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venerdì 26 agosto 2011

Peppe Sini da Vetralla e la carta degli intenti per la Marcia Perugia Assisi 2011

Nell'immagine la locandina della femminista artista Teri Volini: "Io sono uno con il sole"

La marcia Perugia-Assisi del 25 settembre 2011 dovra' esprimere alcuni chiari concetti e un semplice, nitido ed intransigente programma di alternativa di governo per l'Italia.

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I. Il femminismo e' la corrente calda della lotta di liberazione dell'umanita' dalle violenze che tuttora la opprimono.

Se non vince la lotta del movimento delle donne contro la violenza maschilista e l'oppressione patriarcale, non vi e' alcuna possibilita' di impedire la regressione dell'umanita' nella barbarie, barbarie in cui la stanno palesemente precipitando le politiche belliche e desertificatrici dei poteri politici, economici, ideologici, mediali e militari dominanti.

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II. La biosfera e' in enorme, immediato pericolo: il modello di sviluppo dominante ha forzato i limiti della natura e sta provocando distruzioni irreversibili e disastri ambientali e sociali apocalittici.

O la politica del XXI secolo sara' ecologica, o non vi sara' piu' alcuna politica, alcuna civilta', alcuna organizzazione sociale dell'umanita' degna di questo nome.

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III. L'organizzazione sociale, economica e politica fondata sull'esercizio della violenza ha portato l'umanita' sull'orlo di un abisso: oltre questo limite vi e' solo l'annichilimento della civilta' umana.

Occorre fermarsi e cambiare radicalmente strada: erede del costituzionalismo moderno, cosi' come erede delle piu' antiche e luminose tradizioni di pensiero e convivenza, solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

La conversione alla nonviolenza della politica e dell'economia, dell'amministrazione e della formazione, della riproduzione sociale, delle relazioni tra le persone e tra i popoli, della morale e del diritto ad ogni livello giurisdizionale, e' l'imperativa, primaria esigenza dell'ora attuale per l'umanita' intera presente e futura.

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IV. La marcia Perugia-Assisi del 25 settembre 2011 deve raccogliere, unificare e rendere pienamente autocoscienti e reciprocamente responsabili ed interdipendenti le esperienze piu' vive di lotta per la democrazia, la legalita' e i diritti nel nostro paese in questi ultimi mesi: dalla manifestazione "Se non ora quando" alla vittoria referendaria, dalla difesa del diritto allo studio e alla salute, alla difesa del diritto al lavoro, alla difesa dell'ambiente.

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V. La marcia in quanto "assemblea itinerante" deve dibattere, recare a sintesi e formulare il programma politico su cui coalizzare il plurale ed aperto comitato di liberazione nazionale inclusivo di tutte le forze democratiche del nostro paese per mettere fine al governo della guerra e del razzismo, al regime dell'illegalita' e della corruzione, all'eversione dall'alto da parte dei poteri dominanti; ovvero per tornare alla legalita' costituzionale, allo stato di diritto, alla democrazia progressiva.

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VI. Premesse indispensabili di questo programma di liberazione nazionale devono essere:

1. l'immediata cessazione della partecipazione italiana a tutte le guerre, ovvero l'immediato ritorno al rispetto dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana;

2. l'abrogazione di tutte le misure in cui si e' concretizzato il colpo di stato razzista in Italia dal 1998 ad oggi, e quindi il ritorno al rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani, ergo ad una politica rispettosa ed inveratrice della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani, fondata sull'accoglienza e l'assistenza atte a salvare la vita ed a promuovere l'esistenza di tutti gli esseri umani.

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VII. Decisioni fondamentali di questo programma di liberazione nazionale devono essere:

1. una politica economica e finanziaria che attui come prima e ineludibile misura d'emergenza il taglio di tutte le spese militari;

2. una politica internazionale rigorosamente antimilitarista e disarmista; non solo antimperialista, anticolonialista e antirazzista, ma anche esplicitamente e concretamente attiva per l'abolizione di tutti gli eserciti e le armi, cominciando con la smilitarizzazione e il disarmo unilaterale del nostro paese.

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VIII. Che ogni decisione sia presa con la specifica tecnica nonviolenta del metodo del consenso.

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IX. Che ogni decisione ed azione politica sia orientata dal principio: non uccidere; ovvero: salvare le vite.

(Fonte Nonviolenza in Cammino)

venerdì 10 giugno 2011

Monica Lanfranco: "..il valore del genere, nel voto referendario e nella società!"



Si può affermare che il voto referendario ha un genere sessuato, anche laddove il quesito non riguardi direttamente questioni che attengono alla libertà di scelta in materia riproduttiva, di orientamento e di legame tra i sessi, e quindi di relazione tra i corpi e le visioni che questa relazione realizza nella società?

La mia risposta è certamente sì, dal momento che una delle peggiori trappole ideologiche del pensiero patriarcale sta nel propugnare il neutro maschile come universale, e così facendo ingloba e cancella il punto di vista femminile senza permettere il doppio sguardo, che è l'unica possibile chiave di svolta di ogni processo di cambiamento.

In questo pesante e millenario occultamento politico della diversità il dominio patriarcale ha creato un sistema ferreo di gerarchie e attribuzioni di ruoli sessuati funzionali alla conservazione del potere nelle mani maschili: femminile e maschile hanno assunto così, nel simbolico come nell'educazione e quindi nella cultura, il preciso significato di due distinti modi di dover essere, che hanno inchiodato i due generi in funzioni e ruoli gerarchicamente precisi e più facilmente controllabili.

Sappiamo, grazie al femminismo, quanto sia importante non solo per le donne ma anche e soprattutto per gli uomini scardinare questo meccanismo, perché una società composta da persone che obbediscono a leggi presuntamente derivanti dall'interpretazione unidirezionale della natura, o del volere di una divinità, non solo è ingiusta e diseguale ma anche infelice, tetra e sottrae talenti e opportunità da condividere alle comunità umane.

Conosciamo bene anche le insidie insite nella femminilizzazione che spesso piega le pratiche e il pensiero ad una visione discriminatoria, pur all'apparenza gratificando le donne: questa o quella funzione, si dice, sono femminili (come ad esempio l'attitudine alla cura, o alla comprensione ed empatizzazione delle relazione e del quotidiano). Ecco confezionato il recinto comodo e veloce che relega al privato le donne (dove purtroppo esse stesse stanno spesso e volentieri), delegando al logos maschile il governo del mondo e del politico, e quindi delle vite tutte.

Questa retorica blocca le donne nel ruolo dei raccoglitrici, e gregarie, e altrettanto fa con gli uomini, decidendo il loro dover essere cacciatori e condottieri.

Occuparsi di ambiente, di acqua, di energie rinnovabili, di tutela e premura per ciò che ci circonda rischia di essere interpretato come una debolezza, una fragilità e un languore che ostacolano il progresso, il futuro, lo sviluppo tecnologico.

Che mancanza collettiva di coraggio, sembra dire chi sostiene la privatizzazione dell'acqua e l'avvento del nucleare: ecco la solita pavida resistenza alle sfide, tipica del conservatorismo prudente che è costituzionalmente femminile e contrapposto alla virile ed evolutiva potenza maschile.

Eppure ben sappiamo che proprio nella prudenza e nell'attenta valutazione dell'impatto di ogni nuova tecnologia sulla natura e sulla vita sta la possibilità di guadagno e vantaggio collettivo, anche perché la storia ci ha già consegnato esempi di catastrofi, lutti e disastri originati dall'egoismo frettoloso del profitto e dalla smania di saltare passaggi cruciali della ricaduta di ogni scelta.

Forse in Italia non è ancora chiaro che parlare di acqua come bene pubblico e di energie rinnovabili al posto di nucleare non è fare ostruzionismo al nuovo che avanza, ma è parlare di democrazia e di futuro compatibile con l'esistenza.

Le donne africane, ancora in grande numero schiave della grande fatica che richiede il compito di garantire acqua alla propria famiglia, sanno che è proprio la mancanza di sistemi collettivi e pubblici di approvvigionamento idrico che le allontana dalla scolarizzazione e quindi dalla maturità come cittadine libere.

L'avvento della gestione pubblica dell'acqua in questo caso sarebbe l'inizio del percorso verso la democrazia di genere in molti paesi, così come la ricerca e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, nell'Italia "paese del sole e del vento" significherebbe migliaia di posti di lavoro, oltre che sicurezza per l'ambiente e per la salute.

Rigettare al mittente, con quattro sì ai referendum, impianti ideologici patriarcali come la visione privatistica di un bene comune dell'umanità, il delirio nucleare e la sciagurata introduzione di un principio di ineguaglianza nel caso del legittimo impedimento, significherebbe il farsi largo di una coscienza del limite e della responsabilità.

Una dichiarazione, insomma, di adultità e di maturità delle donne e degli uomini di questo paese, in controtendenza con la sciagurata debole immaturità maschilista di chi ora lo governa.

Monica Lanfranco - La nonviolenza è in cammino
monica.lanfranco@gmail.com