domenica 5 aprile 2015

L'Europa censura la Svezia perché dice la verità sullo Yemen - "Je suis Charlie..?, mais non, Je suis Saudi"

Spectator: L'Europa dei 'Je suis Charlie' tace quando l'Arabia Saudita punisce il governo svedese che ha il coraggio di dire la verità 

Anche Mogherini non parla sulla crisi diplomatica tra Riad e Stoccolma, che ha interrotto la cooperazione militare con la monarchia islamica in nome dei diritti umani

La notizia l’avevamo già data su l’AntiDiplomatico qualche settimana fa, quando la Svezia annunciò di voler interrompere la cooperazione militare con l’Arabia Saudita anche a fronte della crescente preoccupazione del governo svedese sulla questione dei diritti umani nella monarchia islamica. Ma il seguito della storia è passato in sordina sulla maggior parte dei media (italiani inclusi), come scrive il giornale britannico Spectator, nonostante l’accaduto si ponga “sulla scia delle ritorsioni messe in atto contro lo scrittore Salman Rushdie, i vignettisti danesi e quelli di Charlie Hebdo”.
 
Stavolta al centro delle polemiche c’è una donna, il ministro degli Esteri svedese, Margot Wallstrom, che lo scorso gennaio aveva criticato Riad per il trattamento riservato al blogger Raif Badawii, frustato in piazza e condannato a 10 anni di carcere in Arabia per aver offeso l’Islam. Critiche intollerabili, quelle della Wallstrom, accusata dai sauditi di “ingerenza nelle questioni interne al Regno” e di “parole contrarie alla sharia (legge islamica) sulla quale si fonda la Costituzione dell’Arabia Saudita”, tra i pochi Stati al mondo a non aver firmato la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Riad ha così impedito a Wallstrom di parlare a un convegno della Lega Araba fissata al Cairo lo scorso 9 marzo, oltre a ritirare per qualche settimana l’ambasciatore saudita a Stoccolma e bloccare la concessione dei visti alle lavoratrici svedesi in Arabia.
 
Eppure, fa notare Spectator nell’articolo intitolato “Il ministro degli Esteri svedese e femminista ha osato dire la verità sull’Arabia Saudita”,  non si è visto alcun “caso Wallstrom” sui giornali occidentali “che hanno a malapena riferito la vicenda, così come i Paesi dell’UE, alleati della Svezia, non hanno dato alcun cenno di voler sostenere la ministra”. Lo Spectator insinua poi il dubbio un’ipocrisia: quella di tutti coloro che, dopo l’attentato terroristico a Parigi lo scorso gennaio, gridavano “Je Suis Charlie Hebdo”,  ma ora tacciono sulla vicenda svedese. 
Silenzio anche dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera Europea Federica Mogherini che, stando a quando riportato dal sito EUobserver.com, si è limitata a esprimere “rammarico”, tramite il suo portavoce che ha chiarito: “Mogherini non parlerà né al ministro Wallstrom né al segretario generale della Lega Araba Nabil Araby”.
 
Dopo il veto posto alla sua presenza al convegno dei Paesi del Golfo, Wallstrom aveva dichiarato ad una radio pubblica svedese che il suo discorso era stato cancellato in seguito alle proteste saudite circa le sue dichiarazioni su “democrazia e diritti umani”. Eppure, come emerge dallo stesso discorso ufficiale pubblicato sul sito del governo svedese, Wallstrom intendeva sollecitare misure a sostegno dell’istruzione delle donne e denunciare violenze come le mutilazioni genitali e gli abusi sessuali, posizioni apertamente sostenute da tutti i governi europei.
 

Le scelte governative della Svezia, che non fa parte della Nato, colpiscono soprattutto perché si pongono come decisioni di tipo etico e di coerenza che non seguono logiche affaristiche. Seppur nota per il suo pacifismo, la Svezia è 12esima nella classifica dei Paesi esportatori di armamenti. Le aziende svedesi esportano in Arabia Saudita armi per un valore di 1.3 miliardi di dollari.  Per le industrie italiane di armamenti il Regno saudita rappresenta il primo acquirente, con quasi 300 milioni di euro di esportazioni autorizzate nel 2013 verso Riad, corrispondente al 14% del totale. Come da tempo denuncia Rete Italiana Disarmo “è dal 2008 che le commissioni parlamentari non prendono in esame le relazioni annuali del governo italiano in materia di export di armi, che hanno inevitabili implicazioni sulla Politica estera del nostro Paese”. La prossima relazione annuale è attesa in questi giorni. 

Francesca Morandi

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