mercoledì 18 luglio 2012

Danilo D'Antonio e la parabola del buon capitano



La parabola del buon capitano

In un qualsiasi istituto navale, se il capitano di un vascello-scuola vedesse salire a bordo una baldanzosa truppa di novizi che, giuntagli davanti, gli chiedesse: vorremmo partecipare alle decisioni per condurre il veliero, come dobbiamo fare? la risposta sarebbe invariabilmente: è sufficiente che, per un numero imprecisato di anni, vi prodighiate a partecipare alle mansioni di bordo, dopodiché, una volta conosciuta la nave ed il mare meglio di quanto conosciate voi stessi, potrete avvicinarvi al comando. Ed ora, di grazia, aggiungerebbe il capitano, tutti fuori bordo, prima che vi ci scaraventi io stesso!

Oggi viviamo in tempi di abominevole presunzione. Il fatto di aver appreso a leggere e scrivere ha evidentemente sbalordito molti e spintili a reputarsi dei geni. E così ogni qual volta si parla di democrazia, di partecipazione, non si ode nessuno invocare una umile mansione pubblica. Al contrario tutti pretendono esprimersi attraverso una decisione, di essere in qualche modo subito coinvolti nella guida della collettività.

Questa diffusa forma di pazzia non si è creata da sola. Essa è stata costruita in lunghi decenni di "lavoro" da insegnanti e docenti statali. Questi non hanno mai ricordato che democrazia poteva pure riguardare le decisioni quando non esisteva un sistema pubblico sviluppato come quello moderno (3.000.000 e passa di individui nella sola Italia). Una volta sopraggiunto tale corposo sistema pubblico, sarebbe divenuto imperativo sviluppare il senso di una democrazia costruita sulla base non di sole poche DECISIONI ma del mare di quotidiane MANSIONI che si erano aggiunte giorno dopo giorno. Senonché insegnanti e docenti non esitarono un momento: essi mai usarono le risorse pubbliche per affermare il giusto bensì per nascondere il carattere di bene collettivo del pubblico impiego. Tutto ciò al solo scopo di conservare il tirannico privilegio di detenere a vita i pubblici poteri.

Col risultato che oggi, ovunque si vada, si incontrano immensi sciami, greggi, armenti, moltitudini di ciucci presuntuosi che, disdegnando i preziosi impieghi e ruoli pubblici, si fiondano, senza lontanamente conoscere il processo storico che li porta ad una simile follia, verso la truffa di una partecipazione a decisioni che puntualmente vengono poi sapientemente pilotate, tramite un ebete associazionismo, dalle solite Elite di sempre.

Una nave con sopra una ciurma che voglia comandare senza prima aver servito, è destinata a scomparire tra i flutti anche in presenza delle migliori condizioni meteorologiche. Figuriamoci al primo tesarsi del vento ... Stesso destino avrà, anzi sta già avendo, quella società che si lascia incantare dal bagliore di una partecipazione alle decisioni pubbliche senza riuscire a scorgere l'importanza, la fondamentalità, la priorità di una condivisione delle mansioni pubbliche per il tramite di una Funzione Pubblica resa democratica: partecipata a turno da cittadini non imprigionati in un ruolo od in una carriera.

Proprio queste nuove, effervescenti, poliedriche personalità potranno essere le migliori, perché più esperite ed obiettive, guide che si siano mai viste sul Pianeta.

Danilo D'Antonio

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