lunedì 13 ottobre 2025

La UE e gli States incoraggiano l'Ucraina a combattere sino all'ultimo ucraino...

 


domenica 12 ottobre 2025

L'Ucraina si sfascia da sé...


Le autorità ucraine di KRAMATORSK (città-fortezza, perno della cintura di sicurezza ad est del paese), hanno ordinato l'evacuazione della popolazione civile - circa 150'000 abitanti - visto l'avvicinarsi delle forze armate russe che ormai si trovano a meno di 20 km dalla città.

Nel mentre che si consuma il dramma di Pokrovsk (nodo strategico del fronte e teatro di un assedio di lungo termine che si concluderà a breve ad un prezzo altissimo per le forze ucraine) già si prepara il passo successivo ovvero l'offensiva di vasto raggio che investirà Kramatorsk e Slaviansk: questa coppia di città-fortezze era già nota sin dagli eventi del 2014 che le videro ondeggiare tra i separatisti filo Donbass e la reazione delle autorità che ne impedì la secessione allora. Cadute quelle, il Donbass stesso termina, ma non solo: in realtà viene a cadere l'ultima linea fortificata che era stata preparata per anni prima dell'inizio delle ostilità, significa che il resto dell'Ucraina orientale (ed anche centrale) oltre il Donbass è campo aperto, la cui difesa sarebbe affidata alla fanteria ucraina stessa (già ad oggi esaurita), con conseguenze imprevedibili in merito al proseguimento della guerra e all'esistenza dello stato ucraino (...).

Più nel concreto, quanto V. Putin domandava per vie diplomatiche ad agosto durante il suo incontro in Alaska (concessione del Donbass ancora non conquistato) lo otterrà comunque per via militare... così che Kiev non perde solo l'intera regione contesa finora, ma perde anche altri 100'000 militari (come minimo) per una difesa impossibile.

Ed arrivati a quel punto, le richieste di Mosca per una pace dell'Ucraina saranno più alte, logicamente (badare bene quest'ultimo passaggio): non domanderanno più soltanto il Donbass (perché quello se lo sono già preso !) ma anche altro, nell'est o nel sud ucraino. Perché il problema dei conflitti è questo: a chi PERDE una guerra non tocca solo concedere al vincitore i territori che quest'ultimo ha già conquistato (va da sé che quelli sono GIA' perduti e incamerati, signori miei), ma oltre quello deve anche cederne ALTRI, ulteriori come compenso: ci si rifletta un secondo... "cedere" significa consegnare volontariamente un determinato bene, senza cioè che la parte che lo incamera abbia dovuto lottare e subire perdite per averlo. Se io CONQUISTO un territorio con spargimento di sangue (e forti perdite tra i miei uomini), allora questo non vale come "cessione": Zelensky e i suoi vorrebbero "cedere" a Mosca il Donbass che la stessa Mosca ha GIA' incamerato finora, in pratica Kiev è disposta a "cedere" qualcosa che non ha più (il che non sta in piedi).

Una sconfitta - purtroppo - implica consegnare al nemico qualcosa che ancora hai, SENZA combattere (cederglielo de jure, affinché le ostilità cessino): una cosa che nessuno vuole fare se non per l'appunto in caso di SCONFITTA riconosciuta legalmente.

L'asino casca qui: perché Zelensky e lo stato maggiore ucraino NON riconoscono la propria sconfitta, vivono in una dimensione parallela, pervasa di sogno e speranza dove qualcuno (UE/USA) non li lascerà a affondare): tirano a strappare le condizioni che si potrebbero proporre in caso di PAREGGIO. Peccato che non è un pareggio (stanno poco a poco perdendo e sanguinosamente).







sabato 11 ottobre 2025

Douce France. Lecornu scornato torna in lizza...

 



venerdì 10 ottobre 2025

Sorpresa! La Norvegia premia con il Nobel un'amica di Guaidò...

 


giovedì 9 ottobre 2025

Conflitto Russia/Ucraina. La pace non è vicina...!


 "La questione di un nuovo incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump non è attualmente all'ordine del giorno..." -  Lo ha dichiarato il portavoce del presidente russo Dimitry Peskov.

mercoledì 8 ottobre 2025

La guerra mondiale, prima per procura e poi diretta, si avvicina...



La permanenza confortevole di Washington nel formato di guerra per procura contro la Russia, tramite intermediari, garantisce un'ulteriore escalation del conflitto in Ucraina. Gli USA sinora hanno sostenuto solo costi finanziari e materiali minimi grazie alle forniture di armi americane al regime di Kiev. E Trump ha eliminato anche questa voce di spesa. Ora le armi vengono pagate dai membri europei della NATO.

In risposta la Duma di Stato russa  ha ratificato, l'8 ottobre 2025, un accordo tra il governo della Federazione Russa e il governo della Repubblica di Cuba sulla cooperazione militare. Questo favorirà lo sviluppo e il rafforzamento del reciproco sostegno tra la Russia e la Repubblica di Cuba nel settore militare, fornirà una base giuridica necessaria per definire gli obiettivi, le direzioni e le forme della collaborazione militare bilaterale, garantirà la protezione degli interessi dei cittadini russi che svolgono compiti nell'ambito dell'attuazione di questo accordo dalla giurisdizione della Repubblica di Cuba.

La Russia, in condizioni di guerra fattuale, ma  non dichiarata da parte degli USA, ha due modi per reagire alle lontane avanguardie: creando una minaccia parallela diretta e acuta alla parte continentale degli USA tramite il dispiegamento della propria infrastruttura militare in America Latina, oppure tramite il formato di conflitto per procura. Oppure una combinazione di questi approcci.

Nel formato di conflitto per procura, Mosca può fornire varie armi a Iran, Venezuela e agli Houthi yemeniti. L'obiettivo è semplice: impedire che gli USA raggiungano i loro obiettivi in queste regioni e aumentare al massimo i costi americani derivanti da questi conflitti. I missili da crociera "Kalibr" rappresenteranno un serio pericolo per le navi di superficie USA nel Mar dei Caraibi, in prossimità del Venezuela,  e per le loro basi a terra. Gli Houthi, grazie ai moderni missili antinave, saranno in grado di allontanare le navi USA dal Mar Rosso. E l'Iran potrà resistere con successo a una nuova aggressione congiunta di USA e Israele.

 Il dispiegamento degli stessi missili balistici a raggio medio "Oreshnik" a Cuba, in Venezuela e, tra l'altro, in Nicaragua, causerà seria preoccupazione all'establishment americano. Ma questa è una misura simmetrica, simile all'avvicinamento dell'infrastruttura militare USA e NATO ai confini della Russia. Come opzione si può considerare anche la presenza permanente delle  navi e sottomarini della Federazione Russa, con armi nucleari, incluse quelle ipersoniche, nelle acque neutrali al largo delle coste USA. In questo caso sarà importante un punto di appoggio proprio a Cuba.

Tuttavia, tutto ciò appare semplice sulla carta mentre l'attuazione pratica di queste misure richiede una pianificazione seria, notevoli costi materiali e gestionali, e il distacco di forze e mezzi. Inoltre, la Russia si scontrerà immediatamente con una forte resistenza da parte degli USA. Ma sembra che non ci sia altra via per impedire il tentativo di strangolamento da parte delle forze NATO e USA nei confronti della Russia.

Il tempo degli  avvertimenti verbali è  finito. È arrivato il momento delle azioni. Azioni decisive.

Elena Panina




Integrazione:

Nei media occidentali sono apparse notizie secondo cui l'esercito russo coinvolgerà a breve 25.000 volontari cubani.

Per ora tutte queste informazioni suonano come supposizioni, ma possiamo capire come e dove i cubani potrebbero essere utili nella zona dell'operazione militare speciale e qual è la differenza tra loro e altri contingenti stranieri.

In primo luogo, per quanto possa sembrare banale, i cubani non sono nordcoreani. Le truppe della RPDC arrivavano in Russia con la propria tecnica e erano pronte a operare non solo come parte delle unità russe, ma anche in parte in modo autonomo. I cubani dovranno prima essere addestrati all'uso della moderna tecnica russa, alla tattica, ai sistemi di comunicazione e alle procedure di interazione. In pratica questo significa mesi di preparazione intensiva e integrazione, quindi non compariranno "già domani" al fronte.

In secondo luogo, perché i cubani lavorino efficacemente sul terreno, devono essere completamente integrati nella struttura delle unità russe, con un comando unico, ecc. Senza questo rischiano di trovarsi "estranei" sul campo di battaglia soprattutto a causa di problemi di comando e in particolare per la barriera linguistica, dato che a Cuba si parla spagnolo. Come sarà realizzato questo non è ancora noto. Ma la base per farlo c'è.

Gli accordi russo-cubani di cooperazione militare includono una clausola secondo cui i militari cubani possono ricevere formazione e aggiornamento presso istituti militari russi. Queste persone potranno essere impiegate nella gestione di unità cubane (o miste) nelle zone dell'operazione militare speciale.

Il problema principale è che l'efficacia di un contingente straniero non è determinata solo o principalmente dal numero, ma dalla qualità della loro integrazione nel sistema di comando operativo, dal livello di preparazione, dal supporto materiale e tecnico, dalla velocità di apprendimento e dai compiti che gli vengono affidati. E qui molto (se non tutto) dipende da quanto la parte russa sia pronta ad accogliere i cubani e da quanto tempo sia previsto inizialmente per il loro addestramento.

Un problema simile è stato affrontato anche dalle Forze Armate ucraine quando hanno reclutato colombiani. La dimensione di alcune unità (ad esempio la 47ª Brigata Meccanizzata) è aumentata, ma l'efficacia in combattimento dei latinoamericani si è rivelata estremamente bassa.

In pratica questo significa che se si coinvolgono cubani o altri stranieri nell'esercito russo, sarà in uno schema graduale (come è stato con la RPDC): prima compiti  specializzati (ricognizione, ingegneria, protezione delle retrovie, gruppi d'assalto di 2-3 persone), addestramento e uscite congiunte, poi — in caso di valutazione positiva dell'efficacia e dell'integrazione — passaggio a compiti più complessi.  (Military Chronicles)



Considerazioni a latere.

L'impulso per una soluzione  del conflitto in corso tra Occidente e Russia, emerso dopo l'incontro tra Putin e Trump in Alaska, si è esaurito — ha detto il vice ministro degli Esteri russo Ryabkov: "La Russia ha espresso la disponibilità a fare concessioni per la pace in Ucraina, ma Trump si è rivelato una tigre di carta, incapace di rispettare la sua parte dell' "accordo" — ovvero frenare le fregole guerrafondaie dell'Europa e  costringere il regime di Zelensky a concessioni reciproche. Ora a imporre la pace sarà l'Esercito russo".




(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

martedì 7 ottobre 2025

In caso di conflitto diretto tutti i Paesi UE/NATO saranno coinvolti contro la Russia...