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martedì 3 maggio 2011

18 e 19 giugno 2011 - Ospitaletto di Marano (Modena) - Incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana


(Nell'immagine: Il Castello degli Gnomi di Franco Farina)

Incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana su "Bioregionalismo ed Alimentazione Naturale" 18 e 19 giugno 2011 - Ospitaletto di Marano (Modena)

“La verità deve essere un paradosso perché deve essere entrambe le polarità, il polo negativo e quello positivo, ed al tempo stesso deve restare trascendente. Deve essere la vita e la morte e qualcosa in più, Con quell’in più indico la trascendenza di entrambi: è entrambi i poli, e nessuno dei due. Questo è il paradosso supremo.” (Osho Rajneesh)

“Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.” (Ramana Maharshi)


Premessa

E' indetto l'incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana, che si terrà in prossimità del solstizio estivo in Emilia, ad Ospitaletto di Marano, nella bella casa accogliente di Marco e Valeria che è posta su una collina ubertosa, in un piccolo borghetto antico. Sono benvenuti gli apporti di prodotti fatti in casa, o del proprio orto, libri, oggetti artigianali da ognuno realizzati, che potranno essere esposti nel cortile della casa che ci ospita.

L'incontro si svolge nel fine settimana del 18 e 19 giugno 2011 le sistemazioni sono spartane.. perciò si consiglia di venire con la propria tenda per accamparsi nel terreno adiacente la casa. Per le persone anziane o donne con bambini sarà possibile comunque trovare sistemazioni al coperto, o nella casa stessa oppure in pensioncine vicine. Per i pranzi e le cene ci si organizza in cucina a rotazione ed ognuno è invitato a portare cibo e bevande (possibilmente cose biologiche). Il lavoro comunitario per la pulizia e per il mantenimento della struttura è un modo per sentire affiatamento umano e rispetto per il luogo che ci ospita.

Chiunque voglia partecipare con spirito sincretico può intervenire con il proprio discorso… Questo significa che nessuna visione o ideologia deve avere una prevalenza, siccome si parla a cerchio ed ognuno parlerà per il tempo che gli è necessario (durante ogni sessione di condivisione) ogni esperienza spirituale od ecologica sul tema dell'alimentazione e del bioregionalismo sarà benvenuta. Non ci sono assolutamente posizioni precostituite su una sistema alimentare o l'altro, purchè in sintonia con la natura e con l'ecologia profonda.

Questo è il primo incontro della Rete Bioregionale in cui finalmente si potrà affrontare, a viso aperto, l'argomento dell'alimentazione umana in chiave bioregionale ed è particolarmente importante che vi partecipino tutti gli esponenti e referenti della Rete.

Durante la due giorni di Ospitaletto verrà presentato il nuovo numero di Quaderni di Vita Bioregionale che -grazie all'opera di Rita De Angelis e di Caterina Regazzi- riprende dopo un anno di assenza la pubblicazione... Il tema trattato è: Bioregionalismo ed Ecologia Sociale.

Per avere tutte le delucidazioni su come raggiungere il luogo dell'incontro e sulle sistemazioni:
caterina.regazzi@alice.it ; Cell. 333.6023090
marco.lapelosa@alice.it ; Tel. 059/794369

Informazioni generali e tematiche:
Paolo D'Arpini: circolo.vegetariano@libero.it - 0733/216293


Siete pregati di divulgare la notizia a tutti i vostri contatti! Grazie

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it

domenica 16 agosto 2009

Psicostoria ed anatomia comparata - Come fu che l'uomo primitivo iniziò a cibarsi di cadaveri - Testo di Armando D'Elia

Per introdurre più incisivamente il lettore nel tema che dà il titolo al presente lavoro è opportuno richiamare la sua attenzione sull'evento forse più decisivo per le sorti dell'umanità verificatosi nella preistoria umana.

In estrema sintesi l'uomo per lunghissimo tempo ha vissuto nell'Africa intertropicale sua patria d'origine nutrendosi esclusivamente con la frutta che trovava nella foresta in armonia con le sue caratteristiche di animale fruttariano (frugivoro) comprovate dalla sua anatomia, dalla sua fisiologia, dai suoi istinti.

Quando, per effetto di grandiosi accadimenti geologici e meteorologici (glaciazioni, pluviali, siccità, formazione della Great Rift Valley), la foresta scomparve l'uomo perse il suo habitat originario il suo paradiso terrestre e divenne animale da savana. Non trovandovi più la frutta che era ed è il suo cibo naturale dovette per sopravvivere nutrirsi oltre che di semi di graminacee anche di carne e divenire quindi cacciatore da raccoglitore qual’era, con l'aiuto del fuoco naturalmente. “Pertanto - afferma l'etologo inglese del mondo Desmond Morris - l'uomo è un vegetariano divenuto carnivoro”

Ma c'è da fare una considerazione ben più importante: mentre nella sua foresta l’uomo da fruttariano si alimentò utilizzando le proteine fornitegli in giusta misura dalla frutta suo cibo naturale, quindi l'ottimale sul piano nutrizionale, quando divenne animale da savana dovette invece forzatamente utilizzare le proteine della carne altamente concentrate fornitegli dai cadaveri degli animali trovati uccisi (sciacallaggio) o che lui uccideva; orbene, le conseguenze sulla vita dell'uomo di una così cospicua devianza alimentare furono immediate e catastrofiche sia in termini di salute che di durata della vita come accertato dal più dai più illustri paleoantropologi, basta citare per tutti Reay Tannahili che nella sua pregevole “Storia del cibo”, ci documenta al riguardo con ampiezza a conclusione dei suoi studi “Meno della metà della popolazione l sopravviveva oltre all'età di vent'anni e 9/10 degli adulti restanti morivano prima dei quarant'anni” E ancora “Un uomo di quarant'anni doveva sembrare un centenario”,

Naturalmente, occorre mettere in conto anche il fatto che mentre un frutto è un cibo vivo (ne è prova tra le tante anche il fatto che la sua maturazione spesso può continuare anche dopo che è staccato all'albero), la carne ricavata da un cadavere oltre che fornire un'energia degradata , è sede ormai solo di processi degenerativi (decomposizione, putrefazione) che sono segni indubbi di morte già avvenuta.



Prof. Armando D’Elia: “ Miti e realtà nell’alimentazione umana” – Capitolo introduttivo, paragrafo 8.

www.unionevegetarianaanimalista.it