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giovedì 18 agosto 2011

Islanda rivoluzionaria: "Niente di nuovo sul fronte dell'ordinaria rivoluzione.."


Della serie: diamo un futuro ai nostri nipoti - Nell'immagine: Sava e Mila D'Arpini a Calcata


Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d'oggi? Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Libia (magari non proprio tutto), dall'altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?

Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo;sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all'unanimità di dichiarare l'insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l'Olanda, forti dell'inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un'assemblea popolare per riscrivere l'intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l'Islanda verso il recente collasso economico.

Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un'altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai "concittadini" islandesi?

Ecco brevemente la cronologia dei fatti:

2008 - A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell'Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.
2009 - A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo - la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) - costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il
pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%
2010 - I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.
2011 - A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell'esecutivo. L'Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l'Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un'Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l'attuale
Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle "linee guida" prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all'approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.

Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica islandese.

Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?

Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?

Abbiamo visto nella nostra beneamata Televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti?

SINCERAMENTE NO.

I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetaria a tutta l'Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.

Siamo davvero sicuri che non ci sia "censura" o manipolazione nei mass-media?

Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i "nostalgici" potranno usare il telefono, gli "appassionati" potranno parlarne davanti a una birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso.

I più "tecnologicamente avanzati" potranno fare un copia/incolla e "spammare" questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network, lanciare una salvifica catena di Sant'Antonio su Facebook, Twitter, Digg o GoogleBuzz.

I "guru del web" si sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube, postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.

L'importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di bypassare la manipolazione mediatica dell'informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle banche d'affari e delle corporazioni multinazionali e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.

In fede, il cittadino sovrano Marco Pala
(alias "marcpoling")

giovedì 4 agosto 2011

Italia sotto attacco economico, rating e mancanza di solidarietà nell'area euro


"Rospetto in trappola" - Foto di Gustavo Piccini

In molti si chiedono perché in questo momento si sta sparando addosso all'Italia, con le bombe della speculazione, sui titoli di Stato? Romano Prodi ha espresso enorme stupore, per la mossa della Deutsche Bank, che ha venduto quasi tutti i titoli del debito pubblico italiano che aveva in portafoglio, a dimostrazione di "mancanza di solidarietà" anche fra Paesi dell'area euro.

La banca tedesca è passata da un esposizione verso il nostro Paese di 8 miliardi di euro a solamente 1. Un'azione di questo tipo, porta inevitabilisconvolgimenti negli equilibri finanziari del nostro Paese, in quanto porta ad alzare i tassi di interesse che deve pagare il Ministero del Tesoro per poter essere sicuro di vendere i titoli di Stato del debito pubblico. Perché?

Perché nel momento in cui si scatena una massiccia vendita di titoli targati "Italia", così come successo alcuni giorni prima dopo l'intervento delle agenzie di rating, sulla prospettiva negativa di alcuni debito europei compreso il nostro, con cospicue vendite di titoli italiani allo scoperto, aumenta l'offerta di titoli di Italiani sul mercato secondario.

Questo comporta un calo del prezzo di questi titoli, che passano, per fare un esempio, dal prezzo di acquisto di 99,5 a 98, in modo che chi è intenzionato a comprare, tragga un utile in linea con il tasso di interesse attuale, dove la differenza di prezzo fra 98 e 100, valore nominale dei titoli, si va a sommare al compenso derivante dal tasso di interesse dei titoli, esempio 3,5%, in modo da costituire un rendimento complessivo di circa il 5,5%.

La ripercussione finale è che, quando nelle aste successive il Tesoro dovrà stabilire il tasso di interesse per la vendita di nuovi titoli in rinnovo di quelli in scadenza, per evitare che gli investitori si rivolgano al mercato secondario, dovrà alzare il tasso ad un livello appetibile per gli investitori, soprattutto per i grandi investitori finanziari istituzionali che sono quelli che "dettano" il prezzo, offrendo dei titoli a servizio del debito pubblico che paghino un interesse intorno al 5,5%, per non rischiare che la domanda di titoli sia inferiore all'offerta, il che comporterebbe momentanea mancanza di liquidità per il nostro Paese e necessità di rialzare i tassi per collocare quei titoli in un'asta suppletiva.

E così che in questi giorni i titoli italiani sono aumentati fino a 350 punti base rispetto a quelli tedeschi. Il bund tedescoè il titolo europeo e forse nel mondo considerato più affidabile, tanto che un bund decennale tedesco paga il 2,5% di media. Ora il differenziale (spread) con i decennali italiani si è attestato a 300 punti base, pari al 3%, questo comporta per l'Italia, un aggravio di spesa per interessi sul debito notevole, che se mantenuto per un lungo periodo, starà a significare necessità di altri miliardi di euro da trovare, per mantenere gli equilibri di bilancio.

Tutto questo non ce lo possiamo permettere, ed è necessario che il nostro governo reagisca, si faccia sentire con la Germania e inoltre faccia sua la risoluzione della Commissione Finanza della Camera approvata mercoledì 27 luglio scorso, con la quale si chiede al governo di denunciare alla European securities market authority (Esma) le agenzie di rating.

L'accusa ipotizzata nella risoluzione è quella di aggiotaggio e destabilizzazione del mercato, perché molte sono le perplessità sul motivo e sulla tempestività con le quali le agenzie di rating intervengono. Ad esempio nel caso dell'Italia le nostre condizioni economiche e dei conti pubblici sono le medesime da almeno tre anni. Bene, questa volta hanno fatto i nostri politici a sollevare all'unanimità la questione delicatissima dei possibili reati finanziari e del conflitto di interessi.

I proprietari delle agenzie di rating sono quei fondi e quelle banche d'affari che comprano e vendono titoli, a cui le stesse agenzie attribuiscono i voti, determinandone prezzo, rendimento, declassamenti e giudizi "JUNK" spazzatura.

Se chi ha partecipazioni nel quadro azionario delle principali agenzie di rating mondiali, compra e vende titoli muovendo miliardi di dollari, è il minimo sollevare interrogativi e dubbi sulla neutralità del giudizio fornito da queste agenzie e sulla necessità di allargare il numero delle agenzie di rating, a partire da una agenzia di rating europea, libera da ogni tipo di conflitto di interessi e che sia anche in grado di tutelare i Paesi Europei da assalti speculativi preorganizzati.

La situazione dell'Italia ricorda quella del 1992, dove in pochi mesi si ebbe: attacco alla lira da parte di Soros e compagnia bella, inchieste giudiziarie sul malaffare partitocratico, privatizzazioni delle aziende italiane con svendite incomprensibili alla finanza anglosassone e infine attentati mortali. Le bombe per ora sono scoppiate solo all'estero, speriamo che il quadro non si completi.

Daniele Carcea