lunedì 22 luglio 2013

Siria - La guerra è un crimine e chi la fomenta è un criminale


 Un incontro pubblico a Roma con il segretario del Partito comunista siriano, Ammar Bagdash e una intervista collettiva per conoscere le cause, l’andamento, le conseguenze della guerra civile in Siria. O per meglio dire del tentativo di destabilizzare un paese dissonante per il controllo imperialista del Medio Oriente.  

Di Sergio Cararo, Marinella Correggia, Maurizio Musolino 

La prima domanda era implicita nella stessa presentazione con cui Bagdash ha affrontato una intervista a più voci. Perché l’attacco alla Siria? “La Siria costituisce una diga contro l’espansionismo statunitense in Medio oriente, soprattutto dopo l’occupazione dell’Iraq. 

Ma il vero protagonista di questo progetto è in realtà il presidente israeliano Peres, che persegue questo obiettivo sin dagli anni ’80 – spiega Bagdash – Come comunisti siriani abbiamo dato un nome a questo progetto: ‘la grande Sion’. La Siria ha rifiutato tutti i diktat degli Usa e di Israele sul Medio oriente, ha sostenuto la resistenza irachena, quella libanese e il diritto nazionale del popolo palestinese”. 

Ma come è nata la rivolta, la crisi e la guerra civile in Siria? “Nell’analisi dei comunisti siriani le condizioni sono state create anche dalle contraddizioni create dalle misure liberiste in economia adottate dintorno al 2005. Questa politica ha prodotto tre effetti negativi: 
un aumento della polarizzazione sociale; la crescita dell’emarginazione sociale nelle periferia di Damasco; il peggioramento delle condizioni di vita della popolazione” – dice Bagdash. “Ciò ha favorito le forze reazionarie, come i Fratelli musulmani, che si sono appoggiati sul sottoproletariato, soprattutto rurale. 

Quando abbiamo denunciato tutto questo anche in Parlamento, ci hanno accusato di essere ideologici e di avere la testa di legno.” 

Le origini e le tre fasi della crisi siriana 
“In Siria volevano ripetere quanto era accaduto in Egitto e Tunisia. Ma lì si trattava di due paesi filo-imperialisti. Nel caso della Siria era diverso. Hanno cominciato con manifestazioni popolari di protesta partite dalle regioni rurali di Daraa e Idleb. Ma nelle città ci sono state subito delle grandi manifestazioni popolari a sostegno di Assad. Inoltre all’inizio la polizia non sparava, sono state componenti fra i manifestanti ad aver iniziato le azioni violente. Nei primi sette mesi ci sono stati più morti fra polizia ed esercito che nelle file degli altri. Quando il metodo delle proteste non ha funzionato sono passati al terrorismo con omicidi mirati di persone in vista (dirigenti, alti ufficiali, giornalisti), attentati e sabotaggi di infrastrutture civili. Il governo ha reagito adottando alcune riforme come quella sul pluripartitismo e sulla libertà di stampa, riforme che noi abbiamo sostenuto. Ma le forze reazionarie hanno rifiutato queste riforme. 

Noi comunisti abbiamo fatto questa equazione: le parole e le azioni vanno misurate con le parole e le azioni. Ma il terrorismo va affrontato con la sovranità della legge, ristabilendo l’ordine. Poi si è passati alla terza fase. La rivolta armata vera e propria. Attentati e omicidi mirati erano il segnale per iniziare l’attacco contro Damasco. Poi gli attacchi si sono concentrati ad Aleppo, che per la sua posizione geografica rende più facile il traffico e i rifornimenti di armi dall’esterno. 

Il governo ha appunto risposto imponendo l'egemonia della legge. Va detto che l'intervento dell'esercito e i bombardamenti aerei sono avvenuti zone da cui erano già fuggiti quasi tutti i civili. Al contrattacco dell’esercito siriano i ‘ribelli’ hanno reagito in modo selvaggio, anche nelle zone dove non c’erano combattimenti. Poi hanno assediato Aleppo.” 

Perché la Siria resiste e che cosa significa? 
Negli ultimi dieci anni in Medio Oriente, l’Iraq è stato occupato, la Libia ha dovuto capitolare, la Siria invece no. Per la sua maggiore coesione interna, le forze armate più forti, alleanze internazionali più solide o per il fatto che non c’è stato ancora un intervento militare diretto delle potenze imperialiste? “In Siria, a differenza di Iraq e Libia, c’è sempre stata una forte alleanza nazionale. I comunisti collaborano con il governo dal 1966, ininterrottamente. La Siria non avrebbe potuto resistere contando solo sull’esercito. 

Ha retto perché ha potuto contare su una base popolare. Inoltre può contare sull’alleanza con l’Iran, la Cina, La Russia. E se la Siria rimane in piedi, tanti troni cadranno perché risulterà chiaro che ci sono altre vie. La nostra è una lotta internazionalista. Un esperto russo mi ha detto: ‘Il ruolo della Siria adesso assomiglia a quello della Spagna contro il fascismo’. 

L’Egitto, la Siria e l’Islam politico 
Quali effetti possono avere gli avvenimenti in Egitto sulla situazione di oggi in Siria? “C’è un rapporto dialettico tra quanto avvenuto in Egitto e quanto avviene in Siria. La base comune è il malcontento popolare, ma la resistenza siriana ha accelerato la caduta del regime dei Fratelli musulmani in Egitto e ciò aiuterà molto la Siria perché dimostra che i Fratelli Musulmani sono stati ripudiati dal popolo.” 

Il presidente siriano Assad in una recente intervista ha affermato: “In Siria abbiamo fermato l’offensiva dell’islamismo politico”. Cosa ne pensa? “Noi comunisti siriani non usiamo la categoria di Islam politico. L’Islam è una forma di espressione che vede all’interno cose molto differenti. Ci sono reazionari pro-imperialisti come i Fratelli musulmani e progressisti come Hezbollah o lo stesso Iran. Non sono un amante del modello iraniano ma sono nostri alleati nella lotta contro l’imperialismo. Dal nostro V° Congresso abbiamo valutato l’Iran sulla base di come si rapporta all’imperialismo. La nostra parola d’ordine è per un Fronte Internazionale contro l’imperialismo.”  

I “ribelli”: rivoluzionari o reazionari? 
In Italia ampia parte della “sinistra” ritiene che i ribelli stiano combattendo un regime fascista, quello di Assad. Cosa può rispondere a questa posizione? “Se partiamo dalla definizione del fascismo – un movimento reazionario che usa mezzi violenti per attuare gli interessi del capitalismo monopolista – in Siria non al comando non c’è un capitalismo monopolista. Piuttosto sono i ‘ribelli’ a rappresentare gli interessi del grande capitale. Le rivolte, come dimostra la storia, non sono sempre delle rivoluzioni. Pensiamo alla contra in Nicaragua, ai franchisti in Spagna e via dicendo.” 

Ma l’opposizione ad Assad è tutta reazionaria? Oppure, come dimostrano i crescenti contrasti interni sfociati in scontri tra Esercito Libero Siriano e miliziani jihadisti o gli scontri di questi giorni tra curdi e jihadisti, ci sono anche componenti progressiste con cui poter aprire una interlocuzione? “Tra gli oppositori ce ne sono alcuni che hanno trascorso molti anni nelle carceri siriane e di cui abbiamo chiesto e ci siamo battuti per la loro liberazione. 

Questi oppositori ad Assad sono però contrari ad ogni ingerenza o intervento esterno. Alcuni vivono a Damasco e lavoriamo insieme per il dialogo nazionale. Anche Haytham Menaa del Coordinamento democratico condanna l’uso della violenza da parte dell’opposizione armata e le ingerenze esterne. Altri come Michel Kilo hanno una storia di sinistra ma l’hanno rinnegata e comunque non possono modificare la sostanza reazionaria della ribellione.” 

Come spiega l’aumento delle divergenze tra Arabia Saudita e Qatar che si ripercuotono anche nelle divisioni delle milizie ribelli? “E’ vero, sta diminuendo il ruolo e l’influenza del Qatar e sta aumentando quello dell’Arabia saudita. Diversa è la vicenda degli scontri con i curdi. Gli scontri ci sono stati tra i curdi dell’Unione democratica curda e i miliziani jihadisti di Al Nusra, ma c’erano stati anche scontri tra i vari gruppi curdi.” 

La causa palestinese e i palestinesi in Siria 
Cosa sta succedendo ai palestinesi che vivono nei campi profughi in Siria? "Ho incontrato recentemente il responsabile dell’Olp e mi ha detto “Se cade la Siria addio Palestina”. Hamas ha compiuto passi molto affrettati, ha fatto molti errori e ha provocato problemi. Possiamo dire che l’organizzazione, che appartiene al mondo del Fratelli musulmani, è tornata alle origini e adesso è sotto l’ala del Qatar. Ma è pericoloso anche per loro. Adesso, dopo quanto accaduto in Egitto cosa accadrà a Gaza? La maggioranza dei miliziani penetrati nei campi profughi palestinesi in Siria non erano palestinesi. 

La maggioranza dei palestinesi è fortemente contraria ad ogni interferenza negli affari siriani.” “A Yarmouk il 70% degli abitanti sono siriani perché i campi profughi in Siria non sono dei ghetti come in altri paesi. Ci sono ancora combattimenti a Yarmouk ma la popolazione civile è fuggita. 

Il Comitato Esecutivo dell’Olp è stato due volte in Siria per porre il problema della protezione dei campi profughi. Yarmuk è stata assediata da Al Nusra con l’aiuto di Hamas che ha cercato di provocare l’esercito, il quale a lungo ha avuto l’ordine di non reagire.” 

Se ne parla molto poco, ma che ruolo ha la Giordania nella crisi e nella guerra civile in Siria? “La monarchia giordana ha sempre collaborato con l’imperialismo e c’è una intensa attività dei Fratelli musulmani. La Giordania ha accettato la presenza di militari statunitensi sul proprio territorio e il quarto attacco a Damasco è partito proprio dal territorio della Giordania.” 

E Israele che partita sta giocando in Siria? “Israele appoggia i ribelli armati, ma quando non riescono a colpire gli obiettivi arrivano gli aerei da guerra israeliani, E’ avvenuto a Damasco e qualche giorno fa anche a Latakia.” 

Quale soluzione alla crisi? 
Quale i passi e le tappe per uscire dalla tragedia? “Non si può realizzare alcun progresso sociale, o la democrazia, se si è subalterni a forze esterne. La parola d’ordine è difendere la sovranità nazionale, e difendere le condizioni di vita. Come ho dichiarato all’Ansa, la via maestra per uscire dal massacro siriano passa in primo luogo per uno stop agli aiuti all'opposizione armata da parte di paesi reazionari e imperialisti. 

Una volta che gli aiuti esterni saranno fermati, si potranno fermare tutte le operazioni militari anche da parte del governo siriano. E far ripartire un processo democratico con elezioni parlamentari e riforme politiche, che certo in questa fase di lotta armata non si possono fare. Il futuro politico della Siria si deciderà nelle elezioni, fra le quali quelle presidenziali del 2014.” 

(Fonte SibiaLiria)

domenica 21 luglio 2013

Tutto è perduto... ma non c'è nulla da fare (solo attendere il rovesciamento della medaglia)


Mi guardo in giro.

E mi sembra di essere un personaggio de “Il deserto dei Tartari”, ove una guarnigione russa perde il tempo della vita in attesa di un attacco che non verrà.
Non è sfoggio di erudizione, è disperazione.
In parte. In parte rabbia. Rabbia nera.

Guardatevi intorno: ad essere caritatevoli l’immagine che ne otterrete è quella di una società allo sfascio, di tutta una serie di comunità che vanno assottigliandosi come ghiaccioli al sole estivo, e soprattutto di esseri umani che di umano mantengono forse buona parte dell’aspetto esteriore, ma che dentro sono larve svuotate e imputridite.

Catastrofista! Obbietterà colui che ormai non si accorge neppure più di essere in catene.

No, non amo la catastrofe, ma trovo vile non denunciarne l’avvicinarsi. E trovo miserabile tentare di adattarsi alla meno peggio alla situazione, per paura, per accidia, per piccola convenienza.

Guardatevi in giro.

Non esiste una che sia una proposta Politica, con la P maiuscola. Cioè che incarni un progetto, una proposta, un’idea.

Abbiamo alla presidenza della Repubblica un ex Fascista, ex filo Nazista, ex comunista, ex “carrista”, ex “migliorista”, tuttora amico degli yankee che lo considerano “affidabile”. Ed il Parlamento lo ha trovato anche il meno peggio. Figuratevi gli altri!....

In compenso alla presidenza del Consiglio dei Ministri abbiamo un “democristiano” che più democristiano non si può. E come tutti i democristiani ha subito messo in atto l’arte del rinvio. Consumata abilità del biancofiore: di fronte ad un problema, mai affrontarlo e risolverlo. Si rinvia, sperando nello “stellone” per non scontentare nessuno.

Se poi prendete in esame i leader delle parti politiche, vi verrebbe voglia di usare il turpiloquio, trattenuto solo dall’educazione. Già dire “parti politiche” è una iperbole, una esagerazione. Abbiamo solo bande rivali che si battono, o fingono di farlo, unicamente per appropriarsi del malloppo, delle stanze dei bottoni che permettono intrallazzi, concussioni, corruzioni, malversazioni. Magari accordandosi.

Non c’è destra, non c’è centro, non c’è sinistra. Ormai sono solo allocazioni geografiche, avide, rapaci, ignoranti, ladre, incompetenti, corrotte.

Perché tutto questo viscidume, questa cloaca umana, questo verminaio sociale?

Perché siamo occupati dai “vincitori democratici” della Seconda Guerra Mondiale, vera Guerra Civile Europea.

Abbiamo oltre cento basi yankee sul nostro suolo patrio, e 118 testate atomiche fra Aviano e Cerro Torri, in quel di Brescia.

E questo è solo l’aspetto esteriore. Quello che è peggio sta nel fatto che stiamo subendo un attacco alla nostra Società e soprattutto alle nostre Comunità, vere depositarie di una tradizione di tre mila anni, a dir poco. Ci vogliono cancellare l’anima, vogliono azzerare la cultura che passa di madre in figlio, col latte del seno, vogliono azzerare usi e consuetudini che neppure il papato e la santa inquisizione sono riuscite a debellare.

Possiamo uscirne?

Dobbiamo.

E per uscirne e tornare a sorridere al futuro ci toccherà usare tutto il coraggio del cuore, e chiederci perché siamo in questa condizione. Analizzare se il modello propostoci ci va bene e se ne condividiamo i valori. Le parole non servono: il modello propostoci, la democrazia parlamentare, ci ha portato a questa situazione. Girarci in giro è solo esercizio verbale. Dobbiamo avere il coraggio di dire che la “democrazia” non accetta altro da sé, che è sanguinaria, incapace, inefficace, ladra, sprecona, usuraia, corrotta e corruttrice.

Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che il valore economico è sì un valore, ma non è né il primo, né il più importante. Dobbiamo avere il coraggio di dire, soprattutto a noi stessi, che il maledetto dio denaro, il moloch incarnato dal vitello d’oro, l’adorato soldo ci frega regalandoci la gioia del momento, e negandoci per sempre la felicità, la speranza.

Ci vuole coraggio. Ma se non ne abbiamo, che razza di uomini saremmo? Vuoti simulacri, vestiti firmati, che corrono dietro ai minuti secondi, senza renderci conto che stiamo perdendo la vita.

Non sono, tuttavia, pessimista. I segni ci sono e si moltiplicano. Il risveglio dell’uomo, soprattutto bianco ed europeo, è iniziato. Dapprima i segnali erano deboli e sparsi. Poi si sono moltiplicati e hanno cominciato a raggrupparsi. Tant’è che i “poteri forti” cominciano a temere per la loro sorte. 



Fabrizio Belloni

Sistema monetario corrente... pezzi di carta senza reale controvalore

   

Le ultime settimane sono state molto interessanti. Ricordate che, a parte alcune differenze regionali, il Giappone è stato (negli ultimi due decenni e più) il trendsetter globale in termini di deterioramento macroeconomico e di politica monetaria. E’ stato il primo ad avere una importante bolla immobiliare e bancaria, il primo a vedere lo scoppio di tali bolle, a rispondere con anni di tassi di interesse all’1%, poi a zero, poi con i vari turni di quantitative easing. L’Occidente ha seguito il Giappone su ogni passo, di solito con un certo ritardo di circa dieci anni o giù di lì, anche se sembra stia recuperando parte del ritardo. Ora il Giappone è il primo paese sviluppato ad andare “all-in” nell’attuare una politica di stampa di denaro senza esclusione di colpi per “stimolare” (presumibilmente) l’economia. Questa cosa si chiama Abenomics, dopo che il nuovo primo ministro del Giappone (Shinzo Abe) è divenuto il nuovo manifesto della politica iper-attivista. Mi aspetto che l’Occidente lo segua a breve. Infatti, il Regno Unito è il candidato ideale. Carney inizierà il suo nuovo lavoro ed abbraccerà “l’attivismo monetario.” Carnenomics, giusto?

Ma ecco cosa c’è di così interessante nei recenti avvenimenti in Giappone. All’inizio i mercati hanno fatto esattamente ciò che i banchieri centrali volevano che facessero: sono saliti. Ma a Maggio le cose hanno preso una brusca piega verso il peggio. In appena otto giorni di trading il Nikkei è crollato del 15%. E, soprattutto, tutto questo è iniziato con vendite di obbligazioni. I mercati cominciano a rendersi conto che tutte queste bolle prima o poi devono scoppiare, e questo “prima o poi” è ora? I mercati cominciano a rifiutarsi di ballare al ritmo dei banchieri centrali e delle loro stampanti? I banchieri centrali stanno perdendo il controllo?
“Vendi e vattene”

Torniamo indietro per un attimo, anche se solo un po’. Rivisitiamo l’Aprile 2013 per un momento. In quel periodo ho parlato di banchieri centrali che perseguivano una sorta di “politica del punto giusto”: pompavano un sacco di liquidità nei mercati o promettevano di farlo se necessario, e tutti loro stavano mantenendo i tassi vicino allo zero e promettevano di tenerli così. Alcuni hanno iniziato a prendere in considerazione una “politica di tassi negativi”. Eppure, nonostante tutto questo accomodamento, le letture ufficiali dell’inflazione sono rimaste straordinariamente miti – in effetti, l’inflazione è diminuita marginalmente in alcuni paesi – mentre tutti gli asset nei mercati sono diventati roventi: titoli di stato, obbligazioni spazzatura, azioni, ecc. quasi tutti scambiati a prezzi elevati, innegabilmente alimentati in gran parte dal denaro a buon mercato. Anche il settore immobiliare negli Stati Uniti è tornato per vendicarsi. E poi, ai primi di Aprile, i banchieri centrali hanno ottenuto un bonus extra: la loro nemesi, il mercato dell’oro, stava andando in tilt. Sono sicuro che Bernanke dormiva bene in quel periodo: gli asset finanziari ruggivano in accordo con le note della burocrazia monetaria, apparentemente in linea con il suo piano per salvare il mondo con nuove bolle, mentre i cinici e gli eretici nel mercato dell’oro (i matti antipatici che mettono in dubbio il pragmatismo della politica di oggi) erano in ginocchio.

Ma poi è arrivato Maggio e tutto è stato venduto. Tuttavia, questo non è il modo in cui l’hanno presentato i media. Si preferisce l’espressione “volatilità che è tornata” poiché implica che tutto sarebbe andato bene di nuovo domani. E forse sarebbe stato così. Forse era solo un blip. E se non lo fosse? E, cosa più importante, che cosa lo sta guidando?

Una teoria ampiamente dibattuta è che la prospettiva della FED di “ammorbidire” la sua operazione di quantitative easing, rimuovendo lentamente la grande ciotola del punch piena di alcool, avrebbe potuto far finire la festa. Per un po’ di tempo c’è stata una certa preoccupazione ed anche opposizione al QE senza fine della FED. Quindi vi è, ovviamente, un rischio (un caso?) che la FED possa ridurre o addirittura interrompere il suo programma di acquisto di asset. (Rapido promemoria: dall’inizio dell’anno la FED ha già ampliato la base monetaria di $340 miliardi e, al ritmo attuale, la FED creerà un bilione di dollari entro la fine dell’anno).

Ben Bernanke — un tipo tosto?
Tuttavia, non credo che i mercati abbiano molto da temere dalla FED.

 Qualora una pausa nel QE dovesse portare ad una vendita sui mercati, ad un aumento dei rendimenti e ad un aumento dei premi al rischio, credo che la FED invertirà rapidamente il suo corso e riaccenderà di nuovo la stampante. I critici all’interno della FED saranno messi a tacere piuttosto rapidamente. Ricordate che la maggior parte di loro sembra sostenere che non sono necessari altri giri di QE; non sembrano rifiutarlo per principio. In definitiva, nessuno negli ambienti politici è disposto a starsene con le mani in mano quando i mercati iniziano seriamente a liquidare. La “fine” del QE, semmai verrà annunciata (ma Bernanke ha già smentito, ndr), è probabile che sarà temporanea. L’ultimo banchiere centrale che ha avuto le palle per tenere testa a Wall Street fu Paul Volcker. Ben Bernanke, così come il suo predecessore Alan Greenspan, non ha fatto altro che fare gli occhi dolci alle classi finanziarie e speculatrici. Entrambi hanno sottoscritto, in numerose occasioni, il concetto che è parte del mandato della banca centrale portare allegria alle famiglie ed alle imprese facendo aumentare i prezzi delle case e gonfiando i prezzi delle azioni e dei pacchetti opzionali esecutivi. Ciò di cui ha bisogno il paese è l’ottimismo, e cosa c’è di più favorevole per l’ottimismo se non un aumento del mercato azionario e di facce felici su CNBC?

Bernanke ha dichiarato che lo stimolo degli asset finanziari può far ripartire un circolo virtuoso di indebitamento, investimento e crescita auto-sostenuta. David Stockman ha giustamente definito questo approccio “gestione della prosperità” attraverso “coccole a Wall Street.” Naturalmente Greenspan adottò una politica restrittiva nel 1994 e di nuovo con molta attenzione nel 2005; e sì, entrambe le volte i mercati finanziari sono collassati. Ma questo è servito solo ad illustrare come il sistema finanziario sia diventato insostenibilmente pachidermico, sconnesso e dipendente dal denaro a buon mercato della FED. Penso che la FED starà molto attenta nel ridurre il dosaggio del suo farmaco.

Anche se non l’ha messa in questi termini, il guru mondiale nel mercato obbligazionario Bill Gross, fondatore e co-chief investment officer presso il gigante dell’asset management PIMCO, sembra vederla allo stesso modo. In un’intervista su Bloomberg a Maggio, ha confermato che lui ed il suo team hanno visto “bolle ovunque,” le quali potrebbero certamente scoppiare tutte nello stesso momento. Ha anche dichiarato che la FED “non oserebbe” fare qualcosa di drastico in un sistema molto più indebitato ora di quanto non lo fosse nel 1994, quando Greenspan cercò brevemente di giocare duro ed applicare una politica restrittiva.

La mia conclusione è questa: se la debolezza del mercato è il risultato delle preoccupazioni su una fine della politica accomodante, allora non credo che i mercati abbiano molto da temere. Tuttavia le più grandi vendite si sono verificate in Giappone, e qui non solo non c’è il rischio di una politica restrittiva, i decisori politici hanno da poco iniziato la più grande e forte operazione di stampa di denaro nella storia. I titoli di stato giapponesi e le azioni giapponesi sono quasi scesi in picchiata perché si teme la fine del QE. Coloro che si occupano di tali asset hanno finalmente capito che sono seduti su gigantesche bolle e stanno cercando di uscirne prima di chiunque altro? I banchieri centrali hanno perso il controllo sui mercati? Dopo tutto, la stampa di denaro deve portare ad un aumento dell’inflazione ad un certo punto. 

La combinazione in Giappone di un gigantesco debito, elevati deficit di bilancio, una popolazione vecchia, tassi di interesse vicino allo zero ed una prospettiva di un aumento dell’inflazione (che è l’obiettivo ufficiale dell’Abenomics!) sono un mix tossico per il mercato obbligazionario. 

E’ assurdo pensare che si possa distruggere la valuta e spodestare i vostri investitori obbligazionari mentre essi vi premiano con bassi rendimenti di mercato. L’aumento dei rendimenti, tuttavia, farà deragliare l’Abenomics e l’intera economia.

Ovviamente, è troppo presto per dirlo. Il tutto potrebbe finire per essere solo una tempesta in un bicchier d’acqua. Potrebbe finire presto ed i mercati potrebbero cadere in linea con ciò che i pianificatori centrali prescrivono. Ma dubito che questo sia solo un blip, così come la pensa Mohamed El-Erian, collega di Bill Gross a PIMCO ed altro chief investment officer. In un interessante articolo su CNN Money, ha contemplato la possibilità che i mercati potessero cominciare a perdere la fiducia nelle banche centrali. Se questo è davvero il caso non sarà confinato al Giappone, ma si riverbererà rapidamente in tutto il mondo. Si tratta di una storia molto più grande di un modesto rallentamento del QE negli Stati Uniti. Potrebbe essere l’inizio della fine?

Penso che i banchieri centrali non stiano dormendo così bene adesso.

di DETLEV SCHLICHTER

Traduzione di Francesco Simoncelli
Fonte: Sito Indipendenza

sabato 20 luglio 2013

2030 - Previsioni deliranti ma verosimili





Ante scriptum

Ho ricevuto da Filippo Giannini  lo scritto di seguito riportato (che egli dice frutto della fantasia dello storico Francesco d'Auria) . L'ho trovato  alquanto spiritoso. E' spiritoso ma anche un po' tendenzioso, per cui mi sono permesso di "alleggerirlo".  Nel complesso però il tema trattato mi ricorda molto  quello del racconto  "2020 il Nuovo Messia" scritto dal compianto e caro amico Peter Boom: vedi: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/11/2020-il-nuovo-messia-arriva-giusto-in.html   

“2020, il Nuovo Messia” è un romanzo fanta-ecologico in cui si prefigura la fine del mondo per inquinamento, con tanto di olocausto religiosamente gestito da un nuovo messia, e si immagina un nuovo inizio con il messia stesso nella parte di Adamo. Ho sempre amato i racconti di fantascienza e quella storia la trovai alquanto intrigante e divertente, anche perché riportava diverse mie teorie ecologiste “catastrofiste” che  da anni andavo preannunciando....

Paolo D'Arpini 


Buona lettura.


Nel 2030 l'ultimo Papa lascia Roma, la sua sicurezza non può più essere garantita. Si trasferisce alle Cayman. L'Italia è nominalmente guidata da un governo che ha sede in Sardegna, ma in sostanza è frammentata su linee etniche e religiose: le grandi città del nord sono zona proibita per i rappresentanti del governo nazionale, la loro influenza resiste solo nelle piccole città. Il sud è stato ceduto in leasing alla Mafia Spa che nel 2020 si è trasformata in società per azioni, e vige un certo ordine, mentre nelle città del centro e del nord, che sono nelle mani di mafie e organizzazioni criminali o religiose straniere, regna il caos.


Milano è sede della più grande moschea d'europa, la Cupola di Pisapia, in onore al sindaco che le fece erigere a spese dei milanesi nel 2015, il governo sardo non ha notizie di italiani residenti in città. Firenze è stata dichiarata `zona morta' dopo la grande peste del 2016, seguita alla grande ondata di mutanti che il governo   aveva deciso di trasferire in Toscana, per arricchire questa regione priva d'arte e ingegno.

Bologna è stata venduta alla mafia romena nel 2018 in cambio di una partita di droga per gli allora parlamentari italiani. L'intera penisola italiana è abitata da 200 milioni di persone, pochi ricchi proteggono le loro risorse affidandosi ad eserciti di mercenari, da Palermo a Torino è una baraccopoli senza soluzione di continuità.

Il trasporto pubblico non esiste più, esistono trasporti `privati', e per usare le strade si paga il pedaggio a imprenditori e criminali che le controllano, e la differenza è molto labile.

San Pietro è sede del più grande campo anomali del mondo, da quando, l'allora Pontefice, nel 2017, lo dette in dono ai pedofili come penitenza. Al posto della Sistina c'è oggi un grande bordello minorile. 

Nel 2020, dopo avere ceduto il sud alla Mafia Spa e avere reso l'Italia quello che oggi è, la classe politica si era ritirata col malloppo in Costa Smeralda, la nuova sede del parlamento è il Billionaire, il Capo dello Stato – di quello che rimane almeno – tiene le sue riunioni a Villa Certosa.

Nelle zone sotto il governo sardo vigono le seguenti leggi: il matrimonio etero è severamente vietato, è obbligatorio avere almeno un'esperienza gay entro i 18 anni, per gli uomini è d'obbligo il reggiseno e le donne devono indossare un lungo saio nero – detto la `boldrina' – dal nome della presidente della repubblica che ne impose l'uso nel 2018.

L'unica zona del sud ancora in mano al governo è Lampedusa, per ovvi motivi. Un ponte aereo quotidiano è attivo dall'isola alle zone ancora `italiane', infatti, come disse il premier e come recitano ogni mattina gli alunni nelle miniere di Stato: "l'Italia è ancora troppo italiana".
 
Ho rischiato a lasciare questa testimonianza scritta, perché oggi è proibito scrivere, anzi, è proprio proibito sapere scrivere perché la  legge costituzionale, ora in vigore, recita così: l'ignoranza è forza.

Ci sono tante altre cose che vorrei scrivere, ma è quasi sera, ormai i black-out sono quotidiani.

venerdì 19 luglio 2013

Rabbi, Elohim, nuovo ordine mondiale e nuove religioni di comodo


....prima si distrugge una religione, poi in corso di demolizione se ne costruisce una nuova che sia sostitutiva alla precedente, ma che sia in particolar modo funzionale al nuovo ordine mondiale e che non vada ad ostacolare il progetto di dominio.

Non esiste la laicità in termini assoluti. Anche il denaro a usura è una religione, un dogma del mercato.


Certi Rabbi israeliti amerikani (i dotti della fede ebraica universale) vorrebbero ricostruire la Bibbia da diffondere al pubblico curioso, secondo l'interpretazione dei Rabbi che ora inculcano la versione "Elohim"


Non a caso Focus (finanziato non so da chi)  va in onda su vari canali digitali terrestri presentando programmi dai contenuti propagandistici molto sofisticati, che partendo dalle antiche civiltà (e curiosità varie)  guidano il telespettatore in un percorso verso il mistero extraterrestre.

Una gabbia informativa ben orchestrata di cui pochi se ne accorgono  ... e ci cascano dentro in molti.

Mi aspetto che tra non molto costringeranno anche la chiesa cattolica romana ad abiurare se stessa facendogli ammettere che certi angeli erano Elohim, ovvero Alieni...

Per quanto riguarda il nuovo papa basta vedere i segni massonici del palio che indossa,  trasferiti  da Benedetto XVI  a Francesco I
vedi: http://www.chiesaviva.com/

Papa Francesco credo non conosca nemmeno il Piano Kalergi altrimenti non sarebbe andato a Lampedusa in veste ufficiale.
 Sappiamo che è un gesuita...forse ingenuo.

http://soscollemaggio.com/it/celestino-v-il-pallio-pale-benedetto-xvi/gli-spilloni-del-pallio-pale.html

http://www.chiesaviva.com/pallio%20satanico.pdf

Vedi il piano degli illuminati per la nuova religione descritto e fatto conoscere attraverso le Carte ai massoni di basso livello che non possono accedere al 33° grado.

https://www.google.it/search?q=carte+illuminati+papa&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=AQTpUaeCM8Xj4QSdu4HwAg&sqi=2&ved=0CDcQsAQ&biw=1280&bih=794


riporto da : 
http://www.menphis75.com/nuovo_ordine_mondiale.htm

"In un altra conversazione Rockefeller chiese a Russo che cosa pensava che servisse il femminismo. Russo rispose che pensava era per l’uguaglianza di diritti sul lavoro e sullo stipendio e di votare etc., la sua risposta provoco` in Rockefeller contorsioni di risa, “Sei un idiota!” gli disse. Lasciami raccontare il perche` noi Rockefeller lo abbiamo creato e pubblicizzato in tutti i media. Le due ragioni principali per cui l’elite finanzio` il movimento furono da un lato che altrimenti avrebbero potuto tassare solo la meta` della popolazione e dall’altro perche` permise di mettere i figli molto giovani a scuola, permettendo un indottrinazione che accetti lo stato come prima famiglia, rompendo il modello tradizionale.

Questa rivelazione conferma la precedente ammissione da parte della pioniera del femminismo Gloria Steinman che la CIA finanzio` Ms. Magazine come parte dell’agenda per rompre i modelli tradizionali della famiglia.

Rockefeller era ossessionato dall’idea che “la gente deve essere comandata” da un elite e uno degli istrumenti di potere erano la riduzione della popolazione, che c'era “troppa gente nel mondo”, e che il numero della popolazione dovrebbe essere ridotto al minimo alla meta
 "
in modo incessante gli ILLUMINATI  si sono attivati per la distruzione del modello famigliare cristiano e quindi della cristianità caritatevole, non propensa al profitto. Questa demolizione costante avviene mediante i movimenti omosessuali diffusi dai media che lorsignori controllano e stanno anche tentando di turbare gli equilibri dell'islam utilizzando i trucco dei "diritti umani". Inoltre con l'omosessualità ottengono pure la riduzione della popolazione bianca europea (pericolosa perché più evoluta)  perché  ca.. in cu.. non fa figli . 


Il piano Kalergi prosegue silente con i flussi di immigrazione clandestini, che in italia vengono soprattutto dall'Africa, pilotati dalla Commissione Europa e dalla BCE che chiede l'arrivi di nuovi immigrati, dopo anche che con Haarp sono state create ad arte gravi siccità il vaste aree africane e per aver lorsignori alimentati conflitti interetnici e rapinato le risorse minerarie.

Pedofilia: intervista a Pannella che si incazza (integrale)

Non è che ci diranno poi, dopo, che anche gli alieni erano omosessuali?

Giorgio Quarantotto

giovedì 18 luglio 2013

Onda di probabilità quantica

Foto di Paolo Mazzoni


Onda di probabilità quantica

Consideriamo una interazione tra due particelle x1 ed x2, e descriviamola attraverso l'azione di una particella mediatrice, come si usa in fisica delle particelle. La mediatrice m(1,2) emessa da x1 verso x2 trasporta una quantità di moto p(1;2) = |p(1;2)|u(1;2) = mv u(1;2) = (hf/c) u(1:2), dove u(1;2) è il versore diretto tra x1 ed x2.

Nel caso della repulsione tutto va bene, perché x1 subisce una perdita di qdm Dp1 = -|p(1;2)| ed x2 guadagna Dp2 = +|p(1;2)|.

Nel caso di una attrazione, invece, deve essere Dp1 = +|p(1;2)| e Dp2 = -|p(1;2)|, il che comporterebbe p(1;2) u(1;2) : p(1;2)  0, ovvero una quantità di moto con verso opposto alla velocità della mediatrice.

Dal che seguirebbe: o una onda a frequenza negativa o una particella a massa negativa.

L'onda di probabilità psi(x;t) nello spazio di Hilbert è l'apparato matematico che impieghiamo per fare previsioni statistiche probabilistiche rappresentate da |psi(x;t)|dxdydzdt.

Intendo dire: noi vediamo nella mente un modello matematico , ma il suo scopo è che i risultati che produce corrispondano alle misure delle osservabili che constatiamo sperimentalmente.

Il piano epistemico e quello ontico devono corrispondersi almeno in modo univoco ep ---> on .


Vincenzo Zamboni

mercoledì 17 luglio 2013

Le armi servono, eccome! La NATO è pronta alla guerra (in Siria, per il momento, poi sul resto del pianeta...)

Dipinto di Alfredo Santella


Il quartier generale di Lago Patria (Napoli) impegnato a preparare la «Forza di risposta Nato» - Spostato dall’Europa in Turchia il comando delle forze terrestri dell’Alleanza


Come un dispositivo elettronico in modalità d’attesa, il Comando della forza congiunta alleata a Napoli (Jfc Naples) è tenuto ufficialmente in «standby», ossia pronto in qualsiasi momento a entrare in guerra. Ha ricevuto dal Comandante supremo alleato in Europa (che è sempre un generale statunitense nominato dal Presidente) l’incarico di mantenere in massima efficienza la Forza di risposta Nato – composta da unità terrestri, aeree e navali tecnologicamente più avanzate – in grado di effettuare entro 48 ore «qualsiasi missione in qualsiasi luogo».  

Il nuovo quartier generale del Jfc Naples a Lago Patria, costruito per uno staff di oltre 2mila militari ed espandibile per «la futura crescita della Nato», è in piena attività. Stanno arrivando membri aggiuntivi dello staff da tutti i paesi Nato, per una serie di esercitazioni che permettono al Jfc Naples di essere «pronto a operazioni militari come la Unified Protector», la guerra del 2011 contro la Libia.


Oggi, nel mirino del Jfc Naples, c’è la Siria. Contro cui la Nato, senza apparire ufficialmente, conduce attraverso forze infiltrate una operazione militare coperta, che da un momento all’altro può divenire scoperta imponendo una  «no-fly zone», come fu fatto con la Libia. Avamposto dell’operazione militare contro la Siria è la Turchia, dove la Nato ha oltre venti basi aeree, navali e di spionaggio elettronico.


A queste si aggiunge ora uno dei più importanti comandi Nato: il Landcom, responsabile di tutte le forze terrestri dei 28 paesi membri, attivato a Izmir (Smirne). Lo spostamento del comando delle forze terrestri dall’Europa alla Turchia – a ridosso del Medio Oriente (in particolare Siria e Iran) e del Caspio – indica che, nei piani Usa/Nato, si prevede l’impiego anche di forze terrestri, soprattutto europee, in quest’area di primaria importanza strategica.


Lo conferma il fatto che il generale Usa Philip Breedlove, da poco nominato dal presidente Obama comandante supremo alleato in Europa, si è recato in luglio a Izmir per accelerare i tempi in cui il Landcom raggiungerà la «piena capacità operativa». Subito dopo, il generale Usa Frederick Hodges, responsabile del comando di Izmir, si è recato a Napoli per coordinare l’attività del Landcom con quella del Jfc Naples.
Qui è stato accolto dall’ammiraglio Usa Bruce Clingan, che è allo stesso tempo comandante della Forza congiunta alleata a Napoli, delle Forze navali Usa in Europa e delle Forze navali del Comando Africa. 


Un gioco strategico delle tre carte, che permette al Pentagono di mantenere sempre il comando: ad esempio, nel 2011 esso ha diretto la guerra alla Libia prima attraverso il Comando Africa, quindi il Jfc Naples, appoggiati dalle forze navali Usa in Europa.
E l’Europa? Essa è importante per gli Usa geograficamente, ha chiarito il Comandante supremo alleato a una commissione congressuale: le basi in Europa non sono residui «bastioni della guerra fredda», ma «basi operative avanzate» che permettono agli Usa di sostenere sia il Comando Africa che il Comando centrale nella cui area rientra il Medio Oriente. Sono quindi essenziali per «la sicurezza del 21° secolo», garantita da una «potente e capace alleanza» diretta dagli Usa, che possiede «24mila aerei da combattimento, 800 navi militari oceaniche, 50 aerei radar Awacs».


Una alleanza (questo non lo dice) la cui spesa militare ammonta a oltre 1000 miliardi di dollari annui. Per mantenere sempre pronti alla guerra i comandi, come quello di Napoli, città con un numero record di disoccupati, tenuti in «standby» nella vana attesa di un posto di lavoro.


Manlio Dinucci

(Il Manifesto, 16 luglio 2013)