venerdì 21 marzo 2014

Soriano nel Cimino - M5S in difesa dell'area archeologica di Malano




Il Movimento 5 stelle, a seguito di una serie di segnalazioni da parte di cittadini sull’intervento di “restauro” realizzato nel Monastero Benedettino di San Nicolao (XII sec.) sito nella Selva di Malano (Soriano nel Cimino) e sulla sua definitiva chiusura al pubblico tramite la realizzazione di una rete elettro saldata con tanto di cartello affisso di proprietà privata, ha depositato in data 19/03/2014 alla camera dei deputati un'interrogazione a risposta scritta che vede come primo firmatario Massimiliano Bernini e rivolta al Ministero delle attività culturali e del turismo ed in data 21/02/2014 un’interrogazione urgente a risposta scritta al presidente del consiglio regionale che vede come prima firmataria Silvia Blasi.

In entrambe le interrogazioni sono state evidenziate le anomalie architettoniche del manufatto realizzato sopra il monastero, la chiusura del sito con l’esposizione del cartello di proprietà privata e le incongruenze rilevate tra i pareri espressi dalla sovrintendenza ai beni archeologici e la sovrintendenza ai beni paesaggistici e ambientali. In molti conoscono l’importanza del sito archeologico di Malano soprattutto per la caratteristica di avere (ha detta dell'archeologo Federico Prayon e dello storico Lidio Gasperini) due primati: quello della massima concentrazione di are rupestri sacro-funerarie di periodo etrusco-romano e quello della massima concentrazione di monumenti epigrafici latini rupestri. 

Mario Tizi dell’Archeotuscia descrive l’abbazia benedettina di San Nicolao (molto probabilmente l'Ecclesia Sancti Nicolai in Valle Sorana di cui si parla nelle cronache benedettine conservate a Montecassino) “un complesso che trasmette un senso di imponenza non tanto per le dimensioni in sé, quanto per la formidabile mole del masso di peperino su cui sorgono i ruderi” e continua definendolo come “un importante e sostanzialmente incontaminato ambiente in cui possono leggersi tutte le fasi antropiche attraversate nei millenni dal territorio cimino dal Neolitico, alle presenze etrusche, romane, paleocristiane e fino a tutto il Basso Medioevo”. Risulta dunque evidente che si è di fronte ad un atto che suscita molte perplessità in molti viterbesi e che necessita quanto prima di un chiarimento da parte delle istituzioni che forse non hanno vigilato adeguatamente sulle varie fasi dell’iter procedurale seguito per l’acquisizione dei permessi e che con la loro inefficienza hanno contribuito al depauperamento del patrimonio storico, archeologico e paesaggistico della Tuscia.


Stefano Fiori


Movimento 5 stelle di Viterbo

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