfittare della crisi industriale per smettere di inquinare e tornare all'Agricoltura Biologica, unica fonte produttiva reale di reddito a partire dal sole e dalla terra madre.

Oggi è possibile inserirsi come giovani agricoltori, sotto i 40 anni, ed ottenere dall'UE, attraverso le Regioni (Piani di Sviluppo Rurale) 40-50.000 € a fondo perduto di cui la metà da investire nell'Azienda Agricola.
Aggiungeteci lo stipendio da cassintegrati, la mobilità e buonuscita... e potete mettere insieme un piccolo Capitale per acquistare o affittare la Terra.
Dopo di che avete diritto al Contributo PAC di Sostegno al Reddito più Pagamenti Agroambientali notevoli per coltivare o allevare in biologico (Misure 214 e 215 dei PSR Regionali), con rimborso delle spese di certificazione (Mis. 132 dei PSR).
Oltre a contributi vari per promuovere i prodotti biologici e investire nelle aziende agricole...
Insomma oggi la cosa migliore da fare è ritornare a fare gli agricoltori...

Tornate alla terra !!!
Coltivate prodotti biologici.
Un lavoro meraviglioso, per la salute di tutti i cittadini italiani.
Collegatevi con i Gruppi di Acquisto Solidali per la vendita diretta dei prodotti agroalimentari...
...e diventerete le persone più ricche e felici del mondo

Prof.Giuseppe Altieri, Agroecologo

Per informazioni:

STUDIO AGERNOVA - Servizi Avanzati per l'Agroecologia e la Ricerca
Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG)
tel 075-8947433
P. IVA 02322010543
Email: agernova@libero.it

venerdì 22 ottobre 2010

Idioma latino, e sue derivazioni volgari, come fondamento della romanità e del diritto

Affinché qualcosa esista,
è necessario che siano
operative condizioni che
la facciano esistere!
Tutto ciò che esiste
ha necessità d’esistere
per una ragione superiore
insita nella natura stessa delle cose!

Per questo semplice ed immediato concetto anche la Lingua Latina non cessò mai completamente nella parlata dopo la caduta della Roma Imperiale d’Occidente, almeno restando in vita tra i più colti se pur circondata da barbarie materiale e morale che privò d’ogni bene fisico e ideale l’uomo europeo civilizzato dai Latini della Caput Mundi.

Il Medio Evo, per gli storici ufficialmente iniziato con il 395 della n. e. anno in cui fu posta la caduta di Roma d’Occidente, principalmente in Italia può essere considerato estinto già con l’avvento dei tempi a cavallo tra i secoli XI e XIII, quando apparve nuova urbanizzazione dei maggiori centri cittadini per il loro rifiorire economico e demografico. Infatti, nel trapasso dal primo al secondo millennio è storicamente accertato che, sia in Italia, e più lentamente in Europa, presero vita nuove condizioni d’universale sviluppo per le popolazioni ormai in aumento demografico, e nuova espansione si ebbe per il commercio da cui sorse nuova rafforzata economia.

Nuova fiorente economia che preannunciò evoluzione sociale verso politiche che consentirono sconosciute libertà e imminenti giurisdizionali caratteristiche sociali istruite nel territorio urbano che, di fatto, iniziarono a far sì che le genti tentassero di divincolarsi dal pesante giogo teocratico ecclesiale rappresentato da vescovi; vescovi che già durante i secoli della patristica arbitrariamente occuparono i “palazzi di città” emblemi d’un antico splendore, e da monaci che nelle campagne fecero leva sulla superstizione ed imbarbarimento delle genti edificando certose con lavoro e decime del popolo, così che, soli centri pseudo culturali, divennero luoghi d’aggregazione dei superstiziosi disgraziati di quegli antichi anni.

Presero perciò gradatamente corpo nuovi ceti antesignani della postuma borghesia.

Perlopiù gli inurbati furono campagnoli che si trasformarono in artigiani che s’arricchirono¨, ma anche nobili ed ecclesiastici che per necessità d’adeguarsi ai tempi differenziarono le loro residenze badando di mantenere i privilegi. Così, con il fiorire dei centri abitati i cittadini più facoltosi reclamarono libertà d’autogoverno, sempre meno tollerando l'autorità del vescovo e del viciniore feudatario che non sempre regolarono la vita pubblica in nome del lontano papa o imperatore di cui non rispettarono i dettami.

In questo fermento di malessere per i più poveri, di ricerca di potere per i più agiati, s’avanzò l’alea dei Comuni che si manifestò in tutta Europa pur con maniere diverse da regione a regione, da città a città.

L’esperienza storica dei Comuni, che instaurarono nuove politiche scontrandosi con la chiesa di Roma e con il Potere Centrale maggiormente, attecchì in Italia Settentrionale e Centrale, così come nelle zone d’influenza alemanna/germanico/teutonica. Tali nuove organizzazioni politiche, create dalla stessa esistenza dei Comuni fecero subito sorgere la necessità di creare un Consiglio Politico Cittadino composto da maggiorenti rappresentanti la collettività dei residenti, e lo stesso organo anche vincolò la comunità all'accettazione di normative che ne disciplinarono la vita sociale e politica.

Per la necessità di legiferare i Comuni s’avvalsero dei già esistenti attributi imperiali, regi e clericali copiandoli ed arrogandoseli, perciò facendo anche proprio l’uso di quel Diritto[1] non ancora codificato e, dunque, sottoposto a dispotismo. I Comuni s’avvalsero anche della volontà di promulgare leggi[2], della possibilità di riscuotere tributi, della facoltà d’organizzare eserciti, ed indulsero nella necessità di creare mercati adoperandosi nell’opportunità di coniare moneta[3].

Ab initio nei Comuni del “Giardino d’Europa” potere quasi assoluto fu accordato ai Magistrati (magister=ministro) Collegiali eletti dal Consiglio Comunale con la funzione di dux, legiferatori, economisti… Magistrati ai quali fu assegnato il titolo di “Consoli”, così com’era nell’antica Roma Repubblicana.

Soltanto i Consoli, dunque, disponevano delle Leggi, e per tale prerogativa avevano facoltà di dichiarare alleanze e guerre con altri Comuni. Dai Consoli, per motivate ragioni di politica interna, i Comuni trapassarono ai Podestà. Erano questi “Magistrati Unici” scelti tra stranieri alla città, ed a loro fu attribuito il compito di mediare e porre fine a feroci faide interne al Comune. Vendette e ritorsioni esercitate da ricche famiglie che creavano interna debolezza.

Ma l’esperienza comunale della Penisola nel corso del secolo XIII mostrò inaspettato nuovo volto, perché i ceti arricchiti assunsero sempre più importanza per la ragione che organizzati in “Corporazioni d’Arti e Mestieri” rivendicarono diritti in precedenza detenuti dai soli aristocratici. Così, in breve, le Corporazioni d’Arti e Mestieri assunsero un'importanza crescente in molti Comuni, specie in Firenze, dove ottennero il controllo politico del Comune dalla metà del XIII secolo. Invece, in Milano e città lombarde, cuore di un’economia assai efficiente, presto s’evidenziò lo scontro dei Comuni con l'Autorità Imperiale prima rappresentata da Federico III Hohenstaufen noto anche come Federico I del Sacro Romano Impero e detto Barbarossa, e in seguito dal suo successore Federico VII di Svevia[4], scontri che si conclusero in favore d’una lega di Comuni Liberi del nord.

La storia medievale italiana continuò con l’avvento d’equilibri politici comunali generalmente precari, e per tali situazioni accortamente usati e stimolati dalla chiesa romana che, nel divide et impera, per interesse scaltramente continuava la sua azione di possesso ed accaparramento di beni materiali, e, dunque, di controllo della politica temporale sempre più abbandonando il ruolo spirituale che affermava di possedere; anche se per ciò subì gravi scossoni che durante il secolo XVI la condussero al grande scisma luterano che proveniva da lontano per le tesi di John Wyclif o Wycliffe, di Jehan Cauvin e di Martin Luther.

In ogni modo la lingua latina, unica fonte di cultura e diritto, continuò ad essere l’espressione di comunicazione tra colti e per la legale trasmissione d’atti politici. Essa permise perciò, di fatto, che il nome di Roma perdurasse sempre vivido anche nei Paesi che furono suoi satelliti durante l’Impero Romano.

La lingua latina però non riebbe il proprio splendore d’eleganza stilistica, la propria magnifica forma lessicale e l’intera sua sintassi, ma sopravvisse anche perché durante il Medio Evo divennero popolari una serie di storie/leggende che avevano per soggetto alcuni tra i maggiori personaggi del mondo latino, ed indirettamente greco: “Scevola, Agrippa, Cincinnato, Bruto, Cesare, Cesare Augusto, Claudio, Traiano, Ettore, Enea…”. Nomi mitizzati che riempirono i vuoti d’una cultura che spariva e che la chiesa di Roma amava svanisse, ma che, sempre per essa, era anche bene procedesse perché in tal modo le popolazioni unificate e sottomesse ad una sola lingua, ed alla sua nuova magia salvifica si fiaccassero sempre più avvertendo la superiorità del dio ebraico/cristiano sugli dei che con nuovo termine già spregiatamene erano stati definiti pagani.

Sulla necessità di sopravvivenza d’una cultura universale per la Penisola anche più scuole di grammatica mantennero vivo lo studio dei poeti latini, mentre lo “IUS” della Caput Mundi era insegnato nelle antiche università di Padova e Bologna.

Fu altresì riscoperto che nel latino loquere erano espresse alte funzioni di vita sociale: “La tolleranza nelle fedi verso tutti gli dei, la competenza dell’insegnamento verso i discepoli, l’ideazione e promulgazione della legittimità, la formulazione di scritture pubbliche e private…”.

Perciò la Romanità in qualsiasi tempo mai cessò d’esistere, e nemmeno ciò avverrà in questo sventurato periodo di globalizzazione che viviamo. Questa Romanità fa ancora paura all’Estero anglo-americano perché fucina d’idee sociali, ed anche per gli aspetti nazionalisti che comporta e che alimenta ovunque ci sì voglia staccare dalla Nato, dai dettami statunitensi, dalla comprensione giudaica del mondo e dal suo feroce patto sinarchico interbancario.

Nemmeno la stessa odierna chiesa cattolica che volle ergersi sul paganesimo di Roma, così facendo imperare l’ebraismo di cui è impregnata e da cui mai potrà dividersi neanche con l’uso della teologia “negativa” dell’ipponese, può considerarsi scevra della Romanità Repubblicana ed Imperiale da cui carpì molti dei suoi dettati e di cui, anche questa volta a malincuore e contemporaneamente per necessità, sì professa erede.

La storia porrà il conto di questa presunzione alla chiesa di Roma ed al cattolicesimo che il loro dio trino hanno trasformato in quattrino.

E la stessa necessità storica, quasi vendicativa nemesi di quel lontano passato, condusse al trionfo della Romanità con l’incoronazione di Carlo Magno, il re dei Franchi, ad imperatore d’Occidente, ed anche gli stessi “Municipi” del post primo millennio, quelli in precedenza descritti, si sappia furono il ricordo dei “municipi romani”.

In quella scia di ritorno verso lo spirito latino, e per la necessità di mantenimento d’una cultura al fine d’ottenere un’identità dalla perduta classicità, sorsero i Volgari Neolatini e il Volgare Illustre che diedero forza ad un risanamento della barbarie di ritorno così che, anziché esistere la necessità d’un lungo evo di sofferenze e ricerca, la Cultura poté avvalersi di ciò che apparentemente era stato sconfitto abbreviando il cammino verso nuove mete culturali.

Così, per la serie di motivi indicati la lingua latina restò la forma ufficiale scritta nonostante l’incalzare dei Volgari (vernacoli) delle varie regioni. Dialetti che nel tempo furono codificati in lingue.

Nonostante le nuove diversificate parlate i Volgari si trasformarono in idiomi Neolatini che sono lingue ancora parlate in Portogallo, Spagna, Francia, Italia, Romania… e da cui presero l’avvio i linguaggi dell’Europa occidentale ed anche della stessa lingua inglese che è la stratificazione linguistica di due popolazioni germaniche: “I Normanni ed i Sassoni” che raggiunsero la terra di Britannia.

E’ però ammissibile, questa è una mia cauta propensione, che i Volgari Neolatini possano avere una derivazione, almeno parziale, per corruzione assai diretta dal “Sermo Rusticus” della cui esistenza non è lecito dubitare anche durante il massimo splendore della Roma Imperiale, perché esso era certamente il linguaggio della suburra.

Non è ad ogni buon conto escludibile l’ipotesi che a fianco del sermo rusticus si sia modellato, in ogni regione, su di esso e sul latino, un Volgare più eletto da considerarsi la matrice d’ogni dialetto. In altre parole quel “parlare” che Dante definì Volgare Illustre. Se ciò fosse vero già tra i secoli XIII e XIV si sarebbe parlato nel Giardino d’Europa una lingua unica che poi si differenziò regionalmente.

Kiriosomega


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¨Il raffronto delle valenze psicologiche che investirono quei lavoratori sono sovrapponibili a quelle degli odierni artigiani che con ditte uninominali o familiari sono divenuti seguaci del berlsuconi perché liberi d’arricchirsi senza regole, evadendo il fisco lasciato solo al popolo del lavoratori dipendenti.



[1]Diritto: “E’ la facoltà dell’uomo ad esprimere NORME che derivano da usi e costumi radicati nel territorio di propria abitazione. Le NORME sono emanate e regolate dal Legislatore che legifera servendosi in prassi ordinaria di moderni Parlamenti che hanno potere consultivo. Le Norme prodotte possono essere distinte per il loro iter in parlamentari poi emanate dal Governo (Esecutivo), DL (atti di forza del Governo che impone scelte), DdL (deleghe parlamentari pre attribuite al Governo in determinata materia), DPR. Compito del Diritto è stabilire PRASSI secondo cui devono essere risolti i possibili conflitti tra genti e nazioni per evitare l’uso della forza.

[2] lex, legis= Legge, Norma: “Principio generale derivato dall'osservazione della realtà dei consorzi umani. Le Norme sono l’insieme di leggi che determinano la vita d’una comunità. Sinonimi “regola, codice, disposizione, regolamento, direttiva”.


[3] Moneta: “Oggetto metallico con valore intrinseco e nominale. Sostituì il baratto facendo sì che monete garantite dai potenti, poi dagli Stati, assumessero un valore riconosciuto e universale. Importante è ricordare che il fabbricante di moneta si è sempre riservata l’azione del signoraggio, in altre parole di tenersi una parte delle monete prodotte per la garanzia di valore prestata alle stesse, e per risarcimento delle spese sostenute per coniarle. Oggi il signoraggio spetta alla BCE, in Europa, ma la Banca d’Italia, anche se non più banca di Stato, continua a farsi pagare il denaro avuto dalla BCE addizionandogli il costo del signoraggio pur senza averne diritto”.

[4] Federico VII Hohenstaufen di Svevia, o Federico I di Sicilia o Federico II del Sacro Romano Impero (Jesi, 26 dicembre 1194 – Fiorentino di Puglia, 13 dicembre 1250), fu re di Sicilia, re di Gerusalemme, imperatore dei Romani, re d'Italia e re di Germania. Il suo regno fu caratterizzato da forte attività legislativa e innovazione tecnologica e culturale volte ad unificare le terre ed i popoli, attività sempre fortemente contrastata dalla Chiesa di Roma. Lo stesso Federico fu apprezzabile letterato e mecenate. La sua corte fu luogo d’incontro fra le culture greca, latina, araba ed ebraica.

venerdì 4 giugno 2010

il raid israeliano in acque internazionali è fallito

Il paese d´israele è l´unico Stato ancora segregazionista oggi esistente al mondo, Stato in cui il razzismo è tangibile. Lo si nota nelle scuole, nelle strade, nelle corriere... solo Berlusconi non vide il "muro della vergogna" nella sua visita "a quel Paese"! E il razzismo giudeo non ha mezzi termini, perché l´omicidio oltre che rituale è anche mezzo per comporre situazioni scomode! Ma nonostante gli abietti gesti: "Tecnicamente il raid israeliano in acque internazionali è fallito"!

I regolamenti dell´Aja

Un principio fondamentale del diritto umanitario riguarda la natura temporanea dell´occupazione militare. È proprio tale natura temporanea che impone, all´occupante, limitazioni nel creare realtà permanenti sul territorio conquistato. La Corte Suprema dell´Aja ha affermato che lo Stato occupante non ha sovranità sul territorio occupato, perché la sua amministrazione in quel luogo è temporanea, dunque, chi occupa deve interessarsi di due soli aspetti: "Le proprie esigenze di sicurezza, e il benessere della popolazione locale". Come ha affermato il giudice della sopraccitata Corte Aharon Barak: "I regolamenti dell´Aja ruotano attorno a due presupposti principali -

1) Il primo assicura il legittimo interesse alla sicurezza di coloro che controllano la terra per mezzo di un´occupazione militare.

2) Il secondo garantisce i bisogni della popolazione civile che vive nel territorio soggetto alla popolazione belligerante occupante... e il comandante militare non può dare prevalenza agli interessi nazionali, economici e sociali della propria nazione fino a che questi hanno ripercussioni sulla sicurezza dell´area occupata, e sull´interesse della popolazione locale.

In realtà è difficile immaginare un cambiamento più profondo e permanente di quello provocato dalla trasformazione di un paesaggio aperto (terreni agricoli, pascoli, colline) in una comunità popolata e cosparsa da molti insediamenti. Il carattere definitivo di tale cambiamento è evidente non solo dagli enormi investimenti impiegati in edifici, infrastrutture e strade, ma anche dal legame che unisce l´esistenza d´intere famiglie in un determinato luogo. Per eludere i divieti sopra menzionati, israele ha sostenuto che gli insediamenti non costituiscono "modifiche permanenti" nel territorio occupato, e persino la Corte Suprema ha poi ratificato quest´affermazione. Ad esempio, in una decisione riguardante la requisizione di proprietà private per stabilire l´insediamento di Beth El, il giudice Miriam Ben-Porat osservò che il termine "comunità permanente" è un concetto "puramente relativo". Fece questo commento nonostante la costruzione di comunità civili permanenti e di quartieri sia uno degli esempi più evidenti di modifica durevole. In sintesi, questa interpretazione del divieto di creare realtà permanenti rende privi di significato i relativi provvedimenti del diritto internazionale.

Poiché è ben chiaro che gli insediamenti non furono concepiti a vantaggio dei palestinesi, la via adottata dallo Stato ebraico, prima del 1979, per l´espropriazione di proprietà privata fu che tale atto avesse lo scopo di soddisfare "pressanti esigenze di sicurezza".

All´interno dell´esercito fu a lungo dibattuto sulla reale efficacia degli insediamenti nel contribuire alla sicurezza d´Israele, in ogni caso, è evidente che, anche se da alcuni insediamenti l´esercito ha potuto ricavare dei benefici, le esigenze di sicurezza non furono di certo la ragione per lo stanziamento di maggior parte di essi.

Fonte: "B´Tselem Centro Israeliano per i Diritti Umani nei Territori Occupati Terra Rubata".


Tecnicamente il raid israeliano è fallito.

E´ fallito per lo scalpore che ha suscitato nella comunità internazionale, ed anche perché non è facilmente credibile che i comandi militari abbiano potuto porre a repentaglio la vita dei loro soldati "armati" contro eventuali spranghe, o che abbiano supinamente accettato la possibilità di uno scandalo multirazziale che avrà la sua rilevanza politica, [pur se personalmente non credo al gran disamore d´erdogan verso israele].

I soldati sono preziosissimi per israele a causa del loro scarso numero a disposizione, e per il fatto che dimostrano, gli stessi alti comandi militari e politici giudei, che la loro ragion di stato, negli ultimi anni, sembra ruotare intorno alla figura del rapito caporale shalit. Già soldato dell´IDF, lo shalit fu catturato oltre il passo di Kerem Shalom, quando la pattuglia di cui faceva parte s´inoltrò nei pochi chilometri quadrati di terra che israele ha per ora lasciato ai Palestinesi, e per tale motivo il militare è dal 25 giugno 2006 tenuto prigioniero da Hamas.

Il suo rapimento e quello d´Ehud Goldwasser ed Eldad Regev furono, sempre a detta dei giudei, gli eventi principali che condussero ai conflitti in Gaza e in Libano durante l´estate del 2006.

Deve anche essere ricordato che lo Shalit è di nazionalità francese per nascita, dunque, aggredì un popolo sovrano combattendo per israele. Ma alla comunità internazionale è stato imposto di credere che è normale che un qualsiasi cittadino, di un qualsiasi Stato, combatta in favore dei sionisti israeliani solo perché di fede ebrea!

In più, onta della repubblicana italietta da burletta, la città di Roma gli attribuì cittadinanza onoraria per spingere Francia ed EU ad intervenire in suo favore.

Cosa non farebbe la ricca casta politica e finanziaria nostrana per ingraziarsi i ricchi banchieri ebrei!?

E non si urli dai filo israeliani, in occasione di questo ultimo massacro che hanno creato: "Non ci aspettavamo la reazione dei pacifisti che si sono armati di spranghe"!

"Hai visto mai", così si parla in romanesco, se anche fosse, "vittoriose le spranghe contro raffinate armi portatili di gente pronta a sparare". Gente che ha sparato con proiettili veri, e non usando quelli per il mantenimento dell´ordine pubblico (proiettili di gomma). Dunque, si trattava di gente già pronta all´omicidio sull´inerme, e, ricordando le stragi sui palestinesi si deve affermare che quella giudea è un´abitudine che emerge dai loro cosiddetti testi sacri, e dalla parole rabbiniche!

Inoltre, stranamente, le immagini televisive degli assassini avvenuti sulla nave turca sono presentate "bruciate", e ciò non lascia comprendere la reale successione degli eventi accaduti, ma è in ogni modo riconoscibile, in un filmato televisivo, la presenza di qualcuno che indossava una maschera antigas, qualcuno che doveva averla rego9larmente in dotazione personale.

Ma c´è di più, perché oltre l´eccidio perpetrato sono stati infranti i diritti internazionali di navigazione!

Dunque, anche per questi motivi il cosiddetto raid è stato un vero atto di pirateria fallito nei suoi intenti, se pur già non fosse stato calcolato il "peso" dei morti tra i pacifisti per tentare di diminuire eventuali prossime similari azioni.

Se ancora non capisci, il cervello l´hai in formalina.

Cos´è la formalina?

E´ un´aldeide, CH2O, ben nota al medico legale ed all´anatomopatologo che vi conservano reperti cadaverici da studiare.

Ora, dato che sempre si è sostenuto che il cervello è l´organo deputato al ragionamento, all´associazione delle idee, alla logica... non rendersi conto del gravissimo comportamento tenuto da israele anche in quest´ultimo marittimo massacro, avvenuto in acque internazionali contro i "missionari" di pace uccisi da scherani giudei armati, si deduce che il cervello di chi non comprende, o finge di non comprendere per interessi di casta, è morto, almeno alla logica.

E cosa non comprende quel cervello?

Non comprende che per volontà di certuni che si considerano padroni del pianeta, ed altri che credono in libri considerati sacri, questi ultimi sentinelle degli interessi ameri-cani, e propri, in Medio Oriente, si adoperano insieme per guastare quel poco di buono che ancora esiste al mondo. I primi sono spesso succubi dei secondi, ma i secondi senza i primi non avrebbero la potenza bellica ed economica che possiedono. In più, sempre i secondi, si ritengono eredi del dio fantastico che inopinatamente ebbe la dabbenaggine di stringere con essi un patto dall´alleanza con promesse da mentecatto!

Alla faccia dell´onniscienza!

E non si sostenga da parte dei cervelli morti alla logica che Israele e il suo santo Tzahal si difendono, perché sin da quando giunsero in ???? ????? ????????, Sulta Wataniyya Filastiniyya, sotto l´azione del sionismo di T. Herzel l´hanno fatta da predoni in quella per loro sconosciuta regione, tanto che modernamente ancora distruggendo e ammazzando vogliono fare dimenticare l´antica autoctona geografia mutando anche i nomi di città e villaggi annientati, di fiumi e pozzi che conquistarono con armi già allora sofisticate se paragonate a ciò che ancora oggi gli arabi di Palestina possiedono.

Qualche passo di storia per comprendere.

Molti studiosi, plagiati da interessi economici corrisposti dalle banche giudaiche, come spesso avviene anche nel Congresso americano, e dalla chiesa cristiana cattolica che difende il proprio dio (ebreo) ed il suo figlio (anche), mentre nulla comunica sulla nazionalità dell´altrettanto fantastico spirito santo, sostengono che le tribù d´Israele sono autoctone di Palestina, ma da antica documentazione va emergendo anche la tesi storica, ancora non totalmente dimostrabile, che le genti ebraiche, ammesso che gli attuali ne siano davvero i discendenti, sono d´origine greca (si legga, tra l´altro, il quasi introvabile, purtroppo, "Gli Ebrei" (titolo inglese- Hebrew is greek) edito in Italia da Longanesi, autore Roger Peyrefitte). Ma anche altri studiosi sostengono la stessa versione, infatti, prende sempre più corpo la tesi che i "Mitanni", mercanti greci assai remoti nel tempo, per sfortunate occupazioni di territori peloponnesiaci furono sconfitti e scacciati dagli Accadi ben prima della discesa da Nord degli Ioni. Da qui, i vinti, si trasferirono sulle coste dell´Egeo migrando prima verso l´odierna Cipro da dove furono cacciati,e via mare raggiunsero le sponde del moderno Libano. Ivi giunti furono conosciuti con il nome greco di Finiki (Fenici) e transumarono anche verso l´entroterra, dove, in Mesopotamia si fusero con popolazioni indigene di quel periodo dell´età del bronzo, gli Hurriti. In tempo diverso, dalla Fenicia, i Finiki migrarono ancora più a sud intrufolandosi nel territori egizi, e parte di essi raggiunsero e abitarono il Neghev dove condussero vita transumante con i loro armenti tentando d´occupare la periferia della più fertile terra dei Faraoni. Si ritiene che in terra d´Egitto giunsero tra la diciassettesima e diciottesima dinastia faraonica, e la terra che abitarono pro tempo, già colonizzata, fu denominata "Philastine", nome derivante dal greco Finiki!

Il nome "Israel" con cui sono modernamente noti sorse in seguito, forse durante il medio regno, quando era in uso tra gli egizi denominare le loro armate con nomi di loro dei.

Il nome Israel, secondo una mia personale ipotesi, discorde da quella della storiografia ufficiale, potrebbe avere avuto matrice da ragioni causali.

Gli storici di professione derivano "Israel" da verbi egizi che hanno il significato di "governare"; ma c´è anche chi accetta la versione biblica che narra come quel nome fu imposto al semita Giacobbe dopo una lotta con il bastone da pecoraio tra lui e il suo dio, un arzillo vecchietto che per mancanza di svaghi da "dio"... e di cinema, televisione, partite di calcio e zitelle da consolare, come in seguito farà alla maniera delle descrizioni in bibliche, andava in giro sulla terra per cercare con chi battersi".

Personalmente sostengo una mia tesi che ha origine più realistica. E´ noto, infatti, che nel tempo dei faraoni, quelli della media età, i reparti di combattenti assumevano i nomi degli dei. Nel territorio egizio, verosimilmente nel Sinai, incaricati di mostrare la potenza del Faraone e di controllare il territorio, erano dislocati militi armati della compagnia di Is (Iside), Ra ( Sole), El (Elholim) che furono inviati a rintuzzare le scorrerie sempre piratesche dei giudei. Non eseguendo l´ordine del faraone, forse, Meremptah, quegli armati si unirono agli apolidi insubordinati, e quelle genti da allora furono indicate con l´acronimo "Is-Ra-El". La mia tesi giustifica anche il fatto che Helohim (sostantivo plurale insieme al meno noto Adonai) è ancora oggi un dio d´Israele.

Per ciò che ho sin qui riportato emerge, almeno in nuce, che i giudei moderni, se anche fossero discendenti dei Mitanni, non hanno mai posseduto le terre che rivendicano perché il loro fu solo un passaggio temporaneo e senza proprietà.

Se poi gli invasati del valore storico dei testi sacri ebraici e cristiani potessero togliere il loro cervello dall´annebbiamento che li accompagna, capirebbero anch´essi che certi libri sono solo saghe d´auto proclamazione in cerca di dignità storica.

Perché Israele è tra gli Stati il peggiore?

Molti credono e sostengono che il sionismo di Herzel, quello che prese il sopravvento su altre similari tesi, e che si sta manifestando come la politica più deleteria tra le posizioni che in esso si combattono, sia aggressivo per rifarsi della vera o presunta moderna shoah.

Non è così, o almeno non è solo così, perché l´aggressività giudea in massima parte si riallaccia nel credo collettivo degli stessi d´essere padroni di Palestina, e per tale motivo n´attuano la pulizia etnica secondo le costumanze narrate nei loro "libri" biblici. In realtà queste erano narrazioni orali mitizzate, e orrenda saga blasfema nel tempo spacciata per vera. Tali racconti entrarono a far parte della Torah scritta da esdra verso il 490/95 a.n.e. con antecedenti e successive massime rabbiniche, e i rabbini, è bene sapere, non sono "sacerdos" come i preti cristiani, ma solo presunti saggi cui è affidato, tra i giudei, il potere di amministrare la giustizia penale, civile e sociale attraverso i kahal (sinedri) mai scomparsi dalle comunità giudee anche più piccole e periferiche.

L´israeale odierno, non grande religione ma piccolo Stato razzista politico, mira a possedere ogni bene in Palestina, specialmente il controllo delle acque.

Questa verità, appena sussurrata anche in ambienti universitari bene informati quali facoltà di Storia Contemporanea, di Scienze Politiche...verosimilmente per paura d´epurazioni, è ben descritta in "Raccolto Amaro" (1968), saggio di Hadawi Sami che tratteggia come gli israeliani vogliano portare l´acqua del Giordano, un fiume oggi quasi morto per gli scarichi fognari e per i prelievi illimitati degli stessi giudei, sino nel deserto del Negev sostenendo che Siria e Giordania hanno da sempre usato a loro vantaggio esclusivo le acque del maggiore affluente di questo fiume, lo Yarmuk. [ Lo Yarmuk si versa nel Giordano ad una decina di chilometri a sud del lago Tiberiade. Questo fiume ha un bacino idrico che è integrato per l´80% circa in Siria, e per il restante 20% in Giordania. Nel suo decorso lo Yarmuk è ricevente di piccoli affluenti che aumentano il suo drenaggio, ed è quindi importantissimo per l´economia di Siria e Giordania che ne usano l´acqua nei propri territori]. Lo Yarmuk contribuisce, dunque, in maniera efficace al flusso idrico del Giordano con i suoi 400 m3", anche se le possibili variabilità stagionali possono notevolmente sconvolgerne l´intera portata.

Perciò, i giudei sostengono che anche Israele ha pieno diritto di derivare il prezioso liquido dai loro stessi liquami inquinato perché sversati con fognature che servono una popolazione di oltre 30 mila giudei appena il fiume entra nel loro Paese. E sul Giordano, per i propri esclusivi benefici, si riservano anche il diritto di deviare il corso del fiume ovunque riterranno più opportuno. Ciò che però gli israeliani non fanno trapelare, della loro sadica volontà di dominio ad ogni costo, riguarda il fatto che sia la Siria, sia la Giordania utilizzano l´acqua del fiume Yarmuk assolutamente all´interno del proprio letto nella Valle del Giordano, e non una goccia d´acqua è pompata fuori da quella contea, così che non un centimetro di terra israeliana è siccitosa per mancanza della sua acqua. Diversamente, il progetto israeliano asporterebbe dal proprio letto le acque del Giordano, a circa 130 km verso Sud sino a farla giungere nel deserto del Negev assetando completamente la poca terra ancora lasciata ai palestinesi.

Kiriosomega - kiriosomega@alice.it

giovedì 10 dicembre 2009

"Ma Dio è uno, bino, trino o quattrino?" - Dialogo immaginario fra Bocca d'inferno e papa Ratzinger sui misteri ecclesiastici e della vita quotidiana

L´illogicità del soprannaturale!
"Se pensi non credi. Se credi non pensi.".

Signor papa: ma il suo dio è trino o quattrino?
Omai da tanti anni osservo, muto spettatore, il modus operandi della sua
chiesa, e devo affermare che sempre più ne resto sconcertato anche per
lo sfacciato perseguimento che essa svolge verso il quattrino piuttosto
che nei confronti del celebrato trino. Più esplicitamente voglio dire,
sig papa, che se mai è esistito un dio con cui la fede umana ha creato
alleanza, i maggiori avversatori di tale intesa sono stati proprio i
preti di cui Lei è capo, i quali, nell´interesse della temporale
clericocrazia, hanno distrutto genuine credenze popolari facendone una
non capibile teologia.

Anch´io, sig papa, come tanti italiani provengo da una famiglia
cristiana cattolica che mi fece studiare presso salesiani e gesuiti in
qualità di "convittore interno" come una volta s´usava dire e fare, e
forse fu proprio in quei collegi che nacquero la mia critica verso la
chiesa gerarchica ed il feroce dubbio sull´esistenza del dio.
Sì, lo so che a Lei, sig papa, non glie ne può fregar di meno sulla
natura della mia cultura e credo, ma abbia la pazienza d´ascoltarmi e
comprenderà che il mio discorso La coinvolgerà in prima persona.
Asserivo che la mia famiglia originaria era di formazione cattolica ed
anche d´elevata istruzione profana, ma non feci molta fatica a
comprendere che di cristianesimo non conoscesse nulla oltre le storielle
domenicali, e nemmeno sul cattolicesimo e sulle sue nascoste trame
doveva essere molto edotta. Infatti, sig papa, il pensiero laico
socialista, che s´affacciò nel mondo occidentale dall´inizio novecento,
fu assai duramente combattuto dai suoi predecessori sino ad opprimere le
coscienze che volevano riscattarsi da una vita di miseria ed
umiliazioni, e ciò continuò sino al ridicolo, come Lei ben sa, quando
ancora negli anni cinquanta, un secolo dopo l´unificazione d´Italia,
esisteva l´indice dei libri proibiti affisso nelle parrocchie per
schiacciare quella cultura che Lei definirebbe satanica. L´operazione
clericale, sempre sottile e grossolana insieme, non traguardava, però,
solo l´ottundimento delle coscienze dei singoli attraverso l´imposizione
dell´insegnamento religioso scolastico con ciò accantonando l´educazione
civica [mi piacerebbe discutere dalla mozione Casati Stampa del 1852 per
giungere ai giorni nostri, ma sarebbe troppo lungo], ma si spingeva
oltre per contrastare il nascente mondo laico.

Infatti, ricorderà, sig papa, come dai suoi predecessori fu coccolata la cattolica Democrazia Cristiana, dopo che già erano avvenuti i vituperabili accordi con i Liberali (Patto Gentiloni, 1913, per non fare esistere il divorzio in Italia) e la caduta del fascismo, e tutto ciò affinché quel partito detenesse il controllo del potere repubblicano continuando ad impregnarlo di cattolicesimo di cui ancora non ci siamo liberati. Oltre la duplice azione descritta, al buon fedele anche era obbligo praticare i sermoni di commento dei vangeli e della bibbia, ma non di leggerne i libri, perché, ricordo anche a me era ripetuto da parte dell´uomo che in paese era in gonna nera: "...da solo non puoi capirli... devono essere spiegati... ascoltami!".

Asserivo che i miei genitori erano come tanti altri indotti ad
occasionalmente parlare, o forse meglio straparlare, di Gesù e santi, in
verità solo la mamma perché il babbo mai intervenne in tali storielle, e
ricordo che una volta lapidariamente affermò: "Son cose di donnette".
In ogni caso non sapevano nulla del Cristo, né avevano mai letto il
Vecchio Testamento che la chiesa ha contrapposto al Nuovo per un
imbroglio di traduzione tra "brth" B(e)r(i)th, "l´alleanza/patto/fede",
diathéke (diathéke-diathékai patto/fede), che fu traslitterato in
"testamentum" e poi "testamento; ma, ben riflettendo, il testamento non
lo stilano persone che sono in punto di morte? Forse che Lei sa che il
suo dio è morto e non vuole comunicarlo?

Il mio riscatto dal dogma, già in nuce esistente sin da tenera età,
maturò con l´approfondirsi dei miei studi di storia della filosofia,
delle religioni e della chiesa di Roma, ottenendo infine la certezza
della verità acquisita con l´apprendimento teologale condotto per mio
esclusivo piacere perché già ormai laureato in una disciplina empirica.
Ah, sig papa, per la precisione, la facoltà teologica in cui m´iscrissi
mi cacciò prima della laurea quinquennale non perché cattivo studente,
anzi, tutt´altro, infatti, avevo prodotto anche alcuni contributi
culturali con traduzioni dall´ebraico e stesura di una notevole massa di
dati che circolavano tra gli altri studenti, però il direttore
dell´istituto decise che "non ero umile", ovvero pericolosa faina per il
suo pollaio, e con tale mistificata motivazione mi cacciò dalla facoltà
che, al contrario delle scuole della repubblica, ma questo Lei ben lo
sa, in Italia è privata e gestita dal Vaticano, cosa che mi tenne
dall´esordire in tribunale per giusta causa.

Dopo la premessa, forse doverosa o forse solo chiacchiera, guardiamoci
un po´ da vicino, sig papa, e disputiamo come vecchi amici.

Certo già Lei ha notato, sig papa, che non L´appello "santità", ma la
nomino signore, però Le chiedo di non adombrarsi per l´impiego del
termine con cui non è aduso sentirsi nominato, anzi, l´utilizzo di tale
locuzione vuol significare che ancora La stimo come persona con cui
gradirei avere uno scambio d´opinioni. Perciò subito Le domando,
conoscendo la storia glottologica del sostantivo "papa", come può
accettare che Le sia rivolto senza sentirsi un millantatore nei
confronti della naturalezza e semplicità di cui sempre va divulgando la
necessità. Eh sì, sig papa, perché Lei s´atteggia all´esatto contrario
del suo dire anche con il vestire paramenti e travisamenti che mi
forzano il pensiero verso i signori della risata, intendo i clown del
circo. ... Certo, signor papa, comprendo che Lei è prigioniero del suo
ruolo, e che la gerarchia, il popolino... hanno le loro necessità, ma
provi, proprio Lei, pian piano ad essere "più umile" e pudico nel
proporsi, con ciò, anche se pia favola, ne trarrà beneficio la sua fede.

Però, sempre in tema di celebrata semplicità di vita e di stranezze da
Lei commesse, desidero guidare la sua attenzione anche verso il fatto di
come Lei si porge alle masse plaudenti e di quanto mostra di compiacersi
"nel bagno di folla" ululante. Mihi visum est, anche Lei esclamerebbe da
spettatore attento, che proprio quello accennato è il culto della
personalità che sconfina nella megalomania presente durante l´accadere
di turbe psicomentali a carattere maniacale, o nelle forme dissociative
ebefreniche e deliranti, ma anche durante altre patologie che non nomino
e che sono vicine al tanto contestato e nascosto dire del "crimen
solicitationis". Tanto grande è la sua immedesimazione con il ruolo
assegnatole che il "sentimento di potenza" e megalomania, che emergono
dalla recita che compie, novello rabbino, La conducono a formulare gesti
con le mani non diversi dalle giudaiche fiche. Anche per questo, dunque,
non può definitivamente condannare sedicenti maghi, cartomanti,
astrologi e seguaci di qualunque setta, perché per farlo dovrebbe
condannare, almeno verbalmente, perfino se stesso dato che ha ormai
perso, speriamo per sempre, il braccio secolare sommariamente
giustizialista.

A proposito, sig papa, molti moderni defensor fidei asseriscono che una
manovra politica nord europea e/o USA/Israel vuole colpire la chiesa di
Roma, altri accusano il solo mondo anglosassone di questo e quello,
altri... ... ... certo che tali manovre esistono, e, in ogni caso, sono accuse che Le cadono addosso come macigni, anzi "massoni", che Lei e la sua istituzione volevate ignorare sino a che le circostanze non Vi hanno
costretto a porvi allo scoperto formulando accuse contro i dissidenti
invece di spiegare la Vostra linea di pensiero. Però, mi chiedo, perché
mai i preti non possono essere processati dalle leggi repubblicane
italiane, questa è un´altra cosa che non riesco a capire perché deve
trattarsi di un nuovo dogmatico misterium fidei; comunque, questo fu un
errore fondamentale dell´Uomo Nero che peccava, ahimé, di troppa bontà.
Torniamo al contrasto che Lei mostra con l´evangelico Cristo ed il suo
insegnamento, di cui si dichiara esplicito e legale rappresentante in
Terra senza nemmeno la certezza della sua storica esistenza. Ma si rende
conto, sig papa, che così facendo Lei opera il reato di "abuso della
credulità popolare" per manipolazione delle menti culturalmente più
deboli, mentre esalta la cattiveria dei più scaltri, i politicanti
cattolici, che trovano gli spazi per sottometterli con Lei ed i suoi
despoti. Fortunatamente per Lei, sig papa, dal nostro Legislatore fu
depennato il reato di plagio, però, se n´avessi la possibilità, mi
piacerebbe riproporlo sotto l´aspetto della "succubanza", dal succubus
latino, lasciando che la gente, istruita, decida chi è il demonio che
ancora le sta sopra e la perseguita.

Dunque, amico mio, Lei si diverte a far credere alle masse ciò che Lei
non è, e di cui nemmeno Lei stesso ha contezza, tanto s´è compenetrato
nel ruolo che adora. Lei, sig papa, ancora in quest´epoca diffonde la storiella del dio, del suo figlio Cristo Gesù, della madre di dio, -dunque anche il dio ha una madre!-, e lo fa come se parlasse di membri della sua famiglia che diuturnamente vede ed ascolta, mentre è certo che di quelle entità non ne sa più di me. Infatti, in altro consesso, e secondo opportunità, Lei afferma che il dio è inconoscibile, mentre nelle sue facoltà teologiche i docenti s´arrampicano sugli specchi, sempre scivolando, per dimostrare che, assurda tesi: " La ragione ci conduce al dio attraverso la fede, e che lui/esso si manifesta alla ragione umana attraverso la stessa fede".

Una dimostrazione del genere, che Lei spaccia per logica, non supera
nemmeno l´esame di licenza elementare.
Desidero proporle, per ancora ragionare tra noi, una breve serie di
citazioni notevoli che, mi permetta l´ardire per l´ardore del discorso,
Lei desidererebbe non fossero mai state ideate, ma purtroppo per Lei,
esistono:
BINI - da "Manoscritto di un prigioniero": "Il cuore e la sventura
produssero la religione naturale."
BROWNE - da " Urn burial". "In alcuna cosa gli uomini hanno perduto la
ragione quanto nelle questioni di religione."
EURIPIDE - da "Bellerofonte". "C´è qualcuno che può affermare che in
cielo ci sono gli dei? Non ci sono..."
FEUERBACH - da "Essenza della religione". "Dio, altro non è, se non
l´essenza della fantasia e dell´immaginazione."
FRANCE - da "Le sette mogli di Barbablù": "Il nulla è un infinito che ci
avvolge, di là giungiamo e là torneremo. Esso è un´assurdità ed una
certezza. Non si può concepire eppure c´e."
Epicuro - da "Dichiarazione sugli Dei": "Quivi novi potuit tanto post
ante quietos ìnlicere ut cuperent vitam mutare priorem?"
GIOVENALE - da: "II, 149, 152": "Esse aliquos manes et subterranea
regna... nec pueri credunt."
HUME - da "Dialoghi sulla religione naturale": "La religione non ha
origine dalla ragione, ma dalla paura e dalla fantasia."
JONSON - da "Fall of Sejanus": "What excellent fools religion makes of men."
LE DANTEC - da "L´ateisme": "Se vi sono degli atei è segno che le prove
dell´esistenza della divinità non valgono niente. Esse sono considerate
valide da quelli che credono e che, per conseguenza, non ne hanno alcun
bisogno. Al contrario, tali prove sono inefficaci per coloro che non
credono."
LICHTENBERG - da "Osservazioni e pensieri": "Che cos´è il nostro
concetto della divinità se non la personificazione dell´incomprensibile."
NIETZSCHE - da "Ecce homo": "Dio è una risposta grossolana,
un´indelicatezza verso noi pensatori. In fondo è solamente un rozzo
divieto che è espresso ai ricercatori: "NON DOVETE PENSARE."
PLAUTO - "Humanum amare est, humanum autem ignoscere est."
RUSSEL - da "Perché non sono cristiano": "La religione è una specie di
malattia endemica procurata dallo sgomento."
SCHOPENHAUER - da "Parerga et Paralipomena": "Le religioni sono come le
lucciole, hanno bisogno del buio per risplendere."
SENECA - da "Ercole furente": "Quod nimis miseri volunt, hoc facile
credunt."
SPENGLER - da "Essere umano e destino": "La fede non si pone il problema
della logica e del metodo. Essa è fuga dalla logica e dalla prova provata."
Weiss, Verret, Freud, Feuerbach, Otto e Altri, hanno espresso il loro
parere, sostanzialmente negativo, sull´essenza del dogma.
A questo punto del discorso desidero farle rilevare che credere in un
ente supremo, sia pure il suo dio, non implica che ciò avvenga
attraverso la sua mediazione perché una fede non necessita
d´intermediari per accendersi, né ha bisogno di sedicenti
vicari/parenti/amici dello stesso dio così come avveniva in tempi più
antichi con l´animale totem/parente della tribù, avvenimento che invece
favorisce il profano religo, dunque il suo reale compito è quello di
fare politica pro domo sua.

Per quanto riguarda l´esistenza del Cristo, Lei ha contezza del fatto
che l´unica fonte storica che assai fugacemente ne accenna l´esistenza è
un trafiletto presente in un solo libro degli Annales di Tacito,
peraltro ampiamente rimaneggiati dal Poggio Bracciolini segretario del
papa Martino V Colonna. Perciò io ritengo che la sua chiesa, scusi la
presunzione, anche per quel rimaneggiamento, per non scontrarsi con
filologi e storici, non ha mai spiegato ai proseliti, tra l´altro, che
il primo vangelo tra i cosiddetti canonici è stato scritto circa cento
anni dopo i fatti narrati. Posso anche testimoniare, oltre al già
asserito, che da una mia piccola personale indagine sul moderno popolo
domenicale della messa dei poveri, ore 06:30 circa, e dei ricchi, ore
12:00, emerge la totale ignoranza d´ogni fatto storico che Lei assicura
come vero.

Di questi tempi è la confutazione storica, anche italiana, del Gesù
cristiano, ma Lei, dal punto di vista che sempre la chiesa ha adottato,
ossia dell´ignoranza del nemico che così è vinto a metà, non ha mai
ritenuto di chiarirci le idee visto che dichiara di conoscere ogni cosa
divina in modo infallibile [Infallibilità della chiesa, anno 1076 dogma
imposto dal suo collega Urbano II; Infallibilità del papa, anno 1870,
dogma voluto da Pio IX]. Non sarebbe perciò ora, per zittire anche la
mia voce di piccolo dissenziente, che Lei, sig papa, rappresentante del
dio in terra ci ammaestrasse e ci facesse comprendere il nostro errore?
Nell´attesa di sue nuove, sig papa, continuo nella mia esposizione.
Lei afferma, lo scrivevo precedentemente, che il suo dio ha una madre,
mentre lo dichiara increato in altre tesi, ma asserisce anche che tale
ente ha voluto che proprio Lei sia il suo rappresentante verso tutti
noi, perché Lei... ... ... già perché proprio Lei?

Tuttavia, essendo Lei è infallibile in materia di dogmi divini deve già
essere a conoscenza della risposta di quale Cristo, il suo o un altro,
ha salvato esseri intelligenti che, ormai assai verosimilmente, sappiamo
si trovano in altri mondi. Infatti, l´esobiologia sempre più
prepotentemente dimostra la presenza di vita organica in altri pianeti
che si vanno scoprendo. Allora Le chiedo: "Il suo dio ha avuto un solo
figlio o più figli per salvare dal peccato originale tutti gli esseri
che abitano l´universo, e li ha fatti porre tutti in croce o qualcuno
l´ha fatto arrostire così come i suoi predecessori amavano che avvenisse
in passato, quando non usavano la grande scure che insieme alla barba
dei "disgraziati" ruzzolava via anche la testa?".
Se così è, ma anche se si trattasse di un solo figlio che tale dio ha
voluto porre in croce con chiodi, corone di spine, colpi di lancia e
pregresse flagellazioni, non crede che un simile padre deve essere
condannato all´ergastolo od alla pena di morte per sì gravi patimenti
inflitti ad altra persona?

[A proposito di chiodi, tre quesiti particolari mi "perseguitano" sin da
bambino, allorché appresi la storia della croce, dei chiodi e d´altro.
Mi spiego, della prima sappiamo quasi tutto ed abbiamo, a suo dire,
anche lignee reliquie conservate qui e là, ma dei chiodi che mi dice?
Vero che chiodi metallici sono noti all´uomo sin dall´età del bronzo, ma
chi e dove forgiò quelli per affiggere il Cristo, come mai di questo
importantissimo particolare nessuno mai ci ha rivelato alcunché? E il
venerato sepolcro di Giovanni di Gamala, ops, scusi, del suo Cristo,
dov´è? Possibile che dopo tutta l´importanza che gli si è attribuita
nessuno scrittore tra i suoi sostenitori abbia lasciato almeno una
traccia per trovarlo? Ma, cosa che storicamente assai mi deprime, è
l´affermazione che lo spezzare il pane e distribuirlo con il vino ai
partecipanti alla cena fu un atto particolare del suo Cristo, possibile
che Lei non sappia che per il rabbi ciò era un rituale consolidato in
uso tra i giudei di quel tempo?]

Certo, sig papa, Lei mi risponderà che sono stati gli uomini a compiere
sì gran scempio; però, vorrei rammentarle che Lei afferma, sed semper ad
usum delphini, che l´umanità è stata costruita ad immagine e somiglianza
del suo creatore. Perciò, aggiungo io, la creazione deve essergli
riuscita proprio male dato che così grandemente belluino è l´uomo. Però,
considerando l´asserzione ecclesiale come vera, nuovamente devo asserire
che il suo dio non è perfetto perché ha errato almeno nella
progettazione della sua specie prediletta. E non ci racconti, sig papa,
la favola del libero arbitrio che ancor più dimostra l´inadeguatezza di
questo dio, infatti, non seppe nemmeno prevedere che l´uomo avrebbe
peccato già nell´eden... Ma Lei non sostiene che il suo dio conosce
passato, presente e futuro? Dunque, secondo lei, tale dio già era a
conoscenza che l´uomo avrebbe peccato, allora perché punirlo dato che
lui aveva deciso l´avvento del peccato sin da quando "l´assemblò"! Ma,
altro grave ed incomprensibile avvenimento: "Perché condannare al
peccato originale tutta l´innocente sua discendenza?"! Insomma, le
aberrazioni mentali del suo dio sono legittime ai suoi occhi, certo al
contrario delle colpe di certi uomini che sono dichiarati pazzi
criminali od anche criminali pazzi per molto meno... e sempre secondo
convenienza.

Torniamo al Cristo, sig papa, e pensiamolo, poveretto, appeso alla croce
che la sua tradizione descrive. Bene, non è possibile che un uomo sia
rimasto appeso al marchingegno, nemmeno per un´ora, per fragilità dei
punti anatomici interessati dai chiodi, e, altra dolente nota, i latini,
uomini pragmatici e spicci, non usavano la crocifissione come Lei la
narra, ma la loro croce, che tale non era, si costruiva tra due
"stipites" (montanti) infissi nel terreno e sormontati da una "furcula"
(forcella) in cui era poggiato il patibulum (trave trasversale) cui era
legato il condannato che spesso era esposto a sud est con le palpebre
tagliate e con i piedi che appena strusciavano in terra. La vita
lentamente s´allontanava dal condannato che in primis diveniva cieco per
l´esposizione ai raggi solari, e la morte liberatoria dall´inaudita
sofferenza si presentava dopo più giorni d´agonia per esaurimento della
"macchina" cuore-polmoni che non riusciva più a compiere un lavoro
isovolumetrico. Complici, in ciò, la tetania della muscolatura
intercostale e del collo, l´ipossia cerebrale ingravescente, l´edema
della glottide, la congestione posturale distale e la terminale
fibrillazione atrio ventricolare, scusi se non descrivo particolareggiatamente tutto il meccanismo secondo una diagnosi medico
legale.

Comunque sia, sig papa, la sua tradizione recita che il Cristo, dopo la
morte in croce, nel terzo giorno lasciò l´ade, o il limbo, che da
qualche giorno non esiste più, od altro luogo imprecisato, e con tutto
il corpo salì verso la casa del padre che è qui e là e in ogni luogo.
Però nemmeno ci comunica, sig papa, Lei che del dio sa tutto, come
egli/esso trascorre il tempo... perché un tempo ci deve essere, lo deve
vivere il suo dio, visto che Lei dichiara che impiegò sette giorni, con
il dì di riposo, per costruire il mondo.

Se entriamo per un momento di soppiatto nella logica matematica possiamo
affermare, sig papa, che tracciando una retta orientata con un´origine a
piacere indicata con 0, otterremo due semirette con vettore opposto e
tendente, per la geometria euclidea, all´infinito positivo e negativo.
Supposto che la tesi del doppio infinito possa essere vera, non lo è, in
ogni caso otteniamo che tutto ciò che esiste è contenuto, come
inferenza, nell´universo stesso che abbiamo sostenuto essere infinito.
Però, dobbiamo aggiungere che ogni cosa che inferisce è parte
dell´universo stesso che sarebbe diverso se qualcosa, anche la più
insignificante, mancasse. Da ciò conseguono due considerazioni:
è la materia che crea lo spazio che perciò non è infinito, dunque è la
materia, e non viceversa, che crea l´energia "fine", quella da molti
definita "logos creatore", la logica scholastica dell´Agostino è inaccettabile perché toglie al dio ogni estensione tridimensionale, anzi polare, e forse frattalica, però su questo ultimo versante della geometria ancora non mi impegno perché non mi sento sicuro di saperla sostenere, e dunque nulla può essere senza Essere.

In parole semplici, tutto ciò che E´ ha tre dimensioni più l´inferenza
tempo, quindi è osservabile direttamente od indirettamente, tutto ciò
che non ha tali qualità NON E´, quindi è NON ESSERE. L´ipponese nord
africano (algerino) s´è inventato la "Teologia Negazionista"! Insomma,
sig papa, la sua tesi del dio è un crivello comunque si apprezza. Sia
ben inteso, e detto per inciso, non migliore è il credo giudaico del
roveto ardente che, però, ha la capibilità, perché collocato nel tempo e
nello spazio.

Lasciamo, però il mondo della logica matematica che dovremmo
approfondire tra tensori, matrici, equazioni gaussiane, comportamento
della freccia/tempo in prossimità d´intensi campi gravitazionali
studiando se monotona o derivabile, velocità luce, relatività... e
torniamo ad un più domestico dire.

Ricorda, sig papa, le più antiche tradizioni sociali, fedi che si
perdono in tempi d´oltre quattromila anni addietro? Mi permetta di
rammentarne assai brevemente qualcuna che mostra, non se ne abbia a
male, come il suo costrutto teologico moderno altro non è che il
rifacimento "drag and drop" degli antichi credo.
I primitivi "Kirios Soteres", dal mio libro "Pirati"
...Dall´Egitto i giudei trassero, insieme al loro alfabeto presinaitico,
anche ciò che divenne l´importante rito cristiano della
transustanziazione, come testimonia un graffito geroglifico risalente ad
almeno 1500 anni prima della N.E.

In tale scritto, che riguarda il culto di Iside, è riferita l´intera
cerimonia della trasformazione del vino nel sangue della divinità, e
descrive l´azione del sacerdote che al momento opportuno esordiva con le
parole: "Tu sei il vino, ma non sei più vino perché sei le viscere di
Iside". Dopo queste definizione il ministro del culto prendeva il calice
con nuovo liquido e lo trapassava ai fedeli inginocchiati che rendevano
grazie all´ente supremo per le gioie dispensate.
Anche nella liturgia dell´anatolica figura di Attis e della frigia o
anatolica Cibele, identificata nella cultura greca con "Rea la Grande
Madre" e con Opi in quella romana, il rito si trasforma in un gioioso
pasto comunitario dopo inni e libagioni. Le formule rituali, anche di
questo cerimoniale, furono ritrovate incise su tavolette d´argilla, e
sappiamo che erano pronunciate comunitariamente da tutti i seguaci
presenti dopo aver bevuto, ma guarda caso anche loro, il vino
transustanziato in sangue della divinità. L´incisione su creta riporta
anche questa frase che era pronunciata dai credenti: "Io mi sono
mischiato con Attis", ed il cureta rispondeva: "Gioioso e bello, ora
anche tu dio, sconfiggerai la morte".

Già, perché anche Attis sconfisse la morte. Infatti, nel suo vangelo è
scritto che nel sepolcro in cui fu deposto dai discepoli non fu trovato
il corpo del dio sacrificatosi per salvare il mondo umano, perché, egli
vinta la morte resuscitò e risalì in cielo lasciando in esso solo il
sudario che lo ricopriva.
Che la favola della sindone, che però Lei non asserisce come dogma di
fede, abbia un´origine storica diversa da quella che, in ogni caso, la
Chiesa moderna lascia liberi di credere?

Nel culto di Attis s´incontrano tre leggende. 1°) Una lo vuole pastore
amato da Cibele cui, sempre secondo il mito, il giovane fece voto di
castità che, però, malauguratamente infranse per una ninfa o per
Sangaride figlia del re di Pessinunte. Cibele, allora mossa da gelosia,
provocò nell'amato bene un tale stato di follia che lo spinse ad
evirarsi, così morendo dissanguato. 2°) Attis, figlio di Creso re di
Lidia, fondò il culto di Cibele con ciò insultando Zeus che lo fece
uccidere da un cinghiale. 3°) Secondo la leggenda frigia Attis nacque
dalla ninfa Nana che era stata ingravidata dai chicchi di una melagrana
cresciuta dal sangue dell´ermafrodito Agdisti che Dioniso aveva evirato.
Agdisti, s´innamorò poi di Attis, e per impedire il suo amore con una
donna gli fece insorgere una crisi di follia durante la quale il giovane
si evirò. Cibele, mossa a compassione lo trasformò in pino e le gocce di
sangue divennero le bellissime violette di campo.
In ogni modo, qualunque cosa affermano i vangeli di Attis, siamo
chiaramente a conoscenza che tra canti e suoni, in seguito definiti
orgiastici, Coribanti, Cureti o Dattili Idei, tutti rigorosamente
eunuchi, insieme ai devoti mangiavano e distribuivano pasti comunitari
benedetti dal dio. Funzione religiosa ancora oggi nota nella liturgia
cristiana con la definizione di banchetto eucaristico.

Fu però il culto di Dioniso ad introdurre, come già in quei tempi
antichi si usò fare, l´uso di cibarsi di pane azimo durante il rito
teofagico della transustanziazione, così rendendo quest´alimento
importante quanto il vino. ...La figura di Dioniso certamente è la più
complessa di tutta la mitologia primitiva, perché egli
contemporaneamente rappresentava una triade: "L´opulenza, la fertilità
ed il benessere". Per questo motivo spesso egli era raffigurato con un
chicco di grano.

Dioniso, nonostante il nome, non era d´origine greca, egli ebbe natali
certamente orientali ed era un dio molto antico. Il suo culto fu anche
legato a riti e miti iniziatici che indicavano l´alternarsi delle
stagioni e dei raccolti, ma fece anche parte dei successivi misteri
eleusini e delle cerimonie orfiche che assunsero carattere mistico e
filosofico. Anche le sue feste, sig papa, hanno origini assai più
antiche di ciò che Lei vuol farci credere, un esempio per tutte, il
Natale, o meglio il solstizio d´inverno, è l´antica misteriosofia del
dies natali solis invictis.

Su queste antichissime credenze teofagiche rappresentate dal pane e dal
vino transustanziati si sono uniformate molte religioni sorte in un
tempo a noi più vicino. Così molte tra esse, dogmi della redenzione e
della rinascita dell´uomo dopo la morte, purché fedele al dio, predicano
la salvezza attraverso una vita di rinuncia e mortificazione della carne
per raggiungere un premio eterno che è la beatitudine donata dalla
visione del dio.

Dopo la descrizione di culture drag and drop, soffermiamoci, sig papa,
sulla cristofagia che Lei sostiene, perché secondo il suo rito il corpo
del crocefisso è suddiviso in un numero grandissimo di particole che ne
racchiuderebbero l´anima, il sangue, il corpo e la divinità che è ivi
resa materiale per la transustanziazione. Il rito, Lei sostiene, è
praticabile solo dai puri di spirito e mondi da peccati, ovviamente da
Lei rimossi anche a pagamento -indulgenze plenarie, messe per i
defunti...-, però, sig papa, dopo tutta questa teologia usciamo dal
discorso ed analizziamo un po´ di storie in dimensione umana.
Per un po´ tra noi polemizzare, sig papa, vorrebbe per piacere
illustrarmi chi o cosa Le dà certezza che il suo dire è sempre giusto?

Come Lei riesce a conoscere i voleri dell´inconoscibile dio? Come può
avere cognizione di cose che nemmeno la scienza ancora giustamente
conosce, affermando, per esempio, il momento dell´insorgenza dell´anima,
diamola per vera, nell´embrione. E nella morula essa è già presente? O
forse già esiste negli oociti e spermatociti di terzo ordine che ne
portano appresso un pezzo dai genitori che rimangono monchi. Ma poi in
loro ricresce la parte asporata? E con quale scienza Lei afferma che le
cellule staminali sono assimilabili a persone? Perché condanna i
rapporti sessuali non finalizzati a procreare? Perché vieta l´uso del
profilattico che può salvare tanta gente, circa 9 milioni di persone
all´anno, dall´infettarsi da HIV o da AIDS? Perché vieta l´aborto
favorendo annualmente la morte di otto milioni di gestanti? Dato fornito
dall´OMS. Ma chi glie la dà tale sacrilega arroganza che fa soffrire
milioni di persone?

Inoltre, sig papa, Lei e la sua congrega che siete dediti alle lucrose
botteghe dell´8%°, dello scippo dell´ICI, di lasciti, prebende, oboli e
vendite varie d´immagini e reliquie, ma anche d´acque miracolose e
sfratti esecutivi di tante povere famiglie dalle case del Vaticano, Lei,
sig papa, che non vuole spostare le antenne delle sue radio grandemente
inquinanti e che sorgono in luogo densamente popolato, Lei, sì, proprio
Lei, sig papa, che dichiara di non esercitare alcun´azione politica, sa
di possedere un controllo sociale tremendo sui succubi, perché sempre
decide, a suo insindacabile parere, cosa è giusto e cosa è sbagliato per
le genti italiche che Lei ed il cattolicesimo hanno reso "italiote" ed
anche quasi minoritarie per la presenza assistita, ma a Lei remunerata e
dunque da me pagata, di tantissimi "itagliani" che hanno più diritti di
noi indigeni.

Lei, sig papa, ha anche condannato il socialismo e decretato l´anatema
sul comunismo e sui "fratelli maledetti" affinché le loro malefatte non
si ripetessero. Ma dei crimini commessi dal colonialismo delle sue
congregazioni nelle americhe, dei delitti perpetrati dai moderni neocon
e dall´assassino Bush o dall´inglese Blayre, e dell´occupazione violenta
della Palestina e ciò che ancora ne addiverrà, perché non ne parla mai?
Ma nemmeno mai accenna ad autoaccusare la chiesa per le sue malefatte,
invece l´autoassolve per evidente interesse di parte. Dunque dimentica,
sig papa, o meglio non vuole parlarne, le sue guerre di conquista ed
espoliazione dei Mori. Dimentica la drammaticità delle crociate per
l´esaltazione della presunzione del fanatismo cristiano. Dimentica che
ha convertito gli indo americani attraverso la "Co.Mi.Ca." (Commercio-
Missionario- Cannone). Dimentica le centinaia di migliaia di disgraziate
"streghe" inviate al rogo spesso senza nemmeno essere state
precedentemete garrottate, tecnica barbara d´uccisione ma meno cruenta
dell´ardere vivi. Dimentica gli in numeri Giordano Bruno ed i
Savonarola. Dimentica gli ultimi due ghigliottinati, Monti e Tognetti
-24 Novembre 1868. Dimentica le storiche oppressioni psicologiche del
cattolicesimo sulle popolazioni da conquistare e conquistate. Dimentica
tutti i morti ammazzati dal pugnale e dal veleno durante i "cum clave"
del passato. Dimentica... Certo che se la colomba dello spirito santo
scendesse in terra sceglierebbe un orinatoio dove posarsi, è più
immacolato della sua chiesa.

Lei, sig papa, ha condannato tutti quelli che Le sono contro, tutti
quelli che non può controllare, tutti quelli che non si prostrano in
ginocchio davanti a Lei, ma ha dimenticato di condannare e sbeffeggiare
il becero ed insano capitalismo che ha dalla sua la predazione che
esercita autorizzandola con leggi che esso stesso promana. Così,
modernamente, si aggrediscono Paesi, civiltà, società, e la lebbra dei
disvalori ha attaccato ogni cosa senza che Lei si schieri contro i
"potenti " della terra. A costoro, ladri ed assassini, sono state
concesse udienze ed indulgenze.

Mi dica, infine, sig papa, chi mai è Lei per causare sì gran piaghe al
mondo. Mi dica, sig papa, perché s´ostina nel suo dictat? Perché Lei si
ritiene il moderno ipse dixit? Perché afferma che Lei è la -conditio
sine qua non- avvenga la salvezza umana e, per quelli che ci credono,
anche la via di salvezza eterna, cosa peraltro comune a tutte le fedi
messianiche.

Diciamoci ora confidenzialmente la verità, o almeno lo spero!
Lei, mi auguro, per la sua onestà intellettuale non crede in nulla di
ciò che afferma, ma per la recita che compie s´attiene scrupolosamente
alla parte assegnatole.
Io Le auguro, sig papa, con il massimo mio affetto di doversi scagionare
del suo operato in un´aula di un tribunale, quasi quasi lo affermo da
cristiano, e ciò per mondarsi dei peccati che ha compiuto e che dovrà
compiere... e quelli di cui io parlo veramente sono colpe contro l´Uomo e
la sua dignità.

A questo punto, sperando di non averla annoiata, sig papa, smetto il mio
dire e le formulo i migliori auguri di una "rinascita illuminata" della
sua scienza/coscienza, perché, ne sono certo, in nome dell´umiltà di cui
si vanta, scendendo dal suo podio e immergendosi nei problemi
dell´umanità potremo realmente parlare alla pari di destini sociali,
economici, politici di questa sola e disgraziata umanità afflitta dai
potenti che sono grandi solo perché gli altri stanno in ginocchio.

Con umano affetto, kiriosomega - bocca d'inferno
kiriosomega@alice.it

sabato 5 dicembre 2009

Bocca di Fuoco: "Verso Eurasia... ed il salto della quaglia..." - Ed auto-descrizione dell'autore che scrive...

"Salto della quaglia": "Sport nazionale preferito, in particolare, dalla casta.

Casta che è assai allenata, in ciò, da che ha compreso che per arginare le perdite (proprie) è necessario farle ricadere sui lavoratori in toto mentre si mostra socialdemocratica con i governi e verso lo Stato per ottenere prebende e provvigioni da intascare per salvaguardare l'azienda (padronale). Nell'operazione anche avvalendosi di quell'enorme bufala che è il P.I.L. statale.

Salvo sempre tornare nel proprio status quo, quello d'amanti del capitalismo inaugurato da a. smith e d. ricardo, quando gli utili, sempre solo aziendali, sono in attivo.

Eppure la "Terza Via" economica non potè essere applicata per mancanza di tempo....

In viaggio verso "Eurasia" il continente che geograficamente la natura ha costruito "unico"! Furono gli uomini e le difficoltà di trasporto in cui si dibattevano nei tempi passati a renderlo frammentato.
Ricordiamo che un uomo a piedi, trasferendosi, poteva percorrere senza "beni al seguito", e in terreni pianeggianti, una ventina di chilometri al giorno. L'avvento del cavallo gli permise tappe di una quarantina di chilometri giornalieri portando con sé cariaggi. Oggi Russia e Cina sono vicine non solo economicamente, ma anche temporalmente!

E poi, come a tutti è noto, l'alleanza atlantica servì ai "vincitori" del conflitto per mantenere la loro posizione di preminenza che è ormai decaduta tanto che il dollaro che è ormai "così" e presto sarà "cosà" per coprire i debiti.

..........

Autopresentazione dell'autore del testo:

Arzillo anarcoide fascista/socialista agnostico. Montanaro che abita al mare con passione smodata per la pesca specie d'altura e in dreefting. Goliarda appassionato. Ex studente di scuole militari, la prima frequentata dall'età di 12 anni, poi ex Hdemista, poi ufficiale con incarichi strani. Medico legale autoptico (il resto non m'interessa) e qualche altra stronzata. Cultore di storia e filosofia. Scacciato al terzo anno di frequenza, per "incompatibilità", da una facoltà di teologia d'ytalya, affermavano, i bagarospi in gonna, che molestavo le suorine, mentre, invece, era vero il contrario.

Ho scritto qualche libro serio sulla storia ed esoterismo massonico, ma anche di filosofia. Ai preti non calò il mio "D.E.A. aporie delle religioni" e ricerche critiche sui Qumran.
Passione preponderante: "Quella verso le belle signore, e verso i libri".
Non ho mai avuto un gregge di pecore ma non disdegnerei di fare il pastore.

Che altro dire? Nel mio dialetto "ciau né", in romagnolo "av salud", in romanesco " te saluto", in campano "ce verimmo", in siciliano: "Tzittiti c'a mafia t'ascuta".

Ah, non sono vegetariano... ma temo che abbiate ragione in molte questioni alimentari.

kiriosomega/boccad'inferno
kiriosomega@tiscali.it