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martedì 10 aprile 2012

Fabio Calabrese: "Come sei sei a qualcuno piaci a qualcuno dispiaci"

Così sei sicuro di non litigare....


Un essere umano, ciascuno di noi, è il prodotto oltre che di una certa conformazione genetica, delle esperienze che ha avuto nel corso della vita, e mi pare insensato voler negare l'una o l'altra cosa. Come avviene per i geni che formano il nostro DNA, così le esperienze della vita in cui possiamo imbatterci, sono a grandi linee simili ma differiscono da una persona all'altra nei casi concreti. In poche parole, spesso per capire una persona occorre conoscere la sua storia.

Una circostanza non marginale per capire il modo di pensare – che sembra offrire a molti motivi di sconcerto – di Fabio Calabrese, è il fatto che egli sia nato negli anni '50, e di conseguenza sia arrivato negli anni '70 alla scuola superiore, in quello che era forse il momento più “caldo” della cosiddetta contestazione studentesca.

Io sono – e ne sono fiero – figlio di persone immigrate a Trieste dall'interno dell'Italia, pugliese il padre, toscana la madre, gente di estrazione fra il proletario e il piccolo borghese.

A me apparve subito chiara una cosa, che i contestatori distruggendo la scuola gentiliana, selettiva, che avevamo ereditato dal fascismo, stavano distruggendo un importante strumento di promozione sociale, e a farne le spese sarebbero state soprattutto le classi lavoratrici e i loro figli, cioè coloro che i contestatori “rossi” dichiaravano di voler beneficare, perché cacciata fuori dalla scuola, la selettività sarebbe rimasta affidata interamente a fattori molto meno giusti della capacità e del merito testimoniati dalla riuscita scolastica: classe sociale dei genitori, parentele, amicizie, raccomandazioni, tessere di partito, magari affiliazioni mafiose.

Quello che non sapevo e che ho scoperto un po' più tardi, è che i contestatori erano in massima parte di estrazione alto-borghese e la loro azione tendeva a neutralizzare gli effetti della scolarità di massa combinata con la selettività gentiliana, e a riprodurre la collocazione sociale dei loro genitori; era un'operazione conservatrice abilmente mascherata da fermento rivoluzionario.

Con tutta probabilità, la prima lezione politica che ho appreso, è stata questa: non basta farsi chiamare “compagno” e sventolare una bandiera rossa per agire a favore delle classi lavoratrici, anzi è più probabile che le si stia gabbando.

I miei genitori erano persone semplici con un livello d'istruzione non elevato; mi hanno trasmesso o hanno cercato di trasmettermi un patriottismo profondo e buoni sentimenti cristiani, solo che io mi sono reso conto presto con un po' di conoscenza storica, che erano due cose che non potevano e non possono stare assieme.

E' innegabile che il cristianesimo ha avuto un ruolo centrale nel provocare il declino e la caduta dell'impero romano, e che il papato ha costruito uno stato proprio nel centro della nostra Penisola che per quindici secoli ha tagliato l'Italia in due e impedito l'unità nazionale; non solo, ma che per difendere il loro potere temporale, i papi sono stati sempre pronti a richiamare sul nostro suolo sempre nuovi invasori stranieri, da Carlo Magno a Napoleone III passando per Carlo d'Angiò.

Non basta, perché nella mia città, Trieste, che è rimasta avulsa dallo stato italiano fino al 1918, la Chiesa è stata nettamente dalla parte dell'Austria e degli Sloveni, mentre “italiano” era praticamente sinonimo di libero pensatore e anticlericale.

Evidentemente, nella mitologia giudeo-cristiana c'è un Popolo Eletto, gli Ebrei, ma c'è anche un Popolo Sfigato, e quel Popolo Sfigato – inutile illudersi – siamo noi, gli Italiani. A parte l'avversione che suscitano i suoi super-ipocriti presunti rappresentanti terreni, come si può credere a un Dio così parziale?

Questo insieme di considerazioni mi ha portato a ritenere, a capire che quelle che soliamo chiamare “destra” e “sinistra” rappresentano due opzioni politiche entrambe inaccettabili, due errori simmetrici.

“A sinistra” c'è un egualitarismo utopistico che il più delle volte si traduce in concreto in una prassi ferocemente oligarchica: non c'era/non c'è solo l'ipocrisia dei sedicenti contestatori: i “socialismi realizzati”, quelli passati come quello sovietico e quelli ancora disgraziatamente presenti come quelli cinese, nordcoreano, cubano, si sono sempre rivelati delle feroci tirannidi dove le classi lavoratrici e la gente comune non contano assolutamente niente.

“A destra” c'è il più delle volte la pura e semplice conservazione dell'esistente, quale esso sia.

Di tutto questo come di ogni altra forma dell'umana stupidità, sarebbe bello potersene semplicemente infischiare; purtroppo però le cose non sono per nulla così semplici.

Vent'anni o giù di lì sono pochi per un cambio profondo di mentalità, non fosse altro che per il fatto che ci sono moltissime persone la cui mentalità si è formata in altri tempi, e non possono adeguarsi a una situazione diversa nello stesso modo in cui si resetta la memoria di un computer.

Per un lunghissimo periodo, dal 1945 al 1991, dalla fine della seconda guerra mondiale alla caduta dell'Unione Sovietica, l'esigenza allora primaria della lotta al comunismo, ci ha di fatto imposto una lunga contiguità con ambienti “di destra” e conservatori, in realtà lontani da ciò che siamo o dovremmo essere, non meno di quanto lo sia la sinistra.

Le cose che dovremmo scremare, buttare nella pattumiera o nel water, sono in realtà tantissime, non solo il liberismo in politica economica, e il filo-americanismo, l'atlantismo del tutto anacronistico in politica estera (in base alla considerazione elementare che l'Unione Sovietica da cui la NATO sarebbe sorta per difenderci, non esiste più da un ventennio), ma più in generale la mentalità conservatrice per la quale l'eredità del passato andrebbe tramandata così come ci è pervenuta, senza nessun occhio critico per le sue evidenti contraddizioni.

“Dio, patria e famiglia”, tralasciando ovviamente il fatto che Giuseppe Mazzini, l'enunciatore di questa formula era considerato ai suoi tempi un sovversivo, per “Dio” i nostri buoni conservatori intendono l'ossequienza alla Chiesa cattolica.

Ma vogliamo scherzare? Forse richiamarsi all'alleanza fra trono e altare potrebbe avere un senso in una nazione con una storia come quella della Francia, ma non certo in Italia dove “trono”, stato civile e “altare”, intromissione clericale, si sono sempre combattuti senza esclusione di colpi, dove l'unità nazionale è stata realizzata contro i papi e la Chiesa cattolica.

Tuttavia il dissidio è indubbiamente più profondo: la Chiesa di oggi non è certamente quella del passato, e questo è un fatto che non riguarda solo l'Italia: con il Concilio Vaticano II è stata attuata non l'apertura al mondo moderno, ma al comunismo che allora la Chiesa pensava sarebbe uscito vincitore dal confronto della Guerra Fredda; in questo modo la Chiesa teneva fede alla sua tradizione di sempre: “Puttaneggiar coi regi”, stare dalla parte del vincitore, del più forte, anche, all'occorrenza, con voltafaccia vergognosi (o che sarebbero ritenuti tali con qualsiasi altro soggetto).

Per fortuna, per grazia di qualche divinità che verosimilmente non è quella apparsa a Mosè sul Sinai, in questo caso “lo Spirito Santo” ha preso una solenne cantonata.

Si potrebbe andare oltre, perché quella che oggi ci si presenta come tradizione, è stata per secoli, dal primo al quarto dell'Era Volgare quanto meno, sovversione allo stato puro, qualcosa che è stato imposto prima al mondo romano-mediterraneo poi al resto dell'Europa con la violenza più brutale, violentando i popoli europei e le loro tradizioni native, qualcosa venuto da una terra estranea all'Europa e rimane incompatibile con lo spirito europeo, l'ha detto un papa, Pio XI: il cristiano è spiritualmente semita.

Tradizione? Ma se significa qualcosa, deve comportare una selezione delle tradizioni, non è possibile accettare in blocco un passato che si contraddice. Io penso che tra ciò che noi siamo e il cristianesimo esiste un'incompatibilità profonda, totale.

Tant'è, la cosiddetta “destra” sembra aver sviluppato l'arte di non vedere le contraddizioni ma di fare proprio in blocco tutto ciò che viene dal passato e, in ragione della contiguità sopra richiamata, si assiste alla bizzarra situazione per la quale persone che appartengono o credono di appartenere alla medesima “Area” si fanno portatrici di principi opposti: l'una o l'altra forma di neo-paganesimo oppure il cattolicesimo intransigente e “tradizionale” fino alla miopia di chi crede di essere ancora all'indomani del Concilio di Trento. “Fino alla miopia”, perché è chiaro, anche se costoro non vogliono rendersene conto, che da mezzo secolo la Chiesa ha preso una direzione del tutto opposta, e prima o poi dovranno piegarsi alla sua autorità o saltare il fosso e ritrovarsi fra gli eretici.

Nel frattempo, però, succede regolarmente che i miei scritti pubblicati su “Ereticamente” o in altre sedi provochino lo sconcerto dei “camerati” che sono anche “buoni cristiani”, per quanto a me come si possa nello stesso tempo essere “camerata” e “buon cristiano” non è dato di capire. Questo è ultimamente successo anche con l'articolo Miti e simboli del paganesimo e del cristianesimo che dopo essere comparso su “Ereticamente”, il 24 gennaio è stato ripreso sul sito di “Stampa libera” dove un certo Manlio (caso strano, o si celano sotto pseudonimi o non firmano mai con nome e cognome per intero), vi ha appiccicato il commento che vi riporto più sotto. Ora però sarà bene precisare una cosa, che “Stampa libera” abbia ripreso e sottoposto al commento dei lettori il mio articolo su “Ereticamente” fa pensare a una collocazione quanto meno “di destra”, la stessa cosa, per quanto riguarda “Manlio”, il fatto che sia un lettore della stessa testata, oltre al suo anti-evoluzionismo e al suo anti-abortismo, ma le sue dichiarazioni pacifiste sono in contrasto con ciò; comunque sia, ecco il suo commento: “Come al solito si cerca sempre di denigrare il cristianesimo in conseguenza del comportamento delle varie organizzazioni religiose (in primis la chiesa cattolica) e dei suoi adepti. Ciò è deleterio e ingiusto.

Purtroppo, l’uomo, carnalmente portato a compiere azioni malvagie nei confronti di chicchessia, si è servito e si serve della fede (nella fattispecie di quella cristiana) per i suo scopi.

Il messaggio di Gesù è semplice e universale: amore, amore e solo amore per il prossimo. Chi non ha amore verso il prossimo, tutto è, fuorché cristiano, cioè seguace di Cristo e della Sua parola. Chi combatte i suoi simili; chi fa le guerre; chi accumula ricchezze ingenti; chi è perverso; chi è adultero; chi è abortista; chi, in sintesi, mette in atto azioni criminose nei confronti degli altri per assoggettarli ed arricchirsi (politici, petrolieri, banchieri ecc.), servono solo ed esclusivamente l’avversario di Cristo: satana.

Non ci sono prove storiche dell’esistenza di Gesù? I vangeli sono dei falsi? Poi dobbiamo credere a teorie folli e scellerate, non dimostrabili, tipo: il big-bang, l’evoluzione di Darwin ecc..

Smettiamola con queste ipocrisie.

Ci sono prove inconfutabili sull’esistenza del Cristo. Molti scrittori e scienziati atei [ne] confermano l'esistenza”.

Non è che il commento di “Manlio” sia particolarmente perspicace (e nel riportarlo ho sistemato qualche errore grammaticale), semmai l'utilità di rispondervi è data dal fatto che evidenzia bene una reazione o un modo di pensare assolutamente tipici.

L'idea che la dottrina di Cristo si identifichi semplicemente con l'amore verso tutti, non può che far sorridere chi non è proprio nato ieri. Non parliamo di quel che ha fatto la Chiesa, di quello che hanno fatto le Chiese nel corso dei secoli. Parliamo del principale della ditta, è stato certamente per amore che Gesù Cristo (prendendo momentaneamente per buono quel che è asserito dai vangeli) a chi gli chiedeva di beneficare delle sue arti taumaturgiche un romano, un sottouomo non-ebreo, rispose che “non bisogna gettare ai cani il pane per i figli”.

E' certamente per amore non solo verso gli uomini ma verso tutte le forme viventi, che avrebbe fatto infestare dai demoni gli incolpevoli maiali di Gadara che sarebbero corsi ad annegarsi nel lago di Teberiade, e di sicuro lo stesso sentimento unito a un autocontrollo davvero divino, lo avrebbe spinto a maledire e far seccare un fico in cui non aveva trovato frutti perché non era la stagione. I Romani, in particolare non dovevano piacergli proprio, visto che la stessa insegna di quell'impero che aveva apportato civiltà e pace al mondo mediterraneo, l'avrebbe definita “la cosa disgustante”.

E' certamente per amore e pura e semplice mitezza che avvenne l'episodio del Getsemani che doveva portare alla crocifissione, e che nonostante tutte le mistificazioni, i tagli e le interpolazioni successive, si lascia ancora leggere come il tentativo di una rivolta anti-romana: “Chi di voi non ha una spada, venda il mantello e se ne compri una”. Sempre amore, null'altro, avrebbe ispirato la cacciata violenta dal tempio di Gerusalemme dei “mercanti” che non erano, si badi bene, grossi uomini d'affari, ma poveri bancarellai, venditori di souvenir come ancora oggi se ne trovano dappertutto attorno ai luoghi di culto.

Amore, saggezza, benevolenza l'avrebbero certamente ispirato a rivolgersi a chi non accettava la sua dottrina non con argomenti ma con insulti, “Serpenti, razza di vipere” e a promettere loro “pianto e stridor di denti”. Davvero, nella figura di Cristo come ce l'hanno tramandata i vangeli, non solo non vediamo nulla di divino, anche se probabilmente uno studioso come Silvano Lorenzoni ha esagerato nel definirla “mostruosa”, ma neppure quella saggezza che riscontriamo in uomini, che pure non hanno preteso di essere nulla più che tali, come Socrate o Buddha, e l'amore è palesemente una pura enunciazione teorica.

L'amore, sempre l'amore che vediamo così potentemente all'opera nella storia del cristianesimo e che, per limitarsi ai primi secoli, avrebbe ispirato un sant'uomo come Cirillo di Alessandria a far trucidare Ipazia in una maniera orribile, spinto i cristiani a creare Skytopolis, il primo campo di concentramento della storia, dove deportare, torturare, massacrare i pagani, la Chiesa cattolica a beatificare un brutale assassino quale era appunto Cirillo, ma non solo lui.

Ma questi cristiani, è il dubbio che viene, i vangeli li hanno mai letti, o sono i paraocchi della fede che non permettono di non vedere le più eclatanti incongruenze? Tuttavia è possibile che queste storie riflettano solo la mentalità degli estensori dei vangeli stessi, la cui storicità, vediamo tra un po', è assolutamente dubbia.

E poiché stiamo parlando di amore, finiamola una volta per tutte con la retorica pacifista che abbonda negli ambienti cristiani e trasuda dal discorso di “Manlio”. Quello di chi combatte in difesa della propria terra, della propria casa, della propria famiglia, non è forse l'amore più alto e nobile?

Anche sulla questione dell'aborto, non mi sentirei di sottoscrivere in toto la posizione oltranzista del nostro “amico”. Vi sono casi, come quello di una gravidanza conseguente a uno stupro, in cui lo definirei raccomandabile, e sull'argomento vale la pena di menzionare un evento che ha recentemente sconvolto una nazione cattolica come il Messico, anche se da noi se n'è ovviamente parlato solo sui blog di internet. Un prete messicano ha stuprato e messa incinta una bambina di nove anni (raro, ma senz'altro meno impossibile dell'Immacolata Concezione); il vescovo locale ha scomunicato i genitori della bambina che l'hanno fatta abortire, mentre non risulta abbia ritenuto opportuno prendere provvedimenti di qualche specie nei riguardi del prete pedofilo e stupratore.

Sempre tenendo ben presente che la questione della storicità di Cristo e dei vangeli è tutt'altra cosa dall'asserire la divinità del primo e il carattere di rivelazione divina dei secondi, mi piacerebbe proprio sapere quali sono gli scienziati e scrittori atei che l'attestano. Ma anche se fosse, l'ateismo sarà sempre in svantaggio rispetto a noi nel criticare il cristianesimo, perché quello che ha da offrire in cambio di una fede sia pure mal riposta, si sintetizza in una sola parola: nulla.

Sono debitore di una breve risposta a un altro commentatore dell'articolo, tale “Gerog” (e firmare coi vostri veri nomi e cognomi, avere il coraggio delle proprie opinioni, proprio no?), che si stupisce che io dipinga Massimo Cacciari come un cattolico. Che lo sia Maurizio Blondet, deuteragonista dell'intervista-dialogo da me riportata, su questo non c'è ombra di dubbio; per quanto riguarda il filosofo-sindaco di Venezia, confesso di non aver approfondito fino in fondo il suo pensiero, tuttavia la chiusa dell'intervista, che io non ho riportato nel mio articolo, lascerebbe pochi dubbi: “Anche contro la Chiesa il conflitto diverrà sempre più drammatico. Da una parte la Chiesa e l'Islam, e dall'altra una "etica" laicista sempre più occasionale, e nello stesso tempo sempre più radicalmente universale, nella sua pretesa di essere l'unica valida”.

Purtroppo credo abbia ragione, [risponde Blondet]. Forse viviamo davvero sull'orlo dei tempi ultimi. Sappiamo che cosa aspetta i credenti: la resistenza eroica al di là di ogni umana speranza, il martirio. La Chiesa lo sa: è scritto nella sua tradizione.

“Lei, come cattolico, [conclude Cacciari] sa come finirà. Verrà l'Anticristo e trionferà, ma sarà sconfitto”.

Se queste non sono le affermazioni di un credente, non so che senso si possa dare alle parole.

Occorre ribadire un concetto che, sebbene ovvio, sembra faccia una fatica spaventosa a penetrare in certe teste: la questione dell'esistenza storica di Gesù Cristo e della storicità dei vangeli èasimmetrica, nel senso che una volta accertata la non storicità dei vangeli, la pretesa degli stessi di essere “la verità rivelata”, “la parola di Dio”, verrebbe immediatamente a cadere, ma se anche la narrazione evangelica avesse appigli storici, ciò non servirebbe per nulla ad avvalorare il suo presunto carattere di rivelazione divina.

Ora, come è stato fatto più volte notare, il I secolo dell'Era Volgare era, grazie alla “pax romana”, un'epoca altamente civile, e non sono mancati gli storici che ci hanno lasciato cronache dell'epoca anche molto dettagliate. Se in un angolo dell'impero era comparso un grande taumaturgo capace di attirare folle di migliaia di persone, trasformare l'acqua in vino, guarire gli storpi, i ciechi e i lebbrosi, addirittura di resuscitare i morti, è possibile che costoro non si siano accorti di nulla? O non si sono accorti di nulla perché non c'era nulla di cui accorgersi?

Il dibattito verte su quei pochi frammenti di scrittori antichi che menzionano o sembrano menzionare il cristianesimo prima di Costantino. Alcuni non significano praticamente nulla, come un passo di Tacito che racconta che Claudio allontanò da Roma gli Ebrei che tumultuavano per istigazione di un certo “Cresto”. Su altri ancora vi è il forte, fortissimo sospetto che si tratti di interpolazioni, cioè aggiunte fatte in epoca più tarda da pii falsari. Il più noto fra essi è il cosiddettoTestimonium flavianum, un passo che si trova nell'opera dello scrittore Giuseppe Flavio e rappresenterebbe la maggiore pezza d'appoggio della storicità dei vangeli. Giancarlo Tranfo (La corona di spine) ha dimostrato con argomenti che io trovo conclusivi, che si tratta di un'interpolazione, di un falso.

Ma quand'anche così non fosse? Noi abbiamo molta maggiore certezza dell'esistenza storica di Karl Marx e di Sigmund Freud che di quella di Gesù Cristo. Forse che questo dimostra la fondatezza del marxismo o della psicanalisi?

Personalmente, tra la presunta “sacra” veridicità dei vangeli e l'essere gli stessi una costruzione interamente mitologico-letteraria, io propenderei per una tesi intermedia: l'ipotesi che mi sembra più verosimile è che la figura di Gesù Cristo sia stata modellata su quella del leader di una rivolta anti-romana (si chiamasse o no Joshua-Gesù, fosse o no soprannominato Masiah-Messia, in greco Christos, “Cristo”, cioè “l'unto”, “il consacrato”), una rivolta fallita che l'avrebbe fatto finire sulla croce, poi il colpo di genio, forse di Paolo di Tarso, che avrebbe trasformato la sconfitta e l'esecuzione in una auto-immolazione per la redenzione del genere umano, e una setta politico-religiosa ebraica in una religione universale. Questa ipotesi, lo si deve ammettere, spiegherebbe molte cose, a cominciare dall'ostilità dei Romani, di solito così tolleranti verso i culti delle popolazioni assoggettate, verso la nuova religione, ostilità che sarebbe motivata dal fatto che il cristianesimo sarebbe stato ab origineun movimento anti-romano.

La reazione fobica che il concetto di (o semplicemente la parola) “evoluzione” provoca nelle persone “di destra” dipende da un equivoco, si abbina erroneamente questo concetto a quello di “progresso”. Costoro sono probabilmente del tutto all'oscuro del fatto che le la legge della selezione darwiniana che dà un futuro ai più adatti e condanna senza appello i meno adatti e i meno riusciti, è informata di uno spirito che è l'esatto contrario del progressismo, del democraticismo, del sinistrismo, e via dicendo.

Mettendo in conto questa errata reazione emotiva, tuttavia possiamo distinguere fra un anti-evoluzionismo che rimane o vorrebbe rimanere nell'ambito scientifico e un creazionismo puramente fideistico, e al riguardo credo di poter dare a “Manlio” la stessa risposta che ho dato a suo tempo a Rutilio Sermonti nell'articolo Totalitarismo, evoluzione, stupidità (una risposta a Rutilio Sermonti) sul sito di “Ereticamente”:

“Se la stupidità non è dunque l'anti-evoluzionismo di per sé, in che cosa consiste? (faccio notare che nel mio articolo non avevo parlato di anti-evoluzionismo, ma di creazionismo, che non è la stessa cosa).

Ma ovviamente nel rifiuto di conoscenza e ragione in nome della piatta e letterale adesione a un vecchio testo mediorientale vecchio di tremila anni, nell'anti-intellettualismo in nome della cieca, irrazionale e spesso violenta “fede” che sembra il ritorno a un incubo del passato, ma non lo è, è piuttosto un altro sintomo dell'americanizzazione della nostra cultura. Da dove pensate che siano sbarcati anche da noi mormoni e testimoni di Geova e simili? E, badate bene, se oggi pieghiamo la testa di fronte alla bibliolatria americano-protestante, domani la piegheremo di fronte all'imposizione del corano.

Il creazionismo è disposto a qualsiasi mistificazione pur di “accordare” la scienza alle pastoie del testo biblico, ed è dunque un protagonista di primo piano della guerra contro la conoscenza, forse ancor più di quegli “scienziati” che cercano di negare una qualsiasi importanza alla base genetica umana, alle differenze fra gli individui e le razze per imporre obtorto collo il dogma democratico dell'uguaglianza (...).

Il problema non è quello di difendere a tutti i costi la teoria di Darwin, il problema è difendere l'immenso patrimonio culturale dell'Europa dall'americanizzazione e dal terzomondismo”.

Ciò che io trovo davvero pazzesco o, per usare la terminologia di “Manlio”, folle e scellerato, è il modo in cui taluni “destri” conservatori pretendono di conciliare l'inconciliabile: un rigorismo da più papisti del papa con l'acquiescenza a un'autorità che li sconfessa e li umilia (si veda il compromesso penoso cui si è piegata la cosiddetta “fraternità di san Pio X”), l'amor patrio con una Chiesa mondialista e schierata per il meticciato etnico, la tradizione europea con una religione semitica.

Di una cosa occorre rendersi conto: non è possibile essere espliciti senza dispiacere a qualcuno o a molti. Noi siamo molto lontani dal poter compensare la schiacciante superiorità numerica dei nostri avversari, e anche un eccesso di tolleranza verso gli eredi della controriforma, di coloro che hanno il cervello indietro di qualche secolo, non modificherebbe i rapporti di forza se non in modo trascurabile. Vale la pena di transigere sulle idee per ottenere un risultato simile? Non è meglio tirare dritto dando un esempio di coerenza, sempre disponibili al confronto, ma senza compromessi e tentennamenti?

Fabio Calabrese

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(Fonte: http://www.ereticamente.net/)

venerdì 23 dicembre 2011

Paganesimo di ritorno.. L'Europa riscopre le sue origini




"La civiltà europea nasce dall'incontro, dalla fusione, dall'intersecarsi, ma anche dallo scontro di quattro culture: greca, latina, celtica e germanica. Le prime tre sono più antiche del cristianesimo, che non vi ha apportato altro che elementi di dissoluzione e tentativi di scalzamento delle popolazioni europee dalla loro matrice culturale originaria. La quarta, quella germanica, ebbe il suo maggiore sviluppo in epoca medievale, già cristiana, ma anche qui il cristianesimo funse piuttosto da antagonista e da elemento di dissoluzione. La mentalità ecclesiastica ed i suoi valori furono in perenne antagonismo con la mentalità cavalleresca-feudale espressione del germanesimo, ed i suoi valori basati non sull'ascetismo ma sull'aspirazione ad una vita eroica. Questo contrasto si espresse per tutta l'epoca medievale nel conflitto fra papato ed impero poi nel 1516 con la riforma protestante ed il distacco della Germania dal papato romano. In secondo luogo, non è esagerato affermare che l'Europa ha sempre vissuto il cristianesimo impostole con la violenza come una soffocante camicia di forza. Nel XVIII secolo nacque in Europa il movimento illuminista; gli intellettuali più aperti, trovando il consenso della borghesia che si andava affermando e l'appoggio dei sovrani più illuminati, riuscirono a porre un freno all'ingerenza massiccia, al monopolio delle Chiese cristiane, soprattutto di quella cattolica, nell'istruzione, nella cultura, nella politica, in ogni aspetto della vita civile: era una reazione, in effetti, e pienamente giustificata, a due secoli di guerra civile europea che dalla riforma protestante in poi, cattolici e riformati avevano scatenato, contendendosi l'Europa palmo a palmo. La guerra dei Trent'anni (1618-1648) che distrusse la Germania e quasi ne sterminò la popolazione, giungendo ad essere la guerra più distruttiva e brutale della storia umana fino alle due guerre mondiali del XX secolo, non fu in effetti che l'episodio più acuto di una guerra civile bisecolare che sconvolse quasi ogni angolo del Vecchio Continente. L'illuminismo e le rivoluzioni del XIX secolo imposero la separazione fra Chiesa e stato, la laicità degli stati, la libertà di coscienza come diritto inalienabile. Da allora in poi, non appena l'Europa ha cessato di essere costretta dai roghi dell'inquisitore e dalla spada del crociato (Le crociate, ricordiamolo, non furono dirette solo contro l'islam, vi fu la crociata contro gli Albigesi, ma anche, ad esempio, quella che nel 1204 pose fine all'impero bizantino, e certamente “crociate” si potrebbero definire le campagne di sterminio carolinge contro i Sassoni e quelle dei cavalieri teutonici contro gli Slavi), è iniziato un movimento di scristianizzazione dell'Europa, lento ma inarrestabile e con ogni probabilità irreversibile. L'Europa rigetta da sé il cristianesimo come quel corpo estraneo che in effetti è. Dove sono le 'radici cristiane' dell'Europa? Sono piuttosto le parole del grande Richard Wagner che vengono in mente: 'PER QUANTO L'INNESTO SULLE SUE RADICI DI UNA CULTURA CHE LE E' ESTRANEA, POSSA AVER PRODOTTO FRUTTI DI ALTISSIMA CIVILTA', ESSO E' COSTATO E CONTINUA A COSTARE INNUMEREVOLI SOFFERENZE ALL'ANIMA DELL'EUROPA'. 'Una cultura che le è estranea'; di questo appunto si tratta; nonostante due millenni di sforzi, l'origine mediorientale, non-europea del cristianesimo rimane un marchio indelebile."

Joe Fallisi

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Il ritorno delle antiche religioni

di Fabio Calabrese

Mi dispiace di averlo saputo con un certo ritardo, ma credo che la cosa non tolga nulla all'importanza della notizia. La riferisce “L'indipendente” del 24 gennaio 2007 in un articolo a firma di Mauro Frasca, Il ritorno dei pagani sull'Olimpo: una rappresentanza dei circa 40.000 pagani ellenici ha ottenuto dalle autorità greche il permesso di celebrare un rito nel tempio di Giove Olimpio ad Atene, e la cosa sembra essere un primo passo per il riconoscimento ufficiale della religione “gentile” fra quelle ufficialmente ammesse, con il diritto di celebrare pubblicamente funerali, matrimoni eccetera. Già oggi la neo-rinata comunità pagana ellenica è la quarta fede del Paese dopo i 10 milioni circa di cristiani ortodossi, i 500.000 mussulmani ed 200.000 cattolici, superando nettamente i 30.000 testimoni di Geova, i 30.000 protestanti ed i 5.000 ebrei.
Quattro anni fa, ad un precedente tentativo di celebrare un rito sempre sull'acropoli ateniese nel tempio di Efesto, furono cacciati in malo modo dalle guardie archeologiche, oggi un tribunale ha dato loro ragione, riconoscendo il loro diritto di riappropriarsi dei luoghi di culto che furono eretti dai loro padri per la loro fede.Puntualmente, vi sono state le prevedibili reazioni isteriche della Chiesa ortodossa. Ma come? - verrebbe da chiedersi – questi cristiani oggi non sono tanto per l'ecumenismo, per il dialogo fra le religioni? Ma quando si tratta di manifestazioni della più antica spiritualità autoctona d'Europa, ecco scattare la più cieca, isterica intolleranza. Sarà mica perché i seguaci del “dio inchiodato” hanno un'enorme coda di paglia? Sarà mica perché la cristianizzazione dell'Europa, la cancellazione – evidentemente non così completa e non così definitiva come costoro pretendono – delle fedi europee originarie è avvenuta in un'orgia di violenza? La verità pura e semplice che ogni storico che si rispetti conosce, ma che ancora adesso ci si guarda bene dal rivelare al grosso pubblico, è che l'Europa è stata cristianizzata a forza.Dai massacri di pagani (migliaia di vittime) e la distruzione di templi per edificare al loro posto chiese cristiane ordinata dall'imperatore Teodosio, a Carlo magno con la sua evangelizzazione a fil di spada dei Sassoni, agli analoghi “sermoni” dei cavalieri teutonici contro gli Slavi, alla crociata contro gli Albigesi nel XIII secolo, ai roghi degli eretici, a quelli delle presunte streghe, la verità è che nella “conversione” dell'Europa al cristianesimo, la predicazione e la persuasione hanno tenuto un ruolo assolutamente marginale rispetto alla conquista militare, alle stragi, alla violenza più brutale, alla persecuzione dei dissidenti, alla soppressione di ogni forma di pensiero “non allineato”.L'articolo di Mauro Frasca precisa anche che il quasi-riconoscimento ufficiale del movimento gentile ellenico, che va ad aggiungersi a quelli già ottenuti dagli analoghi movimenti islandese e lituano, costituisce la punta dell'iceberg di un movimento molto più vasto che interessa tutta l'Europa e ne trascende i confini. Negli Stati Uniti, ad esempio, la wicca conta ben 134.000 seguaci, e recentemente la vedova di Patrick Steward, un sergente americano appunto adepto della wicca caduto in combattimento in Afghanistan nel 2005, è riuscita, sempre con sentenza del tribunale, a costringere l'United States Departement of Veteran Affairs ad ammettere i simboli wiccani nei cimiteri dei caduti (perché, sia chiaro, ancora oggi i pagani non riescono ad ottenere senza lunghe battaglie legali quei diritti che normalmente si riconoscono alle altre fedi; e questa ingiustizia è la più chiara dimostrazione del permanere anche all'interno di istituzioni che si vorrebbero “laiche” di una mentalità cristiana, e del fatto che il cristianesimo ha sempre costruito le sue posizioni civettando con il potere, e mentendo nella maniera più spudorata tutte le volte che ha inteso presentarsi come religione “dei poveri e degli umili”).In Europa, oltre ai movimenti islandese, lituano e greco, hanno ottenuto una sorta di riconoscimento ufficioso i 500 membri del Forn Sidr in Danimarca, una comunità pagana odinista (ma non è questione di numeri quando si esce da due millenni di repressioni e persecuzioni; vi sono poi movimenti che mirano alla restaurazione del paganesimo paleoslavo in Polonia, movimenti druidici nelle Isole Britanniche, in Francia ed in Italia; in Italia vi sono anche movimenti che vorrebbero restaurare il paganesimo romano.Il Dipartimento per gli Affari Ecclesiastici del governo danese ha fatto premettere al suo quasi-riconoscimento del Forn Sidr la dichiarazione di non avere nulla a che fare e l'impegno di non avere nulla a che fare in futuro con gruppi neonazisti o satanisti; cosa della cui equità od opportunità si potrebbe anche discutere, ma immaginatevi, provatevi solo ad immaginare se le Chiese cristiane e quella cattolica in particolare, per poter svolgere la loro attività dovessero impegnarsi preventivamente ad astenersi da ingerenze nella politica! Calmatevi, che rischiate di slogarvi le mascelle!Il defunto pontefice Giovanni Paolo II aveva il “pallino” delle radici spirituali dell'Europa che voleva menzionate anche nella costituzione dell'Unione Europea, ed il suo successore Joseph Ratzinger, Benedetto XVI si è mosso sulla medesima strada; non si può dire che in Europa non ci si stia muovendo per accontentare quest'aspirazione dell'uno e dell'altro; peccato che queste radici con il cristianesimo nulla abbiano a che fare.Le radici spirituali dell'Europa non sono cristiane, non possono esserlo, per chiari ed evidenti motivi.La civiltà europea nasce dall'incontro, dalla fusione, dall'intersecarsi, ma anche dallo scontro di quattro culture: greca, latina, celtica e germanica. Le prime tre sono più antiche del cristianesimo, che non vi ha apportato altro che elementi di dissoluzione e tentativi di scalzamento delle popolazioni europee dalla loro matrice culturale originaria. La quarta, quella germanica, ebbe il suo maggiore sviluppo in epoca medievale, già cristiana, ma anche qui il cristianesimo funse piuttosto da antagonista e da elemento di dissoluzione. La mentalità ecclesiastica ed i suoi valori furono in perenne antagonismo con la mentalità cavalleresca-feudale espressione del germanesimo, ed i suoi valori basati non sull'ascetismo ma sull'aspirazione ad una vita eroica. Questo contrasto si espresse per tutta l'epoca medievale nel conflitto fra papato ed impero poi nel 1516 con la riforma protestante ed il distacco della Germania dal papato romano.In secondo luogo, non è esagerato affermare che l'Europa ha sempre vissuto il cristianesimo impostole con la violenza come una soffocante camicia di forza.Nel XVIII secolo nacque in Europa il movimento illuminista; gli intellettuali più aperti, trovando il consenso della borghesia che si andava affermando e l'appoggio dei sovrani più illuminati, riuscirono a porre un freno all'ingerenza massiccia, al monopolio delle Chiese cristiane, soprattutto di quella cattolica, nell'istruzione, nella cultura, nella politica, in ogni aspetto della vita civile: era una reazione, in effetti, e pienamente giustificata, a due secoli di guerra civile europea che dalla riforma protestante in poi, cattolici e riformati avevano scatenato, contendendosi l'Europa palmo a palmo. La guerra dei Trent'anni (1618-1648) che distrusse la Germania e quasi ne sterminò la popolazione, giungendo ad essere la guerra più distruttiva e brutale della storia umana fino alle due guerre mondiali del XX secolo, non fu in effetti che l'episodio più acuto di una guerra civile bisecolare che sconvolse quasi ogni angolo del Vecchio Continente. L'illuminismo e le rivoluzioni del XIX secolo imposero la separazione fra Chiesa e stato, la laicità degli stati, la libertà di coscienza come diritto inalienabile. Da allora in poi, non appena l'Europa ha cessato di essere costretta dai roghi dell'inquisitore e dalla spada del crociato (Le crociate, ricordiamolo, non furono dirette solo contro l'islam, vi fu la crociata contro gli Albigesi, ma anche, ad esempio, quella che nel 1204 pose fine all'impero bizantino, e certamente “crociate” si potrebbero definire le campagne di sterminio carolinge contro i Sassoni e quelle dei cavalieri teutonici contro gli Slavi), è iniziato un movimento di scristianizzazione dell'Europa, lento ma inarrestabile e con ogni probabilità irreversibile. L'Europa rigetta da sé il cristianesimo come quel corpo estraneo che in effetti è. Dove sono le “radici cristiane” dell'Europa? Sono piuttosto le parole del grande Richard Wagner che vengono in mente:“PER QUANTO L'INNESTO SULLE SUE RADICI DI UNA CULTURA CHE LE E' ESTRANEA, POSSA AVER PRODOTTO FRUTTI DI ALTISSIMA CIVILTA', ESSO E' COSTATO E CONTINUA A COSTARE INNUMEREVOLI SOFFERENZE ALL'ANIMA DELL'EUROPA”.“Una cultura che le è estranea”; di questo appunto si tratta; nonostante due millenni di sforzi, l'origine mediorientale, non-europea del cristianesimo rimane un marchio indelebile.
L'anno scorso, 2006 dell'Era Volgare, l'attuale pontefice (sempre che convenga al leader della Chiesa cattolica questo titolo usurpato – come tutto il resto – all'antica religione romana) Benedetto XVI tenne, nel corso della sua prima visita pastorale nella natia Germania, un discorso all'università di Regensburg, che attirò l'attenzione soprattutto per un'espressione sull'islam giudicata offensiva dalle comunità islamiche e prontamente ritrattata, ma questo però ha fatto passare inosservato il fatto che in questo discorso Joseph Ratzinger diceva anche altro, tornava ancora una volta sulle “radici cristiane dell'Europa”, tormentone preferito del suo predecessore, con un'interessante variante, mettendo a lato delle fonti bibliche ed evangeliche anche la “filosofia greca”.Potremmo quasi dire che Ratzinger è stato più moderato (ed è certamente più colto) del suo predecessore Wojtila, essendosi degnato di menzionare accanto alle radici ebraico – biblico – cristiane, quelle greche.Questa ammissione rende ancora più interessante un esame delle tre omissioni delle reali radici dell’Europa: la costruzione politico - giuridico – amministrativa romana, l’immaginario celtico, le tradizioni germaniche di fedeltà e di onore, soprattutto considerato che Joseph Ratzinger non è un curato di campagna casualmente diventato papa, ma un teologo ed uno dei più acuti intelletti che la Chiesa oggi possiede.Che proprio un papa tedesco abbia omesso qualsiasi accenno al contributo delle radici germaniche alla civiltà europea, non è purtroppo cosa che possa stupire: dal 1945 i Tedeschi sono abituati, sono stati costretti con una sorta di schizofrenia indotta, a definire la propria identità in termini di negazione del proprio passato e della propria storia; nondimeno, la concezione germanica dello stato che nasce da rapporti personali fra governanti e governati, da un patto liberamente sottoscritto ma che una volta contratto va osservato con una fedeltà che non ammette deroghe, è alla base non solo del forte spirito identitario che ha caratterizzato il medioevo feudale e comunale, ma, incontrandosi con la paideia greca e l’humanitas latina, ha generato la nostra concezione che accorda alla persona, al singolo, ai suoi diritti, una centralità assolutamente sconosciuta in altre culture.Che anche i Celti in questo discorso rimangano fatalmente ignorati, stupisce ancora meno: dalle radici celtiche abbiamo ereditato il folklore come forma di mitologia popolare, con creature fantastiche come elfi e folletti, ed alcuni miti ancora vivi nella nostra cultura apparentemente smagata: il Ciclo Bretone, Artù, Merlino, Excalibur, il Santo Graal sono presenze ancora vive, simboli ancora forti nella nostra cultura: è il residuo maggiore di paganesimo che permane oggi in Europa, che urta frontalmente contro la mentalità cristiana, e proprio per questo è per me una delle ragioni che rendono degna di amore e d’interesse la cultura celtica.Stupisce maggiormente la mancanza di qualsiasi riferimento alla tradizione romana da parte del principale esponente di una Chiesa che si definisce pomposamente e falsamente “romana”. Forse la cosa è più spiegabile alla luce di una riflessione del filosofo Denis De Rougemont, secondo il quale il cristianesimo avrebbe portato in Europa “un terzo mondo di valori”, quelli del profetismo ebraico “difficilmente conciliabili con la misura greca e totalmente contrari a quelli di Roma”.Da Roma, la Chiesa cattolica “romana” ha ereditato parte della struttura amministrativa e la lettera della sua cultura giuridica e letteraria, uccidendone totalmente lo spirito.“Et facere et pati fortiter romanum est”, è da romani agire e sopportare con fermezza. Il romano affronta le vicende della vita con un senso di equilibrio interiore, non perde il controllo di sé nei momenti favorevoli e non si abbatte nelle sventure; ancora più del greco gli è proprio il senso della misura. Un mio rimpianto docente del liceo ormai scomparso da molti anni, faceva notare come Orazio traduca il “Nun chré methusthen” (“ora bisogna ubriacarsi” di Alceo con “Nunc est bibendum”, il romano “beve”, non “si ubriaca”.A differenza di quelle cristiane, le virtù romane sono virtù civiche: valore e disciplina in battaglia, frugalità e parsimonia nell’amministrazione delle proprie cose, obbedienza filiale, magnanimità e saggezza come pater familias, senso di appartenenza, fierezza di appartenere alla propria civitas ed alla propria stirpe, preoccupazione per i suoi destini, forza d’animo nelle sventure, moderazione nei successi.La virtus romana non è la “virtù” cristiana, viene da vir, e significa appunto in ogni circostanza riuscire ad essere e sapersi comportare da uomini.Del concetto antico di virtù, curiosamente rimane una traccia negli erbari, nei bestiari, nei lapidari medievali, laddove si parla delle “virtù” delle piante, degli animali, dei metalli: “virtù” significa portare alla massima estrinsecazione, sviluppare ciò che è conforme alla propria Natura; è un’idea esattamente opposta a quella del cristianesimo che implica l’andare contro la propria natura che si suppone corrotta dal peccato originale.A questo punto proprio il fatto che Joseph Ratzinger abbia menzionato il pensiero greco nel discorso di Regensburg diventa sospetto. Su cosa si debba intendere per pensiero greco, infatti, esiste quanto meno una grossa ambiguità, forse una mistificazione.Come minimo occorre distinguere fra “la sapienza” greca e “la filosofia” greca o presunta tale. Giorgio Colli, il nostro maggiore studioso del pensiero greco, faceva notare che la parola “filosofia” che significa “amore per la sapienza” fu usata per la prima volta da Platone, ma in Platone essa ha ancora il significato di una sapienza perduta da ritrovare, mentre l’idea “moderna” della filosofia come un sapere mai prima posseduto da inventare ex novo, nasce solo con Aristotele.Ora, si osservino bene i rapporti temporali: con Socrate, maestro di Platone siamo già a dopo la guerra del Peloponneso che è considerata l’evento che pone fine alla civiltà ellenica classica, e con Aristotele che fu il precettore di Alessandro Magno, siamo già nell’ellenismo.In pratica, non considerando la fase sapienziale ma unicamente quella filosofica del pensiero greco, e riducendo tutto quanto sta prima di Socrate nella categoria dei precursori sui quali non è il caso di soffermarsi troppo, con una specie di gioco di prestidigitazione, è proprio il pensiero della grecità classica che è stato fatto scomparire dalla nostra vista.Tra la sapienza ellenica e la “filosofia” ellenistica corre, potremmo dire, la stessa distanza che c’è fra Leonida che si immola alle Termopili con i suoi trecento spartiati per sbarrare la strada ai Persiani, ed Aristotele che si pone al servizio di Filippo II di Macedonia, il re straniero che minaccia l’indipendenza delle città greche.L’aspetto più interessante e forse più rilevante della sapienza greca è il suo contenuto etico, che è bene illustrato da un episodio riguardante Solone, forse il più noto dei Sette Savi della tradizione ellenica. Solone fu invitato alla corte di Creso, il re di Lidia il cui stesso nome è diventato sinonimo di ricchezza. Dopo avergli mostrato i suoi tesori, Creso chiese al saggio greco se riteneva che egli fosse un uomo felice. Solone rispose negativamente, ed allora Creso gli domandò:“Chi conosci tu più felice di me?”Solone rispose citando un qualsiasi cittadino ateniese che aveva onorevolmente servito la sua città in guerra, era onesto e stimato dai suoi concittadini, aveva una moglie fedele e dei figli devoti.
Anni più tardi, Creso mosse guerra a Ciro, il re dei Persiani e fu pesantemente sconfitto e catturato. Mentre stava per essere messo a morte, invocò ripetutamente il nome di Solone, avendo finalmente compreso l’insegnamento del saggio greco. Incuriosito da quell’invocazione, Ciro chiese a Creso di che si trattasse, e questi gli narrò dell’incontro avvenuto anni prima con il sapiente greco. Allora il re dei Persiani graziò Creso e lo perdonò, pago di poter godere almeno del riflesso della saggezza di Solone.Vivere secondo virtù è per la Sapienza greca l’unico modo per essere felici, una virtù concepita allo stesso modo della virtus romana come conformità alla propria natura, e l’uomo non è separabile dal cittadino, né la virtù dall’esercizio dei doveri civici. Tale separazione, ci spiegherà più tardi J. J. Rousseau, avviene con il cristianesimo ed è caratteristica di esso.
Democrito sottolinea il valore della libertà per l’uomo:“Preferisco vivere libero e povero in una democrazia, piuttosto che essere uno schiavo ricoperto d’oro sotto una tirannide”.Sotto una tirannide, infatti, non si può nemmeno dire di essere ricchi ma solo degli schiavi coperti d’oro, poiché il tiranno può toglierti in qualsiasi momento quel che ritieni tuo.Naturalmente, fosse vissuto nella nostra epoca, avesse conosciuto le nostre democrazie piene di limitazioni alla libertà di pensiero, nelle quali esiste il reato d’opinione, Democrito si sarebbe reso conto che “democrazia” può ben essere il nome di una tirannide ipocritamente mascherata.
La sapienza greca o la filosofia presocratica (la seconda è il prolungamento della prima) sono ben consce della tragicità dell’esistenza in termini tali che il giudizio di De Rougemont che le vede “difficilmente conciliabili” con il cristianesimo, è in effetti una sottovalutazione.“Da dove i viventi hanno origine”, spiega un memorabile frammento di Anassimandro, “là essi necessariamente ritornano. Essi pagano l’uno all’altro il fio dell’ingiustizia commessa vivendo”.
L’esistenza è una catena ciclica cui i viventi, ossia tutti noi, siamo connessi, destinati a tornare là da dove siamo venuti nell’eterno ripetersi di nascite e morti. Vivere significa commettere ingiustizia, causare e ricevere dolore, un’ingiustizia di cui tutti noi salderemo immancabilmente il conto con il nostro trapasso.Eraclito ha scritto che “Omero ed Esiodo che supplicavano gli dei di dare pace al mondo, non erano consapevoli di pregare per la sua morte”, poiché l’essenza stessa della vita è il conflitto. “La guerra è madre e regina di tutte le cose”; non la guerra che talvolta gli uomini si fanno, ma la lotta incessante tra predatori e prede, la morte di alcuni che è la sopravvivenza per altri, ed è essa a generare le cose ed i viventi, a costruire i tipi più elevati, e pare quasi di toccare con venticinque secoli d’anticipo il concetto darwiniano di selezione naturale. (Non a caso, Darwin è ancora oggi così odiato dai fondamentalisti religiosi).E’ una visione che potremmo definire un nichilismo aristocratico, capace di osservare con occhio lucido tutta la tragicità e la precarietà della condizione umana senza cercare scappatoie soprannaturali, è una visione che presuppone un’umanità sana che riesce ad apprezzare gli aspetti positivi dell’esistenza pur essendo conscia della loro caducità, laddove il cristianesimo vuole l’uomo malato per poterlo “redimere”.A partire da Aristotele abbiamo la filosofia nel senso che ci siamo abituati a dare a questa parola, come narcisistico esercizio intellettuale nel quale, come ebbe a dire Cicerone, “riceve maggiore considerazione chi inventa una stranezza nuova, che chi ripete una verità già detta da altri”, la cultura del mondo cosmopolita “globalizzato” ante litteram creato dalle conquiste di Alessandro, dove s’infiltrano sempre più elementi non greci e non europei, i cui fermenti di dissoluzione si attaccheranno come un contagio al mondo romano dopo che quest’ultimo l’avrà politicamente assoggettato, il “terreno di coltura” su cui si svilupperà il cristianesimo. E’ senz’altro questo il “pensiero greco” cui guarda Ratzinger.Noi dobbiamo ribadire che le radici dell’Europa, quelle vere: il pensiero greco (quello autentico, non la sua contraffazione ellenistica), Roma, il mondo celtico e quello germanico, non sono cristiane, sono europee. “Non si può dire”, ha detto qualcuno, “Se una rinascita del paganesimo in Europa sia oggi possibile, di certo è necessaria”.Negli ultimi anni i segnali che fanno presagire una tale rinascita, non hanno fatto altro che moltiplicarsi. Cominciamo a scorgere la luce in fondo al lungo tunnel durato due millenni; il nostro continente sta cominciando forse a ritrovare il contatto con le sue vere radici spirituali.

Fonte: http://www.ereticamente.net/