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venerdì 31 agosto 2012

Proposta di DPEFR annuale per controllare la politica amministrativa

Deburocratizzare - Foto di Fulgor Silvi

Quando il popolo si accorge di non essere più libero di decidere nulla, che qualsiasi decisione in merito alla propria vita viene presa da persone inaffidabili e pericolose, che la loro sopravvivenza è nelle mani di alcuni che giocano al monopoli con soldi veri e non di carta colorata e che le perdite VERE di questo assurdo gioco sono tutte a carico delle categorie sociali deboli, che cosa potrebbe accadere?

Da molte parti viene detto e scritto che il nostro Paese democratico in realtà maschera una dittatura che mantiene al potere sempre le stesse persone da tempo immemorabile, le quali vivono nei contesti politici godendo di ogni privilegio, a spese del popolo italiano. Tali persone, si fanno eleggere sulla base di menzogne che sono bravissimi a propinare, ed ogni volta che si riavvicinano i periodi elettorali, preparano una serie di regali, come farebbe un marito che tradisce spesso la moglie ma che di fronte alla decisione di separarsi, le offre doni e promesse di cambiare vita……. Purtroppo le persone difficilmente cambiano, sta’ proprio lì il punto!... e nessuno fino ad oggi ha dimostrato di aver cambiato la propria linea nei confronti dei cittadini italiani. Le situazioni sono rimaste inalterate grazie ad un numero incalcolabile di trucchi da manuale che hanno permesso agli stessi mascalzoni di sempre di continuare a gestire il potere e il denaro pubblico come se fosse denaro privato.

Prendiamo ad esempio gli Enti Pubblici come le Regioni. I capitoli di spesa, spesso vengono utilizzati dagli assessori come fossero conti correnti personali, finanziando tutto quello che porta voti e che quindi contribuisce a mantenere la poltrona. Basta dare un’occhiatina ai documenti ufficiali (… peraltro pubblici), come i bilanci di previsione e soprattutto i Rendiconti per capire come viene speso il denaro dei cittadini. Basterebbe guardare per curiosità l’ultimo decennio per capire il trend della spesa pubblica delle Regioni italiane.

Bisognerebbe leggere questi documenti con un megafono, girando per le strade delle varie città, magari durante i periodi di campagna elettorale, per far capire quello che NON è MAI stato fatto da nessuno di loro! La vera prova della loro mala fede sta’ soprattutto nel fatto che l’elenco dei finanziamenti approvati con la finanziaria regionale non corrisponde minimamente agli argomenti del programma elettorale sulla base del quale i cittadini hanno eletto un Presidente.

Quello che fa riflettere è che, indipendentemente dal colore politico, la gestione del denaro pubblico risulta simile nell’ambito di ogni schieramento. In effetti occorre ricordare che con la riforma Bassanini di qualche decennio fa’, che sanciva il principio della separazione tra potere politico e amministrativo, si decise di togliere ai politici la firma sugli atti amministrativi, e di creare delle figure di “manager”, i Direttori, che, dietro un compenso economico ghiotto (160.000 euro all’anno, più i premi relativi alle valutazioni annuali: il 40% della loro retribuzione in più ….) avrebbero firmato tutti gli atti amministrativi lasciando agli Assessori soltanto le delibere di Giunta (che riguardano interventi più importanti).

Ma chi sceglie i direttori? Essendo dirigenti pubblici, dovrebbero essere scelti nell’ambito dei dirigenti che hanno vinto il concorso pubblico. In parte è così, ma una percentuale di questi direttori, che guarda caso ricopre alcune tra le poltrone più importanti, è costituita da personale esterno all’amministrazione, che viene selezionato con una procedura di bando pubblico ridicola (spesso definita “vestitino su misura”) più volte impugnata da alcuni sindacati e di cui il TAR si è già pronunciato negativamente con sentenza, revocando in qualche caso l’incarico.

Occorre tuttavia dire che alcuni di questi manager esterni siedono ancora indisturbati sulle stesse poltrone revocate dal TAR grazie a dei provvedimenti regionali (vere e proprie acrobazie di cavillo legale) determinati dai soliti servi di potere pronti a firmare qualsiasi cosa. Ovviamente i direttori vengono scelti dai politici e tutti ne comprendiamo il motivo. Il contratto è a termine (tre anni) e potrebbe non essere rinnovato se il direttore non è “collaborativo” con l’assessore….

Il risultato di questa riforma? Un pacchia per i politici, i quali oggi non sono più responsabili di alcun atto amministrativo (..il che significa che non andranno MAI in galera per aver firmato qualcosa di inadeguato…) ed un notevole aumento della spesa pubblica per pagare gli stipendi e i premi ad un numero di direttori che è pari a quello degli Assessori (…i cui stipendi astronomici sono noti a tutti…!)

Il punto è che questi Direttori, condizionano fortemente la gestione amministrativa degli atti pubblici, e ciò perché essi stessi sono condizionati dalla politica e dal timore di perdere il lavoro.

Precedentemente a questa riforma Bassanini, l’assenza di questa separazione tra poteri (politico ed amministrativo) consentiva due cose: la prima, i politici erano responsabili degli atti che firmavano e pertanto ci pensavano un po’ su prima di fare qualcosa di sbagliato, non rischiavano di andare in galera per una firma non dovuta; e la seconda, i dirigenti amministrativi non dipendevano gerarchicamente da un capo controllato dalla politica, e pertanto non subivano pressioni e potevano svolgere il loro lavoro applicando le procedure senza condizionamenti.

Inoltre, con l’attuale sistema Bassanini, anche quando scade il mandato politico, i Direttori continuano a gestire e a firmare, anche se sono espressione delle precedenti Giunte, per cui i cittadini che hanno eletto un'altra formazione si ritrovano ad avere in carica una specie di governo ombra dei Direttori espressione della precedente Giunta. Allora si penserà che potrebbero essere rimossi dall’incarico. No…è impossibile! …non conviene all’Amministrazione Regionale in quanto se venissero rimossi (e la cosa è estremamente difficile, per non dire impossibile) verrebbero ugualmente pagati per tutto il periodo di contratto pur standosene a casa, per cui ci ritroveremmo a dover pagare due direttori e questa è una responsabilità che nessun politico si accollerebbe. Tuttavia è stato trovato un trucco per cambiare i direttori, e perché no, anche quei Dirigenti che non vogliono collaborare. E’ quello della riorganizzazione di tutta la Regione. In questo caso i nuovi politici possono abolire strutture, spostare Direttori e Dirigenti mettendo le pedine giuste nei posti che preferiscono. Naturalmente ogni riorganizzazione comporta tempi lunghi, in quanto le persone nuovamente collocate dovranno apprendere il nuovo lavoro che si dovrà svolgere!...poi, quando finalmente hanno appreso il meccanismo del nuovo lavoro e sono entrati nel merito di come funzionano le cose, è già in arrivo una nuova riorganizzazione perché il mandato politico della vecchia Giunta intanto è scaduto.

Qualcuno mi spiega come è possibile, in un sistema di questo genere, garantire un servizio decente al cittadino che nel frattempo paga fior di tasse per non avere niente in cambio?...... E’ ovvio che i tempi della Pubblica Amministrazione sono lunghi….. Tuttavia le tasse continuano ad aumentare anche se i servizi sono praticamente ridotti a lumicino….

Ricordiamo ad esempio che la tassazione sugli stipendi è arrivata a sfiorare il 60 per cento di quanto si guadagna, e la maggior parte dei funzionari regionali in alcune regioni non arriva a prendere 1.200 euro al mese…

Il problema sta’ tutto nelle priorità di spesa e nelle decisioni dei politici di come viene utilizzato il denaro dei cittadini.

Il problema potrebbe essere ovviato semplicemente utilizzando e potenziando alcuni degli strumenti già in vigore che però vengono sistematicamente ignorati in quanto non funzionali alle esigenze dei partiti.

Occorre ricordare che da molti anni esiste uno strumento di programmazione che se fosse considerato in maniera più seria supererebbe questo problema. Si tratta del Documento di Programmazione Economica Finanziaria Regionale (DPEFR), che viene approvato annualmente dalla Giunta e che dovrebbe garantire quelle priorità di spesa decise dalla politica in sede di programma elettorale.

Quando viene eletto un Presidente della Regione, in genere è perché ha proposto un programma elettorale convincente e per quel programma elettorale ha ottenuto la fiducia dei cittadini. Per cui, viene logico dirsi: se ho votato quel Presidente, sicuramente le cose che ha scritto in quel programma sicuramente saranno fatte nel corso del suo mandato (5 anni). Giusto?

Magari fosse così.

Noi siamo abituati al fatto che i politici promettono qualsiasi cosa, poi comunque nessun cittadino è in grado di controllare se quel programma viene effettivamente svolto.

Il DPEFR potrebbe garantire questo controllo e vi spiego perché.

Ogni anno, La Giunta dovrebbe (lo dico al condizionale perché non so se tutte le Regioni lo fanno, pur essendo previsto da una norma nazionale…) predisporre un DPEFR annuale che dovrebbe contenere una quota parte del programma elettorale approvato (dico “APPROVATO” perché il programma elettorale dovrebbe essere approvato e preso come punto di riferimento per tutto il quinquennio). A questo DPEFR dovrebbe essere collegata la Finanziaria che ne garantisca la copertura (…non tutto il budget, perché una quota di finanziaria è destinata alla gestione ordinaria delle spese regionali). Ovviamente, il bilancio di previsione dovrebbe confermare tutto questo impianto. Non credete? Bè…non è così che vanno le cose.

Se esistesse questa coerenza tra i documenti programmatico-finanziari esistenti, la gestione sarebbe trasparente e il Presidente in carica a fine mandato dovrebbe aver svolto tutto il programma elettorale per cui era stato eletto. Purtroppo non è così. Il DPEFR in molte Regioni è soltanto un documento riepilogativo dell’attività annuale in corso e non programmatorio, mentre le risorse che dovrebbero essere destinate a finanziare le cose che il programma elettorale aveva previsto, vengono impiegate dagli assessori per fare altro….. tanto i cittadini non si sognerebbero mai di andare a leggersi un rendiconto regionale!

Bene, vi invito a farlo, ciascuno nella propria regione, per controllare se quello che ho qui scritto è vero oppure no.

Concludo dicendo che basterebbe applicare in maniera più convinta alcuni tra gli strumenti legislativi che pure esistono per ottenere dei risultati eccellenti, e che l’attenzione di ogni cittadino dovrebbe essere costante sull’attività che riguarda la spesa pubblica in quanto, anche se i giornali non ne parlano, ci sono documenti pubblici ed ufficiali che forniscono ogni mezzo per poter capire come effettivamente stanno le cose.



ARIES

lunedì 16 gennaio 2012

Napoli, 28 gennaio 2012.. Per dire No alla privatizzazione forzata dei servizi pubblici essenziali voluta dal "governo tecnocratico"



È necessaria una grande battaglia di civiltà contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali. E per dire al governo «tecnico» che l'acqua non si tocca. Un grande appuntamento a Napoli il 28 gennaio, con amministrazioni locali e movimenti.

Un governo "politico" in agosto ha violato la Costituzione reintroducendo, in contrasto con l'esito referendario del 12 e 13 giugno 2011, meccanismi concorrenziali e logiche di mercato per l'affidamento dei servizi pubblici locali (ad eccezione dei servizi idrici), determinando un preoccupante scollamento tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa. Un governo "tecnico", nella cosiddetta fase due della sua azione politica, vuole accelerare tale processo, con l'obiettivo di reintrodurre privatizzazioni forzate anche nel settore all'acqua.

È bene allora ricordare che l'art. 4 d.l. n. 138/2011, convertito con la L. n. 148/2011 riproduce l'abrogato art. 23 bis del Decreto Ronchi, che trovava applicazione per tutti i servizi pubblici locali (spl), prevalendo sulle discipline di settore con esso incompatibili, salvo quanto previsto in materia di distribuzione di gas naturale e di energia elettrica, gestione delle farmacie comunali, trasporto ferroviario regionale.

Attraverso procedure competitive ad evidenza pubblica, da svolgersi nel rispetto della relativa normativa comunitaria, gli spl potevano essere affidati ad imprenditori o a società in qualunque forma costituite oppure a società a partecipazione mista pubblica e privata (mediante il ricorso alla gara cosiddetta a doppio oggetto), con l'attribuzione al socio privato di una partecipazione non inferiore al 40%.

L'affidamento in house veniva ammesso come deroga al regime ordinario, a patto che fossero presenti «situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato» e che si rispettasse la procedura indicata (svolgimento di un'analisi del mercato per motivare la scelta dell'in house, consultazione dell'Agcm).

In ultimo, la norma abrogata prevedeva un regime transitorio per gli affidamenti già in essere all'entrata in vigore della disciplina, fissandone la scadenza ed una data certa per la messa a gara, a seconda del tipo di affidamento e della natura dell'ente gestore. La norma trovava applicazione per tutti i servizi pubblici di rilevanza economica, come del resto era stato riconosciuto dalla stessa Corte Costituzionale con la sentenza n. 24 del 2011, la quale, proprio in forza dell'applicazione estesa a tutti i servizi, aveva ritenuto il primo quesito rispettoso del requisito di omogeneità, richiesto ai fini dell'ammissibilità dalla giurisprudenza della Consulta.

L'abrogazione referendaria dell'art. 23 bis, come indicato dalla stessa Corte Costituzionale, non determinava né la reviviscenza dell'art. 113 Tuel né tanto meno creava una lacuna normativa, giacché la disciplina comunitaria poteva infatti trovare diretta applicazione nel nostro ordinamento, anche in assenza di una intervento nazionale di adeguamento.

Tale cornice giuridica ha avuto una assai breve vigenza: l'articolo 4 è stato infatti introdotto dal legislatore solo due mesi dopo l'avvenuta abrogazione dell'art. 23 bis, ignorando di fatto la volontà referendaria. La consultazione di giugno avrebbe reso prioritaria una discussione profonda in materia di spl, al fine di intervenire in maniera razionale e sistematica in un settore da sempre oggetto di continui ritocchi normativi. Ciò tuttavia non è avvenuto: il decreto legge n. 138/3011 è stato votato in una situazione di asserita emergenza, per rispondere al mercato.

Il risultato, per quel che concerne i servizi pubblici locali, è stato - come si è detto - la riproposizione della norma abrogata solo due mesi prima, con una scelta che ha definitivamente segnato l'incapacità di una classe politica di saper cogliere le novità politiche ed istituzionali generate dal processo referendario. Ancora una volta, il legislatore ha posto le basi per un processo di dismissione, segnato da uno sbilanciamento dell'assetto delle gestioni a favore del privato, contribuendo alla svalutazione degli stessi assets che saranno messi a gara, essendo indiscutibile che una contestuale immissione sul mercato di numerosi beni e servizi è idonea a determinare il crollo del loro prezzo. In questo modo, il legislatore ha anche ignorato la maggiore autonomia che il diritto comunitario assicura agli enti locali in materia di definizione delle procedure di affidamento.

Attualmente la situazione è la seguente: l'art. 4 d.l. 138/2011 disciplina la gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, ad eccezione del servizio idrico e dei settori già esclusi dal Decreto Ronchi, «liberalizzando tutte le attività economiche e limitando, negli altri casi, l'attribuzione di diritti di esclusiva alle ipotesi in cui, in base ad un'analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità». L'affidamento dei servizi avviene «in favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto del

Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di economicità, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità» (comma 8); inoltre, per quel che concerne gli affidamenti a società miste, al partner privato selezionato con gara a doppio oggetto dovrà detenere «una partecipazione non inferiore al 40 per cento» (comma 12).

L'affidamento in house, possibile ma solo in via derogatoria rispetto al regime ordinario, è ammesso «a favore di società a capitale interamente pubblico che abbia i requisiti richiesti dall'ordinamento europeo per la gestione cosiddetta in house», a patto che «il valore economico del servizio oggetto dell'affidamento sia pari o inferiore alla somma complessiva di 900.000 euro annui». Infine, è definito un regime transitorio per gli affidamenti già in essere all'entrata in vigore della nuova disciplina, determinandone la scadenza e la relativa messa a gara (comma 32, lett. a, b, c, d).

Se all'esistenza del regime transitorio e del meccanismo delle gare a data certa si aggiunge da una parte il "premio" che i Comuni riceveranno una volta effettuate le dismissioni (l'art. 5 prevede infatti l'assegnazione di una somma non sottoposta ai vincoli di spesa propri del patto di stabilità), dall'altra la sanzione del commissariamento per gli enti che invece risulteranno inadempienti alla data del 31 marzo 2012, non è certamente infondato parlare di una violazione dei principi comunitari e costituzionali dell'autonomia decisionale dell'ente locale.

Occorre reagire, e subito, a questa situazione di illegalità diffusa, di attentato alla Costituzione e di vulnus alla democrazia partecipativa; occorre reagire agli ulteriori e attuali progetti politici dell'attuale governo "tecnico" (fase 2) che intendono estendere gli effetti di tali provvedimenti anche all'acqua. La reazione deve partire non "soltanto" dal Forum dei movimenti per l'acqua pubblica e dai ventisette milioni di cittadini che hanno votato contro le privatizzazioni "forzate", ma anche da parte di tutte quelle amministrazioni locali che rivendicano il rispetto della Costituzione e della loro dignità ed autonomia decisionale.

Democrazia partecipativa e democrazia locale, in una dimensione nazionale, devono unirsi in una grande battaglia di civiltà, una grande battaglia per i diritti.

Una prima e importante occasione per discutere di questi temi sarà il 28 gennaio 2012 a Napoli, giorno in cui de Magistris ha invitato, nell'ambito del I forum dei comuni per i beni comuni, le amministrazioni e i movimenti a discutere di tali temi e a produrre un documento unitario.

Alberto Lucarelli

(Fonte: Il Manifesto | 10 Gennaio 2012)

domenica 20 novembre 2011

Giuseppe Turrisi: "Il collasso di ogni immaginazione sociale e la follia che diventa politica...."

"Mummie bancarie ci governano" (Saul Arpino)

Con l'avvento di internet stare dietro la notizia è sempre più difficile, stiamo vivendo un cambiamento epocale ma sicuramente la massa, non riesce a percepire questo ribollire di evoluzione ne tanto meno riuscirà a gestirlo tanto è stata plasmata e programmata a subire ogni tipo di "ordine".

Gli dicono che c'e la crisi, e ci credono, gli dicono però di comprare l'ultimo microonde ed in venticinquemila prendono la macchina intasano il raccordo e vanno a comprare qualcosa che magari neanche gli serve, e non basta la comprano pure a rate!!!.

Con questo tipo di popolazione una coscienza popolare per il riscatto della dignità per guidare il momento storico non ci potrà mai essere, se poi a guidare (si fa per dire) lo fanno direttamente i servi della speculazione, allora sarà un momento che si processerà nel peggiore dei modi possibile. La colpa però non è solo del popolo (che di sovrano non ha più niente) ma sopratutto di chi lo ha governato, che distruggendo ogni giorno di più l'istruzione di stato (e sponsorizzando solo quella per la elite) e lasciando ai "media" ( in mano al liberismo) il compito di creare "cultura" (chiamarla cultura naturalmente è un ossimoro) il risultato non può che essere quello che vediamo sotto gli occhi di tutti. Idee carta velina, vite fotocopia, speculazione chiamata politica, persone con il cervello in affitto, anime quasi inutili formate a distruggere se stessi e ciò che li circonda, che sprecano aria e pure il metro quadrato di terra su cui vivono.

La conoscenza fa sempre la differenza e "loro" lo sanno bene, infatti i ricchi ed i potenti investono per i loro figli, enorme denaro, proprio perché dalla "conoscenza viene fuori la potenza", l'ignoranza "del popolo" crea invece potere (S. Agosti).

In uno stato ormai commissariato dal potere bancario, anche se Mario Monti ci ha rassicurato "totalmente" che non è così, quale prospettive abbiamo di un vero socialismo e di una vera uguaglianza, assolutamente nessuno, il potere unico mondiale avanza inesorabile schiacciando ogni forma di democrazia, vedrete che ci toccherà rimpiangere ciò che credevamo peggio? (ma calma, Monti ci ha rassicurato!! e anche "totalmente"). Il popolo cosi formato non solo non saprà mai utilizzare il giocattolo difettoso della democrazia (inventato dai banchieri), ma neanche comprende quando il patrigno (governo monti) ci toglie il giocattolo e ci mette in punizione a fare i compiti (stringere la cinghia = leggasi abbassare i pantaloni, mutande e posizionarsi a 90° a favore di vento/banchieri).

La terapia del terrore e della paura ha funzionato, nella psicologia del bisogno di sicurezza (tra i bisogni primari della natura umana) nella ignoranza della gente ha generato la rassegnazione (sociologia dell'insicurezza) della delega, più ti senti incompetente più ti affidi a "chi ci capisce di più", anche se la delega a Monti ha sicuramente motivazioni che vanno "oltre l'ignoranza" (nel senso di ignorare) di Napolitano e di tutto il parlamento che lo vota e lo voterà, figuriamoci i milioni di ignoranti ed inconsapevoli che li hanno votati (sempre nel senso di ignorare fatti e curriculum).

La strategia del potere finanziario si ripete come un gioco di squadra, film (ansi storia) già visto, già era successo nel 1992, ma mentre allora avevano lasciato fare ai politici (andreatta, prodi, amato, ecc, le lettere in minuscolo sono d'obbligo) adesso come dice l'amico Avv. Marra c'è una novità, ossia si sono esposti direttamente, infatti sia in Grecia che in Italia hanno (casualmente) messo direttamente un "uomo di estrazione bancaria pura" (anche se ci ha "rassicurato totalmente", ricordiamocelo per favore!!!!). Perché mai gli speculatori che non hanno mai un nome, attaccano l''Italia? Nella ignoranza del popolo l'idea diffusa che inculcano e che tutti credono (pensate che ci crede pure Bersani) è che l'Italia è debole e non è credibile!!! (urca), ora riflettiamo quale cane o meglio "iena" si avventerebbe su un osso spolpato invece che su una coscia polposa? Altro che deboli e non credibili questa è solo propaganda per preparare la svendita del Patrimonio di Stato.

Tutto fa parte sempre e solo della stessa tecnica, farti credere che hai un problema o peggio "crearti un problema ad hoc" al fine di importi la "loro soluzione" che hanno già nel cassetto. Ma è lo stesso film visto quando Soros nel 1992 fece un attacco speculativo alla lira, per indurci la paura del fallimento, per spingerci a passare all'euro che sarebbe stata la "nostra grande soluzione" a tutte le inflazioni e tutti gli attacchi speculativi (ma dai!!! pensate che c'è ancora qualcuno che crede che l'euro sia stata la nostra slavezza, tanto è stata la programmazione mentale), peccato che quella era solo l'anticamera delle future truffe ai danni dei cittadini europei e italiani. Infatti mettendoci l'euro in casa, senza che i popoli europei conoscessero il vero meccanismo dell'emissione dell'euro (a debito) e sopratutto i proprietari della BCE e lo statuto della BCE, di fatti ci siamo portati in casa il cavallo di troia, e adesso stanno uscendo i soldati ad incendiare la città (Grecia, Spagna, Italia, ecc).

Ci hanno fatto credere che "qualcuno" ci poteva rubare!! e ci siamo fatti cambiare la serratura proprio dal ladro. Adesso subbiamo gli attacchi (speculativi chissa da chi!!!??) a Finmeccanica (per dirne solo una) affinché la gente pensi che la soluzione sia svendere il patrimonio pubblico e cosa pensate che faccia il sig. Mario Monti (casualmente eletto senatore, causalmente incaricato da Napolitano, casualmente consulente della Goldman Sachs) ma che ci ha rassicurato "totalmente" che non sta con i poteri forti?? Svenderla al prezzo più basso!!! (oltre la truffa anche il danno) ed il gioco di squadra si chiude....anzi continua!!!!!!!!.

Se la gente conoscesse che la società per cui era consulente il signor Mario Monti (ma anche Prodi, Letta e Draghi) è stata indagata in America per aver venduto titoli "futures" agli americani e poi averci pure scommesso sopra che perdevano (si cerchi su google " truffa futures goldman"), che è stata indagata per avere truccato i conti greci, e la Grecia sappiamo in che mani sta (si cerchi su google "conti greci goldman"), che è indagata dallo stesso Stato Italiano per truffa (si cerchi su google "easy credit procura di pescara") be!!! allora la rassicurazione di Mario Monti diventa veramente credibile in quanto viene rafforzata da un curriculum impegnativo. E come se avessimo bisogno di una governate baby-sitter, chiediamo il curriculum, ed il candidato ci dicesse: "ho lavorato per Jack lo squartatore", quale migliore referenza potevamo avere per il bene di nostro figlio?

Possiamo solo sperare in un intervento dello "spirito santo", anche se ultimamente è molto latitante, che incontri monti sulla via di damasco, e facendolo cadere di cavallo, gli tuoni "perché li perseguiti?", ma poiché buona parte di "incenso" sta nel "neo eletto governo" crediamo che tale intervento divino non abbia a divenire, rafforzando la nostra idea di ateismo, sarà pure meglio salvare un singolo che un intero popolo.

Sicuramente siamo in un momento storico in cui, per citare il sociologo Bauman c'è un "collasso della immaginazione collettiva" nel popolo delle società occidentali ed una delegittimazione continua e progressiva dei governi ad occuparsi del collettivo (res pubblica), c'è un progetto di abbandono del socialismo reale delegando tutto al liberismo capitalistico innescato da Regan e Thaccher già venti anni fa. Tale filosofia politica economica ha fatto si che il "mercato" (finto colpevole) dominasse ogni forma di progetto di economia umana e del territorio a favore del puro e solo profitto.

I cambiamenti che ci aspettano sono enormi e partono da una improcrastinabile "rivoluzione culturale", il nostro primo problema è che non riusciamo più ad immaginarci un futuro diverso. È necessario comunicare a ragionare in termini di "manutenzione del mondo" (gestire al meglio quello che c'è, territorio, case, cultura, persone formazione, ricerca) basta rincorrere il PIL figlio di una rivoluzione industriale, che ormai è morta e sepolta. Il PIL è il più grande alibi, per alimentare l'economia dell'interesse sulle monete debito, ossia togliere ricchezza a chi la produce (il popolo) e trasferirla solo a chi emette moneta o a chi è già ricco. Le nuove economie dovranno necessariamente essere antropocratiche (N. Bellia), ECOIDEE (la prima bonifica deve essere fatta nei nostri cervelli), dovranno essere economie locali, economie biologiche, economie piccole e di territorio, con bioenergie (smart grid), eco-conomie, economie dell'artigianto e dell'arte, decrescita, ecoenergie, risparmio energetico, monete locali e sopratutto sovrane e di proprietà del popolo, bonifica della pattumiera mondo ecc. (manca lavoro? Se solo ci fosse la volontà politica e la moneta di proprietà del popolo "G. Auriti"!!!).

Tutto questo prevede che ci sia una nuova generazione di persone a governare e non certo gli stessi che vogliono risolvere problemi che loro stessi hanno creato. Il futuro è oltre, non certo in questa gerontocrazia di bare e morte bancaria che ci governa.

La nonna Maria di 92 anni che ha cresciuto due figli e li ha fatti laureare con sacrifici ma sono stati appena licenziati e nonno Gianni di 87 ex metalmeccanico fermo su una sedia per i turni che ha sostenuto per vivere, non avendo più la tripla "A" dovranno vedersi decurtata la pensione senza discussione; purtroppo non sono "credibili" ammazziamoli perché sono solo un peso per l'economia di mercato. Quanto deve durare questa follia bestiale?

Giuseppe Turrisi