lunedì 21 aprile 2014

Viterbo, 25 maggio 2014 - Michele Bonatesta: “Meglio di tutto è se ce ne restiamo a casa!“

 Carissimi, carissimi tutti.

Dunque… dunque le montagne di destra di centro e di sinistra hanno… partorito.

Epproprio: le montagne di destra, di centro e di sinistra hanno partorito le proprie liste in vista delle prossime elezioni europee, per il rinnovo del parlamento di Strasburgo, per il rinnovo dell’assemblea di Bruxelles.
Epproprio: i partiti - di centro di destra e di sinistra - hanno finalmente presentato le liste dei candidati ed hanno partorito i loro… topoloni.
Epproprio: i loro… topoloni.
I soliti ‘ topoloni ‘ di sempre.
I soliti nominativi.
I soliti vecchi nominativi che nulla dicono in termini di rinnovamento.
Le solite vecchie facce che di tutto sanno meno che… di novità.
Intendiamoci: qualche volto nuovo indubbiamente c’è.
C’è nella cosiddetta… parità di genere.
Anche se al sottoscritto, in realtà, questa  ‘ parità di genere ‘ sembra… l’ennesima minchiata.

Epproprio: l’ennesima minchiata.

Ma è mai possibile -. mi chiedo - che in questa ‘ parità di genere ‘ non capiti mai di vedere una donna magari un po’ bruttina, magari un po’ più… attempata e meno…bonazza ?
Possibile che tra le signore o signorine attempate e magari un po’ bruttarelle non ve ne sia mai nessuna intelligente, preparata, politicamente predisposta eccetera eccetera eccetera ?
Ma che ‘ parità di genere ‘ è mai questa dove la ‘ parità ‘ sembra essere solo… disparità di gnocca ?

Epproprio, carissimi tutti.

La verità è che…nulla è cambiato per poter affermare che - al di là delle apparenze - il cambiamento sia veramente iniziato.
Eccerto: il cambiamento, carissimi tutti.
Epproprio: il rinnovamento, carissimi tutti.
Peccato che, nella realtà, non sia assolutamente così !
Peccato che - nella realtà- non sia cambiato assolutamente niente, non stia cambiando assolutamente nulla !
Alle prossime elezioni per il rinnovo del parlamento europeo, gli italiani saranno infatti chiamati per votare e per eleggere sempre i soliti… noti.

Eccerto: basta guardare le liste.

Al primo posto c’è sempre il leader del partito in lizza o ci sono gli ‘ amici stretti e fidati del leader del partito in lizza ‘ nel caso in cui quest’ultimo non possa scendere in campo.
Ogni riferimento a fatti e persone facilmente identificabili è… puramente causale.
Epproprio: puramente ‘ causale ‘, non… puramente casuale !
Essì: a parte le eccezioni come il caso sopra citato, come già detto i ‘ numero uno ‘ sono sempre loro, i leader dei partiti.
Al numero due, invece, ci sono… i numeri due dei partiti.
Nessuna possibilità di entrare a far parte della compagine europea - pertanto -  per chi non sia esattamente catalogato e… schedato.
Schedato anche nei cosiddetti… archivi.
Condannato, per essere più precisi.
Indagato, per essere più chiari.
Rinviato a giudizio, per dirla tutta come in realtà è.

Essì.
Eggià.
Eproprio.

Se si vanno a esaminare a fondo le liste, siano esse di centro di destra o di sinistra, la scelta è assai limitata essendo assai pochi quelli che non hanno o non hanno avuto o non  stanno per avere ‘ problemi ‘ con la giustizia.
Ancor meno quelli che, in un modo o nell’altro, non siano quantomeno… chiacchierati.
Essì: il prossimo parlamento europeo, per quanto concerne i rappresentanti italiani, ad avviso del sottoscritto sarà un vero e proprio… disastro.
Non solo a rappresentarci saranno eletti personaggi dai quali - come suol dirsi - difficilmente compreremmo un’auto usata ma ( anche volendo) non c’è nemmeno la famosa ‘ spinta campanilista ‘ che molte volte ha indotto ad entrare in cabina con il naso tappato per mettere una croce sulla scheda, ‘ croce ‘ per ognuno di noi sicuramente più pesante di quella portata da Cristo nei giorni scorsi.
Epproprio: ora ci hanno levato pure l’alibi di votare per il rappresentante del nostro territorio, l’alibi per un voto che possa essere quantomeno un voto di bandiera… per il territorio.
Eggià: a Viterbo… alla Tuscia… nemmeno questa volta è stato riservato questo alibi.
Nemmeno questo volta Viterbo, la Tusciacorreranno il rischio di avere un proprio rappresentante nel parlamento europeo che possa quantomeno provare a curare gli interessi del nostro territorio.
Nossignore: nemmeno questa volta la Tuscia avrà… Santi in Europa.
Ed è pure giusto: Viterbo non riesce ad avere la sua Santa Patrona, Santa Rosa, sui calendari, figuriamoci se potrà mai sperare di vere ‘ santi politici ‘ nel parlamento europeo !
Eggià: gli unici due viterbesi presenti nelle liste dei partiti di destra, di centro e di sinistra per le europee di maggio prossimo ( che ‘ rischiano ‘ di superare lo sbarramento del 4 per cento) sono Massimo Giampieri e Umberto Fusco.
Candidato nella lista della Lega Nord quest’ultimo, candidato nella lista  dei Fratelli d’Italia-An il primo.

Possibilità di elezione, come già detto,… zero assolute per entrambi.

Si tratta infatti di due candidature utili sono a convincere qualche centinaio di elettori in più a recarsi alle urne per portare acqua al mulino del capolista, punto e basta.
Epproprio: a Giorgia Meloni Massimo Giampieri, aMatteo Salvini Umberto Fusco.
Personaggi che sicuramente verranno eletti ( Giorgia Meloni e Matteo Salvini) ma che, una volta eletti, non potranno fregarsene di meno sia di Umberto Fusco, sia di Massimo Giampieri, sia della Tuscia, sia di Viterbo, sia di Civita Castellana.
Epproprio: Massimo Giampieri ed Umberto Fusco,due candidati del Viterbese da usare come specchietti per le allodole dato che non hanno nessunissima possibilità di venire eletti.

E già questo dovrebbe farci riflettere.

Già questo dovrebbe far riflettere tutti coloro che non hanno ancora ben chiaro il motivo per cui dovrebbero andare a votare a queste elezioni europee dato che nessuno farà per loro quello che la maggior parte di loro stessi vorrebbero fosse fatto.

Magari… magari… uscire dall’euro.
Magari… magari riappropriarci della nostra sovranità nazionale.
Magari… magari dare un senso ai sacrifici sempre maggiori che si chiedono agli italiani per uscire da una crisi sulle cui origini sicuramente molto ci sarebbe da discutere.

Epproprio: Massimo Giampieri ed Umberto Fusco in lista servono solo - ad avviso del sottoscritto - come estremo tentativo per dare a qualcuno una eventuale  motivazione per entrare nel seggio elettorale se aveva già deciso di non entrarci.

Una motivazione magari… affettiva,
Una motivazione magari…di appartenenza al territorio.
Una motivazione magari… emotiva.
Una motivazione magari… da alibi.,

Essì.
Eccerto.
Epproprio.

Una qualsivoglia motivazione che, quella domenica, possa convincere anche noi viterbesi ad uscire da casa per votare, magari per scrivere il nome di un viterbese sulla scheda elettorale per il parlamento europeo.

Epproprio: una motivazione qualsiasi che ci convinca ad andare a votare.
Ma noi… il sottoscritto… per quello che lo riguarda… il sottoscritto non andrà a votare.
Massimo Giampieri o non Massimo Giampieri,Umberto Fusco o non Umberto Fusco.
Epproprio: noi… il sottoscritto… Umberto Fusco o nonUmberto Fusco, Massimo Giampieri o non Massimo Giampieri… il sottoscritto il giorno delle elezioni europee non si recherà al seggio, non ritirerà alcuna scheda per esprimere il proprio voto.

Nossignore: noi abbiamo già deciso… il sottoscritto ha già deciso… alle prossime elezioni europee il sottoscritto non andrà a votare.

Questa classe politica, oramai, va del tutto ignorata.
Lasciamo che si cuociano nel loro brodo.
Lasciamo che si suicidano da soli.

Essì.
Eggià.
Epproprio.

Forse… forse è tempo che li lasciamo veramente soli.
Che li lasciamo a ‘SBRANARSI ‘   tra di loro !!!


O no ?


Sen. Michele Bonatesta

25 maggio 2014 - Il ceppo e la mannaia sono pronti.... canto e controcanto


 Renzi e Grillo raffigurati al carnevale di Viareggio
Venghino signori venghino

Per reagire ad una presa in giro bisogna innanzitutto essere consapevoli dell’inganno. E bisogna accorgersene prima che sia troppo tardi. Renzi e l’Europa lo sanno bene. Per questo l’uno spalleggia l’altra e viceversa. 

Almeno fino al 25 maggio: dopo quella data, infatti, il destino di milioni di elettori non sarà più affar loro. Ma se gli va in porto il raggiro, avranno arginato la presa di Bruxelles da parte di milioni di cittadini stanchi di subire.


Prendiamo i famosi 80 euro al mese, ad esempio: non sono altro che il cavallo di Troia con cui Renzi vuole entrare in Europa per poi aprire i confini italiani all’austerity della Troika. Innanzitutto non riguarderanno una platea di 10 milioni di italiani. Probabilmente saranno poco più della metà a riceverli, e solo a tempo determinato: solo chi si trova in una fascia di reddito compresa tra i 16 e i 24 mila euro lordi. Il bonus scatta infatti solo quando l’imposta lorda , cioè quella pre-applicazione delle detrazioni, è superiore agli sconti già previsti dalle leggi in vigore. Per esempio, un lavoratore dipendente con un reddito di 15-16 mila euro con moglie e figli a carico (una platea vastissima di contribuenti) non percepirà mai alcun bonus. 

I “chimerici” 80 euro saranno solo un miraggio. Cosi come lo saranno per tutti quei lavoratori dipendenti che percepiscono un reddito fino a 8 mila euro, per i pensionati e per il popolo delle partite IVA, mentre i dipendenti pubblici si vedranno addirittura bloccare l’adeguamento dei contratti, già fermi da 5 anni. Insomma, una botta e via, un’elemosina una tantum che non cambia la vita a nessuno ma che vorrebbe costituire il viatico per consegnare nelle mani di Renzi i nostri destini europei, per i quali ha già dato ampie rassicurazioni pubbliche alla Merkel.


Ma non è finita. Incombe un’altra legge sulle nostre teste, si tratta del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro il 15 gennaio 2015, sono disposte variazioni delle aliquote di imposta e riduzioni della misura delle agevolazioni e delle detrazioni vigenti tali da assicurare maggiori entrate pari a 3.000 milioni di euro per l'anno 2015, 7.000 milioni di euro per l'anno 2016 e 10.000 milioni di euro a decorrere dal 2017. 


Una vera e propria mannaia, inserita nel DEF, che è fonte di preoccupazione perfino per la Corte dei Conti, la quale a pag. 12 della sua relazione dice: “Vi è, infine, un terzo fattore che stende un velo di incertezza sulla dinamica delle entrate previste dal DEF 2014 e anche in questo caso si tratta di un rapporto di dipendenza”.
E vogliamo parlare del pericolo dell’abolizione della detrazione sul coniuge a carico? Se credevate che fosse stato superato, vi sbagliate: nel testo di legge delega al Governo si è solo sostituito il termine abolizione con armonizzazione. 


Visto quanto conta “la parola d’onore” per il nostro attuale Premier, non c’è motivo di essere ottimisti. Sarà inoltre punita l’agroenergia dalla limitazione dell’esenzione IMU nelle aree svantaggiate, dove il Governo rastrellerà 350 milioni di Euro. Stanno per riscrivere le mappe dei comuni montani e svantaggiati, quelli in cui si applica l’esenzione. Per non parlare poi di un chiaro, smaccato, regalo alle lobby dell’energia: gli agricoltori che hanno piccoli impianti di produzione da fonti rinnovabili passeranno dalla tassazione attuale (che considera il reddito agrario) alla tassazione ordinaria sul 25% dei ricavi prodotti.


Insomma, oltre ai 91 milioni di Euro in bilancio a favore dei Partiti ed ai 5 milioni aggiuntivi chiesti da SEL per l’invio di propaganda elettorale a mezzo posta, pagheremo quindi anche lo spot elettorale di Renzi per le Europee, e sarà la stessa Commissione europea a chiedercene conto. Già, infatti Renzi non dice che la deroga approvata per i famigerati 80 euro (se qualcuno li dovesse poi realmente avvistare, per favore si metta in contatto con la redazione di Chilhavisto?), varrà solo per il 2014. 

Non dice che grazie al Fiscal Compact, nel 2014 il nostro disavanzo strutturale si attesterebbe allo 0,6% del PIL, riducendosi così di soli 0,2 punti percentuali rispetto al 2013 invece degli 0,5 richiesti dal Patto di Stabilità, e questo comporterebbe che la Commissione Europea ci imporrebbe la riduzione dell’aggregato della spesa pubblica di un ammontare che garantisca una diminuzione del saldo strutturale di bilancio di almeno 0,5 punti percentuali ogni anno. Saranno tagli lineari che smantelleranno ulteriormente lo stato sociale. 


Presto gli italiani sperimenteranno sulla loro pelle le bugie di Renzi, perché saranno chiamati a pagare con nuove manovre correttive la campagna elettorale del PD. Lui questo lo sa benissimo, e come dicevamo all’inizio lo sa ancor meglio l’Europa.


Il ceppo e la mannaia sono quindi pronti, a voi scegliere se metterci le palle sopra.

Beppe Grillo (o chi per lui)

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Integrazione critica ricevuta:


Caro Grillo,
la comunicazione non è tutto, né oggi né mai. Oggi assistiamo ad un altro fenomeno, che lei sicuramente conosce bene, quello di essere connessi. E con questa sua ultima prova di comunicazione lei dimostra che non si connette. Sarebbe troppo facile il dire di aver dato prova che: non connette più.
Lei spesso è stato accusato di banale antisemitismo; io lo chiamerei, invece, antiebraismo, a volte, e anti-israelianismo, altre volte, per essere più precisi. Lei, infatti, non è antisemita. Lei è ben altro.
Ma torniamo alla sua operazione letteraria che difende a “lingua tratta” anche a chi l’accusa di profanazione. Ma che lei sia un profano, ops! mi scusi, un profanatore, di questo non si ha alcun dubbio. Lei da profano, profana morti e cimiteri. Quella sua scritta sul cancello di Auschwitz non sono certo i baffi alla Gioconda. C’è poco da ridere di quel suo fotomontaggio. E mi evito anche la facile battuta che, come comico, quel suo gesto non fa ridere. Perché da tempo lei ha smesso i panni dell’attore, per indossare quelli del politico. Lei ormai è un politico e come tale, senza troppi scrupoli. Come spesso lo sono i cattivi politici. Lei è tale e quale a coloro che continuamente attacca dal suo blog o dai suoi improvvisati comizi. Perché, come spesso fanno i cattivi politici, usa di tutto pur di raggiungere il suo fine che è esclusivamente il rimanere in politica. Solo che nel suo caso lei non fa della politica ma della mera comunicazione. O meglio ancora, politica della comunicazione; che non è la comunicazione delle sue politiche. Che sarebbe ben altro. Il suo progetto politico è solo comunicare, non importa cosa e a chi. E lei, quindi, ha pensato da astuto comunicatore di prendere non uno, ma due, tre o più piccioni, con una fava.
Riprendendo un’icona sacra della Shoah, della Storia, dell’Ebraismo, dell’Italia, lei dietro a questa icona sì e riparato, per far vedere che non è antisemita. Poiché lei, non solo apprende, anzi, estende i valori dell’ebraismo sofferente ai valori del povero uomo che tira a campare e che non arriva a fine mese. Ma lei, forse, non ricorda -perché credo che la memoria non sia proprio il suo forte- che a fine mese ad Auschwitz ci sono arrivati in pochi. E lei ha dimenticato nel suo “pasticcio”, non lo chiamo “pastiche” che è un genere letterario di tutto rispetto, ha dimenticato che Levi scrive principalmente: un uomo […] che muore per un sì o per un no.
Ma questa frase lei non può citarla. Perché smonterebbe il suo messaggio di comunicazione e lei questo non può né consentirlo né permetterselo. Perché se lei fosse un politico, di quei politici veri che fanno piani economici, sociali, umanitari, per risollevare un paese e non le audience, e non un politico della comunicazioneai fini della comunicazione, saprebbe della politica e della storia, e di come le storie non sono tutte omologabili. E allora, in quel caso, lei avrebbe trovato anche un verso nella sua prosa per citare quel “muore per un sì o no” lasciato da Primo Levi al caso e alla volontà dell'aguzzino di turno.
Accade, quindi, che lei stesso, leggendo il testo di Primo Levi per rivisitarlo abbia detto: questo sì e questo no. E così, già non si è posto più dalla parte di chi dentro ad Auschwitz ci è entrato per lasciare ai posteri solo “memoria”. Lei dal testo di Levi ha preso solo quel che le conveniva. Lei che, dà mostra di preoccuparsi così tanto del futuro e delle prossime generazioni, ha loro taciuto una frase assai significativa. Non le serve quindi travestirsi da deportato per portare avanti i suoi tentativi politico letterari. E mi sembra che di questi tempi siano in molti ad indossare a sproposito la casacca dei deportati. Anche i figli del suo rivale Berlusconi hanno rispolverato quell’ “abituccio” per mostrare al mondo la loro dura condizione. Anche loro hanno riscoperto l’ebraismo dei forni e della Shoah per far sapere quanto sono perseguitati. Insomma, mi sembra proprio che tutti quelli che odiano la politica e scendono in campo lasciando le loro professioni abbiano facile gioco a nascondersi dietro “lo sporco lavoro che sono costretti a fare ad Auschwitz”. E lei pure ha pensato bene di camuffarsi da deportato –noti bene che scrivo deportato e non ebreo perché nei lager nazisti sono morti in tanti e non solo ebrei-  e quindi la sua profanazione non riguarda solo la memoria ebraica ma quella europea, quella dell’ONU (ma lei sembra non appartenere mai a questo mondo che critica in continuazione. Ma guardi bene che questa è anche la sua Italia! Quella da cui le è stato foraggiato e dalla quale, oggi, è sostenuto! Ma forse, lei questo non lo percepisce perché vive in qualche stringa html di Internet che la sostiene. E forse, ambisce al ruolo di presidente del consiglio di Second Life). Lei usa la Memoria della Shoah per pararsi, oggi, dall’accusa di antisemitismo di quando attacca i banchieri ebrei responsabili della crisi mondiale. Come vede non parlo dei suoi attacchi verso Israele, non perché li condivida o li rifiuti, ma perché di quello si può parlare e avere delle opinioni. Quella è politica e come tale interessa tutti coloro che si sentono politici.  Ciò, invece, su cui e più arduo avere delle opinioni è la Shoah, che è un fatto talmente storico che avere delle opinioni in merito sarebbe come parlare di una strategia per una partita di calcio. E ad Auschwitz c’era poco da giocare dovendo lavorare per morire. Lei sente che il messaggio di Primo Levi non ha detto tutto. E che, pertanto, va riattualizzato, portato ai nostri giorni!  Banalizzato e portato davanti a quei deficienti e ignavi che siamo! In una forma, nella quale, possiamo meglio comprendere ciò che Levi voleva dire sia per la Shoah sia per tutto ciò che ne è simile. Perché, secondo lei quello che stiamo vivendo, oggi, è un attuale e prossimo totalitarismo omicida.
Ebbene, lei potrebbe anche avere ragione, ma perché dirlo con le parole della Shoah? Forse che lei, un così grande ed esperto comunicatore, ha bisogno delle parole di un ebreo sopravvissuto e deportato? Lei, il grande comunicatore, si trova a corto di parole e non trova di meglio che scoperchiare la tomba di Primo Levi e gettare qua e là i brandelli di ciò che è stato?  Perché Levi ammonisce: ricordate che questo è stato. Ma la Shoah è stata, e non la sua irrisolta riscrittura; è stata, caro Grillo scrivente. Mi viene da chiederle se ha intenzione di depositare alla SIAE la sua opera come liberamente ispirata o se ne farà la creazione di un’opera tutta sua. Chi potrebbe mai vietarle di usarla o impedirle di esercitarne i diritti? Certamente nessuno. Perché la grandezza di Levi, e della storia che racconta, fa parte dell’umanità e della sofferenza dell’umanità. Il suo “pasticcione”, sebbene lei abbia voluto fare un ritratto della condizione italiana, non va al di là del suo fine, delle sue politichine di comunicazione.  Fra l’altro il nazismo aveva un senso delle proporzioni e sproporzioni molto più efficace della sua scritta incastonata nel cancello. La scritta completa con la parola Arbeit ha una sua composizione ed equilibrio che nasconde bene l’orripilante contenuto che si nasconde oltre quei cancelli. La sua scritta, invece, si vede subito che è posticcia, che è taroccata. Una bufala, si potrebbe anche dire. Come le patacche che si vendono. Che sono sì, sullo stile della grande firma che vogliono imitare, ma che altresì mostrano subito la buggeratura che c'è sotto. E non regge la sua prosa, che si sente subito essere un falso. E neppure un falso d’autore. Perché, almeno, il falso d’autore l’originale lo rispetta. Il suo, invece, è più un autore falso che un falso d’autore.  La sua prosa infastidisce non perché non ha rispetto della Shoah (che se già ne avesse un pochino non farebbe di queste baggianate), infastidisce perché sembra il mediocre tentativo di un mediocre scrittore di farsi grande, perché riscrive un grande. E un po’ come se lei pensasse di rifare un taglio di Fontana perché affetta la caciotta a pranzo! Suvvia, signor Grillo, sia più serio! Altrimenti a voler fare sempre la coscienza degli italiani si ritroverà -per rimanere sempre in ambito di scrittura italiana- con un partito di Pinocchi. E i Pinocchi ai Grilli parlanti non fanno certo fare una bella fine!   Anche i Pinocchi hanno dei fini politici, quello di smettere di essere dei burattini per diventare finalmente degli esseri umani, liberi e coscienti. E la smetta, anche perché nel suo creare proseliti ed epigoni c’è già chi scrive che non solo la P2 rende liberi ma anche l’“euro rende liberi”! Suvvia, Signor Grillo riscrivente, già ci dispiace di dove sopportare tutte queste riscritture e “cancellate” varie che non vorremo proprio assistere a la:comunicazione rende liberi!
Vittorio Pavoncello
regista

domenica 20 aprile 2014

Ucraina? No, Italia – Calata di rivoltosi “democratici” su Roma, il re napoletano si rifugia a Caserta (con i primi ministri uscenti), la Repubblica annuncia la “liberazione”


Fateci caso. I media-linguetta, obbedienti ed ossequiosi nei confronti dei “poteri forti” che danno loro lo stipendio, e che sono classificati nella classifica mondiale al 74° posto, dopo lo Zimbawe, sono riusciti a dare, della crisi Ukraina, la versione più falsa ed accomodata che si possa immaginare.
Nessuno ha sottolineato come un presidente democraticamente (quanti orrori nel nome della democrazia!) eletto abbia dovuto rifugiarsi nell’est filo russo, sotto la sollevazione della piazza a Kiev. Un po’ come se dal Nord calassimo a Roma e obbligassimo re Giorgio Napolitano a rifugiarsi a Caserta, con il lacchè di turno (Monti, Letta, Renzi….).
Ma i media ci hanno descritto i manifestanti (al soldo di Soros, l’uomo della Goldman Sachs, la banca dei “fratelli maggiori” Rotschild) come belli buoni e bravi, mentre il presidente è stato dipinto come un losco individuo, affossatore della democrazia. Solo perché non vuole e non voleva asservire l’Ukraina alla colonizzazione del consumismo.
Poi, quando Putin si è scocciato e la Crimea (da sempre russa), è tornata fra le braccia della madre naturale, con regolare referendum, i video ed i giornaloni si sono riempiti di foto di soldati senza mostrine o segni di riconoscimento. “Sono reparti speciali russi” squittivano i media. O falsi o incapaci. O tutte e due le cose insieme. Non erano russi. Non ve ne era neppure uno, in Ukraina. Erano i poliziotti di Kiev, licenziati ed epurati per aver tentato di mantenere l’ordine legittimo, che si erano rifugiati in luoghi più civili.
Così come nessuno ha citato le taglie che alcuni satrapi filo occidentali hanno messo sulle spoglie di ogni filo russo ucciso dai filo occidentali-consumisti.
Il nuovo regime a Kiev, guarda caso retto da un “fratello maggiore”, ha armato i ragazzotti della piazza. Di fronte si troveranno i professionisti poliziotti passati dall’altra parte. Saranno massacrati o si arrenderanno come sta succedendo negli sporadici scontri che inconsciamente i ragazzotti esaltati sono andati a cercare.
L’unica speranza che ha l’Ukraina è il senso di moderazione e la pazienza di Putin. Che si sta esaurendo, sottoposto ad una attacco economico dei soliti yankee.
Anche se può sembrare strano, Putin sta difendendo l’Europa.
E, notate, Germania ed Italia hanno assunto una posizione defilata dal resto dell’impero americano. “Trattiamo” hanno detto con lungimiranza.
Fabrizio Belloni

sabato 19 aprile 2014

Viterbo, le Terme dei Papi e la guerra dell'acqua calda...


43 litri al secondo: un mare di acqua termale

La sentenza del Tar del Lazio in merito al ricorso presentato dalle Terme dei Papi, contro la richiesta congiunta della Regione Lazio e del Comune di Viterbo, per la limitazione dell’emungimento di acqua termale, da ragione allo stabilimento termale e sembra chiudere (solo per il momento) la diatriba. Infatti, nelle motivazioni della stessa, dopo avere elencato gli accordi contrattuali (machiavellici) e i famosi addendum, (che qualcuno afferma che siano stati scritti appositamente per rendere la materia ancora più cavillosa), ad un certo punto afferma: “…. in altre parole, la quantità di acqua (termale) che la società che gestisce il complesso termale può emungere, è pari a quella necessaria al corretto funzionamento dell’impianto termale.”

E’ questa una frase sibillina, che dice tutto, ma può anche non dire niente. Dalle relazioni del prof. Giuseppe Pagano, nella sua veste di Direttore di Miniera del Bullicame, apprendiamo che le Terme dei Papi, per il funzionamento del complesso usano una quantità di acqua che oscilla da un minimo di circa 37 litri al secondo, ad un massimo di circa 43 litri al secondo. Al momento chi può dire con certezza quale è il quantitativo di acqua termale necessario al buon funzionamento dell’impianto? A mio parere le campane da ascoltare sarebbero tante. La prima è quella delle Terme dei Papi che, malgrado il prelievo massivo, affermano che i 43 litri al secondo, siano ancora per loro insufficienti, e ne chiedono insistentemente di più. La seconda campana è quella degli uffici minerari della Regione Lazio, che non sono d’accordo su questo quantitativo, per loro troppo elevato. Poi c’è il Comune di Viterbo che è in completa sintonia con la Regione Lazio. Infine ci sarebbero i tanti utenti, pronti ad investire sul termalismo viterbese, che hanno ricevuto dalla Regione Lazio concessioni, che sembrano niente di fronte al “mare” dei 43 litri al secondo.

Il problema è molto complesso e non di facile soluzione. Per esempio è normale che le Terme dei Papi usino l’acqua calda del Bullicame in maniera geotermica, facendola passare prima nelle tubature che riscaldano l’albergo e lo stabilimento? C’è un loro ricorso pendente da più di sei anni, presso il Tar del Lazio, nel quale come giustificazione di questo uso, adducono il motivo che non possono curare i pazienti con acqua alla temperatura di 58 gradi centigradi; e non prendono neanche in considerazione che nelle pertinenze della loro concessione c’è anche la sorgente termale S. Caterina, che sgorga a circa 31 gradi per 5/8 litri al secondo, con la quale potrebbero raffreddare le acque destinate alle cure, evitando così di farle transitare per i tubi del riscaldamento. A volte le soluzioni più semplici sono le più difficili da recepire, e ci ricordano quell’antico adagio che recita: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.”

Poi c’è la piscina monumentale che già dalla sua nascita (Opera Nazionale Dopolavoro 1931) fu definita natatoria. Il fondo del grande invaso, nel punto terminale, arriva ad una profondità di tre metri, che mal si accorda con le moderne piscine termali; specialmente oggi che il trampolino non c’è più, e lo stesso regolamento delle Terme dei Papi, sconsiglia di praticare il nuoto. 

Da rimarcare che un centimetro di livello della piscina termale che misura 1.690 metri quadrati, corrisponde a 16.900 litri di prezioso liquido termale. Se si portasse la profondità dell’invaso dagli attuali 3 metri a 1 metro e quaranta, si avrebbe un risparmio di oltre un milione di litri d’acqua con numerosi vantaggi. Il primo di questi sarà che i bagnanti potranno circolare liberamente per tutto il perimetro della piscina, mentre oggi nella zona nuotatori si avventura solo chi sa nuotare o chi è munito di galleggianti. Il secondo vantaggio sarà un ricambio dell’acqua più frequente, con maggiore igiene. Il terzo sarà un grande risparmio di risorse termali, che potrebbero essere usate per la riapertura delle Terme ex Inps. Forse il vero problema è tutto qui.


Giovanni Faperdue   

Nereo Villa: “Riflessioni sul pensiero ed azione di Giacinto Auriti”

Propongo la lettura di queste riflessioni su certi ragionamenti del professor Giacinto Auriti, che non ho mai condiviso, come invece ho sempre condiviso la sua onesta e coraggiosa denuncia per truffa dell’8 maggio 1993 presentata contro la banca d’Italia, dimostrando che questa all’atto dell’emissione, presta denaro che invece dovrebbe accreditare, truffando così la collettività, che da proprietaria diventa debitrice del proprio denaro.
È mia convinzione che tale denuncia sia sostenuta da una logica di realtà, cioè da un pensare poggiante su fatti reali, e che invece altri pensieri riguardanti la concezione della moneta come fattispecie giuridica, poggino invece su logica formale ma non sostanziale, e quindi inefficace al punto che gli fece perdere la causa (cfr. la “Comparsa di costituzione e risposta” del tribunale civile di Roma contro Giacinto Auriti del 20 settembre 1994).
Credo che Auriti ebbe coraggio nel mettersi contro il sistema bancocentrico ma che non ebbe il coraggio ulteriore di vedere che tale sistema fu voluto fortemente dallo Stato, il quale consolidò tale sistema mediante decreti legge che dal 28 Aprile 1910 al 12 marzo 1936 concessero di fatto alla BCI il monopolio di emissione dei soldi, grave errore.
Credo altresì che i problemi odierni del nostro Paese possano essere risolti solo con la rimozione di questo errore, e che tale risoluzione esiga ulteriore coraggio conoscitivo dei fatti reali, coraggio che non vedo ancora affacciarsi da alcuna parte sia nella coscienza della classe politica, sia in quella degli ignari cittadini che la eleggono.
Oggi bisognerebbe contrapporre per esempio al sito “bastaeuro” il sito “bastamonopolio”, perché il vero problema monetario che distrugge il futuro di tutti è l’anacronismo di un monopolio che principia dal primo secolo dopo Cristo e che di volta in volta è legalizzato dallo Stato ma, fino a prova contraria, mai fu legittimato da alcun nativo della nazione italiana.
Nereo Villa Castell’Arquato, sabato di Pasqua 2014
Giacinto Auriti attribuisce alla moneta la fattispecie giuridica, e questo è un errore.

Spiego il perché.  Auriti dice che…



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Integrazione di Giuseppe Turrisi: "Tutto è perfettibile  nella battaglia che è la vita all'interno del contesto spaziotemporale all'interno del dominio dello spirito ed uno studioso come te che conosce Steiner  non può tralasciare  che  il codice giuridico (qualunque esso sia) è strettamente correlato alle condizioni storiche in cui si attua e che è una mediazione  tra chi vuole guidare, chi si fa guidare e chi non volendosi fare guidare finisce davanti a quelli che poi esercitano il diritto in ultima istanza, la giustizia che lo rende vivo celebrandolo nelle sue chiese e nei suoi altari i tribunali, con le vittime sacrificali.
Spesso quando chi vuole guidare non è lungimirante o peggio è figlio di Lucifero  fa si che il diritto non sia più frutto dello spirito che è il dominio in cui l'identità torva espressione nel sociale e allo stesso tempo il sociale trova il suo senso di esistere solo nella esistenza di una comunità di più identità.
L'identità di un umo solo nel deserto non ha senso razionale e tanto meno non ha senso nel luogo giuridico.
Ecco perchè la moneta ha valore indotto solo nel domino dello spirito e nella relazione tra individui e tra individui e società.
La moneta è solo ed esclusivamente codice giuridico ne domino dello spirito.... tutto ciò che esce da questa formula
viene solo per strumentalizzare, speculare, usurare e quindi viene dal domino di satana!!!! e dei suoi adepti....
Purtroppo   molti dicono di aver capito Auriti....  ma non è cosi......
Quando il valore si trasferisce nel tempo e nello spazio non può che esserci il codice giuridico (regole  del prima per adesso e proiezione per il futuro)
Un po' di Hegel/Gentile non fa mai male    l'intelletto suggerisce  e guida il codice (spirito)  la ragione deve solo eseguire (in mano a lucifero)
Oggi siamo tutto sotto il domino della ragione che tutto vuole comprendere e si vuole sostituire all'intelletto  con i disastri sotto gli occhi di tutti.
L'unico errore di Auriti (sul piano della ricerca ) è quella di aver avuto troppa fiducia nella natura umana, che è corrompibile.....
Satana ed il suo impero  lavora su quattro direttrici:  terrore, muneribus, et miraculis, e quando non riesce con questo usa la morte!!!!
Studiare Auriti  solo sul piano strettamente giuridico è fortemente limitante oltre al fatto che si rischia di non comprenderlo a fondo.
Se un torto si può dare ad Auriti  a mio avviso di natura pragmatica (ma del resto era un giurista filosofo spirituale) a cui non ha dato il giusto peso è quello di non avere inserito, contro la stupidità umana mai pronta per una escatologia umana,  il principio della deperibilità della moneta di Gesell."

giovedì 17 aprile 2014

Viterbo - Il Bullicame e l'acqua santa che cura papi, partorienti e prostitute....



Chi non conosce le nostre terapeutiche acque del Bullicame si domanda spesso: "A cosa fanno bene queste acque?".

Ritengo utile fare conoscere a tutti, le qualità di queste nostre acque terapeutiche. 

La prima qualità riconosciuta universalmente, è che esse sono il rimedio elettivo per l'igiene dell'apparato genitale femminile.
Non per niente quando Dante passò dal Bullicame nel 1300, trovò le "peccatrici" presso la fonte del Bullicame.


In un periodo in cui solo i Papi potevano permettersi un medico, e spesso venivano curati con salassi e sterco di piccione triturato, le nostre peccatrici avevano trovato il sistema per mantenere la loro igiene intima, avvalendosi gratuitamente dell'acqua del Bullicame.
Ci sono donne di Viterbo (che io conosco) che sono riuscite a rimanere incinta, dopo aver effettuato un ciclo di irrigazioni con questa acqua.

Adesso vi dico l’uso che ne faccio io.

Una volta a settimana io mi immergo (a digiuno) in queste acque, (presso la vasca a ridosso della “callara” del Bullicame), e faccio un bel bagno caldo della durata di circa un'ora.


Rimanendo immersi in acqua con temperatura superiore a quella corporea, il nostro fisico emana molto sudore, attraverso i pori della pelle. E' una emissione dolce, che si produce senza alcuno sforzo e espelle tutte le tossine che il corpo ha accumulato.

Poi vado presso la fonte e mi faccio diversi sciacqui in bocca. Questa pratica serve a mantenere l'igiene del cavo orale e a serrare i denti nelle gengive.

Dopo aver fatti gli sciacqui, sputo la stessa acqua nel cavo della mano, poi la “bevo” con il naso. Prima una narice e poi la seconda. Questa pratica si chiama doccia nasale e vale per 100 inalazioni. Libera dal muco tutti i seni nasali, e dona una respirazione migliore.

L’acqua del Bullicame è ricca di zolfo, perciò pulisce le pelli grasse e le rende lisce come la seta. Chi ha la pelle secca, dopo il bagno, dovrà provvedere a spargere sul suo corpo della crema idratante. 


Chi ha la pressione bassa, dovrà provvedersi una bottiglia d'acqua e berla anche durante il bagno. Ciò eviterà che la pressione si abbassi troppo.

Fare un bagno terapeutico termale, è sempre consigliato. Esso è un vero toccasana per il mantenimento della nostra salute.



Emissione monetaria a debito - Le banche centrali sono i ladri.. i politici sono il palo



Chi fa le leggi ? Le leggi le fa e le approva il parlamento, depositario del potere legislativo. Dunque sono colpevoli di truffa e furto ai danni del popolo italiano i parlamentari che hanno approvato le leggi che consentono alle banche di emettere denaro a prestito creandolo senza registrarlo a bilancio in attivo all'atto di emissione, come doveroso quali proprietari del valore dato in prestito, che costituisce dal momento della creazione un valore aggiunto, soggetto dunque ad Iva, il che sanerebbe pienamente il bilancio dello stato, trasformando il debito mendace in credito.

Ma sono parimenti colpevoli i parlamentari che non reagiscono a questa condizione di truffa e rapina, imponendo alle banche la corretta registrazione dei loro utili.
Il falso debito trasforma una situazione di prosperità sociale in miseria indotta a vantaggio dei banchieri e sulle spalle del popolo derubato, con la complicità della classe politica.


E' inutile e fuorviante, allora, distrarre l'attenzione sulle fortune e sfortune giudiziarie individuali di un figurante qualsiasi, sia esso Dell'Utri o Berlusconi , quando vi è invece reato generale di truffa e furto ai danni della popolazione tramite la complicità generale di un parlamento colpevole di permettere ai banchieri di rubare a tutto il popolo: non vi è dunque mafia più grande di quella bancaria, rapinatrice di tutto il valore emesso, che corrisponde al 99% del valore monetario in circolazione.
I parlamentari devono sanare questa situazione, imponendo per legge alle banche la registrazione in attivo (con tutte le conseguenze, anche fiscali, del caso) dei valori emessi, oppure, se non lo facciano, incriminati per complicità mafiosa con la truffa bancaria e concorso in associazione a delinquere.

Come osservato, a conti fatti, non vi è mafia più grande, devastante e peggiore di quella bancaria, con la sua rapina pari al valore di tutta la moneta emessa (salvo la microscopica frazione emessa in monete metalliche dallo stato).
Non è lecito mantenere in eterno silenzio e ambiguità su un simile stato di cose, rovesciandone sul popolo le nefaste conseguenze in termini di truffa e furto: il 45% del bilancio dello stato, ovvero quasi la metà, viene divorato dal falso debito, cui bisogna aggiungere la continua svendita del patrimonio pubblico, motivato dall'esigenza di far cassa per pagare i grandi usurai dell'emissione a debito.
Non esiste oggettivamente il debito: esiste il credito negato da una classe politica complice. 


E "si è sempre fatto così" non è una giustificazione: la recidivia di reato è una aggravante, non una esimente.


Vincenzo Zamboni