mercoledì 19 agosto 2026

C'era una volta l'Ucraina...

 


È ormai chiaro che il compito assegnato, per sua sfortuna, all'Ucraina, ovvero quello di portare la Russia al collasso, militare o economico che fosse, non è stato raggiunto e ci sono poche possibilità che, nelle condizioni attuali, possa esserlo. Possiamo ragionare sulla reale fattibilità di questo compito (poteva anche essere parziale: portare la Russia non al collasso ma vicino, in modo che l'ultimo colpo potessimo darlo noi in piena sicurezza e prenderci pure il merito), ma sta di fatto che il malumore tra gli sponsor comincia ad essere palpabile.

In Russia, certamente, non sono rose e fiori: problemi economici, problemi di approvvigionamento, inflazione, una certa stanchezza generale, pulsioni iper-nazionaliste, il solito problema demografico che la guerra di sicuro non migliora, eccetera. Ma il paese non collassa, né ci sono indicatori che possa farlo a breve o a medio termine, diciamo nei prossimi 2-4 anni. Il che è un problema non di poco conto non tanto per l'Ucraina alla quale, come Don Abbondio alla fine del capitolo 23, "nessuno badò", ma per quelli importanti, cioè per noi.

Soprattutto perché è l'Ucraina che, in questa finestra temporale, ha buone possibilità di collassare. L'economia è allo sfascio (giusto ieri l'Economist ha suonato l'allarme: per quanto incredibile, pare che la Russia stia facendo più danni all'economia ucraina di quanti non ne faccia l'Ucraina a quella russa, link 1); un quarto della popolazione ha lasciato il paese e non ha nessuna intenzione di tornare, tanto che si stanno studiando misure per costringere almeno i maschi in età di leva; non ci sono più munizioni per i sistemi antimissile; il passaggio dalle Wunderwaffen occidentali alle Vergeltungswaffen occidentali/locali per mandare in fumo i magazzini Wildberries serve a rinfrancare il morale dei NAFO, che si divertono a giocare al bingo, ma a poco altro (cercate "Wildberries Bingo Cards" su Google. Nei circuiti giusti potete pure vincere dei soldi); soprattutto, ci siamo accorti con angoscia di non avere né armi da mandare né soldi con cui eventualmente comprarle, se fosse possibile comprarle da qualche parte.

Qualche matto a Bruxelles, a Tallin o a Riga pensa che si possa passare senza problemi dall'impiegare soldati ucraini all'impiegare soldati occidentali, ma a parte il fatto che è improbabile che i soldati ci vogliano andare (e parlo dei generali, non dei fanti), non ci sono nemmeno i soldati. E quindi che si fa?

Quindi gli sponsor si stanno dividendo, come testimonia la foto che allego. Se l'Ucraina è in crisi sistemica non può essere colpa nostra, in nessuna maniera: se la squadra va male la colpa non è certo dello sponsor, che ci ha messo i soldi e li vede andare in fumo e ha tutti i diritti di lamentarsi. La colpa o è della squadra o dell'allenatore o della società. E alcuni degli sponsor stanno davvero pensando di togliere di mezzo l'allenatore e sostituirlo con uno più giovane, più motivato, con sistemi di gioco più moderni. Altri però dicono che l'allenatore è lì da tempo, ha il polso della squadra, cambiarlo potrebbe essere uno shock, questo nuovo alla fine chi lo conosce e comunque ormai è troppo tardi, tanto vale andare avanti così, al limite sostituiamo parte dello staff tecnico che ha chiaramente sbagliato la preparazione. Altri sponsor hanno già mollato e pensano solo a tagliare la corda non appena finirà la stagione. Tanto anche in caso di retrocessione la Lega ha approntato il paracadute, sono soldi comunque e qualcosa recuperi, e un'altra squadra da sponsorizzare la trovi subito.

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