lunedì 6 ottobre 2025

John Mearsheimer spiega la fine dell'Ucraina...

 


Il professore dell'Università di Chicago, John Mearsheimer, contesta l'affermazione di Trump secondo cui l'Ucraina potrebbe vincere la guerra.

"Prima di tutto, non spiega in che modo si potrebbe cambiare la situazione sul campo di battaglia affinché l'Ucraina possa riconquistare tutti i territori persi, e anche di più. Se si ascolta attentamente, non ha detto che gli Stati Uniti faranno qualcosa per questo. Sta scaricando la responsabilità sull'Europa e sull'Ucraina. È del tutto chiaro. Non c'è una parola sulle sanzioni. Quindi tutto ciò sono affermazioni selvagge e pazze sul fatto che l'Ucraina possa vincere la guerra.

Trump capisce perfettamente che non può imporre la pace agli ucraini e agli europei da una parte e ai russi dall'altra. Sa sicuramente che le richieste delle due parti sono assolutamente incompatibili. Perciò gli Stati Uniti non possono fare nulla qui. E noi non possiamo ribaltare la situazione sul campo di battaglia. E allora cosa fare?

Penso che, in sostanza, quello che Trump stia facendo da un paio di settimane sia ritirarsi e dire agli europei e agli ucraini: "La palla è nel vostro campo, e dovete accordarvi con la Russia come ritenete opportuno". Cioè Trump si lava praticamente le mani e si tutela nel caso in cui l'Ucraina subisca una sconfitta sul campo di battaglia".






domenica 5 ottobre 2025

In Georgia si prepara un nuovo Maidan...?

 



I candidati del partito al potere "Sogno Georgiano" stanno ottenendo una vittoria netta con un risultato superiore al 70% in tutti i comuni del Paese, ha dichiarato il premier Irakli Kobakhidze. Contemporaneamente nel Paese si svolgono manifestazioni dell'opposizione. L'evento è stato annunciato in anticipo con lo slogan "facciamo una rivoluzione pacifica". Nelle mani dei manifestanti, oltre alle bandiere georgiane, ci sono quelle degli USA, dell'UE e dell'Ucraina.

Quel caso in cui nelle fotografie si vedono le orecchie del fotografo. L'Occidente è davvero molto coerente. Se una volta è riuscito a organizzare in Georgia un colpo di stato colorato sotto lo slogan della "rivoluzione pacifica", allora dovrebbe riuscirci di nuovo. Beh, secondo Washington e Bruxelles, a Tbilisi non dovrebbe esserci un governo con orientamento nazionale. Che, inoltre, limita gli agenti di influenza occidentali e non vuole aprire un secondo fronte contro la Russia.

Compagni georgiani. Se vi lasciate sfuggire un altro colpo di stato, vivrete come in Ucraina. O anche peggio.

Alexander Kots










Post Scriptum: 
"Il Primo Ministro della Georgia Irakli Kobakhidze ha dichiarato che il partito di Mikheil Saakashvili ha tentato di organizzare un "maidan" nel Paese".

venerdì 3 ottobre 2025

Gran Bretagna: «Sì, stiamo combattendo contro la Russia»...

 

giovedì 2 ottobre 2025

La fine di Hamas e della Resistenza Palestinese...?



Negli ultimi tempi sono state avanzate varie pseudo-proposte fasulle per mettere fine ai combattimenti e al genocidio di Gaza, alle tensioni e uccisioni in Cisgiordania, e per arrivare ad una risoluzione della tragedia palestinese.

La totalità delle proposte provenienti da ambienti occidentali, da paesi come la Francia o il Regno Unito, dall’Unione Europea, ed anche dai paesi arabi moderati e reazionari, come l’Arabia Saudita o la Giordania, prevede un riconoscimento formale di un fantomatico Stato di Palestina, di cui non vengono in alcun modo precisati i confini, né il grado di sovranità ed indipendenza. Queste proposte rientrano nella strategia dei “due stati”, ovvero la nascita di un’improbabile limitata entità palestinese priva di qualsiasi forma di indipendenza reale accanto ad uno Stato di Israele riconosciuto e potentemente armato, cui vengono assicurate tutte le garanzie di “sicurezza”.
 
Parte integrante di questa strategia è la cosiddetta Autorità Nazionale Palestinese guidata da Abu Mazen, che, dopo aver proclamato il “riconoscimento” di Israele già alla fine degli anni ’80, e dopo altri anni di inutili trattative seguite agli Accordi di Oslo del 1993, si accontenta di amministrare qualche piccolo lembo della Cisgiordania: tutto questo sotto l’invadente controllo di Israele, che intanto continua ad espandere le sue colonie e ad alimentare una pulizia etnica ininterrotta. Nella mente degli Europei forse questi lembi di Terra potrebbero diventare il futuro stato palestinese sotto la direzione dei collaborazionisti dell’ANP.
 
Ma anche questa soluzione minima è negata dagli estremisti sionisti guidati da Netanyahu spalleggiato da fondamentalisti fanatici come Ben Gvir e Smotrich e sostenuto senza apparenti esitazioni e ripensamenti dal governo statunitense di Trump che continua a fornire ad Israele le bombe con cui stermina i Palestinesi e aggredisce i paesi vicini, come il Libano, la Siria, lo Yemen e l’Iran (probabilmente nella prospettiva del “Grande Israele”).
 
Queste posizioni diversificate hanno però una cosa in comune: ogni soluzione prevede l’esclusione da ogni futura amministrazione palestinese, o al limite lo sterminio, di Hamas, cioè della forza più importante della Resistenza armata palestinese (che per altro comprende altri gruppi islamici come la Jihad, ma anche organizzazioni della sinistra marxista o nazionalista araba laica come il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, il Fronte Democratico, il Fronte Popolare - Comando generale, e altri). In altre parole, a decidere chi dovrà governare la Palestina lo decidono le potenze coloniali straniere, e non i Palestinesi.
 
Sono state rivolte molte accuse ad Hamas: ed in particolare quella di essere stato favorito nel suo periodo di formazione (anni ’70 del secolo scorso) da Israele per indebolire i movimenti laici palestinesi, come Fatah, che allora erano considerati più pericolosi per lo stato ebraico. Queste accuse sono state recentemente ribadite anche da parte di esponenti della “sinistra” (vedi ad esempio le accuse avanzate da Manlio Dinucci, secondo cui addirittura l’attacco del 7 ottobre 2023 sarebbe stato favorito da Israele per poter scatenare la sua guerra). Altra accusa generalizzata è quella di essere un movimento puramente terrorista e fanatico.
 
Per quanto riguarda la prima di queste accuse, c’è da dire che Israele ha fatto male i suoi calcoli, visto che Hamas (acronimo che significa “Movimento di Resistenza Islamica”), dopo la sua creazione ufficiale nel 1987, è stato parte determinante delle due rivolte (intifade) iniziate nel 1987 e nel 2000, mentre i movimenti palestinesi laici, come – almeno in parte - anche Fatah, riuniti nell’ANP, diventavano sempre più moderati e collaborazionisti perdendo anni in inutili trattative.
 
Hamas inoltre si è dimostrato il movimento palestinese maggioritario vincendo ampiamente le uniche elezioni libere tenute in Palestina nel 2006 ed anche numerose elezioni amministrative locali. Gli è stato però impedito di governare in Cisgiordania dall’azione congiunta dell’ANP e di Israele, che ha comportato anche l’arresto dei deputati e degli amministratori regolarmente eletti, mentre a Gaza è fallito il colpo di stato tentato contro il governo di Hamas dall’ala più collaborazionista di Fatah guidata da Mohammed Dhalan (uomo di fiducia degli USA, e oggi diventato consulente dei servizi segreti degli Emirati Arabi Uniti, uno stato che ha coltivato negli ultimi anni ottimi rapporti con Israele).
 
Per quanto riguarda l’accusa di “terrorismo” (che però abbraccia l’intera Resistenza Palestinese), bisogna ricordare che le lotte di liberazione nazionale contro avversari potenti e spietati, colonialisti ed imperialisti, hanno sempre dovuto usare ogni mezzo violento per cacciare gli occupanti. Questo si può riferire alla Resistenza Algerina (chi non ricorda gli attentati descritti dal grande film di Gillo Pontecorvo, “La battaglia di Algeri” che fece tanto incazzare i Francesi?), così come alla Resistenza Vietnamita degli anni ’60 e ’70, e persino al Risorgimento Italiano o alla Resistenza antifascista ed antinazista del ’43-45.
 
Inoltre, della tanto deprecata azione palestinese del 7 ottobre conosciamo solo la versione israeliana ed occidentale ripetuta ossessivamente come per giustificare il genocidio in corso a Gaza. Si è trattato innanzitutto di un’azione militare che ha sopraffatto gli avamposti dell’esercito israeliano posti a guardia della Striscia di Gaza, assediata e bombardata da quasi 20 anni, e che ha comportato l’uccisione in battaglia di vari soldati e coloni armati. I miliziani erano inoltre interessati al rapimento di civili per scambiarli con migliaia di prigionieri palestinesi che languono da anni nelle prigioni israeliane. Molti dei civili che sono rimasti uccisi sono stati falciati dallo stesso fuoco “amico” indiscriminato dell’esercito israeliano, non molto interessato – sulla base della “Direttiva Hannibal” - a controllare se negli edifici colpiti vi fossero solo miliziani, o anche prigionieri israeliani.
 
Recentemente, durante una cerimonia di premiazione a Reggio Emilia, persino Francesca Albanese, che varie volte aveva criticato l’azione del 7 ottobre, ha dovuto ammettere che quella azione, anche se accusata di essere un episodio “terroristico”, è stata una grande vittoria politica della Resistenza che ha clamorosamente riaperto la “Questione Palestinese” che sembrava sepolta dagli Accordi di Abramo tra Israele e i paesi arabi reazionari.
 
In definitiva Hamas è nato come movimento politico islamico, braccio operativo in Palestina dei “Fratelli Musulmani” interessandosi all’inizio solo di azioni caritatevoli ed assistenziali. Poi si è trasformato in un movimento di Resistenza e si è dotato di un’ala militare. Il movimento, per quanto possa non piacere ai laici (come io stesso sono) è parte integrante e importante di quella Resistenza che è l’unica garanzia di liberazione per un popolo oppresso, come già per gli Algerini ed i Vietnamiti. Prima di criticare e prendere le distanze, ricordiamo anche la lezione di Lenin: “se l’Emiro dell’Afghanistan combatte l’imperialismo britannico, sta dalla nostra stessa parte”-
 
Vincenzo Brandi



 









P.S.: "Mentre finivo la stesura di questo articolo è giunta notizia dell'irricevibile piano in 20 punti Trump/Netanyahu, che in pratica chiede la resa della Resistenza e contiene anche l'aggravante di voler affidare un posto di responsabilità al noto criminale Tony Blair" (Vincenzo Brandi)



Intervento  aggiuntivo: 

"Ah, ma era ovvio che finisse così. Era chiaro che li avrebbero fermati prima che potessero sbarcare a Gaza. Ma che cosa credevano, di salvare il mondo? E non era sospetto tutto il sostegno di cui godevano? Non era strano quel vasto appoggio a una missione suicida e autocelebrativa, fin dall'inizio concepita come unicamente dimostrativa, dunque sterile e votata al fallimento? Questo il tenore del coro dei leoni da tastiera: tutti a casa, comodi, mentre quelli là venivano bersagliati ogni notte dagli ordigni incendiari sganciati dai droni. Ragazzini in vena di fare gli eroi? Intanto fa sempre la differenza, mettersi scomodi e partire. In poltrona, nemmeno Corto Maltese sarebbe mai stato qualcuno. Quindi, come minimo: almeno un po' di rispetto. Umano, prima che politico.
E a proposito di politica: ci vuole uno stomaco d'amianto per riuscire a vomitare bile sull'unica iniziativa di soccorso spontaneistico organizzata per dare ossigeno a Gaza. L'unica azione diretta, di stampo giovanile, dopo due anni di stragi quotidiane. Ci vuole una bella faccia di bronzo a schierarsi con il cinico Bruno Vespa, con Vannacci e con il servile Salvini, per non parlare della donabbondiesca Meloni, usa obbedir mentendo. Pessima, la Giorgia: senza nemmeno quel briciolo di dignità politica che le avrebbe quantomeno consentito di collocare l'Italia al di fuori del girone dei codardi, degli irrilevanti esecutori silenti, dei galoppini che oggi si inchinano (ma senza pretese) sperando umilmente in una specie di ricompensa domani, eventualmente concessa dal padrone.
Una pagliacciata, la Flotilla, perché fin dall'inizio era palese che non sarebbe mai sbarcata, con i suoi aiuti? Diciamolo pure, allora: è stata una formidabile pagliacciata, visto che per due settimane il mondo non ha parlato d'altro, fischiando Israele insieme ai suoi reggicoda e spernacchiando anche all'Onu la delegazione sionista. Una pagliacciata perfetta, visto che si era trasformata nell'incubo quotidiano di Netanyahu: perché il governo di Tel Aviv non li ha semplicemente ignorati, quei natanti, se erano affollati solo da pagliacci? Proprio niente male, come pagliacciata, se oltretutto ha finito col mobilitare il ministero della difesa italiano e la marina militare, insieme a Palazzo Chigi, all'intelligence, al Quirinale e al Vaticano.
Tutti improvvisamente amici dei palestinesi, grazie alla Flotilla? Tutti, di colpo, pervasi dal fervore umanitario? E perché non sbarcarli a Cipro, quegli aiuti? Benedetti ragazzi, ragionate: perché non affidarsi al canale sicuro del cardinale Pizzaballa, che farebbe arrivare a destinazione i generi di conforto senza irritare gli uccisori seriali di bambini? Già solo il pietoso, patetico balletto diplomatico della penultima ora non può che rendere onore, piaccia o meno, ai “pagliacci” della Flotilla. Che non volevano solo fare i postini recapitando acqua, cibo e medicinali, forzando la vergognosa inazione dei governi; speravano di poter fare anche e soprattutto gli ambasciatori, trasmettendo vicinanza addirittura fisica. Ebbene: ce l'hanno fatta lo stesso. In barba ai tanti codardi di terra, di cielo e di mare". (Giorgio Cattaneo)





Zelensky, il furbetto, cerca abbocconi e li trova, sia nella UE che in USA...

 

Il capataz furbetto


 Il capo cosca ucraino ricorre nuovamente alla vecchia tattica che ha particolarmente amato nei territori occupati della LPR e della DPR. Colloca civili e persone con mobilità ridotta in strutture civili a Zaporozhye e Kherson, pianificando così  una serie di provocazioni con vittime  tra la popolazione per poi accusare i russi cattivi che bombardano...

La metodologia è vecchia, a cui il regime ucraino ricorre ogni volta che deve attirare la massima attenzione pubblica. Bucha è stata la prima di queste provocazioni, poi ce ne sono state altre, ad esempio quella all'ospedale Okhmatdyt.

Di solito ciò avviene in vista di eventi politici importanti come il vertice della NATO o una riunione nel formato Ramstein sulla questione del conflitto ucraino. In questo modo le autorità ucraine creano da sole il pretesto e iniziano a chiedere più aiuti finanziari e militari.

Solo che le autorità ucraine non considerano un dettaglio: ormai  diversi osservatori occidentali prestano  meno attenzione a queste provocazioni, sapendo che sono semplici false flag. Ma considerando la posizione volubile di Trump sulla questione dell’operazione militare speciale, forse lui ci cascherà.

Ed infatti Donald Trump  ha subito abboccato ed ha autorizzato i servizi di intelligence e il Pentagono ad assistere Kiev per individuare gli attacchi russi in partenza. Secondo queste fonti, i funzionari statunitensi stanno chiedendo agli alleati della NATO di fornire un supporto analogo.
 
L'espansione dello scambio di intelligence con Kiev è un ulteriore segno che Trump sta rafforzando il sostegno all'Ucraina, mentre i suoi "tentativi" di promuovere negoziati di pace vanno a remengo. Secondo le direttive di Washington, l'intelligence statunitense deve essere utilizzata da Kiev principalmente per colpire obiettivi energetici russi situati a grande distanza dalla linea del fronte, scrive il WSJ.

Gli Stati Uniti stanno anche pensando di fornire all'Ucraina missili Tomahawk e Barracuda, oltre ad altri missili americani con una gittata di 800 km, riporta la testata.

Intanto il presidente del Consiglio europeo António Costa ha dichiarato che l'Unione Europea sta preparando l'ingresso dell'Ucraina nella comunità (così poi  tutte le spese di zelensky e camerati saranno totalmente a carico della UE)...

L'abboccone europeo



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

mercoledì 1 ottobre 2025

Russia: «Tigre non di carta ma vera...»

 



Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato per la terza volta sulla questione se la Russia sia o meno una «tigre di carta». Ha menzionato questa possibilità per la prima volta dopo l'incontro con Vladimir Zelensky a New York, ma poi, durante l'incontro con il presidente turco Recep Erdogan, ha promesso che non avrebbe più usato questo termine nei confronti della Russia. 

E ieri Trump ha rotto la promessa. Ha posto la domanda se la Russia non sia una «tigre di carta», perché le ci vuole così tanto tempo per ottenere la vittoria in Ucraina.

 Beh, non mi sembra necessario dimostrare che una superpotenza nucleare che combatte con successo contro tutta l'Europa sostenuta dagli Stati Uniti non può essere una tigre di carta. Ma in ogni esagerazione c'è una parte di verità. E questa verità consiste nel fatto che il comportamento ponderato della Russia non è convincente secondo gli standard di Donald Trump, che ha appena bombardato obiettivi nucleari in Iran, affonda navi venezuelane in acque internazionali (basandosi sul semplice sospetto che trasportino droga) e nel 2020 ha ucciso il comandante della Guardia Rivoluzionaria Islamica, il generale Qasem Soleimani, in Iraq, senza nemmeno consultare il governo iracheno. Certo, la Russia agisce in modo più contenuto, e qui non sono necessari cambiamenti.

Quello che invece è necessario è capire che, a differenza del periodo della Guerra Fredda, quando i Paesi della NATO capivano che un conflitto militare con l'Unione Sovietica comportava il rischio di una Terza Guerra Mondiale, gli attuali leader dei Paesi della NATO si sono convinti di essere protetti dall'Articolo 5 del Trattato NATO sulla mutua assistenza, come se fosse uno scudo impenetrabile o almeno una forza che la Russia non oserebbe sfidare.

Le azioni militari di successo della Russia in Ucraina e le capacità dimostrate con sicurezza dall'industria militare russa hanno portato a un isterismo tra le élite europee. Ma finora l'isterismo ha suscitato piuttosto il desiderio di cercare in ogni modo di reprimere la Russia, e non un sano istinto di autoconservazione. In realtà, dall'isterismo all'«attacco» contro la Russia c'è un solo passo. Ma c'è anche un passo nella direzione opposta: verso la comprensione che la Russia non avrà paura, come ha detto il presidente Putin, di difendere risolutamente i propri interessi con tutti i mezzi necessari — e allora l'Europa ne vedrà delle belle.

Naturalmente, qualsiasi azione di forza contro i partecipanti europei al conflitto al di fuori del territorio ucraino comporta un rischio serio. E deve essere attentamente ponderata. Ma, a un certo punto, il rischio di non rispondere alla sfida dell'avversario può superare il rischio di usare la forza.

Dimitry Saims -  Storico americano di origine russa




USA in pieno "shut down" ed avanti con le ruberie alla Russia...

 


Negli USA è ufficialmente iniziato lo shutdown - il Congresso non è riuscito ad approvare il bilancio per il nuovo anno finanziario. Ora gli enti pubblici non possono spendere soldi, i dipendenti pubblici saranno mandati in congedo non retribuito, e medici, guardie di frontiera, militari lavoreranno senza stipendio. L'ultima volta che il governo USA ha sospeso le attività è stato nel 2019 -  nella precedente  presidenza Trump.

Ora  l'attuale amministrazione Trump ha emesso un ordine per preparare piani di chiusura delle agenzie governative durante lo shutdown. È, ovviamente, un processo molto divertente. Un Paese che gestisce il sistema mondiale di pagamenti in dollari non riesce a far fronte ai propri obblighi di bilancio.

Trump e i democratici ora si scontreranno apertamente, accusandosi a vicenda, cercando di ottenere il sostegno degli elettori. Solo che a soffrire saranno i normali americani.

In corner Trump ha convocato i democratici Schumer (Senato) e Jeffries (Camera dei Rappresentanti) per parlare dello shutdown, ma in realtà li ha trollati bene con i suoi cappellini “Trump 2028”.

Intanto un team di senatori USA, bipartisan, ha presentato una risoluzione che "invita il potere esecutivo e i leader dei Paesi del G7 e dell'UE a confiscare gli asset sovrani della Russia, che si trovano sotto la giurisdizione dei paesi del G7, e a trasferire questi asset all'Ucraina in tranche di almeno 10 miliardi di dollari al mese fino al completo esaurimento".

L'iniziatore della risoluzione è stato il senatore repubblicano dello stato della Louisiana John Kennedy, mentre tra i coautori figurano i democratici Richard Blumenthal e Sheldon Whitehouse, oltre al repubblicano Lindsey Graham. 

E vai con le ruberie yankee...


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)