mercoledì 19 marzo 2014

“Avvilenti quote rosa” o riconoscimento della persona?

Non una donna, una donnicciola. Questo è femminismo da strapazzo, terra terra, calcolatore, meschino, che mira al profitto non alla pari dignità, l’ho spiegato molto chiaramente nel mio breve commento inviato al movimento delle deputate in bianco, che segue:


Quota rosa allo stadio
Permettetemi di dire che non sono d’accordo né con Laura Boldrini, né con questi gruppuscoli di deputate-donnicciole che invece di puntare sul merito, autorevolezza e competenza pretendono di riuscire a farsi avanti con il genere. Tutto ciò è antidemocratico e mi stupisce che la cosa non sia evidente neanche alla Presidente della Camera dei Deputati. In questo modo non si fa che celebrare l’esecrabile ruolo del «sesso debole».
Teniamoci alla larga da questo femminismo sfruttatore, primitivo, di bassa lega, esoso, all’americana, che vuol far prevalere il sesso a discapito della persona, dei suoi valori universali, della competenza e credibilità.
Ma quando, mi chiedo, quando le donne impareranno ad essere veramente femministe, invece di continuare a ricorrere a questi mezzucci che puntano a uno sconvolgimento di valori, messo in circolazione da una strategia di globalizzazione becera, al più basso livello, che, in tutti i modi più subdoli, incluso quello della pericolosa e semplicistica celebrazione dei giovani, ha come obiettivo quello di svilire le strutture dello Stato, rendere inefficienti le nostre istituzioni e ridurre l’Europa a una massa informe di popoli semianalfabeti, incapaci di tenere nelle proprie mani le redini del proprio destino.
Il maschilismo si combatte a partire dalla Scuola, dall’Educazione e dalla Cultura, dall’asilo all’università, non già condizionando la libera scelta dei cittadini a livello dei rappresentanti in Parlamento.
Anna Maria Campogrande

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