domenica 8 marzo 2015

L'altra canapa... quella di Canapa Mundi



La canapa industriale è arrivata a Roma, è stata in fiera al Palacavicchi dal 20 al 22 febbraio 2015, a dimostrazione dell'interesse crescente per il comparto.

Canapa Mundi ha visto numerosi operatori presenti (circa settanta) negli stand sia commercianti di prodotti diversi, di varie nazioni, sia associazioni di coltivatori provenienti da alcune regioni. Sono state presentate le innovazioni delle bio-tecnologie per le diverse coltivazioni dalla biologica a quella convenzionale, del settore alimentare, del benessere e della cosmetica, ma sopratutto l’abbigliamento e i prodotti ecosostenibili idonei per l’edilizia responsabile, basati su materiali edili come la carta e le vernici, le materie plastiche, del combustibile tratto dai residui di lavorazione a un olio alimentare dalle qualità eccezionali. 

Spazio è stato dato a esponenti del mondo accademico, istituzionale, dell’associazionismo e giornalisti, chiamati a confrontarsi sul tema di questa convention: la rinascita della filiera della canapa, come valore aggiunto per il settore alimentare, in quello dell'abbigliamento e dell'industria. Oggi è la bioedilizia che traina gli utilizzi della canapa, che miscelata con la calce,fornisce un materiale molto valido per le costruzioni e sostenibile. 

Il Museo della Canapa di S.Anatolia di Narco (TR) è un luogo particolarmente attrezzato per mostrare la validità di questo settore edile. Inoltre tra i temi dei convegni, uno è risultato molto importante e interessante le prospettive dell’utilizzo della pianta per il risanamento dei suoli inquinati. Infatti, già in alcune zone italiane, come a Taranto e a Cava dei Tirreni, si è avuta dimostrazione dell'efficacia della pianta nell'assorbire i metalli pesanti giacenti nei terreni e la capacità di pulire queste aree. 

La mostra dedicata alla pianta si è posta all’interno del percorso storico, sottolineando un aspetto importante nel settore della produzione di tessuti di pregio. Un esempio è una piccola associazione della Calabria che vuole rilanciare il settore artigianale e riqualificare un’area interna, ricreando tessuti ecosostenibili, resistenti e adatti a contrastare il consumismo generato dai grandi nomi del mondo della moda. Lo scopo di questo evento e di queste associazioni che si occupano di arti e mestieri è quello di recuperare le nostre tradizioni, come quella del ricamo. 

L’associazionismo può creare posti di lavoro attraverso tutta la filiera legata al telaio come risorsa per un territorio, dalla coltivazione alla tessitura, fino alle esportazioni. Questo è un esempio per riqualificare aree dismesse o rurali, mantenere le tradizioni e creare nuovi posti di lavoro. Intanto, alla Camera dei deputati, commissione agricoltura, si sta discutendo alcune proposte di legge che intendono favorire gli usi industriali della canapa in Italia. 

Le numerose persone presenti nella tre giorni sono di buon auspicio per l'approvazione entro l'anno della nuova norma per la canapa.

 Marcello Ortenzi 

Pubblicato il 06 marzo 2015 in Strettamente Tecnico
(Fonte secondaria:  Accademia Kronos Informa)

venerdì 6 marzo 2015

I giornali degli altri....


Visualizzazione di

IL CORRIERE DELLA SERA: appartiene al gruppo internazionale MediaGroup, è quotato in Borsa e controlla altri giornali e riviste popolari come: “Il Mondo”, “L’Europeo” “Oggi” “Visto” “Novella” e “Max”. Nel suo Consiglio di Amministrazione ci sono personaggi indissolubilmente legati all’elite finanziaria internazionale e ai suoi circoli mondialisti come John Elkan (Gruppo Bilderberg), presidente di FIAT e di Exor (la holding finanziaria della famiglia Agnelli); Carlo Pesenti, consigliere di Italcementi, Unicredit, Italmobiliare e Mediobanca; Berardino Libonati, consigliere di Telecom Italia e Pirelli; Diego Della Valle, possessore del 4% di Banca Nazionale del Lavoro, consigliere di Tod’s e Generali Assicurazioni, ex dirigente della Fiorentina coinvolto nello scandalo di Calciopoli; Renato Pagliaro, consigliere di Telecom Italia, Pirelli e Mediobanca.

LA REPUBBLICA: è il quotidiano del Gruppo l’Espresso di Carlo de Benedetti (Gruppo Bilderberg) ex amministratore delegato FIAT, banchiere ex vicepresidente del Banco Ambrosiano. Nel consiglio di amministrazione del Gruppo l’Espresso siedono Sergio Erede, amministratore di Luxottica e Carlo Secchi ex Rettore della Bocconi e amministratore di Mediaset.

IL GIORNALE: edito dal Gruppo Mondadori è il quotidiano della Famiglia Berlusconi.

LA STAMPA: è il quotidiano torinese della Famiglia Agnelli (Club Bilderberg)

IL MESSAGGERO di Roma, IL MATTINO di Napoli, IL GAZZETTINO di Venezia e IL NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA sono quotidiani editi dalla Caltagirone Editori (Club Bilderberg) di proprietà della Famiglia Caltagirone (Grandi Opere, cementifici, immobili). Francesco Gaetano Caltagirone, anche noto come Franco (Roma, 2 marzo 1943), è un imprenditore italiano, a capo di uno dei più importanti gruppi industriali italiani, con un fatturato globale di circa 1,7 miliardi di euro e oltre 5.600 dipendenti; le sue ricchezze ammontano a circa 2,6 miliardi di dollari, questo fece di lui nel 2008 il decimo uomo più ricco d’Italia e il 446° uomo più ricco del mondo. Siedono nel consiglio di amministrazione di Caltagirone Editore Azzurra Caltagirone, moglie dell’Onorevole Pier Ferdinando Casini e Francesco Gaetano Caltagirone, consigliere di Monte dei Paschi di Siena e di Generali Assicurazioni.

IL RESTO DEL CARLINO di Bologna, LA NAZIONE di Firenze e IL GIORNO di Milano appartengono alla Poligrafici Editoriale, collegata a Telecom Italia, Generali Assicurazioni e alla Premafin di della famiglia LIGRESTI. Salvatore Ligresti è stato membro del consiglio di amministrazione di UNICREDIT, è presidente onorario di Fondiaria Sai, gruppo assicurativo torinese quotato sulla Borsa di Milano e controllato dalla famiglia Ligresti; è coinvolto nei più rilevanti interventi urbanistici di Milano (Expo, Fiera e Garibaldi-Repubblica), di Firenze (Castello e Manifattura Tabacchi) e di Torino.

LIBERO (l’aggressiva testata di destra) e IL RIFORMISTA (quotidiano timidamente di sinistra) hanno lo stesso editore Giampaolo Angelucci proprietario di un impero fatto di cliniche e strutture sanitarie, fra cui l’Ospedale San Raffaele di Roma, condannato agli arresti domiciliari per falso e truffa ai danni delle ASL

L’UNITA’: il quotidiano fondato da Gramsci e attualmente vicino al principale partito della sinistra italiana , il PD, ha come editore Nuova Iniziativa Editoriale S.p.A. il cui azionista principale è Renato Soru, presidente e amministratore delegato della compagnia di servizi internet Tiscali Italia S.p.A. Renato Soru è apparso nella lista edita da “Forbes” come uno degli uomini più ricchi del mondo con un capitale stimato in 4 miliardi di dollari nel 2001. Negli ultimi anni la sua compagnia ha rilevato sei compagnie telefoniche in Germania, Francia, Svizzera, Belgio e Repubblica Ceca.

IL SOLE 24 ORE: ha nel suo consiglio di amministrazione Luigi Abete, Membro del Comitato Esecutivo dell’ASPEN INSTITUTE Italia e presidente della BANCA Nazionale del Lavoro; fa anche parte del consiglio di amministrazione della Carlo Erba Farmitalia; il fratello di Giancarlo Abete (Presidente della Figc) è consigliere della Tod’s di Diego Della Valle.

Tutte le aziende citate sono direttamente collegate fra di loro: grande finanza, banche, assicurazioni, telecomunicazioni, cementifici, costruzioni, farmaceutica, acciaierie, pneumatici, moda.

Mentre nelle dittature il popolo è sempre consapevole di essere oppresso e l’ordine deve necessariamente essere mantenuto con la forza, nei regimi dove vige la “democrazia rappresentativa” il sistema sociale è stabile poiché il controllo sull’informazione e sul consenso avviene in maniera occulta, proprio per lasciar credere alla popolazione di vivere in un mondo libero.

Sappiamo quindi da decenni che i media sono tutti intestati a partiti politici e loro familiari, attingono notizie da una unica fonte l’ANSA, fondata da henry Kissinger , membro del Gruppo BILDERBERG

Ecco un elenco dei giornali associati all’ANSA:
L’Adige
Alto Adige
L’Arena
Avvenire
Bresciaoggi
Il Centro
Corriere della Sera
Corriere dello Sport
Il Corriere Mercantile
L’Eco di Bergamo
La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta del Sud
La Gazzetta dello Sport
Gazzetta di Mantova
Nuova Gazzetta di Modena
La Nuova Ferrara
Gazzetta di Parma
Gazzetta di Reggio
Il Gazzettino
Il Giornale
Giornale di Brescia
Giornale di Sicilia
Il Giornale di Vicenza
Il Giorno
Libertà
Il Mattino
Il Mattino di Padova
Il Messaggero
Messaggero Veneto
La Nazione
Il Piccolo
La Prealpina
La Provincia
La Provincia (di Cremona)
La Provincia Pavese
Il Resto del Carlino
La Sicilia
Il Secolo XIX
Il Sole-24 Ore
La Stampa
Il Tempo
Il Tirreno
Trentino
La Tribuna di Treviso
La Repubblica
La Nuova Sardegna
L’Unione Sarda
L’Unità
La Nuova Venezia

Concludiamo con il discorso che JOHN SWINTON l’allora redattore-capo del New York Times, pronunciò in occasione di un banchetto il giorno delle proprie dimissioni presso l’American Press Association:

“In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so pure io.
Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che se lo facesse esse non verrebbero mai pubblicate. Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti. Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro. Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattr’ore la mia occupazione sarebbe liquidata.

Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza, e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano.Lo sapete voi e lo so pure io. E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente?
Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri. Noi siamo delle prostitute intellettuali.“




Fonte: 
Abbattiamo la Frode Bancaria e il Signoraggio
Sito web di Affari/Economia

giovedì 5 marzo 2015

NWO - "...senza casa, senza lavoro, senza dignità, senza libertà..." Ecco come ci vogliono!



Per azzerare il debito pubblico e obbedire all’Europa delle banche ci esproprieranno le case. Pensate che solo l’euro sia la nostra rovina? Che solo l’immigrazione sia il cuneo che disgrega le comunità? Aprite gli occhi e uscite dagli slogan dei partiti. Perché la battaglia campale, la madre di tutte la battaglie sarà sul mattone, sulla nostra casa. Sarà la fine. La fine per molte famiglie e le imprese sane. Arriva la patrimoniale e arriva il botto della tassa di successione al 20%. La parola d’ordine dei democratici alla Renzi e degli europeisti è: tasse. Anzi…. chiamarle nuove tasse è fino troppo poco. La patrimoniale ci sarà, non solo è un rischio ma una tassa concreta già dietro l’angolo. Sarà la nostra definitiva rovina.  

La guerra ai nostri risparmi parte su due fronti. Il primo. Il governo da una parte ha dato il via alla riforma del catasto, le vecchie rendite catastali vanno in pensione, tutto sarà a nuovi valori di mercato. La base della tassazione sarà sui metri quadrati posseduti. Un tanto… al chilo!


In alcuni casi si arriverà a costi dieci volte il valore pagato oggi sia in termini di imposte dirette sulla casa sia in termini di servizi prestati dai Comuni (Imu e company…).


In quasi tutte le città ci saranno rincari da matti, inaccettabili.


Ma l’incubo della nuova dittatura fiscale non finisce qui. I Comuni potranno introdurre altre addizionali. Un suicidio di tasse.


E questo è il primo fronte di guerra. Il secondo è ancora peggio. Siete pronti a conoscere la riforma delle riforme del governo Renzi, il democratico Renzi?

Il secondo. E’ in atto una manovra – non dichiarata – che si chiama modifica delle tasse di successione. Queste saranno la vera tempesta perfetta. Oggi nelle tasse di successione e di donazione (che sono in pratica la stessa cosa, perché la donazione è un atto di successione anticipato in vita), fino ad un milione di euro vi è una franchigia in linea diretta (di padre in figlio), oltre il quale si paga il 4% di tasse (il 6% in secondo grado, in terzo grado fino all’8%). Il milione di franchigia vale per gli eredi e per il de cuius. Di fatto per ogni erede ci sono 2 milioni di franchigia, cifra in cui è considerato tutto il patrimonio lasciato (valori liquidi e immobili). Ma dopo la riforma del catasto quegli immobili, non dimentichiamolo, avranno un valore persino decuplicato.

Cosa sta per accadere invece da domani?
Il governo vuole applicare una tassa di successione in linea diretta, di padre in figlio, che si aggira attorno al 20%, con riduzione della franchigia a 100mila euro! E sull’intero patrimonio, non più per erede.
Insomma, da una parte si moltiplica per dieci la tassa catastale, definiamola così, dall’altra si passa a rubare il 20% del bene, già tassato, che è frutto di sacrificio di una vita.
 
Un papà ha una casa e ha un patrimonio di risparmio di 300mila euro? Oggi di fatto un erede su una casa normalissima è esente dalla tassazione, domani la casa rivalutata da 200 a 400-500mila euro per effetto delle nuove rendite catastali, diventa un macigno fiscale mortale. Con la soglia di franchigia di 100mila euro che prima abbiamo detto, l’erede si troverebbe a pagare a Renzi il 20% di 500mila euro. Lo Stato di fatto ci constringerà a subire un esproprio. 

Chi ha da pagare il 20% di una somma così alta, lievitata dallo Stato per fare cassa? Una tassa da Soviet, per allinearci ai valori europei. L’Unione sovietica europea, in cui il Pd di Renzi è il principale azionista di maggioranza. 

Ma non sono da meno gli altri partiti che stanno zitti.
Ci viene a mancare un genitore? Lo Stato becchino verrà a chiederci di pagare almeno 100mila euro di tasse, scavando la fossa anche a noi.
In questo modo lo Stato ha pensato di risolvere il problema del debito pubblico.

Di fatto gli italiani detengono 5 volte il valore del debito pubblico

Pagare il 20% in linea diretta vuol dire che a ricambio generazionale completato, avremo ammortizzato l’intero debito.
 
Ci fanno fare la patrimoniale diretta! E’ un sequestro, è una tassa sulla morte, una tassa sul dolore, una tassa sul funerale, una tassa che nega il futuro a chi resta.
Oggi questa follia è solo nelle intenzioni del governo, ma è il momento di muoversi adesso per mettere al riparo i patrimoni, i beni.

Che fare? Ci sono diverse azioni, legali, per trasferire ad esempio parte del patrimonio immobiliare (ad esempio la nuda proprietà) ai figli, per abbassare poi la quota di beni tassabili; per i beni mobili, quindi i risparmi investiti, ci sono altri modi per portare in esenzione totale questi valori.

Se ci pensiamo, sottoposti a tassazione non ci sono solo le case: capannoni, terreni, beni strumentali fabbriche, le imprese! E’ questo il rilancio?

Il fiscal compact, dice che ci dobbiamo allineare agli altri paesi europei nel fisco. Bene, ma nessuno dice però che gli altri paesi non tassano quando i cittadini sono “in vita” la casa tanto quanto questo Stato. Gli altri paesi hanno una legislazione con una tassazione molto più bassa. 

In più c’è la pianificazione ereditaria. Di che si tratta?
E’ la capacità in vita, di decidere come trasferire i beni agli eredi in esenzione di imposte.
Oggi questa norma obbligatoria non c’è, è per questo che bisogna attrezzarsi oggi per difendersi da questo esproprio in agguato.

Elisabetta Castellazzi

Fonte: http://www.lindipendenzanuova.com/patrimoniale-casa-tassa-successione/

Fonte secondaria: http://cafedehumanite.blogspot.it/

...............................


Articolo collegato: 
http://paolodarpini.blogspot.it/2015/02/discorso-sul-debito-pubblico-con-gli.html

mercoledì 4 marzo 2015

Calcata - 8 marzo 2015 in visita a "Tutti i colli di Narce"




Quanti colli aveva la città falisca di Narce? Tre, dice la leggenda, ma si sospetta molti di più. Dopo Narce, Pizzopiede, e Monte li Santi, ci sarebbero Calcata, Santa Maria e anche la Rocchetta e Pizzo Primara.

La visita ci conduce sulla collina di Pizzopiede, dove è possibile visitare due tombe a camera con sarcofagi in tufo, e su quella della Rocchetta, suo vicino pago fortificato. La passeggiata offre scorci veramente tipici di questa area. Primo fra tutti il fosso del Peccato, profonda gola dalle strette pareti, boscose in cima e orrifiche nel profondo.

Appuntamento:

Domenica 8 marzo – “Tutti i colli di Narce”
Appuntamento alle ore 9,30 al parcheggio comunale di Calcata (Vt).

Per informazioni e prenotazioni: Associazione delle Forre

Alessandra Forti 0761 587199 – 333 4227889

Il programma completo delle visite guidate è sul sito del parco.

Si raccomandano abiti comodi e scarpe da trekking. Il pranzo è al sacco. 



.............................


Post Scriptum:  

Testimonianza dell'archeologa Gilda Bocconi

Non ricordo esattamente quando andai per la prima volta a Calcata ma ho ben presente il senso di vertigine che ebbi nel passare sul ponte sospeso nel vuoto e poi sulla via stretta fra il dirupo e la parete rocciosa, messi i piedi in terra, l'accogliente piazzetta mi rassicurò definitivamente. Passai sotto la porta e in poco tempo,  oltrepassato il paese medio ed entrata in quello antico, mi sono trovata di  nuovo affacciata sul nulla, in posizione aerea in uno sfolgorio di verde e  di sole. Rimasi incantata dal contrasto fra il borgo piuttosto piccolo, 
raccolto, dalle architetture graziose, quasi un nido, e gli aspri e selvaggi 
orridi della valle del Treja. Narce si ergeva ardita proprio di fronte, 
Narce, la favolosa Narce! Croce e delizia di una generazione di archeologi 
italiani ed inglesi. In quel periodo frequentavo i corsi di proto-storia 
europea e, benchè non avessi partecipato agli scavi, vivevo l'atmosfera 
bollente delle dispute e delle gelosie che aveva suscitato quel 
ritrovamento importantissimo. L'insediamento testimoniava infatti una 
continuità di vita dal Medio Bronzo (XIV° sec. a.C.) al VI° secolo a. C.. 
In seguito gli abitanti si erano spostati anche su Pizzo Piede, Montelisanti e 
sull'attuale Calcata. Era la prova dell'autoctonia degli Etruschi e dei 
Falisci, accettando però l'ipotesi dell'arrivo di piccoli gruppi, mercanti e 
artigiani, provenienti soprattutto dal mondo egeo-anatolico. Tornai a 
Calcata in seguito, quando seppi come il Comitato per Calcata Viva fosse 
riuscito a far togliere il vincolo di inabitabilità. Fu allora che conobbi anche Paolo D'Arpini. Malgrado l'aspetto egli ha portato avanti molte iniziative per la valorizzazione della valle del Treja: la lotta per impedire una discarica inquinante, la difesa dell'identità locale, con il bioregionalismo, e altre attività per la libertà individuale e la spiritualità della natura. 
Osservando lo stemma di Calcata, ho cercato di spiegarmi meglio questo nome (ed il suo significato). In effetti la forma è quella di un tallone, tallone di calcare, cioè roccia, ma forse il nome è estensibile anche ad un altro vicino insediamento diruto, in cui vi sono i resti della chiesa di Santa Maria di Calcata. Nell'antichità era  indicato come 'tallone' anche la pietra al centro dei circoli sacri, ove  erano celebrati i riti ed i sacrifici, certo nella zona son stati ritrovati  diversi templi sin ora di epoca ellenistica (IV° sec. a.C.) mentre sappiamo  che Narce (Fescennium?) risale all'età del bronzo. Chissà se proprio  nell'attuale Calcata fosse situata l'antica area sacra? Probabilmente resta  solo un'ipotesi, una sensazione, così come Paolo 'sente' ed immagina gli 
antichi falisci della valle del Treja nello spirito arguto e smaliziato dei 
'Fescennini' e le preghiere alla Dea Madre, manifestazione della natura e 
della vita. 


Gilda Bocconi 


martedì 3 marzo 2015

Parata criptica e contrattazioni sfortunate (di cui -forse- con un po' di fantasia ed intuizione si potrà capire il senso)



Gianluigi Buffon – capitano della nazionale di calcio – ha guadagnato parecchio in una lunga e valorosa carriera. Ha pertanto deciso – FIAT lux – di investire (senza freni!) nell’industria.
In qualità di portiere non poteva che scegliere quella mani-fatturiera e specializzata in biancheria per la “casa”. La “ZUCCHI”- un ottimo MARCHIOnne di cui possiede ora il 56%.
All’inizio, più di 40 milioni – una “profumata” liquidazione (nell’esultanza degli azionisti Unicredit che avevano perso 9000 euro su 10000 sotto la guida di “CHANEL POUR MOI”).

L’anno scorso più di 18. E’ sempre meglio superarli (se non si hanno altri 5 milioni per tacitare l’ingenua sexy-giovinetta).
Nonostante però l’affezione ai colori, il “BIANCO” non va e il periodo è “NERO”.
“La lux” che Monti vedeva in fondo al tunnel è stata data per LETTA e RENZI ha eliminato l’articolo.

LUX fa ora rima con DUX. Che assume – ma solo a tempo determinato – tutti i possibili SCILIPOTI e   RAZZI come salvatori della (sua) patria.
A GOOD JOB: schiacciare all’unisono con la figlia adottiva di Troia.
A MARIO M. – rimasto SOLO – è scesa una lacrima sul viso (come alla FORNERO) e ha capito tante cose. Era ora!
Infatti, cadendo Bocconi, il salvavita è stato lo stipendio da SENATORE beatamente regalatogli da
RE GIORGIO. Se i buchi nella rete(di vendita) diventassero “maggiori” il “capitano” dovrebbe portare i libri in Tribunale (senza averli mai letti) e sperare:

  1. In un trattamento D’AMICO
  2. In un consiglio di papà-Renzi che se l’è cavata cedendo le quote alla moglie (Gianluigi non può farlo anche se di quote se ne intende, eccome!).









  3. Che lo prendano per un (de)benedettino (i piccoli De Benedetti sono stati salvati dal fallimento da banche che avevano appena ricevuto – gioiose – 800 milioni dalla BCE e non sapevano cosa farne chè non si sognano neanche lontanamente di prestarli alle piccole aziende. Cominciate a risparmiare, gente, che alla BCE i soldi dovremo restituirli noi. La Zucchi è una zucchina oppure una zuccona (in questo caso sarà aiutata)?
     
    Giunge notizia che MARCO DEBE…-quello che viaggia su FERRARI(senza ruote ma amante del calcio) – abbia qualche intoppo bancario-veneto (una robina da pochi milioni).
    Povero (si fa per dire) Gianluigi. Pensava di riposare beatamente fra due cuscini ma le due occupanti-nel bel mezzo di una notturna- si sono messe a litigare di brutto e di bello.
    E dire che Gianluigi vagheggiava – per sé e per l’azienda – un”LETTO A TRE PIAZZE”.
    E, quando si dice la sfortuna, da anni ormai di fazzoletti se ne vendono pochi.
    C’è chi non ha neanche gli occhi per piangere e quelli che, perdendosi per mari e per BOSCHI, sono sempre lì a ridere alle “panzane” di Renzi. Sempre disponibili nella Madia (mobile a forma di cassa, serviva a conservare e, più anticamente, a preparare il pane). E, poiché spesso le disgrazie non arrivano sole, vuoi vedere che la moglie - la bella SEREDOVA – si mette a sventolare in tribunale la Veronica comasca?(ricordi il nome del lago?).
    Non gli resterebbe che chiedere consiglio al Presidente rosso-nero. Nelle ore permesse che sono ormai agli sgoccioli.
    Ottenuta la redenzione nazarena e l’invito in Quirinale (pensavi di poterti fermare molto, molto di più?) SILVIO non disperare.
    Il PDM del ragazzotto ti aiuterà alla prossima tornata.
    A patto che tu non venda MEDIASET. Se proprio dovrai farlo (le squinzie costano parecchio), rivolgiti al “consulente”, quello che viene avvertito per tempo dall’uccellino.
    Bei tempi quando il calendario era FITTO ma solo di belle donne poco vestite, c’erano ancora i capelli e qualche miliardo (di lire italiane) si apprestava a lasciare le madie siciliane per approdare alle casseforti arcoriane!
    Gianluigi, consolati con una mantovana! Qualcuna dovrebbe esserne rimasta nel magazzino ZUCCHI.
    Se tua moglie si fosse chiamata SEDEROVA probabilmente l’epilogo sarebbe stato più fortunato.
    E lo sarebbe stato anche MARRAZZO (colleghi governatori ben peggiori di lui nulla hanno patito per le loro porcheriole) se avesse conosciuto TSIPRAS.
    Avrebbe ricevuto dal greco un consiglio prezioso:
    “SE HAI PROBLEMI ECONOMICI CON UNA KULONA ESCI DALL’EUR”.

    ULTIM’ORA:
    M.M. si affrettò a pagare 2,5 miliardi di euro a Morgan Stanley appena gli amici “comuni” di Standard & Poors (i poors siamo invece noi!) declassarono l’Italia al fine di facilitare la sua ascesa concordata da mesi e mesi col puzzone napoletano. Senza neanche uno sconticino!
    In Montenapoleone i clienti non lo chiedono mai ma quelli con le pezze al culo sono costretti a farlo. Un dirigente del Tesoro – Mario Cannata – (ma quante ne avrà azzeccate?) ha affermato:
    “NON PAGARE TUTTO E SUBITO SAREBBE STATO REPUTAZIONALMENTE DELETERIO”.
    Al contrario,  NON PENSIONARE PER SEI ANNI GLI ESODATI (con ciglio falsamente umido della strega torinese) E’ STATO REPUTAZIONALMENTE FANTASTICO.
     
    Bell’accoppiata di professori economisti.
    Assumetene un paio e, tempo sei mesi, vi porteranno al fallimento.
    Dopo essersi reputazionalmente e accortamente auto- liquidati.
    E dov’era in quel momento DRAGHI?
    NOMEN OMEN?
    Al Tesoro preparava la sua ascesa alla BCE appoggiato dagli “amici di lunga data siciliani e americani”.
    VERMI SCHIFOSI!!!
Luigi Caroli dixit

lunedì 2 marzo 2015

"La bella addormentata" di Praga (Šípková Růženka - Praha)

Pëtr Il’ič Čajkovskij
Šípková Růženka
(Sleeping Beauty) 
Coreografia e Regia Jíři Horák
Divadlo J. K. Tyla Plzeň
Národní Divadlo - Praha
 15.2.2015  h 19


      Si dice che i cittadini di San Pietroburgo, dopo quel 3 gennaio 1890, si salutassero non con un “Buongiorno” ma con un “Hai visto La Bella Addormentata?: tanto clamoroso era stato, al suo debutto al Teatro Mariinskij, il successo del balletto, commissionato dal Sovrintendente dei teatri imperiali di San Pietroburgo, principe Vsevolozhsky, a Pëtr Il’ič Čajkovskij e da questi realizzato per il Balletto Imperiale Russo con la coreografia e la collaborazione del già acclamatissimo Marius Petipa.

     Culmine di un cammino di recupero del balletto occidentale, in declino in Europa alla fine dell’epoca romantica, La Bella Addormentata è ”apoteosi del balletto”, trionfo di abilità virtuosistica e di tecnica accademica, “banco di prova affascinante e temibile per ogni corpo di ballo” (Dancevillage).

Lo sfarzo dei costumi e delle scene (ben cinque, gli scenografi voluti daVsevolozhsky, che si ispirarono alle illustrazioni di Gustave Doré per le fiabe di Perrault), e il costo complessivo della prima edizione, pari a un quarto del bilancio delle produzioni del Mariinskij per quell’anno, la dicono lunga sull’abbondanza di risorse umane ed economiche, ormai da tempo impensabili in Europa, che calamitavano molti maestri della coreografia francese verso la Russia zarista.
      Innumerevoli, nel tempo, le versioni della fiaba in danza, che lungi dal confinarla in una sorta di fissità museale, ne hanno continuamente rinnovato preziosità e virtuosismi: dalle versioni russe tra fine ‘800 e primi ‘900, a quelle europee della prima metà del secolo scorso, alla innovativa del ’66 con Nureyev e Fracci alla Scala di Milano, fino agli anni Novanta, da Roland Petit a Dowell, e al trasgressivo svedese Mats Ek, che nel ’96 l’attualizza trasformando la principessa Aurora in un’adolescente ribelle, e la puntura del fuso, nell’ago di una siringa per droga (con lieto fine, perché pur sempre di fiaba si tratta).

      Per la “Šípková Růženka” di oggi, il Národní Divadlo - Teatro Nazionale - di Praga ospita una Compagnia d’eccellenza, il Corpo di ballo del Teatro J.K.TYL di Plzeň (Pilsen), con la regia del coreografo Jiří Horák.

      Spettacolarità, fantasia, virtuosismi: l’intera gamma di temi del grande balletto classico vi si dispiega, in un insieme di abbagliante eleganza che fonde  armonicamente il dramma dell’azione scenica con la tensione dei temi čajkovskiani: il vigore di fiati e percussioni delle scene corali, la melodia degli archi, gli struggenti assolo di violino. La prepotente solarità di questa versione ha la meglio sui chiaroscuri e sulla cupa ombra di morte che il sortilegio proietta sulla fiaba: il pietrificarsi del bosco (ne “La belle au bois dormant di Perrault, il maschile “dormant” è riferito al bosco e non alla fanciulla) appare piuttosto come accidente necessario al dispiegarsi della vicenda e, mitigato nel suo potenziale tragico, conduce l’azione verso il finale trionfo dell’amore e della vita. Una scelta che, pur nel pregevole livello di tecnica e virtuosismo dell’insieme, sottrae qualcosa al pathos: l’esito è di sicura eleganza formale, e tuttavia meno coinvolgente sul piano della partecipazione emotiva.

      I festeggiamenti alla corte del re Floristano per la nascita dellaprincipessina Aurora; l’offerta di doni e auspici alla neonata da parte delle fate benigne; la vendetta della perfida maga Carabosse per la sua esclusione dalla festa, il cui conseguente maleficio prescrive la morte di Aurora al suo sedicesimo compleanno; il ciambellano Catalabutte che l’ha combinata decisamente grossa (proprio una maga malmostosa così, ti dimentichi d’invitare?); il mortale maleficio mitigato, dalla Fata dei Lillà, nel sonno secolare che pietrificherà Aurora, la corte, l’intero bosco; l’incantesimo che conduce il principe Désiré(scapolo d’oro, va da sé) a trovare il bosco e la principessa; l’innamoramento istantaneo e il bacio che la risveglia; la festa finale coi preparativi per le nozze dei giovanissimi innamorati e raggianti. 

Questo il plot che si dispiega nei Tre atti e un Prologo del balletto, seguendo lo schema narrativo dell’arcinota fiaba di Perrault, nella quale occhieggia di lontano l’insospettabile antecedente che la ispira, la fiaba barocca del Pentamerone di Giambattista Basile “Sole, Luna e Talia” (col suo archetipo, il trecentesco Roman di Perceforest): narrazione cruda e inquietante, destinata ad un pubblico aristocratico e adulto, dove il bacio del principe è in realtà uno stupro, il risveglio è dato dai due figli (Sole e Luna) che ne sono il frutto, e il seguito ha caratteri da storie dell’orrore. Contenuto fortemente addomesticato dal Perrault de “I racconti di Mamma Oca”, il cui pubblico alto-borghese apprezzava veder trionfare i propri valori, specie quelli legati a modestia e remissività della figura femminile.
      Leggono ancora, i fanciulli di oggi nativi-digitalizzati e tele-tablet-narcotizzati, le bellissime fiabe feroci e catartiche, che popolarono il nostro immaginario infantile di orchi terribili, fate improbabili, perfide matrigne, barbablù sterminatori di mogli, lupi cattivi, streghe mangiatrici di bambini? Improbabile. Orchi, streghe e barbablù non li cercano nei libri di fiabe, li trovano ogni giorno, reali e infinitamente replicati su qualsiasi schermo. E’ il lieto fine, che manca.

Sara Di Giuseppe          faxivostri.wordpress.

Visualizzazione di Immagine 260.jpg

domenica 1 marzo 2015

Euro come maligno strumento di potere


L'euro, come il dollaro,  non è propriamente una moneta, bensì uno strumento di governo, che genera falso debito fraudolento, espropriazione, impoverimento, perdita di sovranità politica e necessità di guerra imperialista.

Peggio di così si muore.


Cosa che nel Donbass, zona di confine tra economia eurostatunitense e Brics, esattamente accade.


Ma anche in Grecia si rischia di morire: di fame, se non ci si libera del giogo eurozona.
Senza sovranità monetaria e proprietà popolare della moneta è impossibile uscire dalla crisi, chiarisce l'economista Bruno Amoroso.
E la tecnica di emissione dell'euro è la stessa di quella dei falsari, secondo il Nobel Maurice Allais.

L'euro infatti non è la moneta del popolo, bensì una moneta scritturale privata con il suo copyright, una moneta speculativa: una falsa "nota di banco" (banconota), poiché falsa ricevuta, in quanto ricevuta di niente, il cui valore convenzionale è determinato solo come accettazione quale simbolo econometrico del NOSTRO lavoro.
e' il lavoro del popolo il valore di tale moneta, non alcun valore fornito dal banchiere, che però se ne appropria fraudolentemente.

Un aspetto tragicomico della situazione è che la Repubblica aveva ereditato dal fascismo una banca d'Italia nella sostanza nazionalizzata quindi una effettiva sovranità monetaria), poiché, formalmente Spa, le sue quote erano proprietà delle aziende di stato, mentre i barbarodemocratici sono riusciti a svendere sia Bankitalia (privatizzata al 95%) sia le aziende di stato (ex Iri).

Vincenzo Zamboni