giovedì 1 gennaio 2015

Un'altra "buona" abitudine se ne va, se ne va, se ne va....



Il Giorgio se ne va. Sempre troppo tardi, ma se ne va.
L’unico commento che una persona assennata potrebbe fare è: “Uno di meno”.

Ma, visto che, grazie a dio, assennato non sono…….
Uno di meno di quella classe politica che la sconfitta bellica ci ha regalato.

E il Giorgio incarna fino al midollo l’immagine di questa sciatta, sbrindellata, opportunista, Italia senza dignità e senza spina dorsale.

Ricordo e ripeto (repetita juvant!) alcune tappe significative della storia del “vagabondo” politico che sta –finalmente- traslocando.


Fu Camicia Nera (ho una sua foto in orbace) quando era non solo iscritto ma militante attivo del GUF (Gruppo Universitari Fascisti) a Bologna.

Di più scrisse sul giornale del GUF, nel 1941 “… dobbiamo tendere oggi, a lato dell’eroico Alleato germanico, contro l’Unione Sovietica, in una lotta di civiltà”.
Fascista e filo Nazista.

Dopo la sconfitta pensò di traslocare in un partito che sembrava avere un avvenire: il PCI (non fu l’unico: Alicata, Ingrao, e tanti, tanti altri si svendettero secondo il costume italiota).


Nota curiosa, fu l’unico ad avere, durante il periodo della guerra fredda, il visto permanente per gli SUA. Mai chiarita questa faccenda. Hai visto mai che c’entri una certa “associazione” molto, molto riservata?

Ma non basta. Nel 1956 inneggiò ai carri sovietici che schiacciavano studenti ed operai ungheresi, che non ne potevano più del “paradiso comunista”. A tuttora è persona non gradita in Ungheria. Guarda un po’!

Non speculo sulla sua nascita: si dice che fu il frutto degli incontri fra Umberto di Savoja e una dama di compagnia della Regina Elena, la marchesa (o duchessa, o principessa, non ha importanza) di Napoli. Ed in effetti i tratti somatici lo tradiscono. Invece sottolineo la coerenza pubblica: aveva definito ridicola una sua nuova candidatura alla Presidenza. Poi “non insensibile al grido di dolore” (buon sangue non mente!) che lo sbrindellato Parlamento gli lanciò,  “bevve l’amaro calice”, per citare il Silvio da Arcore.

E restò a far danni.


La Costituzione, nata male, durata troppo e finita peggio, afferma che il Presidente della Repubblica rappresenta tutta la Nazione, tutto il Popolo.

Ne abbiamo viste di tutti i colori: faraonici Presidenti (Gronchi), astemi come Saragat (ah, quell’incrociatore Garibaldi che finse un’avaria a bordo al largo del Canada, per far smaltire la sbornia galattica del Saragat, trovato bocconi nella cabina presidenziale), raffazzoni intriganti (Leone), burattini premiati dai poteri forti (Ciampi), inutili narcisi (Oscar Luigi Scalfàro, che mantenne il doppio stipendio-appannaggio, unico magistrato che comminò la pena di morte a fine guerra), o l’ineffabile Cossiga (intelligente e pericolosissimo attore di Gladio) ecc. ecc.
Ma un Presidente così sfacciatamente di parte non lo avevamo ancora visto. 

Ne ha inventate di tutti i colori, per dare il potere al suo partito, il PD, Partito del Denaro. La realtà è sotto gli occhi di tutti.  Ha sancito il fallimento inevitabile della democrazia rappresentativa, per ben tre volte: Monti (in ventiquattrore nominato Senatore a vita e primo Ministro), Letta jr e “pinocchietto” Renzi. Il peggio del peggio.


In ogni modo state allegri!

Il prossimo sarà peggio. Non stupitevi: la casta riuscirà anche in quest’impresa, apparentemente impossibile.
Il mio timore è che sarà Draghi, il servo della banca ebrea Goldman Sachs.

Fine della Nazione Italia, suggello alla svendita del Bel Paese, annichilimento della residua sovranità, consegna delle chiavi di casa nostra alla confraternita giudea.
Il Talmud incarnato.

Godetevi lo schifo odierno, perché il futuro sarà peggio.

Primo gennaio 2015. Fabrizio Belloni


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