domenica 23 marzo 2014

Il valore convenzionale della carta (moneta) e l'emissione monetaria



"I soldi sono carta".  Affermazione formalmente banale ma peraltro vera e densa di conseguenze. La carta non ha particolare valore intrinseco, la carta scritta assume un valore puramente simbolico in relazione a ciò che indica.

La cartamoneta indica un valore, che è quello delle merci scambiabili con essa, le quali incorporano il valore del lavoro umano che le ha prodotte.

Risulta pertanto evidente che non esiste alcuna crisi economica, esistendo come sempre la materia prima naturale ed il lavoro umano che la trasforma.
Esiste invece una crisi monetaria artificiale, opera dei ladri bancari e governativi che rendono raro il denaro, a scopo di rapina dei beni reali ed impoverimento generale per l'arricchimento indebito di pochi.

Che il signoraggio bancario sia una truffa lo spiegava già Georg Frederick Knapp 130 anni fa. In via del tutto generale, quando un istituto emette a terzi un certificato di proprietà, la proprietà è del proprietario, non dell'emittente.

Il denaro non è che certificato di proprietà di valore del ricevente. L'emittente non è che un testimone. Ma è così? 

Le scelte arbitrarie dei sistemi umani (di cui quelle economiche sono un caso) dipendono dai rapporti di forza che si estrinsecano in una ideologia accettata.
Il cosiddetto "potere" (sociale) non vive mai di potere proprio, bensì di quello che gli viene fornito dal consenso, esplicito e tacito.

Nemmeno l'anonima banchieri conterebbe nulla in un mondo in cui la ideologia media fosse cambiata.

Naturalmente, ogni impero declina con tempi biblici tanto più lunghi quanto più è ampio, sicché non mi aspetto cambiamenti radicali a breve termine. Ma a lungo termine sì.

Che fine hanno fatto in gran parte del Sudamerica le politiche Fmi che lo devastarono in passato ?
In molti paesi sono state espulse.

Date tali circostanze, al popolo non rimane che supplire alle deficienze dello stato bancario inadempiente quale complice di truffa, organizzandosi dunque autonomamente il popolo con la emissione in proprio di moneta sovrana proprietà del portatore priva di oneri da signoraggio.

Sardex, Venex, Scec (come già fu suo proprio modo il Simec), sono semplici esempi delle pratiche monetarie con cui il popolo può e deve riappropiarsi della propria naturale inalienabile sovranità.

Bagnarsi perché piove è stupido, potendosi costruire gli ombrelli.

Naturalmente, permane l'alternativa del baratto, pratica funzionale, ma più lenta. 

Vincenzo Zamboni

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Discorso in sintonia di Orazio Fergnani:

Nota aggiunta: Proprio in occasione del deposito della querela di cui nel video ho deciso di rallentare questo gravoso impegno per dedicarmi principalmente alla costruzione del circuito della "Cambiale Sociale"... ormai bisogna rompere gli indugi, smetterla di temporeggiare e diventare operativi al più presto.... Tutto è pronto, il materiale è predisposto... La prossima mossa da fare è organizzare due o tre incontri per chi vorrà diventare un organizzatore del circuito di scambio attraverso la "Cambiale Sociale" e poi prevedere una serie continua di conferenze di presentazione del progetto in cui insegnare ai semplici cittadini o imprenditore come fare per mettere in piedi questa zona di libero scambio. Chi fosse interessato è pregato di comunicarmelo. 

Orazio Fergnani: veientefurente@alice.it


sabato 22 marzo 2014

Papa Francesco, di Francesco ha solo il nome...




Papa Francesco, che si è voluto dare un nome estremamente impegnativo, si sta rivelando una vera e grande illusione per noi animalisti.  Grande affabulatore, innovatore, onnipresente, senza sosta: che delusione per il mondo animalista! 

Bergoglio, mangiatore di carne per sua stessa ammissione e senza il minimo imbarazzo, il 21 ottobre ad Assisi gli fu servito il suo piatto abituale: lasagne e arrosto, a dimostrazione della totale indifferenza verso la sofferenza dell’animale sacrificato per deliziare il palato del pontefice e delle nostre ormai decennali istanze alla Chiesa cattolica.

E mai, nonostante le molteplici sollecitazioni pervenutegli dall’universo animalista, mai una sua parola: eppure parla, oh quanto parla, spesso di calcio che ha definito “dono di Dio”. Mai una sola sillaba di condanna della lurida corrida, mai un sussurro contro la depravata vivisezione che Gandhi definì “Il crimine più nero commesso dall’umanità”.  Mai un bisbiglio contro le sevizie e gli assassini di animali nei palii e nelle sadiche feste patronali, tutte dedicate a santi e a madonne.

Papa Francesco ha lasciato tutti noi sbigottiti quando, appena eletto, ha dichiarato in più occasioni che il suo film preferito è “Il pranzo di Babette” in cui vi è la  descrizione dell’allestimento di una grande abbuffata degna di Trimalcione, con una tartaruga viva che annaspa sul camino vicino ad una pentola che bolle. Perfino Eugenio Scalfari scriveva, tra l’altro, del Santo di Assisi…”Basterebbe  il suo rapporto di dolcezza e di dialogo continuo con la natura…” che io sappia, per quello che ho colto in papa Francesco, questo aspetto saliente in lui non c’è” (La Repubblica, 19.2.2014).

D’altronde, un quasi papa, Carlo Maria Martini, parecchi anni fa, per il giorno di S. Umberto, protettore dei cacciatori, celebrò in onore della lobby dei massacratori di animali per sollazzo una grande messa nel Duomo di Milano!

Torna la Pasqua e si rinnova l’immonda strage di innocenti, retaggio dei più cruenti sacrifici pagani, con l’approvazione e la benedizione dei papi, tutti, santi e non, nessuno escluso, perché anche loro dopo la quaresima, con l’abbacchio pronto a tavola: aver ucciso il rimorso verso il disprezzo della Vita e verso la sofferenza dei più deboli, questo è il peccato più imperdonabile. Diceva il filosofo Nietzsche: “Preti, grandi mangiatori di bistecche”.

Ecco perché non posso associarmi al generale “Grazie Francesco” gridato in coro da coloro che, dopo aver affollato piazza S. Pietro al suono delle campane di Pasqua, si riversano nelle trattorie per ingoiare brandelli di agnellini al forno, le cui mamme piangono per giorni nelle stalle. Bravi cattolici che, ottusamente, cianciate contro la violenza e l’ingiustizia senza chiedervi da dove esse realmente abbiano origine.

Ho scritto questa lettera seguendo la mia coscienza, come consigliato da Jorge  Mario Bergoglio.

Liliana Rai



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Mio commento:

Sono comunque dell’opinione che ognuno deve ritrovare per se stesso il suo equilibrio, io non voglio forzare nessuno, nemmeno i miei figli sono strettamente vegetariani, mangiano poca carne, questo sì, ma lo fanno in modo rispettoso… Ad esempio mio figlio Felix malgrado la sua giovane età, è del 1984, ha già tre bambini, due maschi ed una femmina, coltiva l’orto, lavora manualmente ed alleva animali che di tanto in tanto uccide con le sue mani… Questo mi sembra un atteggiamento “ecologico”, anche se io personalmente non potrei farlo, per mie caratteristiche psichiche, ma non ci vedo nulla di anormale nella sua vita e nemmeno vedrei nulla di strano nella vita degli uomini moderni se sviluppassero un rapporto meno indifferente verso gli animali.
Non mi piace che le persone deleghino al macellaio l’uccisione e poi vadano al supermercato ad acquistare cadaveri confezionati…. Mi sembrano però ragionevoli le obiezioni vegetariane sulla salute e sulle cause di morte e malattia, spesso vedo che parecchie persone sollevano gli stessi dubbi… ed è importante chiarire i vari punti senza eccedere da un lato o dall’altro… Sostanzialmente, secondo me, il problema subentra quando si ignora l’ecologia del corpo umano oppure quando si diventa vegetariani esclusivamente per motivi “etici” e conseguentemente si assume un atteggiamento da credente religioso…. Occorre considerare qual è la vera struttura anatomica del corpo umano… l’uomo è un animale frugivoro come le altre scimmie antropomorfe, i suini, gli orsi, etc. non è un carnivoro. Il consumo di carne è solo incidentale e dipende dalla latitudine in cui ci si trova e dal reperimento di risorse alimentari. Oggi non serve più mangiare la carne. Anche perché l’allevamento industriale è la maggiore causa di inquinamento del pianeta. E con questo taccio..
Paolo D’Arpini

venerdì 21 marzo 2014

Soriano nel Cimino - M5S in difesa dell'area archeologica di Malano




Il Movimento 5 stelle, a seguito di una serie di segnalazioni da parte di cittadini sull’intervento di “restauro” realizzato nel Monastero Benedettino di San Nicolao (XII sec.) sito nella Selva di Malano (Soriano nel Cimino) e sulla sua definitiva chiusura al pubblico tramite la realizzazione di una rete elettro saldata con tanto di cartello affisso di proprietà privata, ha depositato in data 19/03/2014 alla camera dei deputati un'interrogazione a risposta scritta che vede come primo firmatario Massimiliano Bernini e rivolta al Ministero delle attività culturali e del turismo ed in data 21/02/2014 un’interrogazione urgente a risposta scritta al presidente del consiglio regionale che vede come prima firmataria Silvia Blasi.

In entrambe le interrogazioni sono state evidenziate le anomalie architettoniche del manufatto realizzato sopra il monastero, la chiusura del sito con l’esposizione del cartello di proprietà privata e le incongruenze rilevate tra i pareri espressi dalla sovrintendenza ai beni archeologici e la sovrintendenza ai beni paesaggistici e ambientali. In molti conoscono l’importanza del sito archeologico di Malano soprattutto per la caratteristica di avere (ha detta dell'archeologo Federico Prayon e dello storico Lidio Gasperini) due primati: quello della massima concentrazione di are rupestri sacro-funerarie di periodo etrusco-romano e quello della massima concentrazione di monumenti epigrafici latini rupestri. 

Mario Tizi dell’Archeotuscia descrive l’abbazia benedettina di San Nicolao (molto probabilmente l'Ecclesia Sancti Nicolai in Valle Sorana di cui si parla nelle cronache benedettine conservate a Montecassino) “un complesso che trasmette un senso di imponenza non tanto per le dimensioni in sé, quanto per la formidabile mole del masso di peperino su cui sorgono i ruderi” e continua definendolo come “un importante e sostanzialmente incontaminato ambiente in cui possono leggersi tutte le fasi antropiche attraversate nei millenni dal territorio cimino dal Neolitico, alle presenze etrusche, romane, paleocristiane e fino a tutto il Basso Medioevo”. Risulta dunque evidente che si è di fronte ad un atto che suscita molte perplessità in molti viterbesi e che necessita quanto prima di un chiarimento da parte delle istituzioni che forse non hanno vigilato adeguatamente sulle varie fasi dell’iter procedurale seguito per l’acquisizione dei permessi e che con la loro inefficienza hanno contribuito al depauperamento del patrimonio storico, archeologico e paesaggistico della Tuscia.


Stefano Fiori


Movimento 5 stelle di Viterbo

giovedì 20 marzo 2014

Calcata, Parco Valle del Treja - Corsi didattici gratuiti per la comunicazione ambientale


 logo
Calcata vista dal Parco del Treja



Cari amici,  
dal 7 al 30 aprile il Parco della Valle del Treja e l’Agenzia Regionale per i Parchi (ARP) organizzano a Calcata un corso di Comunicazione ambientale. Il corso è articolato su sette giornate, 52 ore complessive ed è a numero chiuso. Si svolgerà attraverso lezioni teoriche, casi di studio, esercitazioni singole e di gruppo. Il corso è finalizzato a migliorare le capacità di comunicazione scritta e parlata, alla gestione dei gruppi (ad esempio visite guidate), a fornire informazioni su temi ambientali e storico-archeologici.
I docenti sono specialisti del sistema delle aree protette del Lazio e dell’Agenzia Regionale per i Parchi, esperti di associazioni ambientaliste, liberi professionisti, professori universitari. Alla fine del corso verrà rilasciato un attestato.  
È possibile iscriversi entro il 31 marzo 2014. Inizio lunedì 7 aprile. La partecipazione al corso è libera e gratuita. Informazioni presso gli uffici del Parco, allo 0761 587617, o sul sito www.parcotreja.it dove si può consultare il programma, i nomi e il profilo curriculare dei docenti.  

Per iscriversi si può usare questa mail: corsocomunicazione@parcotreja.it.






Ufficio comunicazione del Parco del Treja
tel. 0761 587617

"Euro, euroo... Euroooo" - Odo una voce fuori campo

Ogni mio video proviene dal futuro perché il presente, terrorismo di Stato, è destinato a divenire passato. 


Una voce fuori campo recita
http://youtu.be/sMt_DdbuN38

Gli odierni pianificatori della moneta unica affermano che l'euro appartiene a chi ne accetta l'indebitamento. Ciò è come affermare che la mia biro è mia perché accetto di indebitarmi del suo valore. Quindi, secondo questa strana logica, la mia biro sarebbe mia perché accetto che non sia mia. Non è uno scherzo di qualche bontempone. È la realtà dei fatti. Ovviamente se io cittadino accetto sono indebitato. 

Ma qui vi è un "se" dubitativo o condizionale di troppo, dato che io cittadino NON posso NON accettare, dato che l'Art. 128 del "Trattato sul funzionamento dell'UE" (ex articolo 106 del TCE, comma 1b) è molto chiaro in proposito: "Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell'Unione"! In base a questo monopolio di emissione è per legge vietato all'europeo l'uso di qualsiasi altro strumento monetario! Sfugge al cittadino una cosa talmente ignobile che egli non può sospettare: chi emette addebitando SI APPROPRIA del valore addebitato, perché addebitare o prestare è prerogatova del proprietario. Questa è dunque la dinamica di una truffa nella misura in cui è vietato il free banking in nome di detto monopolio di emissione di valuta. 

Quando chi accetta un indebitamento è costretto ad accettarlo significa che un elemento forzoso lo costringe ad accettarlo, e ciò non può che delinearsi come una truffa. La truffa dura da secoli perché si è sempre fatto così, e non si è mai considerato che entrando nella democrazia l'individuo non dovrebbe più sottostare alla signoria di faraoni o imperatori o divinità dell'Olimpo. Il tempo dei tiranni, cioè dei signori che si appropriano ingiustamente di un dominio, o che lo esercitano con violenza (cfr. alla voce "tiranno" Ottorino Pianigiani, "Vocabolario etimologico della lingua italiana", Ed. Melita, La Spezia 1991, p. 1484) è finito, o almeno, dovrebbe essere finito! Il monopolio dell'emissione monetaria è sopraffazione, catafratta di legalità priva di legittimità, che svuota le tasche dell'europeo secondo modalità di associazione a delinquere. 

Nessuna riforma sociale potrà attuarsi se lo Stato di diritto anziché occuparsi di diritto vorrà continuare ad occuparsi tirannicamente, cioè da Stato plenipotenziario qual è, anche di economia e di cultura, distruggendole di conseguenza. Il socialismo essendo essenzialmente lotta CONTRO ogni forma di tirannia (cfr. Rudolf Steiner, "Lo studio dei sintomi storici", Milano 1961, pag. 220). 

Oggi è il tempo in cui di necessità l'individuo dovrà comprendere che "socialismo, libertà di pensiero, e scienza dello spirito sono tre cose che non possono essere separate una dall'altra" (Rudolf Steiner, "Esigenze sociali dei tempi nuovi", 4ª conf., Dornach, 06/12/1918, Ed. Antroposofica, Milano 1971). Devono stare insieme perché solo così ci si può difendere dalla tirannia, qualunque essa sia.


Nereo Villa

mercoledì 19 marzo 2014

“Avvilenti quote rosa” o riconoscimento della persona?

Non una donna, una donnicciola. Questo è femminismo da strapazzo, terra terra, calcolatore, meschino, che mira al profitto non alla pari dignità, l’ho spiegato molto chiaramente nel mio breve commento inviato al movimento delle deputate in bianco, che segue:


Quota rosa allo stadio
Permettetemi di dire che non sono d’accordo né con Laura Boldrini, né con questi gruppuscoli di deputate-donnicciole che invece di puntare sul merito, autorevolezza e competenza pretendono di riuscire a farsi avanti con il genere. Tutto ciò è antidemocratico e mi stupisce che la cosa non sia evidente neanche alla Presidente della Camera dei Deputati. In questo modo non si fa che celebrare l’esecrabile ruolo del «sesso debole».
Teniamoci alla larga da questo femminismo sfruttatore, primitivo, di bassa lega, esoso, all’americana, che vuol far prevalere il sesso a discapito della persona, dei suoi valori universali, della competenza e credibilità.
Ma quando, mi chiedo, quando le donne impareranno ad essere veramente femministe, invece di continuare a ricorrere a questi mezzucci che puntano a uno sconvolgimento di valori, messo in circolazione da una strategia di globalizzazione becera, al più basso livello, che, in tutti i modi più subdoli, incluso quello della pericolosa e semplicistica celebrazione dei giovani, ha come obiettivo quello di svilire le strutture dello Stato, rendere inefficienti le nostre istituzioni e ridurre l’Europa a una massa informe di popoli semianalfabeti, incapaci di tenere nelle proprie mani le redini del proprio destino.
Il maschilismo si combatte a partire dalla Scuola, dall’Educazione e dalla Cultura, dall’asilo all’università, non già condizionando la libera scelta dei cittadini a livello dei rappresentanti in Parlamento.
Anna Maria Campogrande

martedì 18 marzo 2014

Piccoli Putin... crescono - Da ribelle a difensore della grande Russia (con illazioni sulla sua origine vicentina)





Putin, il ribelle, l’irregolare, il ragazzo indisciplinato che fu espulso dai Pionieri, l’organizzazione dei giovani comunisti.

Putin, il futuro ufficiale del Kgb, che fu battezzato in gran segreto dalla nonna. Un uomo che diventerà un attento e colto ufficiale dei servizi segreti, che da ragazzo rifiutava la disciplina, il sistema.


Si vanterà all’inizio della sua presidenza di non essere stato un pioniere, ma un ribelle. 

Poi scopre il gusto della disciplina, delle arti marziali. Lo judo diventa per lui una filosofia di vita. Lo judo trasforma il ribelle in guerriero. 
La sua intelligenza si rafforza con il senso della fedeltà all’integrità, del controllo delle sue capacità di riflessione e comunicazione.

Dal suo punto di vista di osservazione, dalla Germania dell’Est è un ufficiale del Kgb molto attento all’Occidente, ai meccanismi del consenso delle democrazie di massa. Ha un eccellente memoria, e questa sua capacità di analisi e di comprensione lo porta ad essere un brillante comunicatore, un uomo capace di dare senso alle sue idee.


Ma questa sua identità, di ribelle, di guerriero, di analista, di comunicatore, di attento lettore che sedimenta idee, stimoli culturali, ne fanno un uomo che sa decidere. Un decisore nel senso schmittiano del termine. Un politico rispettoso delle identità, delle etnie, delle tradizioni, di un pensiero politico che rielabora, attualizza i temi della Rivoluzione Etica.

L’implosione del sistema sovietico e gli anni terribili della Presidenza Eltsin in balia di ex quadri del sistema comunista trasformatisi in oligarchi mafiosi finanziati dalle banche americane, che trasformarono le privatizzazioni in una colossale rapina ai danni del popolo russo, convinsero lui e alcuni suoi stretti collaboratori della svolta “imperiale” (nel senso di Imperium), popolare e patriottica della politica russa.

Dopo l’ascesa al potere cerca di aprire agli Stati Uniti e all’Europa. Al Bundestag tiene un discorso memorabile di grande apertura e amicizia verso l’Europa. È solidale con Bush nella lotta al terrorismo ma presto dovrà rendersi conto che gli americani sono impegnati a indebolire l’assetto geopolitico del suo Paese. E a questo punto si convince che nessun rapporto leale è possibile con americani ed europei poco affidabili e soprattutto ipocriti. 

Da qui la svolta euro-asiatica del leader russo e il progetto di fare della Russia una grande potenza mondiale in grado di contenere i tentativi americani di indebolire Mosca dal Kirghizistan alla Georgia, all’Ucraina.

Risultati immagini per putin rivoluzioni arancioni

Le rivoluzioni arancioni per Putin sono dei tentativi di destabilizzazione che pretenderebbero di radicarsi persino nel cuore della Russia.

L’egemonismo euro-atlantico arriva al punto che Angela Merkel, prima delle elezioni del 2012, afferma che Dmitri Medvedev sarebbe un candidato alla Presidenza ben visto in Occidente. A Mosca oltre duecento Ong (organizzazioni non governative), finanziate dagli americani s’ingegnano a creare un clima di opposizione alla candidatura di Putin, che dopo la parentesi Medvedev imposta dalla Costituzione intendeva riprendersi la Presidenza. Sarà la goccia che fa traboccare il vaso della diffidenza putiniana. Americani ed europei pretendono persino di decidere i vertici istituzionali della Nuova Russia.



Inizia per Putin un lavoro di riflessione e di approfondimento culturale che lo porterà a recuperare negli anni Novanta la figura di Stolypin e a rielaborare un pensiero identitario dalle forti connotazioni etiche, politiche e religiose. Idee che in Europa, oggi, risuonano provocatorie, incomprensibili e incredibili. Idee che, però, avvicinano alla Russia di Putin sempre nuove maggiori simpatie ed affinità elettive.

Pietro Golia
"Redazione Controcorrente" - redazione@controcorrentedizioni.it

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  Vladimir Putin 


Curiosità e fantasie sulla presunta origine italiana di Putin:

Putin l’italiano 

VICENZA. Una troupe televisiva russa, del canale NTV, formata dal reporter Andrei Shilov e da un cameraman, si è recata a Vicenza per realizzare un servizio che cerchi di districare la matassa: c’è del vero nel tormentone secondo cui gli antenati del presidente russo, Vladimir Putin, erano di origni italiane, e più precisamente beriche? 
Sono ormai circa sette anni che le speculazioni montano, per rendere soltanto sempre più fitto tutto il mistero, e difficilmente la missione della tivù russa contribuirà a mettere la parola fine a tutta questa curiosa vicenda. 
È il 2000: Franco Putin, un imprenditore di Costabissara, in provincia di Vicenza, è in viaggio d’affari a Belgrado, quando i funzionari serbi dell’aeroporto lo fermano brevemente chiedendogli se fosse parente del neo-presidente russo: “ci volle tempo per convincerli che fossi italiano e che non avessi nulla da spartire con il nuovo presidente russo: rimasero contrariati”, sostiene l’interessato. 
L’imprenditore Putin non è un novizio della Russia, dal momento che è stato coinvolto nei commerci (forni per mattoni) con l’Unione Sovietica prima e con la Federazione Russa poi sin dagli Anni Settanta. 
L’anno successivo era il popolare quotidiano della capitale Moskovsky Komsomolets a dare per certa la notizia che gli antenati di Putin fossero partiti dall’Italia del nord nel Settecento per servire lo zar nelle sue truppe, esattamente per combattere contro Carlo II di Svezia; il giornale pubblicava anche una foto di un ritratto (l’“Arnolfini Portrait”) del XV secolo, del pittore fiammingo Jan van Eyck, conservato alla National Gallery londinese, e raffigurante il mercante italiano Giovanni Arnolfini: innegabilmente lo stesso “sguardo” di Vladimir Putin, sottolineava con entusiasmo Moskovsky Komsomolets. 
Chisinau, Moldavia: Vladimir Putin discende in realtà da Vlad Putine, un moldavo ufficiale di Pietro il Grande nella guerra contro la Svezia, è quanto sostiene un esperto di quelle parti. 
L’Arnolfini Portrait non lascia dormire tranquilli i russi: lo si analizza meglio. A dire la verità, anche la moglie del mercante italiano del Quattrocento presenta una certa somiglianza con la moglie di Putin, Ludmila; sono raffigurati addirittura assieme al loro terrier, la stessa passione per i cani proprio come il presidente russo ! 
Per indagare nella vicenda sono stati interpellati anche professori universitari; secondo Ulderico Bernardi, sociologo dell’università Ca’ Foscari di Venezia, specializzato in culture locali, “non ci sono dubbi che il cognome abbia radici nella parola dialettale ‘putìn’, è caratteristico dell’area”; sempre per lo studioso, esisterebbero in Veneto una cinquantina di Putin, che in dialetto si legge però con l’accento sulla i. 
Alcuni (ma sono in minoranza) cercano di minimizzare tutta la vicenda, come un altro Putin, Alexander, un genealogista russo che in un suo libro del 2002 scrive che tali speculazioni sono in realtà frutto di “mere coincidenze” verbali. 
Nel frattempo l’imprenditore veneto incarica un istituto parigino specializzato in genealogia a fare ricerche storiche sul suo cognome: verrebbe confermata la storia della migrazione verso la Russia, e per di più, via Francia: “è stato detto che il nostro cognome è originario del Veneto e che alcuni dei miei parenti lasciarono l’Italia nel XVIII secolo e attraverso la Francia siano emigrati in Russia… sono sicuro che il presidente arrivi dal Veneto e che siamo parenti, camminiamo nello stesso modo goffo a mo’ di papera, abbiamo lo stesso neo sulla guancia sinistra”. 
La troupe televisiva russa si è rivolta al consorzio Vicenza E’ per ricevere appoggio logistico alla sua missione, alla ricerca non solo di Franco Putin, ma anche di tutti gli altri Putin della zona, e per ricevere spiegazioni sulla provincia di Vicenza, sulla sua storia, sulla sua economia e … sul carattere dei vicentini. 
Vicenza E’ non ha avuto niente da ridire, anzi; è prevedibile un aumento dei turisti russi in quelle lande venete. Marketing gratuito? Ben venga il tormentone Putin&Putin! 

A me sembra un po' una stupidaggine... anche se in un reportage del TG2 avevano intervistato il cuoco personale di Putin che prepara quotidianamente piatti italiani dato che il presidente esige cucina italiana

(Fonte: http://www.russia-italia.com/putin-mezzo-italiano-vt4306.html)

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Scrive Paolo Bonacchi a integrazione dell'articolo: ”Anche se i giornali di regime non ne parleranno mai, molto probabilmente sarà Vladimir Putin, l'ex ufficiale del KGB, a aprire l'ERA DELLE FEDERAZIONI fra individui e fra popoli. Sembra incredibile, ma Putin ha fatto esplodere la bomba atomica del REFERENDUM. E' stato lui, infatti, che col REFERENDUM in Crimea, ha tolto la maschera al capitalismo degenerato dell'occidente sionista e massonico, di cui anche Renzi fa parte. Il Referendum popolare avente carattere "deliberativo-legislativo" di iniziativa popolare, infatti, è la bestia nera della rivendicazione della "titolarità" e dell' "esercizio" del potere sovrano di governo delle comunità da parte degli individui e dei popoli, che il capitale parassitario deve abbattere per permettere a pochi potenti di DOMINARE la Terra. E tutto ciò in nome della superiorità messianica della razza eletta che considera il denaro, la ricchezza e il potere come il "dono" fatto da un dio immaginario al suo "popolo eletto per parassitare e sfruttare l'intera Umanità.”