sabato 22 agosto 2026

La profezia di Dostoevskij si sta avverando...?

 


Recenti inchieste parallele condotte dal «Sunday Times» e dalla «Bbc» documentano l’impiego di droni di fabbricazione britannica negli attacchi ucraini che hanno colpito obiettivi nelle profondità della Russia, tra cui le raffinerie di Volgograd e Yaroslavl’ e i magazzini di Wildberries. 

Pochi giorni prima, il «Financial Times» aveva esaltato l’apporto fondamentale fornito da Stati Uniti e Francia allo sforzo ucraino finalizzato a mappare i dispiegamenti dei sistemi di difesa aerea russi, nel contesto di una profonda revisione della campagna militare basata sull’impiego dei droni e intesa a disarticolare l’industria energetica russa, «passando da attacchi indiscriminati alle raffinerie a raid più mirati su componenti critiche e difficilmente rimpiazzabili» individuate direttamente dai servizi di intelligence di Washington e Parigi. 

Il ruolo degli ucraini si limiterebbe de facto all’esecuzione tecnica delle operazioni, che approdano alla fase esecutiva grazie anche al contributo fondamentale garantito da aziende statunitensi formalmente private come Space-X e Palantir.

Segno che i Paesi occidentali si sono spinti ben oltre la mera “assistenza” allo sforzo bellico sostenuto dall’Ucraina, collocandosi in una posizione pericolosamente ambigua che rasenta la partecipazione diretta.

Oltre che dell’ingentissima fornitura di armi, munizioni e finanziamenti a beneficio di Kiev, tracciata con dovizia di particolari dal Kiel Institut, le nazioni cardine della Nato si occupano di pianificazione, targeting e Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (Isr) nell’ambito di un sistema operativo fortemente integrato che costituisce de facto una componente imprescindibile dell’architettura militare ucraina.

Il discorso si applica soprattutto agli Stati Uniti, che secondo un’analisi condotta dal Center for Strategic and International Studies (Csis) «sono stati integrati nella kill chain ucraina, ovvero il processo di identificazione, tracciamento ed eliminazione degli obiettivi basato sull’impiego di una combinazione di sensori e piattaforme».

Stesso discorso vale per la Gran Bretagna, chiamata apertamente in causa dal ministro degli Esteri Lavrov che ha rivendicato «il diritto della Russia di qualificarne il coinvolgimento negli attacchi contro in nostro territorio come partecipazione a una guerra, con tutte le conseguenze che ne deriveranno».

Giacomo Gabellini



Video collegato, con Roberto Buffagni:     https://www.youtube.com/watch?v=7g1ZWq4ATvc  

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