giovedì 15 agosto 2013

Bradley Manning chiede scusa agli USA, perché è un "gentiluomo" anglosassone...



Antefatto - Scrive Alessandro Marescotti di Peacelink: 

Manning, abiura come Galileo

Stanno cercando di estorcergli un'abiura.

Che vergogna.

Vedere 

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/08/14/Manning-scusa-ho-danneggiato-Usa_9159195.html

http://usnews.nbcnews.com/_news/2013/08/14/20020933-im-sorry-that-i-hurt-the-united-states-bradley-manning-apologizes-in-court?lite




Giustificazioni e spiegazioni anglosassoni  aggiunte:

... nella tradizione anglosassone, è segno di forza, non di debolezza, di chiedere scusa per il fastidio e per i danni che un nostro comportamento possa aver causato ad altri, anche se reputiamo che era giusto compiere quel gesto e anche se possiamo avere nessuna simpatia e molta giusta rabbia verso quegli "altri" -- nel caso di Manning, i generali che si sono sentiti traditi, i conservatori furiosi che la Macchina Militare venga intaccata, i diplomatici del Dipartimento di Stato che hanno fatto una figura di merda, e, soprattutto, i poteri forti che vogliono far eseguire i loro crimini da una cittadinanza supina.

Nella tradizione anglosassone, dicevo, si chiede sinceramente scusa anche ai nemici ai quali le proprie (giuste) azioni causano sofferenze, nonostante il fatto che quei nemici non dovrebbero soffrire e se soffrono è solo per colpa loro (e delle loro menti storte).

E le scuse, ripeto, non sminuiscono la convinzione di aver agito per il bene.  Poi, possiamo anche -- alla luce di una riflessione più ponderata -- decidere che sarebbe stato meglio agire in modo più oculato e forse anche, in un primo tempo, cercando di ottenere giustizia all'interno del sistema, prima di destabilizzarlo.  Ed è ciò che Manning ha detto.  Il tutto fermo restando che, nelle circostanze in cui Manning si trovava, con le poche risorse che aveva, l'unica azione realmente possibile per lui era di agire impulsivamente e di divulgare tutto subito.   

Per me Manning è innocente proprio perché non aveva altre possibilità reali, la Macchina Militare non ha previsto mezzi di ricorso interni praticabile per una persona nelle condizioni di Manning.  Quindi per me egli dovrebbe essere assolto e, anzi, ringraziato per il suo coraggio.

Semmai bisognerebbe aprire procedimenti disciplinari contro tutti quei dipendenti del governo americano, militari e non militari, i quali, venendo a conoscenza di misfatti, NON facciano ricorsi interni e, trovando le vie bloccate, NON divulgano i misfatti all'opinione pubblica.  Perché il loro silenzio costituisce complicità e, sul piano legale, costituisce omissione di un atto dovuto.

Fin quando non si punisce chi sta zitto zitto facendo finta di niente, trovo oltremodo ingiusto perseguitare chi ha avuto il coraggio di rompere gli schemi e divulgare tutto all'opinione pubblica.   Fin quando non si mette in pratica mezzi idonei per fare denunce all'interno di un'amministrazione e, anzi, si lascia intatto il meccanismo di complicità reciproca e di omertà, è innocente (anzi, è eroico) chiunque faccia denunce pubbliche.  In galera semmai chi crea e perpetua il sistema di omertà.

In conclusione, le scuse di 
Bradley  Manning non mi turbano affatto.  Serviranno per alleggerire la sua sentenza, ma indipendentemente da questi calcoli puramente pragmatici, sono, nella cultura anglosassone, dovute.  E non sono un'abiura.  Sono convinto che Manning crede ancora in quello che ha fatto -- seppure ora, col senno di poi, capisce che andava fatto diversamente se le circostanze l'avessero consentito.  Cioè, pur chiedendo scuse per i danni collaterali causati, crede ancora che ha fatto la cosa giusta in quanto era l'unica cosa che poteva in coscienza fare.

Patrick Boylan - patrick@boylan.it


mercoledì 14 agosto 2013

Fidel Castro, eroe della Resistenza, buon compleanno

fidel castro

Buon compleanno a Fidel Castro! Fra i tanti aspetti del suo agire politico, ricordiamo il suo ruolo di attore internazionale contro le guerre infinite; anzitutto per prevenirle. Come è stato per  Hugo Chavez.

Non c’è dubbio che Fidel abbia sempre ispirato il fermo impegno di Cuba in tutte le sedi (a cominciare dall’Onu) contro l’incubo della guerra nucleare. ma anche direttamente contro le guerre imperialiste che ci hanno fatto ingollare con la “dittatura mediatica”, per citare una sua espressione.

Un breve riepilogo sul ruolo di Cuba di fronte alle cinque guerre di bombardamenti portate avanti dall’Occidente e dai loro alleati.

Novembre 1990, Iraq. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu approva una risoluzione che autorizza il ricorso alla forza contro l’Iraq e un ultimatum per il 15 gennaio. E’ in pratica l’avallo alla terribile guerra che seguirà. Cuba, membro non permanente del Consiglio quell’anno, è l’unica a votare risolutamente contro – insieme allo Yemen. La Cina si astiene.

Baghdad, 1991. Un medico cubano di origine palestinese, Anuar, aiutava i colleghi iracheni nell’emergenza del dopoguerra e dell’embargo. In seguito, le brigate mediche internazionali di Cuba mandate negli epicentri del bisogno sono diventate un grande esercito pacifico.

Jugoslavia 1999. Sul quotidiano Granma il 25 marzo Cuba immediatamente esprime la propria posizione contro la “ingiustificata aggressione Nato contro la Jugoslavia, capeggiata dagli Stati uniti”, senza autorizzazione Onu. Pochi giorni dopo Fidel invita gli jugoslavi a “resistere, resistere e resistere”: lo ricorda anni dopo nel suo articolo Le guerre illegali dell’impero  parlando di un “unipolarismo oltraggioso, sostenuto da un impero guerrafondaio, che si erge a polizia mondiale.

2001, Afghanistan. Il 23 settembre Fidel Castro avverte che attacchi militari Usa sull’Afghanistan potrebbero avere conseguenze catastrofiche e dichiara l’opposizione di Cuba sia alla guerra che al terrorismo. Anni dopo, nel 2009, Fidel spiega che il ritiro del Nobel per la pace da parte di Barack Obama è stato un “atto cinico” visto il continuo impegno di guerra in Afghanistan “incurante delle vittime”, e visto che gli Usa sono una super potenza imperiale con centinaia di basi militari dispiegate in tutto il mondo e duecento anni di interventi militari".

2003, Iraq. Alla vigilia della nuova guerra annunciata, quasi tutti gli ambasciatori e relativi staff partirono in fretta. Non Cuba. L’ambasciatore e parte dello staff rimasero là, sotto le bombe, e per noi pacifisti dell’Iraq Peace Team, quell’ambasciata era un’isola di pace. L’ambasciatore partì solo all’arrivo dei marines: “non riconosciamo gli occupanti” ci disse salutandoci.

Marzo 2011. Fidel Castro, in un suo articolo del 3 marzo, chiede al mondo di sostenere la proposta negoziale per la Libia avanzata da Hugo Chavez, appoggiata ufficialmente dai paesi dell’Alba: “Il presidente bolivariano sta portando avanti un encomiabile sforzo per trovare una soluzione senza l’intervento della Nato in Libia. Le sue possibilità di successo saranno maggiori se egli otterrà l’appoggio di un ampio movimento di opinione a favore dell’idea, prima che si verifichi l’intervento armato e non dopo, per evitare che i popoli debbano veder ripetere altrove l’atroce esperienza dell’Iraq”. Se i movimenti e i popoli avessero dato seguito a questo appello, i paesi dell’Alba sarebbero diventati mondialmente un “pool di pronto intervento per la pace”. Chi, negli ultimi due anni – diciamo dall’inizio della guerra Nato alla Libia – ha sperimentato la difficoltà dell’impegno per la pace, nell’assordante silenzio della sinistra occidentale e del fu movimento pacifista, è a Cuba, al Venezuela e a pochi altri che ha fatto riferimento. Non a caso, nel  corso dei bombardamenti, è un cubano (Rolando Segura di Telesur) il giornalista che a Tripoli si discosta dall’esaltazione mediatica della guerra e della “rivoluzione”. Nel frattempo, da Cuba, Fidel definisce le operazioni Nato "un crimine mostruoso" e "genocidio".

2012 e 2013, Siria. Cuba si oppone ai tentativi di spacciare per umanitaria l’ingerenza Nato e petromonarchica in Siria. A questa ingerenza anche armata che ha fomentato una guerra devastante, Cuba e pochi altri – fra questi Venezuela, Bolivia, Nicaragua – hanno detto no in molte circostanze, quasi in solitudine, sia a Ginevra (Consiglio dei diritti umani dell’Onu) che a New York (Assemblea generale dell’Onu, l’ultima volta in maggio, i soliti 12 no e 57 astenuti). All’apice della propaganda internazionale, l’ambasciatore cubano a Ginevra dopo il massacro di Houla dichiarava: “(…) Il più elementare senso di giustizia deve impedire che si attribuiscano responsabilità a partire da semplici insinuazioni di parti interessate a promuovere la destabilizzazione e l’intervento militare straniero in Siria, per i quali i paesi della Nato dedicano notevoli risorse, finanziando e armando un’opposizione che soddisfi le loro ansie di cambio di regime in questo paese (…). La condotta di alcuni membri della Nato nella regione dell’Africa del nord e del Medio Oriente, i loro ingiustificabili bombardamenti, i crimini contro i civili indifesi e il silenzio complice di fronte alle azioni d’Israele contro il popolo palestinese, sostengono le tesi che non è precisamente la promozione e la protezione dei diritti umani la legittima motivazione del dibattito che oggi ci occupa“. (…)

Marinella Correggia

martedì 13 agosto 2013

Niscemi (USA) - Il MUOS.. che veglia su di noi - "In verità, in verità vi dico che l'impianto è voluto dal padre mio che sta nei cieli..."

      

Se c’è una cosa che non dev’essere assolutamente affermata né insinuata quando di mezzo ci sono l’America e la Nato è la seguente: che dopo sessantotto anni di “liberazione” ci ritroviamo completamente asserviti, da cima a fondo, e, peggio che mai, non si vuol prendere atto che nel 1943 sulle nostre coste non sbarcarono dei filantropi intenti a spargere i semi della “libertà”, bensì le avanguardie armate di quella che poi si sarebbe tradotta in una pluridecennale occupazione politica, economica, culturale e, appunto, militare.

Invece, com’è il caso di questi giorni in cui ha toccato il culmine la protesta dei comitati e dei movimenti contrari al Muos, il nuovo sistema di radar Usa-Nato mediterraneo nell’area di Niscemi (CL), si assiste sì una sacrosanta e legittima manifestazione di dissenso, ovviamente presentata dai media come “violenta” e “pericolosa” (o addirittura “infiltrata dalla Mafia”: buona questa!), ma è completamente assente, in mezzo a rivendicazioni d’ordine pacifista, ambientalista e quant’altro, la necessaria cornice argomentativa che dovrebbe dare il segno di una svolta a questo tipo di azioni che hanno interessato nel corso degli anni i vari presidi contro il Dal Molin, Camp Darby, gli F-35 ecc.: quella caratterizzata dall’anelito insopprimibile alla sovranità e all’indipendenza della nostra nazione.

Ma se si tiene bene a mente com’è andata quasi settant’anni fa, e di come si schierarono – anche a giochi fatti, con “volanti rosse” e simili – gli antesignani di coloro che ancor’oggi sventolano, entrando nella zona militare sottratta al nostro territorio nazionale in base a “trattati” ed “accordi” i più assurdi e viscidi, le solite trite e ritrite bandiere con falce e martello, non ci si può che rassegnare a veder scomparire dall’orizzonte della protesta l’istanza sovranista.

D’altra parte, i medesimi attivisti dei centri sociali e dei gruppetti della residuale galassia comunista, tranne rarissime eccezioni (ad esempio i bordighisti) non hanno sviluppato alcun ripensamento in merito al Fascismo e alla guerra persa, e sottolineo persa dall’Italia, non dal solo Fascismo, cosicché le conseguenze di quella sciagura le stiamo pagando tutti quanti.

Al riguardo del primo, essi non vogliono prendere atto di quello che qualcuno un tantino più acuto politicamente di loro, Palmiro Togliatti, dovette ammettere quando si rivolse ai “fratelli in camicia nera” (1936), quando il Fascismo, con le sue “provvidenze” e le sue opere di carattere economico e sociale, aveva praticamente riscosso un consenso unanime sulla base dei fatti e non dei discorsi (o delle televisioni di qualcuno inopinatamente additato, nel bene o nel male, a novello “ducetto”…). Eppure si tratta per la maggior parte di studenti, che dovrebbero appunto essersi formati su qualche libro serio e affidabile, o almeno aver sviluppato quel sano “spirito critico” tanto decantato proprio in ambito laico e/o marxista, in base al quale non ci si dovrebbe abbarbicare a “dogmi” preconcetti e chiusure di sorta, in nome della suprema “libertà” dell’individuo così come lo postula una modernità che a costoro piace non poco.

Ma qui casca l’asino, perché da una parte il comunista è per mentalità “internazionalista” (salvo non ammettere che i vari regimi comunisti hanno per forza di cose sviluppato anche una politica “nazionalista”, si pensi alla Romania prima del 1989), per non dire “cosmopolita”, specie nelle sue ultime varianti (il “comunista senza Comunismo”, insomma), pertanto non è predisposto ad inorridire quando la sua patria e la sua nazione vengono ridotte in schiavitù dallo “straniero”, categoria che ha apriorisiticamente abolito dal suo panorama intellettuale (anche per favorire l’afflusso di “migranti”); dall’altra deve far finta di credere che i vari regimi comunisti siano stati tutto arcobaleni e “peace&love”, quando nella concreta pratica geopolitica hanno dovuto mostrare i denti come tutti gli altri per continuare ad esistere.

Ma se qualche saltuaria e decontestualizzata approvazione per alcuni aspetti del Fascismo è possibile aspettarsela da qualche raro comunista stalinista duro e puro (nessuna invece dagli “antifa” e dagli “anarchici” che pullulano i centri sociali e dai vari arcobalenisti fissatisi coi “diritti umani”), quando si passa a dare un giudizio sulla guerra persa – ripeto, persa dall’Italia - non c’è speranza di vedere all’opera alcun ragionamento degno di questo nome, così si va dalla generica accusa di essere entrati in una guerra – per giunta alleati col “Male assoluto”! – dalla quale “dovevamo restare fuori” (come, di grazia, se solo ci si dà la pena di considerare la prepotente e capillare presenza britannica nel Mediterraneo, che tutto era tranne il “mare nostrum”?) alla condanna senz’appello per aver mandato a morire i nostri soldati “con le scarpe di cartone” al freddo della Russia (quando è ormai chiarissimo che se di Alpini si trattava, quelli avrebbero dovuto operare nel Caucaso, guarda caso anche oggi regione d’importanza strategica vitale nel “Grande gioco”).

Come che sia, non me ne vogliano i manifestanti che con le cesoie sono andati a tagliare quello scandaloso reticolato simbolo tangibile d’ogni iattura che colpisce la nostra gente, se in queste righe posso apparire troppo severo con loro.
Non mi fraintendano: hanno fatto bene a ‘profanare’ quello che per tutti i lacchè del “partito americano” in Italia è a tutti gli effetti un santuario, un luogo destinato al culto della nostra sudditanza in cui si fa il bello e il cattivo tempo alla faccia di una nazione, quella italiana, sviata in ogni modo da una “cultura storica” ridotta a barzelletta e dalle pantomime di cui è capace il teatrino d’una “politica” di mezze tacche completamente eterodiretta.

Ma hanno sbagliato ad andarci coi simboli della falce e martello, con quelli dei loro seppur meritori comitati e con ogni altra bandiera che non fosse quella della nostra nazione. S’immagini infatti per un istante che impressione darebbe – soprattutto a Lorsignori al di là del reticolato – un presidio adornato da bandiere tricolori, inquadrato secondo una schema di tipo paramilitare e dal quale si elevassero parole d’ordine patriottiche, e si pensi invece a quali grasse risate si staranno facendo sempre i medesimi Signori quando si vedono arrivare sotto la rete una sgangherata, benché nutrita, masnada di “attivisti” in abiti ed atteggiamenti più o meno “alternativi”.

Certo, non si può chiedere a chicchessia di essere quello che non è, né biasimarlo per questo, e dovremmo pure tirare le orecchie a certa sparuta e raggirata (dai suoi ridicoli “capi”) gioventù “nazionale” che di queste cose non si occupa incessantemente come dovrebbe, ma solo di rado e ancora meno dei suddetti – e da essa odiati - “alternativi”, preferendo perdere tempo nel folclore inventato a posteriori (che italiano è uno che vuol somigliare, tappezzato di tatuaggi e avventore fisso dei “pub”, al peggio della subcultura londinese?) d’un passato irripetibile, nell’assurda faida metropolitana con le “zecche”, nell’ingozzarsi di birra e salsicce e nell’invettiva antislamica, nell’insulto a quel ministro “colorato” (intruso ed insopportabile del resto come queste basi Usa/Nato, beninteso) o, peggio, nella difesa non richiesta d’un miliardario che di occasioni per passare alla storia ne avrebbe avute e continua invece a prendere per i fondelli quelli che ancora gli danno ascolto.

Purtroppo la verità è che di patrioti autentici in questo Paese non ve ne sono. Eppure non è sempre andata così.
Che cosa faceva nei secoli passati chi contestava l’ordine vigente? Chi intendeva liberare la sua terra dall’intrusione straniera o dai venduti e traditori? Innalzava forse le sue particolari insegne spacciandole per quelle sacre per tutti quanti? Nient’affatto. Lo scontro era sempre tra chi era più degno di portare i simboli dell’autorità, appellandosi agli “dei” unanimemente riconosciuti, e così è stato ad esempio all’epoca di Roma, ma lo stesso discorso vale per tutti i grandi condottieri del passato. Agire diversamente avrebbe significato il fallimento assicurato.

In seguito, con la fine delle monarchie di diritto divino e la penetrazione nelle coscienze dell’idea di “nazione”, con la sua ‘mitologia’ e la sua ‘liturgia’, i simboli di quest’ultima sono stati fatti propri da chi riteneva di disporre dei titoli per governare, dimostrandolo nei fatti. In fondo anche il Fascismo, nato come fazione, si sforzò di rappresentare tutta la nazione italiana, il che è inconcepibile per tutte le varianti ideologiche sia liberaldemocratiche che comuniste, che da un lato postulano un irrealizzabile “bene comune” a partire dalla soddisfazione del benessere individuale, dall’altro, senza tanti giri di parole, mirano ad imporre la “dittatura del proletariato” (salvo poi sostituirle nella pratica quella dell’apparato di partito, con la sua “ortodossia” e relative ‘scomuniche’ e vacanza-premio in Siberia).

Possibile che non si riesca ad esprimere il ragionamento più lineare e logico, e cioè che non è ammissibile, per chiunque, essere comandati da stranieri, anche i più ‘discreti’ (vedete forse torme di americani in giro?), parandosi invece con ogni tipo di giustificazione, più o meno convincente, di tipo finanziario ed economico (“gli F-35 costano troppo”, “non producono occupazione”), tecnico (“gli F-35 sono un bidone”), pacifista e ‘resistenzialista’ (“mai più guerre”, “l’Italia ripudia la guerra”), ambientalista e sanitaria (“le basi inquinano”, “la popolazione si ammala”), addirittura regionalista (“no il Muos in Sicilia”, “no il poligono di tiro in Sardegna”) eccetera?

Di che cosa si ha paura, qual è il blocco psicologico irremovibile, per non riuscire a definirsi senza remore e vergogna italiani di fronte a chi si sa bene per quale tornaconto non molla la presa dopo settant’anni? Certo, loro, dal loro punto di vista, fanno bene a raccontare che sono lì per “difenderci” sempre da qualche terribile “minaccia”, ieri l’Unione Sovietica e ora “al-Qa’ida”; che siamo “alleati” ed “eterni amici” (strana “amicizia” quella imposta unilateralmente e caratterizzata da una lunga scia di “stragi impunite” ed “omicidi eccellenti”, per non parlare della sistematica rapina ed affossamento della nostra economia); che “noi e loro” siamo in fondo parte di un’unica “civiltà”, quella “occidentale” (ovvero “moderni” contro tutto il resto del mondo “rimasto indietro”)… 

Sta nel loro gioco raccontare e raccontarsi panzane le più demenziali ed insostenibili alla prova della storia e della realtà quotidiana, nonché dell’antropologia pura e semplice, finché non riusciranno (e sono a buon punto) a forgiare anche qua – grazie a “cultura” e media soprattutto, ma anche a stili di vita e modelli lavorativi e familiari - un tipo umano talmente alienato che manco più percepirà chi è realmente, o meglio chi erano lui e i suoi padri.

E così, mentre si registrano questi segnali di protesta condotti nel segno sbagliato da persone che comunque a loro merito possono ascrivere l’averci messo l’impegno e la faccia, l’Italia aspetta ancora un condottiero e un manipolo di eroi che sguaini la spada della riscossa generale, col che finirà ogni sopruso ed ogni svillaneggiamento dell’occupante straniero, assieme ad ogni danno che quelli hanno generato.

Enrico Galoppini

lunedì 12 agosto 2013

Aprirsi per essere felici... Una fiaba di Franco Farina


Dipinto di Franco Farina

“C'’era una volta un uomo che aveva fatto un vita un po'’ sgarbata ed un po’ sleale e per questo temeva le altre persone. Anziché guardare ciò che di bello aveva fatto nella vita e i bei momenti si trovava a rimuginare sulle perdite che aveva subito e gli sgarbi che aveva fatto.

Così si chiudeva in casa e usciva poco poco.

Per timore che entrasse qualcuno nella sua proprietà si munì di finestre chiuse tutte a chiave e una porta blindata pesantissima che nessuno avrebbe potuto sfondare.

Usciva a fare spesa quando era buio e si ritirava presto e si richiudeva nella sua casa. Sembrava temesse gli altri, un timore quasi inconscio frutto di ciò che lui aveva fatto ad altri.
Viveva una vita misera.

Un giorno doveva uscire e non trovava il portachiave che portava le innumerevoli chiavi della porta blindata e delle varie finestre. Cercò e cercò e non trovava le chiavi per uscire.


Iniziò a prendere a pugni la porta e si sentiva sempre più stupido. Dopo aver preso a pugni e a calci la porta e avergli urlato contro e spintonata a più non posso, si accascio davanti la porta piangendo con le nocchie delle mani sanguinanti.

Tra i singhiozzi pensava che non era possibile tutto ciò. Era incredibile! Era prigioniero di se stesso delle sue proprie paure.
Pensava fossero stati gli altri a renderlo così e si rese conto che invece erano solo le sue paure frutto delle stupidate che aveva fatto a renderlo così.

Pianse ed il peso sul cuore si alleggerì; i singhiozzi si spensero e stava osservando la sua casa come se fosse la sua prigione. Si rese conto che non poteva vivere così.

Riprese controllo di se stesso e si mise a ricercare le chiavi anche nei posti più impensabili e le trovò riposte nel frigorifero. Magari in un momento di disattenzione le aveva riposte nel luogo sbagliato.

Ma pensò a quello che era successo e si accorse che era una lezione.

Tolse tutte le serrature dalle finestre e spalancò le finestre e di giorno la luce riprese ad entrare in casa e non solo in casa ma anche nel suo cuore .

Prese ad uscir di casa di giorno parlare con le persone.
Aiutava chi ne aveva bisogno, e si mise a lavorare di buona lena.
Era come se in un ramo secco la linfa avesse ripreso a scorre e fossero rispuntate le foglie.

Aveva smesso di essere prigioniero di se stesso.”


Oggi il sole è nel cielo e risplende per Te e per Me.

Un cordiale saluto.

Franco Farina
www.francofarina.net

domenica 11 agosto 2013

Cerveteri e la memoria cancellata per "convenienza"


La brutta struttura, denominata (Centro di Accoglienza),  che  è stata progettata accanto al mio punto di vendita di Souvenir, rovinerà la bellissima piazzetta della Necropoli Etrusca di Cerveteri. Anche se per me è molto conveniente, poiché i visitatori passeranno davanti alla mia attività, sono dispiaciuta di questo ennesimo scempio che il sindaco di Cerveteri vuole fare  con tanto di nulla osta della Sovrintendenza;  ed ecco che  la penna rossa  donata a G. Spadolini dallo storico dell’Arte e funzionario delle Belle Arti  Bruno  Molatoli, sarà per l’ennesima volta protagonista della più deprimente  e subdola  storia italiana (il Ministro Bray è stato messo al corrente di tutto e speriamo che intervenga).  

Nel novembre 1974 Giovanni Spadolini ricevette una busta inviatagli da un suo caro amico, Bruno Molajoli, storico dell’arte ed ex funzionario delle Belle Arti. Il plico conteneva una matita rossa e blu, uguale a quelle che gli insegnanti usano per correggere i compiti in classe, accompagnata da un bigliettino scritto a matita: «A Giovanni Spadolini da Bruno Molajoli con fervidissimi auguri e fondate speranze che questo ‘bicolore’ Gli serva per correggere gli errori nei ‘compiti’ della P.I. e, Dio voglia, dei Beni Culturali» .

Molajoli non avrebbe potuto scegliere regalo migliore: una matita bicolore, come bicolore era il governo Moro-La Malfa che stava nascendo in quelle settimane e in cui Spadolini era stato chiamato quale responsabile del nuovo Ministero per i Beni culturali e ambientali. E come il professore individua errori più o meno gravi nel lavoro svolto dai suoi allievi, così il neo-ministro avrebbe dovuto rintracciare ed eliminare danni e storture nei compiti (di nuovo una parola con duplice significato) legati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Quel dono altamente simbolico, nella sua semplicità, racchiudeva in
sé il senso di un’epoca e di un momento importanti per la storia della
tutela: in quella matita oggi possiamo vedere la delusione per gli errori
compiuti, la speranza che non venissero ripetuti, l’attesa per quel Ministero che avrebbe dovuto finalmente inaugurare un nuovo corso, tutti sentimenti condivisi da gran parte della cultura italiana negli anni Settanta.

Bruna Di Berardino


http://www.centumcellae.it/leggi.php?id=25667

sabato 10 agosto 2013

Calcata... ed i poteri forti - Signoraggio bancario, moneta debito, BCE ed i "petecchioni" del Circolo Vegetariano VV.TT.

Paolo D'Arpini - Vai avanti te che a me me viè da ride...

Cari amici vicini e lontani, debbo sottoporvi un discorso lungo e complesso… che riguarda la nostra battaglia per il recupero della sovranità e contro la truffa dell'emissione monetaria concessa in esclusiva alle banche centrali private…
Rammento che, verso il 1996 (o giù di lì), nella sede del Circolo Vegetariano VV.TT.  per lanciare un segnale facemmo una emissione simbolica di moneta alternativa "Petecchioni" che aveva valore legale per gli interscambi all’interno del Circolo. Ricordo che proposi all’allora sindaco di Calcata, Luigi Gasperini, di fare altrettanto per l’area comunale, questo perché nella Costituzione Italiana è tuttora consentita l’emissione comunale di cartamoneta. Purtroppo il sindaco non fu abbastanza lungimirante e scartò l’idea…
Qui occorre sapere che stampare carta moneta non può essere un monopolio. Proprio perché si tratta di una Cambiale (cioè una certificazione scritta di un debito) chiunque può farlo e nessuno lo può vietare. 
Successivamente per spiegare bene al popolo cosa si celasse dietro alla truffa del signoraggio bancario, nel 2005, assieme al socio Giorgio Vitali, organizzammo nell’ex Lavatoio di Calcata un dibattito ad hoc, dopo quel primo incontro ne organizzammo vari altri, nella sede del Centro Visite del Parco del Treja di Calcata, a Faleria  ed anche al comune di Sant'Oreste, etc.  con numerosi esperti del settore (Vedete le risultanze qui:  http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=moneta+debito+e+signoraggio). 
Alcuni di voi non sapranno che attualmente non è lo Stato a emettere la carta moneta ma sono delle banche private, sia pur denominate Banca d’Italia od attualmente BCE, che si sono appropriate del diritto di emettere carta moneta per conto dello Stato, il quale a sua volta ripaga questo debito con l'emissione di Buoni del Tesoro  che vengono posti in vendita dalle banche stesse guadagnandoci ulteriormente.   Perciò capirete che per risolvere il problema del debito pubblico e degli interessi pagati e restituire allo Stato la sua dignità ed autonomia finanziaria è assolutamente necessario che l’emissione cartacea del denaro ritorni allo Stato. Inoltre siccome attualmente non c’è più alcuna trasferibilità fra la moneta ed il suo equivalente in oro ciò significa che -di fatto- il denaro che circola è semplice carta colorata e che in qualsiasi momento il suo valore convenzionale può scomparire del tutto. 
Ma l’argomento che vorremmo trattare è veramente complesso e richiede alcune spiegazioni ed analisi preliminari, perciò iniziamo il discorso con l’analisi di alcune condizioni che hanno portato la nostra Repubblica all’attuale stato di cose.
Il problema è vasto e va affrontato con lungimiranza e con spirito di “comprensione”.
Chi ha detto che i gestori dell’economia finanziaria devono comandare su tutti gli altri? NESSUNO! E’ un sopruso accettato passivamente da una popolazione [europea] senza alcuna dignità. Chi ha stabilito che la BCE deve essere privata? Nessuno. E’ un sopruso. Non solo: Qualora noi e noi soli, italiani, decidessimo di nazionalizzare la Banca d’Italia, potremmo farlo perché, per il principio liberista, nessuno ci può impedire di trasformare l’assetto interno di un Ente che è uno degli azionisti della BCE.Banca d’Italia, ancorché pubblica, cioè di proprietà del Popolo italiano, sarebbe una normale azionista della banca centrale Europea.  
E' forse Draghi a controllare la BCE? O i finanzieri internazionali organizzatori del famoso incontro umma aumma sul Britannia? Il benemerito presidente Cossiga, che stava al gioco ma non stava zitto, dichiarò che si trattava di un atto profondamente illegale.
Infatti, non si  dovrebbe nominare governatore di Banca centrale un uomo di una banca privata (Goldman Sachs). Lo hanno potuto fare perché hanno abusato di un potere assoluto, cioè senza controllo.
A questo punto non siamo in condizione di poter predire come andranno le cose. Di certo il gioco è pesante. E costellato di omicidi: Alfred Herrausen e Detlev Rowedder, due funzionari economici tedeschi che si opponevano alla sistemazione in senso privatistico della BCE. NON manchi a questo elenco anche Wim Duisberg, ANNEGATO in una piscina. (Ex governatore della BCE). NOTA: la di lui moglie fu sottoposta a processo in Olanda per “antisemitismo”. – COGLIAMO L’OCCASIONE PER RICORDARE ANCHE DUE ITALIANI MORTI O SPARITI: SBANCOR E FEDERICO CAFFE’. In questo elenco non manchino anche: l’americano Jeffry Picower e, volendo, anche il figlio di Madoff, nonchè i due Kennedy. Senza dimenticare Paolo Ungari ed Haider, nonché Moro e …. Borsellino.
La realtà che stiamo vivendo è del tutto falsa.

Paolo D’Arpini

Trittico di Franco Farina

Ed ora esausti e sazi della introduzione generale e consapevoli dei retroscena in cui la cessione della Sovranità dello Stato è passata alle banche ed ai poteri economici “altri”… passiamo decisamente all’interrogazione: 

Al signor Ministro dell’Economia e delle Finanze
premesso che il popolo italiano in base all´art 1 della Costituzione, “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, è Sovrano e fra le varie Sovranità rientra anche la Sovranità monetaria. La Sovranità monetaria consiste nel diritto di emettere moneta ex nihilo.
La Sovranità di uno Stato è indisponibile e inalienabile per chiunque tranne che per il popolo italiano che ne è il titolare esclusivo secondo qualsiasi testo di diritto Costituzionale e lo stato deteneva LA SOVRANITA´ MONETARIA fino alla privatizzazione delle tre BIN Banca Commerciale Italiana, Banca di Roma e Credito Italiano.
Si seguitò poi a vendere ai privati anche le partecipazioni nelle Banche di interesse nazionale come la BNL e l´Istituto bancario S Paolo di Torino. Con queste incaute vendite si trasferì ai privati la Sovranità
Premesso che nel 1992 iniziò la privatizzazione delle tre BIN nella quale il Ministro del Tesoro ”dimenticò” di trattenere le quote della Banca d´Italia che in base al vecchio art 3 dello Statuto della Banca d´Italia dovevano essere dello stato o di aziende con capitale a maggioranza statale. monetaria e si privatizzò la Banca d´Italia in maniera illegale rispetto al vecchio art 3 dello Statuto della Banca d´Italia che in un secondo tempo, per coprire la vendita illegale, fu riformato, dopo 14 anni di silenzio di politici e media, dai banchieri il 12/12/2006 quando è stato approvato per Decreto, dal Presidente del Consiglio Romano Prodi (ex consulente Goldman Sachs) e dal min dell´Economia Tommaso Padoa Schioppa, membro di Aspen Institute, della Commissione trilaterale e del Bilderberg Club, e avallato dal presidente della Repubblica Napolitano, la modifica all´art 3 dello statuto della Banca d'Italia il quale non prevede più la maggioranza dello Stato in Banca d'Italia.
Premesso che il 7 febbraio 1992 con la firma del Trattato di Maastricht da parte del Governo Andreotti, il cui art 105°A prevedeva che l´unico Ente autorizzato a emettere moneta fosse la BCE, banca privata e per giunta straniera, ci fu la cessione della Sovranità monetaria, avvenuta esplicitamente contro la legge italiana, perché la Sovranità monetaria non è a discrezione di un qualsiasi governo o di chiunque altro che non sia il popolo italiano ed inoltre non si seguì l´iter previsto dalla Costituzione per la modifica di quest´ultima.
Premesso che la cessione a banchieri privati, per giunta stranieri, della Sovranità monetaria è stata fatta in maniera incostituzionale in quanto è stata fatta una modifica alla Costituzione senza seguire l´iter previsto dalla stessa per le modifiche e inoltre qualsiasi Sovranità non è nella disponibilità di nessun governo. Infatti, la Costituzione italiana non prevede in alcun modo la cessione della Sovranità monetaria e men che meno a privati stranieri.
Premesso che secondo l´Articolo 105A del Trattato di Maastricht:
1.La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità. La BCE e le Banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle Banche Centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità.
2.Gli Stati membri possono coniare monete metalliche con l’approvazione delle BCE per quanto riguarda il volume del conio.
Premesso che l´autocrazia della BCE, unico creatore di moneta nell´Unione europea, entrò in tutti gli ordinamenti giuridici dell’Unione Europea per effetto del Trattato più volte citato (articolo 107)
Tutto ciò premesso,
SI CHIEDE di conoscere
dal Ministro del Tesoro pro tempore in quanto tempo prevede sia possibile riparare i danni arrecati all’intero popolo italiano, dato che è doverosa l'applicazione della Legge 262 del 28 dicembre 2005 il cui art 19 c 10 impone il rientro delle quote della Banca d´Italia nelle mani dello Stato entro tre anni, mentre sono già passati diversi anni dalla sua promulgazione e il cui regolamento di attuazione (da quel che noi sappiamo) non è stato finora redatto, con la conseguenza che la legge succitata non è mai stata applicata mentre lo Stato è costretto a chiedere in prestito alla banca centrale il denaro di cui necessita pagandone gli interessi ad una banca privata straniera, la BCE, e facendo pagare i costi agli italiani del tutto ignari della truffa.
Art 19 c 10 della legge 262
Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici.

Giorgio Vitali - Primo firmatario
Giorgio Vitali con Bonaventura

venerdì 9 agosto 2013

Il ritorno di Anthony Ceresa.. e tutto quel che vorreste sapere sul retrobottega del mondo


Scrive Caterina: "Ma che fine ha fatto Anthony Ceresa?"
Mio commentino: "Vero... è un bel po' che non si sente....."


Ed ecco, lupus in fabula, il messaggio del redivivo

Carissimi Caterina e Paolo,
Vi ringrazio del pensiero, è vero sono stato assente un bel po’ di tempo ma sono ancora qui, sempre presente con corpo e spirito in attesa che qualcuno mi chiami a dirigere questo piccolo negozio di borgata con ciabatte, scarpe e stivali usati, una volta denominato il Grande Paese nel contesto mondiale.

State tranquilli sono sano come un pesce, un po’ afflitto dalla situazione Italiana ma non mi perdo il piacere nella lettura delle informazioni riportate nel piccolo grande Giornaletto di Saul.

Vedo che c’è grande interesse da parte di pochi nelle scelte giuste per un radicale cambiamento della Politica Italiana, ma apparentemente il tutto si ferma a livello di parole, senza iniziative reali che portano nel breve o nel tempo ad una risoluzione dei mali del Paese che affonda sempre di più.
Vi sono migliaia di Ditte abbandonate e miliardi di soldi sprecati giornalmente da parte dello Stato che potrebbero dare lavoro a milioni di Italiani, se amministrate da tecnici di valore attraverso concorsi per lo sviluppo della ripresa, con prodotti economici innovativi di facile smercio nei mercati mondiali. Tutto fermo in attesa di una possibile ribellione con danni inestimabili.

Il macabro gioco distruttivo delle varie sigle PD, PDL, FIFI’, MIMI’, COCO’, PIPI’, CACA’, ecc., con relativi Sostenitori ed Associati,  con circa sessanta milioni di teste in Italia e all’estero tutte divise e confuse, dove gli interessi principali della Kasta ne approfittano per continuare a mungere il Paese e la cittadinanza fin che possono.

Coloro che sognano una rivoluzione stile Francese con tanto di ghigliottina per tagliare 4 o 5 milioni di teste di sbavati indemoniati per salvare l’Italia, rimane un sogno irrealizzabile a meno di un intervento armato da parte della Germania o della Russia, che verrebbe immediatamente fermato dalle forze Statunitensi presenti sul territorio Nazionale.

Non posso fare a meno di pensare anche alla Politica internazionale dove lo Stato più potente al mondo gli Yankee, spesso devono battere in ritirata perché il maggior male del mondo in barba alle Leggi e ai Tribunali, è rappresentato dalle Ingiustizie e dalle Religioni le quali usano Dio nei vari modi incantevoli di convincimento, per sottomettere l’umanità nella formazione ideologica di un unico Impero Mondiale dove gli Yankee, esattamente come sognava Genghis Khan e tanti altri, non disdegnano l’idea di governare il mondo intero dove per ultimo, “quell’essere Supremo Onnipotente definito Dio” sarà rappresentato da chi riuscirà a guadagnarsi il Potere terreno in tutti i sensi, Militarmente, Economicamente, con il controllo delle fonti primarie di sussistenza alimentare incluso le fonti di difesa anti-Virus delle pandemie batteriologiche appositamente diffuse Universalmente.

Hanno ereditato da Hitler non soltanto le armi Nucleari, i V1 e V2 che gli ha permesso di viaggiare nello spazio, ma anche le ideologie di una razza umana selezionata per reprimere il resto dell’intera umanità.

Le lotte di Religione vengono distratte maggiormente da esche che richiamano le attenzioni internazionali su particolari ben evidenziati per riversare le colpe ed apparire innocenti di cui: Al Qaida, la Globalizzazione, l’Euro, Israele, la Palestina, tutto il Nord Africa e il Medio Oriente con la Siria e l’Iran, la Corea del Nord, Assange, Snowden, una sceneggiata costruita per il ritorno alla guerra fredda fra USA, Russia, Cina, Corea del Nord, Iran, America Latina, Pakistan e India, Yemen, Somalia, Sudan, Gibilterra, ecc., una vera leccornia costruita su vari fronti da indiavolati contro la Pace terrena, che metterebbero in pericolo l’Europa nel caso di conflitto mondiale, ciascuno per trarre i propri profitti, considerando che il gioco delle carte in tavola è piuttosto ingarbugliato dal terrore fra Musulmani, Cattolici e Buddisti e si concentra inizialmente nel rafforzare l’ideologia di base per la battaglia finale di chi riuscirà vincitore.

Per il momento i Musulmani hanno iniziato a sbattere fuori dai loro immensi territori tutti i Cristiani con atti di terrorismo inducendoli ad abbandonare le Aree di controllo Religioso, e per i più ostinati se li mangiano a pranzo o li tagliano la testa, mentre i Cattolici uniti sotto al Cristianesimo con le infinite derivazioni, condizionati dal perdono, dal continuare a subire e dalla preghiera, ingoiando le sofferenze imposte dallo scompiglio Politico Economico in casa e nelle aree di interesse per battere la contro parte, creando un giro vizioso di impoverimento dei paesi legati alla fede Cristiana.

L’Italia con la presenza del Vaticano si trova in prima persona avvolta nella mischia e nulla impedisce a chiunque in considerazione delle armi moderne incolpando Al Qaeda, una improvvisa correzione della geografia di Roma come guida di una parte di quel mondo spirituale in confusione con filosofie di ricchezza con tanti nemici in casa.

Attualmente non è ben chiaro chi riesce a trarre maggiori profitti dai vari fronti incandescenti, ma a conti fatti l’Europa è invasa da milioni di Cinesi impossibile a contarli, e da una ventina di milioni di Musulmani che aumentano sempre più con sbarchi forzati, in aggiunta al fatto incontestabile che loro procreano mentre i Governi Occidentali applicano Tasse e si divertono a strombazzare serviti da varie droghe messe a disposizione per rincoglionire i Politici ed i loro seguaci.

Pare che i migliori clienti dei super vizi, droghe, deretani, donnine dai facili costumi di cui molte per necessità di sopravvivenza, ecc., si trovano nei vari Palazzi della Politica in centro ed oltre il Tevere della città Eterna.

Da buon saggio sognatore di una possibile pace Mondiale, confinando le varie credenze di Fede come istinto personale di libero pensiero di ciascun essere, mi ero battuto per la salvezza di Bin Laden per arrivare ad un compromesso fondato sulla Giustizia Sociale Universale fra i due principali attori Oriente Occidente, ma fu tutto inutile poiché mi ritengo non più di un microbo di fronte ad una galassia di cervelli che studiano indefessamente come istigare, distruggere, manipolare l’essere umano, per accrescere gli  interessi personali di gloria e di pensiero per primeggiare materialmente ed economicamente sui propri fratelli con guerre interminabili.

Mi fermo qui, augurandovi ogni bene ed un forte abbraccio a Paolo e Caterina.

Anthony Ceresa