lunedì 9 settembre 2013

Siamo giunti alla “fine della corsa”. Gli imbecilli si affannano per accaparrarsi le ultime risorse fossili, aggrappati all’apparenza di un benessere e di un sapere ridondanti..


Caro Paolo, nella speranza di porgere un contributo gradito, ti invio un mia breve prosa incentrata sulla drammatica situazione attuale. Un cordiale saluto e pensieri di pace...

Il significato essenziale


Non ha né intelligenza né amore la giustizia proclamata dal premio Nobel per la pace nero che oggi imperversa, osannato, sui media. Anzi direi che ha il sapore disgustoso della peggiore ipocrisia, imbevuta di uranio impoverito, devastazione atomica, droni e bombe al fosforo, già tristemente famose come bombe al napalm. E che dire dei lacchè europei coi loro timidi cenni di autonomia?
Se deciderete per la guerra, dilanierete la vostra stessa carne, scrivono i siriani ai congressisti americani. Speriamo che questi comprendano.

La violenza arbitraria alimenta ulteriore violenza: non ha nulla di nobile. Ci sono altre vie per giungere all’accordo, ma sembra che l’umanità decaduta dell’oggi non sia matura per tentarle. Tutte presuppongono onestà intellettuale, empatia, visione ampia, rispetto per le più disparate modalità esistenziali.

Forse nei delicati frangenti attuali la Rus’ – di legno, zolla e azzurro – riuscirà ad arginare la follia, riscattandosi dall’ignominia livellatrice appena superata. Forse barlumi di betulle dorate o i retaggi degli anacoreti riusciranno ad aprire brecce nelle menti murate dei potenti di turno.

Oppure siamo giunti alla “fine della corsa”. Gli imbecilli si affannano per accaparrarsi le ultime risorse fossili, aggrappati all’apparenza di un benessere e di un sapere ridondanti, eccedenti la natura, che devono di necessità abbandonare. Quale spettacolo meschino ribollente all’esterno e all’interno di ciascun uomo.

Da ciò deriva l’imperativo di restituire l’effimero all’effimero. Occorre trasformare il marasma in pace, fissando di nuovo gli occhi sulla trama delicata in cui si occulta la bellezza. I ramarri, le vespe, le libellule torneranno allora a dire il sapere in sé. E così pure i pochi uomini rimasti svegli, custodi senza vanità della coscienza unitaria soggiacente la molteplicità. 

Si rimetterà in cammino il viandante celeste, toccando ghiacciai, oceani e continenti. Ridarà intelliggibilità alla Lingua degli Uccelli, koinè universale adombrata dal vate Virgilio nei suoi esametri perfetti. Distribuirà il viatico della comprensione circa il significato essenziale, dentro ed oltre lo spiraliforme vibrare del tempo che è Presenza assoluta.


Subramanyam

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