domenica 10 marzo 2013

NPCI: "Riusciranno le masse popolari organizzate a far fronte alle reazioni furiose dei banchieri e loro accoliti?"




Quanto più la crisi del capitalismo si aggrava con il suo carico di distruzione, di abbrutimento, di miseria, di morte e di guerra, tanto più impellente diventa il compito di trovare a tutti i costi rimedi anche solo provvisori e d’emergenza almeno agli effetti più gravi della crisi: assicurare anche a quella parte della popolazione che ne è privata i beni e i servizi necessari per una vita dignitosa; fare in modo che ogni adulto possa svolgere un lavoro utile e dignitoso e che ogni individuo possa partecipare al meglio delle sue capacità alla vita sociale, cioè alla lotta per trasformare la società; tenere aperte le aziende che i capitalisti vogliono chiudere, delocalizzare o ridurre e riaprire quelle che hanno già chiuso; creare le nuove aziende necessarie a salvaguardare il territorio dalle devastazione, dal saccheggio e dall’inquinamento e a fornire alla popolazione tutti i servizi utili a una vita civile.

Oggi la direzione generale del nostro paese è nelle mani di un governo della borghesia e del clero che non vi provvede, anzi spreme la massa della popolazione e saccheggia il paese a beneficio dei re della finanza e degli speculatori italiani e del resto del mondo.

Le masse popolari devono e possono provvedere direttamente, sia pure iniziando in ordine sparso e con iniziative per lo più piccole, ma lanciandosi in avanti con forza e generosità dovunque la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari sono già sufficienti per farlo, organizzandosi dove non lo sono ancora in misura sufficiente. Devono fare questo non creando nicchie e cercando soluzioni “fai da te” di fronte alla crisi del capitalismo. Nicchie e soluzioni “fai da te” non reggerebbero a lungo di fronte all’aggravarsi della crisi del capitalismo e frazionerebbero le masse popolari in parti contrapposte l’una all’altra indebolendole tutte di fronte alla borghesia e al clero. Lo devono fare moltiplicando, anche tramite la lotta per costruire rimedi provvisori, il numero delle OO e OP, accrescendo il loro coordinamento territoriale e tematico, rafforzando e concretizzando la loro determinazione a costituire un loro governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare che operi in tutto il paese secondo il programma delle Sei Misure Generali e collabori con gli altri paesi a porre fine alla crisi generale.

Le elezioni del 24 e 25 febbraio hanno creato una situazione più favorevole all’attuazione di questo piano di sviluppo. L’appello che il Comitato Centrale del nuovo PCI ha rivolto a Grillo e al M5S (Comunicato CC n. 8/2013 del 5 marzo)  ovviamente non ha ancora avuto risposta, ma è quello che Grillo e il M5S possono e devono fare per non essere mangiati dai lupi del teatrino della politica borghese contro cui sono insorti e hanno raccolto consensi e voti: quindi è possibile che lo accolgano. Se lo accoglieranno l’attuazione del nostro piano di sviluppo accelererebbe di molto. Se non lo accoglieranno, sia pure più lentamente lo attueremo comunque, perché nelle circostanze è l’unico piano realistico che fa fronte ai problemi immediati creando nello stesso tempo la soluzione di prospettiva

Esaminiamo quindi come superare uno degli ostacoli maggiori che OO e OP incontrano ad attuarlo: dove trovare i soldi per finanziare le loro iniziative?

Consideriamo un caso piccolo ma esemplare. I Disoccupati Organizzati di Cecina (Livorno) il 15 febbraio scorso hanno fatto uno “sciopero alla rovescia”: la manutenzione del muro della villa comunale Guerrazzi (l’Amministrazione Comunale la lascia andare in rovina). Su La Nazionedel 16 febbraio raccontano che avevano portato gli arnesi ma non hanno potuto riparare il muro, perché non avevano i soldi per comperare la calce. Per di più, aggiungiamo noi, lo sciopero alla rovescia si fa per dimostrare che il lavoro da fare c’è; ma anche negli scioperi alla rovescia il lavoro deve poi essere pagato: solo i ricchi possono lavorare gratis. 

Se non si provvede a questo, la forma di lotta non può svilupparsi su larga scala.
Il 15 febbraio si è posto ai Disoccupati Organizzati di Cecina il problema che si pone e si porrà ogni volta che in un paese ancora basato su un’economia mercantile le masse popolari organizzate si lanceranno in un’iniziativa, piccola o grande che sia: dove trovare i soldi per comperare attrezzi e materie prime e pagare i salari? Ne abbiamo trattato in esteso nel Comunicato CC n. 34/2012 del 27.09.2012. La risposta è semplice: bisogna obbligare le banche a finanziare ogni attività utile e dignitosa decisa dalle masse popolari organizzate!

Se i Disoccupati Organizzati di Cecina e i loro sostenitori avessero preso di forza la calce e quant’altro necessario in un supermercato o in un deposito, certamente a molti la cosa sarebbe sembrata giusta. Obbligare una banca ad aprire un credito con cui comperare quanto necessario e pagare il lavoro fatto, è in sostanza la stessa cosa: la differenza sta nell’aria di sacro e nel presidio di polizia che proteggono le banche più dei supermercati e dei depositi di materiali. Quindi è solo una questione di abitudine (di mentalità) e di rapporti di forza. Bisogna semplicemente superare in noi la prima e trasformare i rapporti di forza con la mobilitazione delle masse popolari come si fa in ogni lotta immediata.

Per tenere aperte le aziende che i capitalisti vogliono chiudere, delocalizzare o ridurre, per riaprire quelle che hanno chiuso, per crearne di nuove, occorre indurre con le buone o le cattive le banche ad aprire il credito necessario a pagare fornitori e salari. Bisogna imporre alle banche di fare ad ogni azienda crediti in euro secondo le esigenze della produzione aziendale, delle dimensioni necessarie per finanziare acquisti e salari: cosa che gli operai organizzati (e le masse popolari organizzate) possono imporre direttamente ai dirigenti delle banche facendo leva anche sugli impiegati bancari e che il GBP (quando sarà costituito) imporrà anche per legge, come funzione universale delle banche.

Da quando il 15 agosto del 1971 il Governo Federale USA (presidente R. Nixon) ha unilateralmente stracciato l’Accordo di Bretton Woods (1944), il denaro non è più costituito né direttamente né indirettamente da una merce particolare (oro, argento, ecc.). Quindi da più di 40 anni il denarosia nei singoli paesi sia internazionalmente è solo credito bancario: credito fatto dalle singole banche e dalle banche centrali.

Ora il credito è sostanzialmente una relazione di fiducia. Le masse popolare organizzate possono avere credito per due vie principali.

1. Facendosi fiducia (credito) reciprocamente, accordandosi tra loro per la produzione e la distribuzione dei prodotti (beni e servizi) tramite loro proprie istituzioni: cioè superando le relazioni proprie, specifiche dell’economia mercantile. È la via maestra della fase socialista della nostra storia futura. Richiede principalmente una rete diffusa di OO e OP forti e ben coordinate e di alto livello ideologico e politico.

2. Obbligando le istituzioni attualmente, nella società borghese, preposte all’erogazione del credito (le banche) a fare credito alle aziende (a quelle ancora capitaliste, a quelle dei lavoratori autonomi e a quelle promosse da OO e OP).
Finché esistono le banche (ed esisteranno finché non avremo instaurato il socialismo e poi abolito l’economia mercantile) bisogna obbligarle a fare il credito necessario alle attività decise dalle masse popolari organizzate. Su questa base, sia detto qui per inciso, OO e OP costituiranno anche un ampio fronte dl alleanze di classe (fronte) contro i re della banca e della finanza, gli speculatori e le loro autorità politiche.

Occupiamoci quindi nel seguito di quello che le masse popolari organizzate devono far fare alle banche e come possono imporlo ad esse (che attualmente non lo fanno non per ignoranza ma per ben definite ragioni).

Il funzionamento delle banche in Italia avviene secondo leggi, regolamenti, procedure e prassi abituali, cioè accettate e condivise dalla comunità dei banchieri, dei finanzieri, dei ricchi e dei dirigenti delle istituzioni del bancarie , finanziarie e politiche italiane e della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Ma le banche vi si attengono finché chi le dirige vi si attiene. Già correntemente molti dirigenti si permettono varie libertà. Il caso più recedente è quello del Monte dei Paschi di Siena che si è trovato allo scoperto di alcuni miliardi di euro per iniziative che i suoi dirigenti hanno preso forzando (diciamo eufemisticamente) leggi, regolamenti e prassi abituali. Ma è solo un caso tra tanti.
Certo in questi casi i dirigenti hanno violato leggi e regolamenti e forzato abitudini per fare profitti, ognuno spinto dall’avidità di accumulare denaro: cosa che gli altri loro colleghi italiani e del resto del mondo “capiscono”, “comprendono” e cercano di imitare.

L’iniziativa degli operai e delle masse popolari organizzate che forza le agenzie bancarie a fare crediti, introdurrà invece la violazione e la forzatura di leggi, regolamenti e prassi abituali, per esigenze della produzione di beni e servizi. Sarà quindi un’operazione di forza e conflittuale compiuta dalle classi a cui i signori del sistema imperialista non concedono di farne di violazioni e forzature di quel genere. Ma per gli operai e le masse popolari meglio questo conflitto con i signori del sistema imperialista e i loro portavoce e agenti, che la miseria, la precarietà, le proteste autolesioniste e per lo più inefficaci.

In sintesi, gli operai e la masse popolari organizzate con la loro azione di forza imporranno ai banchieri la preminenza della produzione di beni e servizi sull’accumulazione di denaro, di titoli di credito e di capitale (accumulazione la cui completa eliminazione non può essere immediata neanche appena avremo costituito il GBP: sarà uno degli aspetti della lotta con cui andremo verso l’instaurazione del socialismo). Questa violenza, questa lesione alla libertà di banchieri, finanzieri, speculatori e dirigenti delle istituzioni del sistema imperialista mondiale, questa intrusione degli operai organizzati nel loro monopolio sconvolgerà il loro mondo e susciterà le loro reazioni furiose e indignate: anzitutto delle istituzioni della Repubblica Pontificia, in seconda istanza delle istituzioni della Comunità Internazionale.

Riusciranno le masse popolari organizzate a far fronte alle loro reazioni furiose?

Questo è il punto decisivo per stabilire se il piano di sviluppo che noi comunisti proponiamo e attuiamo è realistico. È il punto che lo distingue dai piani campati in aria (l’area ALIAS dei PIIGS) o avventuristi (tipo l’uscita contrattata dal sistema dell’euro) proposti da persone e gruppi benintenzionati ma che ignorano, non hanno mai capito o nascondono che la storia che stiamo facendo è storia di lotta tra classi.

In primo luogo le masse popolari dovranno far fronte alle istituzioni della Repubblica Pontificia. Possono e devono farci fronte come vi fanno fronte quando occupano un’azienda, fanno una “spesa proletaria”, non pagano biglietti e tickets, violano altre leggi, regolamenti e ordini delle autorità della Repubblica Pontificia. Di fatto aumenteranno  l’ingovernabilità del paese da parte del governo della Repubblica Pontificia, la faranno crescere fino a far ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia la costituzione del GBP.
In secondo luogo le masse popolari dovranno far fronte istituzioni della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Ma farci fronte non è impossibile. Vediamo tre terreni su cui possiamo manovrare.

1. Loro minacceranno di tagliare i rapporti con le banche italiane che concedono crediti alle masse popolari organizzate. Ma queste banche sono legate a tutto il sistema delle istituzioni bancarie e finanziarie della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti da una fitta rete di relazioni d’affari correnti e di manovre, da migliaia di relazioni di debito e credito che si materializzano in titoli finanziari del debito pubblico e del debito privato che insieme ammontano a molte migliaia di miliardi di euro, una parte importante del “mercato finanziario” mondiale. In una delle sue imprese, Monte dei Paschi di Siena era connessa alle banche giapponesi (banca Nomura) e tedesche (Deutsche Bank) dai titoli Santorini e Alexandria: ed è solo un piccolo spiraglio sulla realtà della rete fitta e complicata di interessi, affari e truffe che lega ogni banca italiana al sistema bancario e finanziario internazionale. Rompere i rapporti con le banche italiane vorrebbe dire per le istituzioni bancarie e finanziarie della Comunità Internazionale rinunciare ai crediti che ognuna di esse e alcuni loro clienti vantano verso di esse e ridurre a carta straccia titoli per varie migliaia di miliardi di euro dello Stato e delle aziende italiane. Hanno più da perdere che da guadagnare. La banca che ha concesso crediti sotto la pressione delle masse popolari, sarà sottoposta a pressioni come lo sono oggi per il loro Debito Pubblico gli Stati più deboli. Ma farla fallire, sarà per i signori del sistema imperialista europeo e americano un problema come lo è far fallire uno Stato che non obbedisce alle loro ingiunzioni (vedasi Islanda, Argentina, Stati dell’ALBA, ecc.). Di inviare le cannoniere a minacciare i debitori (come, quando la prima ondata della rivoluzione proletaria non aveva ancora cambiato il mondo, facevano regolarmente i governi delle grandi potenze - Gran Bretagna, Francia, Germania, USA e altri) non è il caso e far fallire una banca che è pur sempre un grande debitore, è un problema per i suoi creditori. Tanto più che perfino le banche centrali (la FED, la BCE, le banche centrali di Pechino, di Londra, del Brasile, dell’Inghilterra, del Giappone, ecc.) litigano già tra loro sulla quantità di credito che ognuna di esse e le banche su cui “vigilano” concedono e sul controllo sulle altre banche e istituzioni finanziarie, al punto che neanche tramite la Banca dei Regolamenti Internazioni (BRI - Basilea) riescono più a mettersi d’accordo. In conclusione hanno più loro da perdere a rompere con il sistema bancario italiano che noi da temere da loro: loro perderebbero tutto quello che pretendono da noi e dovrebbero mettersi d’accordo tra loro a farlo perdere ad alcuni di loro e anche ad alcuni loro clienti direttamente e personalmente coinvolti; noi dovremmo ricorrere di più a relazioni interne e internazionali (ne trattiamo di seguito) che prescindono dai rapporti con loro. Ecco, ed è un codicillo, perché sarebbe una sciocchezza uscire noi ora dal sistema monetario dell’euro (per di più contrattando con loro la nostra uscita per creare l’ALIAS con gli altri PIIGS o ricostituire la lira), dato che basta che prendiamo l’iniziativa di manovrare noi secondo i nostri interessi nel sistema dell’euro per trasformare il sistema monetario dell’euro in una trappola a nostro favore per i signori del sistema imperialista europeo, americano e sionista, in una tela di ragno che li avviluppa!

2. Ma abbiamo un secondo terreno di manovra. Banchieri, finanzieri, speculatori e uomini politici delle istituzioni politiche, bancarie e finanziarie del sistema imperialista mondiale non sono entità astratte, hanno nomi, cognomi e sedi, hanno molto da perdere e hanno in ogni paese nemici numerosi: “il 99%”. Dovremo imparare ad allearci con questa maggioranza schiacciante, a mobilitarla per risolvere i propri problemi. Cosa non scontata, non facile, ma possibile. Perché tutti i paesi imperialisti sono sconvolti dalla crisi del capitalismo e le masse popolari sono alla ricerca di una soluzione che la borghesia imperialista non è in grado di fornire.

3. Infine, ed è il nostro terzo terreno di manovra, gli operai italiani organizzati che prenderanno in mano la gestione della loro azienda (e il GBP quando sarà costituito) potranno e dovranno regolare una serie di questioni internazionali con tutti i paesi, anche con quelli che con la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e  sionisti hanno un contenzioso aperto: dalla Repubblica Popolare Cinese, alla Russia, all’Iran, ai paesi sudamericani di ALBA e altri. Le potranno regolare sulla base di accordi di scambio, collaborazione e solidarietà con le aziende, gli enti e le istituzioni degli altri paesi disposti a farlo (è la sesta delle Sei Misure Generali).

Se al comando delle relazioni internazionali ci sono i rapporti di credito e debito, quindi l’accumulazione di denaro, di titoli finanziari e di capitale, le relazioni tra paesi sono per forza di cose relazioni di guerra, quelle che Marchionne ingenuamente ha proclamato ad alta voce. Sono relazioni di concorrenza e di competizione: o relazioni di sfruttamento e di oppressione o relazioni di soggezione; o dominare o essere dominati.

Se al comando delle relazioni internazionali c’è la produzione di beni e servizi, si tratta di stabilire tra paesi e istituzioni accordi e regolamenti che consentano a tutti di produrre i beni e i servizi nella quantità di cui sono capaci e di scambiarli in cambio della quantità di cui hanno bisogno per una vita dignitosa secondo i migliori standard di civiltà che la specie umana ha raggiunto. Quando la sovrastruttura finanziaria si sbriciola, riemerge il vecchio capitalismo in crisi fatto di aziende che producono merci, ma nel contesto costituito dalla sovrastruttura finanziaria mondiale che è una novità storica.

Al livello raggiunto oggi dalle forze produttive, di beni e servizi se ne possono produrre per tutti: è possibile produrre quantità praticamenteillimitate di beni e servizi. In questi ultimi decenni la specie umana ha vinto la lotta che per millenni gli uomini hanno condotto contro il resto della natura per strapparle quanto necessario per sopravvivere e progredire. Questa lotta ha condizionato la specie umana lungo tutti i millenni della sua esistenza: ha determinato la sua divisione in classi sociali e la lotta tra di esse, la successione dei vari modi di produzione. Questa lotta è oramai storicamente superata: cioè la specie umana possiede i mezzi e le conoscenze necessarie per produrre quantità illimitate di beni e servizi. L’insufficienza della produzione, dove sussiste è dettata solo da questioni inerenti l’organizzazione sociale della specie umana stessa (la sopravvivenza della divisione in classi sociali e quindi la lotta di classe, il modo di produzione capitalista, i sistemi di relazioni sociali e il sistema di relazioni internazionali fondati su di esso). Ci sono quindi ampi margini per creare relazioni internazionali di scambio, collaborazione e solidarietà.

Abbiamo quindi tre ampi terreni di manovra, che si aggiungono alla trasformazione delle relazioni interne (superamento delle relazioni commerciali) che rendono possibile, praticabile, realistico il piano di sviluppo che noi comunisti proponiamo a pratichiamo. A quanti fanno obiezioni chiediamo, e operai avanzati ed elementi avanzati delle masse popolari devono chiedere, di esporre analiticamente e dettagliatamente le loro obiezioni al nostro piano di sviluppo e di mostrare le condizioni che renderebbero possibile e di prospettiva (e di quale prospettiva) i loro piani. Basta con le nebbie con cui avvolgono piani e progetti buttati sulla tavola alla rinfusa e argomentati con mille parole e nessun argomento serio. Rovesciamo questo tavolo di chiacchiere e di carte! Vediamo cosa c’è di serio e di prospettiva!

Il nuovo Partito comunista italiano chiama tutti gli operai avanzati, tutti gli elementi e gli organismi avanzati delle masse popolari a promuovere la costituzione di OO e OP per realizzare questo piano di sviluppo e di vittoria!

Il nuovo Partito comunista italiano chiama tutti i dirigenti della sinistra sindacale, gli elementi democratici della società civile e della pubblica amministrazione, gli esponenti della sinistra borghese non accecati dall’anticomunismo a contribuire all’attuazione di questo piano di sviluppo e di vittoria!

Il nuovo Partito comunista italiano chiama tutti i parlamentari della lista M5S - Beppe Grillo e gli altri parlamentari che si dichiarano e vogliono essere “amici del popolo”, a non prestarsi alle manovre subdole o aperte dei vertici della Repubblica Pontificia, ai loro ricatti e alle loro lusinghe e promesse: quello che non hanno fatto finora, non lo faranno  perché hanno perso le elezioni del 24 e 25 febbraio o perché eleggeranno un altro capo della Corte Pontificia! Le parole e i paramenti possono cambiare, ma gli interessi restano gli stessi! Il principale e prezioso compito dei nuovi parlamentari è contribuire a moltiplicare le OO e OP, a fare in modo che si coordino tra loro e che attuino direttamente i loro obiettivi immediati e si elevino fino a costituire un loro governo d’emergenza, il GBP!

Nuovo PCI - nuovopci@mailtor.org

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