giovedì 9 aprile 2026

Il mondo si erge contro la foga belluina sionista...


Netanyahu evidentemente ha tutto l'interesse che la guerra contro l'Iran continui e  lo dimostra violando la tregua (richiesta dagli  USA), propedeutica agli incontri di Islamabad per un accordo di pace.  

Le forze aeree sioniste hanno   bombardato strutture energetiche e raffinerie in Iran e scatenato l'inferno contro la popolazione civile  in Libano.  Anche le Nazioni Unite hanno chiesto un'indagine sugli attacchi israeliani contro il Libano successivi al cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.   Israele ha lanciato circa 100 attacchi aerei contro obiettivi civili di Beirut ed in varie località storiche del LIbano, causando la morte di centinaia di civili, ha osservato l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk.

Anche il presidente francese Macron ritiene necessario confermare il cessate il fuoco al Libano. Lo ha affermato in seguito a colloqui telefonici con Pezeshkian e Trump.

Intanto Hezbollah ha risposto ai bombardamenti israeliani: "In difesa del Libano e del suo popolo e in risposta alla violazione da parte del nemico dell'accordo di cessate il fuoco, dopo che la Resistenza ha rispettato l'accordo di cessate il fuoco, mentre il nemico non lo ha fatto:  I combattenti della Resistenza islamica in Libano hanno lanciato missili contro l'insediamento di Manara il 9 aprile 2026.  Le azioni di risposta continueranno fino a quando l'aggressione israelo-americana contro il  Paese  non cesserà."

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)




Un intervento di Paolo Consiglio:

“Oscurità eterna”: Netanyahu cancella la tregua e colpisce il Libano. Centinaia di civili sotto le bombe. Mezzo italiano colpito dall’IDF
Dopo l’intesa tra Stati Uniti e Iran, Israele esclude il Libano dal cessate il fuoco e lancia un’offensiva devastante: la tregua vale solo dove conviene.
“Oscurità eterna” non è un nome tecnico. È il senso di quello che sta accadendo. A poche ore dall’intesa tra Stati Uniti e Iran, mentre si parlava di tregua, Israele bombardava il Libano con una violenza senza precedenti. Il messaggio è semplice: il cessate il fuoco non vale per tutti, vale solo dove decide Israele.
Oltre 160 bombe in pochi minuti tra Beirut, la valle della Beqaa e il sud del Paese. Il bilancio è chiaro: “oltre 112 morti e 800 feriti” (altre fonti parlano di 300 morti). Le autorità libanesi  dichiarano apertamente di “strage di civili”. Non è un’operazione mirata: è un attacco che colpisce intere aree abitate, con effetti diretti sulla popolazione. (...) E ciò che accade è che a pagare sono i civili.

Benjamin Netanyahu non sta rispettando una tregua: la sta gestendo. Si parla di diplomazia mentre si continua a bombardare. Questa non è pace: è gestione della violenza.  Nel frattempo Israele conferma che il Libano è escluso dall’accordo. L’ordine di evacuazione per la città di Tiro indica chiaramente la direzione: non una riduzione della tensione, ma il rischio concreto di un’escalation. Non è un errore. È una scelta.

Nel corso degli attacchi sono stati presi di mira anche mezzi della missione UNIFIL, la forza delle Nazioni Unite incaricata di garantire stabilità nel sud del Libano. Tra questi anche un mezzo italiano è stato colpito dall’IDF. Non si tratta di un dettaglio secondario: i veicoli ONU sono chiaramente identificabili e operano in base a un mandato internazionale riconosciuto. Colpirli significa mettere a rischio una missione di pace e superare un limite preciso. Non è solo un episodio grave: è il segnale che, dentro questa strategia, i confini del diritto internazionale vengono ignorati quando diventano un ostacolo.

Netanyahu sta portando avanti una linea precisa: continuare il conflitto, spostarlo, adattarlo, ma non fermarlo. Il risultato è evidente: a morire sono soprattutto i civili. Bombardamenti in aree densamente abitate, infrastrutture distrutte, popolazione in fuga. Non è un effetto collaterale, è ciò che accade nei fatti.

Ed è lo stesso schema già visto a Gaza, dove secondo fonti sanitarie locali e organizzazioni internazionali si contano decine di migliaia di morti, tra cui moltissimi bambini. Su questa realtà, giuristi, relatori delle Nazioni Unite e organizzazioni come Amnesty International hanno utilizzato una parola precisa: genocidio, o rischio concreto di genocidio. Non è propaganda: è una valutazione che entra nel linguaggio del diritto internazionale.

Quello che oggi accade in Libano segue la stessa logica: bombardamenti intensi, pressione sulla popolazione civile, distruzione diffusa. Netanyahu non sta cambiando strada, sta andando avanti nella stessa direzione.

Nel frattempo la comunità internazionale guarda, critica, ma non interviene in modo efficace. Ed è questo il punto più grave: se tutto questo continua senza conseguenze reali, significa che è permesso. E se è permesso, continuerà. E mentre si parla di tregua, si continua a morire. Questo non è equilibrio, non è difesa, non è sicurezza. È una strategia che accetta e normalizza la distruzione dei civili.  Il resto sono solo chiacchiere.




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