martedì 10 marzo 2015

- Ritrovamenti archeologici sulla Collina di Narce e dintorni



Dal 1985, anno in cui fu scoperto il santuario suburbano di Monte Li Santi Le Rote, situato su un’ansa del fiumeTreja in località Narce, nel territorio del Parco del Treja, la Soprintendenza ha dato vita a delle indagini archeologiche che sono state condotte fino al 2004. Il Parco regionale Valle del Treja nel 2014 per quest’area ha promosso e finanziato dei lavori di riqualificazione finalizzati anche alla realizzazione di una nuova copertura perla zona del santuario. Durante i sondaggi preventivi alla realizzazione degli scavi necessari all’alloggiamento dei sostegni previsti per la copertura, sono tornate alla luce più di 300 maschere dipinte, teste in terracotta offerte alle divinità del santuario e una sorprendente serie di chiavi e spiedi in ferro.

Gli eccezionali ritrovamenti, grazie alla disponibilità della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, sono stati depositati presso il laboratorio del Museo Civico Archeologico-Virtuale di Narce (MAVNA) a Mazzano. Con il contributo dell’American Institute of Archaeology, nell’ambito del progetto Adopting Narce, tra novembre e febbraio, nove giovani allievi dell’Istituto Superiore perla Conservazione e il Restauro, hanno restaurato le antiche superfici e gli spettacolari colori dei manufatti rinvenuti.

Dallo scavo al restauro, dal restauro al museo Gli scavi archeologici promossi e finanziati dal Parco Valle del Treja ed i ritrovamenti contribuiscono al racconto dei “tempi del rito”, quell’insieme di momenti rituali, celebrati dai fedeli nell’area del santuario,spesso durante grandi cerimonie collettive. Nasce così, dopo soli cinque mesi dall’inizio dello scavo, una grande mostra che riunisce i materiali dei vecchi scavi, al Museo dell’Agro Falisco nel Forte Sangallo di Civita Castellana, e i nuovi scavi al Museo Civico Archeologico-Virtuale di Narce a Mazzano Romano. 

I “trecento”di Narce? Maschere, statue e chiavi scandiscono i tempi del rito I materiali in esposizione presso il Museo Civico Archeologico Virtuale di Narce, a Mazzano, rappresentano delle testimonianze eccezionali. La mostra si snoda tra riti di fondazione e di dismissione che scandiscono la vita e le diverse fasi del santuario. A partire dai frammenti attribuibili ad una struttura templare smantellata alla fine del VIsecolo a.C., i primi due depositi in mostra, datati a metà del V secolo a.C.,segnano la fondazione della parte più antica. In prossimità di due altari in tufo sono state portate alla luce delle statuine femminili in terracotta sedute in trono, alcune nell’atto di allattare, associabili ad analoghe deposizioni votive già rinvenute nel santuario e ricondotte al culto di Demetra. A seguito di una fase di dismissione, con scarichi rituali di materiale del culto all’esterno del tempio, nella prima metà del III secolo a.C.si data un secondo deposito di quasi 300 maschere in terracotta, delle quali più di 50 sono state rinvenute integre e, in molti casi dipinte. Si tratta di un rito di fondazione di una diversa fase del tempio, quando da edificio chiuso viene trasformato in un recinto rituale all’aria aperta, probabilmente a seguito della conquista romana. Presumibilmente alla fine del II secolo a.C., il santuario venne definitivamente abbandonato. In concomitanza con la chiusura del tempio, all’angolo nord-ovest, venne scavata una grande fossa,sul cui fondo venne deposto ritualmente un grande spiedo in ferro (lungo 157 cm) e una statuetta in terracotta (cosiddetta tanagrina), associata a coppette e coperchi. Su questa “sepoltura rituale”, che potrebbe rappresentare la definitiva chiusura del complesso santuariale, si concentra un potente strato di carboni con una serie di deposizioni in ferro. Più di 80 chiavi votive e funzionali, che alludono alla sfera della fertilità, assieme a spiedi e alcune monete.


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